16.10.06

Alla ricerca dell'ora leggera

Alla ricerca
dell'ora leggera
Viviamo più a lungo e lavoriamo meno di 50 anni fa. Ma non abbiamo ancora imparato a dominare il tempo e a scandire nuovi ritmi interiori
di Daniela Fabbri
Breve è la vita, lunga è l'arte", diceva già Ippocrate, tra il terzo e il quarto secolo avanti Cristo. Non c'è dubbio: noi occidentali moderni non inventiamo, non abbiamo inventato nulla. Neppure il rapporto ossessivo con il tempo, la perenne rincorsa a riempire ogni attimo per combattere la sensazione di vuoto, di incompiutezza, di fallimento che ci coglie quando ci fermiamo a guardare la vita che passa, e la confrontiamo con i traguardi che abbiamo raggiunto. Dai tempi di Ippocrate a oggi, filosofi, scienziati, poeti e letterati - oltre a un'infinita schiera di uomini comuni - non hanno fatto altro che interrogarsi e angosciarsi sulla scarsità del tempo a loro disposizione, a confronto con la vastità dei saperi da apprendere, delle fortune da accumulare, delle cose da fare, degli obiettivi da raggiungere.
Rispetto al passato, adesso abbiamo maggior tempo a disposizione, grazie all'allungamento dell'aspettativa di vita: nel 1901 quella degli italiani era di 34 anni per gli uomini e 36 per le donne, mentre ai giorni nostri siamo rispettivamente a 78 e 84 anni. Non che questo abbia placato le nostre ansie. E non ci aiutano neppure le statistiche sulle ore lavorate: senza arrivare a paragoni improponibili con le fasi storiche in cui i diritti erano ancora una chimera, attualmente si passano in fabbrica, in ufficio o in studio 1.600 ore l'anno contro le 1.900 degli anni Settanta. Nel frattempo, abbiamo condotto tutte le battaglie possibili per lavorare di meno, conquistato quell'istituto assolutamente rivoluzionario che va sotto il nome di ferie pagate, messo a punto una serie di strumenti tecnologici che dovrebbero semplificarci la vita e rendercela meno faticosa. Eppure, alzi la mano chi non ha mai provato quella sensazione che ci assale la mattina, al momento di alzarci dal letto, e che forse non ci abbandona neppure la sera, quando ci corichiamo: il tempo stringe, non basta, ce ne vorrebbe sempre di più.

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