16.4.07

La stabilizzazione dei precari dei call center a Taranto

A Taranto ha interessato 1568 lavoratori

Sta per giungere al termine il processo di stabilizzazione dei lavoratori del call center Teleperformance di Taranto: si tratta di un risultato importante, che riguarda 1568 persone e si inserisce all’interno delle nuove norme introdotte dalla Finanziaria 2007 per contrastare il lavoro precario.

Grande soddisfazione per i risultati ottenuti è stata espressa dall’Onorevole Giovanni Battafarano, che ha dichiarato: “La stabilizzazione dei lavoratori del Call center Teleperformance di Taranto è una buona notizia per una serie di ragioni.
Anzitutto per il gran numero dei lavoratori interessati, 1568, che è il più alto dopo il Call center di Atesia. Secondo perché si tratta prevalentemente di lavoratori in out bound, a conferma che la stabilizzazione può riguardare anche tale categoria di lavoratori. Terzo perché interessa l’area di Taranto, dove tale stabilizzazione contrasta con la crescita del lavoro precario, anche in seguito al dissesto del Comune. Quarto perché è la conclusione di azioni positive del Governo volte ad accrescere il lavoro stabile: la circolare del ministro Damiano (giugno 2006); l’Avviso comune Confindustria, CGIL, CISL, UIL (ottobre 2006); le norme inserite in Finanziaria volte a ridurre le tasse sul lavoro (una riduzione dell’Irap di diecimila euro per ogni lavoratore stabilizzato, un’ulteriore riduzione nel caso di stabilizzazione di una lavoratrice, un consistente sconto previdenziale).
Questo accordo avvia la fase finale della stabilizzazione, in vista della scadenza del 30 aprile fissata dalla Finanziaria.
Il prossimo 18 aprile si riunirà nuovamente il Comitato di monitoraggio sugli accordi già stipulati o in fase di definizione per la stabilizzazione dei lavoratori dei Call center”.

12/4 Precariato: sanitari in catena davanti alla Regione

Protesta degli atipici dell'Asl RmH davanti ai cancelli della Pisana; presa d'assalto anche una sala riunioni al settimo piano dell'edificio. Duro botta e risposta Turco-Storace sul buco di bilancio di 9,8 miliardi

Roma, 12 aprile 2007 - In catene per protesta. Questo il simbolico reclamo dei precari della Asl RmH, che hanno scelto la cancellata della sede di via Rosa Raimondi Garibaldi della Regione Lazio per denunciare la loro situazione di disagio lavorativo. Una delegazione delle RdB-CUB ha addirittura occupato una sala dell'edificio per ottenere un colloquio diretto con l'Assessore alla Sanità Battaglia.

Questo il comunicato della rappresentanza di base: "La forte iniziativa di protesta prende avvio dalla vicenda dei lavoratori precari della Asl Rmh, che dopo aver garantito per anni i servizi della Asl dei Castelli Romani ed essere stati formati come Operatori Socio Sanitari a spese della Regione, rischiano di rimanere esclusi dal processo di stabilizzazione regionale derivante dagli
accordi siglati con Cgil, Cisl e Uil".

La delegazione ha stigmatizzato la politica della Regione testimoniando la propria "ferma contrarietà alle decisioni, parziali e di facciata, che questa Giunta ha assunto sul precariato. Considerato che l'organico della Asl RmH prevede un numero maggiore di Oss e che in sede di concordamento del budget 2006 sono stati stanziati i fondi necessari, si richiede all'assessore alla Sanità di
assumere precise responsabilità nei confronti del personale precario della Asl RmH, stabilizzando tutti i precari ed evitando 'guerre tra poveri".

E rimanendo in ambito sanitario, botta e risposta al fulmicotone tra il ministro della Salute, Livia Turco, e l'ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace. "Stiamo adottando dei controlli severissimi sull'uso delle risorse - ha dichiarato il ministro ad un convegno sulla terza età - auspicando che le regioni in crisi (Lazio, Molise, Abruzzo e in particolare Sicilia) rientrino velocemente dalla condizione di conti in rosso". E, con un chiaro riferimento all'ex presidente, ha aggiunto: "I 9,8 miliardi di debito del Lazio hanno un nome e un cognome. Vogliamo combattere l'uso clientelare della sanità per costruire una rete efficiente di servizi".

La risposta di Storace non si è fatta attendere: "I cosiddetti debiti del Lazio, vorrei dire all'incredibile ministro Turco, hanno almeno due nomi e tre cognomi. Si sforzi di leggere le cifre e la smetterà di dire sciocchezze".

3.4.07

30/3 Pubblico impiego: in piazza contro la precarietà

Quarantamila i partecipanti che hanno partecipato al corteo organizzato a Roma dalla Rdb-Cub, in concomitanza con lo sciopero generale. Il corteo si è concluso attorno alle 13.30

Roma, 30 marzo 2007 - 'Giù le mani dalla pubblica amministrazione': questo lo slogan lanciato stamani a Roma dalla Rdb-Cub del pubblico impiego che ha indetto una manifestazione nazionale, in concomitanza con lo sciopero generale, contro il precariato, il 'memorandum' e la mobilità selvaggia.

Il corteo di dimostranti, arrivati da tutta Italia - 40 mila persone, secondo gli organizzatori - è partito da piazza della Repubblica e si è concluso attorno alle 13.30 in corso Vittorio Emanuele, davanti al ministero della Funzione Pubblica.
Vigili del fuoco, precari della sanità, della ricerca, lavoratori della giustizia e della scuola, aderenti alle Red-Cub hanno sfilato per le vie del Centro sventolando in alto le bandiere della Federazione delle Rappresentanze di base-Cub. Ad aprire il lungo torpedone, lo striscione 'Per la dignità dei lavoratori pubblici, contro la precarietà'. Ma ogni gruppo di manifestanti ha gridato il proprio slogan. "Più precari VVF uguale meno sicurezza per i cittadini. Stabilizzazione per tutti i discontinui": è il cartello innalzato dai pompieri arrivati da Bologna. "No alla privatizzazione delle società miste", recita, invece, lo striscione di Rdb Sma Campania. Ci sono anche le educatrici Farmacap che innalzano "La stabilità del Paese è fondata sul lavoro ma se il lavoro non è stabile?".

In piazza pure i precari della sanità del Lazio che portano il cartello con su la scritta "Da Anni Verdi a Ri.Rei dalla padella alla brace". A sfilare nel lungo corteo anche lo striscione "La giustizia è morta... e anche i lavoratori non stanno tanto bene". E mentre dal camion che apre il serpentone una voce al megafono chiede "assunzione di tutti i precari, valorizzazione del lavoro pubblico" ricordando questa giornata di sciopero generale, il corteo è animato da musica, fischi e accompagnato a tratti dalla sirena accesa di un'ambulanza che sfila tra i manifestanti.

Alle 13.30, come spiegato dagli organizzatori della manifestazione di Roma, una delegazione della Rdb-Cub pubblico impiego si è recata a Palazzo Chigi per incontrare il sottosegretario Enrico Letta e il ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais. Alle 14, inoltre, è previsto un altro incontro al Ministero della Pubblica Istruzione.

30/3 Corrispondenza dal corteo nazionale delle Rdb

Radio Città Aperta

Oggi mi alzo e sciopero! In tanti hanno seguito questo invito a manifestare controlo smantellamento della Pubblica Amministrazione.
Il corteo partito dopo le 11 da piazza della Repubblica si sta snodando per le strade di Roma. Una partecipazione che Nazareno Festuccia delle RdB definisce enorme e variegata.
"All’interno del corteo di oggi si saldano i percorsi di lotta dei lavoratori precari e dei lavori stabili, un percorso di lotta che deve trovare la sua continuazione e la sua amplificazione in una opposizione sociale crescente alle politiche di questo governo, che coinvolga anche altri settori del mondo del lavoro e della società.
Oggi sono tanti i lavoratori della sanità in piazza. Noi subiamo in pochi anni una seconda riforma operata da questo governo che mira alla destrutturazione della sanità pubblica. Occorre costruire con gli utenti e i lavoratori la difesa delle strutture sanitarie nel territorio per evitare la proliferare degli errori e delle morti che tra l’altro vengono strumentalizzati per giustificare le scelte di privatizzazione. Noi lottiamo per un sistema sanitario pubblico che rispetti le esigenze dei cittadini e non i criteri dei manager."

Una lavoratrice di Bologna ha denunciato ai nostri microfoni l’oscuramento dello sciopero di oggi da parte dei mezzi di informazione, tra l’altro contravvenendo alle normative che impongono a quotidiani e Tv di informare correttamente e tempestivamente i cittadini sulle mobilitazioni sindacali.

"Si assunzioni, no esternalizzazioni" chiede uno striscione firmato dalle Flsu-Cub della scuola. "Sono cococo da ormai 11 anni, con contratti precari che si rinnovano ogni anno nel mese di dicembre. Ora ho 51 anni e non ne posso più di questa situazione. Il governo Prodi ha promesso fondi per stabilizzare i lavoratori precari ma finora non abbiamo visto nessun risultato concreto."

All’interno del corteo è presente un enorme pupazzo di Prodi che porta un pacco. Il riferimento è allo scippo del TFR a favore dei fondi pensione privati, contro il quale da settimane è in corso una campagna delle RdB con mobilitazioni territoriali.

Un altro striscione recita "Puglia deprecarizzata". "Con la scusa che siamo dei fannulloni vogliono regalare la pubblica amministrazione ai privati come succede ad esempio nella sanità. Le poche risorse pubbliche stanziate vengono regalate ai privati: il caso delle aziende che gestiscono l’erogazione dell’acqua, del gas e dell’elettricità è eclatante." La denuncia è di un lavoratore proveniente dalla provincia di Bari che mette in rilievo anche la violazione da parte del governo di una Legge sulla rappresentanza che è già di per sé antidemocratica e restrittiva ma che non viene rispettata escludendo dai tavoli di trattativa i sindacati di base. Il governo si sceglie i sindacati confederali come interlocutori di comodo escludendo le organizzazioni sindacali realmente rappresentative".

In piazza presente anche il deputato Francesco Caruso eletto nelle liste del PRC ma molto critico col Governo: "Sono convinto anch’io che la manifestazione di oggi è un segnale importante contro Palazzo Chigi da parte del mondo della disoccupazione e della precarietà che esige risposte concrete sul fronte della garanzia di un reddito e di un lavoro degno. Se il precariato è di per sé una aberrazione e rappresenta una forma estrema di sfruttamento che lo promuova lo Stato è qualcosa di vergognoso.

Questo corteo, tra l’altro di enorme impatto a livello di partecipazione, deve essere un trampolino di lancio per riaprire una vertenza nazionale per rimettere all’ordine del giorno gli interessi delle classi popolari e non i diktat del Fondo Monetario Internazionale che guidano l’azione dei ministri di questo governo che ha disatteso ampiamente le aspettative dei lavoratori. Reputo assurda l’esclusione delle RdB dai tavoli di trattativa col governo perché si deve discutere con chi rappresenta realmente i lavoratori e non con i sindacati conniventi e di comodo. Le differenze tra un governo di destra che ci spara addosso e uno di centrosinistra che fa finta di non sentire sono veramente minime. Occorre alzare il livello della mobilitazione anche a livello locale al di fuori dei sindacati confederali così come hanno fatto ad esempio i lavoratori LSU della Calabria che dopo essersi autorganizzati ed aver adoperato forme di lotta radicali hanno ottenuto qualche risultato".

Presenti all’interno del lungo corteo anche gli immigrati aderenti alle RdB che chiedono la chiusura definitiva dei CPT, definiti giustamente "prigioni etniche". "La proposta da parte del governo di rendere migliori le condizioni di detenzione è semplicemente ridicola" afferma il coordinatore nazionale delle Rdb immigrati che ricorda le tante iniziative locali - cortei e presidi - realizzati in questi giorni in numerose città italiane.

Bombardier: 300 operai in sciopero

Vado Ligure. Alta partecipazione dei lavoratori, secondo i sindacati, allo sciopero indetto contro la “risposta negativa” da parte della direzione di Bombardier Transportation di Vado Ligure alla proposta di stabilizzazione dei contratti per 87 dei 114 lavoratori precari ed interinali, fatta dai sindacati. Alle prime quattro ore di sciopero odierne hanno partecipato almeno 300 lavoratori. Spiegano i sindacati: “Ora dobbiamo andare avanti, perché dall’azienda, almeno per ora non sono arrivate risposte o segnali di alcun tipo per riprendere la trattativa. Il cambio di passo che avevamo chiesto non c’è stato e ci hanno avanzato una proposta per l’assunzione scaglionata di 35 persone, che non ci convince perché fa già parte di un pacchetto di proposte che sono state concordate in precedenza”.

Spezia: La Rete Contro la precarietà "chiude" il Nidil

I precari spezzini proseguono le loro iniziative simboliche contro confederali e istituzioni

(23 marzo 2007)

La Spezia - Ieri con un'azione simbolica la "Rete contro la precarietà" della Spezia ha ostretto alla chiusura la sede locale del Nidil (il sindacato dei lavoratori atipici della CGIL) : dopo aver occupato l'assessorato alla Buona Occupazione, l'attenzione della rete si ora rivolta alla CGIL, che secondo i promotori dell'iniziativa sarebbe ormai diventata "mera parvenza di se stessa e strumento di pacificazione sociale, dannosa solo per quanti lavorano e sono sfruttati". In particolare secondo i "precari spezzini" proprio il NIDIL, rappresenterebbe palesemente un ulteriore tentativo di gestire e soffocare un conflitto, vale a dire quello tra dipendenti precari e datori di lavoro.

"Con la nostra azione - dicono dalla Rete contro la precarietà - vogliamo sottolineare l'atteggiamento connivente con il padronato manifestato sempre più spesso da parte dei sindacati locali". A mo' di esempio di tale atteggiamento la rete cita il caso dell'accordo di Cgil, Cisl, e Uil con ComData oppure il licenziamento politico di un lavoratore della Call&Call, il call center spezzino di proprietà di Umberto Costamagna.

"Con la nostra azione vogliamo anche sottolineare - proseguono i precari - come in un desolante panorama di perdita di diritti e di dignità della classe lavoratrice, la posizione dei sindacati locali non faccia altro che avvallare le logiche della imprenditoria locale sempre più legata all'utilizzo di manodopera atipica".

Scuola: petizione per 80mila assunzioni

Per la sollecita attivazione delle 80.000 immissioni in ruolo previste per l'anno scolastico 2007/08

Al Parlamento, al Governo, con particolare riferimento ai Ministri Fioroni e Padoa Schioppa

L'ultima Legge Finanziaria prevede un piano di assunzioni di 150.000 insegnanti e di 20.000 lavoratori ATA.
Considerato, peraltro, il numero altissimo di pensionamenti previsto per il prossimo anno scolastico - che libereranno cattedre che vanno ad aggiungersi al grande numero di posti vacanti già disponibili nell'anno scolastico in corso - riteniamo incredibile che, a tutt'oggi, non vi siano ancora certezze sulle immissioni in ruolo!
Va, altresì, rimarcato che il numero di assunzioni previsto per il personale ATA è assai esiguo.
Queste circostanze figurano tra le motivazioni per le quali le organizzazioni sindacali hanno dichiarato lo stato di agitazione e hanno indetto uno sciopero tra le cui rivendicazioni figura l'assunzione degli oltre 200.000 docenti e dei tantissimi lavoratori ATA attualmente in servizio a tempo determinato.
Il programma dell'Unione è chiarissimo nel prevedere la stabilizzazione del personale precario della scuola. Lo stesso Ministro Fioroni e il Viceministro Bastico hanno ripetutamente manifestato rassicurazioni in tal senso, rassicurazioni cui, oggi, senza indugiare oltre, occorre dare seguito.
Retrocedere da questi impegni rappresenterebbe un atto di grave irresponsabilità politica che minerebbe, in maniera irreparabile, la fiducia che i precari della scuola hanno massicciamente profuso nelle forze che sostengono questa maggioranza. Per tali motivi chiediamo:

* che venga dato subito corso alle procedure che portano alla realizzazione delle 80.000 immissioni in ruolo annunciate per il prossimo anno scolastico;
* che venga aumentato il contingente di assunzioni previsto per il personale ATA.

Riteniamo che questo Governo, per la sua natura e per le forze politiche che lo sostengono possa e debba dimostrare l'attenzione e la sensibilità dovute alle legittime aspettative e agli inalienabili diritti dei dipendenti dello Stato.
Pertanto, fiduciosamente, attendiamo positive risposte in merito dalle SS.LL.

Lettera a Napolitano sulla Ricerca del Coordinamento Precari Usi/RdB

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Illustre Presidente,
abbiamo apprezzato recentemente diversi Suoi interventi sull’importanza della Ricerca.
Questo ci ha convinti a scriverLe per fornirLe una visione più completa rispetto a quella che i mezzi di comunicazione normalmente evidenziano, permettendoLe così di comporre in maniera più ampia e veritiera il quadro della Ricerca Pubblica in Italia.
Innanzitutto, premettiamo che non è soltanto un problema di salari, anche se l’aspetto economico ha la sua importanza; a maggior ragione, non è un problema di fuga di cervelli, fenomeno estremamente limitato e per molti versi elitario, che può produrre glamour ma che non rappresenta la realtà globale della ricerca. È come se, per descrivere la ricerca degli anni ‘50 e ‘60 in Italia, si parlasse soltanto dei pur importantissimi Dulbecco dimenticando Amaldi e Levi-Montalcini, cioè si tralasciasse chi tornava e costruiva in Italia il successo del sapere per descrivere solamente chi all’estero portava lustro alla tradizione contribuendo però sostanzialmente al progresso del paese che lo aveva accolto.
La vera storia della ricerca vede oggi l’Italia con sempre meno ricercatori (3 ogni mille occupati, contro i 17 della Finlandia; siamo ormai all’ultimo posto in Europa, dietro Portogallo, Grecia e i Paesi dell’Est). La situazione è aggravata dal fatto che gli organici degli Enti di Ricerca sono costituiti per circa la metà da personale precario (ed un quadro simile si può tracciare anche nell’Università). Nonostante ciò i nostri ricercatori sono tra i più produttivi del mondo, secondi solo agli svizzeri per media di pubblicazioni scientifiche per ricercatore e molto più avanti di svedesi, francesi, tedeschi e americani (dati emersi dal nuovo “Rapporto su scienza e società” curato da Observanet).
Quindi, è evidente che la qualità e le funzioni della Ricerca Pubblica in Italia, nel corso degli anni, sono state garantite dal personale precario, reclutato attraverso tipologie contrattuali o meccanismi di formazione estremamente variegati ma sempre riconducibili a rapporti di lavoro subordinato, nati per sopperire al lungo periodo di blocco delle assunzioni sancito dai vari Governi che si sono succeduti.
Il costante “invecchiamento” degli organici di Università ed Enti di Ricerca è dovuto al decennale blocco delle assunzioni e alla cattiva gestione delle poche deroghe concesse per assumere che nella stragrande maggioranza dei casi sono state gestite con modalità clientelari e per niente meritocratiche. Quindi di fatto a questo organico se ne aggiunge uno parallelo, precario costituito ad esempio da:
ricercatori quarantenni ancora pagati con borse di studio, che formano nuove generazioni di precari; ricercatrici che prima di concedersi una maternità, attendono per anni un contratto a tempo determinato che gli consente di accedere ai diritti di cui giustamente godono tutte le loro colleghe, senza rischiare di esserelicenziate o di dover “elemosinare” i permessi per allattamento o malattia-figlio, come spesso accade alle lavoratrici parasubordinate (Co.Co.Co. od assegniste di ricerca);
lavoratori dimenticati quali magazzinieri, operai agricoli, uscieri, amministrativi, tecnici altamente specializzati con stipendi da fame, quasi tutti assunti come parasubordinati, ma in realtà dipendenti a tutti gli effetti e che, nei casi più “fortunati” hanno raggiunto il contratto a tempo determinato.
Sebbene precari ed ultra-precari, tutti partecipano attivamente alla vita della ricerca pubblica, tutti contribuiscono ad “attrarre” finanziamenti, a migliorare la produzione scientifica e quella istituzionale. Una ricerca che sul basso costo della manodopera ha costruito le proprie fondamenta. E su questa forza lavoro sfruttata, una casta baronale intende ancora centrare la propria attività.
Certamente con l’attenzione che Le riconosciamo, Le sarà nota molta della produzione scientifica. Riteniamo importante che Lei sappia che dietro ai rapporti tecnici di Isfol ed Apat, dietro la produzione di enti piccoli ma determinanti per la ricerca agricola come Inran, Inea e CRA, dietro le “fotografie al paese” dell’Istat, dietro i controlli ed i pareri su vaccini, farmaci, diagnostici e la ricerca sanitaria dell’ISS, dietro la ricerca sull’energia dell’Enea, dietro a quella “spaziale” dell’Inaf, dietro a quella “variegata” del CNR, dietro a quella “vulcanica” dell’INGV, c’è il lavoro, la creatività e l’impegno dei precari.
In questi anni di lotte come movimento di precari in USI-RdB-Ricerca abbiamo ottenuto vari, seppur parzialissimi, risultati: la conversione da cococo a tempo determinato di centinaia di lavoratori, l’inserimento dell’articolo 5 nel contratto degli Enti di Ricerca (che prevede l’assunzione a tempo indeterminato dei tempo determinato), il comma 520 della Legge Finanziaria 2007 (Legge 296/06). Abbiamo contribuito, con la partecipazione massiccia allo sciopero dei precari del pubblico impiego e alla manifestazione del 6 ottobre 2006, all’inserimento dei commi 417-420 della 296/06.
Ma sappiamo che ciò non basterà.
Per questo siamo nuovamente in mobilitazione.
Il precariato è inaccettabile non solo per noi come cittadini italiani, ma per lo stesso mantenimento della ricerca pubblica in Italia. Gli Enti di Ricerca e le Università rappresentano la ricerca pubblica che è l’unica riconducibile alla collettività, mentre quella privata, quando veramente esiste e i fondi non sono destinati alla fase di “commercializzazione” dei brevetti comperati all’estero, è comunque diretta unicamente al beneficio dell’impresa, spesso “delocalizzata” nelle applicazioni, e fortemente limitata nelle ricadute sul contesto della società italiana.
In questi anni l’Italia, al di là dei cambi di Governo, continua a rimanere fanalino di coda nella ricerca e la stessa Legge Finanziaria 2007 non ha fatto passi avanti, dedicando troppi fondi alla ricerca privata che, come affermato dallo stesso Ministro Mussi, è difficilmente controllabile, e diminuendo quelli destinati alla ricerca pubblica. Con i provvedimenti presenti nella Legge Finanziaria 2007 destinati alle assunzioni dei precari si sarebbe potuto dare una svolta alla politica sulla ricerca pubblica investendo sulle professionalità che già operano negli enti facendoli uscire dal tunnel della precarietà mettendoli finalmente nella condizione di lavorare al meglio e aumentandone conseguentemente la produttività. Invece si è scelto di destinare poche briciole e solo per alcuni. Una scelta a nostro avviso miope per un paese che si vanta di essere tra i Grandi d’Europa e del mondo e che non investe nel settore più strategico per lo sviluppo. Inoltre, esiste il rischio che una parte di questi fondi potrebbe pericolosamente essere indirizzata alla concorsualità che negli anni è stata usata quasi esclusivamente per favorire clientele come dimostrano anche le cronache giudiziarie. Chi di noi ha avuto la possibilità di partecipare ad un concorso, ha dimostrato ampiamente di essere “idoneo” alla funzione che svolge, in qualsiasi categoria. La concorsualità italiana nel mondo della ricerca e dell’Università, utilizzata dalla casta degli intoccabili baroni solo per perpetuare se stessa, non sarà mai la soluzione del problema occupazionale e non potrà mai essere la fine alla situazione di sfruttamento, soprattutto a fronte di una situazione di precariato già ampiamente sfociata nel patologico come dimostrano i numeri.
Per questo Le chiediamo un intervento su pochi fondamentali punti che, certamente, provocheranno una spesa per l’Italia, ma devono essere interpretati come investimenti nel settore che dovrebbe garantire lo sviluppo del paese portando enormi benefici a breve, medio e lungo termine. Un vero intervento per la ricerca pubblica. Un intervento che non si limiti ad una questione salariale, ma riconosca finalmente dignità a tutto il complesso della ricerca italiana, attraverso l’eliminazione del precariato. Riteniamo che i punti da sottoporLe siano i seguenti:
1) le piante organiche vanno ridimensionate: sia ampliate per assorbire tutti i precari assunti, sia rimodulate per permettere negli anni a venire il ricambio generazionale e gli sviluppi di carriera, verificati attraverso valutazioni veramente meritocratiche;
2) i fondi destinati al comma 520 dell’articolo 1 della Legge 296/96 sono insufficienti alla assunzione di tutti i lavoratori a tempo determinato che hanno i requisiti definiti dal comma 519; è necessario che siano triplicati, già dal 2007, con un opportuno e specifico intervento del Governo;
3) le procedure applicative per queste assunzioni devono considerare prioritariamente l’anzianità di servizio a vario titolo, per evitare che clientelismi nei singoli enti portino a discriminazioni (già conosciute dai precari della ricerca) e per riconoscere il ruolo che questo precariato ha avuto pur nell’asfittico sistema ricerca;
4) i fondi liberati dalle assunzioni a tempo indeterminato vanno diretti innanzitutto alla conversione degli assegnisti, dei Co.Co.Co., dei borsisti in rapporti di lavoro a tempo determinato. Il lavoro che segue la formazione deve essere sempre di tipo subordinato, eliminando l’elusione previdenziale e fiscale che vige con i contratti atipici e la falsa formazione;
5) la formazione post-diploma e post-laurea deve essere limitata ai primi tre anni che seguono l’acquisizione del titolo di studio;
6) stabilizzazione di tutti i precari della ricerca: il comma 417 dell’articolo 1 della legge 296/06 va applicato a tutti le forme di precariato del pubblico impiego e così come a quelli degli enti di ricerca (Co.Co.Co., Assegni di Ricerca, partite Iva, borsisti, dottorati, etc.) . I conti “dormienti” da subito devono consentire piani di assunzione veri, limitando sin da quest’anno il precariato. Siamo profondamente convinti che questa nostra lettera varrà la Sua attenzione. Mentre prevediamo che avrà poco riscontro a livello mediatico, pur proponendo temi molto vicini a quelli che vedono i giornalisti italiani in prima linea contro gli editori. La nostra adesione ad un sindacato base, seppur affiliato alla quarta confederazione sindacale italiana, ha i pro ed i contro dell’essere minoranza ed opposizione. Siamo, però, altrettanto convinti che un Suo intervento, super-partes, in favore delle richieste che Le abbiamo posto, non può passare inascoltato da parte del Governo.
Due generazioni di ricercatori, tecnici, amministrativi, operatori della ricerca, il corpo della stessa ricerca pubblica del futuro sono stati tenuti fuori da una vita lavorativa dignitosa, eppure continuano a produrre ricerca.
Due generazioni di lavoratori degli Enti di Ricerca hanno visto passare sulla loro testa concorsi destinati, nella maggioranza dei casi, ai “soliti noti”, eppure sono rimasti in laboratorio, in ufficio, nei magazzini e nelle officine degli Enti. Non è stata solo mancanza di alternativa. E’ stato soprattutto l’amore per questo tipo di lavoro. Ma questo non è più sostenibile per la società e per noi stessi.
Le chiediamo per questo un intervento, analogamente a quello del Presidente Ciampi, che due anni fa permise 5000 assunzioni nelle Università.
Certi di trovare ascolto, Le porgiamo i più calorosi saluti.
Roma 23 marzo 2007
Coordinamento Precari USI-RdB-Ricerca

3/4 Protesta precari Sant'Andrea presso Regione Lazio

“Alcuni emendamenti che erano stati concordati in Commissione Sanità per la stabilizzazione dei precari sono improvvisamente spariti dalla delibera di Giunta regionale che approva le linee guida degli atti aziendali delle Asl”. E’ quanto afferma la consigliera regionale Anna Pizzo, del gruppo Ambiente e lavoro – Se, presente alla manifestazione indetta dai Cobas Sanità, Università e Ricerca, dal coordinamento dei Fantasmi del Sant'Andrea, dagli esternalizzati del Policlinico, del Sant'Eugenio e del San Filippo Neri, che da questa mattina protestano davanti all’ingresso del consiglio regionale del Lazio.

“Si tratta di punti fondamentali – continua la consigliera - per avviare il processo riassorbimento dei precari e per questo devono essere immediatamente reintrodotti. Mi riferisco in particolare al testo riguardante i lavoratori esternalizzati delle cooperative e all’organizzazione di tirocini formativi per la stabilizzazione dei lavoratori precari. Condivido in pieno le richieste presentate oggi dai Cobas e dal Coordinamento degli esternalizzati, che chiedono la modifica del punto sei del protocollo d’intesa siglato il 15 marzo scorso e la conseguente reintroduzione degli emendamenti concordati in Commissione Sanità. In particolare, per le categorie A e B – continua Anna Pizzo – chiediamo l’organizzazione di specifici tirocini formativi, per consentire ai lavoratori interessati l’acquisizione di titoli e abilitazioni professionali, mediante il riconoscimento di crediti formativi legati al lavoro svolto e ai tirocini frequentati”.

Appoggio infine – conclude la consigliera Pizzo - la richiesta dei Cobas e del Coordinamento di inviare immediatamente ai Direttori Generali una circolare per l’attivazione quanto prima delle procedure di stabilizzazione, a partire, come previsto dalla legge regionale 2006, dal Sant’Andrea”.

Formez, 2/4 assemblea dei lavoratori

Napoli

Si è svolta ieri a Napoli l’assemblea generale dei lavoratori del Formez Cgil, Cisl e Uil. Durante l’incontro, l’assemblea ha evidenziato il valore del lavoro svolto dal personale del Formez affianco delle pubbliche ammnistrazioni e supporto di processi di innovazione e la preoccupazione che questo patrimonio di professionalità possa andare disperso e non adeguatamente valorizzato a seguito dei processi di riforma in atto nel settore della formazione pubblica. Nella fase di riorganizzazione di tutti gli enti pubblici, infatti, desta preoccupazione anche il futuro di Formez e della sede napoletana dell’istituto. Ecco perchè, i lavoratori indiranno indire a breve una conferenza programmatica con la presenza di istituzioni nazionali e locali I lavoratori hanno chiesto di esercitare un ruolo nella definizione del futuro dell’Istituto, con particolare riguardo: alla missione dell’Istituto, al suo riassetto organizzativo; alla specificità ed al rilancio della sede di Napoli alla valorizzazione delle competenze dei lavoratori precari. All’incontro sono intervenuti il segretario generale della Cgil di settore, Antonella Pezzullo; il segretario generale della Cisl di settore, Antonio Follo e il segretario della Uil di settore, Davide Sarnataro.

3-04-2007

Corrado Augias intevista Fabrizio Buratto

E' l'autore di "Curriculum atipico di un trentenne tipico".

Precari del CUB

27/3: i precari del CRA in piazza

27.3.07

Call center. Assocontact: «Per noi gli outbound sono a progetto». Resterebbero precari in 40.000

Da: "il Manifesto", 24 marzo 2007

di Antonio Sciotto

Le stabilizzazioni nei call center si profilano più difficili del previsto, perché via via che si avvicina la data del 30 aprile - ultimo giorno utile per gli accordi incentivati dalla finanziaria - emergono le differenze di interpretazione (ma d'altra parte è prevedibile) tra imprese e sindacati: il nodo del contendere sta nella circolare Damiano, nel punto in cui prevede la possibilità per gli outbound (i lavoratori che fanno le telefonate) di essere assunti a progetto, e su cui peraltro Assocontact-Confindustria e Cgil-Cisl-Uil hanno firmato un avviso comune. Sul giornale di ieri le accuse della Slc Cgil: alcuni gruppi sfuggono in tutti i modi alle regolarizzazioni e in alcuni casi camuffano gli inbound (quelli che ricevono le telefonate) da outbound, pur di mantenerli a progetto. Il segretario nazionale del sindacato, Alessandro Genovesi, ci ha spiegato che finora la Slc non ha mai trovato un outbound che soddisfi i 7 criteri di autonomia indicati dalla circolare, e che dunque - fino a prova contraria - la forma normale di assunzione è il contratto a tempo indeterminato. Abbiamo sentito l'associazione dei call center in outsourcing (cioè che lavorano su commessa), l'Assocontact, che tra l'altro la settimana scorsa aveva pubblicato sul manifesto una locandina a pagamento in cui chiedeva ai committenti pubblici e privati una maggiore «responsabilizzazione» dati i maggiori costi che con le stabilizzazioni questi «contoterzisti» si starebbero caricando. Umberto Costamagna è presidente di Assocontact, nonché titolare del gruppo Call&Call, 1200 operatori in tutta Italia.

Partiamo da una «mappa» del vostro settore. Quanti sono i lavoratori dei call center in «outsourcing» e chi è interessato dai processi di stabilizzazione?
Parliamo di 80 mila operatori: 60 mila sono collaboratori e i restanti 20 mila subordinati. Quarantamila sono inbound e gli altri 40 mila outbound: dunque sono interessati alle stabilizzazioni in 20 mila, ovvero quelli che tra gli inbound sono ancora a progetto.

Escludete di stabilizzare ben 40 mila outbound? Per voi sono a priori cocoprò?
Non a priori, noi applichiamo la circolare Damiano. Abbiamo partecipato alla scrittura dei 7 punti che individuano l'autonomia: autonomia nelle fasce orarie, pause autogestite, nessuna gerarchia né controllo, ricevono informazione e non formazione, lavoro per obiettivi concordati e retribuzione a obiettivo raggiunto, possibilità di rifiutare le telefonate che partono automaticamente dal sistema. L'inbound è sicuramente subordinato, per l'outbound noi partiamo dalla considerazione che applica i 7 punti, dunque è autonomo e perciò a progetto. Questo, fino a prova contraria: ma la prova contraria non la offre il sindacato, che non può arrogarsi il diritto di dire se rispettiamo o meno una legge, ma spetta al giudice o all'ispettore del lavoro.

Dunque escludete di confrontarvi con il sindacato per stabilire la «genuinità» dell'autonomia e stabilizzare? Ad esempio la Slc afferma che il suo gruppo non ha aperto un tavolo nazionale e ne ha solo locali.
E' vero che non abbiamo un tavolo nazionale, e ne abbiamo locali, dedicati alla stabilizzazione solo dove ci sono inbound a progetto. A Reggio Calabria e Cosenza, dove a progetto ho solo outbound io non apro tavoli di stabilizzazione. Questo però non esclude che in futuro possa aprire tavoli specifici per trattare le condizioni dei cocoprò outbound, ma, ripeto, non per stabilizzarli.

Ma dove sta l'autonomia se i compensi li stabilite voi e se le telefonate partono in automatico dal sistema? Le liste dei clienti da chiamare chi le fornisce all'outbound?
Il compenso lo stabiliamo volta per volta con i singoli lavoratori, tarandolo sull'obiettivo da raggiungere. Ripeto: c'è un sistema che permette di rifiutare le telefonate. Le liste dei clienti ce le forniscono i committenti. Noi dobbiamo distinguere i lavoratori autonomi da chi non lo è: il nostro sistema ha bisogno di flessibilità perché le commesse che riceviamo dai clienti sono di un anno, due anni, o anche di una settimana. Faccio un esempio: per i primi cinque giorni un cliente mi chiede 40 inbound, e per il sesto giorno - per un calo fisiologico - gliene servono 5. Allora ci sono varie scelte che stanno facendo le diverse aziende. La Cos ha deciso di stabilizzare tutti, anche gli outbound, ma offre part time di 20 ore settimanali. La mia azienda, invece, che sceglie di stabilizzare solo gli inbound, può offrire contratti di 30-40 ore.

Il gruppo Datel di Abramo sta offrendo contratti di apprendistato e inserimento a operatori anziani. Altri chiedono deroghe ai contratti. Non sono abusi delle regole?
Certo, l'apprendistato e l'inserimento si devono giustificare, ma sono contratti legali. Le deroghe si chiedono per aiutare un settore che si riordina dopo anni di eccessi, di corse al risparmio. Una gara dell'Anas ci offriva 10 euro l'ora quando un subordinato ne costa 14-15. Così non si va da nessuna parte e credo che le aziende pubbliche, e dunque il governo, come i privati, devono capire che le regole sono cambiate. Quanto al sindacato: non servono le grida manzoniane, l'«assumiamo tutti e subito» crea tensione e i miei poi dicono: così traslochiamo in Romania.

Reddito e nuovo welfare

Giovedì 29 marzo alle ore 15.30, presso la Sala Lauree della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università La Sapienza, P.le Aldo Moro, 5 - ROMA

Tavola rotonda
Reddito e nuovo welfare tra Italia ed Europa.

Partecipano Sergio Bologna, Giuseppe Bronzini, Francesco Liso, Laura Pennacchi, Stefano Petrucciani e Philippe Van Parijs.
L’incontro prende spunto dalla pubblicazione del libro Reddito minimo universale, di Philippe Van Parijs e Yannich Vandeborght, edito da Egea, per i tipi di Università Bocconi Editore.
Ingresso libero.

L'invito in PDF.

Firenze: manifestazione in piazza contro il precariato


24/03/2007 - Basta con il precariato: con questa rivendicazione i lavoratori di tutte le categorie, dall'Universita' alla pubblica amministrazione, sono scesi in piazza questa mattina per chiedere la tutela dei loro diritti.

Un problema, quello del precariato, che secondo la Rappresentanza di Base coinvolge migliaia di persone solo nella provincia di Firenze e che finisce poi col creare situazioni di grave disagio, non ultimo il problema della casa e le relative difficolta' ad ottenere un mutuo. Partito da piazza San Marco, il corteo si e' soffermato sotto i palazzi del potere del capoluogo toscano, chiedendo alle istituzioni interventi indispensabili contro il lavoro nero, e soprattutto volti a regolarizzare la posizione di chi, con il precariato, rischia di perdere il lavoro da un giorno all'altro. Alla protesta organizzata dai sindacati hanno partecipato anche alcuni esponenti politici che non hanno risparmiato critiche alla giunta provinciale, rea di una grave immobilita' nei confronti di un problema reale, quello del lavoro precario, che invece richiede una serie di attenzioni e interventi urgenti. 'All'amministrazione chiediamo di ascoltare la voce dei precari - ha dichiarato Andrea Calo, consigliere provinciale di Rifondazione Comunista e presidente della Commissione lavoro - e non continuare a mostrarsi sorde di fronte a questi problema'.

Lazio Service, iniziative per la stabilizzazione

25 marzo 2007

- L’assemblea dei dipendenti di Lazio Service ha approvato alla unanimità la proposta sindacale di iniziative per conquistare la stabilizzazione dei 900 lavoratori precari così come previsto dagli accordi sindacali.

Già nell’incontro dello scorso 16 marzo Cgil Cisl Uil e Fim Fiom Uilm avevano richiesto :

· la riconferma dei contenuti degli accordi del 6 luglio e del 29 dicembre 2006 e il superamento degli ostacoli intervenuti,

· la proroga di tutti i contratti già scaduti

· forme di sostegno al reddito per i lavoratori che avrebbero già dovuti essere stabilizzati ma che da circa due mesi sono senza lavoro e senza retribuzione. Si tratta di 280 lavoratori a cui si aggiungeranno almeno altri 140 lavoratori e lavoratrici interinali alla fine del mese di marzo.

La giunta ha riconfermato positivamente la validità degli accordi ma sulle proroghe non dà risposte mentre sulle forme di sostegno al reddito vi è una disponibilità che va però tutta concretizzata.

A fronte di tale situazione le Organizzazioni Sindacali e l’assemblea dei dipendenti di Lazio Service hanno deciso le seguenti iniziative:

· Realizzare a partire dal prossimo lunedì 26 marzo un presidio permanente dei lavoratori e delle lavoratrici sotto la Regione Lazio

· Indicono una conferenza stampa per il 26 marzo sotto la Regione Lazio per pubblicizzare e spiegare alla stampa e all’opinione pubblica gli obbiettivi e le motivazioni della protesta.

Arriva "Zitto e scrivi": il precariato visto da Chiara Lico

Nata a Roma, 32 anni, Chiara Lico è giornalista professionista dal 2000 e lavora in Rai. Laureata in Lettere, con la sua tesi di laurea ha conseguito il premio Mursia. Ha anche vinto il premio Enzimi con il suo racconto Denada. Prima di arrivare in Rai è stata nella redazione del Tg5, al gruppo Repubblica/L’Espresso e nel settimanale Liberal. Ha collaborato con Caffè Europa (Reset).

'Zitto e Scrivi' è la storia di Pieffe, giornalista praticante con contratto a termine da metalmeccanico
In Italia il numero dei giornalisti precari ha superato quello degli assunti. Sono 12 mila i professionisti contrattualizzati e più di 20 mila quelli che lavorano senza contratto a tempo indeterminato o determinato. Nel complesso, sono 30 mila le persone che in Italia fanno informazione e di queste solo un terzo hanno un contratto nazionale da professionisti. Il resto è fatto di collaboratori, precari e coloro i quali anche senza avere il requisito professionale adatto a svolgere questo mestiere, nei fatti lo svolgono. Il progressivo declino della competenza di chi lavora in questo ambito trova alimento anche nella minor selezione che viene fatta alla radice. Ad esempio nessuno affronta come si dovrebbe l’infausto pullulare delle scuole di giornalismo che sfornano, di anno in anno, giornalisti abilitati alla professione che a parte gli stages estivi non sanno neanche che cos’è la gerenza di un giornale ma in compenso tolgono possibilità a chi da anni si fa le ossa gravitando intorno a una redazione e collaborando in cambio di una scarsa remunerazione. A questo si aggiunga la politica (che attualmente - e in modo bipartisan - si deve solo vergognare di come svilisce il ruolo del giornalista), visto che si sente - e fa bene perché le viene permesso - di essere la padrona-editrice di giornali e telegiornali. Ma tutto questo potrebbe essere ancora arginabile se il giornalista ricordasse qual è il suo compito: dar voce ai fatti, raccontarli. Possibilmente con la schiena dritta, come chiese all’epoca l’allora Capo dello Stato Ciampi. Ma come è possibile se proprio chi dovrebbe farle, le denunce, è sotto lo schiaffo continuo di un minaccioso licenziamento? Su questo tessuto indebolito si sono innestate, a partire dall’anno 2000, tutta una serie di nuove iniziative editoriali benedette da nomi eterei che sanno di libertà (freepress), titoli impalpabili come l’online che le ospitò (portale, vortale… ve lo ricordavate il vortale?). Bene. Lo sciacallaggio vero si è alimentato lì: perché queste “novità” sono state (e sono tuttora) il ricettacolo di collaboratori giovani che cercano di accedere alla professione giornalistica attraverso le più strane e incredibili scorciatoie. Che spesso però si materializzano solo come grandi illusioni per chi ci lavora ma come un grande affare per chi alimenta queste speranze. Il risultato qual è: che il bravo professionista è spesso seduto accanto al precario di turno. Con la differenza che mentre il primo decide come muoversi su un pezzo, di capire quali sono le logiche, di studiare la situazione, chi è meno strutturato e tutelato (anche sindacalmente) in linea di massima asseconda - e in fretta - la linea editoriale che gli viene imposta. E dire linea editoriale è andarci molto leggeri. E allora parliamoci chiaro: ma ai capi conviene di più avere 20 persone “fisse” (che possono tenergli testa) o 20 contratti a termine (che ricatta a suo piacimento?). Diciamola tutta: va bene prendere il rinnovo del contratto nazionale, ma essere precari non significa essere idioti. E allora perché far passare lo sciopero per l’aumento del proprio stipendio come una battaglia per i precari? Perché far passare la terrorizzante applicazione selvaggia della legge Biaggi come la lotta per il debole contratto a termine? Ma per favore. Se il fine è davvero aiutare i precari non serve lo sciopero: basta far lavorare un po’ di più gli assunti. Basta non rifilare ai precari i servizi più scadenti che i più tutelati rifiutano di fare. E potremmo andare avanti con molti altri esempi. Dopodiché, sempre benvenuto il rinnovo del contratto. (25 marzo 2007-10:55)

Palazzo d’ingiustizia. Mamma magistrato resta senza lavoro e assistenza

26/3/2007 - LA STORIA

Dopo il caso di Luisa i viceprocuratori onorari hanno annunciato una nuova serie di scioperi

GIANLUCA PAOLUCCI
TORINO
Lavoratori precari che si autotassano per permettere ad una loro collega di avere un minimo di reddito nel periodo di maternità. Costretta a rimanere a casa da una normativa che le impedisce di riprendere il lavoro dopo aver partorito ma non le riconosce le forme di assistenza e di previdenza che la legge riconosce ai lavoratori dipendenti. La precaria di questa storia però non lavora in un call center o in una agenzia di lavoro temporaneo.
E non è neppure un operaio dell’800, quando i lavoratori senza diritti fondavano le società di mutuo soccorso per darsi un minimo di tutela l’un l’altro. La precaria di questa storia, che chiameremo Luisa, amministra la giustizia oggi a Torino.
Per 73 euro netti al giorno, senza indennità di malattia, senza ferie pagate, senza tutela se decide di avere un figlio, rappresenta la pubblica accusa, cioè lo Stato, in tribunale. È la «co.co.co. della giustizia».
Luisa fa la viceprocuratore onorario a Torino. Resta incinta e nell’ultimo periodo della gravidanza si astiene (volontariamente) dal lavoro. Un mese fa il lieto evento, dà alla luce un bel bambino, un maschietto dai capelli scuri. Decide di tornare sul suo posto di lavoro, cioè il tribunale di Torino. Solo che il suo posto di lavoro non c’è, almeno per ora e fino a che non saranno trascorsi tre mesi dal parto, come prescrive il Testo unico in materia di tutela della maternità. Una delibera del Consiglio superiore della magistratura del luglio 2006 stabilisce che ai «precari della giustizia» - i giudici di pace, i viceprocuratori onorari e i giudici onorari di tribunale - vanno applicati gli stessi obblighi dei lavoratori dipendenti, ovvero devono restare in aspettativa obbligatoria in caso di maternità, come un lavoratore dipendente. Ma ovviamente non le riconosce il diritto a percepire l’indennità per le giornate di lavoro perse, come viene accade ai lavoratori dipendenti. Col risultato che Luisa resta sì a casa ad accudire il suo bimbo, ma senza l’unica fonte di reddito.
Il caso di Luisa stabilisce un precedente a livello nazionale, sottolineano i rappresentanti della categoria, perché di fatto «si prende atto che gli obblighi di prestazione che fanno capo al magistrato onorario non consentono di equipararlo ad un qualsiasi lavoratore autonomo - spiega Paola Bellone, la collega di Luisa che ha promosso questa Mutua del nuovo millennio -. Il paradosso è che al magistrato onorario non sono estese le forme di previdenza e di assistenza di cui beneficia il lavoratore dipendente, e quindi la tutela della prole, a cui è ispirata la delibera del Csm, non è effettiva».
Così i magistrati onorari di Torino hanno preso carta e penna e scritto ai parlamentari, hanno sollevato il caso di Luisa tra le ragioni dell’ennesimo sciopero della categoria - il secondo dall’inizio dell’anno - e alla fine si sono infilati le mani in tasca e hanno deciso di rinunciare ad una parte dei loro compensi, per costituire un fondo in favore di Luisa e del suo bambino.
L’iniziativa dei «magistrati co.co.co» torinesi ha avuto anche un’eco nazionale, con gli iscritti alla Federmot, una delle associazioni della categoria, che si stanno organizzando per un fondo nazionale di solidarietà a favore di tutte le future madri come Luisa.
Intanto i magistrati onorari tornano a scioperare. Cinque giorni, da oggi e fino al 31 marzo. Dopo un analogo sciopero sempre di cinque giorni in gennaio. Da allora, al di là delle molte promesse e della solidarietà di tanti magistrati togati - quelli veri, ufficiali, che hanno diritto alla maternità e alle ferie pagate - che riconoscono il loro ruolo nel tenere in piedi lo scoraggiante carrozzone dell’amministrazione della giustizia in Italia. Perché, senza questi precari, la giustizia italiana sarebbe in una situazione ben peggiore di quella attuale.
Due numeri, solo per chiarire di cosa stiamo parlando. In tutta Italia i giudici onorari e i magistrati onorari sono in quattromila. A loro è delegata l'ordinaria amministrazione dei tribunali: per reati come scippo, furto semplice e aggravato, rapina semplice, ricettazione, truffa, spaccio, calunnia, diffamazione a mezzo stampa la pubblica accusa può essere rappresentata dai Vpo. Ma anche per alcuni reati ambientali, i maltrattamenti in famiglia, le lesioni personali. E per tutti i reati previsti dalla Bossi-Fini, che hanno gonfiato il lavoro dei tribunali. Per reati più lievi, quelli che dal 2002 sono di competenza del giudice di pace, Got e Vpo svolgono addirittura le indagini.
In molte procure i Vpo sostengono l'accusa davanti al giudice di pace nel 100% dei casi. La percentuale è superiore al 90% anche per i procedimenti con il giudice monocratico. A Torino, per esempio, il 97% delle udienze monocratiche (che fa il 78% del totale) è tenuta da un «onorario». Tutto questo per 73 euro al giorno, senza ferie, senza malattia, e se fanno un figlio l’unica risorsa è la solidarietà dei colleghi. Come nell’Ottocento.

Roma. Un anno di Mussi. Riprendiamo la parola

Il ministero Mussi, come il resto del Governo Prodi, si insediò con la speranza di una discontinuità con il governo precedente. In campagna elettorale, molte parole furono spese sulla centralità della ricerca e dell'università per l'intero sistema-Paese.

A un anno di distanza, l'operato del governo ha lasciato deluse tante speranze. Il sistema del 3+2 non è in discussione. Nell'ultima finanziaria, i fondi destinati all'Università e alla Ricerca sono addirittura diminuiti. L'immissione di molti nuovi ricercatori, necessaria per costruire davvero una società della conoscenza capace di innovazione, non è all'ordine del giorno. I pochi provvedimenti in materia sono limitatissimi, poco trasparenti e soprattutto "straordinari", cioè momentanei. Per rilanciare l'università, invece, c'è bisogno di un investimento serio per entità e durata. Ma né Mussi né Padoa-Schioppa, evidentemente presi da altre priorità, puntano davvero sulla cultura, sulla conoscenza, sulle competenze per rilanciare l'Italia.

Vogliamo spiegare al Paese che i problemi dell'Università e della Ricerca non sono affatto risolti. Dobbiamo attivarci verso una mobilitazione in cui le forze sane dell'università, quei docenti e ricercatori precari che ne consentono la sopravvivenza, prendano la parola. Ne discuteremo nell'assemblea che si terrà

mercoledì 28 marzo ore 11

Dipartimento di Chimica - Aula A

Università La Sapienza

Il manifesto e le ragioni dell'assemblea

Enna, i sempre precari o contrattisti

Enna 26/03/07 - Li chiamavano, fino a mesi fa, “precari” o “contrattisti”, oppure con gli acronimi LSU, LPU che indicavano lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità. Chi e quanti erano? È presto detto. In questa provincia dei 175000 abitanti formavano un esercito di 1500 giovani (prima erano 2000) reclutati in tutti i modi in ragione di un sostegno a chi era nell’attesa d’un lavoro. Per dieci anni e più sono stati distaccati negli Enti pubblici, poco pagati e senza diritti primari.
Oggi, sono definiti “stabilizzati” essendo stati inseriti negli organici degli Enti Locali e della Regione con un contratto a tempo indeterminato. I più fortunati, si fa per dire, sono i 500 assegnati, con livelli retributivi bassi, agli uffici regionali per 36 ore di impiego settimanale. Meno favoriti dalla sorte sono i 1000 assorbiti dalla Provincia e dai Comuni, i quali hanno una paga mensile tra i 700 e gli 800 euro per 20 o 24 ore d’attività settimanale. Non si lagnano, anzi si sentono appagati perché il posto è assicurato e, prima o dopo, sarà a tempo pieno, così come per i colleghi regionali. L’attesa durerà altri cinque o dieci anni e s’avvicineranno ai 50 anni? Si sono imposti molta pazienza, poiché quel che conta alla fine per loro è il cosiddetto ventisette, per quanto misero è. Prima erano “precari”, oggi sono “stabilizzati” e domani avranno l’appellativo di “settecentisti o ottocentisti” per richiamare la loro misera situazione economica. Enna e Sicilia sono pure queste: anni ed anni per il diritto al lavoro pieno. Hanno aspettato e sperato, e i mille dei Comuni e della Provincia, che più non sono giovani, seguiteranno ad aspettare e sperare.
Come si manifesta tale condizione umana? Non hanno potuto e non potranno costruire un futuro certo, hanno avuto e avranno la necessità d’un sostegno economico, e non solo, dei familiari, solo in pochissimi hanno messo e metteranno su famiglia. Nei luoghi di lavoro, sia pur capaci e validi, sono stati e saranno considerati professionalmente inferiori. Hanno vissuto e vivranno con la testa di chi sa che la ruota della loro vita non gira per il verso giusto. Sono oramai ingessati in un anomalo status sociale ove il lavoro non appaga e non di certo è amato.
L’altra faccia della medaglia è quella dei Comuni e Provincia. Non hanno soldi, tuttavia dovranno tirare la cinghia col pericolo di ridursi a stipendifici. Anche
questo è un aspetto rilevante di una questione infinita e, guarda caso, solo ennese e siciliana.
Vincenzo Cimino
Inserita il 26/03/2007

22.3.07

Tavolo precari del Pubblico Impiego, sindacati di base: dal governo pretendiamo scelte vere

(PRIMA) ROMA - Le RdB-CUB P.I. definiscono scandaloso l’atteggiamento del Governo, che in materia di stabilizzazione dei precari del Pubblico Impiego mira a restringere ulteriormente le già scarse risorse previste in Finanziaria. Le RdB denunciano inoltre il metodo scelto dal Governo per le relazioni sindacali: “Siamo stati convocati alla “grande adunata” del tavolo di domani sul precariato, che però è stato preceduto da un “tavolo ristretto” e “riservato” con CGIL CISL UIL e Regioni che, evidentemente, è quello da cui si generano le scelte vere”, dichiara Stefano Del Medico della Direzione nazionale RdB-CUB P.I. . “Non ci stiamo a fare le comparse – prosegue Del Medico - Risponderemo intanto con una folta delegazione che attuerà un determinato presidio davanti al Ministero della Funzione Pubblica, in preannuncio dello sciopero generale del Pubblico Impiego indetto il prossimo 30 marzo, e per l’occasione chiederemo di incontrare Prodi per discutere di memorandum, precariato e relazioni sindacali”, conclude l’esponente RdB. (PRIMA)

Pubblico Impiego. Firmata Intesa per istituzione tavolo permanente sui precari

21-MAR-07

Roma, 21 mar. - (Adnkronos) - E' stata firmata oggi a palazzo Vidoni, sede del ministero della Funzione pubblica, una intesa tra il ministro Luigi Nicolais e alcune sigle sindacali tra le quali Cgil, Cisl e Uil per l'istituzione di un tavolo permanente per la stabilizzazione dei precari. Nel documento che definisce un percorso di un piano di lavoro, viene messa in evidenza la necessita' del tavolo "con l'obiettivo di assicurare l'applicazione in modo uniforme e puntuale delle disposizioni contenute nella legge finanziaria sulla stabilizzazione del personale precario e per consentire la completa assunzione nel corso della legislatura del personale, cosi' come prevista anche dal Memorandum d'intesa su lavoro pubblico e riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", firmato il 18 gennaio.

Prosegue protesta precari RFI a Messina

(ANSA) - MESSINA, 20 MAR - ''I vertici di Rfi hanno deciso di far slittare l'incontro previsto per domani a Roma con i sindacati''. Lo comunica il sindacato Orsa di Messina. Prosegue intanto l'occupazione degli uffici della stazione di navigazione da parte di 40 marittimi di Rfi, che protestano contro i tagli previsti dalle Ferrovie. Oggi alcuni rappresentanti di Cisl, Orsa e Sma hanno incontrato i precari, in lotta da due settimane. ''L'incremento occupazionale e la stabilizzazione dei precari - dice il segretario provinciale della Cisl, Maurizio Bernav - si devono ottenere attraverso l'aumento degli investimenti per potenziare la flotta di traghettamento e il servizio veloce per i pendolari, La vertenza dei precari della navigazione deve essere sganciata dalla problematica delle tabelle di armamento e chiederemo a Rfi di non ritoccare quelle attuali''. Per la Cisl ''e' urgente un nuovo accordo d'area da definire nella sede del ministero dei Trasporti per fissare le regole della navigazione e della sicurezza nello stretto e le nuove tabelle di armamento valide per tutti gli armatori pubblici e privati da individuare a secondo le indicazioni e gli approfondimenti tecnici delle autorita' marittime''. YPP-KTQ

Alghero. Aeroporto: precari in rivolta

L’attenzione del sindaco Tedde riservata ai dieci lavoratori della ex scuola di volo Alitalia scatena la reazione dei quaranta precari Eas impegnati al “Riviera del Corallo”
ALGHERO – La notizia che vorrebbe il sindaco Marco Tedde impegnato a trattare con i vertici della società di handling “European Avia Service”, per trovare una soluzione a dieci lavoratori della ex scuola di volo Alitalia, non è certo passata inosservata agli occhi dei quaranta stagionali che lavorano in posizione di precariato, ormai da anni, per l’Eas nell’aeroporto “Riviera del Corallo”. A parlare a nome di molti di essi è Pier Davide Secchi, stagionale Eas dal 2004, che in una lettera inviata direttamente al primo cittadino algherese si mostra stupito per l’attenzione riservata ai dipendenti dell’ex scuola algherese attualmente in cassa integrazione e minacciati di prossima mobilità ma che, secondo Secchi, avrebbero potuto facilmente conservare il loro posto di lavoro trasferendosi in altre sedi così come diversi loro colleghi, giovani e meno giovani con e senza famiglia al seguito, hanno fatto. «Non è giusto che il sindaco abbia scelto di sostenere la posizione di chi aspetta la “mano pubblica” dimenticando invece la situazione di quaranta stagionali, che lavorano in aeroporto, precari da diversi anni ed a orario ridotto – è la protesta dei dipendenti Eas - lavoratori che avrebbero ben accettato di trasferirsi, pur di lavorare ad orario e stipendio pieni». L’invito al sindaco Tedde è dunque quello di «farsi carico anche delle loro posizioni, nella consapevolezza che tutti i posti di lavoro vanno difesi con pari vigore, ma con maggior forza quando chi si deve difendere, non ha le stesse valide alternative dei dipendenti Alitalia».

La Voce. Quanti sono i lavoratori precari

21-03-2007

Emiliano Mandrone
Nicola Massarelli

I buoni risultati sul mercato del lavoro che giungono dalla Rilevazione sulle Forze di lavoro dell’Istat, ed in particolare il calo del tasso di disoccupazione (6,8%, media 2006), sono in larga parte da attribuire all’occupazione a termine, che ha contribuito per il 46% alla crescita dell’occupazione complessiva. Tale crescita, che oggi assume una connotazione positiva, ha però un'altra faccia della medaglia: la precarietà.

continua su La Voce

Chieti: Precari del Comune in sit in in piazza San Giustino

22/3/2007

CHIETI. Presidio permanente dei precari del Comune di Chieti in questi giorni a piazza San Giustino.
Nonostante il freddo di questa coda d'inverno, il sit in continua all'ingresso del palazzo comunale da parte dei precari licenziati che dovevano essere riassunti nelle società di servizi che doveva partire già da alcuni mesi.
I passanti si fermano e domandano il motivo della protesta, altri vanno avanti senza interessarsi, altri ancora non si accorgono di nulla.
La Giunta si difende adducendo gli ostacoli imprevisti della finanziaria, gli ex dipendenti non ce la fanno più a sopportare le lungaggini burocratiche.
Perciò hanno deciso di stazionare di giorno sotto un capanno di lamiera e di notte in una tenda allestita per l'occasione.
Dietro la protesta i disagi economici legati ai bisogni di famiglie intere che di punto in bianco si sono ritrovati senza una entrata. Oltre la disperazione per questo gruppo di ex lavoratori non rimane che la protesta anche plateale.
Eppure nel novembre scorso il capogruppo dei Ds in consiglio Comunale Enrico Raimondi aveva chiesto all'amministrazione «di farsi promotore per accrescere le opportunità di lavoro degli interinali». Ma in quasi cinque mesi non è cambiato niente. Secondo il capogruppo dei Ds, quindi, il Comune, insieme alla Provincia avrebbe dovuto farsi promotore di iniziative «dirette all'accrescimento delle opportunità di lavoro degli "interinali" che sino ad ora hanno prestato la loro attività a favore dell'Ente».
Non è successo nulla: «tutta colpa della Finanziaria», ripetono da Palazzo D’Achille.

s.c. 22/03/2007 10.02

Statali:previsto sciopero ad aprile

Agitazione per rinnovo contratto

Saltano le trattative sul rinnovo del contratto per oltre tre milioni di lavoratori pubblici. Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa e i sindacati non hanno trovato un accordo e adesso le organizzazioni di categoria minacciano lo sciopero generale. Al termine di un incontro a via XX Settembre, i sindacati hanno deciso di convocare al più presto i consigli generali per organizzare l'astensione dal lavoro in massa nel mese di aprile.

I sindacati accusano il ministro di non rispettare accordi precedenti e temono che si voglia mettere in discussione un biennio economico: quello 2006-2007 o il successivo 2008-2009. Secondo indiscrezioni, infatti, per la copertura dei contratti (scaduti a dicembre 2005) servono ancora due miliardi per tutte le amministrazioni per consentire la decorrenza degli aumenti contrattuali dal 2007. Come, sostengono i sindacati, pattuito in precedenza con il governo.

Una rottura che non potrà non pesare sull'avvio del confronto che si avvia a Palazzo Chigi con i sindacati proprio in queste ore. Anche perchè uno dei tre tavoli che si aprirà sarà quello sulla pubblica amministrazione. ''L'incontro con il ministro Padoa-Schioppa è andato male'', dicono i segretari generali della Fp-Cgil, Carlo Podda, della Fps-Cisl, Rino Tarelli, della Uil-Pa, Salvatore Bosco, e della Fpl-Uil, Carlo Fiordaliso. "Il ministro" aggiungono "nega l'accordo che è stato raggiunto a novembre e non è stato possibile concordare la data per un nuovo confronto. Si viene meno anche agli stessi impegni previsti dal Memorandum d'intesa sul lavoro pubblico, sottoscritto insieme allo stesso Padoa-Schioppa e Nicolais lo scorso gennaio''.

A scendere in campo anche le confederazioni.

''Sarebbe paradossale" sostiene il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani "aprire i tavoli di concertazione con una rottura su una questione così decisiva come quella dei rinnovi contrattuali. E' evidente che l'auspicato accordo per un patto sociale su sviluppo e tutela redditi si regge anche sul rispetto degli impegni presi e, specie, su quelli relativi alla salvaguardia dei diritti contrattuali dei lavoratori. Il governo, invece, si sta muovendo in maniera confusa: non emerge una chiara politica per il pubblico impiego''. Per il segretario confederale della Cgil, Paolo Nerozzi, ''lo sciopero sarà inevitabile se si continua così. Non si può firmare un accordo a novembre e un memorandum d'intesa a gennaio e poi non avere ancora oggi le direttive per i rinnovi contrattuali''. E il segretario confederale della Cisl, Gianni Baratta, chiede un intervento del ministro per le Riforme, Luigi Nicolais. Emani le direttive, dice, riconfermando il percorso contrattuale e le quantità economiche previste.

Intanto Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto un accordo con Nicolais sui precari, che riguardo però solo il percorso che dovrà portare alla stabilizzazione del personale, con la decisione di istituire un tavolo permanente. Entro metà aprile sarà predisposto il regolamento per l'attivazione del fondo straordinario. La dotazione iniziale è di soli 5 milioni di euro ovviamente del tutto insufficienti. Andranno, quindi, aggiunte risorse. Tra le ipotesi quelle di usare somme dai conti correnti dormienti non piu' utilizzati da anni. Secondo i sindacati, si potrebbe far ricorso anche a risorse provenienti dall'extra-gettito. Le Rdb-Cub, che non hanno sottoscritto l'accordo, hanno occupato la sala della riunione ad oltranza, minacciando di pernottarvi. Vogliono avere assicurazioni che saranno incontrate da Prodi perchè maggiormente rappresentative. ''L'unico vero sciopero" afferma Paolo Leonardi (Rdb-Cub) "è il nostro del 30 marzo. I confederali scoprono l'acqua calda, che non ci sono i soldi per i contratti''.

E il prof a giornata aspetta in stazione

22/3/2007 - REPORTAGE

Precari: la corsa per le supplenze da una lezione
ROSARIA TALARICO
Partono un bel po’ prima delle cinque dalla provincia di Napoli o di Avellino. Salgono sul pullman della speranza e arrivano a Roma, stazione degli autobus Tiburtina, oltre due ore dopo. La speranza è quella di guadagnarsi anche oggi una supplenza.

Sull’autobus degli insegnanti precari e pendolari forzati si conoscono tutti. Una familiarità da compagni di viaggio con cui si dividono gli sbadigli e il freddo delle albe invernali. Tra loro c’è chi non sa neanche dove gli toccherà insegnare. Aspettano una chiamata dalla scuola. Se non arriva si torna a casa. Ma di solito, per fortuna, a telefonare sono anche più istituti contemporaneamente. Camminando a passo svelto verso la fermata dell’autobus che la porterà alla scuola elementare di viale Adriatico, zona Nomentana, Carmela (Carmelina) Monda racconta che «di noi non parla nessuno. Siamo pure più sfortunati, quelli di Caserta intervistati da Ballarò hanno la comodità del treno. Si possono svegliare un’ora dopo».

Quelli di Caserta: ovvero altri insegnanti precari che, incastrati nelle graduatorie gonfie e immobili della provincia di Napoli, migrano verso Roma in cerca di supplenze brevi: anche solo un giorno. Così, il treno che arriva a Termini alle 7.45 lo chiamano «il vagone del Provveditorato». Partenza alle cinque, sperando che durante il viaggio il preside di qualche scuola, sprovvisto di un docente, alzi il telefono per convocare un supplente d’emergenza. Al secondo piano della stazione Termini c’è un bar self service, a quell’ora è chiuso. Le sedie e i tavolini vuoti accolgono maestre col cellulare tra le mani e la batteria carica. «A Tiburtina andiamo al Cristal Bar - continua Carmelina -, e se la chiamata arriva entro le 8 bene, è per la mattina. Se arriva più tardi bisogna far passare il tempo fino al turno del pomeriggio».

Per poi piovere in classi ostili, dove «se un professore è violento lo licenziano in tronco - osserva Carmelina -. Gli studenti violenti, però non li licenzia nessuno. In classe ci arrivano le sedie sulla schiena...». Carmelina ha due figli di 13 e 19 anni, e alle spalle già un anno di viaggi a Roma per le supplenze brevissime saltando da un’aula all’altra, da un autobus all’altro. «Quest’anno invece sono fortunata: insegno dal 21 novembre fino all’8 giugno, e sempre nella stessa scuola». Non c’è imbarazzo a parlare di fortuna con un lavoro da 1.100 euro al mese (ci sono 300 euro di abbonamenti tra pullman e metropolitana) che la fa rientrare a casa tra le sei e le nove di sera con la cena ancora da preparare. «Che fine faremo noi precari?» si chiede l’ insegnante, mentre l’arrivo dell’autobus mette fine alla conversazione. La domanda, annotata sul taccuino, galleggia tra cifre sconfortanti: sono 180mila i precari a livello nazionale.

I pendolari dalla Campania al Lazio riproducono gli spostamenti storici di insegnanti che dal Sud vanno a lavorare al Nord. Un esodo destinato ad aumentare con la stabilizzazione prevista dalla Finanziaria di 150mila insegnanti. «Questo è un periodo di vacche grasse per i precari» afferma sorprendentemente Gianfranco Pignatelli, presidente nazionale del Cip (il Comitato insegnanti precari, associazione riconosciuta dal ministero dell’Istruzione che esiste da dieci anni). Presto svelato il motivo del tono trionfale: «Dopo la sfacchinata degli scrutini - spiega Pignatelli - molti titolari di cattedra si prendono un periodo di riposo». Per i precari si tratta invece di fare gli straordinari. I peggiori sono gli insegnanti che si mettono in congedo prima degli scrutini, abbandonando il compito vitale della valutazione degli studenti a un supplente che neanche li conosce e si sobbarca la fatica di riunioni e consigli. Sul pullman, di ritorno a casa, quando la frenesia della mattina lascia il posto alla stanchezza e c’è il tempo per raccontare meglio la propria inesorabile quotidianità. Francesco (Franco) Melissa ha 50 anni e parte da Baiano, provincia di Avellino, alle 4.40 di mattina. Ha moglie e tre figli. Fino al 2001 era disoccupato. Ora è collaboratore scolastico, fa il bidello in una scuola dalle parti di piazza Fiume. Rientra nelle categorie protette perché è orfano di guerra. Da quattro anni fa avanti e indietro ogni giorno per mettere insieme poco più di 900 euro al mese.

Marietta Squillante è di Civitile, provincia di Napoli: insegnante di sostegno alle superiori. Anche a lei quest’anno è andata tutto sommato bene. «Ho una supplenza annuale a Tivoli. Prima insegnavo nelle scuole private vicino casa, poi mi sono sposata e ho avuto una bambina. Sono in graduatoria a Napoli, ma lì non arrivano mai a chiamarmi. Così ho fatto la scelta di viaggiare, anche se mia figlia sente la mancanza della mamma».

C’è anche un servizio di aiuto notturno: per chi è costretto a restare a Roma fino a tardi - magari un collegio dei docenti va per le lunghe - si mette in moto la rete di solidarietà degli alloggi di fortuna a casa di colleghi, parenti e amici. Basta un posto per stendersi, e d’altronde tutto va bene pur di non pagare il conto di una stanza e intaccare lo stipendio. «La stabilizzazione per molti, sarà l’ultimo treno» conclude Pignatelli, 25 anni di vita da precario. «Non sai da quale stazione passerà, ma non hai nessuna intenzione di perderlo». Di certo agli insegnanti-pendolari l’allenamento non manca: anche questi, che fanno pratica con gli autobus.

(La Stampa on line)

17.3.07

Invito convocazione Euromayday Milano 2007

La parola dei/delle precarie/i

L’anno che stiamo vivendo è stato percorso da forti mobilitazioni, sindacali e non solo, che si sono espresse contro la precarietà e alcune volte, ahinoi, contro il precariato.

Queste manifestazioni, partecipate, sono state accompagnate da fiumi di promesse da parte di molti esponenti di questo governo - che qualcuno si ostina a considerare amico - ma fino ad oggi a parte qualche incontro, alcune passerelle, un paio di tavolini, poco s’è visto di concreto.

Eppure la precarietà avanza inesorabile.

Vogliamo essere schietti: pensiamo che la precarietà ora come ora non possa essere debellata e il “precariato” abolito. Essi sono parte intima di questa società.

I precari e le precarie, la loro condizione, le loro illusioni, sono l’espressione di un rapporto di forza fra individuo e impresa nel quale quest’ultima domina. Un rapporto di forza costruito meticolosamente, in decenni, frutto di una trasformazione del modo di produrre "cose materiali e cose immateriali" che ha spiazzato indebolito l’intera sinistra storica. Non sarà la buona volontà ad invertire questa tendenza. E’ necessario invece imparare a penetrare nel tessuto sociale precarizzato costruire nuove complicità e definire nuove strategie di conflitto che possano affiancarsi a quelle tradizionali molte volte inefficaci. Il problema e la soluzione stanno nello stesso luogo, nel corpo sociale privatizzato: suggestionato e ricattato nel medesimo tempo.

Le conseguenze non sono di poco conto. La precarietà esprime l'effetto di una forma sociale creata dal neoliberismo e incarnata dai brand che esalta la creatività producendo valori e aspirazioni ad uso e consumo delle aziende. Come si può contrastare tanto potere senza prima incrinarne il funzionamento?
La Mayday deve fare quello che ha sempre fatto: dare la parola ai precari e alle precarie...

[...to be continued next week]

Vi invitiamo all' Assemblea EuroMayday Milano 007. Domenica 18 Marzo, ore 15.00 in via della Pergola 5

M2/Passante Garibaldi FS (uscita binario 20 via Pepe)
M3 Zara/ Tram 4-11/ Bus 82

Un rapido confronto sul precariato nella P.A.

Mauro Beschi*, 16 marzo 2007
Lavoro Senza una inversione di rotta, si aprirà un ampia azione di mobilitazione. Quella di fronte a noi non è solo la sacrosanta esigenza di riconoscere, con la stabilizzazione, diritti negati, ma, anche e soprattutto, una grande opportunità per di dare ruolo e credibilità allo "spazio pubblico" ed alla qualità economica e sociale del Paese

La prossima settimana riprende il confronto col Governo sulle politiche di lotta al precariato nelle Pubbliche amministrazioni.
Siamo in ritardo e la situazione si sta complicando nella contraddizione crescente tra impegni politici conclamati (il Memorandum firmato dal Governo assume come vincolo la scomparsa del precariato nell'ambito della legislatura) e la condivisione di concreti percorsi attuativi, sia sul fronte legislativo che contrattuale.

Una situazione che il Sindacato non tollererà a lungo e, senza una inversione di rotta, si aprirà un ampia azione di mobilitazione.
Quella di fronte a noi non è solo la sacrosanta esigenza di riconoscere, con la stabilizzazione, diritti negati, ma, anche e soprattutto, una grande opportunità per di dare ruolo e credibilità allo "spazio pubblico" ed alla qualità economica e sociale del Paese.
Per questo noi chiediamo al Governo di accelerare il confronto e di ricercare soluzioni che tengano insieme le disposizioni della Legge finanziaria e i contenuti nel Memorandum con l'obbiettivo di riqualificare e rafforzare la "missione pubblica" attraverso percorsi condivisi di intervento sulla organizzazione del servizio, sulla organizzazione del lavoro e su corrispondenti politiche di governo e valorizzazione delle risorse umane.

Vogliamo costruire una relazione certa e visibile tra finalità ed obiettivi delle Amministrazioni, politiche riorganizzative, politiche occupazionali, al cui interno costruire certi, anche se graduali, percorsi di stabilizzazione del personale precario, utilizzando anche il Fondo per la stabilizzazione (Legge Finanziaria) che ad oggi è sostanzialmente privo di copertura.
Ciò ci serve per avviare un processo di trasformazione partecipata che renda la Pubblica Amministrazione più vicina ai cittadini e in grado di tenere insieme una più forte capacità di garantire servizi di qualità e una maggiore difesa e salvaguardia dei diritti sociali e civili delle persone, a partire da quelle più deboli.

A questo fine è necessario costruire, da subito, una lettura condivisa delle strategie, degli strumenti da utilizzare, dell'esigibilità delle soluzioni per tutte le Pubbliche amministrazioni, delle risorse necessarie, anche con impegni che possono collocarsi su più anni.
Infine occorre evitare la confusione e le iniziative unilaterali e senza un sensato coordinamento, occorre cambiare passo, definire un orientamento generale, essere coerenti con gli impegni assunti, evitare di offrire la pessima impressione di ricercare solo gli interessi particolari, come appare dalle numerose richieste ( da parte di Regioni e Enti locali) di stabilizzare i "collaboratori politici", mentre ci si interessa poco delle decine di migliaia di lavoratori che in questi anni, da precari, hanno garantito il funzionamento del servizio pubblico e per questo oggi, giustamente, pretendono risposte credibili ed adeguate.
Caro ministro, con tutta la stima e la fiducia, se ci sei batti un colpo.

*Segretario Nazionale F.P. Cgil

La dura lotta dei precari del Contact Center

Aperta la trattativa tra sindacati e azienda romana per l'assunzione dei numerosi precari; tra loro anche molti civitavecchiesi
Compagnia

CIVITAVECCHIA - Qualche spiraglio di luce per le centinaia di lavoratori del Contact Center, uno dei tanti emblemi del precariato italiano. Si è infatti aperto martedì scorso il tavolo di trattativa per l'assunzione dei numerosi precari che prestano servizio presso l'azienda romana, tra cui numerosi civitavecchiesi. Tra questi anche Daniele Perello, presente al tavolo delle trattive in qualità di rappresentante dei lavoratori. La trattativa ha visto l'offerta di una prima bozza di contratto da parte della società, tuttavia rifiutata in quanto ritenuta inadeguata dai sindacati che hanno avanzato a loro volta una controproposta sulla quale l'azienda ha chiesto dieci giorni di riflessione per valutare, aggiornando la trattativa al prossimo 23 marzo.
In questo gruppo militano persone di età mista tra i 22 fino ai 40. Tutti auspichiamo un esito positivo di questa trattativa, perchè solo chi vive la realtà della precarietà sa cosa significhi essere precario nel lavoro e pertanto anche nella vita. Pertanto vogliamo comunque ringraziare Daniele Perello che si batte da tempo per noi in nome dei tanti precari italiani su cui incombe sempre più opprimente il peso dell'incertezza della vita>.

Lazio, accordo su precari: lo sciopero è sospeso

15/03/2007
Lazio, accordo su precari: lo sciopero è sospeso
Intesa raggiunta fra le organizzazioni sindacali della funzione pubblica laziale e i rappresentanti della Regione sulla questione dei precari in materia di sanità. Lo sciopero generale indetto per il 23 marzo verrà revocato. Alla base di questa decisione l’incontro fra l’Assessore alla sanità Battaglia, l’Assessore al lavoro Tibaldi e CGIL Funzione Pubblica, CISL Funzione Pubblica e Uil Poteri Locali. Con un comunicato, i sindacati, annunciano l’accordo stipulato con la Regione. In primo piano la stabilizzazione dei precari e il piano occupazionale per il 2007. Sarebbe stata garantita inoltre la salvaguardia dei fondi contrattuali. Previsto anche un processo di reinternalizzazione dei servizi che negli ultimi anni sono stati appaltati all’esterno, definendo al tempo stesso procedure che tutelino l’occupazione del personale. Nel mese di marzo verrà attivato l’Osservatorio regionale sulle condizioni del lavoro nelle strutture sanitarie pubbliche e private. La Regione ha così accolto le proposte dei sindacati che, a questo punto, attendono la delibera della giunta regionale e l’emanazione delle direttive a tutti gli enti del servizio sanitario del Lazio. Al momento, CGIL FP,CISL FP e UIL FPL sono in attesa della conclusione formale dell’accordo per poter annunciare ufficialmente la revoca dello sciopero previsto per il 23 marzo.

di Emanuele Bianchi

Damiano: "Sussidio ai disoccupati solo se cercano lavoro"

Il Ministro del Lavoro vuole portare l'assegno al 60% dello stipendio
TERESA PITTELLI
ROMA
Ammortizzatori sociali più ampi per giovani e lavoratori delle piccole imprese. Alla trattativa che inizia tra due settimane il governo vuole arrivare con qualche certezza in più, e dopo gli incontri delle ultime ore tra i ministeri economici è pronta una proposta che ridisegna tutto il sistema degli ammortizzatori sociali, estendendo i sussidi antidisoccupazione anche ai lavoratori precari e alle imprese con meno di 15 dipendenti. L’esecutivo è intenzionato a metterla sul piatto del negoziato, e a trovare non meno di 2,5-3 miliardi di euro per la copertura. Sperando così di agevolare il confronto con i sindacati sulle pensioni, visto l’alt di Cgil, Cisl e Uil su alcune questioni spinose come la revisione dei coefficienti della legge Dini. Una linea che potrebbe essere vincente se si tiene in conto «il legame tra lotta alla disoccupazione e continuità previdenziale», sottolinea il segretario della Cisl, Giorgio Santini.

La riforma, del resto, è attesa da anni, ma a causa dei costi è stata sempre rimandata. Ora è diventata ormai un punto d’onore per il ministro del Lavoro, Casare Damiano, intenzionato a estendere le protezioni sociali alla metà del mercato del lavoro che ne è sprovvista, in particolare i giovani. Proprio l’allargamento del sussidio di disoccupazione è uno dei tre capisaldi sui quali poggia il progetto, che ipotizza di arricchire l’indennità portandola al 60% dell’ultima retribuzione in luogo dell’attuale 40-50%, e di estenderla anche ai lavoratori flessibili. La tutela risulta però sottoposta a una restrizione: l’attiva ricerca di un lavoro da parte del disoccupato. Un sistema già conosciuto in Europa come «welfare to work», che nel piano del governo dovrà essere interamente gestito dai centri per l’impiego, i quali prenderebbero il posto dell’Inps nell’erogazione del sussidio. «Bisogna creare maggiori sinergie tra politiche passive di competenza statale e politiche attive in mano alle regioni e alle province», spiega Giovanni Battafarano, capo della segreteria tecnica del ministro. Concentrare le funzioni di ente che concede il sussidio da un lato, e che offre formazione, orientamento e ricollocamento dall’altro, servirebbe a rendere più efficace il meccanismo. In altri termini al lavoratore che ha perso il posto spetterà sì il sussidio «passivo» per la disoccupazione, ma solo se si mostra «attivo» nel seguire la formazione e accettare le eventuali proposte di lavoro. In caso di rifiuto, l’indennità verrebbe sospesa.

Secondo caposaldo del nuovo welfare: l’estensione delle tutele contro la disoccupazione anche ai lavoratori delle piccole e medie imprese, per i quali si sta pensando a un trattamento sulla falsariga della cassa integrazione guadagni. Il piano prevede infine la semplificazione delle diverse voci di ammortizzatori sociali in modo da evitare sprechi e costi indiretti. L’obiettivo è arrivare a tre tipi di trattamento: una cassa integrazione guadagni unica sia per le situazioni che danno vita alla cig ordinaria che per quelle che richiedono la cigs (nel primo caso eventi transitori con certezza della ripresa lavorativa, nel secondo ristrutturazioni o crisi aziendali); un’indennità universale che contempli tanto la disoccupazione quanto la mobilità; e infine il trattamento per il lavoro discontinuo utilizzato in agricoltura. Resta ancora da definire la durata dei nuovi istituti, visto che i vari trattamenti contemplano talvolta periodi diversi. Una misura che in principio non vede sfavorevoli i sindacati. «A condizione però che la durata resti la stessa», ammonisce Fulvio Fammoni, segretario generale della Cgil.

Accanto a queste misure esiste poi un pacchetto-previdenza ad hoc per i lavoratori precari, che va dalla totalizzazione dei periodi contributivi sparsi tra più enti di previdenza ai contributi figurativi per coprire i buchi nei versamenti causati dalla discontinuità degli impieghi.

Zitto e scrivi: il precariato nel giornalismo odierno


Chiara Lico, giornalista Rai, interviene sul blog di Stampa Alternativa sulla patata bollente del precariato nel giornalismo odierno (a introdurre il suo romanzo in uscita su temi analoghi). Eccone uno stralcio:

In Italia il numero dei giornalisti precari ha superato quello degli assunti. Sono 12 mila i professionisti contrattualizzati e più di 20 mila quelli che lavorano senza contratto a tempo indeterminato o determinato. Nel complesso, sono 30 mila le persone che in Italia fanno informazione e di queste solo un terzo hanno un contratto nazionale da professionisti. Il resto è fatto di collaboratori, precari e coloro i quali anche senza avere il requisito professionale adatto a svolgere questo mestiere, nei fatti lo svolgono…. A questo si aggiunga la politica (che attualmente - e in modo bipartisan - si deve solo vergognare di come svilisce il ruolo del giornalista), visto che si sente - e fa bene perché le viene permesso - di essere la padrona-editrice di giornali e telegiornali. Ma tutto questo potrebbe essere ancora arginabile se il giornalista ricordasse qual è il suo compito: dar voce ai fatti, raccontarli. Possibilmente con la schiena dritta, come chiese all’epoca l’allora Capo dello Stato Ciampi.

Continua qui.

Isfol: lavoro e insoddisfazione

14 marzo 2007

Tra i motivi di insoddisfazione nel rapporto Isfol 2006, emergono l'instabilità del rapporto di lavoro e la retribuzione: circa il 20% nel complesso teme di perdere il posto entro un anno, percentuale pari al 60% tra i lavoratori precari; il 55% degli intervistati che si dice preoccupato per le scarse opportunità di carriera (nell'ultima indagine risalente al 2002 la percentuale degli insoddisfatti era del 42%). Ma il vero punto dolente è quello dei precari. Tra i lavoratori a termine gli insoddisfatti rappresentano oltre il 20%. Il timore più diffuso è quello di perdere il posto (60% contro il 10% degli intervistati con un lavoro stabile), ma è forte anche il disagio per la mancata coincidenza tra il lavoro svolto e quello desiderato (nel 60% dei casi contro il 42% dei dipendenti stabili). Infine i precari lamentano bassi livelli retributivi, con il 47% che dichiara compensi inferiori a 900 euro contro il 15% dei dipendenti stabili con questa situazione.
Per approfondire: www.isfol.it

Precari Atesia: denunciamo all’opinione pubblica la decisione del ministro del lavoro Cesare Damiano

(14 marzo 2007)

Dopo un incontro ufficiale con l’Ispettorato del Lavoro, nella persona del dott. Notaro, denunciamo all’opinione pubblica la decisione del ministro del lavoro Cesare Damiano di rinunciare a ricorrere al Consiglio di Stato contro il provvedimento di sospensione del TAR degli effetti dei verbali ispettivi emessi il 22 agosto scorso contro Atesia.

Con tale decisione il ministro del lavoro viene meno alla propria funzione di tutela del lavoro e delle attività ispettive dei propri organi pur di sostenere Alberto Tripi, proprietario di Atesia ed “imprenditore” amico e finanziatore dell’Unione.

Vogliamo ricordare che l’Ispettorato del Lavoro di Roma con i verbali, che concludevano la propria indagine ispettiva durata oltre un anno presso la società Atesia, rilevava l’assoluta illegalità della condizione contrattuale di lavoratori e lavoratrici. Tale condizione era esemplificata dall’utilizzo illegale di migliaia di contratti a progetto.

Le disposizioni dell’Ispettorato del Lavoro di Roma hanno il merito di aver costretto non solo Atesia, ma tutte le aziende del settore dei call center, ad utilizzare solamente contratti di natura subordinata.

Il lavoro dell’Ispettorato è nato su denuncia di un gruppo di lavoratrici e lavoratori del Collettivo Precariatesia (ricordiamo che quasi tutti i firmatari dell’esposto hanno visto il proprio contratto non rinnovato nel maggio del 2006) ed è stato sostenuto e seguito dalla lotta degli stessi, in corso ormai da due anni, e che ha conquistato il contratto a tempo indeterminato per tutte e tutti.

Nessuno ha potuto smentire il merito dei risultati ispettivi ed anzi la stessa legge finanziaria recentemente approvata ha dovuto sancire la natura subordinata del lavoro nei call center, provvedendo però, al condono e finanziamento di 300 milioni per aiutare i “poveri” imprenditori illegali.

Il provvedimento del TAR ha solo sospeso gli effetti applicativi dei verbali ispettivi senza nulla dire nel merito ed appare chiaro che ha l’unico scopo di permettere a sindacati, governo e confindustria di applicare gli accordi di povertà recentemente siglati che costringono le lavoratrici ed i lavoratori a rinunciare al pregresso ed a lavorare a 550 euro al mese.

Il Collettivo Precariatesia e le altre strutture firmatarie di questo comunicato sono però determinate a continuare la lotta e ad utilizzare tutti gli strumenti utili, anche quelli legali. Per questo stiamo autonomamente presentando ricorso al Consiglio di Stato contro il provvedimento del TAR, denunciando la mancanza di dignità del ministro Cesare Damiano.

Le lavoratrici ed i lavoratori continuano a lottare per migliorare le condizioni dell’accordo

Mercoledì 14 marzo 2007 SCIOPERO di 24 ore

Sul sito http://precariatesia.altervista.org nella sezione documenti è possibile consultare il verbale dell’ispettorato del lavoro relativo ad Atesia, grazie al quale è possibile rendersi conto della reale situazione vissuta dai lavoratori e che giustifica le nostre rivendicazioni.

Collettivo PrecariAtesia
RdB - Ministero del lavoro
Cobas del Lavoro Privato

Docenti precari di strumento musicale

Nei giorni scorsi, Flc Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola e Snals-Confsal hanno rinnovato al Ministero della Pubblica Istruzione la richiesta di un incontro specifico per affrontare il problema dei docenti precari di strumento musicale che non hanno l’opportunità di conseguire l'abilitazione.
I sindacati evidenziano che “questi docenti hanno subito una grave discriminazione, in quanto, per la loro classe di concorso A077, non sono mai stati definiti i titoli d’accesso e pertanto non si sono mai avviate regolari procedure di abilitazione (Ssis prima e Cobaslid poi)”. Quindi, i docenti di strumento musicale, pur avendo maturato i 360 giorni di servizio, non hanno alcuna opportunità di conseguire l'abilitazione e di conseguenza di inserirsi nelle graduatorie ad esaurimento.
In un documento a firma dei segretari Enrico Panini, Francesco Scrima, Massimo Di Menna, Marco Paolo Nigi si rileva che “la questione riveste carattere d’urgenza in considerazione dell’imminente apertura dei termini per l’inserimento nelle graduatorie, che in base alla legge finanziaria dovrebbe costituire l’ultima opportunità per l’accesso ai ruoli”.
Il comunicato prosegue ricordando le opportunità di abilitazione conseguenti a provvedimenti legislativi (da ultimo la legge n. 143/04) che, a sanatoria, hanno individuato specifiche categorie di aventi titolo a partecipare a percorsi abilitanti speciali (D.M. n. 100).
"A questo personale in sostanza non è mai stata offerta alcuna opportunità di abilitazione - sottolinea il comunicato - ed ora rischia di essere escluso per sempre dalla possibilità di consolidare il proprio rapporto di lavoro, a fronte tra l’altro di una consistente disponibilità di posti su cui ha lavorato finora”.
Infine, Flc Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola e Snals-Confsal concludono ribadendo la necessità che l’Amministrazione colmi questa ingiustizia e individui le formule più opportune per consentire l’inserimento in graduatoria.
13/03/2007

16.3.07

Toscana: I lavoratori atipici della Regione stabilizzati entro il 2010





Unanimità della Commissione speciale Lavoro per la risoluzione sulla legge per la stabilizzazione del personale regionale

Entro il 2010 stabilizzazione di 440 lavoratori regionali: è l’obiettivo della risoluzione approvata all’unanimità dalla Commissione regionale speciale Lavoro, presieduta da Eduardo Bruno.

Dopo aver espresso apprezzamento per l’impianto generale della proposta di legge 159, Bruno ha sottolineato cinque punti essenziali del documento: la proposta di legge va inquadrata in un disegno generale di riorganizzazione della Regione; l’intera operazione va conclusa entro il 2010; il numero degli attuali dipendenti di Giunta e Consiglio deve essere mantenuto al 31/12/2006; i contratti di lavoro atipico in essere vanno rinnovati e l’intero comparto regionale deve essere valorizzato professionalmente ed economicamente.


Nella risoluzione si sottolinea anche la necessità di individuare i profili professionali più rispondenti al più generale progetto di riorganizzazione dell’Ente, e prevedere un significativo e graduale assorbimento delle graduatorie per l’assunzione a tempo indeterminato, evitando di bandire nuovi concorsi pubblici per i profili professionali per i quali sono vigenti graduatorie aperte. “Con la risoluzione che migliora il testo di legge ed è il frutto di una buona intesa anche con la Giunta – ha aggiunto Bruno - si chiede una maggiore attenzione alle specificità di ogni singola agenzia con la stabilizzazione di tutti i precari”.


Infine, si parla di introdurre un emendamento alla proposta di legge che stabilisca con chiarezza che i costi relativi all’esodo incentivato non dovranno gravare sulle risorse disponibili per la stabilizzazione del precariato. Il consigliere Carlo Bartoloni ha sottolineato il lavoro della Commissione insieme alle organizzazione sindacali: “Si tratta – ha detto - di una battaglia di civiltà per garantire ai giovani un futuro certo”.


(15/03/2007)

Per non essere precari nella vita


Rete precaria, 15 marzo 2007


Milano, i lavoratori del Comune - a distanza di un anno dallo sciopero del 31/03/2006 - martedì 20/03/2007 incroceranno di nuovo le braccia. Inoltre, lunedì 19/03/2007, saranno in presidio sotto Palazzo Marino, a partire dalle ore 15.00

Ci presentiamo: siamo un gruppo di lavoratori precari del Comune di Milano, che ha deciso di dare una risposta collettiva e non più solamente individuale al problema del precariato e perciò abbiamo deciso di costituire nel dicembre 2005 la RETE PRECARIA.

A distanza di un anno dallo sciopero del 31/03/2006, martedì 20/03/2007 incroceremo di nuovo le braccia. Inoltre, lunedì 19/03/2007, saremo in presidio sotto Palazzo Marino, a partire dalle ore 15.


Al Comune di Milano ci sono circa 2000 lavoratori precari, assunti sotto varie tipologie contrattuali, dai lavoratori a tempo determinato ai collaboratori a progetto, dagli ex interinali al personale delle cooperative. Noi precari eroghiamo servizi essenziali in quasi tutti i settori del Comune di Milano, senza che venga riconosciuta la professionalità acquisita, senza aver diritto a permessi studio, per concorsi, senza avere una rappresentanza sindacale propria.
Il centro sinistra ha vinto le elezioni,grazie anche alle promesse di stabilizzazione del personale precario. Nella finanziaria 2007 è stata prevista per gli enti locali la possibilità di stabilizzare i precari che hanno maturato tre anni di servizio dal 01/01/2002;il nostro Comune ha sottoscritto a novembre un impegno per la stabilizzazione di tale personale,ma purtroppo ad oggi nessuno è stato stabilizzato,anzi molti contratti non sono stati rinnovati o prorogati.


Gradiremmo la vostra presenza per descrivere la protesta di chi, a causa della precarietà del lavoro, è anche, o rischia di esserlo, PRECARIO NELLA VITA.


Per eventuali contatti e info:
www.precarimilano.altervista.org
reteprecaria@yahoo.it

2.3.07

Firenze nuovo sciopero all'aeroporto Peretola




Firenze, Nuovo sciopero all’aereoporto Peretola






venerdì 02 marzo 2007
La mobilitazione di quattro ore è stata indetta dalla sigla sindacale Rsa-Cub. Davanti alle partenze dello scalo si svolgerà anche un presidio dalle 10 alle 14. Nello stesso orario si fermerà il personale di terra, mentre gli addetti agli uffici si fermeranno nelle ultime 4 ore di lavoro. Tra i motivi della protesta, la Rsa-Cub sottolinea in particolare la scadenza dei contratti del personale precari e le carenze organizzative.

Stamani a Genova folta partecipazione alla protesta di lavoratori della sanità

02 mar 2007 - 16.01 Stamani a Genova folta partecipazione alla protesta di lavoratori della sanità thumba Stamani alcune centinaia di lavoratori della sanità ligure hanno effettuato un’assemblea pubblica davanti alla sede della Regione Liguria in piazza De Ferrari. All’assemblea hanno partecipato delegazioni di lavoratori provenienti dalle province liguri che nei diversi interventi che si sono susseguiti, hanno manifestato il loro disagio per una situazione non più sostenibile. Critiche al sistema sanitario sono pervenute dai rappresentanti delle realtà spezzine e imperiesi e dai precari del Gaslini di Genova. Al centro dell’incontro di questa mattina i temi della sanità ligure: piano delle assunzioni, riorganizzazione della rete ospedaliera e prospettive della sanità regionale.
Ad oggi denunciano i sindacati, l’organico è pesantemente sottodimensionato e a fronte dei nuovi pensionamenti non sono previste nuove significative assunzioni.
In tarda mattina le segreterie regionali CGIL CISL e UIL della categoria Funzione Pubblica e una delegazione di lavoratori, hanno incontrato l’assessore alla salute Claudio Montaldo che ha esposto brevemente alcune azioni della Regione rimandando a mercoledì 7 marzo. Redazione Radio Amicizia Fonte: Cgil Cisl e Uil