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30.3.08
20.3.08
EuroMayday Aachen 2008
EuroMayday Aachen 2008: transnational parade of precari@s and migrants
from email, 13 March 2008:
Mayday! Mayday! Emergency call from Aachen / Aquisgranum (near Koeln/Cologne)
Info Updates: http://euromayday.karlspreis.info
On the First of May in Aachen / Aken / Aix-la-Chapelle / Aquisgrana / Aquisgrán / Akwizgran / Ahan, ancient carolignian city, Nicolas Sarkozy will present Angela Merkel with the EU Oscar, the Prix Charlemagne. Irony of the calendar, syndicalist MayDay this year coincides with catholic Ascension Day, when the Eurocracy Awards are traditionally handed out.
The duo congratulates itself for having finally shielded the EU from the social demands of the people, who scream for an end to free-market theology in europe. The new european diarchy is turning the continent into a police state and would be happy to erase the heretic meaning of MayDay, and the Anarchist and Socialist traditions of europe along with it.
This year for MayDay, two worlds clash together: the global movement vs strong-armed governments; grassroots networks and squatted social centers vs EU power; Utopian Society vs Capitalist Market; the radical europe of multitudes vs the conservative Europe of élites.
We are gonna spoil the party of the powerful, by raising hell in Aachen and holding our own party: the EuroMayDay Parade, the transeuropean demonstration of all precarious and migrants against workfare, discrimination and border controls held in more than twenty cities.
We, the EuroMayDay Network cannot accept that MayDay is turned into the Ascension Day into stardom of the two failing sovereigns of Christian, NATO Europe. We reject Charlemagne as symbol of Europe, just as we denounce the neoliberalism of the Barroso Commission and the monetarism of Trichet's Central Bank.
Forced to live in precarious hell, we're going to trash the heaven of EU élites. Don't miss it: shame the twin rulers of Europe, expose their authoritarian arrogance, join the thousands coming to Aachen (close to Cologne) for the strongest protest against the core of europower ever mounted.
Show Angie and Sarko what the European movement against neoliberalism and militarism is capable of. Come to the special EuroMayDay Protest+Parade+Party that collectives in Aachen, Liège, Maastricht, and other cities of the region are organizing. Facilities, accommodation and food will be provided to protesters in Aachen in the days immediately before and after the First of May.
Activists, artists, hackers, unionists, migrant associations, queer collectives, critical cyclists, media creatives, leftist radicals of all stripes – red, black, green, pink, purple, silver – are coming to Aachen and other EuroMayDay Parades to join the fight.
First of May in Aachen:
morning: EuroMayDay PROTESTS nearby Rathaus where Karlspreis is given to Merkel by Sarkozy
afternoon: EuroMayDay PARADE starts nearby site of protest
evening: MayDay PARTY in public park
No Borders, No Workfare, No Precarity.
Join Us also in the MayDay Parades in Berlin, Copenhagen, Hamburg,
Lisbon, Milano, Malaga, Maribor, Tokyo, and many other cities!
EuroMayDay
fighting precarity and inequality since 2004
18.3.08
Precari di Action si "sposano" davanti a casa di Berlusconi a Roma
Un centinaio di persone, poco prima delle 15, ha scortato una coppia in abiti da nuziali davanti a Palazzo Grazioli in via del Plebiscito gettando anche riso contro il portone della residenza di Berlusconi. Prima di essere dispersi dalle forze dell'ordine, ha riferito un testimone, i militanti di Action hanno anche distribuito un volantino su cui è scritto: «Altro che contratto di matrimonio, reddito di cittadinanza subito: tuo figlio non lo sposeremo mai».
I manifestanti, «poche decine» secondo la polizia, sono stati identificati. Non è la prima volta che la casa di Berlusconi, viene preso di mira da militanti dell'area della «sinistra antagonista». I «disobbedienti romani» vi scaricarono tre bidoni di letame nel 2003, e nel 2005 la stessa Action, l'agenzia che a Roma si batte per il diritto alla casa, vi improvvisò una manifestazione contro gli sfratti.
E i precari mettono il voto in vendita
ROMA (17 marzo) - «Vendo il mio voto», «Avremo una pensione anche noi?», «Appena laureato e già disoccupato». Sono questi gli slogan scritti su cartelli bianchi da alcuni manifestanti che da qualche giorno «sfilano» per le vie del centro di Roma. Una protesta che approdata anche sul web.
Giovedì scorso una quindicina tra uomini e donne, tutti di età compresa tra i 18 e i 30 anni circa, hanno manifestato con vari cartelloni uno dei quali recitava «Metto in vendita il mio voto», per protestare contro la mancanza della prospettiva di un lavoro stabile. Turisti, negozianti e semplici romani di passaggio per via del Corso, via dei Condotti, piazza di Spagna e vie limitrofe si sono imbattuti nella singolare iniziativa spontanea, mostrando curiosità per le rivendicazioni dei ragazzi ed esprimendo, in alcuni casi, la loro solidarietà. Venerdì i manifestanti si sono dati appuntamento in varie zone della Capitale, da quelle più centrali a quelle più periferiche. Al momento non si sa ancora bene a chi o a cosa faccia capo il gruppo di dimostranti. Unico segno di riconoscimento dei ragazzi è una maglietta con la scritta «Votantonio».
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10.3.08
Alitalia assume i precari
Tra i 400 e i 1000, grazie a una delibera della Regione LazioAlitalia si appresta a trasformare numerosi contratti a termine in apprendistati, che automaticamente diventeranno poi a tempo indeterminato, grazie alla Regione Lazio, con agevolazioni Ue. E' questa la notizia riportata da alcune fonti di stampa, anche se discorsi sul numero. C'è chi parla di 400 e chi di 1000 precari. Si tratterebbe della regolarizzazione di personale stagionale facente capo ad Az Servizi.
Si tratta di una delibera approvata dalla Giunta del Lazio, e riguardante personale come operai di pista, impiegati, ecc. Resta, ovviamente, la perplessità su come il vettore abbia deciso tale mossa a fronte delle sue perdite (anche se, tra i vantaggi delle assunzioni, ci sarebbero dei risparmi sui contributi previsti dalle norme Ue), e di farla proprio ora a un passo dalla vendita.
Presidio contro precariato Vigili del Fuoco
Il Comitato invita tutti i vigili discontinui a partecipare al PRESIDIO CONTRO IL PRECARIATO DI STATO PER L’ASSUNZIONE IMMEDIATA DEI VIGILI DEL FUOCO DISCONTINUI che si terrà lunedì 10 marzo 2008 alle ore 10 in piazza Carità a Napoli.
Il Comitato considera la procedura di stabilizzazione del personale precario dei VVF del Ministero dell’Interno (decreto 30 luglio 2007) una manovra discriminatoria nei confronti di tutti i vigili del fuoco discontinui-precari napoletani in quanto i parametri utilizzati ai fini della selezione (eta’ max 37anni, 3 anni di decreto ministeriale e 120 giorni di servizio negli ultimi 5 anni) escludono dal concorso centinaia di vigili discontinui che fino ad oggi hanno prestato e continuano a prestare servizio di precariato (incarichi di 20 giorni) presso il Comando provinciale VVF di Napoli.
Questi parametri discriminatori delineati nella procedura di stabilizzazione sono inaccettabili e deve essere adottata dalle autorità competenti in materia un piano specifico per le assunzioni dei vigili discontinui adottando come riferimento la nuova graduatoria costituita presso l’ufficio del personale del Comando provinciale VVF di Napoli secondo i nuovi criteri attualmente utilizzati (figli a carico, disoccupazione, anzianità ) per richiami in servizio del precariato. Sarà nostra premura vigilare su tale graduatoria affinché vengano rispettati tutti i parametri presi in considerazione.
Il nostro lavoro precario serve a coprire la carenza cronica del personale permanente del Comando provinciale VVF di Napoli che con l’impiego dei vigili discontinui durante tutto l’anno con difficoltà riesce a coprire al minimo il funzionamento del Soccorso tecnico urgente ai cittadini.
Se i vigili del fuoco discontinui sono idonei durante tutto l’anno a svolgere il servizio d’istituto (soccorso ai cittadini) da precari non vediamo il motivo per cui ci debba essere una selezione nel processo di stabilizzazione essendo tutti già operativi, considerando anche il fatto che esiste una carenza di organico a livello nazionale di circa 15mila unità per il raggiungimento minimo degli standard europei. E’ chiaro che una volta avviato il processo di stabilizzazione siamo favorevoli affinché i vigili discontinui siano inviati a Roma per il superamento del corso obbligatorio di aggiornamento e formazione professionale. Siamo i primi ad attenerci alla sicurezza sul lavoro!!!
Alla luce di tale analisi il potenziamento del Corpo nazionale deve avvenire in primo luogo assorbendo il precariato costituito dai vigili discontinui che aspirano a diventare permanenti e soltanto dopo questa fase attraverso il bando di un nuovo concorso pubblico.
La nuova stabilizzazione dovrà dunque avvenire prendendo in considerazione le necessità di organico dei singoli Comandi provinciali e le assunzioni ribadiamo dovranno essere fatte attraverso le graduatorie provinciali esistenti NON quelle nazionali in quanto queste garantiscono l’assunzione solo di vigili che hanno più giorni di servizio essendo arruolati nei Comandi del Nord Italia che garantiscono richiami enormemente superiori rispetto a quelli del Sud.
Il COMITATO dunque porterà avanti la lotta per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato di tutti i vigili del fuoco discontinui-precari del Comando provinciale VVF di Napoli. Noi siamo per l’unità di tutti i discontinui che intendono perseguire questo obiettivo.
Noi amiamo il lavoro di vigili del fuoco ma siamo stanchi di essere dei vigili del fuoco precari, dei vigili del fuoco di serie C, vogliamo diventare PERMANENTI !!!
Basta col PRECARIATO di Stato, abbiamo diritto ad un LAVORO STABILE!!!
25.2.08
Lavoro: veterinari precari chiedono stabilizzazione
| 2008-02-25 13:48 |
| Sono in sit- in sotto il Consiglio regionale a Cagliari |
| (ANSA) - CAGLIARI, 25 FEB - Una trentina di veterinari coadiutori regionali, alcuni dei quali precari dal 1985 (eta' media 45-55 anni), chiedono stabilizzazione. Ai politici della Regione chiedono di poter rientrare nelle procedure di stabilizzazione previste dalla Finanziaria nazionale 2007, non avendo ne' una specializzazione e ne' garanzie per il futuro occupazionale. E stamani sono in sit-in sotto il Consiglio regionale dov'e' in corso la cerimonia per il 60/mo anniversario dello Statuto Speciale della Sardegna. |
19.2.08
Finalmente gli Artisti di Roma hanno un “mercato”
Sabato 16 febbraio 2008 il Coordinamento in rappresentanza di 30 associazioni di artisti visivi di Roma, ha “liberato” a Corviale uno spazio progettato e costruito come mercato coperto e mai utilizzato.
Gli artisti di Roma denunciano come in questi ultimi 10 anni, gli spazi per l’arte contemporanea si siano sempre più ridotti. La causa è nella logica amministrativa che ha preferito “favorire” solo grandi eventi e in generale il “magna e bevi” con l’invasione di pizzetterie e wine bar.
Il risultato di questa politica è sotto gli occhi di tutti, con l’aumento proporzionato dei prezzi e degli affitti e l’espulsione dal centro di artigiani, abitanti storici e artisti.
A fronte di questa situazione, gli artisti di Roma pongono con urgenza la questione dell’utilizzo del patrimonio immobiliare e chiedono l’assegnazione di spazi, affinché si possa costituire quella rete d’attività culturali e artistiche, necessaria alla connessione con Accademie, Musei e Fondazioni,
primo passo per colmare il vuoto tra la formazione e la professione.
La nostra azione vuole rendere visibile il patrimonio di opere e artisti che anima la città, per fare di Roma un luogo che vada oltre i suoi “ruderi” storici, ed entrare finalmente e a pieno diritto, nella “Contemporaneità”.
Su questi temi, Domenica 17 febbraio alle ore 15 si terrà un’assemblea generale per concordare modalità e obbiettivi.
Coordinamento Associazioni Artisti Visivi di Roma.
4.2.08
Controlli antiabusi per 90mila contratti a progetto
di Francesca Barbieri
4 febbraio 2008
Insegnanti delle scuole private nel mirino degli ispettori del lavoro. «Non è da escludere - conferma Massimo Pianese, direttore generale per l'attività ispettiva del ministero del Lavoro - un intervento specifico sull'uso delle collaborazioni a progetto negli istituti privati, per accertare se l'attività è svolta nell'ambito di materie obbligatorie o facoltative».
E così un'altra categoria di lavoratori si dovrebbe aggiungere all'elenco individuato dalla circolare numero 4 emanata la scorsa settimana dal ministero del Lavoro: «Il Sole-24 Ore del lunedì» ha stimato circa 90mila contratti a progetto che interessano addetti alla distribuzione di bollette o alla consegna di giornali, riviste ed elenchi telefonici; autisti e autotrasportatori; baby sitter e badanti; addetti alle agenzie ippiche; baristi e camerieri; custodi e portieri. E, poi, commessi, estetiste e parrucchieri, facchini, istruttori di autoscuola, letturisti di contatori, addetti alle pulizie, manutentori. Per finire con muratori, piloti e assistenti di volo, braccianti agricoli e segreterie.
La nuova stretta sul lavoro a progetto (le verifiche partiranno a marzo) nasce dai risultati dell'attività ispettiva svolta negli ultimi anni. «Il quadro generale - sottolinea Pianese - dimostra un consistente ricorso al contratto a progetto anche in settori dove questa tipologia appare oggettivamente poco compatibile con il contesto di riferimento e l'attività delle figure professionali che si muovono al suo interno».
I settori in cui si è registrato, più che in altri, un uso improprio delle collaborazioni a progetto sono quelli individuati dalla circolare n. 4/2008. Le segretarie, per esempio, figurano al terzo posto della classifica «Collaborazioni per professione» elaborata da Italia lavoro, l'agenzia tecnica ministeriale, su dati Istat relativi al 2006: su 404.205 collaboratori complessivi (a progetto e coordinati e continuativi), il personale di segreteria ne "accoglie" circa 19mila, il 4,7% del totale.
Tra baristi e camerieri (insieme ai cuochi) si contano oltre 5.500 collaboratori. Anche se la Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, sottolinea che oggi «il co.co.pro non è una tipologia a cui si fa in genere ricorso per baristi e ristoratori: viene usata per vendite sperimentali dei prodotti del territorio, ma si tratta di un fenomeno molto limitato».
Un'altra attività con un discreto numero di lavoratori a progetto è quella degli addetti alle pulizie: più di 6mila che rappresentano però circa il 2% del totale della categoria. Anche in questo caso, per l'associazione di riferimento, la Fise-Anip, tutti i contratti stipulati nel settore delle pulizie sono a tempo indeterminato, con una prevalenza del part-time. Stesso ritornello per i piloti: l'Anpac – Associazione nazionale piloti aviazione commerciale – sottolinea che «per i piloti gli unici contratti in vigore sono quelli a tempo determinato o indeterminato. Nella nostra categoria non è previsto il co.co.pro».
E se secondo gli ultimi dati disponibili dell'Inps, nel 2007 il numero di posizioni aperte alla gestione separata è sceso di oltre 400mila unità (da 1.932.693 del 2006 a 1.515.530), il ministero del Lavoro ha avuto segnali diversi. «Abbiamo riscontri - dichiara Pianese - di un progressivo aumento dei rapporti di lavoro autonomo in forma coordinata e continuativa in settori, come l'edilizia, nei quali l'attività svolta in concreto presenta caratteristiche tali da risultare poco compatibile con questa tipologia contrattuale».
Interventi sui co.co.pro ce ne sono già comunque stati: da quello limitato ai call center al processo di stabilizzazione dettato dalla Finanziaria 2007, fino al progressivo aumento delle aliquote contributive previsto dal Protocollo sul Welfare. «Il rifiorire delle collaborazioni era tuttavia prevedibile - commenta Pianese –: il nuovo quadro sanzionatorio si è infatti incentrato sul fenomeno del lavoro nero e non su quello "grigio". Basti pensare alla maxi-sanzione prevista dal Dl 223/2006 o alla sospensione dell'attività imprenditoriale, che puniscono severamente l'impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria, lasciando, invece, indenne il datore di lavoro che ricorre a forme contrattuali del tutto incompatibili con l'attività lavorativa resa, nel concreto, dai propri collaboratori».
Ma cosa rischia un'azienda che ha fatto ricorso a contratti di collaborazione "non genuini"? «Finora – conclude Pianese – le imprese fuori regola sono state oggetto di sanzioni amministrative e di provvedimenti di recupero contributivo. Ciò che più importa è comunque aver ricondotto molti rapporti di lavoro nell'ambito della subordinazione e applicato così maggiori tutele per i lavoratori».
2.2.08
Padova - Licenziamenti TNT. Arriva la solidarieta' del mondo del calcio
In solidarietà alla lotta dei lavoratori licenziati da FastCoop, cooperativa appartenente al Consorzio Gesconet, che gestiva l’appalto dei magazzini per lo smistamento merci per conto di TNT, a Limena (PD), la Polisportiva San Precario che partecipa al campionato di terza categoria, domenica 2 febbraio, prima della partita, in accordo con la squoadra avversaria, raccoglierà fondi da destinare alle famiglie dei lavoratori licenziati.
Ecco il comunicato:
La notizia del licenziamento degli operai della cooperativa Fast Coop di Limena e della chiusura del magazzino della TNT, ci lascia interdetti e amareggiati.
A nome della dirigenza, dei giocatori e di tutti coloro che si riconoscono nella PolisportivaSanPrecario esprimiamo la nostra vicinanza e la nostra solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie che in questi giorni stanno lottando per la difesa del proprio posto di lavoro.
Siamo precari perchè lo sono anche quei diritti che ormai sembravano acquisiti.Gli avvenimenti degli ultimi giorni purtroppo ci raccontano di come sia sempre più raro il diritto ad un lavoro garantito e difeso da norme certe.Un posto di lavoro che non sia paragonabile ad una nuova forma di schiavismo o peggio sia causa, ormai quotidianamente, di morte.
Da precari, nello sport come nella vita di tutti i giorni non ci sottraiamo alla nostra responsabilita’di una solidarieta’ attiva e partecipe.Per questo motivo invitiamo tutti quanti sono sensibili alle istanze dei lavoratori della Faast Coop /TNT a partecipare alla partita di calcio di domenica.
Con i dirigenti e la squadra della Gregoriense, nostra avversaria e ospitante, vi aspettiamo numerosi insieme a tutti quelli che ci sostengono per aprire una sottoscrizione da devolvere ai lavoratori e alle loro famiglie.
[ mercoledì 30 gennaio 2008 ]
Giustizia precaria, affidata ai magistrati a tempo determinato
Martedì 29 Gennaio 2008
Chi è un “magistrato onorario”? È un cittadino che, in possesso dei requisiti minimi (una laurea in giurisprudenza e l’abilitazione da avvocato), pur non essendo un magistrato di professione, sostiene la pubblica accusa ed emette verdetti. Viene pagato a cottimo e ha un mandato a tempo determinato. I magistrati onorari sono ormai tantissimi: 7.700 contro i 10.100 o poco più magistrati “togati”. Si occupano di un numero sempre crescente di cause e di processi sempre più rilevanti.
A questi “precari del diritto”, che comunque “consentono alla giustizia italiana di continuare almeno a zoppicare anziché crollare completamente al suolo”, è dedicato uno dei capitoli di Fine pena mai - L’ergastolo dei tuoi diritti nella giustizia italiana (Il Saggiatore), il nuovo libro di Luigi Ferrarella, cronista giudiziario del Corriere della Sera. Un saggio che si tiene alla larga dalle polemiche tra politici e magistrati e che spiega al cittadino, documenti e numeri alla mano, i motivi concreti per cui la giustizia italiana non funziona.
Ecco perché, scrive l’autore, “chi pensa che farsi i fatti propri e non aver mai messo piede in un tribunale basti a non scontare l’inefficienza del sistema giudiziario italiano si sbaglia. Il crac della giustizia insegue tutti i cittadini fin dentro casa e invade la loro vita quotidiana”. Le cause civili che durano in media otto anni, gli avvocati che si portano in aula la carta per le fotocopie, un’istanza che impiega otto giorni a passare da un ufficio all’altro dello stesso pianerottolo, i calcinacci che cadono in testa agli imputati, i traduttori impiegati nelle indagini antiterrorismo che aspettano il compenso per otto mesi, i pm che vanno in autobus a interrogare i mafiosi in carcere. Paradossi che dicono più dei discorsi sui “magistrati politicizzati” o sulle autorizzazioni a intercettare questo o quel politico.
E il caso dei giudici onorari è solo un esempio: “Amministrano quasi per metà la giustizia civile di primo grado”, spiega Ferrarella, “macinando ogni anno un milione e mezzo di cause. E sbrigano un sesto di quella penale, celebrando più di 80 mila processi l’anno. Per la maggior parte dei cittadini sono addirittura la faccia stessa della giustizia, il primo impatto con un giudice: quello al quale si va a chiedere di annullare una multa stradale, o di condannare la controparte a pagare i danni di un incidente automobilistico, o di essere assolti da un’accusa di lesioni o di truffa”.
“Eppure”, continua il giornalista, “non sono magistrati di professione. Ma cittadini proprio come quelli che giudicano. Perché, anche se non sta scritto in nessun tribunale, nell’ultimo decennio una larga parte della giustizia italiana è stata ‘privatizzata’. Subappaltata e fatta esercitare a precari del diritto, pagati a cottimo, sprovvisti di tutele di previdenza e assistenza, destinati a essere dismessi allo scadere di un mandato a termine”. E le “toghe precarie” non si occupano di processi di serie B. “Si parla di alcuni omicidi colposi per colpa medica e per infortuni sul lavoro, una parte dei dibattimenti per droga, maltrattamenti, truffe, circonvenzioni di incapace, alcuni tipi di furti e rapine, alcuni reati ambientali, più i processi ‘per direttissima’ dove il viceprocuratore onorario rappresenta la procura che chiede la convalida degli arresti in flagranza e l’emissione delle relative misure cautelari”.
Spesa proletaria, giudice si astiene
E' la sorella di pm Cosenza che ha chiesto condanna per Casarini
Roma, 31 gen. (Apcom) - Sospeso il processo sulla spesa proletaria per l'astensione del giudice a latere, sorella del pm responsabile dell'inchiesta di Cosenza riguardo una presunta associazione sovversiva guidata dai leader del movimento no global italiano, Luca Casarini, Francesco Caruso e Francesco Cirillo. Si è aperta e subito chiusa la prima udienza, a Roma, del procedimento a carico di 39 persone, tra cui lo stesso Casarini, l'ex consigliere comunale Nunzio D'Erme e Guido Lutrario, per i fatti del 6 novembre 2004, quando in occasione delle manifestazioni contro la precarietà, dal supermercato Panorama, sulla Tiburtina, e dalla libreria Feltrinelli, di Largo Argentina, vennero portati via beni e oggetti vari per alcune migliaia di euro.
Ora sarà il presidente del tribunale di Roma, Paolo De Fiore, a stabilire se sussiste una incompatibilità del giudice Alba Fiordalisi, componente della X sezione collegiale del tribunale, o se invece il suo legame di parentela con il pm Domenico Fiordalisi, non sia "ostativo" alla necessaria "terzietà". E' quindi durato poco meno di due ore il presidio indetto per oggi all'ingresso principale della cittadella giudiziaria e di - il movimento - aveva dato pubblicità nei giorni scorsi, attraverso post su internet e mail della rete dei centri sociali della Capitale.
Secondo la ricostruzione fornita, in un comunicato, quel 6 novembre, "si svolse una importante giornata di mobilitazione contro la precarietà e per il diritto a un reddito garantito". Quel giorno, insomma, "si stavano portando avanti azioni dimostrative e di denuncia sociale e politica su un problema reale e concreto: l'iniziativa che fu svolta la mattina presso il supermercato Panorama fu in realtà un'iniziativa ampiamente pubblicizzata, nell'ambito della quale i manifestanti cercarono di contrattare con il direttore del supermercato una tariffazione sociale per beni di prima necessità, il 'Paniere precario', mentre durante il corteo del pomeriggio alcuni precari e studenti universitari, davanti alla libreria Feltrinelli, parlavano del bisogno di garantire il diritto al libero accesso, indipendentemente dalle condizioni di censo, alla cultura e a beni di primaria importanza, come possono essere appunto libri e altri materiali utili nel processo formativo".
Inizialmente erano 105 le persone che erano state identificate. Ma a giudizio sono invece 39 per i reati, a vario titolo, di rapina aggravata, lesioni e danneggiamento. Contro il processo di Cosenza alcuni manifestanti hanno esposto un piccolo striscione. Il pm calabrese ha richiesto pene per un totale di 50 anni , per i 13 imputati per il reato di associazione sovversiva, con l'accusa di "turbare l'esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito nel nostro Stato, sopprimere la globalizzazione dei mercati economici, alterare l'ordinamento del mercato del lavoro" e con la finalità di provocare incidenti nelle città di Napoli e Genova durante le proteste del 2001. I "compagni e le compagne di Roma", in una nota, considerano l'accusa "immotivata, inaccettabile, ridicola".
Le sante parole di San Precario
Un documentario di appena settantacinque minuti, parole sante – per l'appunto – che valgono piu' di un trattato sindacale. Ascanio Celestini, artista romano al suo secondo documentario, racconta la sua visione del precariato, portando allo scoperto la condizione di migliaia di giovani costretti a lavori sottopagati e temporanei coi quali si eludono molto spesso i piu' elementari diritti civili. Prodotto e distribuito dalla Fandango di Domenico Procacci, Parole sante esce nelle sale italiane il 1° febbraio.
Dal lavoro flessibile al posto fisso: in Toscana dopo 6 anni ci riesce il 48%
Secondo lo studio della Regione e dell'Irpet nel 2006 il 78,8% dei nuovi contratti è a tempo: sono soprattutto donne e laureati
01.02.2008
Dopo sei anni di flessibilità, solo il 48% degli occupati riesce ad avere un contratto a tempo indeterminato. E' uno dei dati emersi dalla ricerca condotta da Regione e Irpet su "La flessibilità del lavoro in Toscana".
Lo studio rivela anche che dal 1993 al 2006 la flessibilità nel lavoro è passata dal 4.5 al 12.5 (in Italia è al 13.1% e in Europa al 14.5%).
E l' assessore al lavoro Gianfranco Simoncini ricorda che nel 2006 il 78.8% dei nuovi posti di lavoro è stato rappresentato da contratti a tempo. Il ricorso alla flessibilità è cresciuto in modo costante, registrando una frenata solo negli anni 2001 e 2002 quando vennero varate norme per gli sgravi fiscali destinati a chi assumeva a tempo indeterminato.
Se il 48% dei lavoratori atipici dopo sei anni si è stabilizzato, il 20% resta precario, il 14% rimane senza lavoro e il 18%, rappresentato prevalentemente da casalinghe e studenti esce dal mercato del lavoro. La ricerca, la prima in Toscana, è stata avviata nel 2004 con interviste a 1800 lavoratori che nel 2000 avevano avuto un avviamento al lavoro con contratto a termine e nel 2006 sono stati nuovamente intervistate 900 persone del campione iniziale. Francesca Giovani, curatrice dello studio, sottolinea che l' 82% degli intervistati ha dichiarato di aver accettato il lavoro atipico perché non ha avuto alternative: "Significa che questa via non è un trampolino verso un'occupazione stabile".
Sono soprattutto le donne a dire di aver subito il lavoro flessibile (85% contro il 76% dei maschi). A rimanere più a lungo precari sono i laureati, ma solo perché attendono più dei diplomati e di coloro che sono senza titolo di studio l'occasione di lavoro più gratificante. Mentre le donne sono le più penalizzate: guadagnano il 20% in meno del collega maschio. Uno stipendio da 900 euro viene guadagnato dal 47% delle donne e dal 39% dei maschi. Il lavoro in rosa ha anche contratti più brevi. Il 53% viene assunto per un periodo massimo di 11 mesi, mentre la percentuale dei maschi, per lo stesso periodo di tempo, è del 32%. (ANSA)
TAR Lazio: Precari in graduatoria senza piu' riserva
Posizioni 300.000 docenti da rivedere: a rischio migliaia nomine
Roma, 1 feb. (Apcom) - Le graduatorie dei docenti per il conferimento di contratti di lavoro a tempo indeterminato e a determinato devono essere rifatte: è questo il parere del Tar del Lazio che, con la sentenza 708, ha riconosciuto il diritto dei docenti abilitati con i corsi riservati a essere utilmente inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, senza l'indicazione della riserva.
Il provvedimento riguarda la posizione di un numero altissimo di docenti: complessivamente i docenti abilitati inseriti nelle graduatorie ad esaurimento sono infatti quasi 300.0000. Di questi, circa 50 mila nei mesi scorsi hanno conseguito l'abilitazione e si sono visti concedere l'inclusione nelle graduatorie solo con riserva.
La sentenza del tribunale laziale potrebbe andare ora ad incidere sui destini di moltissimi insegnanti: se dovesse avere seguito potrebbero essere infatti riviste tutte le procedure di nomina sino ad oggi effettuate dagli uffici scolastici provinciali per l'anno scolastico 2007/08.
Un duro lavoro attenderebbe quindi gli Uffici scolastici provinciali di tutta Italia che a partire dallo scorso luglio hanno prodotto oltre 50.000 immissioni in ruolo e 120.000 contratti sino al termine dell'anno scolastico.
Soddisfatti i sindacati che hanno tutelato i docenti precari: "il tribunale ha accolto in pieno le richieste presentate da tutti quei docenti che avevano subito una evidente lesione dei loro diritti a causa del mancato riconoscimento del titolo conseguito - ha detto l'avvocato Domenico Naso - e le ha accettate in maniera inequivocabile, definendo l'impostazione adottata dall'amministrazione priva della dovuta base normativa, contraddittoria, irragionevole e lesiva del principio di buon andamento dell'azione amministrativa".
"ll decreto ministeriale 85/2005 - ha proseguito l'avvocato, che difende i docenti della Uil Scuola - aveva invece previsto norme precise in conformità alle pressanti esigenze connesse con la soluzione del problema del precariato. E le ha previste in piena consonanza con la tempistica relativa all'inserimento in graduatoria".
"Le successive note ministeriali che con questo ricorso abbiamo impugnato - ha chiarito ancora Naso - erano palesemente e arbitrariamente in contrasto con la traccia così chiaramente fissata dal decreto ministeriale 85".
Istat, Rilevatori fol in agitazione
occupata la sala riunioni a V.le Liegi
Al sesto anno di vita della rete di rilevazione ISTAT sulle Forze di Lavoro le condizioni di vita e di lavoro dei rilevatori che con competenza e alta professionalità rendono possibile questa indagine fondamentale per il paese, peggiorano costantemente.
La rete di rilevazione ISTAT infatti, sembra strutturalmente destinata a svolgere la propria attività appesa al filo della più assoluta precarietà. Da tre anni la rete, anche per l’anno appena iniziato, deve la propria esistenza ad un rinnovo che ad ogni legge finanziaria permette forzosamente una proroga della sua attività. Da tempo si chiede, in linea con la maggior parte dei paesi europei e coerentemente con il carattere permanente della funzione di rilevazione, che la rete sia inserita a pieno titolo nella struttura dell’Istituto e che i rilevatori siano trasformati in lavoratori subordinati in quanto la loro attività non ha nulla a che fare con la collaborazione occasionale.
L’Amm.ne non solo non sembra interessata a ricercare una soluzione credibile e definitiva alla costante minaccia di chiusura della rilevazione che ogni anno si ripresenta, ma non è disposta neanche a concedere condizioni minimamente dignitose ai lavoratori precari della rete.
In sei anni di attività, nessun tipo di aumento salariale è stato corrisposto ai rilevatori, i quali, per il rinnovo contrattuale del 2008, avevano avuto rassicurazione di ottenere un adeguamento dei compensi almeno corrispondente all’inflazione. Ciò che invece hanno trovato nel nuovo contratto è stato un misero (e provocatorio) aumento di 1,5 euro lorde a intervista.
Anno dopo anno dunque diminuiscono di fatto i salari, aumentano i vincoli e gli obblighi contrattuali si allontana sempre di più qualsiasi prospettiva reale di uscita da questa condizione di precarietà estrema. Resta un mistero come l’ISTAT possa pensare di garantire gli adeguati standard di qualità mantenendo queste condizioni di lavoro.
La FLC CGIL ritiene grave e improduttiva la modalità con cui l’amministrazione ISTAT si ostina a gestire le problematiche delle rete Fol e chiede che il 2008 sia l’anno in cui la questione trovi definitiva soluzione.
Per questo è proclamato a partire da oggi lo stato di agitazione di tutto il personale della Rete. Oggi è stato occupato ad oltranza, come primo atto della mobilitazione, il salone del II piano della sede di V.le Liegi, impedendo lo svolgimento del debriefing con i rilevatori del Lazio. La protesta si estenderà, nei prossimi giorni, a tutte le regioni d’Italia.
Lo stato di agitazione continuerà finché non si avranno risposte concrete e assunzioni di responsabilità da parte della politica e dell’amministrazione Istat in merito all’internalizzazione della rete di rilevazione e alla stabilizzazione dei rilevatori.
FLC CGIL ISTAT
In Francia è stop delle cassiere: «Basta precarietà»
Sciopero nelle catene della distribuzione, da Auchan a Lidl. Contro i bassi salari, i contratti atipici e gli orari spezzati
Anna Maria Merlo
Parigi
Per la prima volta, i sindacati (Cgt, Cfdt e Fo) si sono uniti per organizzare una giornata di sciopero tra i dipendenti dei supermercati francesi. Secondo la Cgt, nell'80% dei grandi magazzini c'è stata mobilitazione. Il padronato parla solo di un 2%. Le condizioni di lavoro, assieme ai salari, sono la causa della protesta: il settore è il regno del part-time, dei contratti atipici. Quindi la protesta ha preso diverse forme: un'ora di sciopero, volantinaggio, brevi manifestazioni di fronte agli ipermercati. Per la Cgt, «il successo unitario mostra la giustezza delle rivendicazioni: aumento dei salari, difesa del riposo domenicale, occupazione». Anche i depositi della merce sono stati coinvolti nella giornata di protesta.
Bernard Thibault, segretario della Cgt, si è detto «soddisfatto» per essere riuscito a «unire gli sforzi di tre sindacati per mettere in evidenza la situazione sociale e salariale del personale della grande distribuzione», che sono «i più precari dei dipendenti del commercio».
Carrefour, Auchan, Casino, Picard, anche i discount Lidl e Ed, la protesta ha toccato tutti i grandi nomi, punto di forza dell'economia francese nel mondo. «La realtà dei salari è insostenibile, i datori di lavoro devono aumentare gli stipendi», dice Thibault. In Francia, 650 mila persone lavorano nella grande distribuzione. La grande maggioranza sono donne, le «cassiere», diventate il simbolo vivente dello sfruttamento dell'era post-moderna. Orari atipici, fino a sera, in luoghi lontanissimi dalla residenza personale (i «centri commerciali»), part-time non scelto (ma tempo di lavoro lunghissimo a causa di orari spezzettati, che impediscono di tornare a casa tra una tranche di lavoro e l'altra), lavoro nei giorni festivi, ambienti degradati (come ha messo in luce un anno fa un libro di una medica del lavoro, Dorothée Ramaut, Journal d'un médecin du travail, Le Cherche Midi ed.), difficoltà a sopportare manifestazioni di indifferenza se non di disprezzo da parte della clientela frettolosa. Per di più, le nuove tecnologie (casse automatiche, già in sperimentazione in vari ipermercati) minacciano l'occupazione in un prossimo futuro.
Il 37% dei 650 mila impiegati della grande distribuzione sono a part-time, e questa proporzione sale al 55% per le donne. Il primo stipendio - lordo - di una cassiera è di 16.600 euro l'anno. Dopo vent'anni di lavoro, hanno denunciato ieri molte cassiere, lo stipendio è intorno ai 900-1.000 euro al mese. Nel 2007, gli aumenti sono stati inferiori al 2% mentre l'inflazione corre più veloce. In una Francia dove il potere d'acquisto è diventata la prima preoccupazione, le cassiere si trovano in fondo alla scala sociale.
Il sindacato intanto ha ottenuto il rispetto della legge: pagare le pause (portate al 5% della remunerazione). Il padronato però punta i piedi contro le richieste di diminuire la percentuale di part-time. Ha solo concesso di partecipare a un «gruppo di lavoro». Per la Cgt, «a causa del fatto che questi bassi salari sono legati ad esonerazioni dei contributi, vuol dire che il padronato non ha nessun interesse a cambiare la situazione».
Un piccolo passo avanti potrebbe venire dalla nuova trattativa che il padronato ha accettato di aprire a partire dal mese di aprile: l'eguaglianza uomo-donna. «Se mettiamo tutti questi piccoli passi uno accanto all'altro - dicono a Force ouvrière - questo venerdì sarà considerata una giornata di mobilitazione storica». Ma l'incitamento agli straordinari (con sgravi sui contributi padronali) da un lato e la liberalizzazione dell'apertura la domenica, decise dal governo, rischiano di aggravare ancora la situazione.
31.1.08
Atesia, di nuovo precari
31/01/2008
Dopo solo un anno di stabilizzazione, torna il mostro della precarietà per i ragazzi del call center Atesia del gruppo Almaviva di proprietà di Alberto Tripi. Gli ultimi contratti a tempo indeterminato sono stati firmati a dicembre, grazie al decreto del Ministro del Lavoro Cesare Damiano, che però quasi il 30% dei lavoratori Atesia ha rifiutato. "Ora nonostante abbia fatturato più delle previsioni, come riportato nelle pagine del Sole 24 Ore - racconta Valerio, uno dei cinque ragazzi licenziati nel luglio del 2005 - l'azienda minaccia di chiudere le sedi romane del gruppo Almaviva per l'eccessivo costo del lavoro e vorrebbe, quindi, tornare ai contratti a progetto, dopo aver oltretutto attinto ai finanziamenti statali presenti nella Legge Finanziaria 296/06".
Per questo lunedì i sindacati hanno indetto uno sciopero, a cui ha partecipato l'80% dei lavoratori del gruppo Almaviva. La mobilitazione è stata organizzata per protestare contro la minaccia di chiusura di alcune sedi aziendali, la reintroduzione dei contratti a progetto, e la mancata applicazione degli accordi per il miglioramento salariale. "Da qualche mese - dichiara Alessio De Luca, Cdlt Cgil Roma Sud - si stava affrontando la contrattazione tra il Gruppo Almaviva e i sindacati per il miglioramento salariale e delle condizioni di lavoro. Fase in questi giorni interrotta bruscamente da parte datoriale".
I contratti a tempo indeterminato firmati nell'arco del 2007 sono, infatti, part time con un compenso di 550 euro e con una clausola che imponeva la rinuncia del pregresso. "In realtà -secondo Cristian, uno dei lavoratori che non ha firmato il contratto a dicembre - tutta questa operazione fa gioco a Tripi, che mira all'assegnazione di altre commesse pubbliche, nonostante abbia ultimamente preso il servizio del Comune di Milano 020202". Se non si interviene immediatamente il rischio è che tornino i contratti a progetto, siano messi in cassa integrazione gli operatori stabilizzati prima del decreto Damiano e un radicale peggioramento delle condizioni e dell'orario di lavoro.
Questa è la situazione dei lavoratori del call center Atesia e del gruppo Almaviva. Tra l'altro del Collettivo Precari Atesia ormai non lavora più nessuno, tra chi è stato licenziato e chi non ha ceduto a un trattamento contrattuale iniquo. E domani esce il film di Ascanio Celestini, che fornisce un quadro della vicenda di queste ragazze e di questi ragazzi, vittime del lavoro precario.
31.12.07
Le proteste dei lavoratori precari del Comune di Firenze
Dure le critiche, oltre che al sindaco Leonardo Domenici, accusato dai sindacati di comportarsi da squalo, alla Finanziaria che, scritta male, rischia di vanificare le poche possibilita' che restano per garantire stabilita' lavorativa e continuita' della gestione diretta dei servizi. Le proteste riguardano soprattutto la scelta di esternalizzare i servizi, di privatizzare a danno di una riduzione dei diritti, delle condizioni di lavoro e della retribuzione. Sul fronte della riduzione della qualita' dei servizi si parla di un meccanismo perverso delle gare al ribasso, della formazione, della sicurezza sul lavoro. Si chiede il rinnovo dei contratti e non nuovi contratti piu' svantaggiosi, si combatte contro l'eterna precarieta' mascherata: ad ogni cambio di appalto, infatti, anche per i lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle cooperative o dalle imprese, verrebbe compromessa la continuita' lavorativa.