31.10.06

Roma 31/10 Assemblea al canile di casa luca

UNA GIORNATA DI DIBATTITTO SULLA SICUREZZA SUL LAVORO e SULLE LIBERTA’ SINDACALI
31 OTTOBRE 2006

“UN LAVORATORE NON E’ UN GIOCATTOLO”

Questa giornata nasce dal licenziamento di Simona, una delegata sindacale dei canili comunali aderente all’Usi-ait, che dopo le vertenze per la stabilizzazione del lavoro ha continuato a condurre con tutti noi una battaglia forte per il rispetto della leggi sulla sicurezza sul lavoro.
Sono anni che denunciamo il mancato rispetto delle legge (L.626/94) all’interno dei canili comunali; i lavoratori mandano avanti il servizio di assistenza e cura agli animali al di fuori di ogni condizione igenico-sanitaria: assenza di acqua potabile, mancanza di bagni, spogliatoi e impianti elettrici non a norma.
Ad aggravare le condizioni strutturali del canile di Casa Luca, già da principio fatiscente, c’è la presenza di migliaia di metri quadrati di fibrocemento di amianto. Con il passare del tempo, nonostante le ripetute promesse del Comune di Roma e dell’ A.V.C.P.P. (associazione volontari canile di porta portese, la onlus che gestisce il servizio), riguardante lo smaltimento dell’ amianto, il canile si è andato deteriorando ulteriormente mettendo in serio pericolo la salute dei lavoratori e degli animali.

Nell’ultimo mese come lavoratori e lavoratrici dei canili comunali siamo in stato di agitazione sindacale perché pensiamo che la sicurezza e la salute sul lavoro sia uno dei principali ed inalienabili diritti di ogni persona. Tanto più quando il lavoro si svolge a contatto con altri esseri viventi, cani nel nostro caso, e le gravissime mancanze ricadono, quindi, su più soggetti. Il nostro percorso di mobilitazione ci ha portato allo sciopero del 20 ottobre, inteso come momento forte di comunicazione sociale alla città, ai lavoratori dei canile, agli utenti del servizio e alle forze politiche e sindacali. Lunedì 23 Ottobre arriva una ritorsione gravissima alla nostra attività sindacale, viene recapitata a Simona la lettera di licenziamento

Simona è stata licenziata perché denunciava tutto questo. Licenziata perchè secondo l' A.V.C.P.P. “la lavoratrice portando il proprio cane sul posto di lavoro svolgeva attività di proprio conto durante l'orario di lavoro creando un profitto personale”; quello che non viene detto è che il suo cane, era stato adottato in un altro canile comunale e attualmente è gravemente malato di epilessia idiomatica. Simona è stata licenziata da una associazione animalista (A.V.C.P.P.) che gestisce MILIONI DI EURO per il servizio dei canili comunali.

In un contesto metropolitano come quello romano ci sembra opportuno fare una riflessione sul tema della sicurezza sul lavoro, con i delegati sindacali di diversi settori, partendo dalla nostra assurda condizione, per allargare il dibattito a nuove forme di tutela che riguardano tanto i nuovi lavori precari, quanto i lavori cosiddetti garantiti.
E’ nelle nostre intenzione aumentare il livello di attenzione pubblica sia in quei settori tradizionalmente più colpiti da incidenti sul lavoro e morti bianche (edilizia, industria, agricoltura e trasporti) ma anche nelle nuove figure lavorative come informatici, servizi all’impresa (ad esempio i call-center), servizi alla persona e servizi sociali in genere.

Infine vorremmo aprire un confronto sul tema delle libertà sindacali che spesso vengono negate da datori di lavori (privati e/o pubblici) a quei lavoratori e a quelle lavoratrici che si attivano in prima persona per il rispetto dei diritti sul lavoro.



Per tutto questo pensiamo che UN LAVORATORE NON E’ UN GIOCATTOLO ed approfittiamo della campagna “SAFE START”( Inizio Sicuro), che culminerà nella “Settimana europea per la sicurezza sul lavoro” promosso dall’agenzia europea sulla sicurezza e la salute sul lavoro, per incontrarci il giorno 31 OTTOBRE DALLE ORE 15 PRESSO IL CANILE DI CASA LUCA VIA MONTE DEL FINOCCHIO snc .

MARTEDI 31 OTTOBRE 2006
ORE 15:00
VIA MONTE DEL FINOCCHIO (ZONA OSTIENSE-TORRINO) SNC
CANILE CASA LUCA

Prime adesioni: Confederazione Cobas, Rdb-cub, Usi-Ait, Sult, Loa Acrobax, Esc...

Network Antagonista Torinese: per un 4/11 autorganizzato

Il 4 Novembre si svolgerà a Roma una manifestazione nazionale indetta da alcune realtà legate al sindacalismo confederale e di base attorno alla parola d’ordine “stop precarietà”, la cui piattaforma chiede l’abrogazione di alcune delle norme varate dal governo Berlusconi in tema di contratti lavorativi a tempo determinato.
Le rivendicazioni ufficiali di questo corteo restano del tutto insoddisfacenti, come ancora una volta insoddisfacenti sono state le modalità del percorso organizzativo e gli obiettivi politici di parte delle sigle coinvolte. Questo corteo vedrà la partecipazione dei soggetti più disparati, attorno agli obiettivi più disparati, mossi dalle intenzioni e dalle finalità più diverse. I settori legati alla CGIL, in particolare, tentano con questo corteo un’operazione che comunque non riuscirà: rappresentarsi di fronte alle generazioni precarie come paladini di una filosofia del lavoro che risulterebbe adeguata a farsi interprete delle loro esigenze, dopo che per anni le tre maggiori organizzazioni sindacali italiane hanno firmato compromessi e accettato provvedimenti – particolarmente durante la legislatura 1996-2001, ma non solo – che hanno inciso duramente sulle nostre condizioni vita.

Il 4 Novembre scenderemo a Roma, e invitiamo tutte le realtà di movimento a manifestare con noi nell’ambito dello spezzone autorganizzato presentato dall'appello che segue.
Il nostro posto è nelle strade, insieme alle migliaia di precarie e precari che vedranno in questa scadenza un’occasione per far sentire la loro voce, che non può che essere in netto contrasto, sotto ogni aspetto, con quella delle tradizionali burocrazie sindacali. I settori giovanili e precari hanno spesso inondato della loro presenza cortei altrimenti privi di interesse, trasformandoli in opportunità per la riconquista attiva degli spazi metropolitani, quella riconquista che milioni di giovani francesi di ogni colore hanno splendidamente attuato negli scorsi mesi. Scopo dei movimenti non è sostituirsi al ceto politico integrato per riprodurlo fedelmente con scadenze alternative, e spesso speculari, ma essere fattivamente l’eccedenza politica e sociale indesiderata, il soggetto imprevedibile, l’uscita dagli argini di ciò che in queste occasioni è imposto o previsto. Le precarie e i precari che saranno negli spezzoni sindacali saranno di per sé quest’eccedenza; lo spezzone autorganizzato contribuisce ad organizzare la rabbia di questa eccedenza.

Lo spezzone autorganizzato non sarà uno spezzone per il lavoro, ma uno spezzone contro il lavoro.
Non ci interessa l’ideologia disciplinare di chi ci vorrebbe ognuno al suo posto nella grande catena di montaggio del capitalismo avanzato: noi guardiamo oltre l’irregimentazione capitalista della produzione e della vita, siamo per esprimere la rottura, il conflitto sociale e l’antagonismo.
Se la precarietà è un problema, noi siamo il problema. Con questo problema, con il problema dei soggetti che rifiutano ogni giorno il lavoro in un miliardo di luoghi e istanti, di coloro che si assentano, che rallentano, che si rifiutano, che in mille forme e modi si riappropriano del reddito, il sindacato deve fare i conti da un pezzo: nessuno può dire dove questa storia sia iniziata, né dove finirà. Il 4 Novembre noi saremo ancora una volta parte di questa storia.

NETWORK ANTAGONISTA TORINESE
CSOA ASKATASUNA CSA MURAZZI COLLETTIVO UNIVERSITARIO AUTONOMO

4/11 treni e autobus per la manifestazione

TRENI A AUTOBUS VERSO ROMA

Pubblichiamo qui tutte le iniziative organizzate sui territori in vista del corteo nazionale del 4 novembre. Di seguito tutti i riferimenti per treni e gli autobus per la manifestazione. Se volete informazioni oppure vi state organizzando per partecipare dateci comunicazione attraverso questo sito scriveteci a: infostoprecarietagc@libero.it

TRENI
Dal Nord-est: Treni da Conegliano Veneto (05:30), Venezia (06:30), Padova Rovigo Bologna (08:30)
Prezzi: 10 euro Precari – Migranti – Studenti; 20 euro tutti gli altri
Per info e prenotazioni da Conegliano/Venezia/Padova/Rovigo: Pasquale 347-6618992 Per info e prenotazioni da Bologna: Luca 333-8531734

Treni dal Friuli: Partenza 3 Novembre, ICN 772 Marco Polo
Da Trieste: Trieste Centrale 21:25, Monfalcone 21:51, Cervignano-Aquileia-Grado 22:04, S. Giorgio Di Nogaro 22:13, Latisana-Lignano-Bibione 22:27
Da Udine: Udine 21:50, Codroipo 22:06, Casarsa 22:15, Pordenone 22:28, Sacile 22:39 - Arrivo a Tiburtina ore 6.56
Ritorno: Partenza da ROMA TIBURTINA ore 22:50 di sabato 4 novembre
Per info e prenotazioni: Monfalcone: 333-2045138 - Gorizia:: 328-9527151 - Trieste: 328-2767591 Pordenone:328-3717137 - Udine: 3470439234
Dal Nord-Ovest:
Treni da Torino (23:00 del 03/11/06) - Genova ( 00:30 - 01:00 )
Prezzi: 10 euro Precari - Migranti - Studenti; 30 euro tutti gli altri
Per info e prenotazioni da Torino: Roberto 328-6367748
Per info e prenotazioni da Genova: Andrea 349-5730464

Treni da Milano
Partenza da Milano (05:30) Fermate a Lodi e Bologna (orario da definire)
Prezzi: 30 euro
Per info e prenotazioni Luca 338-2308255

Dal Sud:
Da Palermo – Messina - Reggio Calabria da definire
Palermo - Per info e prenotazione Costanza 328-0826056
Messina – Per info e prenotazioni Francesca 347-7030772
Da Reggio Calabria Per info e prenotazioni Gianluca 347-4057817
http://www.prcsicilia.it

AUTOBUS
Dalla Liguria:
La Spezia - Per info e prenotazioni 347-9252586
Dalla Lombardia:
Bergamo - Per info e prenotazioni: Espo 340-2737537 - 035-225034 Crema e Cremona - Per info e prenotazioni: Federazione di Crema 0373 83037 - Federazione di Cremona 0372 452702
Dall’Emilia-Romagna:
Modena - Per info e prenotazioni: Antonio 328-3223487
Piacenza - Per info e prenotazioni Carlo 338-6744416
Cesena - Per info e prenotazioni Claudio 348-0983050 Ferrara - Per info e prenotazioni Elisa 0532-761147 347-1340481
Dal Veneto:
Verona - Per info e prenotazioni Marco 347/2592560 – Andrea 380/7282254
Rovigo - Per info e prenotazioni Matteo Montagnolo 329-9772103
Dalla Toscana:
Arezzo - Per info e prenotazioni 348-8231047 333-2526451
Firenze - Per info e prenotazioni 055-2345771
Grosseto - (treno del piemonte, in alternativa bus) Per info e prenotazioni 328-0153683 Livorno - (treno del piemonte, in alternativa bus) Per info e prenotazioni 0586.807035
Pisa - (treno del piemonte, in alternativa bus) Per info e prenotazioni 050.9711526
Lucca - Per info e prenotazioni 0583-316162
Massa - Per info e prenotazioni Sebastiano 333-8624205
Pistoia - Per info e prenotazioni 0573.975556
Prato - Per info e prenotazioni Ilaria 348-3389355
Siena - Per info e prenotazioni 0577-270389
Viareggio - Per info e prenotazioni 0584-31887
Dall’Umbria:
Perugia - Per info e prenotazioni Amedeo 333-2588135 – 075-5055874
Foligno - Per info e prenotazioni Stefano 329-6504934
Nocera Umbra - Per info e prenotazioni Marta 328-7288103
Terni - Per info e prenotazioni Francesco 347-2618519 Michele 328-2318679
Valerio 339-5092825
Dalle Marche:
Ancona - Per info e prenotazioni Lorenzo 347-9794320
Dall’Abruzzo:
Teramo - Per info e prenotazioni Luca 0861.241511 - 334.6976125 – 334.6976122 e.mail:prc.teramo@virgilio.it
Pescara - Per info e prenotazioni Corrado 085.66788 – 334.6976124
Chieti - Per info e prenotazione Roberto 339-5852959 0871.401151
e-mail:rifondazionechieti@hotmail.it
L'aquila - Per info e prenotazioni Tel. 334.6976126 e-mail: rifondazione.laquila@virgilio.it Dalla Campania:
Napoli - Per info e prenotazioni Arnaldo Maurino 3471865868
Imma Panico 3357564997
Salerno - Per info e prenotazioni Giuseppe Trapani 320-7528463
Avellino - Per info e prenotazioni Francesco Pennella 347-7810076
Caserta - Per info e prenotazioni Carmela De Lucia 333-9463180
Dalla Puglia:
Bari - Per info e prenotazioni Anna 333-4945462 Nicola 349-3469464
Taranto - Per info e prenotazioni Francesco 320-5709373 prcicciobrigati@tiscali.it
Dalla Basilicata:
Potenza - Per info e prenotazioni Mira 333-8035908
Matera - Per info e prenotazione Raffaele 339-5092825

http://www.giovanicomunisti.it

4 novembre: reddito per tutti

Il 4/11 oltre il 4/11

Serve una metrica precaria per aver una misura
concreta del presente

Se noi, precari e precarie, potessimo prendere le distanze lo faremmo innanzi tutto dalla condizione di vita che ci impongono, non solo dai governi più o meno 'amici'.
Il nostro metro di giudizio sono le paghe da fame, i diritti negati, sul posto di lavoro come nel sociale,
i ricatti che vengono camuffati come nuove forme di opportunità e flessuosa libertà.

Il 4 Novembre è stata convocata una manifestazione nazionale contro la precarietà che non parla la lingua dei precari ma si esprime con l'insistenza rumorosa di chi alza la voce per far dimenticare le proprie responsabilità nella creazione e nel consolidamento della precarietà.

In un' epoca triste non è sufficiente un cambiamento di rotta per determinare una meta differente ed accade sempre più spesso che la buona volontà dell'equipaggio sociale si confonda con la lingua biforcuta del suo co/mandante istituzionale.
Ma non sono solo la rotta e la meta a distanziarci; abbiamo anche ritmi diversi! C'è un ritmo lento, ambiguo ed opportunista che non ci rappresenta ed uno veloce, impaziente e desideroso di novità che ci appartiene intimamente perchè parla della nostra vita.

Il ritmo lento di 'Stop precarietà ora' parla dell'abrogazione delle tre leggi simbolo del Governo
Berlusconi, come se non fossero passati ormai i centogiorni del governo Prodi e la sua finanziaria, come se non fossero già emersi da tempo chiari segnali di siderale distanza tra le promesse della campagna elettorale e le scelte di governo di queste ultime settimane.

Insomma, l'obiettivo sembra essere quello di agitare (all'interno di una partecipazione plurale - ci sono i movimenti! - e dietro il paravento di una scelta a
prima vista plausibile - tempo indeterminato per tutti!) proposte e rivendicazioni che a ben vedere, tolti i paroloni a progetto, non solo sono compatibili con la logica dell'attuale governo, ma risultano anzi determinanti per la costruzione di un orizzonte poco praticabile sul piano contrattuale e vertenziale -vedi Accordo Atesia-.

Un ritmo lento ma che soprattutto si rifà al passato, restauratore di una realtà che non esiste più e che, in verità, ci piaceva comunque poco.
La precarietà infatti, è la normalità della nostra vita, un elemento che ci accompagna 24 ore su ventiquattro, nel tragitto da casa al lavoro e viceversa, da quando bisogna pagare le bollette a quando si va a fare la spesa, da ogni dannata mattina fino alla più sofferta speranza in un lavoro di merda qualsiasi, nel tentativo testardo e certosino di determinare una propria idea di futuro.

La precarietà non è solo una questione contrattuale ed è anche per questo che una nuova civiltà fondata sui diritti indeterminati del contratto stabile non è più possibile.
Questa lettura non ci fa distratti, lontani o meno convinti della necessità di puntare alla stabilizzazione là dove è possibile, ci fa rivendicare però la necessità di cogliere altre esigenze e un'altra realtà.

Vogliamo parlare dell'estensione dei diritti a tutte quelle figure escluse dalle tutele del lavoro tradizionale, per definire un ambito di cittadinanza oltre la sfera lavorativa, per contrastare il ricatto
senza la paura di confrontarsi con le trasformazioni reali del mercato del lavoro e delle imprese, e quindi anche di essere in grado di dotarsi di nuovi strumenti come il reddito garantito per tutt*.

La metrica dei precari è l'unica unità di riferimento e il suo ritmo parla con i nostri linguaggi.

Questa metrica narra la nostra vita e la determinazione di cambiarla e, con naturalezza, marca la distanza con chi pensa di spacciarci il passato come possibile futuro.

La nostra immaginazione costruirà uno spazio in quel corteo che farà della comunicazione sociale il suo punto di forza.

Il 4/11 è un giorno ma non è 'Il giorno', noi staremo dove stanno i nostri compagni e le nostre compagne, le nostre sorelle e i nostri fratelli, migranti o nativi.

Il mondo è cambiato. Il mondo, momentaneamente in mano all'impresa, è invece dei precari e delle precarie.

Serve una metrica precaria per definire un'idea av/vincente del futuro

Precari e precarie per il reddito garantito

cena a sostegno degli operai GENIA di S.Giuliano Milanese

Martedì 31 ottobre 2006

dalle ore 20 al csoa garibaldi .- c.so Garibaldi 89/b ang. Via Cazzaniga - Milano

cena benefit a sostegno degli operai in lotta della Genia di S.Giuliano Milanese .

Il ricavato della cena andrà a sostenere la CASSA di RESISTENZA per gli operai licenziati.

dopo la cena seguirà un momento di incontro con alcuni operai che illustreranno lo stato della vertenza dopo le recenti mobilitazioni culminate con la forte contestazione attuata al Consiglio Comunale di S.Giuliano giovedì 26 ottobre.

Vercelli: miracolo! miracolo! è arrivato San Precario!

MIRACOLO!MIRACOLO! è apparso San Precario!

L’avevamo predetto, l’avevamo annunciato “arriverà San precario” e così in una notte nebbiosa di fine ottobre i fedeli e i devoti al santo si sono riuniti nella “preghiera ribelle” facendo materializzare il santo in città.

Il protettore del precariato sociale è intervenuto nella nostra cittadina sanzionando tutti i luoghi dell’equilibrio precario, dalle agenzie di lavoro interinale, passando per le sedi dei partiti che hanno voluto la legge 30, estendendosi ai grandi centri commerciali dove i modelli di assunzione sono con contratti a tempo determinato, fino nel luogo della cultura gestita in maniera privata come la siae.

Non facciamo fatica ad ammettere che il nostro santo è molto creativo, come noi, e così è piombato in città scaricando alcuni chili di concime nei luoghi sanzionati.

Il nostro santo prima di scomparire nel nulla ci ha lasciato detto che lo rivedremo in p.za della Repubblica a Roma alla manifestazione nazionale contro la precarietà il 4 novembre, quindi a noi non spetta altro che seguirlo, annunciando a tutte le devote e a tutti i devoti di partecipare al miracolo che si paleserà nuovamente in quella data.

Non ci stancheremo mai di unirci nella preghiera ribelle e disobbediente che reclama trasporti pubblici gratuiti, casa, reddito, accessibilità alla cultura, vita e divertimento.
Continueremo ad invocare il nostro santo finché non ci sarà la costruzione di un nuovo welfare, non ci stancheremo mai di usare le nostre preghiere sovversive fatte di vivacità colorata ed insubordinazione, non ci stancheremo mai di usare i nostri corpi e le nostre menti come strumento di azione politica capaci di attraversare un immaginario collettivo che mira alla alternativa di società. Esigiamo la nostra vita e la rivogliamo qui e ora!

Il futuro è nostro e comincia adesso! Rivoltiamo la precarietà!

Giovani comuniste/i

Milano 31/10 Assemblea pubblica per carrozza autorganizzata il 4/11

Martedi 31/10 vi invitiamo in Statale.
Un'assemblea pubblica, un invito a singoli e collettivi, un momento di discussione e confronto per organizzare una carrozza autorganizzata e "critica" al corteo contro la precarietà indetto per il 4 novembre a Roma.

seguirà un invito più completo.

link all'appello dei precari/e per il reddito garantito

martedi 31 ottobre, ore 17.30 atrio aula magna
Università Statale, via Festa del Perdono 7

fate girare pure.

Vita da precari: Sospesa la protesta al Campidoglio

30/10/2006

Si era incatenata questa mattina insieme alla zia disabile all’ingresso del Campidoglio per chiedere l’intervento urgente del Sindaco Veltroni: lavoro precario e sfratto esecutivo alla base della protesta. In serata ha sospeso la sua protesta ottenendo l'impegno del Consigliere Galloro, Delegato del Sindaco per l’emergenza abitativa, a fissare per mercoledì 8 novembre un incontro finalizzato a trovare soluzioni adeguate.

COMUNICATO STAMPA



L’ASIA RdB-CUB, denuncia la doppia grave ingiustizia a cui questa famiglia romana viene sottoposta: precarietà del lavoro e precarietà abitativa. Manifestando il suo sostegno alla protesta in corso, L’ASIA RdB-CUB chiede con forza che il Comune di Roma attui delle politiche abitative che consentano alle fasce più disagiate della cittadinanza di veder riconosciuto il diritto costituzionale alla casa.

Le RdB-CUB denunciano inoltre il ricorso costante al lavoro precario in tutti i settori produttivi della capitale - la cui tanto decantata crescita economica è andata pesantemente a poggiarsi proprio sulle spalle del precariato - e ribadiscono la necessità e l’urgenza del programma di stabilizzazione e reinternalizzazione di lavoratori e servizi che è alla base del Disegno di Legge “Assunti davvero”, depositato sia alla Camera che al Senato.

Un libro che parla di noi: "La rivoluzione precaria"

Un libro che parla di noi

Alessandro Genovesi, 30 ottobre 2006
Ex libris "La rivoluzione precaria", ultimo lavoro di Antonio Sciotto e Anna Maria Merlo, raccontando il movimento francese anti Cpe, parla anche della nostra realtà italiana, sempre più determinata dalla precarizzazione del lavoro


Parafrasando uno dei più noti aforismi marxisti, oggi "uno spettro si aggira per l'Europa... la precarietà". Così si potrebbe riassumere l'essenza del libro "La rivoluzione precaria" (Ediesse, Novembre 2006), scritto da due penne del Manifesto - Antonio Sciotto e Anna Maria Merlo - rispettivamente giornalista economico e corrispondente da Parigi del "quotidiano comunista".

Il libro è interamento dedicato al movimento francese contro il CPE (contratto di primo impiego), quello che Supiot ha definito come "la più grande e recente protesta di una giovane generazione contro lo svilimento del lavoro e dei suoi diritti".

"La Rivoluzione precaria" si presenta quindi come una classica produzione da "movimento", raccogliendo interviste, riflessioni, analisi statistiche, documenti e manifesti prodotti in quella breve ma intensa (e non esaurita) stagione di lotte. Una stagione particolare, perché per la prima volta le generazioni più giovani sono riuscite a dare una dimensione collettiva e politica a frustrazioni e paure per troppo tempo celate nella mera sfera individuale.

Il movimento dei giovani francesi ha rappresentato e rappresenta, infatti, un qualcosa che travalica le Alpi e, come ha scritto Ramonet nella prefazione del libro, ci parla dell'incapacità della sinistra nel saper leggere le trasformazioni avvenute, con gli occhi dei novelli sfruttati da organizzare e difendere. In una trama che va oltre i singoli provvedimenti del Governo di centrodestra e che evidenzia la portata gigantesca di una crisi. Quella di un modello di sviluppo che non riesce più a garantire mobilità sociale, redistribuzione di occasioni e potere (anche indipendentemente dal successo scolastico e universitario dei più giovani). Nel libro "La rivoluzione precaria" si mette a nudo la crisi degli ultimi assiomi positivisti sopravvissuti alla caduta del muro di Berlino: non è più vero che basta studiare e laurearsi per godere di condizioni sociali migliori di quelle di partenza; non è più vero che "flessibile è bello", che l'individuo solo sul mercato (sul mercato di oggi, nell'economia riorganizzata di oggi) sia più libero e consapevole. Sotto accusa è certo la precarietà, la mano invisibile del mercato, la sistematica mercificazione del lavoro: ma più in generale sotto accusa è un modello che svilisce le energie migliori del continente, che crea tappi generazionali, che impedisce la messa in moto dei circuiti creativi, intellettuali, immaginifici di cui le generazioni più giovani sono portatrici. Ed allora questo libro non parla solo della Francia, ma dell'intera Europa, dell'incapacità di rinnovare quel compromesso tra ragioni del mercato e ragioni del lavoro che ha dato vita al welfare state, che ha responsabilizzato l'impresa, che ne ha ancorato le pulsioni più animali al rispetto dei confini della cittadinanza. E quindi il libro parla anche dell'Italia.

Non a caso gli autori hanno voluto a tutti i costi uscire in libreria prima del 4 novembre, data della manifestazione indetta dal cartello "stop precarietà ora", in questi ultimi giorni però divisosi in seguito alle esternazioni dei Cobas che hanno convinto la Cgil e altri partecipanti a disertare l'appuntamento.

"La rivoluzione precaria" esprime una denuncia che inchioda la politica alle proprie responsabilità, alla propria funzione regolatrice e che, in fin dei conti, investe anche un'idea di democrazia e di libertà. Come retoricamente si interroga uno degli studenti francesi nei giorni dell'occupazione della Sorbona: "che libertà è quella che si basa sull'insicurezza? Che democrazia sarà mai possibile se molti di noi saranno lavoratori precari per tutta la vita, con la sistematica paura anche solo di parlare, organizzarsi, denunciare le ingiustizie che subiscono?".

Un libro, quindi, che bisogna leggere, perché raccoglie voci simili a quelle che potremmo ascoltare in un call center di Roma o in un centro di ricerca di Napoli; che parla di noi, dei nostri problemi, delle nostre sconfitte, ma soprattutto delle nostre possibili vittorie.

A proposito di Mussi (Aprile on line)

30 ottobre 2006

Nel corso dell'ultimo week-end l'apertura del nostro giornale è stata dedicata all'incontro avuto dal ministro Mussi con varie rappresentanze del mondo universitario e della ricerca, tenutosi presso l'Auditorium della Cgil di Roma in Via Rieti, e non della facoltà di Scienze della Comunicazione, come da noi erroneamente riportato.

Ce ne scusiamo con i nostri lettori, come ci scusiamo per aver dato l'impressione di essere stati eccessivamente prodighi di elogi nei confronti del ministro, in virtù di una ricostruzione dei fatti da molti giudicata non veritiera e di parte. Non era nelle nostre intenzioni: considerando le molte cose accadute nel pomeriggio di venerdì e lo spazio a disposizione per offrirne un resoconto, probabilmente non è stato dato sufficiente rilievo ai numerosi interventi della cosiddetta "base", rappresentata nell'occasione da ricercatori in attesa di contratto, precari di vario genere che ruotano intorno al mondo accademico, e gruppi d studenti che hanno protestato con calore e vivacità, in particolare nei confronti del sottosegretario Modica, rispolverando slogan che rendevano omaggio all'imminente trentennale del movimento del 1977.

Confondere tutto questo con un asservimento del nostro giornale alla causa di governo ci sembra però accusa francamente eccessiva, così come il mettere di conseguenza in discussione la generale credibilità dei nostri articoli.


Scorrendo soltanto alcuni dei numeri più recenti di "Aprileonline", si possono infatti annotare il contributo di Paolo Saracco della segreteria nazionale della Cgil-Flc, fortemente critico con l'operato di questi primi sei mesi del dicastero in questione ("Italia, davvero uno strano paese", 17 ottobre); quello di Domenico Jervolino, responsabile nazionale università e ricerca di Prc ("Università: le ragioni di Mussi", 23 ottobre); infine un articolo di Marina Montacutelli, ricercatrice presso il Cnr di Roma ("Ricerca, una finanziaria placebo", 26 ottobre).

Come si può intuire, la discussione tenuta viva dalle colonne di questo giornale è stata caratterizzata da una notevole varietà di opinioni, fortemente arricchita dal dibattito aperto dai nostri lettori in questi ultimi giorni, in verità spesso tra loro in contraddizione. Tutto questo non perché siamo un quotidiano "vicino" alle corde politiche di Fabio Mussi, ma perché riteniamo che il problema di una riorganizzazione del mondo universitario e un investimento mirato e concreto nelle attività di ricerca, siano una delle questioni fondamentali per tentare una vera e vitale "resurrezione" delle penose condizioni sociali ed economiche in cui verte oggi il nostro paese.


Ciò non significa però affossare dopo neanche sei mesi l'attività di un ministero, seppure le sue prime azioni possano legittimamente apparire a molti inadeguate e insufficienti: per università e ricerca di certo questa finanziaria non sorride affatto (è stato lo stesso Mussi a ricordare il 30% destinato alla ricerca nell'ultima finanziaria a firma Zapatero), ma paragonare il nuovo corso a quello che lo ha preceduto, anzi addirittura sciorinare numeri e dati che certificherebbero la bontà del progetto-Moratti rispetto al programma proposto da Mussi, ci sembra sinceramente un salto azzardato verso un horror vacui dal quale sarebbe terribilmente complicato riemergere.


Ben vengano le critiche, dunque, sia al nostro operato che a quello del governo. Saremo qui, pronti ad ospitarle e a confrontarci con esse, come oramai accade da oltre due anni.

L'importante è non perdere mai il contatto con la nuda realtà, cercando di trovare soluzioni plausibili e percorribili all'attualità di una situazione che, lo si voglia o no, se non altro fisiologicamente risente di un lustro di governo, che definire tale è un insulto all'intelligenza di ogni cittadino italiano, senza con questo voler cercare delle giustificazioni. Per nessuno.

27/10 Contestato il ministro Mussi

Venerdì pomeriggio all'auditorium di via Rieti i DS presentavano al ministro di università e ricerca (Fabio Mussi) i loro emendamenti alla finanziaria: nessun blocco degli scatti di anzianità per gli strutturati e altre modifiche contro lo strapotere dei direttori generali.
Dopo il lungo discorso del senatore DS Ranieri un gruppo di studenti e precari dell'università e della ricerca si è impossessato del palco innalzando uno striscione con su scritto: "Mussi: o con il governo o con l'università". Accompagnato dal coro "Mussi libero!" è stato letto un comunicato in cui si invitava il ministro a liberarsi dal suo governo, che non gli permette più di lottare contro la precarietà, come faceva fino a qualche mese fa, e a dimettersi, come pù volte minacciato.

Quindi ha parlato il sottosegretario Modica, per altri tre quarti d'ora, interrotto qua e là da contestazioni. Quindi si sono aperti gli interventi (5 minuti l'uno). Hanno parlato precari di vari enti (tra cui l'istat), sindacalisti e strutturati e le lamentele sono state tante e diverse.

Alle 18, troncando gli ultimi interventi, ha preso la parola Mussi.
Continuamente contestato quando diceva evidenti falsità (si sbloccano le assunzioni, almeno c'è qualcosa, che è meglio dello zero di prima, ecc.) si è inalberato e ha battuto i pugni sul tavolo, rivendicando i passi fatti sulle staminali e la chiusura delle università finte.

L'assemblea è finita nel caos totale, con capannelli di baroni e professoroni diessini in difesa di Mussi, contro precari e studenti delusi.

27/10 Gli untorelli rovinano la festa al ministro

Gli untorelli rovinano la festa al ministro
sabato 28 ottobre 2006

Venerdì 27 ottobre: gli studenti e i precari (meglio: gli studenti o i precari, visto sono tutti l´uno e l´altro) della Sapienza hanno prima partecipato alla fantomatica assemblea nazionale, a cui non hanno partecipato nemmeno i numerosi e fantomatici promotori, i sindacati dei docenti, dimostrando quale sia i reale corpo vivo dell´Università; poi hanno contestato il ministro Mussi al comizio organizzato dai Ds nel pomeriggio. Il tema è sempre lo stesso: la Finanziaria di un governo nemico dell´università.

La contestazione (ironica: lo striscione che ha coperto gli oratori chiedeva la ¨liberazione di Mussi¨) ha trasformato il comizio in assemblea: da una parte chi vuole difendere il governo che continua la guerra all´intelligenza, dall´altra chi sta con l´università e con la ricerca: nelle prime file si è quasi venuti alle mani. La parata del ministro è così andata a monte. Il verboso Mussi è in netta difficoltà, tanto che i media amici hanno preferito silenziare la notizia. Ogni sua affermazione è stata punteggiata dalle risposte della platea: chi nell´università e negli enti di ricerca lavora tutti i giorni non poteva riascoltare senza reagire la propaganda sbandierata in questi giorni: i tagli ai finanziamenti trasformata in ¨serietà¨, le assunzioni persino inferiori all´infausto ministero Moratti, le dimissioni minacciate e per la terza volta rientrate. E cresce la distanza tra governanti e governati, a così poco tempo dalle promesse elettorali. Era la prima tappa di un nuovo gioco: l´¨acchiappa-Mussi¨. Le iscrizioni alla competizione sono ancora aperte ;-)

Sata: per 318 ragazzi niente più lavoro

30.10.2006
Svanito il sogno di un lavoro in Fiat Sata e indotto.

Per 318 ragazzi e ragazze il sogno di un lavoro in Fiat Sata e indotto è praticamente finito sabato 28 novembre alle ore 20.00. Il quinto rinnovo del contratto per 318 precari, i senza diritti del mondo del lavoro di oggi, non c’è stato e di fatto si materializza l’incubo della disoccupazione e la frustrazione cocente di ritrovarsi in mezzo ad una strada. Tutto questo nel silenzio assordante della politica e delle istituzioni. Per la Regione Basilicata l’unica cosa da fare per questi ragazzi è un corso di formazione professionale a 4, 50 euro all’ora per un periodo presumibile di alcuni mesi. Per 318 ragazzi, in buona percentuale residenti nei Piccoli Comuni di Rocchetta Sant’Antonio, Candela, Deliceto, Accadia, Sant’Agata di Puglia e nella piana di Cerignola, Ascoli, Stornara, OrtaNova e Ordona in Puglia, non ci sono santi in paradiso, perché le regole sono chiare e le aziende sono rispettosissime delle regole, tant’è vero che il precariato è diventato di fatto il nuovo orizzonte valoriale del fare impresa nel nostro Paese.
Al Presidente della Camera Fausto Bertinotti che, proprio a Rocchetta Sant’Antonio nell’incontro del 30 settembre scorso con i Piccoli Comuni, parlò di nuova stagione dei diritti e di un Mezzogiorno da rilanciare, poniamo con forza la richiesta di un doveroso dibattito parlamentare sull’intera vicenda.
Come mai, è l’interrogativo inquietante che si pone il Coordinamento nazionale dei Piccoli Comuni, una grande azienda che tutte le riviste economiche specializzate d’Europa danno in forte crescita soprattutto nel settore auto, può mandare a casa, sia pure nel rispetto delle leggi sul precariato, 318 lavoratori senza una doverosa e credibile giustificazione?
La sensazione è che la condizione del precariato sia utile anche alla politica ed al Governo che in questo modo non ha nessun dovere se non morale di intervenire nelle situazione di crisi delle aziende.
Nel 1994 una grande marcia per il lavoro con oltre 20.000 persone diede il via ad una grande stagione di assunzioni definitive e diritti veri al mondo del lavoro come la possibilità per gli ultra trentaduenni di venire assunti. Oggi, a distanza di 12 anni, il tempo pare tornare indietro, ma i diretti interessati si dicono pronti ad una nuova stagione di lotta per rinnovare l’antico bisogno di libertà e di civiltà nel mondo del lavoro.

Ascoli: «Basta con lo sfruttamento dei lavoratori della Start»

I sindacati provinciali di categoria accusano l'azienda di trasporti: «Autisti con poca esperienza fanno turni di 10 ore con contratti che invece sono part-time. E dopo 11 mesi si ricomincia da capo sostituendoli con altri, buttando via senza scrupoli le professionalità acquisite».

ASCOLI PICENO - «Basta con lo sfruttamento dei lavoratori alla Start. Basta con l’utilizzo dissennato e illegittimo di gruppi interi di persone presenti nelle liste di mobilità, impiegate come autisti in turni di 10 ore con contratti che invece sono part-time, e che dopo 11 mesi, quando si è maturata l’esperienza e le capacità necessarie vengono buttate via senza scrupoli, per riassumerne altre sempre attingendo dalle stesse liste. Basta con questi comportamenti che vengono attuati solo per scopi finanziari e contribuitivi, senza avere cura ne delle esigenze primarie e della dignità delle persone, già espulse da altre attività aziendali, ne del cittadino-utente, che ha diritto alla sicurezza, alla qualità e all’efficienza del servizio».

L’accusa molto forte nei confronti dei vertici dell’azienda pubblica territoriale dei tasporti, di cui sono azionisti principali la Provincia, il Comune di Ascoli e quello di San Benedetto, è mossa dai sindacati di base Sincobas, Sult-Trasporti e CNL. Una situazione difficile per i precari-assunti a tempo parziale - che però devono stare a disposizione 10 ore, ma lavorano solo in alcune fascie del giorno, in violazione del contratto nazionale di categoria - e che riguarda soprattutto l’area di San Benedetto del Tronto, con casi in cui l’incompetenza del personale neo-assunto si è palesata in maniera chiara, con i potenziali rischi per i passeggeri, conseguenti.

«L’azienda chiede da un lato di tenere in ordine la divisa, e la cravatta a posto… e simili – dichiara Daniela Ceccarelli, responsabile del settore Trasporti per il Sincobas provinciale – e poi dall’altro sfrutta i malcapitati- mobilitati, che spesso hanno solo i requisiti minimi (patente per il mezzo) ma scarsa esperienza di lavoro, fino a quando ci sono gli sgravi contributivi statali: e poi li licenzia. Dal 2004 ad oggi, da quando cioè si è svolto l’ultimo e limitatissimo concorso, due interi gruppi di lavoratori, 20 persone, hanno subito questo trattamento, questo turn-over indegno, con la sola eccezione di 3 di essi, che per motivi oscuri sono stati confermati. E’ ora di chiudere questa politica dell’usa e getta in un azienda a capitale pubblico e che fa servizio pubblico, come la START – denuncia ancora Ceccarelli – e che per sovramercato viene attuata quando contemporaneamente il suo presidente in carica è accusato di conflitto d’interessi per la sua attività precedente alla nomina.

Come si fa a non intervenire in maniera seria sulla vicenda?».

Il caso Atesia continua a dividere la sinistra

Le polemiche dei Cobas contro il Ministro Damiano sul caso Atesia dividono il fonte-antiprecarietà che manifesterà il 4 Novembre.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-10-2006]

I call center, in particolare la vicenda Atesia, hanno richiamato l'attenzione di opinione pubblica, partiti, sindacati e governo sul problema della precarietà del lavoro giovanile e sulla necessità di porvi limite. Ma rischiano anche di dividere duramente il fronte antiprecarietà.

Il 4 Novembre a Roma, infatti, è prevista una grande manifestazione nazionale promossa da un vasto fronte di forze politiche e sociali per chiedere l'abolizione della legge 30, detta anche "legge Biagi", sul mercato del lavoro, o almeno una sua profonda riforma: non quella superficiale che il Ministro del Lavoro Cesare Damiano vorrebbe mettere in atto.

Alla manifestazione aderiscono oltre a Rifondazione, Pdci, Cobas e Flmu, la Fiom-Cgil, cioè l'organizzazione di categoria più importante della Cgil, la sinistra della stessa Cgil, categorie come i lavoratori della ricerca della Cgil stessa e altre.

La corrente di sinistra della Cgil, oltre ad aderire alla manifestazione, chiede alla Cgil di ritirare la firma apposta, insieme a Cisl e Uil, al cosidetto "avviso comune" sul lavoro nei Call Center.

Si tratta di un accordo in cui imprenditori e sindacati accettano la cosidetta "circolare Damiano" che stabilisce che il lavoro cosidetto "outbound" nei call center (cioè chiamare gli utenti per proposte commerciali) sia lavoro autonomo come quello "a progetto", mentre il lavoro "inbound", cioè il ricevere le chiamate, sia invece lavoro subordinato.

Per la sinistra Cgil questo accordo è un passo indietro rispetto ai risultati dell' ispezione ad Atesia condotta dall'Ispettorato del Lavoro che obbliga Atesia a trasformare in contratti di lavoro dipendente tutti i precari che lavorano in quell'azienda e a pagare i contributi previdenziali arretrati.

Anche i Cobas la pensano così e con un'inserzione a pagamento sul Manifesto danno appuntamento alla manifestazione del 4 Novembre dicendo che dovrà essere una manifestazione anche contro il ministro del lavoro che definiscono a titoli cubitali "amico dei padroni".

Per i Cobas, Damiano ha esagerato nell'andare incontro alle esigenze di Atesia e del suo titolare Tripi, inserendo nell'art.178 della legge Finanziaria, in approvazione al parlamento, un condono per i contributi previdenziali che Atesia avrebbe dovuto pagare.

Questo attacco dei Cobas al Ministro provoca una presa di distanza da parte degli altri soggetti organizzatori della manifestazione che accusano i Cobas di volerla strumentalizzare per finalità diverse da quelle decise insieme ma, soprattutto un invito ufficiale della Cgil a disertare la manifestazione, perché caratterizzata da estremismo e settarismo e perché è noto che il Ministro Damiano è un ex importante dirigente della Cgil.

Anche lo stesso Manifesto, con l'Unità e Liberazione, prendono le distanze dai Cobas e rifiutano di pubblicare altre inserzioni a pagamento in cui i Cobas replicano alle accuse e critiche e, ovviamente, a questo punto i Cobas gridano alla censura.

Insomma finora la vicenda Atesia e il precariato nei call center è stata fonte di gravi divisioni intestine a sindacati e sinistra e gli strascichi di queste non si fermeranno certo il 4 novembre.

Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus

30/10 Piacenza: Cortometraggi contro la precarietà

Lunedì 30 ottobre, alle ore 21, la Camera del Lavoro di Piacenza organizza una serata dedicata alla settimana di mobilitazione contro la precarietà, in coincidenza con l’anniversario dell’entrata in vigore della Legge 30.
NIdiL Cgil, la categoria che si occupa delle nuove identità di lavoro (i parasubordinati o atipici in generale) in collaborazione con l’ARCI vuole offrire un ulteriore momento di riflessione sulle preoccupanti conseguenze sociali indotte dalla precarietà del lavoro, attraverso la presentazione di cortometraggi e video-inchieste giornalistiche dedicati al tema, che hanno partecipato e vinto il concorso cinematografico “Obiettivi sul lavoro” indetto dalla Cgil e il Premio Giornalistico dedicato a Ilaria Alpi, nella sessione dedicato al “lavoro che non si vede”. Verranno proiettati il cortometraggio “Investimento garantito” di Sara Ristori e “I am calabrese” di Antonio Malfitano, vincitori del Premio Speciale Giovani Mario Moderni; il cortometraggio di finzione “Contromano” di Meneghetti e Pandimiglio; il servizio giornalistico “Quattro amici” di Alessandro Poggi, prodotto da Ballarò – Rai Tre e vincitore del premio Ilaria Alpi; la video-inchiesta “Cristalli flessibili” vincitrice del concorso “Obiettivi sul lavoro”.
Durante la serata saranno inoltre raccolte testimonianze di giovani precari e distribuito il cd “A questa fragilità mi dedico” del gruppo “le foto mosse” con la prefazione del Segretario Generale della Cgil Guglielmo Epifani ai sottoscrittore del progetto sviluppo dedicato ad Angelo Frammartino, il giovane volontario della Cgil, vittima di un attentato a Gerusalemme la scorsa estate. La proiezione si terrà nel salone Nelson Mandela della Camera del Lavoro di Piacenza, in via XXIV Maggio 18, l’ingresso gratuito.

(30 10 2006 )

Lettera di una precaria qualunque al ministro Fioroni

LETTERA DI UNA PRECARIA QUALUNQUE AL MINISTRO FIORONI
Opinioni
Egregio sig.Ministro;
mi chiamo Monica e sono un'insegnante precaria qualunque nell'affollatissima provincia di Napoli.Anzi,mi definisco precaria dei precari,perchè in realtà lavoro come supplente temporanea.Quando squilla il telefono,io corro.
Mi definisco precaria qualunque perchè Lei signor Ministro mi ha fatto sentire così quando ho letto nella nuova legge finanziaria l'articolo 66 che al comma 1 abolisce le graduatorie permanenti.Ci ha trattato così,come se fossimo nomi e numeri qualunque,senza senso che con un colpo di spugna vanno lavati via.
E' come se per legge,si cancellasse una parte di me,della mia vita privata e professionale,rimettendola in discussione, facendomi sentire umiliata.Umiliata perchè mi sento sfruttata,tradita nelle aspettative,nelle speranze,nei sogni,nei progetti per un futuro più sereno da offrire a mia figlia.Un castello costruito sulla sabbia,portato via da un'onda anomala.
Per anni ho nutrito la speranza che il mio iter professionale,sebbene lento,sarebbe sfociato nell'incarico annuale e poi nel ruolo.Le graduatorie permanenti garantiscono ciò.Una certezza nella precarietà. E' così da anni ,è vero,quindi si può capire la necessità di un cambiamento,ma quale altro percorso permette di accumulare un patrimonio di esperienza, umanità, competenza che nessun libro ti potrà MAI insegnare?
Che cosa faremo se saremo esclusi dalle immissioni in ruolo?
Il vice-ministro Bastico ha affermato,in contraddizione con l'on.Folena che recentemente aveva affermato che le graduatorie non sarebbero state abolite,che ci sarà un accompagnamento nel nuovo sistema dei precari esclusi.Ma cosa si intende per accompagnamento?Una lista- parcheggio?Un nuovo concorso?Onestamente mi sembra che ci sia notevole confusione e dunque si può immaginare anche in che confusione versiamo noi precari,che oscilliamo tra speranze e paure.Come ci reinventeremo un'altra professione a 40-50 anni?Ma poi ,chi vuole intraprendere una nuova professione?IO SONO INSEGNANTE.Ho studiato,vinto concorsi e questo nessuno me lo potrà mai cancellare.
Non mi dò pace,non trovo risposte rassicuranti. Tremo.Tremo all'idea del futuro, all'idea di non poter più esercitare più un lavoro che adoro e che tanto mi ha tanto gratificato.Tremo all' idea di essere sacrificata alla legge dell'economia e del risparmio.Tremo all'idea che fra qualche anno sarò una ex- maestra .Ex per legge.
Auspico che Lei prenda atto di tutto ciò che le viene indirizzato e che dia delle risposte chiare sul nostro futuro.

Monica - Napoli

Un precario fortunato!

(29 ottobre 2006)

Ebbene si, sono un lavoratore precario fortunato perchè nel 2006 ho guadagnato 9500 lorde e forse con altri tre o quattro lavori precari a fine anno arrivo a 13.500 euro lordi: sono fortunato e ringrazio riconoscente questa Italia perchè guadagno quasi come un ristoratore italiano, più di un taxista italiano, e se prendessi altri 20 lavori precari arriverò a guadagnare quanto un gioielliere italiano.

Esattamente dal quel giorno di novembre del 2001 in cui mi sono laureato in Scienze Biologiche con 110 e lode (laurea quinquennale, vecchio ordinamento con alcuni esami Erasmus sostenuti in lingua all'estero ) sono un precario.

Ho 30 anni, conosco due lingue, francese e inglese con conoscenza Word, Excel, Access, Explorer, Front Page, Power Point, M.V.S.P. (Multi-Variate Statistical Package v.3.12e ed ESRI ArcView-GIS e discreta conoscenza del linguaggio HTML e delle tecniche di realizzazione di siti web.

Non parliamo dell’ università italiana: mi limito a dire che è una università gerontofila e dedita a coltivare la genealogia delle “baronie”.

In questi anni non ho aspettato che il lavoro mi venisse incontro: non ho fatto il calciatore, né il muratore, né il portaborse, ho fatto l’impiegato co.coc.co in un ente del parastato, ho fatto l’autista-operaio come co.co.co., ho fatto il servizio civile in un comune, ho fatto tre anni esatti di contratto a tempo determinato in un ente pubblico regionale in quanto primo in graduatoria di un concorso pubblico, ho fatto consulenze scientifiche per il Ministero dell'Ambiente e enti vari e lavori informatici.
Ho delle pubblicazioni in campo scientifico.

Scaduto il contratto a tempo determinato e non più rinnovabile mi sono iscritto nelle liste dei disoccupati.
Ho fatto lavori vari definiti "prestazioni occasionali di lavoro autonomo" e adesso per lavorare all'interno di una pubblica amministrazione sono obbligato ad aprire la partita iva all'Agenzia delle entrate optando per l'assistenza fiscale.

Ma che cosa vuole da me questa Italia?!.
E’ da cinque anni che sto facendo un “percorso di guerra”di cui non vedo ancora la fine.
Qui in Italia noi precari siamo come i dannati della terra senza futuro e dobbiamo in alcuni casi persino nascondere la laurea perché la stessa infastidisce alcuni e ostacola mentre si regalano e si facilitano esami universitari ai dipendenti di certe amministrazioni convenzionate con certe università.
Qui in Italia essere flessibile vuol dire essere disponibile a tutti gli sfruttamenti, a tutti i ricatti di orario, vuol dire adattabile, essere utilizzato da operaio, da impiegato a laureato.

Questa è la flessibilità inaugurata da Treu, accentuata dal governo di Berlusconi e incancrenitasi con le finanziarie berlusconiane e la legge 30.

La mia ragazza è laureata anche lei in Scienze Biologiche con 110 e lode e stampa nel 2001, laurea scientifica 2001 menzionata dall'Unione Industriale, master in bioinformatica, postdoc, conoscenza di inglese e francese, pubblicazioni varie e attualmente con borsa di ricerca per un anno ancora presso l’università: sei anni di ricerche sul DNA.
Risultato? precaria anche lei.
Non riusciamo a programmare il nostro futuro.
Non siamo calciatori, non siamo idraulici o fabbri, non siamo taxisti e non siamo extracomunitari e purtroppo siamo cresciuti in Italia colpevolmente studiando fisica, matematica, chimica organica, biologia ovvero insegnamenti dai quali in Italia, considerando le inesistenti opportunità di lavoro, giustamente si scappa.

Noi precari siamo veramente tanti ma siamo invisibili: pare che nella pubblica amministrazione (ricerca, università, scuola, enti territoriali ecc.) sono 350.000 i precari e ovviamente molti di noi non sono figli di parlamentari o di giornalisti o di industriali, di dirigenti industriali o di docenti universitari..

Non siamo rappresentati a livello sindacale fatta eccezione per quei precari delle grosse amministrazioni.
Vi sono precari co.co.co. (adesso co.co.pro) da oltre 10 anni.

Adesso basta! Le testimonianze, i dibattiti, i fiumi di parole sul lavoro precario non sono serviti a invertire l'aumento dei lavoratori precari.

O cambia qualcosa oppure tolgo al sistema-Italia il fastidio di vivere in Italia emigrando e lasciando così spazio a quei poveri extracomunitari cinesi, indiani, marocchini e rumeni tanto richiesti dal mercato e agli autonomi poveri.

Questo nuovo governo deve porre all’ordine del giorno il lavoro precario e dare un segnale di cambiamento anche graduale viceversa la protesta assumerà forme più incisive o in caso di ricorso alle urne il centrosinistra avrà un notevole assenteismo non solo da parte dei giovani precari delusi ma anche dei loro genitori e se ci pensate sono tanti, ma tanti voti.

E oggi su "Repubblica" leggo l'articolo a pag.4 sull'evasione e mi scopro improvvisamente più ricco di certi affiliati a corporazioni medievali che minacciano manifestazioni contro la finanziaria: noi precari dobbiamo essere flessibili al mercato globale, noi precari dobbiamo essere "moderni" , loro, gli "apolitici", manifestano contro la finanziaria ma in realtà manifestano contro qualsiasi concezione di Stato.
Viva l'Italia!

Enrico, uno dei tanti precari fortunati

A proposito della manifestazione del 4 novembre (Cobas)

Un osceno linciaggio
(28 ottobre 2006)

Un osceno linciaggio è in atto da parte degli “amici del governo amico” nei confronti dei COBAS a proposito della manifestazione del 4 novembre contro la precarietà e per l’abrogazione delle leggi Moratti, 30 e Bossi-Fini. Pretesto dell’aggressione, sostenuta con una “potenza di fuoco” senza precedenti dai tre quotidiani “amici del governo amico” Liberazione, Manifesto e Unità, una nostra manchette in vista della manifestazione del 4 novembre che ci vede tra i promotori.

Ad essa viene addebitata la rottura del “cartello” unitario e del ritiro di Cgil Funzione pubblica, Cgil scuola (FLC) e sinistra DS. Ma cosa abbiamo scritto di tanto terribile da provocare la fuga di sindacati e partiti così potenti, una valanga di insultanti ed aggressivi articoli contro di noi (il record al Manifesto con ben 7 articoli in due giorni, in cui, come un mantra, si ripete “COBAS cattivi o stupidi o irresponsabili”) e un profluvio di scomuniche provenienti dall’intera galassia degli “amici del governo amico”? E perché non ci viene data nemmeno la possibilità di replicare a “pagamento”, visto il blocco delle nostre manchette deciso dai direttori?

Perché abbiamo detto forte quello che, nonostante la copertura dei massmedia di governo, oramai è sotto gli occhi di tutti. Che la Finanziaria, invece di “far piangere i ricchi”, è la più pesante di tutta la storia della Repubblica (dopo quella del primo governo Amato), che aumenta i ticket sanitari ed elimina servizi pubblici fondamentali, taglia 50 mila posti di lavoro nella scuola pubblica ed aumenta i finanziamenti a quella privata, rinvia di fatto il rinnovo dei contratti pubblici (scaduti da dieci mesi) al 2008, sottrae più di 2 miliardi ai Comuni, che ora aumenteranno le tasse locali, e ulteriori fondi ad Università e ricerca, stabilizza solo 8 mila dei 350 mila precari della Pubblica Amministrazione e regala con il cuneo fiscale miliardi ai padroni della Confindustria, i veri beneficiari della Finanziaria, mentre si preparano tagli alle pensioni e il furto del TFR.

Poi – ed è la cosa che più ha agitato gli amici del governo – segnaliamo come il ministro del Lavoro Damiano si sia rivelato un “amico dei padroni”, salvando tutti i boss dei paraschiavistici callcenter italiani (e tanti altri in analoghe condizioni) le cui schifezze (l’uso del precariato più indifeso e sottopagato per anni, o per decenni, senza che esso venga mai stabilizzato) erano state scoperchiate da un ispettore del Lavoro che aveva imposto, dopo una coraggiosa lotta dei precari, ad Atesia (il più grande callcenter d’Italia) assunzioni stabili e pagamento degli arretrati. Damiano ha regalato a Tripi, padrone di Atesia, e a tutti i boss che super-sfruttano i precari, la sanatoria con l’art.178 della Finanziaria che colpisce ulteriormente i precari.

La nostra denuncia è stata considerata da Cgil e DS “una intollerabile criminalizzazione” del ministro. Chi avrebbe parlato di “criminalizzazione” se il ministro fosse stato Maroni? Gli “amici del governo amico”, che hanno smesso di lottare contro la guerra appena le missioni militari (Afghanistan, Libano) sono state promosse da Prodi, vorrebbero manifestare il 4 come se fossimo nel 2005, ignorando le malefatte anti-precari del governo e l’inaccettabilità della Finanziaria.

Addebitare a noi la fuga della Cgil e dei DS è grottesco: si erano già defilati perchè oggi essi sono impegnati a puntellare il traballante governo Prodi. In particolare la Cgil scuola (FLC) è dedita a reprimere i COBAS, a impedire che il ministro Fioroni o i capi di istituto restituiscano nella scuola il diritto di parola che i sindacati di governo hanno sottratto ai lavoratori fin dal 1999 e a rendere del tutto truffaldina la campagna elettorale RSU in corso. Nulla hanno fatto, esattamente come la Cgil FP, per preparare la manifestazione del 4, di cui non sono mai stati promotori e alla quale non hanno mai aderito, se non tramite la presenza puramente individuale dei due segretari Podda e Panini che ora annunciano il ritiro di “truppe” mai messe in campo.

Quindi, tutto ciò non leva alcuna forza alla manifestazione, anzi. Il ritiro di qualche amico del governo favorirà la presenza di tanti/e che non volevano stare in piazza con chi con una mano sostiene Prodi e con l’altra finge di agitare le ragioni dei precari. E noi ci saremo per manifestare la più decisa opposizione, che sarà maggioritaria in piazza, non solo alla precarizzazione e alle tre leggi-vergogna ma anche alla Finanziaria, alle politiche del ministro “padronale” Damiano e al furto di democrazia perpetrato nei posti di lavoro dal monopolio dittatoriale Cgil-Cisl-Uil sui diritti sindacali.

CONFEDERAZIONE COBAS

28/10 Benevento contro la precarietà

Sabato 4 novembre a Roma si terrà una manifestazione nazionale contro la precarietà e la nuova finanziaria per l'abolizione della legge 30 (pacchetto Treu), della Bossi-Fini, della riforma Moratti
per il reddito di cittadinanza, per la gratuità dei servizi, per la chiusura dei cpt e per i diritti sociali.

All'iniziativa parteciperà anche il Centro Sociale Depistaggio che si schiera a difesa dei diritti dei precari: "Lavorano nei centri commerciali, nei call center, nelle imprese di pulizie, nelle università, nelle scuole, negli scantinati, nelle fabrichette, ai margini del benessere di pochi. Sono spesso invisibili, sono i precari che non hanno diritti, che firmano 8 contratti di lavoro nello stesso anno, che vengono licenziati ed assunti con una tale rapidità che non riescono a sapere nemmeno che tipo di contratto hanno.

Lavorano part-time, con contratti di formazione lavoro, apprendistato, contratto a progetto, collaborazione, a tempo sempre troppo determinato, senza la possibilità di pianificare la propria vita, senza poter sapere dove e quando e per quanto tempo ancora potranno ricevere uno stipendio. Lavorano sempre, perché lavorano con il proprio cervello e col cervello si pensa sempre. Producono sempre, perché qualsiasi cosa fanno, lo fanno per arricchire qualcun altro. Sono un numerino nelle statistiche che dicono che la disoccupazione cala, perché ognuno di loro conta 10 nuovi posti di lavoro in un anno, anche se a lavorare è sempre la stessa persona.

Costruiscono palazzi, asfaltano le strade, si prendono cura dei nostri anziani, raccolgono pomodori nei nostri campi, fanno i lavori più umili, che nessuno più vuole fare, sotto la costante minaccia di ritrovarsi in un campo di concentramento chiamato cpt. Non hanno una casa propria, occupano da sempre le ultime posizioni nelle graduatorie iacp, perché vengono scavalcati dagli amici degli amici degli amici. Ricevono costantemente le ingiunzioni di sfratto, sono in perenne ritardo col pagamento del fitto, vivono in 8 in un appartamento di 30 metri quadri, vengono raggirati dalle agenzie immobiliari che succhiano il loro sangue.

Reclamano una casa, reclamano un reddito fisso, un salario sociale indiretto che significa trasporti gratuiti, libri di testo gratuiti, incentivi al fitto, equo canone, reclamano diritti, reclamano esistenza, reclamano dignità. I mille volti della precarietà iniziano a farsi sentire, vogliono che la società si accorga di loro, sono stanchi di essere invisibili".

Mussi contestato: ti devi dimettere (il Giornale)

Mussi contestato: ti devi dimettere

Roma. Il ministro dell'Università Fabio Mussi è stato contestato da alcuni studenti universitari dell'Università «La Sapienza» di Roma. I giovani del gruppo «Studenti precari» hanno interrotto con un blitz l'assemblea organizzata dai Ds per parlare di Finanziaria e università. Gli studenti hanno esposto uno striscione con la scritta «Mussi: o col governo o con l'università» e hanno letto un lungo comunicato con il quale hanno chiesto le dimissioni del ministro:
«Ti devi dimettere perché non ti danno nessuno spazio di manovra, sei ostaggio dei tuoi sottosegretari e del corpo baronale che è il primo avversario di noi studenti». Ma contro il ministro e i tagli all'Università sono scesi sul piede di guerra anche gli insegnanti universitari. Il 17 novembre è in programma lo sciopero nazionale dei sindacati e delle associazioni della docenza, che sarà preceduto da una settimana di mobilitazione e blocchi decisi a livello locale.
La protesta riguarda soprattutto i tagli ai cosiddetti «consumi intermedi» degli atenei come elettricità, telefoni e manutenzione.

L'orgoglio di Mussi (Aprile on line)

Emiliano Sbaraglia, 27 ottobre 2006
Infuocato incontro all'Auditorium della Facoltà di Scienze della Comunicazione di Roma. Ma dopo tre ore di un dibattito fortemente critico con i contenuti della finanziaria in materia di fondi alla ricerca e alla università, l'atteso intervento del ministro ha sorpreso la platea per incisività e passione


"Ministro, se verrà confermato che i tagli del 10% previsti a danno di università e ricerca saranno ritirati, possiamo parlare di una sua vittoria personale?". "Non mi sbilancerei ancora, vediamo come prosegue il confronto. Diciamo che ci sono buone possibilità che il provvedimento venga rivisto".


"Se così sarà, quanto sarà pesato l'intervento in merito del Presidente della Repubblica?"
"Non posso nascondere l'enorme piacere nell'aver riscontrato la sensibilità dimostrata dal Capo dello Stato su questioni come il precariato e la condizione dei ricercatori nel nostro paese".
"Si aspettava oggi un'accoglienza tanto calda, in tutti i sensi?" "Sono stato contento di essermi confrontato a viso aperto con le persone che ho il compito di rappresentare e tutelare al governo".

Sono state queste le dichiarazioni a caldo di Fabio Mussi, ministro dell'Università e della Ricerca, che oggi (venerdì) ha affrontato a viso aperto le varie componenti (docenti, ricercatori, aspiranti tali, precari e studenti), che si erano dati appuntamento all'Auditorium di via Rieti a Roma per discutere dei provvedimenti contenuti nella Finanziaria, alcuni dei quali particolarmente criticati, e per fare il punto sull'attività del dicastero in questi suoi primi mesi di attività.
Il clima si è acceso subito dopo l'inizio, previsto per le 15, quando un gruppo di studenti ha tentato di appendere sotto il palco un grande striscione che recitava "Mussi, o con il Governo o con l'Università", mentre altri ragazzi distribuivano un volantino dal titolo "Mussi libero!", provocatorio e ironico nei confronti del ministro, il quale scaldava i motori rispondendo prontamente: "Non posso far altro che aderire a un appello per la libertà di Mussi..."

Malgrado i numeri attraverso i quali il sottosegretario Luciano Modica cercava di spiegare l'attività svolta dal governo, il susseguirsi di interventi da parte di vari rappresentanti del mondo dell'università e della ricerca erano tutti rivolti a mettere in evidenza incomprensioni e ritardi, promesse fatte e non mantenute, speranze iniziali presto trasformate in delusioni. Mussi ha ascoltato per tre ore tutti gli interlocutori con attenzione e interesse, ed ha poi preso la parola quando oramai fuori faceva buio, ma nessuno all'interno della sala si era sognato di lasciare il suo posto.

"Sono stato accolto da uno striscione che mi invita a stare o col governo o con l'Università: beh, io vorrei stare al Governo per l'Università". Primi applausi.
Il seguito è stato un crescendo di passione ed energia da parte del ministro, che ha visibilmente sorpreso il suo uditorio, rivendicando quello fatto sinora ("sarà poco, ma lo abbiamo fatto. E se lo avesse fatto la Moratti in cinque anni, a quest'ora starebbe preparando un messaggio alla nazione a reti unificate"), dalla coraggiosa posizione assunta in Europa sulle cellule staminali, che gli è costata una dura battaglia politica in Italia, ai vari progetti già in corso per modernizzare e rinnovare i meccanismi di funzionamento di ricerca e università nel nostro paese, senza risparmiare stoccate pesanti agli avversari politici, rei di aver lasciato una situazione economica e culturale disastrosa, dediti come erano alla beatificazione di "miracoli italiani" che hanno portato il deficit della spesa pubblica, per dirne una, a livelli mai raggiunti. I "nipotini della P2" -come ha ribattezzato a un certo punto Mussi i rappresentanti dell'opposizione riferendosi alle ultime rivelazioni sulle "spiate" nei confronti di Prodi e signora- "hanno fatto vedere di cosa sono capaci in questi cinque anni: ecco perché voglio qui ribadire con forza, che malgrado ci sia una finanziaria che deve essere corretta dove si può, e malgrado le difficoltà che a volte io stesso mi trovo ad affrontare con i miei colleghi di governo per tentare di difendere le priorità del mio dicastero, dico che difendo e continuerò a difendere con le unghie e con i denti il governo Prodi e la maggioranza di centrosinistra".

E anche le battute finali, che ribadivano il programma futuro per agevolare la condizione di giovani precari e insicuri del proprio domani, assumevano il tono di una partecipazione poco consueta per una carica istituzionale, che alla sparuta voce di dissenso ha risposto così: "Il giorno che troverai un altro ministro disposto a venire qui e ad ascoltare tutte le voci che ho ascoltato io oggi, mettendosi alla pari e in assoluto confronto con loro, allora ne riparleremo con calma". Gli applausi si trasformano quasi in ovazione, e a casa tutti sembrano tornare con qualche piccola speranza in più.

Precarietà: ci saranno infiniti altri appuntamenti di lotta

Carlo Podda*, 27 ottobre 2006

La rottura che si è determinata nel Comitato "Stop precarietà" è conseguente alla scelta dei Cobas e la decisione di non partecipare alla manifestazione del 4 novembre è l'effetto, non la causa di questa rottura. La Cgil deve assumere con chiarezza l'impegno a promuovere, se necessario anche da sola, una grande manifestazione per il superamento della Legge 30

Il venir meno del patto di rispetto reciproco e delle finalizzazioni del movimento proposto dal Comitato Stop precarietà ai temi votati dall'assemblea dell'8 luglio scorso non riduce certo la necessità che vengano aggredite le cause che determinano la dimensione e la gravità di questo fenomeno.

Vorrei dire con chiarezza che quel che ho inteso sottolineare con la rinuncia, per me dolorosissima, a restare nel Comitato e a partecipare alla manifestazione del 4 novembre, è la mia assoluta incompatibilità con la scelta operata dai Cobas.

Quella scelta è sbagliata per due ordini di ragioni: il primo, che consiste nella volontà di piegare le ragioni e la forza del movimento - creatosi sulle questioni poste dall'appello sottoscritto dai componenti del Comitato - alle ragioni e alle convenienze di una singola organizzazione, oscurando in questo modo la complessità per i temi al centro della nostra azione. Temi che non possono certo essere risolti nella Legge finanziaria o nel giudizio sull'azione di un singolo ministro o delle organizzazioni sindacali confederali.

Il secondo ordine che, se possibile sovrasta il primo, riguarda il tono ed il linguaggio utilizzato dai Cobas. Più ancora che le aspre critiche mosse, mi ha impressionato la facilità con la quale si indica al giudizio delle persone un ministro piuttosto che un sindacato, non come avversario ma come nemico e - come anche sulle e-mail delle quali sono stato fatto oggetto - riecheggino le categorie della subalternità al governo (presunto amico) e del tradimento.

Categorie queste ultime che una sinistra che voglia definitivamente superare gli errori del secolo scorso dovrebbe finalmente abbandonare. La rottura che si è determinata è dunque conseguente alla scelta dei Cobas e la decisione di non partecipare alla manifestazione del 4 novembre è l'effetto, e non la causa di questa rottura.

Vorrei infine sottolineare che la manifestazione prevista per il 4 novembre non era - e non lo è oggi nelle valutazioni dello stesso Comitato promotore - l'appuntamento finale e risolutivo della precarietà.

Siamo usciti dal Comitato, ma non viene meno il nostro impegno a sostenere in tutte le sedi e in tutte le forme possibili una vertenza generale sulla precarietà.

Penso in particolare che, per quanto riguarda il contributo che più propriamente il sindacato è chiamato a dare sulla precarietà, e cioè sul superamento di tutti i rapporti di lavoro precari sia nel pubblico che nel privato, la Cgil debba rivendicare con fermezza dal governo misure realmente efficaci, almeno quanto quelle previste per contrastare il lavoro nero.

Penso infine che nei prossimi giorni la Cgil debba assumere con chiarezza l'impegno a promuovere, se necessario anche da sola, una grande manifestazione contro la precarietà e il superamento della Legge 30.

*Segretario generale Cgil, Funzione Pubblica

San Precario e i suoi devoti

[ 27-10-2006 ]
Che il mondo del lavoro sia sempre più precario è, purtroppo, un’ovvietà con cui si è costretti a confrontarsi quotidianamente. Oggi, in Italia, perdere il posto significa rimanere per strada. Ma la maggioranza dei lavoratori italiani un posto di lavoro vero, a tempo indeterminato, non l’ha mai conosciuto. E, forse, non lo conoscerà mai. E’ una situazione sempre più allarmante che ha convinto il Presidente della Repubblica ad intervenire, ancora una volta, su questo fronte. Lo ha fatto sollecitando con forza il Parlamento a perdersi meno in chiacchiere affrontando con determinazione, una volta per tutte, quella che sta diventando la prima emergenza nazionale al pari solo della devastazione dei conti sociali: la precarietà del lavoro.

Parlando davanti ad un folto numero di studenti e docenti universitari che lo sollecitavano sulle speranze tradite e sull’inutilità di proseguire nella valorizzazione della loro cultura e della qualificazione professionale, visti gli sbocchi del mercato, Napolitano non ha usato mezze parole: "E’ un problema molto serio, mi auguro che possa essere affrontato al più presto nelle sedi giuste, cioè in Parlamento".

Ma la politica, in questo momento, sembra impegnata a pensare ad altro come del resto il governo e gli imprenditori. Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, principe degli industriali senza aver mai prodotto niente, si dimena contro la finanziaria per proteggere le rendite di quelli che una volta erano gli imprenditori del Paese e oggi solo finanzieri pieni di debiti. I dirigenti dei partiti e le loro diramazioni all’interno del governo spendono le giornate a studiare alchimie e travasi astrusi di ceti politici nello spasmodico tentativo di allargare sulla carta il bacino elettorale, ma senza che il minimo pensiero corra alle reali esigenze di quell’elettorato che vorrebbero blandire. E che di questo passo, li rinnegherà senza appello. Almeno si spera.

L’Italia ha fame di lavoro . E i cittadini italiani sono stanchi di farsi vampirizzare da imprenditori incapaci di concepire il rischio d’impresa e abili, invece, solo a far pesare i rischi sui lavoratori. Il senso del messaggio di Napolitano sta infatti tutto qui, nella necessità oggettiva di creare una legge di sistema che obblighi gli imprenditori italiani alle loro responsabilità sociale ed alla severa applicazione almeno di quelle norme che già esistono, a partire da quello Statuto dei Lavoratori di cui gente come Berlusconi farebbe volentieri carta straccia. La legge Biagi, d’altra parte, ne è stato un esempio illuminante. Ma la politica, anche a sinistra, sembra assente, proclami del momento e di convenienza a parte. Eppure i dati dell’emergenza parlano chiaro. Il popolo dei precari, in Italia, è un mare che si ingrossa. E che va a sfiorare la cifra di 1 milione e 690.000 unità.

Un esercito di lavoratori, con scarsi diritti e pochissime certezze, di cui ora, grazie ad una duplice indagine condotta dalla Cgil in collaborazione con l'Università la Sapienza di Roma, é possibile, finalmente, tracciare un profilo più preciso. Secondo i dati, in Italia sono 1.475.111 i lavoratori parasubordinati attivi iscritti, nel 2005, alla gestione separata Inps . A questi, vanno aggiunti 209.960 lavoratori con partita Iva individuale; un esercito, pure questo, in crescita. Il totale parla chiaro: 1.685.071 lavoratori sono sostanzialmente precari, seppure con le dovute differenze. Il vero zoccolo duro degli atipici, infatti, é costituito da 964.436 lavoratori, il 65% del totale dei parasubordinati, che ha un reddito che non supera i 9mila euro l'anno e, dunque, vive ai limiti della soglia di povertà. E in un affresco così ignobile non poteva mancare una ulteriore discriminazione: quella di genere. Le donne guadagnano infatti la metà degli uomini.

Il mondo del precariato è quindi un piccolo esercito, composto da soggetti che vanno dagli arcinoti co.co.co e co.co.pro. (che sono il 77,38%) fino ai venditori porta a porta, passando per i collaboratori free-lance dei giornali. Di questo zoccolo duro, sono 803.588 le persone a rischio precarietà, cioè l'80%. Sono lavoratori monoreddito, legati ad un solo committente, che vengono reclutati dalle aziende con contratti flessibili dietro cui, però, tenuto conto degli orari di lavoro e delle mansioni svolte, si nasconde une vero e proprio popolo di dipendenti, mascherati da collaboratori.

Lo zoccolo duro del precariato é composto per lo più da donne, nel 57% dei casi, che, peraltro, guadagnano la metà degli uomini. La maggior parte di questi soggetti hanno una media di 35 anni e sono, anche in questo caso, per lo più co.co.co e co.co.pro. (78,49%). Il guadagno medio oscilla tra i 7mila e i 9mila euro. E, per zone di residenza, i precari sono concentrati soprattutto al Centro-Sud. Con picchi di presenze in Calabria, Lazio e Molise, dove si supera abbondantemente la soglia del 70%, mentre la situazione migliora al Nord-Est. I settori di maggior impiego? Poste e telecomunicazioni (83,62%), servizi alle imprese (77,46%), ricerca (74,06%) e sanità (73,48). Un mondo fatto di lavoratori privi di diritti elementari; un mondo che perde, con il passare del tempo, la fiducia in sé e nella possibilità di migliorare. Forse anche per questo un mondo senza figli (82%). E senza speranza. Nemmeno quella di una politica diversa dall’osceno spettacolo dell’indifferenza.

Ritratto del lavoratore precario

Guadagna meno di 1.000 euro al mese, lavora da due anni nello stesso posto e non ha figli

Ritratto - Il lavoratore precario percepisce uno stipendio mensile inferiore ai 1000 euro, lavora da circa due anni per lo stesso committente, nell'82% dei casi non ha figli e la sua età si aggira in media attorno ai 41,2 anni.
Il 50% lavora per più di 38 ore a settimana con punte di oltre 45 ore. Sono soprattutto i tirocinanti e gli stagisti a trattenersi per più tempo in ufficio.
L'80% opera all'interno del posto di lavoro, il 77% con una presenza quotidiana e il 71% è tenuto a rispettare un orario fisso. Insomma, i precari "si sentono" dipendenti. Ma non lo sono. Sono anche sfiduciati e scoraggiati e non nutrono alcuna speranza di poter mantenere il proprio impiego. Poco meno del 50% ritiene che non continuerà ancora a lungo a lavorare con il proprio committente.

L'indagine - Un ritratto amaro questo che emerge dal rapporto dell'Osservatorio permanente sul lavoro atipico, presentato dalla Cgil e coordinato dall'Ires (Istituto di ricerche Economiche e Sociali) e dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione Università La Sapienza di Roma.
I dati del rapporto riguardante la situazione del lavoro parasubordinato in Italia sono il risultato di un'indagine realizzata tramite interviste a 560 lavoratori atipici; co.co.co, co.co.pro, collaboratori occasionali, lavoratori con partita iva, stagisti e tirocinanti.
Oltre il 31% degli intervistati guadagna meno di 800 euro netti al mese, mentre il 26% percepisce tra gli 800 e i 1000 euro. In ambito scientifico sale leggermente il livello di retribuzione che si aggira tra gli 800 e i 1200 euro.
Nel settore privato, inoltre, i redditi sono più bassi che nel settore pubblico. Per il 34% lo stipendio percepito "consente a stento di vivere e di mantenere persone a carico", mentre per il 31% è "del tutto insufficiente".
Le ripercussioni di questa situazione sui modelli familiari sono immediate: l'89,4% di lavoratori tra i 28 e i 35 anni non ha figli; lo stesso vale per il 51,2% degli atipici oltre i 35 anni.
Inoltre, il 20% del campione intervistato che ha già superato i 28 anni dichiara di vivere ancora in famiglia.

Previsioni - "Nel 2006 i contratti dei lavoratori precari supereranno quelli dei lavoratori a tempo indeterminato" dichiara il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni, sottolinenando come questo dato confermi "la tendenza all'uso del precariato da parte delle imprese". Secondo la Cgil per superare il fenomeno occorre intervenire sul costo del lavoro al fine di "giungere al risultato che il lavoro flessibile non costi meno di quello stabile".

Scuola: Fioroni, "Stabilizzare precari e' investimento"

30 ottobre
CAMPOBASSO - Il Ministro dell'istruzione, Giuseppe Fioroni, ha dichiarato che stabilizzare i precari ''e' un investimento per il futuro''. ''Uno dei problemi piu' seri del nostro Paese - ha detto Fioroni - e' quello di non conoscere come funzionano comparti importanti come quello della scuola e avere la superbia di pensare di poterli riformare senza averli conosciuti". "I precari - ha aggiunto il ministro parlando a Campobasso - sono insegnanti che lavorano da anni nelle nostre scuole e che per ritardi colpevoli non sono stati inseriti in ruolo a tempo indeterminato". (Agr)

Lo sciopero dei precari di Atesia

(28 ottobre 2006)

Le lavoratrici ed i lavoratori di Atesia hanno aderito allo sciopero, indetto nella giornata di oggi dal Collettivo Precariatesia, per protestare contro le condizioni di assoluta precarietà in cui ancora oggi sono costretti a vivere. Lo sciopero ha avuto piena adesione da parte dei lavoratori e delle lavoratrici.

Ancora una volta i motivi dello sciopero erano quelli di rivendicare il diritto al contratto a tempo indeterminato come indicato dall’Ispettorato del Lavoro; di protestare contro una Finanziaria (art. 178) scritta pensando solo agli interessi delle aziende, calpestando i più elementari diritti dei lavoratori; contro chi a parole si dice contro la precarietà ma nei fatti concerta con Confindustria e azienda senza tutelare gli interessi dei lavoratori e riproponendo situazioni già ampiamente rigettate da chi, poi, certi accordi li deve subire; contro l’arroganza dell’azienda che, pur negando l’evidenza dei rapporti di lavoro subordinati, tratta i lavoratori come tali imponendo loro illegali test di verifica, continuando a sfruttare i collaboratori delle outbound pretendendo lettere di dimissioni, modificando unilateralmente i compensi ed imponendo un ambiente di lavoro malsano, in barba alla L. 626 sulla sicurezza sul lavoro; per richiedere il reintegro dei 5 licenziati politici e dei 400 mancati rinnovi di maggio.

Per tutta la giornata i lavoratori e le lavoratrici di Atesia hanno dato vita ad una assemblea permanente davanti la sede di via Lamaro. L'assemblea ha visto la partecipazione di lavoratori/trici di diversi settori e aziende e di realtà sociali.

Con questa iniziativa i precari di Atesia hanno ancora una volta dimostrato la propria determinazione a perseguire l'obiettivo della stabilizzazione attraverso il contratto a tempo indeterminato per tutti e tutte.

Comitato PrecariAtesia

Appello al Ministro Fioroni affinché fermi l’espulsione dei doc. prec. e spec.

In riferimento all’intervista pubblicata il 23 ottobre 2006 sul Messaggero titolata:
‘In tre anni azzero il precariato, poi i concorsi’,

e in particolare alla risposta del Ministro Fioroni in merito all’assunzione del precariato:

“Gli stipendi già glieli diamo, perciò non ha senso che non siano assunti. Tra l’altro, con la regolarizzazione, a conti fatti ci sarà un risparmio. I primi 50 mila avranno il contratto nel 2007. Il piano triennale prevede che le uscite per il turn-over, circa 30 mila l’anno, vengano rimpiazzate con i precari. Abbiamo già calcolato che alla fine del triennio, quando avremo inserito in ruolo i 150 mila, fuori ci saranno soltanto quelli che hanno meno di tre anni di anzianità di insegnamento. Così, per la prima volta, sparirà la piaga del precariato. Sì, sparirà nel 2010 anche la graduatoria permanente ma proprio perché quelli in attesa saranno stati tutti sistemati. In futuro? Torneranno i concorsi per coprire il turn-over”

pur apprezzando il tentativo del Ministro Fioroni di voler risolvere il problema del precariato,

denuncia, nel confronto con i dati in possesso, inesattezze nelle premesse dell’analisi proposta e conseguentemente ipotizza una clamorosa e disastrosa espulsione dalla Scuola (dal 2010) dei docenti precari, e in particolare di quelli specializzati.

Tali ipotesi nascono da due considerazioni

In primo luogo, il legame tra copertura del turn-over e nuove assunzioni, previa modifica della Finanziaria, è ancora legata alla disponibilità dei fondi da reperire d’intesa con il Ministro dell’Economia. Un emendamento in tal senso presentato da alcuni deputati della maggioranza e dell’opposizione è stato o bocciato o ritirato nella VII Commissione Cultura della Camera. Dunque, si spera che il Ministro già abbia provveduto come proposta di emendamento del Governo a recepirlo.

In secondo luogo, la situazione del precariato oggi appare molto complessa e di difficile individuazione pure nei suoi numeri reali (quasi 450.000 iscritti nelle Graduatorie permanenti per una stima approssimativa di 250.000 docenti), tanto che un discorso concreto può esser fatto soltanto tenendo conto di quello che a livello provinciale avviene ogni anno nelle immissioni in ruolo e nelle supplenze annuali.

Se prendiamo la Graduatoria permanente del CSA di Palermo, classe AO43 (Lettere-Scuola Media), ad esempio, per citare uno di contenitori più grossi di precari per il numero di cattedre disponibili, vi sono
- 1.000 docenti iscritti per 300 cattedre annuali, di cui meno della metà come cattedre orarie;
- almeno fino al candidato inserito alla posizione n. 500, docenti con due anni di servizio pregresso;
- nel numero globale delle immissioni in ruolo (35.000+20.000) negli aa. ss. 2005-2006, 2006-2007 soltanto in poco più di 60 immessi in ruolo.

In base a questi dati, risulta credibile, pur nel piano dei 150.000 previsti, la mancata immissione nel prossimi triennio di almeno quei docenti, inseriti dopo la posizione n. 150, che già oggi hanno 4 o 5 anni di servizio alle spalle e che nel 2010 ne avranno 7 o 8 di anni di servizio.
Dovranno veramente fare un nuovo concorso? E per quale ragione visto che la maggiorparte di essi, tra l’altro proviene dalle Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento, dove si è abilitato ed è entrato dopo aver superato un numero programmato su una cattedra che per Lui doveva essere disponibile nel triennio successivo e che ancora dopo 10 anni non sarà disponibile?

Il quadro appena fornito, d’altronde trova conferma nelle stime elaborate dal suo Ministero secondo le quali sulle 35.000 immissioni dell’a.s. 2005-2006 soltanto in 1.000 a livello nazionale sono stati assunti come docenti specializzati.

Il prossimo anno, inoltre, è previsto l’inserimento di 70.000 nuovi docenti che si abiliteranno con i corsi ‘sanatoria’ e che avevano maturato il servizio di 360 giorni tra il 1999 e il 2004. L’Università di Palermo già ha ricevuto più di 2.200 domande di immatricolazione per tali corsi abilitanti. Questi docenti già hanno il servizio maturato, si inseriranno nelle graduatorie permamenti ed entraranno nel favoloso mondo di Amelie, ovvero del precariato felice fino al 2010, e della disoccupazione permanente dopo quella data.

Gentile Ministro, bisogna in realtà attuare una serie campagna d’informazione sul precariato prima di pensare di risolvere una situazione così complessa e di ipotizzare futuri concorsi per 150.000 docenti precari che nel 2010 avranno diversi anni di insegnamento alle spalle e nella maggiorparte dei casi anche diversi concorsi superati (in entrata presso le SSIS e in uscita).

Per questa ragione, oggi, di giorno in giorno la protesta aumenta contro i numeri di questa finanziaria per la Scuola. Per questa ragione le chiediamo di recepire a nome del Governo gli emendamenti provenienti dal mondo della Scuola e in particolare quelli da noi presentati.

Assumiamo nei fatti e con conti alla mano i docenti precari fin da subito, senza creare malintesi o nuove illusioni. E visto che ci siamo, perché no, assumiamo pure i docenti precari specializzati, formati dallo Stato per insegnare nelle Scuole, invece che mandarli a casa, o trasformarli in insegnanti precari a tempo indeterminato.

24 ottobre 2006

Da Cuffaro un regalo ai call center

Otello Piccoli, 27 ottobre 2006
La modifica alla legge 30, che i cinici del centrodestra, con l'avallo di troppa parte dell'opposizione continuano a chiamare legge Biagi, approvata dalla giunta scatena subito le polemiche

C'è chi grida allo scandalo paventando il ritorno delle gabbie salariali, chi annuncia tristemente la morte, in culla, della concertazione e chi parla di "regalo ai call center".
La modifica alla legge 30, che i cinici del centrodestra, con l'avallo di troppa parte dell'opposizione continuano a chiamare legge Biagi (non hanno rispetto neanche dei morti... il messaggio implicito è: se la legge non ti piace sei un terrorista), approvata dalla giunta Cuffaro scatena subito le polemiche.

"Questa legge è un regalo ai call center"- afferma in una nota il deputato diessino Francesco Cantafia- e quando lo abbiamo raggiunto al telefono ha aggiunto "la situazione di schiavitù in cui sono ridotti i lavoratori precari oggi non potrà che peggiorare...chi paga il costo del lavoro è sempre il lavoratore".
Ed in effetti il vecchio Vasavasa ne ha combinata un'altra delle sue.
Tra le altre cose, infatti, il progetto prevede contratti collettivi regionali, ma, soprattutto, salari più bassi per i lavoratori siciliani rispetto a quelli del resto del Paese. Il tutto con i contributi della Regione, ponendo ancora una volta la politica, quella con la p minuscola, come intermediario tra i lavoratori e le imprese, con buona pace dei sindacati.

Insomma, invece di incentivare le assunzioni si incentiva lo sfruttamento, ed i diritti dei lavorsatori, le battaglie del passato, le conquiste degli anni novanta ( appunto l'abolizione delle gabbie salariali) finiscono in un tritacarne in nome del lavoro.
Le condizioni difficili dei lavoratori precari e dei disoccupati in questa terra rendono fertile il terreno per questo tipo di proposte: quando manca il pane e te ne lanciano un pezzetto, non stai certo lì a guardare se è fresco o meno, mangi quello che arriva.
Siamo nel 2006 e sembra di tornare indietro al 1800. Già, perchè il mercato del lavoro ha ormai preso una strada, tutta in discesa, verso l'appiattimento sulle regole neoliberiste:criticano la Cina ma ci vogliono ridurre tutti come i lavoratori cinesi.
D'altra parte li vediamo tutti i nostri grandi industriali con le fabbriche in oriente, i soldi alle Caiman, i figli negli Sates, farci ogni giorno la morale sul valore del made in Italy, su quanto poco si aiutino le imprese, su quanto costa il lavoro, mentre il potere d'acquisto dei salari è pari allo zero, ed i loro stipendi lievitano del 100-150 a volte anche del 300%.

Allora, per risollevare le sorti dei tanti giovani e meno giovani, dei lavoratori salariati, dei precari, non si devono operare modifiche alla legge 30. Bisogna cancellare quel mostro legislativo e ricominciare da capo, con una riforma del lavoro che metta al centro la giustizia sociale, i diritti del lavoratore, gli individui. Si smetta di considerarli numeri, risorse umane, o peggio, semplicemente consumatori che bisogna solo rimettere in grado di acquistare.
Il lavoro deve trovare di nuovo una sua dignità. Mentre tutti danno per morta da 20 anni la lotta di classe la società si sta nuovamente dividendo in troppi strati. E, rischiando di usare termini ormai arcaici, possiamo affermare che ormai esiste una condizione di sottoproletariato, di povertà, di insicurezza, di precarietà come condizione di vita, non soltanto di lavoro, che rischia di alimentare negli anni uno scontro sociale di proporzioni mai viste.
In Francia é successo quello che sappiamo per molto meno.Gli italiani sonnecchiano ancora, ma prima o poi il problema verrà a galla.

Se tra qualche anno vedremo periferie come lo Zen di Palermo andare in fiamme, se vedremo i suoi abitanti invadere il centro lanciando pietre, dando fuoco ai cassonetti, ribaltando le auto della polizia non ci sarà da stupirsi.
Anzi, la cosa assurda è che non sia ancora successo. Perché il degrado, la povertà, l'umiliazione scatenano gli istinti primordiali dell'uomo.E la precarietà porta degrado povertà e umiliazione.
E questa riforma in salsa siciliana va in una sola direzione e lancia il solito messaggio: in Sicilia bisogna accontentarsi e ringraziare. Soprattutto ringraziare.

27.10.06

Precari della ricerca: un venerdì da leoni

Un venerdì da leoni
giovedì 26 ottobre 2006

L'agenda di venerdì 27 ottobre è piena, per i precari dell'università. La mattina , alle 11 al Dip. di Chimica della Sapienza, sindacati confederali e associazioni dei docenti hanno convocato un'assemblea nazionale per parlare (male) della finanziaria e delle sue ricadute sull'università. Alle tre del pomeriggio , all'auditorium della CGIL a v. Rieti, l'assemblea la convoca lo stesso ministro Mussi, che in questi giorni ha promesso le dimissioni (per la terza volta da luglio...)

C'è un rischio: rettori, sindacati e lo stesso ministro potrebbero apparire di nuovo come strenui ed esclusivi difensori dell'Università. Certo, la loro credibilità non è elevatissima: i sindacati si svegliano una volta l'anno per grandi parate in Aula Magna, ma poi tollerano che il lavoro nell'università sia sempre più precario, e che addirittura proliferi il lavoro nero: migliaia di docenti a contratto, infatti, devono ancora firmare il contratto per l'attività svolta (in nero) uno o due anni fa. Rettori e docenti monopolizzarono la mobilitazione anti-Moratti l'anno scorso, ma poi nessuno si dimise come promesso, nessuno di loro ha più parlato di abrogazione di quella riforma, né i precari dell'università hanno ricevuto maggiore rispetto. Ugualmente il ministro, che né si è dimesso quando lo ha minacciato, né ha mai pronunciato la parola "abrogazione", nonostante le promesse elettorali.

Molti studenti e molti precari cercheranno di impedire che, anche questa volta, siano i soliti sepolcri imbiancati a parlare di "riforma dell'università" o di altre amenità. Molti andranno sia all'assemblea del mattino sia a quella del pomeriggio per raccontare i reali problemi e le reali esigenzedell'università e per evitare che si ripeta il solo gioco delle parti tra sindacati, docenti e ministri, tutti così "amici".

Gli appuntamenti di venerdi 27 ottobre:

ore 11, aula Ginestra (Dip.to di Chimica dell'Università "La Sapienza" ): Assemblea Nazionale dei docenti e degli studenti dell'Università

ore 15, auditorium di v. Rieti 13: "Ricerca e Università: come migliorare la finanziaria" alla presenza del ministro Fabio Mussi

Lavoratori precari con poche prospettive di carriera. Indagine Ires-Cgil

26/10/2006 - 16:57

Due collaboratori su tre lavorano nella stessa azienda da oltre due anni, hanno orari settimanali «lunghi» ma sono scoraggiati sulla possibilità di fare carriera restando nella stessa impresa: in una ricerca sul lavoro parasubordinato in Italia commissionata dal Nidil-Cgil e realizzata dall'Ires emerge un quadro di precarietà e scarse prospettive.

Dalle 560 interviste ai lavoratori cosiddetti atipici emerge una situazione prevalente di dipendenza, almeno economica, dal proprio committente visto che le persone che lavorano per una sola azienda sono l'80% del campione. La maggior parte lavora all'interno dell'impresa, per lo più con una presenza quotidiana, con un orario di lavoro fisso e con margini di autonomia decisionale scarsi (solo il 26,3% del campione dichiara di averne mentre il 40,3% ha margini di scelta solo operativi, il 18,4% lavora in completa autonomia e il 15,1% dichiara di non avere nessuna autonomia).

Il 50% del campione lavora più di 38 ore a settimana. Il 31% del totale prende meno di 800 euro al mese e se si aggiungono a questi il 26% che guadagna tra 800 e 1.000 euro si vede che oltre la metà dei collaboratori sta stabilmente sotto i 1.000 euro al mese. Tra i lavoratori part time, spiega la ricerca, spesso ci sono i lavoratori come quelli delle pulizie, del commercio e dei call center dove l'orario ridotto più che scelto è imposto dal mercato. L'indagine dell'Ires sottolinea come i collaboratori intervistati siano per lo più trentenni che svolgono da tempo la loro professione. Solo il 34,6% del campione lavora nella stessa azienda da meno di un anno mentre il 65,4% lavora nello stesso posto da più di due anni (il 31,9% da più di quattro).

Spesso questi lavoratori hanno a che fare con più rinnovi contrattuali e circa la metà degli intervistati ha dichiarato di essere alla ricerca di un nuovo lavoro mentre solo una piccola parte è convinta di avere prospettive di carriera nell'azienda attuale. Solo il 17% del campione pensa di avere buone prospettive nell'attuale luogo di lavoro mentre il 44,3% ritiene di avere buone prospettive ma solo cambiando azienda. Il 38,7% è totalmente scoraggiato e non pensa di avere nessuna possibilità di carriera. Questa sfiducia è abbastanza indipendente dal livello di istruzione: il 39% degli intervistati con la laurea ha dichiarato di pensare di non avere alcuna prospettiva di carriera. La percentuale scende al 27,6% solo con la specializzazione post laurea. Solo il 15% del campione si considera un libero professionista vero e proprio, mentre il resto degli intervistati pensa che il proprio lavoro sia da considerare a tutti gli effetti lavoro dipendente. L'atteggiamento prevalente è quello di chi vorrebbe prima di ogni altra cosa essere assunto anche a costo di rinunciare a ogni aspetto della condizione attuale (37%). Dall'altra parte c'è il 28% degli intervistati che non cambierebbe professione pur di essere assunto. Infine la maggioranza dei collaboratori non scambierebbe la temporaneità del rapporto di lavoro con salari più alti: il 66% infatti dichiara di aspirare prima di tutto a una maggiore sicurezza per il futuro (il 70% tra le donne, il 76% tra chi ha più di 35 anni).

2006 - redattore: VC

26.10.06

Nidil: 1 precario su 2 guadagna meno di 1000 euro

LAVORO: NIDIL-CGIL, 1 SU 2 PRECARI GUADAGNA MENO DI MILLE EURO
(AGI) - Roma, 26 ott. - Si sentono dipendenti ma non lo sono, guadagnano meno di mille euro al mese - almeno nel 50% dei casi - e non hanno figli. E' questo l'identikit dei lavoratori atipici italiani tracciato da un'indagine della Nidil - Cgil.
Un esercito, quello dei parasubordinati, di 1.475.111 persone, cifra che si ricava dal numero degli iscritti nel 2005 alla gestione separata dell'Inps, cui vanno aggiunti 209.960 lavoratori con partita Iva individuale. Secondo i risultati dell'indagine il 90% degli atipici ha un unico committente, e l'85% si "sente" lavoratore dipendente. L'eta' media e' pari a 41,2 anni ma le donne sono piu' giovani, 37,4 anni contro i 44 degli uomini).
Se poi si va a guardare al portafoglio, secondo la Nidil " i livelli di reddito dei collaboratori sono generalmente molto bassi - soprattutto al sud - nonostante l'elevata qualificazione professionale, i titoli di studio e gli orari di lavoro lunghi. Ben il 31% degli intervistati guadagna infatti meno di 800 euro netti al mese. Se a questi si aggiunge il 26% di coloro che hanno una retribuzione mensile tra gli 800 e i 1.000 euro, si arriva a dire che un collaboratore su due guadagna meno di 1.000 euro al mese, spesso lavorando anche piu' di 38 ore a settimana". Anche con competenze e cultura di livello alto le cosa non migliorano: "anche tra chi svolge le professioni piu' qualificate - spiega l'indagine - in ambito scientifico circa il 52% guadagna tra gli 800 e i 1.200 euro al mese".
"L'indagine per interviste - spiega Filomena Trizio, segretaria nazionale Nidil-Cgil - racconta di un mondo dove la caratteristica dominante (80%) e' la dipendenza economica dall'unico committente e in cui ci si 'sente' (85%) lavoratori dipendenti accomunato, pur nei diversi livelli di professionalita', dal basso rendimento economico (1 su 2 guadagna meno di 1.000 Euro) specie fra le donne. Un mondo - prosegue la Trizio - fatto di lavoratori privi di diritti elementari; un mondo che perde, con il passare del tempo, la fiducia in se' e nella possibilita' di migliorare: forse anche per questo un mondo senza figli (82%)". (AGI) -
261721 OTT 06

Napolitano incontra gli studenti "Il Parlamento si occupi dei precari"

Dal Politecnico di Torino il capo dello Stato richiama l'attenzione
sul disagio degli atenei dopo i tagli previsti dalla Finanziaria

TORINO - Il capo dello Stato richiama l'attenzione del Parlamento sul problema del precariato tra i giovani. L'intervento del presidente della Repubblica arriva nel momento in cui dal mondo della scuola si leva un coro di proteste per i tagli inseriti nella Finanziaria. Giorgio Napolitano è intervenuto questa mattina all'inaugurazione dell'anno accademico al Politecnico di Torino e quando è uscito ha trovato ad attenderlo un gruppo di precari che protestava per i tagli delle spese.
Il capo dello Stato ha ricevuto un rappresentante dei manifestanti e poi ha detto: "E' un problema molto serio. Mi auguro possa essere affrontato nella sede giusta, cioè in Parlamento".

Poco prima era stato il rettore di Torino, nel discorso inaugurale, a chiedere al capo dello Stato di farsi portavoce del disagio nelle università e "contribuire a rappresentare la gravità di una crisi che minaccia i pilastri su cui si fonda il progetto di rilancio del nostro paese: il sistema formativo ed il sistema della ricerca".

Nei giorni scorsi sono state inviate al presidente del Consiglio, Romano Prodi e al ministro dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi, due petizioni firmate da oltre 4mila docenti che chiedono al governo di modificare quegli articoli della Finanziaria che prevedono un taglio alle risorse per la ricerca e l'università e che decurtano gli stipendi di ricercatori, associati e ordinari, rimandando a un secondo tempo i provvedimenti di riforma del settore. Restano confermati inoltre per il 17 novembre lo sciopero del personale dell'università e il 20 novembre del comparto della ricerca, con due manifestazioni davanti a Parlamento e Palazzo Chigi.
Un altro fronte aperto è quello della minaccia di dimissioni del ministro Mussi, che ha manifestanto l'intenzione di dimettersi se il governo non rivedrà il programma di tagli.

[...]
(26 ottobre 2006)

San Giuliano: Oggi manifestanti in piazza Italia

Un piccolo tentativo di vertenza locale sulla precarietà di vita.
A dimostrazione che privatizzazione dei beni comuni e precarietà sono due facce della stessa medaglia; che chiedere l'assunzione senza ricercare soluzioni comuni (reddito di cittadinanza o quant'altro)al di là delle singole condizioni di lavoro significa ancora una volta condannarci a lavorare e pre alla misera cifra di 1000 euro al mese.

Vuoi vedere che... rifondazione predica bene e razzola male anche nei governi locali anche quando si tratta di infortunio, licenziamento, privatizzazioni e precarietà? Stasera, dopo la manifestazione, in consiglio comunale avremo la risposta.

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[Da "Il Cittadino" del 26/10/06]

San Giuliano
Oggi manifestanti in piazza Italia
Il sostegno dei sindacati ai 5 dipendenti di Genia

I 5 lavoratori aderenti ai Cobas sollecitano in coro col gruppo di Eterotopia, a cui si sono sommati altri alleati, il rinnovo del contratto ai dipendenti Manpower da parte della società di servizi Genia. In particolare le istanze manifestate nel corso di un presidio in piazza Italia hanno ricevuto il sostegno da un elenco di una decina di Rsu di aziende locali legate rispettivamente a Cgil, Cisl e Cobas. Nella giornata di ieri è stata infatti diramata una nota in cui i referenti sindacali affermano: «Ci appelliamo al consiglio comunale di San Giuliano Milanese affinché la qualità del servizio offerto ai cittadini venga garantito al meglio, senza tagli alle attività, al personale e senza aumenti indiscriminati delle tariffe». Proprio al fine di portare alta questa richiesta, oggi alle 18.30 è prevista una manifestazione che partirà da piazza Italia. Intanto i 5 netturbini in protesta arrivano a lanciare l’iniziativa di un servizio di igiene ambientale autogestito. «Ci opponiamo a tutto questo - dicono - e proponiamo che il servizio di raccolta rifiuti sia nelle mani della collettività, con una gestione totalmente pubblica, sotto il controllo diretto dei cittadini in collaborazione con i netturbini». Mentre un’altra nota stampa è uscita dal centro sociale Eterotopia in cui viene affermato: «A tutti è negato un reddito che garantisca una vita dignitosa, che non ci costringa a competere e ad accettare qualsiasi condizione di lavoro pur di avere di che vivere. Per tutti è sempre più difficile accedere ai servizi sociali, la cui qualità va oltre tutto peggiorando». Con lo slogan “nemici della precarietà, amici della città”, lanciano la sfida: «Perché non rivendicare, per tutti, un reddito che ci restituisca tempo per occuparci della città e non solo dei soldi?». Con i fermi obiettivi annunciati, oggi pomeriggio i manifestanti copriranno il tragitto da piazza Italia fino al comune, in attesa del dibattito sulla mozione presentata dai gruppi “Muoversi insieme” e “Verdi Sinistra di San Giuliano” tesa a portare la vicenda sui banchi del consiglio comunale.

per ulteriori info: www.eterotopia.org

4/11: marcia sul posto (RdB)

Il 6 ottobre una grande manifestazione di precari in sciopero ha attraversato la città di Roma per chiedere la fine dello scandalo di uno Stato che da una parte si dichiara intenzionato a reprimere il lavoro nero e dall'altro tiene centinaia di migliaia di lavoratori in questa condizione.

Una manifestazione con parole d'ordine nette e chiare, che assumeva il Governo Prodi a controparte e respingeva la manovra economica come una finanziaria in continuità ideologica con quelle di Berlusconi sul tema del precariato.

Quella manifestazione, come le MayDay, come le grandi manifestazioni nazionali per il reddito sociale, che assumevano identici toni radicali nella critica all'operato del governo sul tema precarietà, ha segnato e segna una forte discontinuità con quanti pensano, dopo sei mesi dall'insediamento del governo Prodi, che sia ancora necessario scendere in piazza - il 4 novembre, con una manifestazione e non con uno sciopero - per chiedere l'abrogazione delle leggi vergogna del precedente governo, facendo finta di non capire/sapere che il governo di centro sinistra non ha alcuna intenzione di cassarle, per il semplice fatto che ne condivide appieno lo spirito, anche se non la lettera.


La finanziaria messa in campo dal Governo, peraltro sempre più orientata dai continui interventi di Confindustria, non trova accenni nella convocazione della manifestazione; eppure questa pone nodi che non possono essere elusi da nessuno quali l'attacco definitivo al welfare, alla previdenza universalistica, ai risparmi dei lavoratori, al diritto al lavoro e al reddito.

La proposta Amato sui CPT, l'accordo sui call center, la scomparsa del problema precariato dalla manovra finanziaria, l'attacco, sempre in finanziaria, alla scuola pubblica e il sostegno alle private - per citare solo alcuni fatti concreti - confermano senza ombra di dubbio quali siano le intenzioni del governo sui quattro punti all'ordine del giorno di quell'appuntamento che non esitiamo a definire quantomeno inadeguato ai problemi che la nuova fase ci pone.

E' poi abbastanza evidente che la stragrande maggioranza delle forze che promuovono quell'appuntamento abbiano interesse più a fungere da sostegno al governo che a combatterlo. La presenza di pezzi importanti di categorie della CGIL - quella per intenderci della concertazione e del nuovo patto sociale con il governo Prodi - fa pensare che tale promozione sia dettata, più che dalla convinzione che ciò sia utile a cambiare la politica del governo, dalla necessità di occupare spazi politici per evitare che altri lo facciano con parole d'ordine ed iniziative radicali contro le politiche governative.

Dove saranno, i promotori, il 5 novembre? Cosa metteranno in campo per contrastare le politiche neo liberiste del governo? L'evidenza dice che ciascuno tornerà alle proprie occupazioni, chi alla concertazione, chi a governare, chi a fare opposizione interna senza alcuna intenzione reale di incidere sui processi materiali in atto e, soprattutto, di organizzare davvero, su obbiettivi concreti, i precari.

Esiste invece la necessità di ribadire una forte indipendenza del movimento, organizzata, contro la precarietà dal quadro politico, unico strumento capace di indicare ai precari, ma anche a tutto il mondo del lavoro, strade concrete per affrontare la propria condizione di lavoro e di vita.

La capacità di tenuta di un progetto conflittuale, antagonista e indipendente si misura sulla capacità di avere chiari gli obbiettivi di lotta e di manifestarli con forza senza timore di disturbare il manovratore.

Noi il 17 novembre saremo di nuovo in campo con uno sciopero generale e generalizzato e manifesteremo, con molti altri sindacati di base e movimenti sociali, nelle maggiori città italiane per affermare un'idea diversa di società e di diritti del lavoro. Siamo convinti che la strada giusta sia questa e non altre.

Coordinamento nazionale RdB/CUB

Finanziaria e Ricerca: anticipato al 17 novembre lo sciopero

Comunicato FLC CGIL, FIR CISL, UIL FP-UR

A seguito della comunicazione della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, circa l’impossibilità di mantenere la data dello sciopero del 20 novembre 2006 dei lavoratori del comparto Ricerca, dell’ENEA e dell’ASI, proclamato da queste OO.SS. contro i provvedimenti della manovra finanziaria 2007 che riguardano gli Enti Pubblici di Ricerca e vista la necessità di spostare tale data, le segreterie nazionali FLC CGIL, FIR CISL e UIL PA-UR, assumono la decisione di anticipare la giornata di sciopero dei lavoratori del comparto Ricerca, dell’ENEA e dell’ASI, al giorno 17 novembre 2006, in concomitanza con lo sciopero nazionale del comparto Università già programmato dalle OO.SS. confederali di categoria per la stessa data e per gli stessi motivi.

Le OO.SS. FLC CGIL FIR CISL e UIL PA-UR confermano l’impegno per la preparazione della manifestazione nazionale con corteo dei lavoratori del comparto Ricerca, dell’ENEA e dell’ASI, che si terrà a Roma nella giornata dello sciopero, e la propria determinazione per la piena riuscita della stessa, per cui invitano tutti lavoratori alla massima adesione allo sciopero e alla manifestazione.

Roma, 20 ottobre 2006

4/11 Podda chiede coerenza ai COBAS

Protocollo n 567 manifestazione 4 novembre 2006


Protocollo n.567/U-FP 2006

Roma, 25 ottobre 2006


Care compagne e cari compagni,

credo che le ragioni ed i contenuti che sono alla base della manifestazione del 4 novembre contro la precarietà, siano incompatibili con quelle espresse dai COBAS in una locandina apparsa sul Manifesto in data odierna.

Ritengo sia necessario che il Comitato promotore di “Stop precarietà, ora” prenda nelle prossime ore pubblicamente le distanze da queste posizioni, ripristinando le condizioni di una piattaforma condivisa, condizioni che pareva ci fossero nella riunione che si è tenuta ieri sera.

E’ del tutto evidente che in assenza di questo necessario elemento di chiarezza tra di noi, non potrò fare altro che prendere atto che altri hanno deciso, per ragioni legate alla contingenza politica, di sfasciare quello che eravamo riusciti fin qui a costruire.

Cordiali saluti.

Il Segretario Generale FP CGIL

Carlo Podda

CRA- oltre 700 i lavoratori privi di garanzie contrattuali

CRA- oltre 700 i lavoratori privi di garanzie contrattuali

In questi giorni è stata fornita alle OOSS la prevista ricognizione annuale sullo stato dell’occupazione ai sensi del art. 33 comma 3 del nuovo CCNL. Di seguito è riportato un quadro analitico per ogni struttura del CRA. La ricognizione, seppur incompleta rispetto alle previsioni contrattuali, è più che sufficiente per delineare un quadro assai chiaro: i lavoratori privi di garanzie contrattuali, PER QUESTO PRECARI,sono nel CRA oltre 700 a fronte di una pianta organica effettiva di circa 1000 unità.

Il dato oggettivo è evidente: la costituzione del CRA ha coinciso con l’esplosione, del fenomeno delle cosiddette tipologie di lavoro atipiche, essenzialmente basate sulle collaborazioni, rivolte a personale già operante a vario titolo nelle strutture e a nuovi soggetti subentrati successivamente al 1999, anno di approvazione del D.l. 454/99. In questo contesto, caratterizzato da una progressiva riduzione dei finanziamenti pubblici, pur in presenza di una crescente domanda di ricerca, il sistema ha trovato il suo equilibrio comprimendo di fatto i diritti dei lavoratori e rendendo precario anche il sistema.

Molto spesso non si tratta solo di figure scientifiche (ricercatori e tecnologi), ma anche di personale tecnico e amministrativo per il quale la forma contrattuale della collaborazione è, se possibile, ancora meno giustificabile. In questo percorso siamo sempre più vicini al punto di non ritorno.

È quindi assolutamente urgente una netta inversione di tendenza, che non può che tradursi in una forte introduzione dei contratti a tempo determinato e nella definizione di una piattaforma rivendicativa con l’obiettivo di aprire con l’amministrazione uno specifico tavolo di confronto per garantire anche alle forme di lavoro “PRECARIO”: il diritto di assentarsi per malattia, il diritto alla maternità o paternità, le ferie e i più elementari diritti sindacali.

Roma, 25 ottobre 2006

Udine 27/10 Tutte e tutti a Roma il 4 novembre per dire stop alla precarietà, ora!

Il 4 novembre a Roma ci sarà una grande manifestazione di lavoratrici e lavoratori, disoccupati e precari, movimenti e organizzazioni, per far sentire la voce di chi non viene mai ascoltato. La Rete 28 Aprile nella Cgil chiede a tutte le lavoratrici e lavoratori, ai pensionati, ai precari e ai disoccupati di manifestare a Roma per:

1 – abrogare la Legge 30 e il pacchetto Treu, abolire il finto lavoro autonomo, assumere stabilmente i precari e generalizzare di nuovo il rapporto di lavoro a tempo indeterminato;

2 – abrogare la Bossi-Fini per combattere il ricatto continuo verso gli immigrati, chiudere i Cpt e dire basta al lavoro nero, al caporalato e allo schiavismo;

3 – abrogare la legge Moratti di controriforma della scuola, ripristinare il diritto allo studio, dire no ai tagli alla spesa pubblica, all’università, alla ricerca e alla scuola;

4 – estendere i diritti sociali in tutto il mondo del lavoro, garantire a tutte e a tutti un reddito e una vita dignitosi.

Manifestiamo contro le leggi liberiste ereditate dal governo Berlusconi e da quelli precedenti, per invertire la rotta verso la quale anche il governo attuale si sta pericolosamente indirizzando. Contro la precarietà non servono ritocchi, ma ci vogliono cambiamenti profondi. Manifestiamo anche per riscrivere una legge finanziaria che taglia ancora la spesa sociale, mentre contro la precarietà del lavoro e della vita non si fa ancora nulla.

Assemblea a Udine Presso la sede della Cgil - Viale Bassi n.36 il 27 ottobre alle ore 19.30

Delle ragioni del nostro impegno contro la precarietà a Udine e nel resto d’Italia discuteremo con

Rino FELEPPA_responsabile regionale precarietà_Cgil
Walter ZOCCOLAN_Comitato aziendale europeo Zanussi Electrolux_FIOM Cgil
Walter TANZI_Cgil Lombardia

Partecipate tutte e tutti !

Per chi fosse interessato, all'assemblea, si raccoglieranno anche le adesioni per il viaggio alla manifestazione nazionale del 4 novembre

Rete28aprile nella Cgil per l'indipendenza e la democrazia sindacale

La Coop sei tu? Non ti riconosco più!

La Coop sei tu? Non ti riconosco più!
La solitudine delle lavoratrici nei supermercati. Violazione dei diritti e massima flessibilità alla Coop.

(24 ottobre 2006)

Non sappiamo quante siano le lavoratrici (perché in prevalenza donne) precarie nei supermercati del marchio COOP, perché Cgil Cisl Uil non si sono mai poste l’obiettivo di censirle e di ridurne il numero, attraverso un piano delle assunzioni finalizzato a trasformare buona parte dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo pieno.

Migliaia di contratti a tempo a tre mesi, spesso prolungati di altri due o tre mesi (il prolungamento viene annunciato di regola il giorno prima della scadenza del contratto).

Capita che tra un contratto a tempo determinato ed un altro passino anche 5 o 6 mesi, la regola è che la Direzione Coop ti convochi al lavoro due o tre giorni prima.

Le precarie non hanno diritto alla assemblea, a regola il contratto lo prevederebbe ma non la organizzazione del lavoro che preferisce impiegare le precarie durante le assemblee per garantire la normale apertura del supermercato e l’impiego delle stesse alle casse e ai banchi di carne, pesce e gastronomia.

La Coop sei tu , dice la pubblicità, quindi ci domandiamo che cosa pensino le migliaia di soci da sempre attenti ai diritti collettivi e alle battaglie a sfondo civile.

Alla Coop capita che la lavoratrice a tempo determinato, alla fine del periodo, si veda giudicata con una scheda di valutazione della quale non consoce né i criteri di compilazione, né tanto meno il contenuto che poi è vincolante ai fini delle nuove assunzioni a termine (perché la COOP di solito chiama sempre le stesse donne visto che i tempi e i costi della formazione del personale sono ridotti ai minimi termini).

Su tre mesi di contratto, 45 possono i giorni del periodo di prova come prevede il contratto di categoria; ci chiediamo la ragione per la quale una lavoratrice al 3 o 4 contratto a tempo debba superare un lungo periodo di prova (ci viene da pensare che la sola giustificazione plausibile sia quella di avere uno strumento di pressione psicologica per assoggettare i singoli alla flessibilità e all’organizzazione del lavoro…)

Le lavoratrici debbono essere così flessibili che l’orario settimanale viene stravolto, di solito, con repentini (e mai contestati) cambi turno, una sorta di lavoro a chiamata al quale la singola lavoratrice non può sottrarsi pena non essere più chiamata a lavoro una volta terminato il contratto a tempo determinato.

Infine, a fronte di contratti a 20 o 24 ore lavorative a settimana, sovente capita che l’orario lavorativo aumenti fino a 36 o 40 ore, un uso flessibile anche dell’orario che conferma il forte bisogno della Coop di personale full time e a tempo indeterminato, un bisogno negato dai sindacati aziendali e dalla stessa direzione Coop che preferisce invece contratti precari e manodopera flessibile.

Anzi , corre insistente una voce che ci saranno esuberi in alcuni supermercati visto che il personale sarebbe in eccedenza. La coop sei tu? Non ci sembra proprio il caso!

CONFEDERAZIONE COBAS
VIA SAN LORENZO 38 PISA

Giornalisti versus editori, altri scioperi in vista

Continua, sempre più duro, il braccio di ferro tra giornalisti e editori. È appena finita la protesta che per due giorni ha bloccato i servizi d'infomazione televisivi, che già si annunciano altri pesantissimi scioperi. «La Giunta della Federazione della Stampa ha deciso all'unanimità di proporre ai giornalisti della carta stampata e delle agenzie di informazione e del web una settimana di sciopero consecutivo prima delle festività natalizie e senza alcun preavviso» spiega una nota della Fnsi.

«La decisione definitiva su questa durissima azione di lotta, la prima del genere nella storia del Sindacato dei giornalisti - aggiunge la nota - sarà presa nel corso di una grande assemblea nazionale di tutte le strutture del sindacato, dei comitati e fiduciari di redazione, del Consiglio Nazionale e della Commissione Contratto, che si svolgerà a Roma nella prima quindicina di novembre ed alla quale sono invitati tutti gli organismi della Associazioni Regionali di Stampa, dell'Inpgi, della Casagit, del Fondo di Previdenza Complementare e il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti».

«Martedì prossimo 31 ottobre si riunirà nuovamente la Giunta Federale e, per la prima volta, un gruppo di lavoro allargato della Giunta stessa e delle Associazioni Regionali, insieme a tutte le componenti del Sindacato, per decidere altre forme di mobilitazione e di lotta, a livello territoriale e aziendale, in aggiunta alla settimana di scioperi consecutivi, che rendano difficile la normale produttività delle redazioni nei prossimi mesi. Il gruppo di lavoro - sostiene la Fnsi - ha anche il compito di discutere l'organizzazione di una manifestazione nazionale dei giornalisti a Roma finanziata con il Fondo di solidarietà e di resistenza della categoria.

Assemblee di gruppo o di testata saranno organizzate, anche a livello regionale e interregionale, d'intesa con le Associazioni Regionali di Stampa. Nei prossimi giorni la Giunta della Federazione deciderà se estendere la dura protesta alle colleghe e ai colleghi che lavorano negli uffici stampa della pubblica amministrazione se non sarà aperto nei prossimi giorni l'annunciato, e sempre rinviato, tavolo ministeriale».

Spiega il sindacato che «il profondo disagio e la protesta dei giornalisti italiani costringe la Fnsi a proporre alle giornaliste e ai giornalisti, che hanno già attuato dodici giorni si sciopero, un eccezionale sacrificio per difendere il diritto all'autonomia, alle tutele ed a uno stipendio dignitoso sia per i giornalisti dipendenti sia per le migliaia di collaboratori sfruttati e mal pagati. Gli editori, inoltre, stanno conducendo una sempre più esplicita campagna contro l'autonomia e la solidità finanziaria dell'Istituto di Previdenza di categoria, l'Inpgi, cercando di ottenerne il controllo per bloccare l'attività di ispezione e di vigilanza sulle violazioni contributive di molte aziende editoriali.

Pubblicato il: 26.10.06

24.10.06

Tutti a Roma il 4/11 (Cobas scuola)

NO ALLA FINANZIARIA AMMAZZAPRECARI
DAMIANO, AMICO DEI PADRONI, VATTENE

L'assemblea del Brancaccio ha lanciato la manifestazione del 4 novembre con una piattaforma centrata sulla abrogazione delle tre leggi-vergogna (Moratti, 30 e Bossi-Fini, oltre che sul no al pacchetto Treu) e sulle richieste della stabilizzazione dei precari, della centralità del contratto a tempo indeterminato, del riassorbimento del lavoro esternalizzato e di forme di garanzia del reddito, inviando un monito al governo di centrosinistra affinchè rompesse con il berlusconismo, il liberismo e con il dilagare della precarietà nel lavoro, nel reddito, nella vita.

La risposta del governo Prodi è stata totalmente negativa. Non solo le leggi-vergogna sono operanti, ma per alcuni aspetti (accordi governativi con i call center, intensificazione della distruttiva "autonomia scolastica", creazione di muri e simil-CPT clandestini) in forma persino più devastante.

Nel contempo la Finanziaria di centrosinistra, lievitata a 40 miliardi, invece di “far piangere i ricchi”, in cambio di incerti spiccioli di sgravi fiscali, aumenta i ticket sanitari e elimina servizi pubblici cruciali per il diritto alla salute; taglia più di 2 miliardi ai Comuni; non stanzia per i contratti pubblici nulla per il 2006 e per il 2007-8 addirittura meno dell’inflazione programmata; taglia 50 mila posti di lavoro nella scuola pubblica, aumenta i finanziamenti a quella privata e sottrae fondi ad Università e Ricerca; prevede di stabilizzare solo 8 mila dei 350 mila precari della Pubblica Amministrazione; regala ai padroni decine di miliardi con il cuneo fiscale, e destina alle distruttive "grandi opere" (TAV, Mose) il TFR dei lavoratori.

E una vergogna particolarmente rivoltante per i precari riguarda la politica del ministro "padronale" Damiano, a partire dalla vertenza Atesia. Dopo due anni di coraggiosa lotta dei precari Atesia, l'ispettorato del Lavoro aveva accertato che i dipendenti sono lavoratori subordinati, disponendone l'assunzione a tempo indeterminato (con il pagamento degli arretrati) e scoperchiando il verminaio del lavoro paraschiavistico dei call center e di migliaia di posti analoghi. Damiano ha steso una pietra tombale sulla vicenda con l'art.178 della Finanziaria che regala il condono fiscale a Tripi ed agli altri “padroni delle ferriere” e continua a dividere i lavoratori in subordinati e "autonomi", con l'aiuto di Cgil-Cisl-Uil, firmatari di un accordo peggiorativo della legge 30. E' lo stesso ministro che prepara un decreto per anticipare al 1° gennaio 2007 lo scippo del TFR da regalare ai fondi pensione cogestiti tra Confindustria e Cgil-Cisl-Uil e che sta per aprire una trattativa catastrofica per ulteriori tagli delle pensioni.

A livello regionale dilaga l’ostilità del centrosinistra verso i precari: ad esempio nel Lazio l’assessore alla Sanità Battaglia, per favorire ditte private, ignora le lotte dei lavoratori precari ed esternalizzati del Sant’Andrea e altri ospedali, da più di un anno mobilitati per la stabilità del lavoro, la garanzia del salario, la salvaguardia delle strutture pubbliche e del diritto alla salute.

Persino sul piano della democrazia il governo è impresentabile, con il gattopardo Fioroni che, sotto la pressione di Cgil-Cisl-Uil, riconferma il furto di democrazia ai danni dei lavoratori della scuola e non restituisce il diritto di assemblea; e con Amato che, oltre a ribadire il neoschiavismo della Bossi-Fini e i lager CPT (di cui il 4 chiederemo la chiusura) permette che amministrazioni di centrosinistra innalzino muri per ghettizzare gli immigrati (Padova) o si inventino simil-CPT clandestini (Roma).

IL 4 NOVEMBRE TUTTI/E A ROMA (P.della Repubblica ore 14.30)
PER DIRE BASTA CON LA PRECARIETA'
E NO ALLA FINANZIARIA TRUFFALDINA
E AL MINISTRO DAMIANO, AMICO DEI PADRONI

COBAS SCUOLA

I CIP denunciano l'inganno perpetrato dal governo Prodi ai danni della scuola

COMUNICATO STAMPA

LA POSIZIONE DEI CIP SULLE DISPOSIZIONI DELLA FINANZIARIA PER LA SCUOLA

I C.I.P., Comitati Insegnanti Precari, denunciano l’inganno perpetrato dal governo Prodi a danno della scuola. La relazione tecnica allegata al D.d.L. per la finanziaria del 2007, infatti, smaschera il truffaldino trionfalismo che ha accompagnato la presentazione della legge di bilancio e rivela il reale disegno destabilizzante.
Tagli scriteriati delle cattedre ed esproprio dei diritti dei precari in attesa da decenni di definitiva assunzione, infatti, rappresentano un voltafaccia senza precedenti rispetto agli impegni elettorali ed un insopportabile schiaffo alle legittime aspettative dei lavoratori del comparto scuola.
Che non vi fosse una condotta politica leale e trasparente i C.I.P. lo avevano dichiarato dopo i primi atti del governo. Non a caso, all’indomani della presentazione in CdM della finanziaria, avevano deplorato il metodo, tutto italiano, di ricorrere a decisioni raffazzonate ed estemporanee, frutto del mercanteggiamento dell’ultima ora, che riducono o contraddicono gli impegni assunti in campagna elettorale. Decisioni precedute da un estenuante chiacchiericcio di cifre in libertà, finalizzate solo a disorientare i cittadini, tanto da far sì che le determinazioni finali siano accettate come il male minore e non già come le migliori o le più opportune. In quest’ottica rientra il millantato piano triennale per le 150.000 assunzioni. Cifra palesemente insufficiente a coprire l’attuale fabbisogno ed il prossimo turn over. Infatti se nel 2006/2007, i precari impegnati per incarichi annuali sono 145.000, e i pensionamenti crescono del 40-60% all’anno, è del tutto evidente che alla fine del prossimo triennio la quota dei precarizzati sarà aumentata. Esattamente come nell’era Moratti e al contrario di quanto indicato nel programma dell’Unione.
A distanza di 15 giorni quei tagli delle cattedre che avevamo denunciato, compiuti mediante l’aumento degli alunni per classe e la diminuzione degli istituti, vengono ufficializzati dalla citata relazione tecnica e quantizzati in 41.942 unità. Da ciò e dal contenimento del turn over deriverà, a fine triennio, una disponibilità per le immissioni in ruolo inferiore alla metà di quella millantata (cfr. 74.762).
Ancora una volta la scuola viene penalizzata dall’incompetenza di un ministro dell’istruzione “per caso” e dalla miopia di un ministro dell’economia che tratta l’educazione e la formazione dei giovani come un bene voluttuario, confezionato in aziende “a perdere”. Non a caso ha sostenuto la necessità di adeguare il rapporto alunni/docente agli standard europei, dimostrando d’ignorare la realtà territoriale e demografica del nostro paese e, peggio, di trascurare il livello di fatiscenza ed inadeguatezza alle norme di sicurezza degli edifici scolastici.
<>. Lo attesta il fatto che, sebbene il governo Berlusconi abbia riservato all’amministrazione e alla didattica, nel 2005, solo un terzo delle risorse disponibili nel 2001 (appena 110.871 milioni di euro contro i 331.440 di cinque prima), il governo Prodi sia intervenuto con ulteriori tagli. Gli effetti di questa bieca economia sono strutture sempre più fatiscenti e sempre meno conformi alle norme di sicurezza, una disparità retributiva degli insegnanti, dai 6.000 ai 20.000 euro annui in meno rispetto a quella media dei loro colleghi appartenenti ai paesi OCSE ed il precariato triplicato nell’ultimo decennio (+157% e 145.000 supplenti annuali, pari 20% dell’intero organico).
I CIP, inoltre, criticano l’art.66 comma C-1 lì dove prevede il blocco, dal 2010, delle graduatorie permanenti per l’accesso all’insegnamento. Esso, oltre a non essere risolutivo, costituisce un inaccettabile attentato ai diritti acquisiti dai precari e, alla luce del sospeso art.5 della riforma Moratti, costituisce il preludio alla chiamata diretta, (gestita dai dirigenti scolastici “a trattativa privata”), al nepotismo ed al clientelismo, a discapito della trasparenza e del rispetto delle priorità conseguite mediante pubblici concorsi ed esperienza didattica pluriennale.
I CIP a tale riguardo ritengono imprescindibile il diritto alla collocazione in ruolo di tutti gli iscritti in graduatoria permanente e di merito fino al loro completo esaurimento. In questa materia la finanziaria risulta lesiva delle legittime aspettative professionali ed umane dei 450.000 precari iscritti nelle sole graduatorie permanenti. Questi, con i tagli occupazionali previsti ed il ventilato allungamento del limite di pensionamento, sarebbero espulsi dalla scuola prima ancora di esserne assunti. Sarebbe bastato impedire la dissennata creazione di ulteriore precariato mediante la sospensione delle SSIS, subordinando la creazione di qualsivoglia percorso abilitativo al reale fabbisogno.
In estrema sintesi, in sede parlamentare, ci aspettiamo dal governo di centro-sinistra e dall’opposizione uno scatto di dignità per onorare gli impegni assunti e dare qualità alla scuola pubblica e certezze occupazionali agli aventi diritto.

Nota: CIP - Direttivo Nazionale Roma, 17 ottobre 2006

Scuola. I “tagli” nella Finanziaria

di Unicobas
Il ministro Fioroni non si rende conto della gravità delle sue “esternazioni”. Ciò di cui parla (“Nulla di vero, nessun taglio, ma solo razionalizzazioni”), scopre le vere intenzioni del Governo sulla scuola. Eccole.
1) Fioroni ammette candidamente che i 14 mila docenti di inglese, indispensabili per coprire le cattedre scoperte alle elementari, sono destinati a rimanere precari a vita o che, quantomeno, quei posti non verranno mai dati ad assunzioni. Nella scuola primaria, la lingua straniera è una materia o un optional? Che garanzie avranno le famiglie sul consolidarsi di tale insegnamento se, come dice Fioroni, non può essere “considerato come ampliamento dell’organico permanente”?
2) Fioroni sa che la vicenda umana dei 10 mila docenti “inidonei” (che curano le biblioteche) non può essere risolta inserendoli “nei posti vacanti della pubblica amministrazione” senza spostarli in un diverso comparto del pubblico impiego, cioè senza realizzare uno spreco di professionalità ed un’offesa alla loro dignità? Era precisamente quanto disponeva la Moratti, che però alla fine bloccò il piano. Senza di loro, peraltro, chiuderanno laboratori e biblioteche.
3) La riduzione da 40 a 34 ore del tempo scuola negli Istituti Professionali Statali è più o meno quello che disponeva la riforma Moratti. Una cosa che non è possibile realizzare senza un pesante taglio di circa 20 mila cattedre, peraltro con l’abbattimento di importanti materie curricolari. Manderanno anche questi docenti di troppo nel calderone del pubblico impiego?
4) L’aumento del rapporto alunni-classe non viene negato ed è cosa che era e resta inaccettabile per una scuola di qualità. Cosa aggravata dal fatto di essere aumento generalizzato senza alcuna attenzione alle realtà particolari ed ai singoli ordini di scuola (materne, elementari, medie e licei sono già pieni fino all’orlo, con classi di più di 30 alunni, anche in presenza di discenti diversamente abili).
5) Infine, l’aumento dell’obbligo a 16 anni e le “classi primavera” non possono certo compensare il taglio di 50 mila cattedre.

Il coronamento del “pacchetto” è rappresentato dalla presa in giro dei precari. Basta leggere i dati: 150 mila sono i pensionamenti previsti in 3 anni. Ergo, che ridicolaggine sarebbe quella delle 150 mila assunzioni ex novo? Oggi è necessario coprire 120 mila cattedre vacanti e 30 mila posti di collaboratori ed amministrativi. Il rinvio di queste assunzioni al 2008, con la massa di pensionamenti in arrivo, equivale ad un bluf: l’intenzione del Governo è solo quella di coprire il personale che andrà in quiescenza e, nel frattempo, di illudere i precari su di un piano di assunzioni perché questo dovrebbe andare a colmare tutto il fabbisogno d’organico.
Lo stato di contraddizione del Ministro si evince quindi dalla (articolata) conferma dei tagli. Fioroni, invece di calmare le acque, al fuoco aggiunge benzina, chiarendo, se ancora ce ne fosse bisogno, verso quali parti della categoria è indirizzata la mannaia.
Abrogazione definitiva della riforma Moratti e delle prove a quiz dell’Invalsi. Un segnale vero in direzione del recupero della media retributiva europea per il personale della scuola (lo stanziamento in Finanziaria per il contratto, scaduto da dicembre 2005, consente al massimo la copertura di un terzo dell’inflazione). Questi erano gli impegni elettorali.
Il 17 novembre sciopero unitario di Unicobas, Cub e Cobas. nella stessa data si terranno una o più manifestazioni unitarie del sindacalismo di base.

Stefano d’Errico
Segretario nazionale l’AltrascuolA Unicobas
20/10/2006

23.10.06

Stop Precarietà Ora - Palermo

La precarietà del lavoro e delle condizioni di vita segna oggi donne e uomini, occupati e disoccupati, nativi e migranti, nella logica del ricatto esistenziale posto da aziende e governi nei confronti della vita concreta delle soggettività. Nel concreto, la precarietà non fa che radicalizzare i ricatti salariali già ben noti all’operaio-massa, travestiti, adesso, sotto forma di lavori all’insegna del coinvolgimento e della partecipazione.
Le donne sono, per altro, le più colpite dai processi di precarizzazione del lavoro, dallo sgretolamento e dalla privatizzazione dei sistemi pubblici di servizio alla persona.
La lotta contro la precarietà è, in definitiva, parte della lotta per l'autodeterminazione dei lavoratori, per l’autogestione dei percorsi lavorativi al di fuori e contro le logiche del capitale.
La condizione migrante concentra su di sé tutti gli aspetti della vita precaria, per le lavoratrici, per i lavoratori. La lotta per la parità dei diritti per i migranti, per la fine della persecuzione nei loro confronti, per la chiusura dei CPT, per la fine della schiavitù dovuta al vincolo del permesso di soggiorno legato al posto di lavoro, fanno certamente parte della lotta contro la precarietà e di quella per i diritti universali di cittadinanza.
Il movimento contro la precarietà deve far tesoro delle lotte esemplari come quelle dei precari/e di Atesia, che hanno rifiutato la compatibilità dell’azienda con i diritti dei lavoratori, e devono in tal senso puntare verso obbiettivi chiari:

Abrogazione della legge 30 e del pacchetto Treu
Abrogazione della legge Bossi/Fini senza il ritorno alla Turco/ Napolitano
Abrogazione della ”riforma” Moratti su Scuola e Università
Assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari
Diritti sociali di garanzia del reddito per tutti/e
COMITATO STOP PRECARIETA’ ORA PALERMO
Il comitato si riunisce ogni martedì ORE 21.30 alla sede COBAS piazza Unità D’Italia 11.
Per info e biglietti: stop.precarieta.orapalermo@gmail.com

oppure recarsi

alla facoltà di lettere AULA CARLO GIULIANI
alla facoltà di scienze politiche COLLETTIVO 20 LUGLIO

Napoli. Precarietà Ora Basta! - Assemblea pubblica

Precarietà Ora Basta...


Per anni abbiamo subito una campagna martellante che presentava la flessibilità e la libertà di licenziamento come le uniche ricette per fare emergere il lavoro nero e combattere la disoccupazione. Dopo un decennio di controriforme del mercato del lavoro la falsità di questi argomenti appaiono chiari. Il lavoro precario è servito solo ed esclusivamente a sostituire il lavoro stabile e sicuro. Il lavoro nero è aumentato e, come ci indicano i dati Istat, migliaia di disoccupati, soprattutto donne, sono usciti dalla liste di collocamento non perché hanno trovato un lavoro ma perché hanno smesso di cercarne uno sopraffatti dalla sfiducia.
In alcuni settori, come quello dei servizi e del terziario il 47% della manodopera ha ormai contratti di tipo precario.
L’idea che sia sufficiente “dare più tutele” ai lavoratori precari ha dato corpo all’idea che non tutta la flessibilità sia da buttare via. La realtà è ben diversa. Gli effetti più devastanti di questo ragionamento li possiamo misurare in casi come Atesia, il più grande call center d’Italia con oltre 3mila lavoratori a progetto, che ha visto in questi anni, una generosa mobilitazione dei lavoratori in difesa di un posto di lavoro stabile e dignitoso.
Davanti alla relazione dell’ispettorato del lavoro che condanna l’azienda ad assumere e pagare i contributi arretrati di tutti i lavoratori, i sindacati e il governo hanno risposto con un nuovo accordo che condona le malefatte dell’azienda e giustifica le assunzioni precarie.
Il 4 novembre rappresenta una prima grande occasione per manifestare contro la precarizzazione del lavoro e per rilanciare una mobilitazione ampia contro i nuovi attacchi in vista.
Non è un mistero per nessuno che Governo, Confindustria e vertici sindacali, una volta licenziata la finanziaria 2007 si sono dati appuntamento a gennaio per iniziare una trattativa su una nuova controriforma delle pensioni (dove l’età pensionabile verrebbe ritoccata ancora verso l’alto) e sui contratti di lavoro nazionale (dove i padroni vogliono peggiorare turni e diritti).
Lottare contro il precariato oggi significa lottare contro una piaga che colpisce l’insieme della popolazione.
Precarietà di lavoro, precarietà di vita, precarietà di un futuro.
Questo passa il sistema. Siamo tutti sotto attacco e senza differenze di età, a partire dai giovani che oggi un lavoro ancora non ce l’hanno.
La manifestazione del 4 novembre rappresenta un passaggio decisivo per rilanciare una mobilitazione più estesa contro tutti gli attacchi del padronato ai nostri diritti.
Pensiamo che impatto avrebbe una lotta che conquistasse sul campo l’abrogazione di tutte le leggi che precarizzano il lavoro e quante nuove energie sprigionerebbe una tale vittoria nella mobilitazione più generale per una società più giusta ed equa che parta dai bisogni della gente e non dai profitti di una minoranza di pescicani. Non c’è altra via che quella della lotta!

Unisciti a noi nella lotta al precariato
partecipa alla manifestazione del 4 novembre a Roma

Lottiamo per:
- Per l’abrogazione di tutte le leggi precarizzanti: pacchetto Treu, Legge 30, Legge Bossi-Fini, Legge Moratti
- Per la trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato.
- Contro la concertazione, per la difesa di pensioni e contratti di lavoro dignitosi

Ti invitiamo a partecipare per discutere tutto questo

Giovedì 26 ottobre ore 15
presso Università Federico II - Facoltà di Lettere e Filosofia
aula occupata CSU – Scala C seminterrato
Via Porta di Massa, 1

Collettivo Studentesco Universitario (CSU)

23/10. Operai in sciopero bloccano l'accesso alla Torino-Milano

TORINO, 23 OTT - I lavoratori della Flexider stanno bloccando dalle 8 l'accesso all'autostrada Torino-Milano, in corso Giulio Cesare. L'azienda ha annunciato la mobilita' per 105 dipendenti su 220 dello stabilimento di corso Romania e i sindacati temono che l'intenzione sia quella di trasferire progressivamente tutta la produzione in SudAfrica.

Stop Precarietà ora. Treni e Pullman

TRENI E PULLMAN PER RAGGIUNGERE ROMA IL 4 NOVEMBRE ALLA MANIFESTAZIONE STOP PRECARIETA' ORA

Info manifestazione 4 Novembre Roma
Riferimenti:
Aosta - partenza 3.11 sera, prenotazioni al 335.8232294 Piero Valleise - Segretario regionale

Giulianova - Teramo, Luca per la Federazione di Teramo 0861.241511 - 334.6976125

Tutte le iniziative e le info trasporti dalla Sicilia su http://www.prcsicilia.it
* Palermo: per le prenotazioni e le adesioni dei Circoli: Costanza Chirivino 328.0826056
Partenza da Palermo il 3/11 sera e ritorno da Roma il 4/11 sera. Ciascuno contribuisce con 15 euro.
* Messina: partenza nella serata del 3.10.2006
Organizzano: PRC circolo Impastato-GC Messina-Sindacato Or.S.A. navigazione
recapiti telefonici:
Francesca Fusco 3477030772 - GC Messina
Mariano Massaro 3482816348 - Sindacato Or.S.A.
sito internet: http://www.comunistisiciliani.it

Toscana

* Arezzo: 1bus, tel.0575.370320
* Firenze: 1treno + 2bus, tel.055.2345771
* Grosseto: treno (del piemonte, in alternativa bus), tel.328.0153683
* Livorno: treno (come grosseto),tel.0586.807035
* Lucca: 1bus, tel.0583.316162
* Massa: 1bus, tel.333.8624205 sebastiano
* Pisa: treno (come groseto), tel.050.9711526
* Pistoia: 1bus, tel.0573.975556
* Prato: 1bus, tel.348.3389355 ilaria
* Siena: 1bus,tel.0577.270389
* Viareggio: 1bus, tel.0584.31887

Campania

* Avellino: Francesco Pennella 3477810076 - 4 pullman
* Benevento: Giuseppe Addabbo 3336557516 - 2 pullman
* Caserta: Carmela De Lucia 3339463180 - 4 pullman
* Napoli: Arnaldo Maurino 3471865868 - Imma Panico 3357564997 - 10 pullman
* Salerno: Giuseppe Trapani 3207528463 - 4 pullman

Lombardia

* Milano – treno speciale partenza sabato 4/11 h 6,30 da Milano e ritorno h 22,30 da Roma (riferimenti per prenotazioni: Fiom, FP, FLC, Lavoro e Società, Rete 28 Aprile, Cgil, Sincobas, Chainworkers, Gc, Regionale Prc)
* Bergamo – sta organizzando 2 pullman
* Brescia – sta organizzando 1 pullman
* Lecco – treno di Milano o pullman dell’Arci
* Pavia – sta organizzando 1 puillman
* Varese – sta organizzando 1 pullman
* Crema e Cremona – stanno organizzando i pullman. Per prenotarsi: Federazione di Crema 0373 83037 - Federazione di Cremona 0372 452702
Per tutte le informazioni: Pierangelo Guagnetti, Carlo Rutigliano - Comitato regionale lombardo Prc – 02 2043653 – prc.lombardia@tiscalinet.it

4 Novembre, movimento e lavoro finalmente uniti (il Manifesto)

In tanti, e tante volte, abbiamo provato a far vivere nel movimento dei movimenti il tema della precarietà, affermando che il progressivo attacco ai diritti sociali e del lavoro rappresentasse la frontiera più avanzata delle politiche neoliberiste che volevamo combattere. Non a caso, dicevamo, le giornate del luglio genovese erano state precedute dallo sciopero «separato» della Fiom che metteva al centro della battaglia sul contratto proprio il tema della precarietà. Eppure questo ragionamento ha faticato ad entrare nel dna del popolo «altermondialista», spesso (e non sempre a torto) sospettoso nei confronti della «pesantezza» delle dinamiche «sindacali». Ma i suoi germi hanno portato molti di noi ad essere davanti ai cancelli della Fiat, da Termini Imerese a Cassino, insieme ai lavoratori che si battevano contro la cassaintegrazione, o con gli autoferrotranvieri che bloccavano i depositi chiedendo il rispetto del contratto, o ancora nella campagna referendaria per l'estensione dell'articolo 18, convinti che solo estendendo un diritto lo si difenda, ma che solo difendendo quelli acquisiti si possa crearne di nuovi.
Anche da tutto questo nasce, oggi, il percorso che ci ha portato all'assemblea di luglio al Brancaccio, e che ci porterà, speriamo in tanti, il 4 novembre in piazza dietro lo slogan «Stop precarietà ora!»
La forza del 4 risiede nella capacità di mettere in rete esperienze diverse, sindacati e associazioni, collettivi studenteschi e reti migranti... cogliendo la necessità di sferrare un attacco «coordinato e continuativo» alla precarietà, offrendo una sponda nazionale alle miriadi di lotte e vertenze che si sviluppano nei luoghi di lavoro e nei territori, ma anche nella «esigibilità» delle rivendicazioni contenute nella piattaforma, a partire dalla richiesta chiara e non aggirabile di abrogazione delle tre «leggi vergogna» del governo Berlusconi (la 30 e Bossi-Fini, la riforma Moratti).
E' evidente, quindi - pena il nascondere la testa sotto la sabbia, come gli struzzi - che la manifestazione del 4 è tutta dentro la fase politica attuale e lo scontro sulla prima finanziaria Prodi. Chi sarà in piazza per l'abrogazione della legge 30 non potrà certo condividere le affermazioni del ministro Damiano che continua a prospettarne solo parziali «correttivi», non potrà gioire del «salvataggio» che l'articolo 178 offre ad aziende come Atesia nell'emersione del lavoro falsamente autonomo, né dell'aumento dei contributi previdenziali per i lavoratori autonomi che rischia di essere scaricato per intero sui salari; chi sarà in piazza per l'abrogazione delle leggi Moratti e l'assunzione dei precari della scuola e del pubblico impiego non sarà certo contento degli ennesimi tagli annunciati all'istruzione pubblica, del tetto del 40 % per la stabilizzazione dei precari del pubblico impiego, e del saldo negativo tra le assunzioni annunciate e i pensionamenti previsti, né potrà sostenere l'ennesimo aumento di finanziamenti alle scuole private; chi, infine, sarà in piazza per l'abrogazione della legge Bossi-Fini non potrà che condannare la volontà del ministro Amato di mantenere in vita i Cpt, né la timidezza con cui il governo affronta il tema dei diritti dei migranti. Per tutti questi motivi, quindi, il 4 sarà il primo passaggio di una battaglia lunga, che potrà vivere solo se saprà sviluppare l'autonomia e la radicalità necessarie alla costruzione del conflitto. Il successo del 4 misurerà anche la possibilità di mantenere aperto lo spazio dei movimenti nella nuova fase, fuggendo la tentazione della delega alla politica istituzionale e dell'illusione del governo amico.

Assemblea 28/10 contro il governo Prodi, contro la Finanziaria

ASSEMBLEA PUBBLICA NAZIONALE Sabato 28 ottobre h. 9.00 Contro il governo Prodi, Contro la Finanziaria per preparare lo sciopero generale nazionale del 17 novembre, indetto da tutti i sindacati di base contro la Finanziaria

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ASSEMBLEA PUBBLICA NAZIONALE
Sabato 28 ottobre h. 9.00, sede dello Slai Cobas
Viale Liguria 49, Milano (MM2 Romolo)

Contro il governo Prodi
Contro la Finanziaria

per preparare lo sciopero generale nazionale del 17 novembre, indetto da tutti i sindacati di base contro la Finanziaria, che - in continuità con quelle del governo Berlusconi continua a far pagare i costi del capitalismo ai lavoratori.



Costruiamo, dal basso, un’unità di tutti i lavoratori su obiettivi che siano contro la concertazione governo – padronato – sindacati confederali, per dare vita ad un movimento di massa che rivendichi:

• Forti aumenti salariali per por fine a paghe sempre più basse

• La reintroduzione della rivalutazione automatica di salari e pensioni

• La riduzione generalizzata della giornata lavorativa

• La fine della precarizzazione con la stabilizzazione a tempo indeterminato di tutti i precari e l'abolizione del "Pacchetto Treu" e della "Legge 30"

• Il ripristino della pensione pubblica (con il vecchio sistema di calcolo retributivo e diminuendo l'età per la pensione), perché non sia trasferito il TFR né ai Fondi Pensione, né all'Inps.

• La democrazia nei posti di lavoro, ponendo fine al monopolio della rappresentanza ai sindacati firmatari di contratto e conferendo direttamente ai lavoratori i diritti sindacali

PARTECIPATE ALL’ASSEMBLEA DEL 28 OTTOBRE
SCIOPERATE IL 17 NOVEMBRE
Slai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale

Catania. Libreria Sociale "Mangiacarte": pranzo precario verso il 4/11

IL PRANZO di NONNO BASSOTTO
VEN 27 OTT h 13.00 Pranzo sociale
Libreria Sociale “Mangiacarte”
Via Verginelle 13
(vicino Piazza Dante)

*Raccolta fondi per la prossima apertura
di una piccola biblioteca aperta a tutti
*StopPrecarietàOra: Testi, Libri, Video e Parole
*occasione di incontro per discutere di
“Obiettivo Precario”- esposizione fotografica da realizzare nei prossimi mesi sul tema della precarietà nei suoi vari aspetti

Associazione di promozione sociale “Mangiacarte”
http://www.mangiacarte.splinder.com

Stop precarietà, studenti insieme al corteo (il Manifesto)

Collettivi universitari romani*

La data del 4 novembre, nata dal Social Forum di Atene e concretizzata nell'assemblea dell'8 luglio al teatro Brancaccio, è frutto di un percorso largo nato dall'esigenza di rilanciare un'opposizione alla precarietà dilagante a causa delle politiche degli ultimi governi e incarnata nelle leggi Treu/legge 30, Berlinguer-Zecchino/Moratti, Turco-Napolitano/Bossi-Fini, ma anche in una finanziaria di tagli alle spese sociali, come quella che si prospetta per quest'anno.
La precarietà caratterizza la società in ogni suo aspetto e quindi anche l'università e la scuola. La precarietà per gli studenti e le studentesse non è un problema astratto, una parola d'ordine politica. Parlare di precarietà per noi significa toccare il nocciolo della nostra condizione materiale di vita in quanto studenti. Ma pensiamo che discutere di una sola precarietà sia sbagliato: per costruire davvero autorganizzazione e conflitto si deve parlare di diverse precarietà e, nel nostro caso, di precarietà studentesca. Per noi la precarietà è al tempo stesso il nostro presente e il nostro futuro.
E' il nostro presente perché la dissoluzione del diritto allo studio ha portato il lavoro precario dentro la nostra vita di tutti i giorni. Le privatizzazioni e i tagli degli ultimi anni hanno portato all'insufficienza di borse di studio e case dello studente, mentre le tasse universitarie sono in continuo aumento, affitti, trasporti e libri di testo sono alle stelle e le forme di agevolazione sono assolutamente carenti. Così i lavori precari diventano per noi una condizione di sopravvivenza. In questo quadro già disastroso si prospetta una finanziaria che aumenta i finanziamenti di guerra (2 miliardi e 100 milioni di euro in più) mentre taglia ulteriormente la spesa sociale, l'università e l'istruzione. La precarietà è il nostro presente anche nei ritmi che tutti i giorni dobbiamo sostenere all'università con la frequenza obbligatoria e una didattica frammentata che ci porta a fare anche 15 esami l'anno, come per abituarci ai nuovi ritmi del lavoro; in tutto ciò siamo costrett* a lavorare gratuitamente all'università attraverso stage e tirocini e nelle scuole con l'alternanza scuola-lavoro.
E' il nostro futuro perché già dalla scuola dobbiamo scegliere a 13 anni cosa fare da grandi, e perché l'università in cui viviamo è stata disegnata dalla riforma Zecchino col consapevole progetto di costruire una fabbrica di precari che, grazie ai tempi serrati e alla didattica dequalificata e specializzante, sforna futuri lavoratori e lavoratrici ricattabili.
Per questo pensiamo sia importante scendere in piazza il 4 novembre come studenti e studentesse. Vogliamo fare come in Francia e partire dalla nostra condizione studentesca per rilanciare la lotta alla precarietà dalle nostre facoltà e scuole.
Proponiamo quindi di costruire uno spezzone studentesco nazionale alla manifestazione «Stop precarietà ora» il 4 novembre a Roma, che metta a confronto i vari percorsi che gli studenti portano avanti nelle proprie facoltà e nelle proprie scuole. Un primo passo di avvicinamento verso la manifestazione studentesca europea del 17 novembre contro il «processo di Bologna» lanciata al social forum europeo di Atene.

*La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre

Cascina (PI): sciopero al teatro

SOSTENIAMO LA LOTTA DEI LAVORATORI
DEL TEATRO “POLITEAMA” DI CASCINA

I lavoratori e le lavoratrici dipendenti dalla Fondazione che dirige il Teatro “Politeama” di Cascina hanno proclamato ormai da settimane lo stato di agitazione, con un primo sciopero (lunedì 23 ottobre).

Da mesi attendono risposte rispetto alla grave crisi che da tempo investe la Fondazione.
Ma gli enti fondatori (i Comuni di Cascina e S. Giuliano Terme e la Provincia di Pisa) e il Consiglio di Amministrazione (richiamato in carica dopo un lungo letargo, non si sa con quale mandato a fronteggiare i problemi nell’interesse del Teatro e di chi ci lavora) da mesi se la prendono comoda e fanno orecchi da mercante, quasi a far credere che i lavoratori siano una sorta di visionari e si divertano a inventarsi le pesanti difficoltà in cui ci si dibatte.

Del resto, è questa l’immagine che in questi ultimi giorni hanno cercato di dare di loro a livello di opinione pubblica (libertà di informazione o volontà di deformazione dei fatti?).

La crisi si materializza nella costante riduzione del personale, nella mancata conferma di alcuni contratti precari, nella mancata assunzione a tempo indeterminato di colleghi e colleghe che da anni lavorano al Teatro e il cui apporto è indispendabile per la gestione dell’attività, compresa quella relativa agli spettacoli.
Dunque, si sta parlando di un presente problematico (tra l’altro, ormai da mesi, gli stipendi sono erogati con grossi ritardi) e di un futuro che non può non essere definito incerto.

Occorre, inoltre, riflettere al fatto che la crisi del settore cultura è molto diffusa e generalizzata e riguarda non solo i lavoratori del “Politeama”, ma anche quelli di tutti gli altri Teatri presenti nella nostra provincia. Anche quelli del Teatro “Verdi” di Pisa.

Mentre è importante che i cittadini di Pisa, di San Giuliano e diCascina (i quali negli anni hanno apprezzato e valorizzato la professionalità dei lavoratori del “Politeama”) riescano a farsi sentire vicini e solidali con il loro sciopero, altrettanto facciano i lavoratori degli altri Teatri, in primo luogo quelli del “Verdi” (magari, inviando messaggi di solidarietà).

Sarebbe un primo momento di condivisione di una lotta che probabilmente dovrà estendersi nella provincia, non solo per la difesa, giustissima, del posto di lavoro, ma anche per impedire che si continui a sottrarre alla popolazione (come avviene da anni, in particolare col governo di destra) un’opportunità di cultura, qual è quella promossa dai Teatri.

COBAS LAVORO PRIVATO
CONFEDERAZIONE COBAS

S.Giuliano: Corteo & Pranzo in sostegno ai lavoratori Genia

-- DOMENICA 22 OTTOBRE --
ore 12.30
PRANZO SOCIALE in p.zza Italia


-- GIOVEDI 26 OTTOBRE --
ore 18.30
CONCENTRAMENTO in p.zza Italia per andare in CORTEO al Consiglio Comunale in cui si parlerà della vicenda di Genia

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Nemici della Precarietà
Amici della Città

Vogliamo parlarvi di una storia che riguarda tutta la città: il futuro del servizio di raccolta della spazzatura. Perchè oggi la qualità del servizio è garantita dagli intensi ritmi di lavoro a cui sono sottoposti i lavoratori, grazie a una progressiva riduzione del personale da parte dell'azienda.

Un altro infortunio sul lavoro. Un altro licenziamento.
Un'altra delle tante e diverse storie di precarietà.

Nel mese di settembre 5 lavoratori di Genia Ambiente sono stati licenziati; uno di loro ha subito un grave incidente sul lavoro e ha perso un dito della mano.

Genia Ambiente è una delle tante società che sono state create con la progressiva privatizzazione dei servizi comunali quali acqua, gas, verde e, nel caso dei lavoratori licenziati, del servizio di nettezza urbana.

Erano lavoratori presi in affitto dall'agenzia Manpower di Melegnano, con contratti rinnovati periodicamente (ben 4 in 9 mesi!) a totale discrezione dell'azienda. Pochi giorni prima della scadenza del loro ultimo contratto, come succede a molti, hanno ricevuto la comunicazione di licenziamento.

La privatizzazione di Genia e la precarietà sono due facce della stessa medaglia!

Privatizzare significa gestire secondo logiche di mercato beni comuni quali acqua, scuola, casa, trasporti, sanità ... Privatizzare significa che è il mercato a decidere le condizioni di lavoro e quindi la qualità del servizio offerto.

Privatizzare significa che per gli utenti cambia la modalità di accesso ai servizi sociali, quindi che si usufruisce del servizio in base ai i soldi.

Privatizzare significa che mancano i soldi per i lavoratori e gli utenti, ma ci sono per pagare stipendi d’oro ai dirigenti dell’azienda (si parla di circa 500.000€ all'anno).

Privatizzazione e precarietà però non riguardano solamente Genia e i suoi lavoratori, ma sono per tutti noi una condizione comune di vita.
Ecco perchè invitiamo la città a partecipare alla vertenza per l'immediata assunzione dei 5 lavoratori di Genia ambiente, consapevoli, però, che l'assunzione a tempo indeterminato, pur migliorando le condizioni economiche, non elimina la precarietà.

A tutti è negato un reddito che garantisca una vita dignitosa, che non ci costringa a competere e/o ad accettare qualsiasi condizione di lavoro pur di avere di che vivere. Per tutti è sempre più difficile accedere ai servizi sociali, la cui qualità va oltre tutto peggiorando.

La partecipazione e la cooperazione possono invertire questa tendenza affinchè le risorse vengano gestite per una migliore qualità della vita del territorio e dei suoi abitanti.

C'è chi guadagna bene, ma lavora sempre, chi lavora a tempo indeterminato e ha un reddito misero, chi lavora in nero per pagare una retta scolastica meno cara, chi non può studiare perché deve lavorare....ma tutti siamo costretti ad arrangiarci da soli; perché allora non rivendicare la garanzia, per tutti, ad avere di che vivere?

Le risorse ci sono e chi sostiene il contrario vuole utilizzarle solo per sé.

Perché non rivendicare, per tutti, un reddito che ci restituisca tempo per occuparci della città e non solo dei soldi?

www.eterotopia.org

20.10.06

20/10 Il Vangelo secondo precario a Piacenza

Alla Camera del Lavoro di Piacenza, alle 21, verrà proiettato il film di Stefano Olbini 'Il vangelo secondo precario'
Il vangelo secondo precario
Venerdì 20 ottobre presso la Camera del Lavoro (Piacenza) - prosegue alle 21 la rassegna di cinema gratuito "The dark side of the earth". Questa sera appuntamento con il film di Stefano Olbini “Il vangelo secondo precario”. Il film narra quattro storie di ordinaria flessibilità: Dora è una stagista televisiva a cui vengono rubate le idee, Franco è un'aspirante scrittore che per vivere fa l'agente finanziario, Mario è un avvocato che aspetta di poter diventare socio di uno studio legale e Marta fa indagini per conto dell'Ixtat. Su tutti vigila San Precario, un pugile morto per sbaglio, delegato all'archiviazione delle preghiere dei precari.
(20 10 2006 )

19.10.06

Scuola, il precario è dimezzato dubbi sulle 150 mila assunzioni

Nuove polemiche sulle cifre. Rischia di diventare un caso il piano che prevede entro
il 2009, l'immissione in ruolo. I conti non tornano. "Se va bene ne prendono la metà"
Scuola, il precario è dimezzato
dubbi sulle 150 mila assunzioni

Scuola, il precario è dimezzato
dubbi sulle 150 mila assunzioni

di SALVO INTRAVAIA
Mancano all'appello metà delle cattedre per le immissioni in ruolo. Il ministro dell'Economia, Padoa Schioppa, mette i brividi ai 300 mila precari della scuola in attesa delle immissioni in ruolo annunciate dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. Nel triennio 2007/2009 sarà davvero possibile effettuare 150 mila assunzioni? Secondo quanto emerge dalla relazione tecnica che illustra la Finanziaria 2007 sembrerebbe proprio di no, secondo il vice-ministro Mariangela Bastico invece sì. Chi avrà ragione? Proviamo a fare qualche calcolo.

La relazione tecnica. Secondo i tecnici del ministero dell'Economia nel triennio 2007/2009 andranno in pensione poco più di 74 mila insegnanti: 23 mila nel 2007, 24 mila nel 2008 e 27 mila nel 2009. Le immissioni in ruolo vengono conteggiate in base al cosiddetto organico di diritto: l'organico revisionale del ministero, quasi sempre inferiore a quello reale. Ai docenti che lasceranno la cattedra occorre sommare i posti vacanti per mancanza di titolare (36 mila circa) che vengono assegnati a supplenti annuali: con contratto fino al 31 agosto.

Ma dalla somma (110 mila in tutto) dei pensionamenti e dei posti vacanti occorre sottrarre i 42 mila posti che prevede di tagliare il ministro Tommaso Padoa Schioppa. Del resto è lo stesso capo del dicastero dell'Economia che nella relazione tecnica (pag. 147) spiega che, a titolo di esempio, gli insegnanti di Inglese specialisti - che attualmente insegnano solo lingua straniera nella scuola primaria - andranno a ricoprire i posti attualmente assegnati ai supplenti annuali.

"La prospettata iniziativa consentirà - spiegano i tecnici ministeriali - di diminuire la spesa di personale supplente ... Poichè lo stipendio di un supplente annuale nella scuola primaria è di 29.147 euro lordo si conseguirà un risparmio di 349 milioni a decorrere dal 2009", quando cioè saranno riassorbiti tutti i 12 milaspecialisti di Inglese. I tagli andranno a coprire i posti vacanti e, a conti fatti, resterebbero a disposizione per le assunzioni 'appena' 68 mila cattedre, meno della metà dei 150 mila previsti.

I dati del ministero. Dopo la polemica legata ai dati, e ai tagli, contenuti nella relazione tecnica della Finanziaria è intervenuta Mariangela Bastico, vice ministro della Pubblica istruzione che precisa: "Le 150 mila assunzioni di personale in ruolo nei prossimi 3 anni costituiscono un piano straordinario di stabilizzazione fondato su numeri reali e verificati: il solo turn over determinerà la disponibilità di oltre 30 mila posti all'anno per 3 anni, cioè 90 mila, che si aggiungono ai posti ricoperti attualmente da personale precario che fanno superare largamente i 150 mila previsti".

Chi avrà ragione viale Trastevere o via XX settembre? Una cosa è certa che in queste ore sono migliaia i precari della scuola col fiato sospeso in attesa di qualcuno che spieghi loro come stanno in effetti le cose.

La novità. Qualche speranza per i supplenti arriva dal dibattito parlamentare. Alba Sasso (Ulivo) nell'illustrare in commissione Cultura le linee della Finanziaria per la scuola ha spiegato che sarebbe "opportuno in relazione al piano triennale di nomine a tempo indeterminato previste nell'articolo in esame prevedere il graduale consolidamento dell'organico di diritto a cui si riferiscono le nomine a tempo indeterminato, in misura non superiore all'80 per cento, della dotazione di posti di organico e di fatto esistenti nell'anno scolastico 2005/2006".

In sostanza sarebbero disponibili altri 15 mila posti, anche se il "piano triennale per l'assunzione a tempo indeterminato di 150 mila unità di personale docente e 20 mila di personale ATA per gli anni 2007/2009' dovrà essere sottoposto a verifica annuale". Ma anche in questo caso mancherebbero all'appello 67 mila posti.

I sindacati. Parecchi dubbi sulla reale fattibilità del piano di assunzioni viene manifestata dagli stessi sindacati. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda, è preoccupato. "Non vorrei che - dice - si trattasse dell'ennesima promessa a vuoto del ministro. Ricordo i 19 mila miliardi che avremmo dovuto ricevere dalla coppia Berlusconi-Moratti secondo le indicazioni forniteci nel 2001, ridotti a pochi milioni di euro. Di quello ci è rimasta la propaganda e basta".

Più cauto ma con parecchie perplessità anche Massimo Di Menna, della Uil scuola. "Per assumere 150 docenti in tre anni, siamo al limite. Occorre vedere se il taglio di 42 mila posti si realizzerà e cosa accadrà con i pensionamenti. Trentamila l'anno mi sembrano un numero abbondante".

(17 ottobre 2006)

Piacenza: Il lavoro stabile è una chimera

La precarietà si sta rivelando il cardine del mercato del lavoro piacentino: nel 2005 oltre il 60 per cento delle nuove assunzioni vede il ricorso a contratti a tempo determinato, di collaborazione occasionale o a progetto, part time.

Una precarietà che rappresenta il 16 per cento dei lavoratori e caratterizza in maniera preponderante l'occupazione femminile (il 30 per cento). Sono i dati emersi dal report dell'Osservatorio del mercato del lavoro della Provincia di Piacenza, analisi relativa alla situazione del mercato del lavoro e del sistema scolastico nel 2005 e nei primi mesi del 2006, presentato ieri dall'assessore al Lavoro Fernando Tribi, dal dirigente di settore Pietro Natale e da Elena Bensi dell'Osservatorio.

La realtà piacentina mostra tuttavia segnali positivi. «Piacenza si conferma come territorio con indici di qualità, per quanto riguarda l'occupazione (64 per cento), con una media superiore a quella nazionale (57,5 per cento), ma inferiore rispetto a quella dell'Emilia Romagna (68,4 per cento)», ha esordito l'assessore Tribi.

«Nel 2005 abbiamo registrato una crescita della disponibilità di forza lavoro in provincia: quattromila persone in più rispetto all'anno precedente hanno cercato un'occupazione. Questo ha fatto sì che aumentassero entrambi gli indici, sia quello di occupazione che di disoccupazione. Un dato significativo, se si considera che la nostra provincia ha una popolazione più anziana rispetto alle altre province della regione». Altro aspetto messo in rilevo è il "sorpasso" delle tipologie contrattuali atipiche rispetto a quelle stabilizzanti: due terzi dei nuovi contratti lavorativi applicano forme di flessibilità.

Solo un terzo dei lavoratori neo assunti, dice Tribi, può contare su un contratto a tempo indeterminato, mentre il numero complessivo dei precari presenti a Piacenza oscilla tra i 18mila e i 20mila. Un calcolo indicativo - sottostimato, secondo Tribi e Bensi - definito in base agli iscritti alla gestione separata Inps e dei dati relativi agli avviamenti al lavoro presso i centri per l'impiego.

Il discorso cambia prendendo in considerazione i lavoratori stranieri, che possono contare su un maggior livello di stabilità.
I contratti a tempo indeterminato sono a quota 40 per cento (gli italiani al 26 per cento), mentre i tempi determinati sono il 56 per cento, contro il 66 per cento degli italiani, con una concentrazione nei livelli più bassi della scala delle professioni, manuali e poco qualificate.

Per quanto riguarda il tasso di attività, i livelli più elevati sono registrati nella fascia d'età compresa tra i 25 e i 44 anni (80 per cento), mentre soltanto il 13,2 per cento degli ultra cinquantenni appartiene ancora alle forze lavoro. Il peso dei giovani ha un ruolo marginale: solo il 35,3 per cento delle persone di età compresa tra i 15 - 24 anni ha un lavoro o è alla ricerca di un impiego.

Dato che si spiega, in parte con l'elevata scolarizzazione degli studenti piacentini: oltre il 90 per cento dei ragazzi (tra i 15 e i 19 anni) va ancora a scuola. Ed è elevato anche il tasso di scolarizzazione universitaria: il 73 per cento dei giovani piacentini è iscritto all'università.

«Stop precarietà ora» si organizza. Polemica sul «governo amico»

Assemblee e incontri in tutta Italia per preparare il 4 novembre. I Disobbedienti minacciano di uscire. La replica: «Piattaforma condivisa, non sarà un corteo di concertazione».

La macchina di «Stop precarietà ora» è avviata e il 4 novembre, alle 14,30 in Piazza della Repubblica, potrebbero raccogliersi migliaia e migliaia di persone. Una prova per il movimento, dal sindacato alle associazioni, ai partiti, impegnati nell'organizzazione. Ma non mancano le polemiche: il problema chiave è il rapporto con il governo, non nascondendosi che diversi mesi sono passati dall'assemblea dell'8 luglio al Brancaccio, e in mezzo c'è la finanziaria. Promossa - seppure con alcune riserve - dalla Cgil e (ovviamente) da Rifondazione, partito al governo. Ma Rifondazione comunista e gran parte della Cgil scenderanno anche in piazza, stanno organizzando «opposizione», perlomeno sui punti della piattaforma (abrogazione della legge 30, della riforma Moratti, della Bossi-Fini, chiusura dei cpt). Ieri un annuncio a pagamento sul manifesto, di una parte dei Disobbedienti, ha creato una polemica: scendete in piazza ma in realtà siete al governo, è tutta scena e se sarà così noi non ci saremo.
Luca Casarini spiega che «l'8 luglio si incalzava un governo appena formato, mentre oggi delle scelte sono state fatte e sono tutte contro le fasce più deboli e i migranti: a questo punto non si può stare in piazza senza dire chiaramente che la nostra controparte è il governo Prodi, perché sta facendo politiche neoliberiste. Perché non chiudono i cpt? Perché votano il prelievo del Dna per tutti i fermati? Perché tagliano la scuola pubblica? Si può votare la finanziaria in Parlamento e nello stesso tempo scendere in piazza? Secondo noi no». Casarini è polemico soprattutto con il Prc: «Dopo il governo amico - spiega - adesso si vorrebbe la piazza amica, che faccia da sponda nel paese».
Per Maurizio Zipponi, responsabile lavoro Prc, «non è affatto contraddittorio essere parte della maggioranza e lavorare per migliorare le cose anche partendo dalla mobilitazione. Anzi, non si possono spostare i rapporti di forza senza mobilitazione. Facciamo un esempio: grazie alla pressione della sinistra radicale oggi 520 mila immigrati hanno una risposta, sono regolarizzati, mentre Berlusconi li escludeva dai flussi. So bene che non è l'abrogazione della Bossi-Fini, che non è la chiusura dei cpt, ma tutti sappiamo che se hai un risultato buono poi parti da quello per avere ancora di più: ora stiamo lavorando per rimettere al centro il tempo indeterminato, nelle istituzioni e anche nella società civile. Molti di noi che oggi sono al Parlamento hanno storie di attivisti alle spalle. E i sindacalisti, gli ambientalisti, i pacifisti vogliono soprattutto risultati: solo gridare non serve, bisogna proporre».
Per la Fiom parla la segretaria nazionale Francesca Re David: «Noi ci crediamo e stiamo facendo il massimo sforzo per esserci, ed essere numerosi. Il problema non è avere posizioni differenti, come in effetti ci sono, sul governo o sulla finanziaria, ma è quello di condividere una piattaforma che resta attualissima. Siamo tutti per l'abrogazione delle leggi 30, Moratti e Bossi-Fini, e non si può bloccare tutto perché la vediamo diversamente sulla finanziaria. Se la pensassimo allo stesso modo su ogni cosa, sarebbe davvero una strana democrazia».
Giorgio Cremaschi, della Rete 28 aprile Cgil, spiega che «la coerenza del movimento si misura sulle battaglie concrete, ed è sbagliato fare un processo alle intenzioni. Quella piattaforma è quantomai attuale perché il governo ha dimostrato di non voler cancellare le leggi 30. Moratti e Bossi Fini. Su questi punti è chiaramente una nostra controparte. Bastino pochi esempi: la circolare Damiano sui call center, che istituzionalizza i cocoprò, il decreto proposto da Amato sugli immigrati, o il fatto che non si vogliono chiudere i cpt. E allora che faccio, siccome ci sono idee differenti sulla finanziaria non vado in piazza? Al contrario: la forza di Genova era stare insieme partendo da posizioni diverse».
Piero Bernocchi, dei Cobas, spiega che «i Disobbedienti, più che attaccare dovrebbero partecipare: alla manifestazione no Tav e no Ponte loro erano in piazza, e dal palco hanno parlato esponenti del governo. Il 4 novembre invece non parlerà nessuno del governo, mentre dal palco ci sarà chi attacca la finanziaria "ammazza-precari" e la circolare Damiano. Quella manifestazione è tutto tranne che concertativa e questo lo diremo chiaramente».

18.10.06

Università-governo, tempo scaduto "Scioperiamo il 17 e 20 novembre"

Due le manifestazioni annunciate dai sindacati che ribadiscono il loro no alla Finanziaria. Pecoraro Scanio: "I tagli alla scuola sono inaccettabili"
Si ferma il personale degli atenei e il comparto della ricerca: "Altro che investimenti..."

Università-governo, tempo scaduto
"Scioperiamo il 17 e 20 novembre"


ROMA - Il tempo a disposizione sembra essere scaduto. L'Università apre il primo solco nei rapporto non proprio idilliaco con il governo e annuncia due giornate di sciopero generale: il 17 novembre per il personale dell'università e il 20 novembre per il comparto della ricerca, con due manifestazioni davanti a Parlamento e Palazzo Chigi.

Ad indire le proteste i sindacati confederali dell'università e della ricerca (Flc-Cgil, Cisl-Fir, Cisl-Università, Ulipa-Ur) che, in questo modo, ribadiscono il proprio netto "no" alla legge finanziaria. Una legge, denunciano, che "porta avanti una vera e propria opera di 'killeraggio' verso gli enti di ricerca pubblica e l'università". Ad illustrare le ragioni delle due proteste nazionali, i segretari dei sindacati confederali.

Due le emergenze principali indicate dagli esponenti sindacali: l'emergenza legata al precariato, che la finanziaria "non risolve in alcun modo", e la "cronica insufficienza" dei fondi. "Vogliamo riaprire una discussione - ha affermato il segretario Flc-Cgil Enrico Panini - che cambi radicalmente il profilo di questa finanziaria. Due in particolare i punti di contestazione che ci hanno spinto alle due giornate di sciopero: non ci sono - ha spiegato anche a nome degli altri sindacati - risposte per migliaia di precari che garantiscono il funzionamento di istituzioni importanti come università ed enti di ricerca, mentre i fondi stanziati sono addirittura minori rispetto al 2005 ed alcune scelte delle finanziaria su enti e retribuzione della docenza universitaria sono totalmente sbagliate".

I sindacati si mostrano dunque compatti nel promuovere una protesta dura contro questo governo: "vogliamo discutere - ha detto Panini - ma nel frattempo dimostriamo concretamente che non siamo d'accordo con scelte e soluzioni che vanno in una direzione opposta rispetto all'obiettivo prioritario di investire nella conoscenza". Proprio questo è il nodo essenziale: "bisogna investire nella conoscenza - ha concluso Panini - perchè in questo modo si crea un equilibrio a livello europeo e mondiale; scegliere un'altra direzione significa non avere un futuro e questo noi non lo consentiremo mai".

E a dimostrazione che il problema è serio anche nella maggioranza lo dimostrano le dichiarazioni del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che interviene sul caso più generale della scuola: "Va bene la svolta verde in finanziaria ma ci sono norme che vanno riscritte meglio, anche sulle tasse probabilmente sono stati presi degli svarioni e il taglio sulla scuola, se c'e', e' una cosa assurda che per quanto ci riguarda e' inaccettabile''.

''E' preoccupante poi - ha aggiunto il ministro - che un ministro della Repubblica apra il giornale e debba scoprire ogni giorno che un pezzo di finanziaria che gli e' stata raccontata dal ministero in un certo modo invece e' un po' diversa''.

(17 ottobre 2006)

Insiel, minaccia di sciopero informatico

S’inasprisce la vertenza degli oltre mille dipendenti della società controllata dalla Regione: «Hanno già deciso di vendere tutto»

In Fvg e fuori l’azienda garantisce servizi a 1.500 enti. Domani giornata cruciale

UDINE. Il presidio davanti al palazzo della Regione, con tutti i dipendenti Insiel in piazza Oberdan a protestare, è stato scongiurato: con un provvedimento d’urgenza la prima e la seconda commissione hanno concesso per domani, giovedí, l’audizione ai rappresentanti sindacali dei 1051 informatici preoccupati per le sorti dell’azienda. E perfino il presidente Illy si è prodigato per rasserenare gli animi. Ma resta la minaccia di uno sciopero telematico che paralizzerebbe l’intera rete informatica del Friuli Vg. È sempre piú braccio di ferro tra i dipendenti della spa e la giunta Fvg. E quella di ieri è stata la giornata piú tesa di un confronto che divide e lacera. Sindacati e politici divergono sul destino da assegnare alla società che il decreto Bersani sulle liberalizzazioni sottrae alla gestione pubblica. Ma i sindacati, compatti, dicono no all’ipotesi di cessione a privati. Temono la delocalizzazione, paventano che la Regione non trovi un rimedio, anche se ha già impugnato il decreto e chiesto correttivi.
La minaccia di occupazione. La giornata si era aperta con le riunioni che le rappresentante sindacali unitarie di Insiel hanno tenuto con i dipendenti a Udine e a Trieste. La rabbia dei lavoratori è esplosa non solo perché si sono sentiti abbandonati, ma anche perché non vedono interesse per una società «che ha professionalità importanti» e che «lavora per tutto il territorio regionale oltre che a livello nazionale». Qualora l’emendamento al decreto Bersani non passasse, la giunta vedrebbe come possibile soluzione la vendita della spa – mantenendo però il suo valore complessivo e quindi anche l’occupazione –, ma questa ipotesi non piace ai dipendenti che temono la delocalizzazione. «Per quanto riguarda l’ipotesi di privatizzazione totale dell’azienda – dicono le Rsu - è da considerare il fatto che l’unico attuale concorrente italiano sul mercato nazionale ha una dimensione di poco inferiore alla metà di Insiel in termini di fatturato. Oppure si pensa a un acquirente di altro comparto, come successo nel caso di Finsiel? O, forse, a una delle grandi multinazionali dell’informatica? In ognuno di questi casi, a parte la dimensione necessariamente europea del relativo bando di vendita, ci sono ben poche possibilità che le attività non vengano delocalizzate fuori regione».
Accuse e proposte. I rappresentanti sindacali non vanno per il sottile nei confronti dell’esecutivo Illy. «Il decreto Bersani è un alibi – dice Alberto Monticco della Fim Cisl – per disimpegnarsi rispetto a Insiel. Ricordo che la società è stata acquistata con fondi di riserva, che la Regione non ha impegnato un euro per assumere i dipendenti precari. Ora non può pensare di vendere a un privato e capitalizzare, perché noi non ci stiamo». Alternative alla vendita, secondo il sindacato, ci sarebbero. Di questa idea anche Giacomo Bello che parla della necessità «che i vertici regionali diano indirizzi allo sviluppo di un piano industriale importante». Il fatturato di Insiel oggi è legato all’80% alla Regione. Quello che viene messo in discussione dal decreto Bersani è il 20% dovuto a contratti con i privati, percentuale su cui la Regione, secondo i sindacati, potrebbe mantenere il controllo senza essere costretta a vendere. La strada è «la norma del riuso che fa parte del decreto Bersani e potrebbe chiaramente essere applicata da Illy», ha affermato Antonio Saulle, della Fiom-Cgil di Trieste, «senza bisogno di arrivare a smembramenti o vendita. Ma se questa possibilità non viene nemmeno ventilata significa che non c’è la volontà politica di farlo e di questo dovrà rispondere Illy».
Le rassicurazioni della Regione. Non si è fatta attendere la replica della giunta regionale. «Leggo con meraviglia affermazioni di rappresentanti dei lavoratori Insiel che mi attribuiscono indirizzi e posizioni sul futuro dell'azienda. È quasi un esercizio di lettura del pensiero, ma senza fondamento», ha detto in modo secco il presidente Illy. «Anziché parlare di alibi, anche i sindacati sostengano l’azione della Regione per modificare nella Finanziaria nazionale il cosiddetto decreto Bersani», ha detto l’assessore Gianni Pecol Cominotto ribadendo che la giunta avrebbe fatto volentieri a meno del provvedimento del governo. il decreto Bersani «non è un alibi, ma una realtà negativa, con la quale dobbiamo fare i conti. La Regione - ha sottolineato - non aveva affatto deciso di vendere Insiel, altrimenti non l’avrebbe acquistata, visto che nessuno ci obbligava a farlo. Ma l’acquisto rientrava fra i punti strategici».

(18 ottobre 2006)

Toscana: Un impegno per i precari della Regione

17/10/2006

La commissione speciale Lavoro ha incontrato la Rete dei precari della Regione Toscana. Bruno: "La commissione Lavoro si occuperà delle richieste dei precari nelle sedi dovute" e "comunque adesso c’è un po’ di luce per le timide aperture della nuova Finanziaria"

Firenze – La commissione speciale Lavoro ha incontrato la Rete dei precari della Regione Toscana. Il presidente Eduardo Bruno del Pdci, assieme a Rossella Angiolini di Forza Italia, Andrea Agresti di An e Severino Saccardi dei Ds, ha ricevuto a Palazzo Panciatichi i rappresentanti della Rete che hanno chiesto “un’attenzione concreta alla necessità di lavoro dei tanti precari, spesso contrattualizzati perché portatori di particolari e specifiche competenze, che hanno da tempo un contratto di collaborazione o un contratto a termine con la Regione Toscana”. A fine incontro, il presidente Bruno ha rassicurato sul fatto che “la commissione Lavoro si occuperà delle vostre richieste nelle sedi dovute” evidenziando che “comunque adesso c’è un po’ di luce per le timide aperture della nuova Finanziaria che sembra permettere, benché in modo limitato, nuove assunzioni oltre al turnover”. La portavoce dei precari, Isabella Sereni, aveva in precedenza chiesto “un impegno da parte dell’Amministrazione regionale” evidenziando che “in genere noi abbiamo esperienze e competenze specifiche e la perdita di queste competenze può essere un danno anche per la Regione” avanzando la richiesta su “che cosa la Regione intende rispondere ai tanti precari che lavorano per lei”. Un’altra componente del gruppo, Laura Tovazzi, aveva affermato che “purtroppo nel 2004 e nel 2005 la Regione non ha applicato il turnover per la sostituzione, seppure in minima percentuale, dei pensionamenti” ed un terzo esponente della Rete, Fabio Boscaledi, aveva affermato che “talvolta si indicono concorsi per reperire figure professionali per le quali, volendo, sono già in essere graduatorie”. Nel corso del dibattito, la Angiolini di Forza Italia ha assicurato che “ci faremo carico della vostra situazione”, Agresti di An ha sottolineato come “il dato che balza agli occhi è che fra collaboratori e contratti a termine la Regione ha oltre 400 precari” e Saccardi dei Ds ha concluso evidenziando che “sono certo che i gruppi consiliari saranno disposti a farsi carico delle vostre esigenze”. (mc)

16.10.06

Incontrotempo3: “Letteratura a progetto. Come si scrive precarietà?”

Confronto dibattito con scrittori, giornalisti, romanzieri, poeti, narratori di precarietà. Per la costruzione di un laboratorio di scrittura.

È possibile una letteratura del lavoro oggi? Nel secondo novecento, e in particolare in Italia, c'è stata una importante letteratura industriale: quella che ha raccontato il lavoro, i lavoratori, le lavoratrici, le loro lotte e passioni. Certo, con differenti punti di vista e chiavi di lettura e stili. Ma avendo chiaro quale fosse il tema, quali fossero i soggetti. Anche quando non si raccontavano vite operaie, la fabbrica e la produzione materiale erano lo sfondo, l’ambientazione, la trama. Ora: è possibile una letteratura del lavoro post-industriale?
Esiste (e qual è) la forma della rappresentazione artistica del lavoro al tempo del precariato? Si può scriverne, nonostante la resistenza, la distanza (quando non l’ostilità) del precariato stesso alla rappresentazione? Un carattere distintivo del nuovo soggetto del lavoro sembra questa sua irrapresentabilità, che non è solo segno di una difficoltà della teoria e della politica a comprendere i mutamenti e interpretarli, ma anche di una fuga soggettiva dalla delega a qualcun altro. È un limite, è una forza, per la scrittura? E ancora: che cosa può essere la narrazione di un soggetto del lavoro che si batte per le tutele, le garanzie nel lavoro ma anche rifiuta il lavoro, non costruisce la propria identità [singolare, collettiva] nel lavoro?
Scrivere di precari è scrivere di noi: google generation, generazione precaria, liquida, milleurista, low cost, generazione X.
La nuova narrativa precaria è a un tempo figlia di una moda, di un'urgenza e di un coraggio non comune. Lungi dall'essere ombelicale, trasmette segnali di fumo a chi vive oggi. Segnali che dicono: si può parlare, si può scrivere. Non siamo invisibili.
Pure, c’è il rischio di trasformare la precarietà in un feticcio. Il mercato editoriale sembra aver colto questo. Il messaggio può diventare ridondante e ambiguo: chiuso tra l'individualismo che paralizza e l'impossibilità di trovare un filo conduttore che unifichi le esperienze. Invece di scoprire, nella lettura, cosa ci accomuna, sperimentiamo un eterno ritorno del diverso che ci lascia spaesati. L’immediata relazione fra vita singolare e comunità [classe, società] che la letteratura del lavoro e della fabbrica, nel novecento, trovava e produceva nel lettore non è più data e non si manifesta. La frammentazione del lavoro si specchia in una rappresentazione frammentata, l’una fotocopia dell’altra.

Manca un linguaggio che alluda al superamento della crisi, alla cooperazione tra soggetti. Mancano queste storie.
Quello a cui vi invitiamo, che vorremmo realizzare insieme è un seminario su questi temi, all’interno della III edizione della festa dei precari e delle precarie. Incontrotempo è uno spazio di partecipazione e cospirazione, in cui immaginare una soluzione comune che ci faccia superare l?isolamento e la frammentazione che la precarietà di vita ci impone. La terza edizione di Incontrotempo vuole superare il piano della narrazione della propria precarietà, elemento comunque centrale per il ri-conoscimento, per proporre un piano di attivazione sociale. Passare dalla narrazione alla creazione, dal racconto della propria condizione di precarietà sociale e lavorativa alla proposta di un percorso di attivazione.
Un incontro, un dibattito aperto da tenere a Roma, presso il L.o.a. Acrobax, Laboratorio del precariato metropolitano il 20 ottobre fra precari, scrittori che hanno scritto di precariato, lettori, giornalisti di pagine culturali, uffici stampa che promuovono questo o quel libro, case editrici, ricercatori che studiano la letteratura del lavoro.
Un ragionare, un discutere insieme, un laboratorio. A noi sembra che attraverso questa nuova letteratura si stia cercando un'altra forma di linguaggio: questo linguaggio fatica ancora a sostituire lo strapotere della modalità dominante di rappresentazione.
Eppure, la poetica può essere un elemento straordinario nella costruzione di un nuovo spazio pubblico democratico, nel riportare la materialità delle vite del lavoro al centro delle cose.

Promotori: LOA Acrobax, Ricercatori precari.
Prime adesioni: Mario Desiati, Cristian Raimo, Michela Murgia, Nicola Lagioia, Francesco Dezio, Giorgio Falco, Aldo Nove, Andrea Bajani, Alessandro Leogrande, Katia Cappellacci, Benedetto Vecchi (giornalista de Il Manifesto), Angela Azzaro, Sergio Bianchi (DeriveApprodi), Marco Bascetta (Manifestolibri), Graziano Graziani (Carta), I Quindici, Lanfranco Caminiti.

appuntamento venerdi 20 ore 17.00
l.o.a. Acrobax Project via della Vasca Navale 6

Incontrotempo3: “Sport: socialità, comunicazione o repressione politica?”

LO SPORT PER TUTTI E TUTTE DI TUTTE E DI TUTTI "Sport, voce del verbo TO SPORT: contare i passi, misurare il gioco con il proprio corpo, con la propria vita. Conquistare lo spazio, controllare il tempo, inventare un senso".

1. Lo sport del novecento
L’impianto ideologico dello sport del Novecento è mutuato dall’industrialismo: il primato della prestazione assoluta; la competizione universale come modello di comportamento; il progresso come crescita materiale illimitata; l’alleanza tra tecnica e lavoro disciplinato; il prestigio e la valorizzazione sociale vincolati al risultato unico.

Lo sport è stato per cento anni un fenomeno planetario di CIVILIZZAZIONE, di globalizzazione buona: pur tra mille contraddizioni e ipocrisie, nello sport andava in scena una società più aperta e paritaria di quella reale, una metafora della moderazione dei rapporti sociali (parità razziale, fair-play, democrazia delle pari opportunità, valorizzazione del corpo).

2. Tutta l’educazione è fisica
Un buon allenatore dovrebbe essere capace ad organizzare il movimento. Organizzarlo, non reprimerlo. È la responsabilità di gestire il movimento di un gruppo sociale negli spazi e nei tempi della scuola o dello stage. Di creare e condividere gli schemi corporei, le configurazioni motorie e le regole di relazione che attivano sicurezza, curiosità, familiarità, cooperazione. E valorizzazione di sé.
Giochi e risvegli sono un bisogno elementare, non della scuola elementare. Impegnare il corpo nell’esplorazione e nella rappresentazione del mondo è una modalità di base dell’apprendimento, non solo una modalità dell’apprendimento di base. Tutta l’educazione è fisica.

3. Che cosa esattamente intendiamo dire con lo sport per tutti e tutte, di tutti e di tutte?
Prima di tutto noi esprimiamo un obiettivo sociale, politico e culturale:noi consideriamo la pratica sportiva come un diritto di cittadinanza da realizzare. Tutti i cittadini devono poter fare sport. Un diritto da realizzare superando le storiche barriere di classe sociale, di sesso, di età e di condizione fisica che escludono ancora milioni di donne e di uomini da qualsiasi pratica sportiva.
Consideriamo lo sport per tutti come una parte essenziale del welfare che va garantito a tutti i cittadini. Ma le barriere sociali non sono le uniche barriere che ne impediscono la realizzazione: c’è anche una barriera tecnica, una barriera anche dentro lo sport. Infatti, se lo sport è soltanto massima prestazione e record, non può TECNICAMENTE essere per tutti. Può essere formalmente aperto a tutti, ma è tecnicamente riservato ai migliori. Pensiamo alla scuola: se lo sport nella scuola è indirizzato alla performance, alla selezione precoce dei migliori, non avrà effetti di inclusione ma di esclusione, creerà drop out. Per questo il nostro non è solo un obiettivo sociale ma anche un problema “tecnico”: è la ricerca incessante di nuove forme, di nuove regole, di nuove modalità di attività sportiva, effettivamente praticabili da tutti e a ogni età, non soltanto dai soggetti ottimali. E’ perciò impossibile concepire lo sport per tutti come un casa già pronta, come una costruzione compiuta: è un work in progress una tendenza culturale innovatrice che percorre tutto l’universo sportivo e che si esprime trasformando e rielaborando l’attività sportiva tradizionale e aprendo nuove strade.

4. Lo sport come diritto di cittadinanza
Lo sport e il mondo che lo caratterizza sono una realta' molto articolata e complessa fatta di miti, storia, campioni, atleti, squadre, manager, allenatori, allenamenti, gare, federazione, club,interessi economici, pubblicita', ideologie, attegiamenti, credenze competizioni, conflitti, divertimento,vincenti e perdenti.
Lo sport per tutti e tutte e' qualcos' altro, noi esprimiamo un obiettivo sociale, politico e culturale: noi consideriamo la pratica sportiva come un diritto di cittadinanza da realizzare. Tutti i cittadini devono poter fare sport. Un diritto da realizzare superando le storiche barriere di classe sociale, di sesso, di età e di condizione fisica che escludono ancora milioni di donne e di uomini da qualsiasi pratica sportiva. Consideriamo lo sport per tutti come una parte essenziale del welfare che va garantito a tutti i cittadini. Ma le barriere sociali non sono le uniche barriere che impediscono la realizzazione dello “sport per tutti”: c’è anche una barriera tecnica, una barriera anche dentro lo sport. Infatti, se lo sport è soltanto massima prestazione e record, non può tecnicamente essere per tutti. Può essere formalmente aperto a tutti, ma è tecnicamente riservato ai migliori. Pensiamo alla scuola: se lo sport nella scuola è indirizzato alla performance, alla selezione precoce dei migliori, non avrà effetti di inclusione ma di esclusione, creerà drop out. Per questo lo “sport per tutti” è un obiettivo sociale ma anche un problema tecnico: è la ricerca incessante di nuove forme, di nuove regole, di nuove modalità di attività sportiva, effettivamente praticabili da tutti e a ogni età, non soltanto dai soggetti ottimali. E’ perciò impossibile concepire lo sport per tutti come una casa già pronta, come una costruzione compiuta: è un work in progress una tendenza culturale innovatrice che percorre tutto l’universo sportivo e che si esprime trasformando e rielaborando l’attività sportiva tradizionale e aprendo nuove strade.
La Dichiarazione di Barcellona del 22 novembre 1998, a chiusura del Sesto Congresso mondiale dello sport per tutti promosso dal CIO, parla dello sport per tutti come di un “diritto umano”.

5. Ma che tipo di diritto umano è il diritto allo sport?
Nella cultura sportiva tradizionale, il diritto allo sport significa: se sei veloce, non importa che tu sia bianco o nero. Nella cultura dello sport per tutti, il diritto allo sport significa il diritto a correre, a nuotare, a giocare anche se non sei veloce, anche se sei lontano per età o condizione fisica dall’immagine ideale dello sportivo e del campione.
La pratica sportiva e' quindi intesa come mezzo per soddisfare altri bisogni: preservare un buono stato di salute stare in mezzo la natura, scaricare lo stress, socializzare con altre persone. A questa domanda si deve rispondere con strumenti legislativi e finanziari, adeguati. (Reddito di cittadinanza universale ed incondizionato).

appuntamento ore 18.00 @Incontrotempo

Incontrotempo3: “Lavoratori e lavoratrici informatici&che uniamoci”

Per condividere esperienze lavorative nel mondo dell'informazione tecnologica, per valorizzarle da un punto di vista socio-politico, per cospirare di nuove tattiche e nuovi strumenti di difesa della nostra tutela psicofisica, per rivendicare vecchi diritti e soprattutto immaginarne di nuovi.

Questo il testo da cui vorremmo partire:
Lavorare nell'informazione tecnologica.
Nonostante vi siano relazioni interessanti da indagare tra i vari tipi di lavoro, abbiamo deciso di soffermare la nostra attenzione sul lavoro informatico, per restringere l'ambito che altrimenti sarebbe troppo vasto.
Il mondo dell'informatica è indubbiamente privilegiato rispetto ad altri settori lavorativi, nel senso che offre molte più opportunità. Allo stesso tempo aumenta anche l'entità dello sfruttamento. Le percentuali di profitto netto in alcuni casi sono esagerate persino per la teoria economica classica (rapporti uno a 20 tra remunerazione dei dipendenti e introito dell'azienda).
L'obiettivo generale che ci prefiggiamo è di creare una coscienza di classe, basata sulla costruzione di strumenti di tutela del/nel nostro lavoro e di stimolo per l'autogestione dello stesso.

Incontrotempo3: ”Precarietà, reddito e nuove garanzie sociali”

Tavola rotonda e a seguire proiezione di "Reinventare il welfare"

Il sistema del lavoro, negli ultimi decenni del secolo XX, ha subito profonde trasformazioni.
Le strutture e le dinamiche che, dal dopoguerra fino agli anni Ottanta, hanno caratterizzato il sistema del lavoro hanno cambiato radicalmente aspetto. Da un lavoro a tempo pieno fondato sul principio del “lavoro per una vita”, caratterizzato da una ritmicità e continuatività della produzione e del sistema di lavoro in cui si determinava un’organizzazione della vita non meno ritmicamente scandita da cicli ben determinati, si è assistito ad una radicale trasformazione delle forme di produzione e di regolazione dei rapporti fra impresa e lavoro, alla decentralizzazione della produzione e alla flessibilità della prestazione.
Nel periodo precedente le scuole e le università pubbliche formavano l’individuo, prima del suo ingresso nel mondo del lavoro, il sistema pensionistico garantiva un certo grado di sicurezza economica a chi usciva da esso. Un insieme di garanzie sociali, il Welfare state, con cui lo Stato poteva sostenere anche gli squilibri intrinseci del sistema di lavoro.

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Padova: Stop precarietà... ma davvero!!

Stop precarietà... ma davvero!
Sabato 14 ottobre 2006

Mozione dell’assemblea tenuta per il Veneto a Padova il 14 ottobre con all’ordine del giorno la manifestazione di Roma del 4 novembre indetta da Stop precarietà ora!

L’assemblea regionale del Veneto riunita a Padova presso la sala della Fornace Carota di via Siracusa, nell’ambito della discussione sulla partecipazione alla manifestazione del 4 novembre a Roma “Stop precarietà ora” esprime il proprio dissenso nei confronti di una gestione politica di tale appuntamento che mira a eludere i necessari e centrali elementi di conflitto contro il governo Prodi, la sua finanziaria, il Decreto Amato che riconferma la vergogna dei CPT.
Inoltre l’assemblea si esprime chiaramente perché il 4 novembre diventi una vera manifestazione contro il governo per combattere tutti i meccanismi della precarietà e della cancellazione dei diritti.
Il 4 novembre non deve essere una sponda per nessuna parte di governo che è complice di questa Finanziaria.
La manifestazione a Roma il 4 novembre deve essere una sponda per i movimenti, indipendenti e reali, che si battono ogni giorno in ogni parte contro la precarietà, i CPT, le discriminazioni.
Se la manifestazione del 4 novembre non vedrà una assunzione piena del governo come controparte, vorrà dire per noi che si consuma una squallida operazione politica sulla testa di molte e molti e per noi ciò è inacettabile.

Approvato dalla maggioranza dai convenuti all’assemblea, mentre chi era legato ai partiti e ai sindacati concertativi si è allontanato senza votare.

Padova, Sala della Fornace Carota 14/10/06

Finanziaria «ammazzaprecari» (Bernocchi)

Bernocchi e i Cobas annunciano le prossime mobilitazioni. Il 4 novembre «Stop precarietà ora», il 17 sciopero anti-manovra.

I Cobas non usano mai mezzi termini, e ora hanno inventato una nuova parola per ribattezzare la prima finanziaria Prodi: è un «ammazzaprecari». Il neologismo un po' truculento viene da Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas scuola, che annuncia lo sciopero generale - insieme alla RdbCub - il 17 novembre. Nello stesso tempo, da ben 13 giorni, diversi esponenti dei Cobas scuola sono in sciopero della fame per vedersi riconosciuto dal ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni il diritto all'assemblea. Il nostro dialogo con Bernocchi è però partito da un'altra manifestazione, quella prevista il 4 novembre prossimo e che porterà in piazza un larghissimo arco di sigle della sinistra, del sindacato e del movimento, «Stop precarietà ora».

Dunque il 4 novembre scenderete in piazza anche voi.

Sì, partiamo da una piattaforma elaborata l'8 luglio e che tuttora condividiamo: chiede l'abrogazione della riforma Moratti, della legge 30 e della Bossi-Fini; la stabilizzazione di tutti i precari del pubblico impiego e il riassorbimento dei servizi pubblici esternalizzati. Ma è anche vero che in questi mesi il governo ha agito, e in una direzione che noi non condividiamo affatto. Dunque è indubbio che la nostra partecipazione deve essere attualizzata. Prendiamo ad esempio la legge 30: si è parlato di «abrogazione», poi di «superamento», di profonda modifica, ma ora addirittura siamo arrivati a recepirla e in molti casi a peggiorarla. Mi riferisco ovviamente al caso Atesia, un vero e proprio verminaio di sfruttamento scoperchiato grazie all'ispezione richiesta dai giovani del Collettivo precari, e che oggi la circolare Damiano e l'avviso comune firmato da sindacati e imprese vogliono annullare. Ecco: il sindacato avalla l'applicazione della legge 30, fatta eccezione per la Fiom, la Rete 28 aprile e Lavoro Società. A noi tutto questo non sta bene, come l'impostazione della finanziaria: perciò in piazza, dal palco, queste cose le vogliamo dire. Insomma non siamo d'accordo con chi afferma: «la manifestazione del 4 novembre non è contro la finanziaria», perché per noi sta dentro anche questo aspetto. Faremo presenti queste divergenze alla prossima riunione del tavolo, proponendoci comunque di venirci incontro e dialogare come fino a questo momento è stato.

Perché la finanziaria non vi piace?

Perché dà pochi euro con la riforma fiscale, ma ne toglie molti con l'aumento dei contributi pensionistici e il rischio di un rialzo incontrollato di tasse locali e costi sanitari. Il pubblico impiego vede dieci euro scarsi di aumento contrattuale, e un'assunzione dei precari risibile rispetto alle centinaia di migliaia di persone in attesa. Idem per la scuola, che addirittura avrà minori risorse: 350 milioni tagliati, il personale Ata che si riduce del 5% e i docenti del 2%. I 150 mila precari da assumere in tre anni restano solo un annuncio, per ora. E comunque non basterebbero a coprire neppure i due terzi degli insegnanti in uscita nel prossimo quadriennio. E le pensioni dove le mettiamo? Un aggravio dello 0,30% nei contributi dei dipendenti, un aumento di 5 punti per la previdenza dei parasubordinati, che per giunta dovranno pagarsi di tasca loro. Come se non bastasse, da gennaio si va a trattare per ridurre ulteriormente gli assegni e aumentare l'età di uscita. Ma di cosa stiamo parlando? Questa non è affatto una «finanziaria di svolta», come si ostina a dire non solo il governo, ma anche chi la sostiene a sinistra e nel sindacato, a partire da Rifondazione e dalla Cgil. Oltretutto, esaltarla oggi significa abbassare il prezzo domani, al tavolo su pensioni, mercato del lavoro e contratti. Lì le imprese diranno che i lavoratori hanno già avuto e che dunque è arrivato il momento di dare.

Intanto come Cobas scuola state continuando lo sciopero della fame.

Sì, la riforma Berlinguer del 1999 ha tolto il diritto di assemblea ai lavoratori per darlo ai «sindacati maggiormente rappresentativi». Una formula che ci nega i diritti basilari. Il ministro Fioroni, non volendoci riconoscere una riparazione, ha una grave responsabilità. A maggior ragione se - come noi crediamo lo avesse fatto per favorire i confederali.

Roma: Comunicato lavoratori/ci Farmacap

Prima mobilitazione degli operatori e operatrici dell'azienda speciale comunale Farmacap di Roma sostenuta dall'USI AIT

Oggi 12 ottobre 2006, i lavoratori e lavoratrici del settore sociale dell’Azienda speciale Farmacap, hanno voluto rappresentare le disuguaglianze retributive e contrattuali presenti. Lavoriamo gomito a gomito tutti i giorni (domenica e tutte le festività comandate incluse) e per l’Azienda siamo diversi per contratto, per livelli e per soldi che arrivano in busta paga ogni mese.
Ogni mese l’ultima casellina a destra della stessa busta paga, ci informa che abbiamo un netto da “ricconi” che ci permette solo di sopravvivere considerando l’aumento vertiginoso dei prezzi al consumo, dei mutui, degli affitti etc…(quanto rimane per un po’ di qualità della vita?).
Nessuna prospettiva di avanzamento interno, zero ore di aggiornamento professionale retribuito, dequalificazione costante, standardizzazione e monotonia delle funzioni sono aspetti che demotivano ulteriormente. Interessa sapere agli amministratori del comune di Roma cosa abbiamo da dire in merito al Servizio di Teleassistenza dopo ben 4 anni?
Abbiamo prodotto quindi questa prima iniziativa perché sentiamo necessario un cambiamento radicale per recuperare fino in fondo la dignità professionale che ci compete e la dignità come lavoratori/ci su salari e diritti.

www.usiait.it

25/10 Stop precarietà ora! Assemblea pubblica a Monza

Stop Precarietà - CGIL Monza

Il suo contrasto è parte del quotidiano impegno di centinaia di militanti sindacali sul territorio, a partire dagli organizzatori dell’assemblea pubblica, che si sentono impegnati per la piena riuscita della manifestazione nazionale a Roma il 4 novembre prossimo.

Abbiamo anche convocato un'assemblea pubblica per il giorno 25 ottobre alle ore 21 presso la Circoscrizione 3 di Monza San Rocco, affinché, anche attraverso testimonianze dirette di lavoratori precari e migranti del nostro territorio, si costruisca un movimento utile all’abrogazione della legislazione italiana sulla precarietà, della Legge Moratti sulla scuola e della legge Bossi-Fini sull'immigrazione.
Adesioni:

* Simone Pulici, FLAI Cgil
* Elena Lattuada, FIOM Cgil
* Pietro Occhiuto, FP Cgil
* Michele Giandinoto, CGIL Brianza
* Antonio Mingotto, FILCEM Cgil
* Matteo Casiraghi, NIDIL Cgil
* Angelo Verdelli, FILCAMS Cgil
* Gianfranco Bonaiti, SLC Cgil
* Emanuela Luraschi, FISAC Cgil
* Luciana Spagnoli, Ufficio Migranti CGIL
* Mariagrazia Magro, FILTEA Cgil
* Vincenzo Palumbo, FLC Cgil
* Marinella Mezzanzanica, FILLEA Cgil.

Dirigenti sindacali CGIL
Monza, 15 ottobre 2006

Alla ricerca dell'ora leggera

Alla ricerca
dell'ora leggera
Viviamo più a lungo e lavoriamo meno di 50 anni fa. Ma non abbiamo ancora imparato a dominare il tempo e a scandire nuovi ritmi interiori
di Daniela Fabbri
Breve è la vita, lunga è l'arte", diceva già Ippocrate, tra il terzo e il quarto secolo avanti Cristo. Non c'è dubbio: noi occidentali moderni non inventiamo, non abbiamo inventato nulla. Neppure il rapporto ossessivo con il tempo, la perenne rincorsa a riempire ogni attimo per combattere la sensazione di vuoto, di incompiutezza, di fallimento che ci coglie quando ci fermiamo a guardare la vita che passa, e la confrontiamo con i traguardi che abbiamo raggiunto. Dai tempi di Ippocrate a oggi, filosofi, scienziati, poeti e letterati - oltre a un'infinita schiera di uomini comuni - non hanno fatto altro che interrogarsi e angosciarsi sulla scarsità del tempo a loro disposizione, a confronto con la vastità dei saperi da apprendere, delle fortune da accumulare, delle cose da fare, degli obiettivi da raggiungere.
Rispetto al passato, adesso abbiamo maggior tempo a disposizione, grazie all'allungamento dell'aspettativa di vita: nel 1901 quella degli italiani era di 34 anni per gli uomini e 36 per le donne, mentre ai giorni nostri siamo rispettivamente a 78 e 84 anni. Non che questo abbia placato le nostre ansie. E non ci aiutano neppure le statistiche sulle ore lavorate: senza arrivare a paragoni improponibili con le fasi storiche in cui i diritti erano ancora una chimera, attualmente si passano in fabbrica, in ufficio o in studio 1.600 ore l'anno contro le 1.900 degli anni Settanta. Nel frattempo, abbiamo condotto tutte le battaglie possibili per lavorare di meno, conquistato quell'istituto assolutamente rivoluzionario che va sotto il nome di ferie pagate, messo a punto una serie di strumenti tecnologici che dovrebbero semplificarci la vita e rendercela meno faticosa. Eppure, alzi la mano chi non ha mai provato quella sensazione che ci assale la mattina, al momento di alzarci dal letto, e che forse non ci abbandona neppure la sera, quando ci corichiamo: il tempo stringe, non basta, ce ne vorrebbe sempre di più.

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RSU Malpensa e Linate: 800 firme per lo Slai Cobas

Elezioni delegati RSU a Malpensa e Linate:
Lo Slai Cobas presenta le liste RSU con 20 candidati e con la firma di 800 lavoratori.

AlCobas-CUB si accorda con i confederali.
Lo Slai Cobas dice NO al rinvio delle elezioni.

Ieri mattina lo Slai Cobas ha presentato alla commissione elettorale SEA Handling di Malpensa 479 firme di lavoratori a sostegno della lista Slai Cobas per le elezioni RSU e 158 firme per SEA SPA; lo Slai Cobas ha
inoltre raccolto 150 firme a Sea Handling ed Spa di Linate, ove la procedura scade lunedì prossimo.
A Malpensa la procedura scadeva ieri ma, in barba allo stesso accordo interfederale del 1993 che regola le elezioni, ieri stesso AlCobas-CUB si è incontrato con Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sult , che guarda caso si
sono decisi il giorno della scadenza!!!e assieme hanno stabilito di costituire un "gruppo di lavoro"per definire le regole, dando come termine addirittura la possibilità di far slittare le elezioni a dicembre o a gennaio!
A questa riunione non è stato invitato lo Slai Cobas, che ne aveva diritto in quanto aveva già comunicato entro la scadenza decisa da ALCobas-Cub, l'intenzione di partecipare alle elezioni RSU.
Ora AlCobas-CUB, Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sult hanno convocato una riunione per venerdì prossimo a Malpensa:
a questa riunione si presenterà anche lo Slai Cobas, continuando a sostenere la necessità di stabilire regole precise e trasparenti per regolamentare le elezioni, ma non accetterà ricatti o aut- aut . Se verrà decisa una data immediata per le votazioni e un iter chiaro e
democratico bene, in caso contrario, come anche da comunicazione avuta dallo stesso AL Cobas-Cub, si riaprirà immediatamente la procedura delle elezioni RSU.
Lo Slai Cobas ringrazia tutti i lavoratori che hanno sostenuto i propri candidati RSU.
Ci presentiamo a questa scadenza convinti che l'affermazione di una nostra rappresentanza potrà ridare fiducia ai lavoratori e ricostruire assieme a loro una opposizione che sappia difendere i loro interessi e
diritti. Il fatto che tra i candidati ci siano lavoratori non iscritti e' sintomatico di quanto essi non si riconoscano più nelle politiche di collaborazione dei sindacati confederali e di altri "pseudo sindacati"
di base.
E tutti i lavoratori di Malpensa in questi giorni hanno espresso grande soddisfazione perché il tribunale di Busto Arsizio (VA) ha confermato il reintegro nel posto di lavoro del delegato dello Slai Cobas Andrea Ardis, difeso dai nostri legali Rizzoglio e Ghisoni.
Andrea era stato licenziato perché "colpevole" di chiedere il rispetto della legge 626 e delle più elementari misure di sicurezza.
Invitiamo ancora una volta tutti i lavoratori a diventare parte integrante di questo cambiamento.

SLAI COBAS
Aeroportuali Linate e Malpensa
COORD. PROV. VARESE
14/10/2006

Cobas: precari nella PA (Pisa)

COMUNICATO STAMPA
Sportello legale ai Cobas
I Cobas chiedono agli enti locali pisani quante saranno le assunzioni dei precari
Ricorso dei COBAS alla direzione del lavoro contro il mancato pagamento della produttività agli assunti a tempo determinato nel Comune di Pisa

Il Cobas pubblico impiego aderente alla Confederazione Cobas ha nei giorni scorsi intimato al Comune di Pisa il pagamento della produttività collettiva mai erogata al personale a tempo determinato. I Cobas hanno chiesto l’intervento della Direzione Provinciale del lavoro per ottenere il rispetto del contratto e la corresponsione di una parte significativa del salario arbitrariamente sottratta al personale precario.
Se il ricorso non sarà accolto dalla Direzione del lavoro, i Cobas, attraverso il loro ufficio legale nazionale, avvieranno una causa legale per la corresponsione della produttività e per il rispetto dei diritti dei precari.
Il Cobas pubblico Impiego chiede alle Amministrazioni locali di fornire subito i dati precisi sul personale a tempo determinato con 3 anni di anzianità di servizio (negli ultimi 5 anni) e assunto tramite selezioni concorsuali ; questo personale per l’art 57 della Legge Finanziaria ha i requisiti per l’assunzione in pianta stabile . Vogliamo poi una anagrafe dei contratti precari presenti negli Enti pubblici pisani e un impegno diretto delle amministrazioni pubbliche, enti locali in primis, perché le assunzioni previste (poche e insufficienti) siano destinate esclusivamente ai precari.
Questa Finanziaria lascia insoluto il problema del precariato costruita com’è, a detta di Padoa Schioppa, in funzione dell’impresa e non dei lavoratori, questa Finanziaria prevede ben poche assunzioni e cifre insufficienti per il rinnovo dei contratti nella Pubblica Amministrazione, cifre con le quali sarà impossibile il recupero del potere di acquisto già falcidiato negli ultimi anni

Per info sede provinciale Cobas

12.10.06

Stop Precarietà ora: tutti a Roma il 4/11

MANIFESTAZIONE NAZIONALE ORE 14.30 P.ZZA DELLA REPUBBLICA

STOP PRECARIETÀ ORA!: 4 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

Fissata la data della manifestazione nazionale promossa dalla campagna Stop precarietà, ora!. L’assemblea, svoltasi l’ 8 luglio a Roma, aveva approvato una mozione (vedi sotto) in cui si ribadiva l’impegno all’avvio di “un percorso di confronto e mobilitazione che sfocerà in una grande manifestazione nazionale a Roma entro la fine di ottobre 2006” sulla base dell'appello (vedi allegato) su cui era stata convocata l’assemblea.

Nell’incontro tra i vari soggetti che aderiscono alla campagna, tenutosi a Roma l’8 settembre, la data fissata per la manifestazione è quella del 4 NOVEMBRE. Ora si tratta di costruirla affinché la parola d’ordine che dà il titolo alla campagna “STOP PRECARIETÀ, ORA! “ diventi realtà. “E’ giunto il momento di rivendicare un cambiamento radicale di tutta la legislazione che in questi anni ha precarizzato il lavoro e la vita...” E’ dalla condivisione di questo assunto che numerose realtà sindacali (tra cui il Sincobas), politiche, associative e reti di movimento hanno lanciato l’ appello che individua un percorso di iniziative e mobilitazioni comuni.
Il Sincobas impegna le proprie strutture e i propri iscritti e iscritte a lavorare alla riuscita della manifestazione dando così respiro e prospettive nazionali di soluzione alle numerose vertenze per la stabilizzazione dei precari in corso nelle realtà lavorative in cui è presente, sia nei settori pubblici che in quelli privati.

Finanziaria e docenti precari

di Adpm
La legge finanziaria che questo governo si appresta a varare introduce una norma grave e pericolosa per i docenti precari (Art. 66 -Interventi per il rilancio della scuola pubblica) : in particolare quella che prevede l'abrogazione, entro l’anno scolastico 2010/2011, della validità delle graduatorie permanenti come canale di accesso alle immissioni a tempo indeterminato nella misura del 50 % ai sensi dell'art. 399 del d.legisl 16 aprile 1994 n. 297, e successive modificazioni.
Ovviamente anche le GM del concorso bandito nel 1999 decadranno. Un simile grave provvedimento è sostenuto dallo sbandieramento dei soliti numeri relativi a fantomatici contingenti di immissioni entro la stessa data (150 mila previste nei prossimi tre anni, quanto meno promesse e sottolineiamo solo promesse, perché dovranno essere concertate ogni anno con il ministero dell’economia e della finanza e da questo autorizzate). Sfortunatamente i numeri non ci ingannano più, per anni le promesse sono state disattese, non siamo più disposti ad accontentarci dei soliti specchietti per allodole, soprattutto abbiamo imparato a leggere tra le righe.
Quello che la finanziaria propone è una situazione che nella scuola non si è mai verificata: non è mai successo fino ad ora che chi da molti anni (anche 10-15) lavora nella scuola pubblica, rischi ora di perdere tutti i diritti acquisiti. E questo accadrà se le graduatorie saranno abrogate. Nell'articolo in questione si rilevano alcuni gravi problemi:
- le 150 mila assunzioni vengono proposte come soluzione al problema del precariato storico, ma in realtà, anche se ci fosse la copertura finanziaria, non garantiranno affatto che chi entrerà in ruolo sia un vero docente precario perché è possibile che per alcune classi di concorso possano entrare in ruolo anche coloro che non hanno mai insegnato. Individuare solo numeri e cifre, senza in realtà verficare se i posti siano destinati effettivamente a precari, dimostra purtroppo la demagogia di questa operazione del Governo e la non chiara volontà di porre veramente fine alla piaga del precariato storico, e poco cambierà se l'articolo della finanziaria venisse approvato anche dopo le modificazioni in sede di presentazione alla Camera dei deputati;
- la cessazione della validità delle permanenti come canale di reclutamento per il 50% delle immissioni a tempo indeterminato resta comunque un'iniziativa di una gravità inaccettabile. Pensare che chi fa da anni supplenze non debba essere destinatario di un posto a tempo indeterminato, indipendentemente dal fatto che possa o non possa casualmente rientrare nel numero dei fortunati, è una profonda ingiustizia ed è una gravissime irregolarità. Chi oggi lavora, e presumibilmente lavorerà fino al 2010, deve sapere che dopo quella data, gli sarà tolto ogni diritto, ma soprattutto gli sarà tolta la legittima aspirazione ad una stabilità lavorativa. Vorremmo inoltre sottolineare che i precari storici che affollano le graduatorie permanenti sono ormai persone ultraquarantenni che difficilmente riusciranno ad inserirsi in altre situazioni lavorative. Sono in particolare i docenti precari delle secondarie di II gr, che grazie ai tagli selvaggi del precedente governo e ai giochi delle precedenti immissioni sui criteri di ripartizione del contingente, sono a tutt'oggi rimasti fuori dalle assunzioni a tempo indeterminato;
- il cambiare sistema di reclutamento, senza prevedere alcuna fase transitoria, è altro aspetto gravissimo di quanto proposto nella finanziaria perché non viene tutelato colui che nella scuola ha lavorato precariamente per anni , reclutato con regolari contratti dopo l'accertamento del possesso di tutti i requisiti richiesti dal Ministero della Pubblica Istruzione. Il Governo, pur sbandierando numeri decisamente alti, non si rende conto che, purtroppo, nel 2010 molti di quelli che oggi lavorano non entreranno di ruolo? Ci chiediamo: che fine faranno costoro? Cosa l'attuale governo ha sbandierato per tutta la campagna elettorale? Noi chiediamo, in particolare alle OO SS, un serio impegno che non si limiti a produrre numeri astratti, ma tenga conto delle situazioni nella loro complessità.
Perché, invece di garantire sempre esclusivamente chi è già a tempo indeterminato, non si chiede che i precari che lavorano da anni nelle scuole pubbliche vengano immessi in ruolo, al di là delle graduatorie? Perché dobbiamo essere sempre considerati "figli di un Dio minore"? Perché l'operato e la qualità prestati per tanti anni vengono ora improvvisamente invalidati? Il problema precariato non si risolve "eliminando" i precari e negando loro la possibilità di lavorare, ma invece bisogna dare certezze e stabilità a coloro che da molti anni lavorano nella scuola pubblica considerando che queste stesse persone hanno anche contribuito al corretto funzionamento della scuola stessa. Se questa finanziaria rappresenta la soluzione al problema del precariato, che è stata alla base della campagna elettorale dell'Unione, ci spiace informare questo governo che dovrà fare molto di più che snocciolare numeri e proporre soluzioni che ledono i diritti acquisiti. Non era certamente questo che si aspettavano tutti coloro che lo hanno votato.

Lucia Iorio
per l'Associazione Docenti Precari Milano
11/10/2006

11.10.06

La solitudine delle cassiere

LA SOLITUDINE DELLE CASSIERE

Intervista a Dorothée Ramaut, medico del lavoro in un ipermercato di Parigi

Parigi - Quando Engels ha scritto sulla situazione della classe operaia in Inghilterra, nel 1848, c'erano più domestici che lavoratori delle manifatture, ma aveva capito che la novità era qui.
Così oggi, anche se i dipendenti degli ipermercati o dei call center non sono maggioranza, è in questi luoghi che si configurano le condizioni di lavoro che il nuovo capitalismo vorrebbe generalizzare.
Pressione delle gerarchie, sui lavoratori precari e su se stesse, solitudine del lavoratore a causa della progressiva debolezza sindacale, paura di perdere il posto: questa situazione viene interiorizzata, si ripercuote sulla salute. Per questo lo sguardo di un medico del lavoro può oggi aiutare a capire come si configurano le nuove sofferenze sul lavoro.
Dorothée Ramaut da vent'anni è medico del lavoro in un ipermercato della periferia parigina.
Ha appena pubblicato un diario della sua esperienza, Journal d'un médecin du travail. Témoignage (Le Cherche Midi, 174 pagine, 10 euro), dal giugno 2000 al marzo 2006, che sta sollevando in Francia grande interesse.

Come si è resa conto che i lavoratori, anche i quadri, vivevano la sofferenza che lei descrive?
Non me ne sono resa conto subito. L'azienda, quando qualcuno non stava bene, aveva sempre la stessa giustificazione: è un cattivo elemento. Ma quando ho avuto di fronte a me uno di questi cattivi elementi, che lavorava nel supermercato da più di 15 anni, mi sono interrogata, mi sono detta : ma qui c'è qualcosa che non va. Il problema è che i quadri sono inseriti in un sistema dove sono contemporaneamente protagonisti e vittime.

Lei sottolinea la solitudine dei lavoratori.
Non c'è più solidarietà, ma regna la paura. I sindacati sono paralizzati, perché sono costituiti da esseri umani, che vivono nella paura. Tutti sanno cosa succede quando qualcuno sta male, lo sanno i quadri dirigenti, lo sanno i clienti dell'ipermercato, che osservano la situazione, lo sanno le istanze esterne, come l'ispettorato del lavoro, i controllori della Sécurité sociale, i comitati di igiene e sicurezza. Ma nessuno dice niente.
La gente accetta il sistema perché non può fare altrimenti.
Nelle imprese della grande distribuzione c'è molto precariato, molto subappalto e molti sono alla ricerca di un posto. Le persone si sentono rivali tra loro, le solidarietà non funzionano più, le strategie professionali e di difesa non funzionano più. I più deboli diventano vittime, ma la mia esprienza mi ha mostrato molti casi in cui uno che si credeva forte, che era un capo, da un giorno all'altro si ritrova debole a sua volta, senza capire perché.

Le malattie che queste persone sviluppano sono soprattutto psichiche o anche fisiche?
Ci sono malattie fisiche, mal di schiena, mal di testa, ipertensioni arteriose, eczemi, psoriasi, fino all'infarto, con la morte come conclusione, ulcere, diarree.
E' difficile quantificare.
Poi ci sono le malattie mentali, depressione, incubi, persone che si svalorizzano, che perdono la stima di sé, cosa che può arrivare fino al suicidio. E' l'identità dell'individuo che viene toccata e questo lascia sempre delle tracce.
Queste persone dall'identità demolita, demoliscono a loro volta quella degli altri.
La sera, a casa, si sfogano sulla famiglia.
C'è da chiedersi come fanno a trasmettere dei valori ai figli, quale valore del lavoro possano tramandare. Ma ogni volta che ho osservato un caso di malattia del genere, la direzione mi ha sempre risposto: non è il lavoro, è perché il dipendente ha dei problemi privati. Questa risposta evita così di fare un'analisi del lavoro.
Anche stamattina, la stessa cosa: un'impiegata con problemi di salute, «è la menopausa» mi ha detto il capo. Tutto viene addebitato all'individuo, evitando così di rimettere in causa il lavoro. Mentre tutti gli studi dicono che quando il lavoro non va ci sono ripercussioni sulla vita privata, mentre il contrario non è vero, anzi.
Almeno c'è il lavoro, si dice quando ci sono problemi privati.
Un tempo i lavoratori erano fisicamente stanchi. Ma c'era lo spazio per recuperare. Oggi non è più possibile, quando il lavoratore è ferito nell'identità personale.
Nel mio supermercato i dipendenti non vengono criticati per sbagli fatti sul lavoro, cosa che può essere compresa, ma toccati nell'identità : a chi ha più di 35 anni, chiamati «italiano», «portoghese», invece che per nome, «di gente come te sono piene le pattumiere», ecc.
E' destabilizzante.

Lei scrive che i medici del lavoro hanno oggi la responsabilità di denunciare la situazione, per non farsi accusare, come è stato con l'amianto, di aver chiuso gli occhi?
E' la stessa cosa. Noi sappiamo, ma poi non riusciamo a farci ascoltare. Mai viene chiesto il parere a un medico del lavoro nello spazio pubblico. Per questo ho scritto questo libro. Ma non pensavo che avesse un impatto del genere: la situazione è quindi più grave di quello che pensassi.

Eppure le leggi di protezione dei lavoratori esistono, come mai non funzionano?
Certo, l'arsenale giuridico esiste. Ma quando un lavoratore denuncia un caso di molestia sul lavoro, è molto difficile trovare delle testimonianze. Siamo sempre di fronte alla stessa questione: domina la paura, le solidarietà sono scomparse, conta solo la redditività, i profitti a breve. La riscossa deve partire a livello di ogni impresa, secondo me, per ritroavre il rispetto reciproco, per ristabilire il dialogo.
Anche le imprese devono capire che l'essere umano deve essere rimesso al centro. Oggi in Francia si parla molto di rimettere al lavoro le persone di più di 50 anni.
Ma se le trattano così, nessuno accetterà. Io sono costretta a consigliare a qualcuno che soffre di andarsene, di licenziarsi. Quando c'è stata la rivolta delle banlieues, l'anno scorso, è stato detto: è colpa del fatto che non hanno lavoro.
Ma se poi, sul lavoro, c'è un'estrema violenza, come se ne esce?

(Il manifesto, 11 ottobre 2006)

Finanziaria: serve lo sciopero generale

Comunicato stampa
Finanziaria: non facciamoci prendere per il cuneo!
Serve lo sciopero generale

La finanziaria 2007 prosegue nella direzione delle precedenti, con pesanti tagli alla spesa pubblica e sociale ed una impostazione economica di chiaro stampo liberista. A pagare la riduzione del debito pubblico e il rientro nei parametri imposti dai Trattati europei saranno ancora una volta quelli che le tasse le pagano da sempre alla fonte: lavoratori, fissi e precari, e pensionati.

I benefici per i lavoratori dipendenti derivanti dalla riforma dell’Irpef appaiono assai limitati in una manovra peraltro segnata dalla scomparsa del ritorno per i lavoratori della loro parte di taglio del cuneo fiscale che invece è pienamente garantita, e aumentata, ai datori di lavoro. La riduzione delle tasse per i redditi sotto i 40.000 euro corrisponderà ad un risparmio che in molti casi non arriva neanche a 100 euro annui, che vengono di fatto rimangiati da: aumento bollo auto, ticket pronto soccorso e prestazioni specialistiche, inevitabili nuove tasse e maggiori costi dei servizi che i comuni introdurranno per "rifarsi" dei pesanti tagli ai trasferimenti agli enti locali.

Non si mette mano alla questione della precarietà. I parasubordinati si pagheranno l’aumento contributivo e centinaia di migliaia di lavoratori della pubblica amministrazione non troveranno soluzione alla condizione di precarietà reiterata di anno in anno. Anche la sbandierata assunzione di precari nella scuola (150.000 docenti e 20.000 tra amministrativi, tecnici e ausiliari) nei prossimi tre anni è solo un generico impegno e sarebbero comunque inferiori ai previsti oltre 200.000 pensionamenti. Che fine ha fatto la promessa “lotta alla precarietà” e la centralità del contratto a tempo indeterminato? Occorre cancellare legge 30 e pacchetto Treu. La manifestazione nazionale contro la precarietà del 4 novembre prossimo assume quindi oggi un valore ed un significato ancor più importante: Stop precarietà ora! vuol dire ora e non domani, forse!

La qualità e la quantità dei servizi pubblici viene ulteriormente erosa attraverso la prosecuzione della politica di riduzione del personale nella sanità pubblica, negli enti locali e nei servizi pubblici in generale e l’ulteriore spinta alla esternalizzazione e alla privatizzazione dei servizi pubblici locali in conseguenza dei tagli alle risorse trasferite dallo Stato agli enti locali. Inoltre i finanziamenti per il rinnovo dei contratti pubblici sono dislocati per la maggior parte nel 2008, con il chiaro intento di far slittare nel tempo i già limitati incrementi salariali e allungare la vigenza contrattuale che nei fatti diverrebbe triennale invece che biennale. Nei trasporti non c’è l’indispensabile politica di programmazione del settore, manca completamente qualsiasi riferimento al Trasporto Aereo e nel Trasporto Pubblico Locale non c’è copertura economica per il contratto. E mentre si taglia la spesa sociale si impegnano oltre 4 miliardi di per l’acquisto di nuovi armamenti!.

Sulle pensioni, oltre all’anticipo al 2007 dell’avvio dell’introduzione “volontaria” del Tfr nei fondi pensione complementari, con il protocollo "segreto" firmato da governo e Cgil-Cisl-Uil si vogliono ridurre ulteriormente - entro il marzo 2007 - i rendimenti pensionistici ed innalzare l’età pensionabile. In pratica viene "differito" ciò che qualcuno avrebbe voluto "incassare" già con la manovra finanziaria.

Questa finanziaria non va bene! A piangere, per ora, sono ancora e solo i lavoratori!

Occorre cambiarne i contenuti perché la propagandata discontinuità con quelle dei precedenti governi sia fondata su provvedimenti concreti! Questo chiedono al governo CNL, SINCOBAS e SULT, che hanno già inviato un appello per la modifica della manovra, e sono impegnati nella costruzione di iniziative di lotta nei posti di lavoro e nella preparazione dello SCIOPERO GENERALE.

Ufficio Stampa

CNL - SINCOBAS - SULT

Costituenti SdL Sindacato Intercategoriale

10.10.06

Stabilizzazione precari Asu e Puc: storia di un bluff

(10 ottobre 2006)

Cronaca di un bluff. La tanto attesa stabilizzazione per i precari Asu (attività socialmente utili) e Puc (progetti di utilità collettiva) che prestano servizio negli enti locali siciliani diventa un miraggio lontano e irraggiungibile. La legge regionale n° 16 del 14 aprile 2006, seguita da due circolari attuative (le n° 70 e 71), non trova attuazione nonostante i tempi in essa stabiliti – il 1° luglio 2006 per la stipula di contratti a 24 ore settimanali per gli Asu e l’adeguamento dell’orario di lavoro, da 18 a 24 ore ore, per i Puc – siano abbondantemente trascorsi. «Si tratta di una legge già finanziata», dice Orazio Calì dell’esecutivo nazionale dello Slai Cobas. «Non si capisce - aggiunge Calì – il motivo di questo ritardo a meno che non si voglia continuare a prenderci in giro portando avanti una beffa pre - elettorale».

I precari dallo scorso mese di luglio chiedono di incontrare il presidente della regione Salvatore Cuffaro e l’assessore regionale al lavoro Pippo Scalia, ma invano. «Non ci degnano neanche di darci un appuntamento. – dice il coordinatore regionale dello Slai Cobas Salvo Scuderi - Ma perché questi dinieghi. Forse hanno paura di incontrarci perché non sanno come giustificarsi?». Che il ritardo nell’attuazione della legge sulla stabilizzazione non sia più in alcun modo scusabile lo conferma anche l’avvenuta trasmissione alla regione, un paio di settimane fa, delle graduatorie stilate dagli uffici provinciali del lavoro. Ad aggravare ancor di più il clima di beffa l’approvazione lo scorso 26 settembre di un decreto a firma dell’assessore al lavoro Scalia con cui venivano stanziati 121 milioni e mezzo di euro, sufficienti per un anno, per la stipula di contratti a 24 ore settimanali per 7.593 precari. Decreto non ancora pubblicato nella gazzetta ufficiale e quindi non attuabile. E sul punto i toni di Calì si fanno più duri: «L’assessore al lavoro ha preso in giro i precari buttando solo fumo negli occhi. Le ipotesi sull’assessore Scalia sono due: o non ha alcun peso all’interno della giunta dove il comando spetta esclusivamente al presidente Cuffaro; oppure sconosce del tutto la materia declamando in pompa magna una sorta di stabilizzazione che poi vera stabilizzazione non è in quanto trattasi di contratti a tempo determinato della durata di cinque anni e a 24 ore settimanali molto lontani dal tempo pieno, con l’approvazione di un decreto che resta solo sulla carta».

Sta di fatto, comunque che a farla da padrona sono ormai l’incertezza e il caos. Si vocifera anche che tra le cause della mancata attuazione della legge regionale n° 16 peserebbe come una pesante scure anche la promessa, fatta da qualcuno in campagna elettorale, ai precari stabilizzati per cinque anni e a 36 ore settimanali negli enti regionali. “Prima l’aumento di categoria da A a B per i contratti dei regionali e poi la stipula di contratti per i precari degli enti locali”, avrebbero promesso. Calì sbotta: «E’ inammissibile che una semplice promessa, che è un niente di fatto, possa bloccare l’attuazione di una legge approvata e pubblicata. Non dimentichiamo che ci sono lavoratori che aspettano da diciotto anni un minimo di cambiamento». I precari non hanno più tempo da perdere: “Se non arriveranno risposte concrete entro qualche giorno – annuncia Scuderi – riprenderemo le nostre battaglie a suon di scioperi e di occupazioni!”.

Catania 08/10/2006.

Per l’esecutivo nazionale dello Slai Cobas
Orazio Calì

9.10.06

Il nuovo blog: Operaisociali

Visitate il nuovo blog degli OperaiSociali
E' ancora in costruzione, ma speriamo diventi in fretta
uno strumrnto di rete utile a tutt* gli/le operatori/trici
sociali.

operaisociali.noblogs.org

La prima volta in piazza del «precariato di stato»

Sciopero e manifestazione nazionale a Roma degli «instabili» della pubblica amministrazione. 35.000 persone al corteo promosso dalle Cub-RdB.

Eccoli qui i precari in carne e ossa. Quelli che non corrispondono alle analisi sociologiche fatte in loro nome e che ti sbattono in faccia all'improvviso una condizione invivibile.
E' il primo sciopero nazionale dei precari della pubblica amministrazione. Ed è riuscito «al di là di ogni più rosea previsione», spiega ancora emozionato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della Cub-RdB, il sindacato di base che l'ha organizzato. Per la manifestazione a Roma «ci aspettavamo un 15.000 persone, ma ne sono arrivate più del doppio». La Cub parla di 35.000 partecipanti al corteo. E il colpo d'occhio di chi è allenato ai cortei vede che la realtà non è distante da questa cifra.
Gli striscioni distribuiti alla partenza da un grande tir che manda musica «militante» («ti lamenti, ma che ti lamenti, pigghia lu bastoni e tira fori li denti...»), sono tutti contro il «lavoro nero» e «il precariato di stato». Alla fine il corteo si ferma sotto il ministero della funzione pubblica e tre delegazioni partono per parlare con il ministro Nicolais e due sottosegretari (uno alla giustizia e l'altro alla sanità).
E allora vediamoli questi precari, «invisibili» come persone, di cui tutti parlano come di una categoria economica astratta. Ce ne sono in tutti i mestieri che tengono in piedi l'apparato dello stato. Sono informatici, infermieri, impiegati, vigili del fuoco, operai della forestale e lsu. E altro ancora. Gente di tutte le età, dai venti ai sessant'anni, con livelli di istruzione differenti, lavoratori dotati di braccia e di conoscenza. Ma inestricabilmente uniti da una condizione unica. Nonostante abbiano anche forme contrattuali differenziatissime (a progetto, a somministrazione, cococo, a tempo determinato, ecc), si sentono e si muovono come una tribù unita. Tra loro anche diversi «fortunati» già assunti stabilmente, o che lo sono stati negli ultimi mesi. Portano solidarietà ai colleghi che da oggi non possono essere definiti «più deboli»: per quanto precari, e quindi più ricattabili, hanno trovato la forza di lottare.
Sono una parte essenziale della macchina statale, che da anni ha bloccato le assunzioni «per risanare il bilancio», ma che poi - per funzionare - ha inserito personale senza diritti. Seicentomila in tutto, stimano alla Cub. Comunque centinaia di migliaia, ammettono le cifre ufficiali, incomplete. Assumerli, peraltro, non aggraverebbe le finanze pubbliche: già ora vengono pagati dallo stato. Anzi: questo spende in alcuni casi anche più di quanto non farebbe assumendoli. Lo spiega una «somministrata» napoletana: «1.000 euro per lo stipendio, più altrettanti per la società che mi ha mandato nell'ente locale».
Una posizione particolare ce l'hanno i precari che lavorano per il fisco e il catasto. Se i loro uffici funzionano bene, lo stato incassa di più. Ma la finanziaria appena presentata rischia di complicare diverse cose. Il catasto, per esempio, dovrebbe passare ai Comuni. Ma in quelli più piccoli non ci sono le competenze per gestirli; e già ora ricorrono a società private. La polverizzazione localistica, poi, compromette l'omogeneità e l'oggettività dei criteri con cui vengono decisi (e dovranno essere rivisti) gli estimi immobiliari. Il ventilato «criterio di mercato» (parametrare le rendite catastali agli effettivi valori di mercato) potrebbe far impennare in modo esponenziale la tassazione Ici; con incalcolabili ripercussioni sociali.
Caotica la situazione del fisco, che rappresenta il cuore dello «stato moderno». Qui il Dipartimento alle politiche fiscali dovrebbe controllare e coordinare un meccanismo composto di società private (l'ex Sogei, la Sose, la Riscossioni spa, i Monopoli) e pubbliche, per un totale di 60.000 addetti. La finanziaria prevede una legge delega per promuovere una ristrutturazione dal profilo ancor aignoto. Ma in quale direzione? Verso un'ulteriore «privatizzazione» o in quella opposta? Viene alla mente - e lo citano - il servizio di riscossione in Sicilia ai tempi dei fratelli Salvo.
Anche l'amministrazione della giustizia solleva gravi interrogativi. Società private gestiscono funzioni delicatissime, come il casellario giudiziario e persino le banche dati di alcuni tribunali. Ufficialmente dovrebbero solo «supportare» tecnicamente gli operatori del ministero, appositamente «formati». In realtà si trovano a fare lo stesso lavoro, anche di inserimento e controllo dei dati. Pensi al fatto che dei «privati» - quasi sempre con contratti a progetto, oppure «liberi professionisti» a partita Iva - possono metter mano ai dati sensibili di ognuno di noi e... ti viene in mente il business di Tavaroli e lo spionaggio Telecom.
Guardi tutta questa gente e un po' ti tranquilizzi. E' bene che il problema della precarietà entri con forza - e numeri - nella dialettica altrimenti «astratta» tra paese e governo. E' insomma un bene che la prima manifestazione di piazza, di fatto «contro» questo governo, abbia un segno così chiaramente di sinistra. C'è ancora spazio e tempo per far mutare di segno le politiche sociali.

Assunzioni subito, assunzioni vere

A Roma la prima manifestazione nazionale del precariato pubblico
lunedì 9 ottobre 2006

:: Maria Russo

Il 6 ottobre scorso 35.000 lavoratori e lavoratrici precari/e della pubblica amministrazione hanno manifestato a Roma contro la precarietà

“No al lavoro nero, no al precariato di Stato: assunti subito, assunti davvero” era lo slogan dello striscione di apertura del corteo. Migliaia di bandiere RdB - CUB (Rappresentanze sindacali di base - Confederazione Unitaria di base, e nulla più... si tratta del primo sciopero nazionale del precariato del pubblico impiego e il numero elevato delle adesioni non ha tradito le aspettative a dispetto dei grandi assenti.

Da tutta Italia si sono riversati sulle strade della capitale - bloccata dallo sciopero dei trasporti pubblici - i lavoratori e le lavoratrici precari/e della Sanità, dei Vigili del fuoco, degli Enti Locali, delle Agenzie Fiscali e della Scuola, della Ricerca e dei Ministeri, ma anche dipendenti delle cooperative appaltatrici dei servizi esternalizzati. E insieme a loro hanno manifestato numerosi Sindaci, fra cui 5 primi cittadini della Locride.

La manifestazione partita da Piazza Esedra alle 10 è arrivata davanti al Ministero della Funzione Pubblica intorno alle 12:30. Peccato che non tutti i manifestanti siano riusciti a raggiungere Piazza Sant’Andrea della Valle a causa del cantiere aperto per le ricerche archeologiche della metropolitana, per ascoltare i numerosissimi interventi dei lavoratori che si sono susseguiti per oltre due ore.

Dal palco sono giunte testimonianze di precarietà nei diversi settori del pubblico impiego. Una precaria medico di una Usl della regione Emilia Romagna ha domandato come possa essere possibile accorciare le liste d’attesa se la maggior parte del personale medico e paramedico è perlopiù precario, con contratti di tre o sei mesi. Il disagio è privato, di ogni singolo lavoratore/trice, e pubblico, dell’utenza che aspetta mesi per una visita.

La maggior parte degli intervenuti ha criticato fortemente la finanziaria. L’aliquota contributiva del lavoro atipico sale dal 18% al 23%. Con questa manovrina - che alza l’aliquota ma non fissa i salari - lavoratori e lavoratrici precari/e, oltre a non raggiungere neanche dopo 20 anni di lavoro una pensione di 400 euro, percepiranno salari più bassi (per esempio: un attuale salario di 1.000 euro scenderà a 900 euro)perché “sicuramente i datori di lavoro si rifaranno su di noi”! Il governo si è dimenticato delle parti sociali.

“Parlate coi lavoratori”!

Parole di solidarietà sono arrivate da parte di una rappresentante del centro sociale Angelo Mai (sgombrato dal quartiere Monti di Roma pochissimo tempo fa) e di un rappresentante del Comitato dei Precari del call center Atesia che, aderendo allo sciopero, ha dato prova dell’unità di lotta fra il settore pubblico e privato.

“Questo primo sciopero nazionale non è solo un importante punto di arrivo, ma è soprattutto l’avvio della lotta per cancellare il precariato, far riscrivere la Legge Finanziaria: proseguiremo con lo sciopero generale del 17 novembre prossimo”. ha dichiarato il Coordinatore nazionale RdB-CUB Pierpaolo Leonardi.

Nel frattempo le delegazioni dei lavoratori hanno raggiunto il Ministero di Giustizia, il Ministero della Sanità, il Ministero dell’Istruzione e il Ministero del lavoro per un incontro. Presso il Ministero della Funzione Pubblica una delegazione ha incontrato il Ministro Nicolais. “Pur nella diversità di posizioni si è convenuto sulla necessità di aprire un tavolo permanente sulla precarietà presso lo stesso Ministero, a cui, su richiesta dell’RDB-CUB, dovranno partecipare tutti i Ministeri interessati dal fenomeno, nonché la Conferenza delle Regioni per quanto attiene gli enti locali”.

Mi piace pensare che il prossimo 17 novembre scenderemo in piazza a milioni, precari/e del pubblico e del privato, lavoratori/trici a tempo indeterminato, e studenti, perché conosciamo i nostri diritti e il valore della democrazia.

Intervista a Mussi (Il Manifesto 7/10)

Non si può fare ricerca solo su quello che serve. C'è una dimensione estetica del sapere che va rilanciata al di là del linguaggio dell'utile e dell'economico

La bellezza del sapere

Fabio Mussi a tutto campo sull'università. Gli effetti collaterali da correggere della riforma Berlinguer: limiti del «tre più due», proliferazione dei corsi, frammentazione degli insegnamenti, algebra dei crediti, sistemi di valutazione, concorsi, precari. La latitanza degli investimenti privati in un sistema che deve restare pubblico. Servono più soldi e più governance, o «la società della conoscenza» resterà in Italia solo uno slogan mentre la terza rivoluzione tecnologica avanza in tutto
Ida Dominijanni

Il convegno di Orvieto sul partito democratico sta per cominciare mentre con Fabio Mussi, alla Camera, facciamo il punto sulla politica dell'università dopo i non troppo incoraggianti investimenti della finanziaria in questo settore cruciale del rilancio del «sistema paese».

Rimpianti per essere qua e non là?
«Nessuno, sono sereno, non volevo fare la parte di quello che dice 'o presepe nun me piace'. Non credo che Orvieto riserverà grandi sorprese, e la mia posizione è nota: sono favorevole alla costruzione di una solida alleanza democratica, e alla costruzione di una forte sinistra che abbia l'ambizione di rappresentare interessi e promuovere idee. L'incontro di Orvieto è il primo passo della costruzione di un partito che nasce dalla fusione tra Ds e Margherita, su cui non sono d'accordo».
Una domanda personal-politica al ministro dell'università ex studente della Normale: quanto ha contato nella tua vita aver fatto dei buoni studi?
Molto. La Normale era la mia sola possibilità: vengo da una famiglia poverissima, entrarci era l'unico modo di garantirmi vitto, alloggio e una piccola argent de poche. Avevo preso la maturità con la terza pagella d'Italia - non ho mai saputo chi fossero quei due che avevano osato essere più bravi di me! - e il massimo dei voti nelle materie scientifiche: avrei voluto iscrivermi a fisica o chimica, ma venendo dal liceo classico non ce l'avrei fatta a superare il concorso della Normale in quelle materie. Così scelsi filosofia, ma ho mantenuto una forte curiosità per la cultura scientifica, leggo le riviste più importanti e non tollero di non capire di che trattano. Gli anni di Pisa, fra Università, '68 e Pci sono stati cruciali, anche ai fini del mio lavoro di oggi. Mi è rimasta la convinzione che l'università di massa, aperta a tutti, è una sfida fondamentale, se però tiene alto il livello della qualità.
Saltiamo a trent'anni dopo. Lisbona 2000: in una fase di relativo ottimismo sulla costruzione europea, fu lanciata la parola d'ordine della «società della conoscenza». In Italia c'era il governo D'Alema, ricordo commenti entusiasti. Cos'è rimasto di quella prospettiva nel secondo governo Prodi? Poco, a giudicare dalla finanziaria...
La prospettiva è sempre quella, è fortemente ribadita nel programma dell'Unione ed era ben presente nelle dichiarazioni programmatiche di Prodi alle Camere. Va detto però che in Europa, sei anni dopo, si avverte una certa stanchezza, «la società della conoscenza» rischia di diventare poco più che uno slogan. Mentre a livello planetario si dispiega la terza grande rivoluzione tecnologica della storia: gli investimenti nella formazione e nella ricerca passeranno in pochi anni da 330 a 850 miliardi di dollari - una cifra ancora di molto inferiore alla spesa per armamenti, il che dimostra che la rivoluzione suddetta non si converte in saggezza -, e il grosso ce lo metteranno l'India, la Cina, la Malesia, la Corea, il Giappone, la Tailandia e gli Stati uniti, i quali hanno appena lanciato un piano decennale per raddoppiare gli investimenti nella ricerca pubblica. Il Brasile, l'Argentina e il Messico stanno entrando in questa stessa scia. L'Europa segna il passo: i paesi del Nord sono gli unici ad aver raggiunto l'obiettivo di Lisbona, con un investimento in formazione e ricerca superiore al 3% del Pil.
Ma l'Italia investe meno dell'1%.
Lo 0,88 nell'università, contro l'1,2 della media dell'area Ocse e il 2,6, fra pubblico e privato, degli Stati uniti. Nella ricerca investiamo l'1,1%.
In una classifica ideale delle ragioni del «declino italiano», in quale posto collocheresti questi dati?

Abbastanza in alto, ma la risposta non è univoca: siamo di fronte a uno dei tanti paradossi italiani. E' ovvio che un paese che investe tanto poco su formazione e ricerca si mangia il futuro a morsi. Ma questo non toglie che in Italia ci siano ancora risorse di qualità e zone di eccellenza. Nella fisica della materia, nella fisica nucleare e nelle biotecnologie, per esempio, continuiamo ad avere posizioni di prestigio. Sforniamo laureati di ottimo livello che vengono rastrellati sul mercato del lavoro intellettuale internazionale. D'altro canto è vero che abbiamo un numero basso di studenti universitari e di laureati, e che nella classifica delle prime cento università del mondo non compaiono nei primissimi posti atenei italiani - anche se la Sissa di Trieste sta al quinto posto in Europa e la Normale di Pisa al settimo. Ti segnalo però che nella classifica Tongji di Shangai sulle prime 500 università del mondo 270 sono europee, parecchie delle quali italiane, e solo 180 sono americane, mentre quelle cinesi e indiane avanzano: nella terza rivoluzione tecnologica l'Europa procede a passo lento, ma ha ancora un capitale enorme da far valere.
Però - fonte AlmaLaurea - gli studenti europei Erasmus dicono che le università italiane sono le peggiori fra quelle che hanno frequentato. In Italia c'è una gran retorica contro la «fuga dei cervelli», ma a me pare che dovremmo essere felici che tanti italiani vadano all'estero e preoccuparci di più di attrarre studenti stranieri qui da noi.

Esattamente. Ormai la comunità scientifica è internazionale, ognuno deve andare dove vuole, possibilmente non spinto dalla disperazione. Il problema è come rendere attraenti le università italiane, migliorandone qualità e governance. Nel recente viaggio in Cina di Prodi è stato siglato un accordo interuniversitario per accogliere studenti cinesi in Italia.
Ministro, diciamoci la verità: per il centrosinistra l'università è materia non solo di progetto ma anche di bilancio. Più che di Letizia Moratti, l'università che abbiamo è figlia di Luigi Berlinguer. Sette anni dopo, qual è il bilancio della parola chiave della riforma Berlinguer, «autonomia»?

E' vero, la vera riforma è stata quella del '99, Letizia Moratti si è limitata a degli interventi peggiorativi. L'autonomia, intesa come capacità di autogoverno e responsabilità, è un processo inesorabile e giusto. Che però ha prodotto alcuni effetti collaterali da correggere. In primo luogo c'è stata una spinta alla proliferazione scriteriata di sedi, ordinamenti, insegnamenti. In secondo luogo, lo schema «tre più due», laurea triennale più laurea specialistica - che a ben vedere è uno schema tre più due più x, triennale più specialistica più master - è rimasto incompiuto. Il tre più due prevede che uno studente esca dalla triennale con un profilo professionale definito, ma in realtà non è così: la triennale è una sorta di vicolo cieco, o una tappa per la specialistica. Una specie di liceone: non va bene, bisogna correggere.
Come?
La riforma Berlinguer si inseriva in una più ampia politica europea lanciata a Bologna nel '99, che prevedeva una prima verifica nel 2007 a Londra e una seconda nel 2010, per andare a regime nel 2012. Andremo a Londra dopo una discussione di massa con studenti e docenti, con un'indagine molecolare degli effetti della riforma e qualche proposta. E' in vista di questo che convocherò gli «stati generali» dell'università.
Qualche correzione intanto è già partita.
Sì. Con alcune norme della finanziaria viene bloccato il numero delle università telematiche - ce ne sono dodici, appena insediato ne avevo bloccate altre cinque, in Spagna sono in tutto due -, che sono università a tutti gli effetti e devono avere requisiti di qualità ineccepibili. Viene bloccata la proliferazione di corsi e facoltà fuori dalle sedi naturali: i corsi di studio sono passati in pochi anni da 2.300 a 5.500, d'ora in poi per aprirne uno sarà necessario avere almeno la metà di docenti strutturati. E vengono bloccate le cosiddette «lauree facili»: la riforma Berlinguer prevedeva che si potesse «laureare l'esperienza» concedendo quasi tutti i crediti necessari sulla base di un percorso di studio e di lavoro; sotto il governo Berlusconi, allargando le maglie di questa norma, sono state regalate lauree a intere categorie di dipendenti dei ministeri e delle regioni, di iscritti all'ordine dei giornalisti e via dicendo; d'ora in poi verranno concessi al massimo 60 crediti, ai singoli e non alle categorie. C'è inoltre un mio decreto al parere della Conferenza dei rettori, che prevede d'ora in poi un massimo di 20 esami per il triennio e di 12 per la laurea specialistica.
Quasi una rivoluzione, data la frammentazione attuale di moduli, esami e crediti. Che avrà effetti a cascata sulla didattica...
Bisognerà accorpare i moduli, o coordinarli, e sempre sulla base di un organico fatto almeno per metà da docenti strutturati, dunque solo una metà può essere fatta di docenti a contratto.
L'autonomia ha anche un lato economico cruciale: è la porta aperta all'ingresso dei privati nell'università. Anche qui, qual è il bilancio di questi otto anni, e come si dovrebbe configurare per il futuro il rapporto pubblico-privato?
Il sistema dev'essere pubblico, dopodiché ben venga se ci investono i privati: magari! Ma ci investono pochissimo, fra sponsorizzazioni e contratti. Nel campo della ricerca, per ogni euro dello stato ce n'è mezzo, non due, di privati.
Insomma: Tronchetti Provera, per dirne uno, poteva bene investire nella ricerca universitaria sulle telecomunicazioni, ma non l'ha fatto...
No, non l'ha fatto. Sul valore aggiunto, il capitalismo italiano investe in ricerca pubblica e privata il 2,2%, contro la media europea del 5,8. In Germania il dato è del 7,5%, in Giappone del 9,6, negli Usa dell'8,7.
La finanziaria prevede qualche incentivo, o sbaglio?
In finanziaria c'è il fondo della legge Bersani per un piano di sostegno a ricerca e innovazione «top down». E un incremento di 960 milioni di euro in tre anni del fondo ordinario per la ricerca, che vanno ad aggiungersi alle risorse correnti (600 milioni di euro per l'anno prossimo), per la ricerca «bottom up» e «curiosity drive», quella cioè non immediatamente finalizzata - che è cruciale, perché non si può fare ricerca solo su quello che si sa che è utile. Poi c'è un ulteriore fondo di 300 milioni di euro come credito d'imposta per il 10% di investimenti in proprio dei privati e il 15% di committenze alle università e agli enti pubblici.
Non si può fare ricerca solo su quello che è utile, dici giustamente. Però fra crediti, valutazioni, risorse, economicità, funzionalità al mercato del lavoro, non ti pare che l'università parli ormai solo la lingua dell'utile? Questa perdita del senso della gratuità del sapere, a me sembra l'effetto collaterale più pericoloso della riforma Berlinguer.
Effettivamente anch'io uso questo linguaggio con un certo disagio...Bisogna distinguere. Un conto è il sistema della valutazione, che è fondamentale e va casomai reso più efficace. Sul piano culturale però sono d'accordo, va rilanciata la dimensione estetica del sapere. Non è un caso che oggi si parli di eleganza delle formule in matematica, o che certi premi alla ricerca tecnologica siano destinati in base alla bellezza delle scoperte. L'estetica invade anche le scienze esatte, e il linguaggio del bello è diverso da quello dell'utile.
Valutazione: come funziona e come va corretto il sistema?
Abbiamo l'esperienza dei due comitati di valutazione del sistema universitario e della ricerca, che a giorni presenteranno i loro rispettivi rapporti. Bisogna partire da qui per costruire l'Agenzia della valutazione. Che sarà un'istituzione terza sia rispetto ai suoi oggetti sia rispetto al potere politico - insomma non sarà una dependance del ministero - e dovrà spostare l'asse della valutazione dalle procedure ai risultati, sia nella ricerca sia nella didattica, sulla base di parametri internazionali. La valutazione sarà decisiva ai fini della ripartizione di una quota crescente del fondo ordinario - che ovviamente deve complessivamente crescere -, in modo che venga premiato chi migliora.
Concorsi: cosa cambierà?
Fosse per me li abolirei e li sostituirei appunto con un efficace sistema di valutazione. Ma non si può: l'articolo 97 della Costituzione prevede «valutazioni comparative». E' un problema delicato, sono state sperimentate molte formule possibili, ma nessuna ha eliminato i vizi storici. Proveremo a sperimentarne altre. Per prima cosa però bisogna introdurre la terza fascia di docenza per i ricercatori: è fondamentale per allargare la base della docenza.
Hai annunciato 2000 assunzioni per i precari, qualcuno obietta che sono meno di quelle degli ultimi tre anni...

Ma no, sono 2000 assunzioni in più rispetto a quelle ordinarie. Abbiamo anche tolto il blocco del turn over agli enti di ricerca, che possono assumere non sulla base della pianta organica ma del budget, entro l'80% del loro bilancio.
Che pensi delle università di eccellenza che stanno spuntando qua e là, a Firenze, Milano e altrove?
Funzionano se sono integrate col sistema complessivo e col territorio. A Lucca abbiamo migliorato in questo senso la situazione dell'Imt.
Commentando non entusiasticamente la finanziaria hai detto: Speriamo dall'anno prossimo di indossare gli stivali delle sette leghe». E' solo un problema di soldi?

Anche di soldi. Da un lato le due spine sono il modesto incremento del fondo di finanziamento e il taglio ai consumi intermedi di università ed enti di ricerca. Dall'altro lato, dall'anno prossimo bisognerà operare una riforma complessiva della governance del sistema universitario, dal ministero ai consigli di dipartimento. Ma di questo è prematuro parlare adesso.

dal Manifesto, 7 ottobre 2006

I lavoratori precari filmano le loro vite

dal manifesto del 5 ottobre

Oggi e domani, alla casa del cinema, i film di «Obiettivi sul lavoro, racconti di precarietà»
Michele Simeone
La vita dei lavoratori precari raccontata attraverso filmati audiovisivi è lo scopo dell'iniziativa del concorso «Obiettivi sul lavoro, racconti di precarietà», promosso da NidiL-Cgil, Arci e unione cinematografici Arci. «Il concorso cerca di mettere in luce il problema della precarietà a 360 grado», spiega Davide Imola del Nidl «mostrando nella cruda realtà i sacrifici che la vita del precariato provoca».
«Il precariato da vari anni è un problema sentito da milioni di lavoratori, che non riescono a far valere i loro diritti, vivendo sotto ricatto», ha concluso Imola alla presentazione del progetto, svoltosi giorni fa presso la Discoteca di stato di Roma.
Oggi e domani le migliori 25 opere selezionate verranno proiettate a Roma presso la Casa del cinema, il Centro congressi la Sapienza e la Casa dell'IX Municipalità. Tra le opere 3 verranno premiate nella serata finale del 6 che si terra alla Casa del cinema da una giuria composta da registi e autori.
«Siamo rimasti molto colpiti dalla grande partecipazioni», ha dichiarato la coordinatrice del progetto, Paola Scarnati. «Tra le 110 opere arrivate la maggior parte vengono da ragazzi, che si sono autoprodotti, con un livello di linguaggio filmico molto elevato». I filmati prodotti sono tutti basati su tanta autoironia, che non cade infatti mai nell'autocommiserazione: tipo fingersi russo per poter ottenere un lavoro da badante. O meglio ancora nascondere una mini-telecamera in tasca mentre si lavora in un call-center.
I prodotti audiovisivi nono verranno proiettati solo il prossimo 5 e 6 ottobre, ma faranno il giro di tutti i circoli cinematografici italiani dell'Arci. Altro dato interessante è che il 70% dei partecipanti erano di sesso maschile, ma alle selezioni il risultato è stato paritario, con 12 filmati realizzati da uomini e 12 da donne. Il presidente dell'arci Paolo Beni è intervenuto nel dibattito dichiarando che «il problema del precariato deve essere affrontato una volta per tutte con più vigore da parte delle istituzioni»e ha continuato sostenendo «la necessità di coinvolgere il maggior numero di agenti sociali per poter aiutare la politica a mettere mano alla legge Biagi. Altrimenti la politica da sola non c'è la farà».
Le iniziative contro la precarietà organizzate dal Nidil, non si fermano solo al concorso, ma dal 24 al 31 ottobre si avrà la settimana della precarietà, con oltre 250 iniziative in tutta Italia. La data più importante è il 4 novembre con la giornata intitolata «Stop precarietà! ora».

Contratti a termine, ristabilire l'eccezionalità

dal Manifesto del 5 ottobre 2006

Alberto Burgio*
Roberto Croce**
Nell'articolo apparso sul manifesto il 28 settembre scorso, Andrea Allamprese ha posto al centro del dibattito sulle riforme del lavoro un tema di grande rilievo, rimasto sinora in ombra: quello del regime dei contratti a termine, introdotto dal decreto legislativo 368 del 2001. Si tratta di un tema che, per i suoi effetti sociali e giuridici, dovrebbe affiancarsi, nell'agenda del centrosinistra, a quello più frequentemente discusso dei contratti di «collaborazione a progetto».
Concordiamo con le valutazioni di Allamprese e con l'obiettivo di perseguire una profonda revisione dell'attuale disciplina dei contratti a termine. Proprio per questo ci pare opportuno richiamare l'attenzione su un aspetto generale, che merita di essere preliminarmente chiarito.
Partiamo dal confronto con la legge che regolava il tempo determinato prima dell'entrata in vigore del d. lgs. 368. La legge 230 del 1962 conteneva una normativa ben più protettiva dell'attuale, che ha invece sciaguratamente "liberalizzato" il contratto a tempo determinato estendendone il ricorso a tutti i casi in cui il datore di lavoro adduca generiche «ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo».
La legge del '62 riposava su una logica ben diversa. Supponeva che il tempo indeterminato costituisse la forma normale del rapporto di lavoro dipendente; concepiva cioè il lavoro a termine come una eccezione; ed esigeva, quindi, che, per potervi fare ricorso, il datore di lavoro adducesse tassative motivazioni.
La nuova normativa ha messo in crisi questo impianto garantista, generando pesanti conseguenze negative per migliaia di lavoratori e sollevando, sul piano giuridico, gravi dubbi interpretativi. Una questione in particolare merita di essere al più presto risolta. Occorre stabilire in modo univoco (e auspicabilmente favorevole alla stabilità delle relazioni di lavoro) se il rapporto tra contratto a tempo indeterminato e contratto a tempo determinato possa essere tuttora ricondotto allo schema regola/eccezione (come in base alla legge 230); o se invece, complice la generale tendenza alla flessibilità, questo schema si sia ormai risolto in una vera e propria coesistenza di modelli contrattuali alternativi e simmetrici, cioè dotati di pari dignità.
La questione sorge anche per effetto della mancata riproposizione nel d. lgs. 368 di una previsione analoga a quella dell'art. 1 della legge 230: «Il contratto di lavoro si reputa a tempo indeterminato, salvo le eccezioni appresso indicate».
È chiaro che si tratta di una questione decisiva e tutta politica. E non è difficile intuire come dalla sua soluzione discendano una serie di effetti di prima grandezza, a cominciare dall'attribuzione al datore di lavoro piuttosto che al lavoratore dell'onere di provare le ragioni del ricorso al tempo determinato.
Non possiamo soffermarci oltre su questa materia. Ci limitiamo ad osservare come solo il recupero della logica sottesa alla legge del '62 renderebbe la legislazione italiana coerente con la normativa europea, per la quale i contratti a tempo indeterminato rappresentano «la forma comune dei rapporti di lavoro» perché «contribuiscono alla qualità della vita dei lavoratori interessati e a migliorarne il rendimento». E come su questo terreno il governo e la maggioranza non debbano inventare nulla di nuovo, ma solo rispettare gli impegni assunti con l'elettorato. Il programma dell'Unione, quasi riproducendo la direttiva europea, puntualizza che il lavoro a tempo indeterminato deve tornare a costituire «la forma normale di occupazione» e che esso è il solo in grado di consentire ai lavoratori di «costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena». Sarebbe davvero imperdonabile che parole tanto solenni rimanessero inascoltate dai loro stessi autori.
*Deputato Prc, commissione Lavoro
**Avvocato giuslavorista

5.10.06

S.Giuliano: Nemici della Precarietà - Amici dela Città

-- GIOVEDI' 5 OTTOBRE --
h 14.30
Presidio con conferenza stampa sotto la sede di GENIA in occasione dell'incontro con i sindacati per definire il nuovo piano di lavoro di GENIA Ambiente

-- SABATO 7 OTTOBRE --
SCIOPERO CON PRESIDIO
Dalle ore 10 al mercato in via Trieste ang. Via Cavour

Invitiamo tutti i sangiulianesi a partecipare alle iniziative che si terranno in città

Comitato di base operai GENIA
LEGGI L' APPELLO del Comitato di base operai GENIA


NEMICI della PRECARIETA'
AMICI della CITTA'
Un altro infortunio sul lavoro. Un' altro licenziamento.
Un'altra delle tante e diverse storie di precarietà

Nel mese di settembre 5 lavoratori di Genia Ambiente sono stati licenziati; uno di loro ha subito un grave incidente sul lavoro e ha perso un dito della mano.
Genia Ambiente è una delle tante società che sono state create con la progressiva privatizzazione di servizi comunali quali acqua, gas, verde e, nel caso dei lavoratori licenziati, del servizio di nettezza urbana.
Erano lavoratori presi in affitto dall'agenzia Manpower di Melegnano, con contratti rinnovati periodicamente (ben 4 in 9 mesi!) a totale discrezione dell'azienda. Pochi giorni prima della scadenza del loro ultimo contratto, come succede a molti, hanno ricevuto la comunicazione di licenziamento.

La privatizzazione di Genia e la precarietà sono due facce della stessa medaglia! Perchè privatizzare significa gestire secondo logiche di mercato beni comuni quali acqua, scuola, casa, trasporti, sanità ...
Perchè privatizzare significa gestire secondo logiche di mercato le condizioni di lavoro e quindi la qualità del servizio offerto. Perchè privatizzare significa gestire secondo logiche di mercato i servizi agli utenti, quindi solo se hai i soldi usufruisci del servizio.
Perchè privatizzare significa che mancano i soldi per pagare i lavoratori, ma ci sono per pagare stipendi d'oro ai dirigenti dell'azienda (si parla di circa 500.000 euro all'anno).

Privatizzazione e precarietà però non riguardano solamente Genia e i suoi lavoratori, ma sono per tutti noi una condizione comune di vita, perchè a tutti è negato un reddito che garantisca una vita dignitosa senza l'assillo della precarietà; perchè per tutti è sempre più difficile accedere ai servizi sociali, la cui qualità va oltre tutto peggiorando.

Le risorse ci sono, forse sta a noi, tramite la partecipazione e la cooperazione, fare in modo che vengano gestite per una migliore qualità della vita del territorio e dei suoi cittadini.

Sosteniamo la battaglia per l'immediata assunzione dei 5 lavoratori di Genia ambiente, consapevoli, però, che l'assunzione a tempo indeterminato, pur migliorando le condizioni di vita, non elimina la precarietà.

Se c'è chi guadagna bene, ma lavora sempre; chi lavora a tempo indeterminato e ha delle garanzie, ma un reddito misero; chi sceglie di lavorare in nero per pagare una retta scolastica meno cara; chi non può studiare perchè deve lavorare....ma tutti siamo costretti ad arrangiarci da soli; perchè allora non rivendicare, semplicemente, la garanzia, per tutti, ad avere di che vivere?
Perchè non rivendicare, per tutti, un reddito che ci restituisca tempo per occuparci della città e non solo dei soldi?

Spazio Pubblico Autogestito Eterotopia

www.eterotopia.org

5/10 Mestre: Comitato provinciale stop precarietà ora

ASSEMBLEA COMITATO PROVINCIALE
STOP PRECARIETA' ORA!

GIOVEDI' 5 OTTOBRE 2006 ore 18:00
presso il Centro Civico di Via Sernaglia (vicino a Via Capuccina), Mestre

STOP PRECARIETÀ ORA
L'assemblea promossa dalla campagna Stop precarietà ora! svoltasi l’8 luglio a Roma ha dato l'avvio a un percorso di confronto e mobilitazione in tutto il territorio nazionale.
L’8 settembre è stato costituito il Comitato Regionale Stop Precarietà con l’obiettivo di dare il via ad una serie di iniziative nei territori in preparazione della manifestazione nazionale prevista per il 4 novembre a Roma.

E’ scritto in Finanziaria: Promuovete gli asini!

E’ scritto in Finanziaria: Promuovete gli asini!
05 ottobre 2006

Programmata una riduzione dei ripetenti per tagliare 644 classi e 1455 docenti
Doccia fredda per 150.000 precari: “Vi assumeremo solo se ci saranno soldi”

Cari professori, da quest'anno dovrete bocciare meno alunni. Quanti? Il dieci per cento in meno. E perché? Per ridurre la spesa pubblica. Per capire come si può ottenere il risultato è sufficiente leggersi la relazione tecnica di accompagnamento alla legge finanziaria. Lo strampalato modo di procedere dei funzionari assoldati dai ministri Padoa Schioppa e Fioroni è consacrato, nero su bianco, nelle pagine 139 e seguenti dell'importante documento, appena depositato in Parlamento. E non è l'unico: basti pensare che la promozione degli asini a fini di bilancio è accompagnata dalla riconversione degli insegnanti in esubero in insegnanti che insegnano materie che non conoscono. Ma andiamo con ordine.

La paventata riduzione delle classi con conseguente riduzione di spesa è quasi legge. Per raggiungere l'obiettivo si può agire su vari fronti: aumento di alunni in ogni classe. Vi si legge che “i nuovi parametri e i criteri per la formazione delle classi dovranno determinare per la scuola materna un incremento medio di 0,1 del rapporto alunni/classi, per la primaria di 0,4, per la secondaria di primo grado di 0,4 e per la secondaria di secondo grado di 0,6”. Ma la chicca è contenuta a pag. 141, laddove con molta diplomazia si scrive che “all'interno delle prospettate iniziative volte all'incremento dell'efficienza del sistema scolastico, in previsione dell'innalzamento dell'obbligo di istruzione per almeno dieci anni, saranno attivati idonei interventi finalizzati al contrasto degli insuccessi scolastici.

Detti interventi dovranno prevedere, in particolare, attività d'accoglienza, rimotivazione e riorientamento, nonché l'individualizzazione della didattica in modo da tener conto delle diverse forme di intelligenza e dei diversi stili d'apprendimento, allo scopo utilizzando parte delle risorse destinate alle aree a rischio e parte di quelle relative ai progetti contro la dispersione finanziati anche con risorse del Fondo Sociale Europeo”. Tradotto vuol dire: si bocci di meno per carità di bilancio. E se uno studente frequenta 5 anni invece che 6 o 7 richiederà meno classi. Si legge subito dopo infatti che “la conseguente riduzione della permanenza media degli alunni all'interno del sistema determinerà una riduzione della spesa per oneri di personale”. I tecnici di Palazzo Chigi hanno già programmato il numero di asini da promuovere. “Al fine della stima del risparmio – si legge nella scheda tecnica – è stata considerata una riduzione del 10% del numero di ripetenti dei primi due anni di corso della scuola secondaria di secondo grado, ammontanti oggi complessivamente a 185.002 studenti.

Si ricava così una diminuzione di 18.500 unità per la popolazione studentesca che, considerando l'attuale rapporto alunni/classi, corrisponde a 805 classi; supponendo quindi di poter diminuire il numero complessivo di classi in ragione dell'80% del possibile risparmio, si stimano 644 classi in meno, corrispondenti a 1.455 docenti e 425 Ata, per una minore spesa di euro 56 milioni a decorrere dall'anno 2008, ed euro 18,6 milioni per l'anno 2007”.

Quanto agli insegnanti in esubero, il comma 5 dell'art. 66 della Finanziaria prevede la predisposizione dell'ennesimo piano di riconversione professionale del personale docente in soprannumero sull'organico provinciale, finalizzato all'assorbimento del medesimo personale”, che dovrà trovare “completa attuazione entro l'anno scolastico 2007/2008”. Non è la prima volta che insegnanti di ruolo in una materia vengono riconvertiti in una materia che non conoscono con veloci corsi.

Alle vecchie pressioni sindacali si aggiungono stavolta esigenze di bilancio che prevarranno sulla qualità della scuola. Infine, la relazione tecnica si rivela quale autentica doccia fredda per i docenti precari ai quali è stato raccontato in questi giorni che ci saranno 150.000 immissioni in ruolo nei prossimi tre anni. “Il proposto piano pluriennale”, si legge nella scheda tecnica, ha “comunque carattere programmatico”, e dovrà tener “conto in ogni caso, della puntuale verifica annuale, al cui esito positivo è subordinato l'iter delle iniziative, da effettuarsi d'intesa con il Ministero dell'Economia e delle Finanze circa la sua concreta fattibilità”. Come dire: solo se ci saranno soldi. Lo aveva già scritto Berlusconi.

http://www.vincenzobrancatisano.it/

4.10.06

Imperia: sciopero dei dipendenti Apt

Sanremo: venerdì prossimo sciopero dei dipendenti dell'Apt

E’ stato proclamato per vneerdì, dal sindacato Rdb-Cub, uno sciopero dei dipendenti della maggior parte degli Uffici di Informazione Turistica dipendenti direttamente dalle A.P.T. e, ovviamente, anche quella dell’Apt Riviera dei Fiori. “In seguito all’approvazione della nuova legge regionale del 28 settembre scorso (Organizzazione turistica regionale) – scrive il sindacato - la Regione ha deciso la chiusura definitiva delle Aziende di Promozione Turistica di tutta la Liguria”. Nella sola Apt ‘Riviera dei Fiori’ lavorano attualmente 19 dipendenti. Di questi, ben 9 e quindi la metà, sono precari, pur lavorando nell’azienda da più anni (dai 3 agli 11 anni, sempre assunti o riassunti con contratto a tempo determinato).

“Al momento – prosegue il sindacato - non è dato sapere quale destino viene riservato al posto di lavoro di queste persone, tra i 30 e i 50 anni, che avrebbero non poche difficoltà di reinserimento. Senza contare che, con l’annunciato licenziamento di tutti i dipendenti precari dell’azienda, verrebbe vanificata un’esperienza professionale maturata in anni di lavoro nel settore turistico che potrebbe invece venire utilizzata nelle nuove future strutture turistiche locali. Considerate le prospettive che la Regione Liguria ci riserva per il futuro non abbiamo altro mezzo che scioperare”.

Carlo Alessi

Mercoledì 04 Ottobre 2006 ore 17:11

Comunicato sul corteo dei lavoratori dei call center del 29/9

Comunicato stampa sul corteo dello scorso 29 settembre

Il 29 settembre alcune centinaia di lavoratrici e lavoratori dei call center hanno manifestato a Roma sulla base della piattaforma elaborata nell’assemblea dello scorso 9 settembre in cui si rivendicano:
- la trasformazione di tutti i contratti precari (a progetto, somministrazione, tempo determinato etc) in contratti a tempo indeterminato full-time;
- la riduzione degli orari di lavoro a parità di salario, diversa organizzazione dei turni e dei tempi al fine di migliorare le condizioni di lavoro e ridurre lo stress psico-fisico, riconoscimento del carattere usurante del lavoro nei call center;
- inquadramenti adeguati alla professionalità acquisita e all’anzianità;
- il blocco dei processi di esternalizzazione e di precarizzazione del lavoro;
- il reintegro di tutte le lavoratrici e i lavoratori licenziati.
Questa manifestazione ha rappresentato un primo passo verso la generalizzazione della lotta nata dai precari e dalle precarie del collettivo di Atesia e, pur nei limiti e nelle difficoltà che un processo direttamente autorganizzato incontra nel proprio percorso, ha dimostrato che è possibile affrontare con determinazione e concretezza le pesanti condizioni di vita del mondo del lavoro.
Al termine della manifestazione una delegazione dei partecipanti è stata ricevuta al Ministero del lavoro dalla Sottosegretaria al lavoro on. Rosa Rinaldi e dal capo della segreteria del Ministro sen. Battafarano.
In questo incontro è stata illustrata e motivata la piattaforma di lotta, rilevando come sia fortemente presente nel settore anche un problema di miseria salariale derivante dall’uso massiccio e pernicioso dei contratti part time, ed è stato richiesto l’impegno del Governo, per le parti di sua competenza, e l’apertura di un tavolo di trattativa in cui siano presenti i lavoratori e le lavoratrici che si sono organizzati autonomamente.
Dobbiamo rilevare che la risposta del Ministero è stata molto lontana dalle nostre esigenze e anche da quanto promesso in campagna elettorale contro la precarietà.
Infatti il sen. Battafarano - oltre ad annunciare (cosa per altro già nota) che erano state avviate le ispezioni ministeriali in tutti i call center ed a prevedere che da ciò risulteranno diverse condizioni di abuso - si è limitato ad illustrarci le misure che verranno introdotte nella legge finanziaria e cioè: istituzione di un fondo per la subordinazione per sanare la condizione previdenziale dei lavoratori (tale fondo nascerebbe proprio dalle risultanze della vicenda di Atesia); riduzione del cuneo fiscale per le aziende che assumono a tempo indeterminato; innalzamento dell’aliquota contributiva al 23% per i contratti a progetto e le partite Iva; introduzione di una indennità di malattia per i lavoratori a progetto a carico dell’Inps; accrescimento dell’aliquota contributiva per il lavoro di apprendistato al 10%. Rinviando a dopo la finanziaria l’apertura di un tavolo di concertazione fra padroni, governo e Cgil-Cisl-Uil per il superamento della legge 30.
In aggiunta l’on. Rinaldi ha confermato che il Ministero intende respingere le “minacce” di delocalizzazione di Tripi (proprietario di Atesia) e delle associazioni imprenditoriali del settore e vuole che l’esito dell’ispezione dell’ispettorato del lavoro di Roma venga da subito applicata (ma garantendo i posti di lavoro e quindi non escludendo che possano essere attivati contratti diversi da quelli a tempo indeterminato). Ci ha inoltre informato che il Ministero ha invitato Cgil-Cisl-Uil e organizzazioni datoriali a trovare un accordo sull’applicazione degli esiti ispettivi per il settore nella forma dell’avviso comune che poi il governo farà proprio ed accompagnerà attraverso il finanziamento dell’operazione. Infine, pur rinnovando la disponibilità del Ministero ad incontri consultivi con le strutture delle lavoratrici e dei lavoratori presenti alla manifestazione e protagoniste della lotta di questi anni, ha escluso che si possa essere protagonisti delle trattative che sono invece riservate a Cgil-Cisl-Uil, le stesse organizzazioni sindacali che hanno stipulato gli accordi con Atesia per l’applicazione di contratti illegali.

Dalla breve sintesi dell’incontro avvenuto al Ministero del lavoro emergono le ambiguità e le responsabilità della politica verso la condizione di precarietà così drammaticamente presente fra i lavoratori. In particolare sottolineiamo come da un lato si riconosca il valore motrice della lotta, autonoma dai sindacati confederali, delle lavoratrici e dei lavoratori di Atesia e degli altri call center e dall’altra si voglia continuare a far decidere a chi, Cgil-Cisl-Uil, ha dimostrato di essere incapace di interpretare i bisogni e le aspirazioni dei lavoratori.
L’istituzione del Fondo presso l’Inps per la “stabilizzazione dei rapporti di lavoro” prevista nella prossima finanziaria è di fatto un vero e proprio condono degli abusi previdenziali registrati sul passato caricandone il costo sullo stesso Inps.
Per altro ci sembrano molto deboli le misure ipotizzate dal governo per intervenire nel settore e soprattutto a scaricare sul bilancio pubblico (attraverso la leva contributiva ed i condoni) e sui salari i costi dell’impresa per il lavoro: denunciamo che ancora una volta l’imperativo è la riduzione del costo del lavoro, attraverso la pratica della concertazione e della riedizione della politica dei redditi, anziché l’impegno per l’abolizione della legge 30 e del pacchetto Treu che hanno dimostrato, in questi anni, i loro effetti di macelleria sociale.
D’altra parte rileviamo come un importante conquista delle lotte l’aver costretto tutti, dal governo, ai sindacati concertativi, ai padroni, a dover fare i conti ed intervenire per arginare il processo di precarizzazione e immiserimento della condizione del lavoro, nonostante le difficoltà a mobilitarsi in tali condizioni di precarietà e i licenziamenti subiti.
A conclusione di questa giornata di lotta vogliamo sottolineare l’importanza dell’estensione dei percorsi di mobilitazione, valutando comunque positivamente questo ulteriore difficile passaggio verso la costruzione di una dimensione di movimento alla lotta contro la precarizzazione.
Vogliamo infine ringraziare gli artisti, Ascanio Celestini, Quartetto Urbano, Piero Brega e Sylvie Genovese, che hanno animato con i loro spettacoli la parte finale della manifestazione.

Collettivo PrecariAtesia (Roma), COBAS del Lavoro Privato, Assemblea Coordinata e Continuativa Contro la Precarietà
Per info: precariatesia@yahoo.it, tappabuchi@claronet.it, tlc@cobas.it; iniziativecc2006@yahoo.it

Roma, 30 settembre 2006

Precari degli enti locali e Finanziaria

Secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato al 31/12/2005 erano circa 120.000 i lavoratori con contratto a tempo determinato nella P.A,dei quali 50.000 negli Enti Locali.Questi dati non considerano i circa 200.000 precari assunti come collaboratori,somministrati,ecc.
La bozza di finanziaria approvata venerdì in Consiglio dei Ministri prevede la possibilità di stabilizzazione del personale precario che presenta uno dei seguenti requisiti:
• essere in servizio da almeno tre anni (anche non continuativi);
• raggiungere i tre anni successivamente all’entrata in vigore della Finanziaria purchè la proroga o il rinnovo siano stati firmati entro il 29/09/2006;
• aver prestato servizio nell’ultimo quinquennio,tre anni.
L’importante è aver superato procedure selettive o previste da norme di legge (ad esempio collocamento),altrimenti per coloro che hanno i tre anni,ma non hanno fatto selezioni,saranno previste procedure selettive.Nulla è previsto per collaboratori,interinali e tempi determinati con anzianità inferiore ai tre anni.
Il criterio dei tre anni (da parte di chi questi tre anni li ha) essere giudicato in modo positivo.
Il grosso problema è la copertura finanziaria. Infatti,secondo la Funzione Pubblica nell’anno 2007 ci saranno circa 8.000 assunzioni,cioè mille in più di quelle autorizzate e mai effettuate dal Governo Berlusconi. Chi saranno questi 8.000 fortunati?Per gli Enti Locali e la Sanità non è prevista alcuna copertura economica per la stabilizzazione dei precari.
Nell’ambito della loro autonomia,Regioni ed Enti Locali possono valutare la possibilità di trasformare le posizioni di lavoro già ricoperte da personale precario (che ha i requisiti di cui sopra) in posizioni di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Inoltre,nelle more della stabilizzazione possono continuare ad avvalersi del personale precario.Vengono eliminati i criteri della riduzione della spesa del personale dell’1% rispetto all’anno precedente,e della definizione dei criteri e limiti alle assunzioni attraverso emanazione dei famosi DPCM .A partire dal 2010 le Amministrazioni possono, previo esperimento delle procedure di mobilità, effettuare assunzioni a tempo indeterminato entro i limiti delle cessazioni dal servizio verificatesi nell’anno precedente. Gli enti che non rispettano il patto di stabilità non possono fare assunzioni di nessun tipo.
Le Amministrazioni possono valutare,ma non sono obbligate a farlo.
E’ arrivato il momento di farsi sentire con forza,sia a livello locale che nazionale.La Finanziaria può essere fino a fine dicembre modificata,in meglio o in peggio a secondo dei casi.
Vi segnaliamo due importanti appuntamenti:

Venerdì 06/10/2006 Sciopero di tutto il personale precario della P.A.,indetto da RDB-CUB.
Lunedì 16/10/2006 Assemblea di tutto il personale precario del Comune di Milano,indetta da Cgil,Cisl,Uil

Precat: Di rigore smentire le promesse

All'inizio dell'estate, il ministro Mussi aveva minacciato le dimissioni quando il governo aveva tagliato del dieci per cento i finanziamenti dedicati a università e ricerca, nella "manovrina" di Visco e Bersani. Non ci credette nessuno, e infatti non si dimise: il ministro Padoa-Schioppa gli aveva promesso che quei settori strategici sarebbero stati risarciti in finanziaria. Ecco l'autunno, e alle prime voci di una manovra "lacrime e sangue" anche per la ricerca tornano anche le minacce di dimissioni di Mussi. Ma era una battuta da toscanaccio, come ammette anche lui, e non andava preso sul serio.
Anzi, nelle interviste di questi giorni il ministro si dice "soddisfatto" della finanziaria appena presentata. Per risolvere il problema della dilagante precarietà negli atenei e negli enti di ricerca, Mussi annuncia trionfante che nei prossimi tre anni 3500 nuovi ricercatori verranno assunti. Il vago riferimento ad un piano straordinario di assunzioni, nella legge finanziaria, non ne specifica cifre né criteri. C'è addiritura l'ipotesi di 2000 posti da ricercatore da mettere a concorso nazionale a giugno: e poi chissà. Ma nella finanziaria non vi sono vincoli, e comunque si tratterebbe di ben poca cosa anche se le cifre sbandierate da Mussi avessero qualche fondamento: i precari della ricerca e dell'università sono già oltre cinquantamila, e nell'ultimo triennio, persino sotto il vituperato ministero Moratti, sono stati banditi 6500 posti da ricercatore. A giudicare dalle cifre messe nero su bianco dal governo, in verità sembrano chiare soprattutto le lacrime e il sangue: i finanziamenti stanziati per l'università non copriranno nemmeno gli aumenti dell'inflazione, nonostante le promesse di Padoa-Schioppa, per cui sarà difficile persino tenere in piedi l'attuale situazione attuale di emergenza.

Anche negli atenei e nei laboratori, dunque, non v'è traccia di luna di miele tra governanti e governati. Le promesse elettorali sono state regolarmente smentite. La riforma Moratti, che ha precarizzato il settore della ricerca universitaria e portato in piazza lo stesso ministro Mussi, gode tuttora di ottima salute. Se non cambia quella, fra qualche anno di ricercatori non si potrà nemmeno parlare, perché verranno eliminati per legge e trasformati in lavoratori a termine. Non verrà toccata nemmeno la riforma Zecchino-Berlinguer, contro cui un anno fa gli studenti occuparono le facoltà. Non c'è traccia, dunque, di quel massiccio investimento nel settore (strategico, dicono) della conoscenza, dell'innovazione e della ricerca, cui pure l'Italia si è impegnata a Lisbona nel 2000. Anzi, i soldi non basteranno nemmeno a comprare le matite, se il loro prezzo aumenterà troppo.

Ma anche fuori da atenei e laboratori non tira un'aria migliore. La lotta contro la precarietà, su cui il centro-sinistra ha fondato una buona parte della campagna elettorale, non trova spazio nel dibattito politico e viene rimandata in nome del rigore finanziario. Non c'è da stupirsi se a novembre persino una parte del sindacato più "amico" scenderà in piazza contro questo governo. Sicuramente non basterà, se non a giocarsi un pò di equilibrio all'interno della maggioranza parlamentare, in cui la tanto temuta sinistra radicale appare nel migliore dei casi impotente e nel peggiore complice. Con buona pace di chi contava sulla sua capacità e volontà di rappresentare le istanze della generazione precaria: un ruolo assegnato nella compagine governativa allo stesso Mussi, nominato in quota a un riformismo radicale di cui si sono perse le tracce. Per questo potrebbe essere, almeno in parte, utile un segnale significativo da parte dell'attuale ministro dell'Università. Che tenga fede alla promessa estiva e, per ricombinare lo slogan di un'altra prossima manifestazione contro la precarietà: Mussi dimesso davvero. Così in piazza, agli inizi di novembre, saremo in uno in più.

Giuseppe Allegri, Andrea Capocci - PreCat

il Manifesto, 4 ottobre 2006

Appello ai precari del Comune di Roma

Riunione precari del Comune di Roma il 9 ottobre in preparazione dell'Assemblea generale e delle prossime iniziative di lotta

Il 9 ottobre 2006 alle ore 16 presso la sala blu dell'assessorato al lavoro del Comune di Roma -
lungotevere de cenci 5 (secondo piano) - si svolgerà una importante riunione organizzativa delle varie situazioni di precariato del comune di Roma.
La riunione è convocata fuori orario di lavoro per preparare l'assemblea generale in orario di lavoro al Comune di Roma sulla Piattaforma elaborata dai precari e sostenuta dall'USI AIT e dalle RSU di RETE COMUNE.
Si discuterà anche della partecipazione alla Manifestazione Nazionale del 4 novembre a Roma e dell'imminente sciopero generale di novembre che ha al
centro la lotta alla precarietà lo sblocco delle assunzioni nelle Pubbliche amministrazioni e nei servizi e gli emendamenti relativi nella Legge finanziaria.
Le educatrici di asilo nido, le insegnanti di scuola dell'infanzia, i precari delle biblioteche comunali, assistenti sociali e varie figure tecniche e
amministrative sono fortemente invitate a partecipare o inviare loro portavoce.
Roberto Martelli Segretario USI AIT ENTI LOCALI

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Contro tutte le precarietà il 4 novembre a Roma (il manifesto 4/10)

Il movimento di Genova riparte dalla lotta alla precarietà. Le stesse organizzazioni, movimenti, associazioni e gruppi, che diedero vita nel 2001 alle giornate di lotta contro la globalizzazione durante il vertice del G8, si sono dati appuntamento per il 4 novembre a Roma, per una grande manifestazione nazionale che ha come primo obiettivo l'abrogazione della Legge 30, della Bossi-Fini, della legge Moratti.
Dopo l'assemblea dell'8 luglio scorso che ha dato vita al movimento «Stop precarietà ora», l'appuntamento che proponiamo si pone l'obiettivo esplicito di rovesciare l'agenda della politica italiana, mettendo al primo posto le persone e i loro diritti.
Oggi quella agenda è ribaltata. Al primo posto ci sono il rigore e lo sviluppo e poi, se avanza qualcosa, si aggiunge la cosiddetta equità. Dopo una gigantesca redistribuzione della ricchezza ai danni del lavoro, dopo una diffusione della precarietà che l'ha resa condizione normale, la politica ragiona ancora una volta come se non fosse successo nulla.
Non si conoscono ancora tutti i dettagli della legge finanziaria, ma è chiaro che, al di là dei tagli da un lato e delle compensazioni dall'altro, il suo segno di fondo non cambia rispetto alle politiche economiche degli ultimi venti anni. E, soprattutto, la questione della precarietà resta marginale nelle misure e nelle scelte di fondo che vengono compiute.
Il centro sinistra aveva scritto nel suo programma il superamento della Legge 30. Non pare che la direzione di marcia sia quella. Il Dpef parlava solo di rivisitazione di quella legge, mentre il ministro del lavoro propone di affrontare la questione della precarietà sulla base di un accordo tra le parti sociali. Come chiedere a Bertoldo (la Confindustria in questo caso), di scegliere l'albero a cui impiccarsi.
D'altra parte il ministro degli interni, Giuliano Amato, ha chiarito che i Centri di permanenza temporanea (Cpt) non si chiudono, e che si faranno solo dei ritocchi alla legge Bossi-Fini, ma non se ne incrinerà la sostanza che impone ai migranti la tagliola del ricatto permanente. La scuola poi subisce alcuni degli effetti più negativi della finanziaria. Insomma, sul fronte dei diritti la situazione è negativa e al massimo non arretra.
La precarietà del lavoro, la precarietà sociale, la precarietà del futuro che oggi toccano sempre più persone non si combattono così. Senza una svolta sul terreno delle scelte politiche e sociali, la precarietà continuerà ad essere lo strumento principale con il quale il mercato e l'impresa liberista amministrano il proprio potere sulla vita delle persone. La precarietà non è un incidente di percorso della nostra società. Essa è il versante con il quale il mercato globale trasforma le persone in merci in continua competizione.
La legislazione italiana, sotto tutti gli ultimi governi ha agevolato il processo di precarizzazione del lavoro. In un certo senso hanno perciò ragione coloro che sostengono che le radici della Legge 30 risalgono al Pacchetto Treu e ad altre misure precedenti. Ma è vero però che questa legge riassume in sé ed estende tutte le scelte negative del passato.
Lo stesso avviene con la legge Bossi-Fini e con la controriforma Moratti. Ed è forse per questo che le forze del cosiddetto riformismo, e non solo quelle della destra, sono contrarie all'abrogazione di queste leggi. Perché con la loro cancellazione inizierebbe davvero un percorso di liberazione della politica dalla subalternità al mercato. E questo oggi purtroppo non è nell'aria.
La lotta alla precarietà non si esaurisce con l'abrogazione delle leggi simbolo del governo Berlusconi, ma senza quella misura le cose non cominceranno neppure a cambiare. L'abrogazione è la prima condizione, necessaria anche se non sufficiente, per invertire il processo di precarizzazione del lavoro e della vita.
Il movimento riparte da qui, provando a superare in concreto le incertezze, le divisioni e la passività di questo ultimo periodo. Proviamo davvero a incidere sulla politica e sulla società italiana ripartendo dalla sola cosa che l'ha fatta cambiare davvero: il protagonismo dei movimenti.

[S. Giuliano] Nemici della precarietà-Amici della città - 7/10 Sciopero con Presidio

-- GIOVEDI’ 5 OTTOBRE -- h 14.30
Presidio con conferenza stampa sotto la sede di GENIA in occasione dell’incontro con i sindacati per definire il nuovo piano di lavoro di GENIA Ambiente

-- SABATO 7 OTTOBRE --
SCIOPERO CON PRESIDIO Dalle ore 10 al mercato in via Trieste ang. Via Cavour

APPELLO A TUTTI I CITTADINI DI S.GIULIANO

Il licenziamento di 5 spazzini di Genia Ambiente, oltre che essere un inaccettabile attacco al lavoro e alle condizioni di vita di 5 famiglie, un vergognoso trattamento per lavoratori che hanno dato il sangue per questo servizio e per garantirsi un minimo di futuro a 1000-1200 € al mese, rappresenta un attacco al servizio di igiene urbana della nostra città.E’ evidente a tutti che una riduzione di organico porterà ad un peggioramento del servizio.

Non ci facciamo ingannare dalle dichiarazioni del resp. Di Genia, sig. Gilardetti che parla dell’inizio di nuovi servizi quali la raccolta degli escrementi dei cani e delle siringhe con una “moto speciale”. E’ solo un’operazione di immagine.

La verità è che il servizio ai cittadini sta già peggiorando. Basti pensare alla piazzola di via Pace dove è stato dimezzato il personale, alla limitazione del servizio di spezzamento delle strade, a interi palazzi (come in via Quasimodo), che vengono trascurati dal nostro servizio. Questo solo per citare alcuni esempi. E altri ne arriveranno.

Mancano i soldi per pagare i lavoratori, ma ci sono per pagare stipendi d’oro ai dirigenti dell’azienda (si parla di circa 500.000€ all'anno), unici responsabili di un bilancio che sembra avviato ad andare in rosso.

Non vi sembra questo il vero spreco che va tagliato? A voi le conclusioni!

Noi intanto cerchiamo di fare il nostro dovere di lavoratori e cittadini cercando di dare urgentemente una risposta unitaria e massiccia per costringere GENIA a fare marcia indietro e reintegrare i 5 licenziati.

-- GIOVEDI’ 5 OTTOBRE --
h 14.30
Presidio con conferenza stampa sotto la sede di GENIA in occasione dell’incontro con i sindacati per definire il nuovo piano di lavoro di GENIA Ambiente

-- SABATO 7 OTTOBRE --
SCIOPERO CON PRESIDIO
Dalle ore 10 al mercato in via Trieste ang. Via Cavour

Invitiamo tutti i sangiulianesi a partecipare alle iniziative che si terranno in città

Comitato di base operai GENIA – aderente alla CUB

Finanziaria. Venerdì precari della pubblica amministrazione in piazza

Finanziaria. Venerdì precari della pubblica amministrazione in piazza
Inviato da Redazione (18 letture)

TERAMO. Anche il coordinamento cittadino “Dalla parte giusta”, parteciperà alla manifestazione che si terrà a Roma, partendo in mattinata con pullman organizzati da piazza Umberto I a Sant’Egidio alla Vibrata.

«La politica economica del governo Prodi», dichiara il coordinatore Settimio Ferranti, «chiarisce ogni giorno di più la portata della sconfitta cui i dirigenti della sinistra parlamentare hanno
condotto la propria base sociale».
Secondo Ferranti il governo «si prepara ad una finanziaria di tagli sociali, mentre conferma e allarga quelle spese odiose (grandi opere, missioni militari) che fino a ieri i partiti della sinistra
contestavano, e regala alle imprese 5 miliardi con la riduzione del cuneo fiscale. Questo governo non è il governo dei lavoratori, né farà i loro interessi, perché la sua ragione sociale è sottometterli alla dura disciplina del neoliberismo e del rigore finanziario».

«Ai precari della pubblica amministrazione», continua Ferranti, «Prodi porta in regalo la riduzione dei dipendenti pubblici, e della scuola in particolare. Dunque, non solo non vogliono riassorbire i precari attuali, ma si va verso un utilizzo maggiore di precari e di lavoratori esternalizzati per garantire i servizi, non più pubblici ma privati.
Quello che chiedono i precari è un lavoro stabile e «reddito dignitoso».
Il coordinamento “Dalla parte giusta” esprime il massimo delle riserve sulla mobilitazione proposta dal "Tavolo stop precarietà" per la fine di ottobre, a causa del «ruolo preminente, a suo interno, di settori della maggioranza di governo e del sindacalismo confederale, fatto che non
garantisce a quel percorso la necessaria chiarezza d'intenti rispetto a
quello che resta per noi l'unico obiettivo: abolire la precarietà!».
Lunedì 30 ottobre 2006 in provincia di Teramo, ci sarà un Forum d'azione contro la precarietà, un momento di confronto fra realtà precarie, diverse per settori, territorio, genere e generazione, per
discutere nel vivo di riforme del mercato del lavoro e del welfare e di come ottenerle.
04/10/2006 10.47

3.10.06

Giornalisti: modalita' scioperi 5, 6 e 7/10

Giornalisti: modalita' scioperi
Fnsi, venerdi' e sabato black out anche per le tv

(ANSA) - ROMA, 3 OTT - I giornalisti dei quotidiani si asterranno dal lavoro nelle giornate di giovedi' 5 ottobre e venerdi' 6 ottobre. I giornalisti delle agenzie di stampa, dei service, dei siti web e dei portali internet si asterranno dal lavoro dalle 7 di giovedi' 5 alle 7 di sabato 7 ottobre cosi' come i giornalisti freelance, i collaboratori e i corrispondenti. I giornalisti dell'emittenza radiotelevisiva si asterranno dal lavoro nelle giornate di venerdi' 6 e sabato 7 ottobre.

Telecom, la protesta dei dipendenti. Slogan contro Tronchetti Provera

MILANO - "Tronchetti Provera presto andrai in galera", oppure "Tronchetti, Pirelli, attento c'è Borrelli". Questi i principali slogan scanditi da diverse centinaia di lavoratori Telecom, che nel giorno dello sciopero stanno manifestando a Milano contro lo scorporo di Tim dalla casa madre. La manifestazione, organizzata da Uilcom-Uil, Fistel-Cisl e Flc-Cgil, vede la partecipazione dei segretari generali della Uil Luigi Angeletti e della Cisl Raffaele Bonanni e sta sfilando per le vie del capoluogo lombardo per raggiungere la sede milanese del gruppo telefonico.

I sindacati di categoria, dice Giorgio Serao della segreteria nazionale Uilcom-Uil, chiedono "chiarezza, perché vogliamo che ci sia un piano industriale serio per l'azienda". Serao ha aggiunto che "il piano che prevedeva la convergenza tra rete fissa e rete mobile era stato approvato anche dai sindacati", mentre ora i rappresentanti dei lavoratori "sono preoccupati per lo scorporo della rete mobile, che crediamo sia la conseguenza dell'indebitamento di Pirelli". Per questo, anziché scorporare Tim da Telecom, secondo i sindacati, "bisogna separare il destino di Telecom dal destino di Pirelli".

Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, si è rivolto direttamente al governo. "Chiediamo al governo di occuparsi del problema Telecom - ha dichiarato Bonanni - senza rimettere in mani completamente pubbliche l'azienda", che deve "avere un indirizzo a cui obbedire" e "non può fare tutto quello che vuole come ci è sembrato abbia fatto finora". "Dobbiamo - ha poi aggiunto - mantenere l'unicità dell'azienda lasciandola saldamente in mani italiane".

Foggia: Vita precaria Lotta continua

volantino diffuso ai cancelli della Sofim Iveco in sciopero


Non ci interessano gli appelli alla città, alla concordia, all'unità di campanile. Non ci interessa che la Sofim rimanga in piedi solo in quanto parte integrante o motore trainante di un territorio. Non ci interessano i politicanti locali che, uniti in un solo sdegno, lanciano proclami e sfilano compunti, come a un funerale. Ci sta a cuore che gli operai, di qualsiasi luogo siano e in qualunque luogo lavorino, non vengano più sacrificati sull'altare del massimo profitto aziendale. Che non siano destinati a subire il passivo di un sistema-truffa che - semplicemente - non funziona.

Non ci interessa la politica professionale di chi prima inserisce la flessibilità come optional di sviluppo (pacchetto Treu) e poi la trasforma - a ruota di Confindustria - nell'unica forma possibile di impiego: o flessibili o niente! Non ci interessano le parole di chi ha aperto il baratro del più nero precariato a qualche milione di giovani. Ci interessa che dal divario sempre maggiore tra i pochi ricchi e la miriade di nuovi poveri possa rinascere la lotta. Ci interessa che la lotta non finisca imbrigliata, delegittimata, depotenziata.

Non ci interessa questa sinistra che ha accettato le regole del mercato, in piazza incapace di legarsi alle rivendicazioni popolari e nel palazzo vile fino al punto da presentare come "ceto medio" non tassabile i redditi da 70mila euro annui; che senza riferimenti corteggia vecchi e nuovi democristiani, che in campagna elettorale sosteneva la necessità di separare flessibilità e precariato, senza mai spiegare come compiere questa magia. "La strada è segnata e il mercato è in grado di garantire servizi, prodotti e beni a tutti i cittadini", ha dichiarato Piero Fassino tre giorni fa. Noi diciamo che - per noi - il mercato, il capitalismo, è una piovra, che ci sarebbe più gloria nell'abbattere che nel difendere.

Ci interessa che le alternative siano conflittuali, rivendicative. Che presto si possa riparlare di una "nuova offensiva operaia". Che sia il padronato a pagare i costi della crisi. Per questo sosteniamo la giusta lotta della classe operaia della Sofim Iveco di Foggia, segmento di quella classe operaia italiana e internazionale di cui auspichiamo il risveglio.
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Collettivo comunista AgitProp * Laboratorio politico Jacob * via Mario Pagano, 38 - Foggia

Palermo: 4/10 manifestazione disoccupati

Palermo: 4 ottobre manifestazione disoccupati
- 2 ottobre 2006

Mercoledì 4 Ottobre - ore 11:00
Piazza Pretoria - (davanti al Comune)

Sei disoccupato? Lavori in nero? Sei un precario? Non arrivi alla fine del mese?
Vieni anche tu... tra la GENTE CHE CONTA!!!
Anche per te un posto fisso a 800 € al mese per contare i tombini!

Che la privatizzazione delle municipalizzate fosse un’occasione per alimentare gli interessi privati sui beni comuni lo sapevamo già. Ma l’assunzione nominale di parenti e amici dei politici per contare i tobini supera ogni limite. Le dichiarazioni di Cintola, Cantafia, Dina, Scoma, Campagna, D’Arrigo, etc... sulla competenza dei loro adepti sono un’offesa alla dignità di tutti quei disoccupati, precari e lavoratori che non arrivano alla fine del mese. Abbiamo capito come l’amministrazione palermitana riepie le tasche di amici e parenti. Non abbiamo capito come ha intenzione di affrontare la povertà incredibilmente diffusa che c’è a Palermo.

La posizione dei Cip sulle disposizioni della finanziaria per la scuola

Comitato insegnanti precari

I C.I.P., Comitati Insegnanti Precari, esprimono forti riserve sui provvedimenti per la scuola contenuti nella finanziaria del 2007 varata dal governo Prodi.
"Innanzitutto – sostiene Gianfranco Pignatelli, presidente nazionale dei CIP - deploriamo il metodo, tutto italiano, di ricorrere a decisioni raffazzonate ed estemporanee, frutto del mercanteggiamento dell’ultima ora, che riducono o contraddicono gli impegni assunti in campagna elettorale.
Decisioni precedute da un estenuante chiacchiericcio di cifre in libertà, finalizzate solo a disorientare i cittadini tanto da far sì che le determinazioni finali siano accettate come il male minore e non già come le migliori o le più opportune". In quest’ottica rientrano le 150.000 assunzioni programmate nei prossimi tre anni. Rispetto al ventilato spauracchio del blocco del tour over è meglio, ma non basta. Infatti, sapendo che nel 2006/2007, i precari impegnati per incarichi annuali sono 145.000, e i pensionamenti crescono del 40-60% all’anno, è del tutto evidente che alla fine del prossimo triennio la quota dei precarizzati sarà aumentata. Esattamente come nell’era Moratti e al contrario di quanto indicato nel programma dell’Unione.
I CIP, pur apprezzando il mancato vincolo dei pensionamenti per il 2007, denunciano il taglio mascherato delle cattedre compiuto mediante l’aumento degli alunni per classe e la diminuzione degli istituti. A tale proposito il ministro dell’economia ha sostenuto la necessità di adeguare il rapporto alunni/docente agli standard europei, dimostrando d’ignorare la realtà territoriale e demografica del nostro paese e, peggio, di trascurare il livello di fatiscenza ed inadeguatezza alle norme di sicurezza degli edifici scolastici.
"Raccapricciante – spiega Pignatelli - risulta il ricorso allo stesso criterio e al medesimo gergo impiegati dal governo di centro-destra. L’istruzione non è intesa come settore strategico per la vita e il futuro del paese nel quale investire, ma come spreco o costo da razionalizzare che, in politichese bipartisan, ha un solo significato: tagliare!". Lo attesta il fatto che, sebbene il governo Berlusconi abbia riservato all’amministrazione e alla didattica, nel 2005, solo un terzo delle risorse disponibili nel 2001 (appena 110.871 milioni di euro contro i 331.440 di cinque prima), il governo Prodi sia intervenuto con ulteriori tagli. Gli effetti di questa bieca economia sono strutture sempre più fatiscenti e sempre meno conformi alle norme di sicurezza, una disparità retribuzione degli insegnanti dai 6.000 ai 20.000 euro annui in meno rispetto a quella media dei loro colleghi appartenenti ai paesi Ocse ed il precariato triplicato nell’ultimo decennio (+157% e 145.000 supplenti annuali, pari 20% dell’intero organico).
I CIP, inoltre, criticano il provvedimento lì dove prevede il blocco delle graduatorie permanenti per l’accesso all’insegnamento dal 2010. Esso, oltre a non essere risolutivo, costituisce un inaccettabile attentato ai diritti acquisiti dai precari e, alla luce del sospeso art.5 della riforma Moratti, fa da preludio alla chiamata diretta, (gestita dirigenti scolastici "a trattativa privata), al nepotismo ed al clientelismo, a discapito della trasparenza e del rispetto delle priorità conseguite mediante pubblici concorsi ed esperienza didattica pluriennale.
I CIP a tale riguardo ritengono imprescindibile il diritto alla collocazione in ruolo di tutti gli iscritti in graduatoria permanente e di merito fino al loro completo esaurimento. In questa materia la finanziaria risulta lesiva delle legittime aspettative professionali ed umane dei 450.000 precari iscritti nelle sole graduatorie permanenti. Questi, con i tagli occupazionali previsti ed il ventilato allungamento del limite di pensionamento, sarebbero espulsi dalla scuola prima ancora di esserne assunti. Sarebbe bastato impedire la dissennata creazione di ulteriore precariato mediante la sospensione delle SSIS, subordinando la creazione di qualsivoglia percorso abilitativo al reale fabbisogno.
Infine, per quanto si ritenga positivo il previsto innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni, appare bizzarra la sua attuazione in mancanza di una ponderata riforma dell’istruzione superiore.
In estrema sintesi, in sede parlamentare, ci aspettiamo dal governo di centro-sinistra e dall’opposizione quegli idonei emendamenti che evitino alla scuola una gestione clientelare e mercenaria, agli studenti la deriva dell’autoapprendimento o l’affidamento al più improvvisato dilettantismo didattico. Al CIP interessa una scuola di tutti e per tutti, evoluta, equa e solidale, dove le precarietà lasci il posto alla qualità dell’offerta formativa, direttamente connessa alla continuità didattica e, quindi, alla definitiva stabilizzazione del personale docente.

Roma, 30 settembre 2006
CIP - Direttivo Nazionale
02/10/2006

Foggia. Sanità: le proteste del precariato

FOGGIA, lunedì 2 ottobre 2006
Sanità: le proteste del precariato

Protesta stamani, nel piazzale antistante la struttura ospedaliera di via Napoli, da parte di numerosi lavoratori dell’Appalto dei Servizi del nosocomio foggiano, ex LSU inglobati dall’azienda ITES. I dipendenti della società foggiana denunciano in un comunicato stampa, le condizioni di disagio e le continue vessazioni subite dalla direzione, non ultimo il licenziamento ingiustificato, si legge, di un lavoratore più altri licenziamenti già annunciati. Per tanto i dipendenti della ITES, unitamente alla Rappresentanza Sindacale Aziendale, hanno proclamato una mobilitazione per l’intera giornata lavorativa odierna, sospendendo i lavori di manutenzione del cantiere presso gli OO.RR. In concomitanza alla loro protesta, anche quella dei precari ausiliari della città. Si tratta dei 220 lavoratori che hanno partecipato ai bandi indetti dal nosocomio foggiano e dall’ASL/Fg3 nel ,maggio e nel giugno scorsi, per i posti a tempo indeterminato come ausiliari specializzati. I 220 protestano per la lentezza dei concorsi che, si legge, “preoccupa ed esaspera” e chiedono a gran voce, “ di vedere la fine di questa loro eterna precarizzazione”.

Tatiana Bellizzi

Calabria: LSU, stabilizzazione possibile

Lsu-Lpu/ L’assessore De Gaetano ha incontrato i sindacati. Si è discusso di incremento dell’orario

CATANZARO. L’assessore regionale al Lavoro, Nino De Gaetano, ha incontrato ieri i rappresentati delle organizzazioni regionali di Cgil, Cisl e Uil per discutere della corresponsione dell’incremento dell’orario settimanale di lavoro degli Lsu e Lpu, da parte degli enti utilizzatori. Lo rende noto l’ufficio stampa della Giunta regionale. “È inaccettabile - ha affermato De Gaetano - che dagli enti utilizzatori non venga corrisposta l’intera retribuzione ai lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità che usufruiscono di ferie, malattie, maternità, permessi e trattengono la parte relativa alle dieci ore aggiuntive finanziate dalla Regione Calabria. Ho convocato questo incontro - ha aggiunto l’assessore al Lavoro - perché mi sono arrivate diverse segnalazioni (di lavoratori precari, ma anche di sindaci e amministratori pubblici che chiedono chiarimenti relativamente all’applicazione della normativa) sulla mancata applicazione delle trenta ore settimanali”. Perciò, l’assessore De Gaetano ha proposto di inviare una circolare esplicativa con la quale si invitano gli enti interessati “ad estendere l’utilizzo dell’orario di lavoro integrativo a tutti i lavoratori Lsu e Lpu che sono in servizio e di riconoscere loro tutti i diritti e quanto previsto dal disciplinare in vigore”. Assieme alla circolare sarà inviato anche un prospetto esplicativo del costo orario per ogni livello retributivo. Inoltre, l’assessore Nino De Gaetano ha detto che chiederà al più presto un incontro con il Ministro del Lavoro, al quale dovranno partecipare anche le organizzazioni sindacali, per riprendere le trattative relative al processo di stabilizzazione dei lavoratori Lsu e Lpu della nostra regione. Contemporaneamente, sulle stesse problematiche, sarà costituito un tavolo tecnico permanente tra la presidenza della Giunta regionale, gli assessorati al Lavoro e al Bilancio e le rappresentanze dei sindacati regionali calabresi.

La finanziaria e la scuola confermati gli scioperi

La finanziaria e la scuola confermati gli scioperi

02 ottobre 2006 - CUB Scuola
La legge finanziaria e la scuola: il bastone e la carota Tagli dell'organico e delle retribuzioni

Dopo aver prospettato sfracelli inenarrabili per quanto riguarda la scuola pubblica, il governo, ricorre al classico sistema: sventola una carota che pare appetitosa (la promessa di 100.000 assunzioni in ruolo - 80.000 docenti e 20.000 Ata - nei prossimi tre anni) e si prepara ad usare il bastone.

1. le immissioni in ruolo, che comunque coprirebbero a mala pena i posti liberatisi grazie ai pensionamenti, sono vincolate ad una verifica annuale. È bene ricordare che, oggi, i precari della scuola sono oltre 200.000 (più di 130.000 docenti e più di 70.000 Ata)

2. l'incremento medio di 0,4 alunni per classe nel prossimo anno scolastico comporterà, da solo, la perdita di più di 15.000 posti di lavoro per i docenti e di più di 4.000 posti di lavoro per gli Ata senza tenere conto delle ricadute sulla qualità del servizio

3. si ribadisce che va modificata la normativa sul numero dei posti di sostegno con l'effetto di tagliare molte altre migliaia di posti di lavoro e di negare agli alunni diversamente abili un diritto fondamentale

4. si introducono ulteriori vincoli per quanto riguarda il ricorso alle supplenze brevi con la pretesa di evitare gli "scostamenti" dalla media nazionale delle assenze brevi

5. per quanto riguarda l'istruzione professionale è previsto una riduzione del numero di ore di lezione con un'ulteriore ricaduta sul servizio e sull'occupazione e nuove possibilità di intervento nella formazione professionale per le agenzie formative legate ai sindacati istituzionali

6. non si è data soluzione alla grave situazione delle decine di migliaia dei colleghi permanentemente inabili al servizio per i quali si è previsto solo lo slittamento di un anno rispetto a quanto previsto in precedenza ed un'improbabile trasferimento ad altra amministrazione

7. si ricorre all'ennesimo piano di riconversione su "materie affini" per i colleghi in soprannumero -- prodotti in gran parte proprio da questa manovra -- con l'effetto di tagliare altri posti di lavoro

8. si incrementano di 100 milioni di euro i finanziamenti alle scuole private In compenso, non solo non sono previste risorse adeguate per il rinnovo del contratto scaduto da quasi un anno ma si taglia del 50% quanto ci spetta per il passaggio da un gradone ad un altro con l'effetto di ridurre seccamente i nostri stipendi.

Di fronte a questa situazione, sono più forti di prima le ragioni dello sciopero dei precari della scuola e del pubblico impiego di venerdì 6 ottobre e dello sciopero generale di tutte le categorie che il sindacalismo di base ha indetto per il 10 novembre.

Per la CUB scuola
Il Coordinatore nazionale
Cosimo Scarinzi