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26.10.07

Statali, venerdì sciopero

Statali, venerdì sciopero: i sindacati chiedono soldi
per i contratti e meno precari nel pubblico impiego

Una manifestazioni di dipednenti pubbliciROMA (25 ottobre) - I dipendenti pubblici tornano a scioperare. Gli statali di tutti i comparti si asterranno dal lavoro venerdì per 8 ore. L'agitazione è stata proclamata dalle federazioni del settore di Cgil, Cisl e Uil per il mancato stanziamento in Finanziaria delle risorse necessarie al rinnovo dei contratti per il biennio 2008-2009, ma anche per «la diffusione sempre più estesa della precarietà» in tutti i settori dell'amministrazione pubblica. Prevista anche una manifestazione nella mattinata a Roma: il corteo partirà alle 10 da piazza della Repubblica e si concluderà a Piazza San Giovanni con i comizi dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. «Mi aspetto tanta gente combattiva, colorata e numerosa», dice Carlo Podda, segretario della Fp-Cgil.

Tre motivi per scioperare. Lo sciopero, spiega Podda, è stato indetto «per tre ordini di questioni». Primo per la riproposizione nella Finanziaria della volontà di «ridurre gli organici, bloccare le assunzioni ed esternalizzare le amministrazioni pubbliche. In secondo luogo, per l'aumento della precarizzazione del lavoro pubblico, visto che, tra le altre cose, viene contraddetta la norma della Finanziaria dell'anno scorso che dopo tre anni di precariato prevedeva l'assunzione». Ultimo punto, sottolinea ancora il sindacalista, i rinnovi contrattuali: «E' inutile che i ministri Nicolais e Padoa-Schioppa dicano che ci sediamo a un tavolo e poi le risorse verranno. Nella Finanziaria stanziamenti per il 2008-2009 non ci sono». Senza contare che enti locali e sanità, aggiunge Podda, circa 1,5 milioni di lavoratori, «aspettano ancora il biennio 2006-2007».

«I contratti non sono opzionali, non sono premi o gratifiche. - insiste Rino Tarelli, segretario generale della Cisl-Fp -. Tutto aumenta: pane, pasta, energia», ma i 101 euro previsti dall'accordo di luglio «non si sa più che fine hanno fatto e mancano anche le risorse per il prossimo biennio. Tre milioni e mezzo di famiglie sono lasciate a se stesse, però poi si vuole che gli statali siano efficienti e produttivi».

Arrivano le multe per gli inefficienti. Proprio a una maggiore efficienza è infatti mirato l'ultimo ddl per la modernizzazione e semplificazione della pubblica amministrazione approvato dalla Camera. Il provvedimento prevede anche multe per gli uffici inadempienti nei confronti di cittadini e imprese. Una novità su cui il ministro per le Riforme nella pubblica amministrazione, Luigi Nicolais, insiste particolarmente in uno sforzo complessivo per ridurre i tempi dei procedimenti amministrativi, per aumentarne la trasparenza e per «cambiare profondamente il rapporto tra le amministrazioni e i cittadini».

Sciopero anche nella scuola e all'università. Le agitazioni non si fermano però alla giornata di domani. Sabato 27 toccherà alla scuola (a eccezione della materna che sciopererà domani). Anche in questo caso la rivendicazione sono le risorse per il rinnovo del contratto di lavoro del biennio 2008-2009. Un'altra manifestazione sarà organizzata a Roma alle 14. Lunedì 29, infine, sarà la volta dei dipendenti del settore Università e Ricerca che organizzeranno un presidio davanti al ministero della Funzione pubblica.

28.5.07

Precari universitari di tutta Italia, uniamoci!

A quasi cinque mesi dall’entrata in vigore della legge finanziaria 2007, molte amministrazioni universitarie continuano a non applicarne il comma 519.
Fino al mese scorso si attendeva che venisse emanata la tanto attesa circolare applicativa da parte della Funzione Pubblica, circolare poi manifestatasi nella direttiva n. 7 del 30 aprile u.s..
A quel punto avevamo sperato che fosse finalmente giunta l’ora della stabilizzazione.
Purtroppo ci eravamo sbagliati.

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12.5.07

Uffici pubblici, assunzioni vietate da 15 anni


Ma il personale non diminuisce

di Pietro Piovani
ROMA (11 maggio) - "Lo Stato assumerà solo un dipendente ogni due che vanno in pensione". E' una proposta di Nicolas Sarkozy, una di quelle che più hanno fatto discutere i francesi nella loro recente campagna elettorale. In Italia qualche commentatore ha subito invocato l'avvento di un Sarkozy anche da queste parti, per vedere finalmente ridotti i ranghi della nostra burocrazia. Evidentemente non sapeva che da noi le assunzioni negli uffici pubblici sono addirittura vietate. E non da ieri, bensì da quasi quindici anni.

Il primo a farlo è stato Giuliano Amato, nel 1992. Da allora i vincoli alle assunzioni sono stati prorogati quasi tutti gli anni, tranne una parentesi nel periodo 1996-2001 in cui il blocco non è stato assoluto bensì parziale (cioè un assunto ogni due pensionati, proprio come vorrebbe Sarkozy). Eppure in questi anni il numero dei dipendenti pubblici non è diminuito. Non è neanche cresciuto, il che già rappresenta un risultato rispetto ai decenni precedenti, però non è calato. E la spesa per il personale è continuata ad aumentare.

Il fenomeno si spiega in due modi. Primo: il freno alle assunzioni è stato compensato da un ricorso massiccio ai precari. Secondo: alcuni comparti della pubblica amministrazione sono stati esentati dal divieto di arruolare nuovi dipendenti. In particolare la sanità, le forze dell'ordine e le forze armate. Questo ha prodotto un risultato comunque positivo: sono diminuite le persone che si occupano di funzioni amministrative e burocratiche (ministeri, comuni, agenzie fiscali); mentre sono aumentate quelle che lavorano al diretto servizio dei cittadini (infermieri, carabinieri, agenti di polizia).

Se per esempio guardiamo al triennio 2003-2005 (i dati del 2006 non sono ancora disponibili), gli organici dei ministeriali si sono sfoltiti di 5.564 dipendenti, quelli di comuni province e regioni di 7.778, quelli delle agenzie fiscali di 1.899. In compenso i corpi di polizia hanno quasi 10 mila uomini in più, le forze armate 2 mila e 500, la sanità mille e 400.

Oggi il ministro Nicolais ha ricordato ciò che è scritto nell'ultima Finanziaria: dall'anno prossimo il blocco delle assunzioni non ci sarà più, ma questo non significa che le amministrazioni torneranno libere di ingaggiare forze nuove. Ogni 10 che vanno in pensione se ne potranno rimpiazzare 6. E delle 6 assunzioni disponibili - dice sempre la Finanziaria - ben 4 sono riservate ai precari, cioè a chi ha già lavorato per almeno tre anni con contratti a termine. Quindi solo 2 posti potranno essere messi a concorso.

3.4.07

30/3 Pubblico impiego: in piazza contro la precarietà

Quarantamila i partecipanti che hanno partecipato al corteo organizzato a Roma dalla Rdb-Cub, in concomitanza con lo sciopero generale. Il corteo si è concluso attorno alle 13.30

Roma, 30 marzo 2007 - 'Giù le mani dalla pubblica amministrazione': questo lo slogan lanciato stamani a Roma dalla Rdb-Cub del pubblico impiego che ha indetto una manifestazione nazionale, in concomitanza con lo sciopero generale, contro il precariato, il 'memorandum' e la mobilità selvaggia.

Il corteo di dimostranti, arrivati da tutta Italia - 40 mila persone, secondo gli organizzatori - è partito da piazza della Repubblica e si è concluso attorno alle 13.30 in corso Vittorio Emanuele, davanti al ministero della Funzione Pubblica.
Vigili del fuoco, precari della sanità, della ricerca, lavoratori della giustizia e della scuola, aderenti alle Red-Cub hanno sfilato per le vie del Centro sventolando in alto le bandiere della Federazione delle Rappresentanze di base-Cub. Ad aprire il lungo torpedone, lo striscione 'Per la dignità dei lavoratori pubblici, contro la precarietà'. Ma ogni gruppo di manifestanti ha gridato il proprio slogan. "Più precari VVF uguale meno sicurezza per i cittadini. Stabilizzazione per tutti i discontinui": è il cartello innalzato dai pompieri arrivati da Bologna. "No alla privatizzazione delle società miste", recita, invece, lo striscione di Rdb Sma Campania. Ci sono anche le educatrici Farmacap che innalzano "La stabilità del Paese è fondata sul lavoro ma se il lavoro non è stabile?".

In piazza pure i precari della sanità del Lazio che portano il cartello con su la scritta "Da Anni Verdi a Ri.Rei dalla padella alla brace". A sfilare nel lungo corteo anche lo striscione "La giustizia è morta... e anche i lavoratori non stanno tanto bene". E mentre dal camion che apre il serpentone una voce al megafono chiede "assunzione di tutti i precari, valorizzazione del lavoro pubblico" ricordando questa giornata di sciopero generale, il corteo è animato da musica, fischi e accompagnato a tratti dalla sirena accesa di un'ambulanza che sfila tra i manifestanti.

Alle 13.30, come spiegato dagli organizzatori della manifestazione di Roma, una delegazione della Rdb-Cub pubblico impiego si è recata a Palazzo Chigi per incontrare il sottosegretario Enrico Letta e il ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais. Alle 14, inoltre, è previsto un altro incontro al Ministero della Pubblica Istruzione.

30/3 Corrispondenza dal corteo nazionale delle Rdb

Radio Città Aperta

Oggi mi alzo e sciopero! In tanti hanno seguito questo invito a manifestare controlo smantellamento della Pubblica Amministrazione.
Il corteo partito dopo le 11 da piazza della Repubblica si sta snodando per le strade di Roma. Una partecipazione che Nazareno Festuccia delle RdB definisce enorme e variegata.
"All’interno del corteo di oggi si saldano i percorsi di lotta dei lavoratori precari e dei lavori stabili, un percorso di lotta che deve trovare la sua continuazione e la sua amplificazione in una opposizione sociale crescente alle politiche di questo governo, che coinvolga anche altri settori del mondo del lavoro e della società.
Oggi sono tanti i lavoratori della sanità in piazza. Noi subiamo in pochi anni una seconda riforma operata da questo governo che mira alla destrutturazione della sanità pubblica. Occorre costruire con gli utenti e i lavoratori la difesa delle strutture sanitarie nel territorio per evitare la proliferare degli errori e delle morti che tra l’altro vengono strumentalizzati per giustificare le scelte di privatizzazione. Noi lottiamo per un sistema sanitario pubblico che rispetti le esigenze dei cittadini e non i criteri dei manager."

Una lavoratrice di Bologna ha denunciato ai nostri microfoni l’oscuramento dello sciopero di oggi da parte dei mezzi di informazione, tra l’altro contravvenendo alle normative che impongono a quotidiani e Tv di informare correttamente e tempestivamente i cittadini sulle mobilitazioni sindacali.

"Si assunzioni, no esternalizzazioni" chiede uno striscione firmato dalle Flsu-Cub della scuola. "Sono cococo da ormai 11 anni, con contratti precari che si rinnovano ogni anno nel mese di dicembre. Ora ho 51 anni e non ne posso più di questa situazione. Il governo Prodi ha promesso fondi per stabilizzare i lavoratori precari ma finora non abbiamo visto nessun risultato concreto."

All’interno del corteo è presente un enorme pupazzo di Prodi che porta un pacco. Il riferimento è allo scippo del TFR a favore dei fondi pensione privati, contro il quale da settimane è in corso una campagna delle RdB con mobilitazioni territoriali.

Un altro striscione recita "Puglia deprecarizzata". "Con la scusa che siamo dei fannulloni vogliono regalare la pubblica amministrazione ai privati come succede ad esempio nella sanità. Le poche risorse pubbliche stanziate vengono regalate ai privati: il caso delle aziende che gestiscono l’erogazione dell’acqua, del gas e dell’elettricità è eclatante." La denuncia è di un lavoratore proveniente dalla provincia di Bari che mette in rilievo anche la violazione da parte del governo di una Legge sulla rappresentanza che è già di per sé antidemocratica e restrittiva ma che non viene rispettata escludendo dai tavoli di trattativa i sindacati di base. Il governo si sceglie i sindacati confederali come interlocutori di comodo escludendo le organizzazioni sindacali realmente rappresentative".

In piazza presente anche il deputato Francesco Caruso eletto nelle liste del PRC ma molto critico col Governo: "Sono convinto anch’io che la manifestazione di oggi è un segnale importante contro Palazzo Chigi da parte del mondo della disoccupazione e della precarietà che esige risposte concrete sul fronte della garanzia di un reddito e di un lavoro degno. Se il precariato è di per sé una aberrazione e rappresenta una forma estrema di sfruttamento che lo promuova lo Stato è qualcosa di vergognoso.

Questo corteo, tra l’altro di enorme impatto a livello di partecipazione, deve essere un trampolino di lancio per riaprire una vertenza nazionale per rimettere all’ordine del giorno gli interessi delle classi popolari e non i diktat del Fondo Monetario Internazionale che guidano l’azione dei ministri di questo governo che ha disatteso ampiamente le aspettative dei lavoratori. Reputo assurda l’esclusione delle RdB dai tavoli di trattativa col governo perché si deve discutere con chi rappresenta realmente i lavoratori e non con i sindacati conniventi e di comodo. Le differenze tra un governo di destra che ci spara addosso e uno di centrosinistra che fa finta di non sentire sono veramente minime. Occorre alzare il livello della mobilitazione anche a livello locale al di fuori dei sindacati confederali così come hanno fatto ad esempio i lavoratori LSU della Calabria che dopo essersi autorganizzati ed aver adoperato forme di lotta radicali hanno ottenuto qualche risultato".

Presenti all’interno del lungo corteo anche gli immigrati aderenti alle RdB che chiedono la chiusura definitiva dei CPT, definiti giustamente "prigioni etniche". "La proposta da parte del governo di rendere migliori le condizioni di detenzione è semplicemente ridicola" afferma il coordinatore nazionale delle Rdb immigrati che ricorda le tante iniziative locali - cortei e presidi - realizzati in questi giorni in numerose città italiane.

22.3.07

Tavolo precari del Pubblico Impiego, sindacati di base: dal governo pretendiamo scelte vere

(PRIMA) ROMA - Le RdB-CUB P.I. definiscono scandaloso l’atteggiamento del Governo, che in materia di stabilizzazione dei precari del Pubblico Impiego mira a restringere ulteriormente le già scarse risorse previste in Finanziaria. Le RdB denunciano inoltre il metodo scelto dal Governo per le relazioni sindacali: “Siamo stati convocati alla “grande adunata” del tavolo di domani sul precariato, che però è stato preceduto da un “tavolo ristretto” e “riservato” con CGIL CISL UIL e Regioni che, evidentemente, è quello da cui si generano le scelte vere”, dichiara Stefano Del Medico della Direzione nazionale RdB-CUB P.I. . “Non ci stiamo a fare le comparse – prosegue Del Medico - Risponderemo intanto con una folta delegazione che attuerà un determinato presidio davanti al Ministero della Funzione Pubblica, in preannuncio dello sciopero generale del Pubblico Impiego indetto il prossimo 30 marzo, e per l’occasione chiederemo di incontrare Prodi per discutere di memorandum, precariato e relazioni sindacali”, conclude l’esponente RdB. (PRIMA)

Pubblico Impiego. Firmata Intesa per istituzione tavolo permanente sui precari

21-MAR-07

Roma, 21 mar. - (Adnkronos) - E' stata firmata oggi a palazzo Vidoni, sede del ministero della Funzione pubblica, una intesa tra il ministro Luigi Nicolais e alcune sigle sindacali tra le quali Cgil, Cisl e Uil per l'istituzione di un tavolo permanente per la stabilizzazione dei precari. Nel documento che definisce un percorso di un piano di lavoro, viene messa in evidenza la necessita' del tavolo "con l'obiettivo di assicurare l'applicazione in modo uniforme e puntuale delle disposizioni contenute nella legge finanziaria sulla stabilizzazione del personale precario e per consentire la completa assunzione nel corso della legislatura del personale, cosi' come prevista anche dal Memorandum d'intesa su lavoro pubblico e riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", firmato il 18 gennaio.

Statali:previsto sciopero ad aprile

Agitazione per rinnovo contratto

Saltano le trattative sul rinnovo del contratto per oltre tre milioni di lavoratori pubblici. Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa e i sindacati non hanno trovato un accordo e adesso le organizzazioni di categoria minacciano lo sciopero generale. Al termine di un incontro a via XX Settembre, i sindacati hanno deciso di convocare al più presto i consigli generali per organizzare l'astensione dal lavoro in massa nel mese di aprile.

I sindacati accusano il ministro di non rispettare accordi precedenti e temono che si voglia mettere in discussione un biennio economico: quello 2006-2007 o il successivo 2008-2009. Secondo indiscrezioni, infatti, per la copertura dei contratti (scaduti a dicembre 2005) servono ancora due miliardi per tutte le amministrazioni per consentire la decorrenza degli aumenti contrattuali dal 2007. Come, sostengono i sindacati, pattuito in precedenza con il governo.

Una rottura che non potrà non pesare sull'avvio del confronto che si avvia a Palazzo Chigi con i sindacati proprio in queste ore. Anche perchè uno dei tre tavoli che si aprirà sarà quello sulla pubblica amministrazione. ''L'incontro con il ministro Padoa-Schioppa è andato male'', dicono i segretari generali della Fp-Cgil, Carlo Podda, della Fps-Cisl, Rino Tarelli, della Uil-Pa, Salvatore Bosco, e della Fpl-Uil, Carlo Fiordaliso. "Il ministro" aggiungono "nega l'accordo che è stato raggiunto a novembre e non è stato possibile concordare la data per un nuovo confronto. Si viene meno anche agli stessi impegni previsti dal Memorandum d'intesa sul lavoro pubblico, sottoscritto insieme allo stesso Padoa-Schioppa e Nicolais lo scorso gennaio''.

A scendere in campo anche le confederazioni.

''Sarebbe paradossale" sostiene il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani "aprire i tavoli di concertazione con una rottura su una questione così decisiva come quella dei rinnovi contrattuali. E' evidente che l'auspicato accordo per un patto sociale su sviluppo e tutela redditi si regge anche sul rispetto degli impegni presi e, specie, su quelli relativi alla salvaguardia dei diritti contrattuali dei lavoratori. Il governo, invece, si sta muovendo in maniera confusa: non emerge una chiara politica per il pubblico impiego''. Per il segretario confederale della Cgil, Paolo Nerozzi, ''lo sciopero sarà inevitabile se si continua così. Non si può firmare un accordo a novembre e un memorandum d'intesa a gennaio e poi non avere ancora oggi le direttive per i rinnovi contrattuali''. E il segretario confederale della Cisl, Gianni Baratta, chiede un intervento del ministro per le Riforme, Luigi Nicolais. Emani le direttive, dice, riconfermando il percorso contrattuale e le quantità economiche previste.

Intanto Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto un accordo con Nicolais sui precari, che riguardo però solo il percorso che dovrà portare alla stabilizzazione del personale, con la decisione di istituire un tavolo permanente. Entro metà aprile sarà predisposto il regolamento per l'attivazione del fondo straordinario. La dotazione iniziale è di soli 5 milioni di euro ovviamente del tutto insufficienti. Andranno, quindi, aggiunte risorse. Tra le ipotesi quelle di usare somme dai conti correnti dormienti non piu' utilizzati da anni. Secondo i sindacati, si potrebbe far ricorso anche a risorse provenienti dall'extra-gettito. Le Rdb-Cub, che non hanno sottoscritto l'accordo, hanno occupato la sala della riunione ad oltranza, minacciando di pernottarvi. Vogliono avere assicurazioni che saranno incontrate da Prodi perchè maggiormente rappresentative. ''L'unico vero sciopero" afferma Paolo Leonardi (Rdb-Cub) "è il nostro del 30 marzo. I confederali scoprono l'acqua calda, che non ci sono i soldi per i contratti''.

17.3.07

Un rapido confronto sul precariato nella P.A.

Mauro Beschi*, 16 marzo 2007
Lavoro Senza una inversione di rotta, si aprirà un ampia azione di mobilitazione. Quella di fronte a noi non è solo la sacrosanta esigenza di riconoscere, con la stabilizzazione, diritti negati, ma, anche e soprattutto, una grande opportunità per di dare ruolo e credibilità allo "spazio pubblico" ed alla qualità economica e sociale del Paese

La prossima settimana riprende il confronto col Governo sulle politiche di lotta al precariato nelle Pubbliche amministrazioni.
Siamo in ritardo e la situazione si sta complicando nella contraddizione crescente tra impegni politici conclamati (il Memorandum firmato dal Governo assume come vincolo la scomparsa del precariato nell'ambito della legislatura) e la condivisione di concreti percorsi attuativi, sia sul fronte legislativo che contrattuale.

Una situazione che il Sindacato non tollererà a lungo e, senza una inversione di rotta, si aprirà un ampia azione di mobilitazione.
Quella di fronte a noi non è solo la sacrosanta esigenza di riconoscere, con la stabilizzazione, diritti negati, ma, anche e soprattutto, una grande opportunità per di dare ruolo e credibilità allo "spazio pubblico" ed alla qualità economica e sociale del Paese.
Per questo noi chiediamo al Governo di accelerare il confronto e di ricercare soluzioni che tengano insieme le disposizioni della Legge finanziaria e i contenuti nel Memorandum con l'obbiettivo di riqualificare e rafforzare la "missione pubblica" attraverso percorsi condivisi di intervento sulla organizzazione del servizio, sulla organizzazione del lavoro e su corrispondenti politiche di governo e valorizzazione delle risorse umane.

Vogliamo costruire una relazione certa e visibile tra finalità ed obiettivi delle Amministrazioni, politiche riorganizzative, politiche occupazionali, al cui interno costruire certi, anche se graduali, percorsi di stabilizzazione del personale precario, utilizzando anche il Fondo per la stabilizzazione (Legge Finanziaria) che ad oggi è sostanzialmente privo di copertura.
Ciò ci serve per avviare un processo di trasformazione partecipata che renda la Pubblica Amministrazione più vicina ai cittadini e in grado di tenere insieme una più forte capacità di garantire servizi di qualità e una maggiore difesa e salvaguardia dei diritti sociali e civili delle persone, a partire da quelle più deboli.

A questo fine è necessario costruire, da subito, una lettura condivisa delle strategie, degli strumenti da utilizzare, dell'esigibilità delle soluzioni per tutte le Pubbliche amministrazioni, delle risorse necessarie, anche con impegni che possono collocarsi su più anni.
Infine occorre evitare la confusione e le iniziative unilaterali e senza un sensato coordinamento, occorre cambiare passo, definire un orientamento generale, essere coerenti con gli impegni assunti, evitare di offrire la pessima impressione di ricercare solo gli interessi particolari, come appare dalle numerose richieste ( da parte di Regioni e Enti locali) di stabilizzare i "collaboratori politici", mentre ci si interessa poco delle decine di migliaia di lavoratori che in questi anni, da precari, hanno garantito il funzionamento del servizio pubblico e per questo oggi, giustamente, pretendono risposte credibili ed adeguate.
Caro ministro, con tutta la stima e la fiducia, se ci sei batti un colpo.

*Segretario Nazionale F.P. Cgil

26.2.07

Nicolais: impegno contro precariato

Prossimo l'avvio dei nuovi concorsi per i ricercatori
(ANSA)-TORINO, 23 FEB-'Abbiamo preso l'impegno di eliminare il precariato entro fine legislatura e vale anche per le universita'', ha detto il ministro Nicolais. 'Per i precari delle universita'- ha detto il ministro per la Funzione Pubblica all'universita' di Torino - quest'anno sono stati stanziati 30 milioni di euro, a cui si aggiungeranno i 60 del prossimo anno e i 90 di quello dopo. L'avvio dei nuovi concorsi per i ricercatori - ha concluso il ministro - e' ormai pronto'.

18.1.07

“Stabilizzare i lavoratori precari del Comune di Firenze”

A chiederlo sono Cgil Funzione Pubblica e Nidil Firenze. Assemblea dei lavoratori il 16 gennaio scorso

Lo scorso 16 gennaio si è tenuta l’assemblea dei lavoratori precari del Comune di Firenze (al 31 dicembre 2005 circa 300 a tempo determinato, 70 interinali e oltre 200 co.co.co.) indetta da Cgil Funzione Pubblica e Nidil di Firenze. Scopo dell’assemblea era illustrare le novità della Finanziaria 2007 riguardo alla stabilizzazione dei lavoratori precari nel pubblico impiego e la posizione del sindacato in materia.

“La Legge Finanziaria 2007 – spiega una nota sindacale - contiene delle importanti novità normative che possono permettere di avviare nella Pubblica amministrazione quel processo di stabilizzazione da noi auspicato da tempo. Il blocco delle assunzioni attuato negli ultimi anni ha determinato che la PA svolga molte attività strutturali con personale precario mettendo così a rischio la qualità del lavoro e quella del servizio. L’Amministrazione si deve impegnare ad utilizzare tutti gli strumenti che la Finanziaria mette per avviare il processo di stabilizzazione nel Comune di Firenze, sapendo che ciò non si potrà risolvere in un’unica soluzione, ma richiede la definizione di un percorso pluriennale. Anche perché sarà necessario coniugare l’applicazione delle norme previste in Finanziaria con l’attività concorsuale già espletata e futura. In tal senso è necessario un impegno nostro, ma anche degli enti locali, affinché le prossime leggi finanziarie continuino ad affrontare il problema”.

Cgil Funzione Pubblica e Nidil di Firenze chiedono l’avvio immediato della trattativa per l’applicazione di tutte le norme della Finanziaria a disposizione, e dunque “la trasformazione da contratto a termine in contratto a tempo indeterminato di tutti i lavoratori che hanno le caratteristiche previste dalla Finanziaria; la trasformazione delle collaborazioni coordinate e continuative, che abbiano acquisito carattere di stabilità, con almeno 12 mesi di lavoro, in contratti di lavoro a tempo determinato possibilmente triennali, per essere avviati a percorsi di stabilizzazione. Per i lavoratori in somministrazione (ex interinali) – prosegue la nota sindacale - che coprono posizioni in organico, per i quali non sussistono norme in Finanziaria, è necessario comunque avviare un confronto circa il loro futuro, al fine di garantire prospettive di lavoro stabile. Nel caso in cui poi “si dovesse intervenire a coprire attività con appalti o concessioni che attualmente sono effettuate da lavoratori precari, l’Amministrazione si impegna a vincolare tali appalti o concessioni all’obbligo dell’assorbimento dei lavoratori che oggi svolgono il servizio, alla loro assunzione come lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e all’applicazione di un CCNL comparabile a quello degli enti locali, affinché non vi sia un peggioramento delle condizioni materiali dei lavoratori. Infine, i sindacati chiedono “l’impegno dell’Amministrazione a non utilizzare dopo l’accordo contratti di collaborazione e contratti interinali per coprire fabbisogno strutturale, ma di limitarne l’uso ad eventi eccezionali in coerenza con il CCNL e con l’accordo di Ente, così che non si ricreino condizioni di precariato consolidato; e uno strumento di monitoraggio costante sulle forme contrattuali utilizzate con l’esplicito obiettivo di controllare l’uso del lavoro flessibile, incluse le forme di rapporto finalizzato alla formazione (tempo determinato, co.co.co., somministrazione, borse di studio, tirocinio, stage)”.

(18/01/2007)

Il maxiemendamento alla Finanziaria sulla precarietà.

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o8262Tante parole, ma nessun percorso serio e generale di stabilizzazione.

(14 gennaio 2007)

La novità rispetto alla prima stesura della finanziaria, consiste nella previsione, al comma 417 e seguenti del maxiemendamento, di un “Fondo per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro pubblici”, finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato di personale assunto con tipologie contrattuali non a tempo indeterminato.

In realtà tale comma, che dovrebbe costituire la risposta del governo alla legittima richiesta di assunzione di oltre 350.000 lavoratori pubblici costituisce una norma a dir poco impalpabile.

Il fondo per la stabilizzazione, infatti, sarà da subito finanziato con 5 milioni di euro, ma verrà in seguito alimentato con i conti dormienti, ovvero conti dimenticati dai titolari e dai loro eredi.

Si tratta, in sostanza, di risparmi sugli interessi, conseguenti, alla riduzione del debito pubblico: somme non definibili e non certe, (eppure i dipendenti pubblici non possono essere retribuiti una tantum) che senz’altro non porteranno alla soluzione del problema precariato nella P.A.

Insomma nessuna assunzione a pioggia, come ha tenuto subito a precisare Nicolais, il Ministro della funzione Pubblica, ma la solita propaganda giocata sulla pelle dei precari.

D’altronde che non vi sarà un percorso generalizzato volto all’assorbimento in ruolo di tutti i precari, si desume dal comma 418 del maxiemendamento, laddove si precisa che dovranno essere definiti i requisiti e le modalità di selezione dei soggetti interessati alla stabilizzazione: se il percorso di stabilizzazione riguardasse realmente tutti i precari della P.A, che necessità ci sarebbe di individuare modalità di selezione dei soggetti interessati?

Al di là della propaganda il maxiemendamento non introduce nessun percorso serio e generale di stabilizzazione.

L’unica novità (sic!) è costituita dalla previsione, per i lavoratori assunti con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, di una riserva del 60% dei posti nell’ambito delle amministrazioni che bandiranno concorsi per l’assunzione a tempo determinato: in sintesi si passa da una forma di precariato (le co.co.co. ) ad un’altra forma di precariato (il lavoro a tempo determinato).

Allo stato attuale l’unica certezze è che le risorse stanziate dal governo porteranno all’assunzione di non più di 8.000 precari (di cui 5.000 assunzioni erano previste già nella scorsa finanziaria).

A questo si aggiunga che nel p.i. le stabilizzazioni riguarderanno soltanto i lavoratori a tempo determinato da almeno tre anni e purchè assunti mediante procedure selettive di natura concorsuale, e i CFL nell’ambito delle dotazioni organiche: rimangono fuori tutte le altre tipologie contrattuali precarie. (i co.co.co, gli interinali, gli LSU, senza contare l’esercito degli esternalizzati).

Insomma dei circa 350.000 precari della Pubblica Amministrazione solo una minima parte vedrà stabilizzata la sua posizione lavorativa.

Se questo governo voleva dare un segnale di inversione di tendenza avrebbe dovuto cominciare stabilizzando i precari della P.A. considerato che nelle amministrazioni è lo Stato che assume direttamente ed ha potere per procedere all’assorbimento in ruolo dei lavoratori atipici: d’altronde, la riuscitissima manifestazione del 4 novembre ha posto al centro dell’attenzione la necessità improrogabile di abolire tutte le forme di precariato in tutti i settori lavorativi.

Ma questo governo, in continuità con le politiche del predecessore Berlusconi, continua a considerare la P.A non come una risorsa sulla quale investire, ma come un costo da contrarre sulla pelle dei lavoratori e a scapito dei servizi che vengono resi alla collettività.

COBAS Pubblico Impiego
Confederazione COBAS

Esistono anche i precari di lusso

15 gennaio 2007 - Unità
Ebbene sì, sarà un paradosso, ma esistono anche i precari di lusso

Bruno Ugolini

Ebbene sì, sarà un paradosso, ma esistono anche i precari di lusso. Stanno nascosti nel vasto popolo dei flessibili. Sono gli appartenenti a quella schiera - spesso una legione - di «consulenti», adottati dalle più diverse istituzioni pubbliche. Godono sovente di paghe abbondanti che si aggiungono agli stipendi derivanti dalle loro normali occupazioni. Non sempre offrono «saperi» e strumenti indispensabili all'efficienza dell'amministrazione pubblica. Non sempre sono scelti per le loro specifiche ad acclamante competenze. Può capitare che giungano ad acchiappare quei compiti e quelle prebende solo per aver stabilito rapporti amichevoli e fraterni col dirigente politico di turno. È un fenomeno che purtroppo è sfuggito a tanti soloni, ogni giorno intenti a denunciare i «nullafacenti» del lavoro pubblico, senza l'accortezza di distinguere tra chi sputa sangue e chi fa lo sfaticato. Così in una Asl, come dietro uno sportello comunale, o in un ufficio fiscale o ministeriale.

Tutte tematiche trattate con rigore in un interessante volume dell'Ediesse «La sindacalizzazione del pubblico impiego». Una raccolta di saggi dedicata a Massimo D'Antona, curata da Pasquale Iuso, con la prefazione di Guglielmo Epifani. Un proseguimento di tale ricerca la ritroviamo poi nell'ultimo numero di «Quale Stato», la rivista della Funzione Pubblica Cgil. E qui, nell'editoriale di Paolo Nerozzi, si legge, tra l'altro, una sintesi di alcune caratteristiche del lavoro pubblico. Assai trasformato negli ultimi cinque anni. C'è stata, infatti, una continua, enorme proliferazione di Enti inutili e di società pubbliche o meglio parapubbliche: «luoghi di costruzione di un ceto politico non eletto e non controllabile democraticamente; luoghi di gestione clientelare del personale e dunque di spreco e inefficienza nell'erogazione dei servizi». Questo perché il dirigente prescelto bada più alle esigenze di chi lo ha messo in quel posto, più che alle esigenze degli utenti.

I crociati contro i «nullafacenti» non parlano di questo. E magari, scrive Nerozzi, tra di loro c'è qualche docente impegnato per poche ore al mese presso l'amministrazione pubblica (l'università) mentre dedica tempo in ricchissime consulenze ottenute dalla stessa amministrazione pubblica di cui denuncia sprechi e inefficienze. Ed è un vero peccato, che a proposito sempre di consulenze, non sia passata nella legge Finanziaria l'istituzione di «un centro unico di costo». Nessuno parla di tali aspetti. Così come non si parla di quanto ammontino le indennità di un consigliere di quartiere o di un consigliere comunale o provinciale o di un assessore. Indennità che spesso, annota il segretario della Cgil, sono il doppio delle paghe del lavoratore di un «call center». Certo, anche il sindacato ha le sue responsabilità e le sue possibilità in questo groviglio di cose.

C'è, anche qui, come denuncia Nerozzi, chi grida alla precarizzazione ma poi nella contrattazione aziendale magari privilegia i già garantiti, rispetto ai precari, o addirittura spiana la strada all'assunzione non di precari bensì dei figli di padri a posto fisso. Ed è importante la proposta della Funzione pubblica Cgil: impiegare una parte delle risorse, derivanti dagli incrementi di produttività, a sostegno della stabilizzazione delle lavoratrici e del lavoratori a tempo determinato. Così come sono importanti le parole del segretario dello stesso sindacato di categoria, Carlo Podda, quando propone di far partecipare i cittadini, gli utenti, ai vari modi di organizzare servizi delicati come quelli sanitari. E così si potrebbe anche ridurre lo spaventoso fenomeno delle infinite liste d'attesa facendo fare le analisi anche la domenica, facendo funzionare gli impianti dodici ore al giorno e non otto, oppure per sei-sette giorni alla settimana e non per cinque. Certo, il tutto facendo i conti con una dirigenza spesso ostile, afona. Questo è un modo per fare del riformismo serio, uscendo dai polveroni che lasciano il tempo che trovano.

www.ugolini.blogspot.com

18.12.06

Finanziaria, protestano i lavoratori della Croce Rossa

lunedì 18 dicembre 2006
Dopo aver manifestato oggi sotto il ministero dell'Economia e delle Finanze per il mancato inserimento nella Finanziaria 2007 della proroga per l'anno prossimo dei contratti a tempo determinato degli oltre 2.400 precari che oggi assicurano il servizio, i lavoratori della Croce Rossa, fissi e precari,
manifesteranno domani dalle ore 9 sotto il ministero della Salute, in Lungotevere Ripa 1. «Durante la manifestazione odierna -si legge in una nota- una delegazione di lavoratori è stata ricevuta dal Sottosegretario al Tesoro, Cento, che ha espresso solidarietá ai lavoratori che rischiano il posto di lavoro e si è impegnato a riferire nel pomeriggio al ministro Padoa Schioppa, sollecitando una soluzione al problema».
«Continua intanto la mobilitazione anche in periferia, dove i lavoratori precari della Croce Rossa hanno dato vita a presidi permanenti dei Comitati Provinciali ed a manifestazioni nelle maggioricittá italiane. Richieste urgenti di incontro, finora senza risposta -rileva la nota- sono state inviate ai ministri della Salute, dell'Economia, della Funzione Pubblica e della Solidarietá Sociale».
I lavoratori della Croce Rossa chiedono al governo «l'immediata emanazione di un decreto legge che garantisca almeno la proroga per il 2007 ai lavoratori precari e l'adozione di iniziative politiche che risolvano la crisi che attraversa l'ente, ponendo le basi per il suo rilancio futuro».
Fonte: Sole24ore/Federfarma

Censis: ecco l'identikit dei precari italiani

18/12/2006 15:34
Censis: ecco l'identikit dei precari italiani

Sono la pietra dello scandalo, una massa informe di “imboscati”, un insulto alla meritocrazia, un peso per la finanza pubblica o, al contrario, casi umani da sistemare, sfigati a tempo indeterminato. È questo il ritratto dei precari della pubblica amministrazione che emerge dal dibattito di questi giorni, dopo la decisione del governo di assumerne all’incirca mezzo milione in 5 anni. Ma la realtà riserva qualche sorpresa: i precari spesso sono qualificati, hanno vinto concorsi e, come nel caso degli insegnanti abilitati nelle scuole di specializzazione (SSIS), vantano una formazione (obbligatoria) post-laurea. Alcuni hanno studiato all’estero e hanno ottenuto un dottorato di ricerca, ma raramente l’amministrazione dà un peso adeguato a questi titoli né riconosce pubblicazioni ed esperienze professionali significative acquisite altrove. Anzi, a volte boccia pure i candidati che presentano questo tipo di credenziali.

Scuola/ Caos graduatorie e il ruolo arriva il giorno prima di andare in pensione In Italia è stata la P.A ad introdurre le prime forme di flessibilità, ma non ha saputo coniugarle con la stabilità e con l’efficienza degli organici.

Oggi, come rivela un’indagine del Censis (agosto 2006), il lavoratore atipico medio è donna, under 35, laureato, abita nel centro-sud e lavora nel settore pubblico. Nella pubblica amministrazione ci sono 10 atipici su 100, tra lavoratori a tempo determinato (8%) e collaboratori (1,4%). Nell’industria la percentuale è dell’8%. La situazione fotografata dal Censis risale a 2 anni fa. Nel frattempo la flessibilità si estesa a macchia d’olio, raggiungendo roccaforti un tempo inespugnabili: perfino negli uffici di collocamento pubblici gli impiegati hanno contratti a progetto. Nel 2004, in base ai dati della Ragioneria Generale dello Stato, erano oltre 300mila tra td (almeno 115mila), co.co.co. (più di 100mila), interinali (47mila), e lavoratori socialmente utili (40mila). Per contro l’età media del personale a tempo indeterminato avanza: nel 2004 era di 45,6 anni con 17,4 anni di anzianità. I 350mila che saranno assunti nella pubblica amministrazione-“in maniera graduale”, precisa il ministro Nicolais- , in aggiunta ai 150 mila della scuola, non sono extraterrestri catapultati da un altro pianeta. Il rapporto dei precari con la P.A è continuativo: uno su due ci lavora da più di 4 anni. Il dato emerge da una ricerca di NIdiL-Cgil, realizzata dall'Istituto di Ricerche Economiche e Sociali, diffusa il 26 ottobre scorso.

Fonte:Affari Italiani

12.12.06

Finanziaria, nuove risorse per i precari

Niente contratti che non siano stabili per i prossimi 5 anni

Ma è incerto il numero di assunzioni nella pubblica amministrazione. Bersani contestato a Bologna

ROMA — Il fondo per la stabilizzazione dei precari si rafforza. Oltre agli interessi dai conti «dormienti», il governo sta pensando di incrementarlo con una parte (forse il 5%) degli aumenti dei ricchi dividendi delle società controllate dal Tesoro rispetto all'anno precedente. Tra le novità più importanti che saranno introdotte nell'emendamento pro precari anche il divieto assoluto — per le amministrazioni che utilizzeranno i fondi — di assumere nuovi precari per cinque anni. A parte la cifra di 5 milioni di euro, stanziati subito per attivare il fondo, non ci sono ulteriori indicazioni di quanti precari verrebbero regolarizzati né del costo maggiore per lo Stato. Mentre Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti Italiani, parla di 350 mila precari, ieri il ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais ha ridotto il numero a 8 mila per il 2007 per passare «fino a 240 mila nei prossimi 6 anni». Il ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani parla invece di 500 mila.

CONTI DORMIENTI - Mentre il governo cerca di arginare questa nuova grana, Bersani — peraltro contestato a Bologna da una cinquantina di precari della ricerca con striscioni e volantini — cerca di prendere le distanze dalle polemiche. «Con i soli conti dormienti non si risolve il problema dei precari — ha detto — non è che con la bacchetta magica domani mattina prendiamo quei soldi che sono in banca e risolviamo il problema dei 500 mila precari». A parte il presidente della Confindustria Luca di Montezemolo, che ieri ha colto l'occasione per precisare meglio il suo pensiero sostenendo come non sia «dubbio che c'è un'Italia che rema e una che sta seduta a poppa e che occorre premiare il merito», la polemica si è quasi tutta consumata a sinistra. Se il ministro degli Affari europei Emma Bonino dichiarava che l'emendamento sui precari era la «solita sanatoria» e il senatore Tiziano Treu (nonché presidente della Commissione lavoro a Palazzo Madama) si è detto «nettamente contrario a una infornata indifferenziata perché bisogna fare i concorsi», il senatore diessino Cesare Salvi se l'è presa con i politici.
«SCIOCCHEZZE» - «Stanno dicendo un cumulo di sciocchezze — ha tuonato il presidente della Commissione giustizia al Senato e uno degli autori dell'emendamento in questione — si tratta solo di trasformare lavoro precario in lavoro a tempo determinato. Quei politici che chiedono concorsi pubblici — ha continuato — comincino a liberarsi dei consulenti nei loro uffici che non hanno fatto alcun concorso, nel caso contrario non si devono meravigliare se vanno a Mirafiori e li fischiano». Non si sa con chi ce l'avesse Salvi, visto che a Torino hanno fischiato solo i tre leader sindacali, ma ieri la confusione è stata totale. Lo stesso Nicola Sartor, l'uomo che Romano Prodi ha messo di guardia alla Finanziaria, ha dovuto ammettere che sui precari «credo ci sia stato qualche malinteso». Per esempio, ha precisato, si tratta di mettere «nel fondo solo i risparmi sui minori interessi dal debito pubblico visto che i conti dormienti andranno alla riduzione del debito». «E' evidente — ha precisato — che non si può utilizzare una somma fissa a copertura di oneri permanenti».
PATTO SUL LAVORO - Il sindacato nel frattempo ha mandato un messaggio chiaro al governo: nessun Patto sul lavoro pubblico (destinato ad aumentare l'efficienza dei servizi e la produttività) senza la soluzione del problema del precariato. E sia la Cisl che la Cgil accusano l'esecutivo di «vaghezza di propositi con le sua posizioni inadeguate e lacunose che vanno ad alimentare irresponsabili demagogie». Paolo Nerozzi, della segreteria Cgil, butta acqua sul fuoco. «E' un problema che non esiste — spiega — si tratta di gente che lavora nella pubblica amministrazione (sanità, enti locali, ricerca) da molti anni con contratti a tempo determinato ed è giusto (qualora esistano i requisiti come i concorsi) che venga riconosciuto loro un contratto fisso». E' evidente che in questo caso — e secondo Nerozzi si tratta della stragrande maggioranza — i costi aggiuntivi sono minimi visto che prendono già uno stipendio.
LA GRANDE CONFUSIONE - Anche il ministro Nicolais, a Napoli a margine di un convegno, ha sposato la teoria della «grande confusione» e che comunque l'assunzione dei 300 mila precari della Pubblica amministrazione (che scendono a 240 mila al netto del turn over) «è possibile nel progetto varato con il collega al Lavoro Cesare Damiano». «Il problema dei precari l'abbiamo affrontato tutti insieme con i sindacati — ha detto — e nei prossimi giorni presenteremo il piano di stabilizzazione». Piano che, ha aggiunto, «parte dall'assunto che un precario da stabilizzare senza concorso è soltanto quel precario che ha già fatto un concorso e che lavora da più di tre anni». Quanto ai 150 mila precari «supplenti nella scuola e che stanno nella condizione di poter essere messi in ruolo perché sono nella graduatoria e hanno fatto supplenza per oltre tre anni, hanno già superato un concorso, ci sarà per loro un piano di tre anni di assunzioni». Ma questo era già previsto in un articolo nel maxiemendamento.
Roberto Bagnoli
12 dicembre 2006

11.12.06

Senato. Una battaglia per il lavoro

Paolo Repetto, 11 dicembre 2006

Si è aperta, al Senato, una grande opportunità di stabilizzazione nell'ambito della pubblica amministrazione e il programma dell'Unione comincia a trovare applicazione concreta. Il fine ultimo è ambiziosissimo: riportare il lavoro a tempo indeterminato al rango di lavoro "normale"

Sconfiggere il precariato, stabilizzare i lavoratori della pubblica amministrazione. Nelle maglie degli emendamenti alla Finanziaria 2007, la sinistra cosiddetta "radicale" ha condotto una battaglia importante (vedremo nei prossimi giorni con quali risultati) al fine di rispondere alle aspettative dell'elettorato dell'Unione. Recentissimamente è stato raggiunto un accordo di maggioranza al Senato (per iniziativa del gruppo Pdci-Verdi, prima firmataria la capogruppo Manuela Palermi) che prevede la costituzione di un fondo per la stabilizzazione dei lavoratori nella pubblica amministrazione centrale. Grazie a quell'intesa, finalmente, si raccolgono i primi frutti dell'impegno utile a valorizzare il lavoro "sicuro" e a dare un segnale contro quella precarietà che impedisce a centinaia di migliaia di persone e alle loro famiglie di arrivare alla quarta settimana del mese.

Bisognerà capire che cosa accadrà nell'aula di palazzo Madama, molto dipenderà da come si confronteranno le varie anime della coalizione (visto che le cronache dei giornali di oggi ci raccontano della "freddezza" del ministro Padoa Schioppa in merito al tema della stabilizzazione) in vista di un risultato definitivo. Per ora possiamo solo limitarci a ricordare qualche passaggio-chiave che ha condotto ad alimentare buone speranze: si cominciò alla Camera, e precisamente in Commissione Lavoro, con l'approvazione di alcuni emendamenti proposti dal presidente Pagliarini del Pdci: emendamenti che ponevano appunto al centro del confronto la condizione dei precari e dei contrattualizzati "a formazione e lavoro" della pubblica amministrazione. In Commissione Bilancio quelle proposte di modifica e integrazione non furono prese in considerazione, ma nel corso del passaggio in aula il segretario Pdci Diliberto le ripresentò, strappando (con un ordine del giorno) l'impegno del governo ad assumerne i contenuti. Poi la Finanziaria è approdata al Senato e arriviamo così ai giorni nostri.

L'accordo al Senato appare come un ottimo segnale; qualcuno dice addirittura che potrebbe essere il primo passo verso la svolta più significativa - all'insegna della valorizzazione del lavoro e della lotta al precariato - degli ultimi anni. Vedremo. Comunque sia (piaccia o non piaccia ai liberisti della coalizione) si è aperta una grande opportunità di stabilizzazione nell'ambito della pubblica amministrazione e il programma dell'Unione comincia a trovare applicazione concreta. Il fine ultimo è ambiziosissimo: riportare il lavoro a tempo indeterminato al rango di lavoro "normale". E' il fine obbligato per chi ritiene che un'occupazione stabile e sicura sia premessa indispensabile per lo sviluppo all'insegna dell'equità e della giustizia sociale.

10.12.06

Precari, 300 mila assunzioni con i conti correnti inutilizzati

Una proposta per regolarizzare soprattutto i lavoratori della Pubblica
amministrazione. Un programma in tre anni di entrate

Nella manovra salta la tassa sugli affitti. Via libera alle successioni

ROMA - Week end di lavoro per la Commissione Bilancio. Si suda per spedire la Finanziaria all'aula del Senato martedì. Successioni, affitti e rottamazione i temi che si sono imposti in Commissione. Intanto il Tesoro individua quattro obiettivi politici che saranno centrati in aula. Il primo riceve il plauso forte della sinistra radicale (e il no del Polo). I soldi fermi sui conti correnti dimenticati, "silenti", permetteranno di assumere 300 mila precari della Pubblica Amministrazione centrale. Il piano di assunzioni sarà completato in tre anni. Servono, poi, altri 50 milioni per l'università. E 35 per eliminare il ticket ai Pronto Soccorso per i malati in codice verde. Mentre tra i 130 e 140 verranno spesi per chiudere il contratto con i lavoratori dei trasporti, dopo mesi di scioperi.
Successione. E' la decisione più importante della Commissione. Le nuove regole entreranno in vigore dal 3 ottobre, in modo retroattivo. Non pagheranno tasse di successione i figli che ereditino (o ricevano in donazione) aziende, società di persone, pacchetti di controllo. L'esenzione, che varrà anche per eredità da nonno a nipote, scatta a patto che l'erede mantenga l'attività aperta per 5 anni. Nessuna equiparazione, però, tra coniuge e conviventi. Se la successione avviene tra fratelli o tra parenti fino al quarto grado, non c'è tassa quando il bene ereditato vale fino a 100 mila euro. Oltre questa soglia, si paga il 6% di tassa. Eredi afflitti da handicap non dovranno imposte fino ad una soglia di 1,5 milioni.
Le fiduciarie. Finora papà facoltosi le hanno utilizzate per trasferire ingenti proprietà ai figli, aggirando il Fisco. Ora saranno equiparate alle società e tassate allo stesso modo. Le esenzioni in materia di successioni procurano delle spese: per fronteggiarle, lo Stato venderà proprie case agli inquilini con sconti del 30% sul valore di mercato.
Affitti. Salta la proposta di tassare solo al 20% i fitti incamerati dai proprietari. La misura sarebbe costata fino a un miliardo (dal 2008) e tornerà forse nel disegno di legge sulle rendite finanziarie.
Snam. Rinvii anche sul fronte energetico. Com'è noto, la Camera ha votato perché l'Eni venda Snam. Ma non ha fissato scadenze, che ora i senatori dell'Unione vorrebbero. Prima di fissarle, servono garanzie per i lavoratori coinvolti.
Rottamazione. In nottata avranno il via libera anche le norme sulla rottamazione. Chi cambia una vecchia carretta con un'auto nuova avrà un bonus da 800 a 2.000 euro (per le più ecologiche) e il bollo gratuito per 2-3 anni. Sconti di 80 euro per chi demolisce un auto Euro 0 oppure 1 (oltre a un anno di abbonamento gratis ai bus). Incentivi anche per chi cambia moto (5 anni di bollo gratis).
Protestati. La particolare categoria sarà autorizzata a pagare in contanti le parcelle dei professionisti, non avendo conto corrente.
Confische. No alla confisca di beni personali per gli amministratori colpevoli di abuso d'ufficio (mentre rimane nei casi di corruzione, concussione, malversazione).
Oggi il sottosegretario Letta discuterà con i capigruppo, tra l'altro, dei contributi alla via Pedemontana in Veneto.

(10 dicembre 2006)

7.12.06

Finanziaria: accordo su fondo per la stabilizzazione dei precari della Pubblica Amministrazione

FINANZIARIA: ACCORDO SU FONDO PER STABILIZZAZIONE PRECARI P.A.

Roma, 7 dic. - (Adnkronos) - Un fondo per la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione. Questo il tema su cui e' stato raggiunto l'accordo nel corso della cabina di regia che si e' tenuta al Senato. Tra le ipotesi allo studio per la copertura iniziale spunta di nuovo l'utilizzo dei conti correnti silenti. Altre risorse potrebbero essere reperite attraverso i maggiori utili, rispetto a quento stimato, delle societa' statali o a partecipazione statale.

(Sim/Pn/Adnkronos)

28.11.06

Civitavecchia: nasce il Comitato dei lavoratori precari del Comune

Nasce il Comitato dei lavoratori precari del Comune
L'obiettivo è il rinnovo dei contratti e la stesura di un protocollo d'intesa per carare un piano di stabilizzazione

CIVITAVECCHIA - Si è costituito nella giornata di ieri, con la adesione di circa 50 persone, il Comitato dei Lavoratori Precari del Comune di Civitavecchia formato da lavoratori Co.Co.Co – Co.Co.Pro – Tempo Determinato e Vigili Urbani coadiuvati dalle sigle sindacali RDB-CUB Enti Locali e DICCAP-SULPM per gli agenti di Polizia Municipale.
Tra le tante motivazioni che hanno spinto i lavoratori a costituirsi in Comitato c’è la immediata scadenza di tutti i contratti di lavoro, rispettivamente 31 dicembre 2006 per i Tecnici e Amministrativi e 30 Aprile 2006 per i Vigili Urbani assunti a concorso Tempo Determinato.
Numerosi gli uffici comunali che si troverebbero in difficoltà per il mancato rinnovo dei contratti o appalti dei circa 90 lavoratori precari comunali con conseguente disagio anche per i cittadini utenti.
Oltre alla nomina dei suoi rappresentanti, Il Comitato ha deciso di chiedere un incontro a breve termine con il Sindaco e l’Assessore Finanze e Personale finalizzato al rinnovo immediato dei contratti di tutti i lavoratori precari e alla stesura di un protocollo d’intesa per un Piano di Stabilizzazione definitiva o eventuale trasformazione di tutti i contratti a tempo determinato con durata triennale.