Raccolta fondi prima dell’incontro di domenica 2 febbraio tra Gregorense e Polisportiva San Precario
In solidarietà alla lotta dei lavoratori licenziati da FastCoop, cooperativa appartenente al Consorzio Gesconet, che gestiva l’appalto dei magazzini per lo smistamento merci per conto di TNT, a Limena (PD), la Polisportiva San Precario che partecipa al campionato di terza categoria, domenica 2 febbraio, prima della partita, in accordo con la squoadra avversaria, raccoglierà fondi da destinare alle famiglie dei lavoratori licenziati.
Ecco il comunicato:
La notizia del licenziamento degli operai della cooperativa Fast Coop di Limena e della chiusura del magazzino della TNT, ci lascia interdetti e amareggiati.
A nome della dirigenza, dei giocatori e di tutti coloro che si riconoscono nella PolisportivaSanPrecario esprimiamo la nostra vicinanza e la nostra solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie che in questi giorni stanno lottando per la difesa del proprio posto di lavoro.
Siamo precari perchè lo sono anche quei diritti che ormai sembravano acquisiti.Gli avvenimenti degli ultimi giorni purtroppo ci raccontano di come sia sempre più raro il diritto ad un lavoro garantito e difeso da norme certe.Un posto di lavoro che non sia paragonabile ad una nuova forma di schiavismo o peggio sia causa, ormai quotidianamente, di morte.
Da precari, nello sport come nella vita di tutti i giorni non ci sottraiamo alla nostra responsabilita’di una solidarieta’ attiva e partecipe.Per questo motivo invitiamo tutti quanti sono sensibili alle istanze dei lavoratori della Faast Coop /TNT a partecipare alla partita di calcio di domenica.
Con i dirigenti e la squadra della Gregoriense, nostra avversaria e ospitante, vi aspettiamo numerosi insieme a tutti quelli che ci sostengono per aprire una sottoscrizione da devolvere ai lavoratori e alle loro famiglie.
[ mercoledì 30 gennaio 2008 ]
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2.2.08
30.4.07
Licenziata Tiziana Boari: quando la Rai utilizza pesi e misure diverse!
di Senza Bavaglio
E´ la prima volta che accade in ambito RAI. Tiziana Boari, giornalista, già collaboratrice di Limes e del Manifesto, già addetto stampa per ONU e OSCE, approdata in RAI nel 1999 con contratti a tempo determinato dopo aver messo piede a Saxa Rubra la prima volta in qualità di « ospite in studio » in una trasmissione radiofonica che parlava di Balcani (materia della quale è esperta riconosciuta ben oltre i confini nazionali), e dunque stretta nelle maglie del precariato forzato di Viale Mazzini, ha ricevuto una bella lettera di licenziamento (vedi sotto) a seguito del ricorso in appello della Rai contro la sentenza di primo grado che, nel giugno 2005, le ha riconosciuto il diritto all´assunzione a tempo indeterminato.
La Boari la conosciamo bene : per averla incontrata varie volte sul terreno di conflitti e perché è stata consigliere nazionale della FNSI dal 2001 al 2004.
La RAI dunque incassa la sua prima vittoria in appello e, prima ancora della pubblicazione delle motivazioni di una sentenza tanto inedita, mette alla porta la collega che ha utilizzato fino al giorno stesso nel turno notturno di Rainews24.
Questo malgrado una diffida ricevuta dall´avvocato Del Vecchio a estromettere dal posto di lavoro la collega sulla sola base del dispositivo (vedi art.431 c.p.c.) e nonostante la collega (che parla 4 lingue e gode di ampia stima professionale e personale in vari ambiti) sia altamente qualificata, abbia un curriculum al di sopra della media, che però - si sa
- purtroppo in RAI non ha peso.
Il direttore Corradino Mineo ha chiesto al direttore del personale Braccialarghe di tenerla nel suo organizo, vista la drammatica carenza di organico della testata. Ma non c'è stato verso: è scattata la vendetta.
Il sindacato dei giornalisti Rai, ha tentato di aprire una minima trattativa che è fallita sull'inaccettabilità dei termini proposti dalla RAI. Secondo l'azienda, il caso Boari, sulla pelle viva della collega, deve diventare d´esempio e monito per tutti quei precari che hanno deciso di far valere la giustizia e hanno fatto causa alla RAI o intendono farlo, per vedersi riconosciuto un diritto semplice: un posto di lavoro fisso a stipendio pieno.
Di fatto, la brutalità delle modalità di estromissione e lo stesso licenziamento rappresentano violazioni pesantissime del diritto e della decenza.
Ma che corte dei miracoli è questa RAI che reintegra con alta qualifica e stipendio l´ex direttore Meocci e lascia in brache di tela, a 1.600-2.000 euro al mese i professionisti che costringe al precariato?
Che RAI è quella che per dare una lezione, dimostrare che sa anche licenziare, sceglie goffamente come capro espiatorio il primo caso disponibile, la persona meno adatta, una collega che ha servito il paese in missioni internazionali, è entrata per merito ed ha avuto cariche sindacali a livello nazionale?
Non ci si rifa la verginità sulla pelle di una persona, estromettendola, come nel caso Boari, senza probabilmente neanche rispettare i termini di legge. E´ immorale, indecente, ingiusto e non chiede ma urla vendetta.
E´ la prima volta che accade in ambito RAI. Tiziana Boari, giornalista, già collaboratrice di Limes e del Manifesto, già addetto stampa per ONU e OSCE, approdata in RAI nel 1999 con contratti a tempo determinato dopo aver messo piede a Saxa Rubra la prima volta in qualità di « ospite in studio » in una trasmissione radiofonica che parlava di Balcani (materia della quale è esperta riconosciuta ben oltre i confini nazionali), e dunque stretta nelle maglie del precariato forzato di Viale Mazzini, ha ricevuto una bella lettera di licenziamento (vedi sotto) a seguito del ricorso in appello della Rai contro la sentenza di primo grado che, nel giugno 2005, le ha riconosciuto il diritto all´assunzione a tempo indeterminato.
La Boari la conosciamo bene : per averla incontrata varie volte sul terreno di conflitti e perché è stata consigliere nazionale della FNSI dal 2001 al 2004.
La RAI dunque incassa la sua prima vittoria in appello e, prima ancora della pubblicazione delle motivazioni di una sentenza tanto inedita, mette alla porta la collega che ha utilizzato fino al giorno stesso nel turno notturno di Rainews24.
Questo malgrado una diffida ricevuta dall´avvocato Del Vecchio a estromettere dal posto di lavoro la collega sulla sola base del dispositivo (vedi art.431 c.p.c.) e nonostante la collega (che parla 4 lingue e gode di ampia stima professionale e personale in vari ambiti) sia altamente qualificata, abbia un curriculum al di sopra della media, che però - si sa
- purtroppo in RAI non ha peso.
Il direttore Corradino Mineo ha chiesto al direttore del personale Braccialarghe di tenerla nel suo organizo, vista la drammatica carenza di organico della testata. Ma non c'è stato verso: è scattata la vendetta.
Il sindacato dei giornalisti Rai, ha tentato di aprire una minima trattativa che è fallita sull'inaccettabilità dei termini proposti dalla RAI. Secondo l'azienda, il caso Boari, sulla pelle viva della collega, deve diventare d´esempio e monito per tutti quei precari che hanno deciso di far valere la giustizia e hanno fatto causa alla RAI o intendono farlo, per vedersi riconosciuto un diritto semplice: un posto di lavoro fisso a stipendio pieno.
Di fatto, la brutalità delle modalità di estromissione e lo stesso licenziamento rappresentano violazioni pesantissime del diritto e della decenza.
Ma che corte dei miracoli è questa RAI che reintegra con alta qualifica e stipendio l´ex direttore Meocci e lascia in brache di tela, a 1.600-2.000 euro al mese i professionisti che costringe al precariato?
Che RAI è quella che per dare una lezione, dimostrare che sa anche licenziare, sceglie goffamente come capro espiatorio il primo caso disponibile, la persona meno adatta, una collega che ha servito il paese in missioni internazionali, è entrata per merito ed ha avuto cariche sindacali a livello nazionale?
Non ci si rifa la verginità sulla pelle di una persona, estromettendola, come nel caso Boari, senza probabilmente neanche rispettare i termini di legge. E´ immorale, indecente, ingiusto e non chiede ma urla vendetta.
7.2.07
Sea lascia a casa due precari, il Tribunale di Busto li reintegra
Busto Arsizio - Malpensa - I due, addetti all'handling bagagli, hanno fatto ricorso tramite Al Cobas-Cub: il Tribunale ha costretto Sea a riassumerli a tempo indeterminato e a pagare loro gli stipendi perduti
Nel 2005 Sea Handling non aveva rinnovato il contratto a termine a due precari che lavoravano alle sue dipendenze presso l'aeroporto di Malpensa: questa mattina il Tribunale di Busto Arsizio, cui i due si erano rivolti, ha disposto che Sea li riassuma subito e a tempo indeterminato, condannando inoltre la società a pagare le retribuzioni perdute dalla data in cui i lavoratori avevano impugnato la loro estromissione dall'azienda. Una sentenza importante, che potrebbe costituire un precedente significativo per varie altre cause di questo tipo, andando a giudicare nel merito la legittimità o meno dell'impiego di contratti di lavoro temporaneo. Lo comunica con soddisfazione il sindacato Al Cobas-Cub, che tramite i suoi legali di fiducia Medina e Sertori ha seguito questa vicenda giudiziaria; fra l'altro uno dei due lavoratori licenziati è attivamente impegnato con il sindacato e candidato per le prossime elezioni della RSU, cui con la reintegrazione in ruolo potrà candidarsi.
Al Cobas-Cub conferma la sua posizione di radicale critica ai datori di lavoro, da un lato, che «non sono ancora contenti di quanto i governi hanno loro dato in tema di flessibilità e di precarietà delle forme di lavoro, perché neppure osservano quelle leggi a loro così favorevoli», e ai sindacati confederali, come sempre accusati di tenere una linea troppo "morbida".
«Al Cobas-Cub conta sul fatto che un ex precario nelle Rsu sarà una buona garanzia perché resti sempre all'attenzione della futura rappresentanza dei lavoratori la quantità intollerabile di lavoratori di Malpensa ancora precari e perché questa rappresentanza imposti da subito un ciclo di rivendicazioni dirette a far cessare l'utilizzo indiscriminato del lavoro somministrato e del lavoro a termine» scrive il sindacato.
Ma anche Sea Handling è avvertita: «Ora a Sea Handling non resta che ubbidire all'ordine del giudice, pagando ai lavoratori tutti i mesi di disoccupazione e reintegrandoli al loro posto di lavoro. Come Al Cobas-Cub non accetteremo nessun trasferimento repressivo dei due lavoratori a Linate (come fatto ad alcuni lavoratori che sono stati reintegrati). Di fronte alle centinaia di contratti a termine per i lavoratori interinali che scadono a fine di gennaio, il non rispetto delle due sentenze di reintegro, avrebbe solo un sapore repressivo e tendente alla non ottemperanza delle sentenze del tribunale di Busto Arsizio». Nei prossimi mesi, aggiungono gli estensori del documento, «decine di cause contro l'utilizzo illegittimo dei contratti a termine, da parte di Sea, saranno discusse nelle aule dei tribunali»: e Al Cobas-Cub abbiamo ha già chiesto l'intervento dell'Ispettorato Provinciale del Lavoro per obbligare Sea e le agenzie interinali a l rispetto delle normative che prevedono la corresponsione del medesimo stipendio dei dipendenti Sea anche ai lavoratori interinali.
Lunedi 29 Gennaio 2007
Nel 2005 Sea Handling non aveva rinnovato il contratto a termine a due precari che lavoravano alle sue dipendenze presso l'aeroporto di Malpensa: questa mattina il Tribunale di Busto Arsizio, cui i due si erano rivolti, ha disposto che Sea li riassuma subito e a tempo indeterminato, condannando inoltre la società a pagare le retribuzioni perdute dalla data in cui i lavoratori avevano impugnato la loro estromissione dall'azienda. Una sentenza importante, che potrebbe costituire un precedente significativo per varie altre cause di questo tipo, andando a giudicare nel merito la legittimità o meno dell'impiego di contratti di lavoro temporaneo. Lo comunica con soddisfazione il sindacato Al Cobas-Cub, che tramite i suoi legali di fiducia Medina e Sertori ha seguito questa vicenda giudiziaria; fra l'altro uno dei due lavoratori licenziati è attivamente impegnato con il sindacato e candidato per le prossime elezioni della RSU, cui con la reintegrazione in ruolo potrà candidarsi.
Al Cobas-Cub conferma la sua posizione di radicale critica ai datori di lavoro, da un lato, che «non sono ancora contenti di quanto i governi hanno loro dato in tema di flessibilità e di precarietà delle forme di lavoro, perché neppure osservano quelle leggi a loro così favorevoli», e ai sindacati confederali, come sempre accusati di tenere una linea troppo "morbida".
«Al Cobas-Cub conta sul fatto che un ex precario nelle Rsu sarà una buona garanzia perché resti sempre all'attenzione della futura rappresentanza dei lavoratori la quantità intollerabile di lavoratori di Malpensa ancora precari e perché questa rappresentanza imposti da subito un ciclo di rivendicazioni dirette a far cessare l'utilizzo indiscriminato del lavoro somministrato e del lavoro a termine» scrive il sindacato.
Ma anche Sea Handling è avvertita: «Ora a Sea Handling non resta che ubbidire all'ordine del giudice, pagando ai lavoratori tutti i mesi di disoccupazione e reintegrandoli al loro posto di lavoro. Come Al Cobas-Cub non accetteremo nessun trasferimento repressivo dei due lavoratori a Linate (come fatto ad alcuni lavoratori che sono stati reintegrati). Di fronte alle centinaia di contratti a termine per i lavoratori interinali che scadono a fine di gennaio, il non rispetto delle due sentenze di reintegro, avrebbe solo un sapore repressivo e tendente alla non ottemperanza delle sentenze del tribunale di Busto Arsizio». Nei prossimi mesi, aggiungono gli estensori del documento, «decine di cause contro l'utilizzo illegittimo dei contratti a termine, da parte di Sea, saranno discusse nelle aule dei tribunali»: e Al Cobas-Cub abbiamo ha già chiesto l'intervento dell'Ispettorato Provinciale del Lavoro per obbligare Sea e le agenzie interinali a l rispetto delle normative che prevedono la corresponsione del medesimo stipendio dei dipendenti Sea anche ai lavoratori interinali.
Lunedi 29 Gennaio 2007
25.1.07
Assistenza Wind: due facce della medaglia
Mi è stato chiesto dagli amici di WindWorld di parlare di un caso molto importante che sta prendendo di mira quasi 300 dipendenti Wind. Con l'occasione ne parlo sia nel "bene" (se questo potrebbe mai esser definito tale) che nel "male".
Saltando comunicati stampa e commenti, i fatti sono questi: Wind aveva annunciato tempo addietro che avrebbe riorganizzato l'assetto societario, riducendo in modo civile il personale. Arriva ora la pillola amara: 275 addetti al call center di Milano Sesto San Giovanni (e permettetemi di dire che credo sia quello che funzioni meglio) verranno esternalizzati. Questa parola è un modo carino per non dire licenziati; chiaramente, chiedere ad una persona -magari con famiglia e figli- di spostarsi di 600-700km per un lavoro si può tranquillamente equiparare ad un licenziamento.
Dal 1 marzo 2007 dovrebbe essere dismesso non solo lo storico call-center di Sesto San Giovanni, ma pure la gestione della rete radiomobile di Milano (per tutto il nord Italia). Tutto questo verrà trasferito a Roma, probabilmente nel nuovo quartier generale di cui si parlava in passato, nelle vicinanze del Colosseo.
Se questo è il dramma dei dipendenti, sbattuti di fronte ad una scelta in modo così repentino, è giusto mettere in luce quelli che saranno i contraccolpi che subiranno i clienti (e lo farò attraverso una mia esperienza appena subita).
Quando un call-center viene gestito da altre società, che fanno solitamente contratti precari e paghe da fame, la qualità del servizio non può che cadere in un baratro (da cui -tra le altre cose- quello di Wind già proveniva e in cui sono finite altre società mobili italiane).
E se questo è il futuro che si prospetta, io vi racconto il presente. Dopo un'offerta di passaggio di ADSL sulla mia utenza, la portante dati è caduta. In 15 giorni di tentativi di chiamata all'assistenza tecnica all'155, ne ho subite di tutti i colori:
- escludiamo le chiamate di attesa a vuoto, mediamente di 22 minuti, ma che hanno raggiunto per me i 54 minuti di musica ripetitiva, intervallate da chiamate che finivano con "Non ci sono operatori disponibili"
- ogni operatore che mi rispondeva si stupiva dell'accaduto e apriva segnalazione, invitandomi a richiamare dopo 48 ore se nulla fosse accaduto. Non è mai successo che uno mi abbia detto "ne vedo già una aperta da un mio collega", cosa invece possibile.
- molti dopo aver attivato la conversazione restavano in inesorabile silenzio, mentre sotto si sentivano i colleghi vicini parlare (il metodo principe di coloro che vogliono apparire occupati al capo reparto, ma che in realtà preferiscono riposarsi qualche minuto)
- un paio mi hanno fatto spiegare in modo scarno l'accaduto, mettendomi poi in attesa per qualche fantomatico controllo. Mi pare superfluo dire che dall'attesa non tornavano, ma lasciavano che la linea cadesse dopo circa 20 minuti
Per concludere, la situazione che stanno vivendo alcuni dipendenti all'interno dell'azienda è particolarmente grave (la vicenda può essere seguita da qui), ma Wind deve rimettere mano non tanto all'organizzazione logistica dei propri dipendenti, ma alla vera e propria struttura su cui poggia una azienda seria: l'assistenza.
Con il senno di poi, il Codacons ha pienamente ragione.
Saltando comunicati stampa e commenti, i fatti sono questi: Wind aveva annunciato tempo addietro che avrebbe riorganizzato l'assetto societario, riducendo in modo civile il personale. Arriva ora la pillola amara: 275 addetti al call center di Milano Sesto San Giovanni (e permettetemi di dire che credo sia quello che funzioni meglio) verranno esternalizzati. Questa parola è un modo carino per non dire licenziati; chiaramente, chiedere ad una persona -magari con famiglia e figli- di spostarsi di 600-700km per un lavoro si può tranquillamente equiparare ad un licenziamento.
Dal 1 marzo 2007 dovrebbe essere dismesso non solo lo storico call-center di Sesto San Giovanni, ma pure la gestione della rete radiomobile di Milano (per tutto il nord Italia). Tutto questo verrà trasferito a Roma, probabilmente nel nuovo quartier generale di cui si parlava in passato, nelle vicinanze del Colosseo.
Se questo è il dramma dei dipendenti, sbattuti di fronte ad una scelta in modo così repentino, è giusto mettere in luce quelli che saranno i contraccolpi che subiranno i clienti (e lo farò attraverso una mia esperienza appena subita).
Quando un call-center viene gestito da altre società, che fanno solitamente contratti precari e paghe da fame, la qualità del servizio non può che cadere in un baratro (da cui -tra le altre cose- quello di Wind già proveniva e in cui sono finite altre società mobili italiane).
E se questo è il futuro che si prospetta, io vi racconto il presente. Dopo un'offerta di passaggio di ADSL sulla mia utenza, la portante dati è caduta. In 15 giorni di tentativi di chiamata all'assistenza tecnica all'155, ne ho subite di tutti i colori:
- escludiamo le chiamate di attesa a vuoto, mediamente di 22 minuti, ma che hanno raggiunto per me i 54 minuti di musica ripetitiva, intervallate da chiamate che finivano con "Non ci sono operatori disponibili"
- ogni operatore che mi rispondeva si stupiva dell'accaduto e apriva segnalazione, invitandomi a richiamare dopo 48 ore se nulla fosse accaduto. Non è mai successo che uno mi abbia detto "ne vedo già una aperta da un mio collega", cosa invece possibile.
- molti dopo aver attivato la conversazione restavano in inesorabile silenzio, mentre sotto si sentivano i colleghi vicini parlare (il metodo principe di coloro che vogliono apparire occupati al capo reparto, ma che in realtà preferiscono riposarsi qualche minuto)
- un paio mi hanno fatto spiegare in modo scarno l'accaduto, mettendomi poi in attesa per qualche fantomatico controllo. Mi pare superfluo dire che dall'attesa non tornavano, ma lasciavano che la linea cadesse dopo circa 20 minuti
Per concludere, la situazione che stanno vivendo alcuni dipendenti all'interno dell'azienda è particolarmente grave (la vicenda può essere seguita da qui), ma Wind deve rimettere mano non tanto all'organizzazione logistica dei propri dipendenti, ma alla vera e propria struttura su cui poggia una azienda seria: l'assistenza.
Con il senno di poi, il Codacons ha pienamente ragione.
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9.1.07
Roma. Licenziate 10 operatrici del CPA
da E POLIS del 4 gennaio 2006
Licenziate, senza nessun preavviso. Si è annunciato così il 2007 per dieci impiegate nel Centro di Prima Accoglienza di Roma, l’unico del Lazio, situato presso gli uffici del Centro Giustizia Minorile e dell’U.S.S.M. (Servizi Sociali). Si tratta di dipendenti a contratto determinato della cooperativa “Tartaruga Verde”, che hanno ricevuto per fax il 29 dicembre una lettera di licenziamento nonostante la proroga del servizio di appalto, fino a marzo 2007, il tempo necessario per indire una nuova gara. La denuncia è del sindacato RdB-CUB, che ha seguito le lavoratrici nella fase precedente il licenziamento, quando il sindacato è intervenuto a fine novembre presso l’amministrazione giudiziaria per sottolineare la mancata tutela di alcuni diritti e migliorare le loro condizioni di lavoro. Le operatrici sono a contatto con minori arrestati o fermati in attesa di processo. «I CPA - spiega Pio Congi di RdB CUB - ospitano, fino all’udienza di convalida, i minori arrestati o fermati e quelli per cui non è stato possibile l’accompagnamento presso l’abitazione familiare, che possono rimanere a disposizione dell’autorità giudiziaria (Procuratore minorile, PM, GIP) fino a 4 giorni (96 ore)». ■E.L.
Licenziate, senza nessun preavviso. Si è annunciato così il 2007 per dieci impiegate nel Centro di Prima Accoglienza di Roma, l’unico del Lazio, situato presso gli uffici del Centro Giustizia Minorile e dell’U.S.S.M. (Servizi Sociali). Si tratta di dipendenti a contratto determinato della cooperativa “Tartaruga Verde”, che hanno ricevuto per fax il 29 dicembre una lettera di licenziamento nonostante la proroga del servizio di appalto, fino a marzo 2007, il tempo necessario per indire una nuova gara. La denuncia è del sindacato RdB-CUB, che ha seguito le lavoratrici nella fase precedente il licenziamento, quando il sindacato è intervenuto a fine novembre presso l’amministrazione giudiziaria per sottolineare la mancata tutela di alcuni diritti e migliorare le loro condizioni di lavoro. Le operatrici sono a contatto con minori arrestati o fermati in attesa di processo. «I CPA - spiega Pio Congi di RdB CUB - ospitano, fino all’udienza di convalida, i minori arrestati o fermati e quelli per cui non è stato possibile l’accompagnamento presso l’abitazione familiare, che possono rimanere a disposizione dell’autorità giudiziaria (Procuratore minorile, PM, GIP) fino a 4 giorni (96 ore)». ■E.L.
15.12.06
Busto Arsizio - Precari "silurati", presidio all'ingresso dell'ospedale
Protesta contro i mancati rinnovi di vari contratti, e una situzione chiaramente insostenibile
Lasciati a casa dall'azienda ospedaliera, i precari protestano di fronte all'ospedale di Busto. Questa mattina una ventina di manifestanti aderenti al Coordinamento precari RdB/Cub si sono riuniti all'ingresso principale del nosocomio bustese, "armati" di volantini e cartelli, per protestatre contro una situazione non più sostenibile, che vede le vite di centinaia di lavoratori (circa 3000 fra Busto, Saronno e Tradate) e delle loro famiglie appese a rinnovi di contratti anche di soli sei mesi. Rinnovi che spesso non arrivano, con conseguenze intuibili: persone senza lavoro, e spesso in età tale da essere già considerate "vecchie" per il moderno mercato degli schiavi. Una delegazione si è recata dal direttore amministrativo dell'azienda ospedaliera per perorare la causa dei rinnovi contrattuali.
«Lavoro subito, lavoro per tutti, solidarietà», «Non siamo lavoratori di serie B», «Date un futuro a noi e alle nostre famiglie»: questi gli slogan che si disperdevano nell'aria, gelida quanto l'indifferenza dei passanti, che forse avevano ben altri problemi a cui pensare.
Non mancano vicende personali non facili fra queste "mozzarelle in scadenza", come sono stati definiti i precari dell'ospedale. Gaetana C. , ausiliaria a Saronno, è vedova ed ha due figli minorenni: anche lei è stata lasciata "a piedi". «Noi ci proviamo, lottiamo, ma se nessuno ci viene incontro e ci aiuta...» Antonietta P. invece era addetta, sempre come ausiliaria, alle cucine dell'ospedale di Busto, uno dei reaprti in cui maggiore è il ricorso ad esternalizzazioni. Anche per lei, contratto scaduto e non rinnovato: a casa col marito, pure lui al momento disoccupato. «Noi precari occupiamo posti che un tempo erano affidati a lavoratori a tempo indeterminato» raccontano i manifestanti. «C'è un turnover continuo di personale precario in tutti gli enti ospedalieri lombardi, non certo solo in questa azienda. Grazie ai "tetti" sulle assunzioni voluti dalla regione, le uniche persone cui si fanno contratti a tempo indeterminato sono gli infermieri professionali» riferisce Ivana Graglia; per gli altri, il lavoro oggi c'è, domani chissà. «Si appaltano ad esterni sempre più lavori, non più solo le cucine, oggi eprsino le vaccinazioni antinfluenzali vengono "esternalizzate" ai singoli medici, pagandoli e gonfiando ancora le spese delle aziende sanitarie..» che poi si rivalgono sui soliti noti, quelli che lo stipendio oggi lo incassano, domani chissà.
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8.12.06
Gruppo Cos-Finsiel, licenziamenti e Brasile
Gruppo Cos-Finsiel, licenziamenti e Brasile
Sono in vista 400 licenziamenti. Si prepara uno sciopero nazionale dei call center del gruppo, che intanto si espande in Brasile.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 08-12-2006]
Otto ore di sciopero promosso dalle Rsu e dai sindacati dei metalmeccanici di Finsiel, la più grande azienda informatica del Paese, che dopo la fusione con i call center Cos di patron Tripi (l'azionista di maggioranza di Atesia) formano Almaviva.
In ballo c'è la ristrutturazione di Finsiel e degli uffici amministrativi di Almaviva che prevede 400 esuberi e il futuro del gruppo. La Telecom Italia di Tronchetti Provera dismettendo Finsiel ha privilegiato una soluzione italiana ma Cos non ha dimostrato di avere, per ora, la cultura per gestire un'azienda informatica molto diversa da un call center e i mezzi finanziari per rilanciarla se pensiamo che, al momento dell'acquisto, Cos fatturava un terzo di quello che fatturava Finsiel.
Sul settore dei call center, se Tripi ha bloccato con un'azione giudiziaria l'assunzione dei precari di Atesia, a rischio oggi ci sono gli operatori dell'892021, il call center delle Ferrovie dello Stato, gestito da una società partecipata dalle Ferrovie stesse, dalla Tsf e dalla Cos.
Le Ferrovie vogliono bandire una nuova gara per la gestione del call center e se dovesse saltare l'appalto per la Cos sono centinaia di posti di lavoro a saltare.
Anche a Palermo Cos licenzia una parte dei lavoratori che gestivano in outsourcing il call center del 190 di Vodafone. I sindacati pensano a un imminente sciopero generale nazionale dei call center Cos.
Intanto però Tripi, se in Italia licenzia, assume in Brasile: 600 posti di lavoro a Belo Horizonte nel primo call center, aperto in questi giorni, della Cos brasiliana, con l'obbiettivo di raggiungere i 6000 operatori nel 2008, gestendo le chiamate di Tim Brasil (che però potrebbe essere venduta) come in Italia dove Cos gestisce le chiamate di Tim e Telecom Italia.
Pier Luigi Tolardo
Sono in vista 400 licenziamenti. Si prepara uno sciopero nazionale dei call center del gruppo, che intanto si espande in Brasile.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 08-12-2006]
Otto ore di sciopero promosso dalle Rsu e dai sindacati dei metalmeccanici di Finsiel, la più grande azienda informatica del Paese, che dopo la fusione con i call center Cos di patron Tripi (l'azionista di maggioranza di Atesia) formano Almaviva.
In ballo c'è la ristrutturazione di Finsiel e degli uffici amministrativi di Almaviva che prevede 400 esuberi e il futuro del gruppo. La Telecom Italia di Tronchetti Provera dismettendo Finsiel ha privilegiato una soluzione italiana ma Cos non ha dimostrato di avere, per ora, la cultura per gestire un'azienda informatica molto diversa da un call center e i mezzi finanziari per rilanciarla se pensiamo che, al momento dell'acquisto, Cos fatturava un terzo di quello che fatturava Finsiel.
Sul settore dei call center, se Tripi ha bloccato con un'azione giudiziaria l'assunzione dei precari di Atesia, a rischio oggi ci sono gli operatori dell'892021, il call center delle Ferrovie dello Stato, gestito da una società partecipata dalle Ferrovie stesse, dalla Tsf e dalla Cos.
Le Ferrovie vogliono bandire una nuova gara per la gestione del call center e se dovesse saltare l'appalto per la Cos sono centinaia di posti di lavoro a saltare.
Anche a Palermo Cos licenzia una parte dei lavoratori che gestivano in outsourcing il call center del 190 di Vodafone. I sindacati pensano a un imminente sciopero generale nazionale dei call center Cos.
Intanto però Tripi, se in Italia licenzia, assume in Brasile: 600 posti di lavoro a Belo Horizonte nel primo call center, aperto in questi giorni, della Cos brasiliana, con l'obbiettivo di raggiungere i 6000 operatori nel 2008, gestendo le chiamate di Tim Brasil (che però potrebbe essere venduta) come in Italia dove Cos gestisce le chiamate di Tim e Telecom Italia.
Pier Luigi Tolardo
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