16.3.06

Edili per il contratto e contro il lavoro nero

Ieri una grande giornata di mobilitazione nazionale

Fabio Sebastiani
Blocco di decine di cantieri in quasi tutta Italia, migliaia di lavoratori protagonisti di alcuni sit in nelle piazze di Roma, Bergamo, Venezia e Genova; uno sciopero, infine, che ha avuto un’adesione superiore all’80%. E’ così che gli edili italiani hanno rovinato la festa all’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori che proprio ieri ha celebrato il sessantesimo anniversario con tanto di ricevimento al Quirinale. «Il settore edile continua a produrre ricchezza e occupazione - ha sottolineato il presidente Claudio De Albertis, davanti a Carlo Azegliop Ciampi - trainando di fatto l’intera economia». E allora perché gli imprenditori non hanno nessuna intenzione di rinnovare il contratto scaduto da quasi quattro mesi? La richiesta non è così “esosa”: 81 euro per il biennio salariale e 79 euro per l’aumento territoriale. «Sono compatibili con un andamento della produzione negli ultimi sei anni del 2% annuo, del 23,5% dei volumi di investimento, una crescita del fatturato delle imprese del 17%, compreso un aumento occupazionale del 23%», scrivono i sindacati. Il contratto interessa un milione e duecentomila persone. La protesta non è stata solo per il rinnovo contrattuale, però, ma anche per la regolarità, la legalità e la sicurezza.

«Da sei mesi dall’apertura delle trattative per il rinnovo del 2° biennio salariale del Contratto Nazionale degli Edili e dell’aumento economico territoriale - commentano in una nota i segretari Generali della Filca Cisl, Domenico Pesenti, della Feneal Uil, Franco Marabottini e della Fillea Cgil, Franco Martini - l’Ance e le altre associazioni imprenditoriali del settore continuano a porre sul tavolo delle posizioni strumentali e pregiudiziali, a danno delle politiche settoriali contro il lavoro nero e la destrutturazione del sistema delle imprese».

Il lavoro nero, intanto, dilaga. «Oggi in Italia nelle grandi imprese - sottolineano i sindacati - si registra un rapporto tra impiegati e operai di 1 impiegato ogni 1,5 operai, quando la media europea è di un impiegato per 7,5 operai». Che fine hanno fatto gli altri? Non paghi, gli imprenditori vogliono introdurre una “mini-Bollkestein” all’italiana. «Che cosa altro è se non l’applicazione della peggiore versione della Bolkestein - sottolineano i sindacati - pensare che un lavoratore lavori in una provincia e rimanga iscritto alla Cassa Edile di provenienza, applicando un contratto territoriale che non è quello della provincia in cui lavora».

A Roma in Piazza SS. Apostoli si sono riuniti in una grandissima manifestazione, secondo il sindacato, 8.000 lavoratori del centro e sud Italia, pulmann e treni sono arrivati dalla Toscana, dall’Emilia, Marche, Umbria, Campania, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia e Piemonte. Fermi nel Lazio i grandi cantieri, a Roma hanno incrociato le braccia i lavoratori impegnati nella costruzione della Metropolitana B1, Fiera di Roma, Grande Raccordo Anulare, a Civitavecchia bloccati i lavori della Centrale a carbone. Ugualmente riuscite le manifestazioni del nord; a Bergamo oltre 4.000 persone, secondo i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, hanno sfilato in un vivace corteo fino al presidio davanti alla sede dell'Ance, la città si è completamente bloccata. Si sono fermati i grandi cantieri lombardi e piemontesi dell'Alta Velocità e della Metropolitana di Brescia.

A Venezia altre migliaia i lavoratori che hanno manifestato, grazie al blocco dei cantieri del Petrolchimico e dei lavori del Passante e del Mose. Anche i camionisti hanno solidarizzato.

A Bologna si sono bloccati i cantieri della Variante, stessa cosa il cantiere della sede comunale. Altissima anche l’adesione alla protesta di Genova, dove i manifestanti hanno bloccato la circolazione del centro della città. Grandissima partecipazione allo sciopero anche al sud, dove si sono fermati i cantieri della Sa-Rc, della 106 Ionica e della Siracusa-Catania. Presidi davanti alle sedi dell’Ance in quasi tutte le città.

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