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6.6.08

RAI: accordo sui precari

TELEVISIONE

RAI, ACCORDO SUI PRECARI.
CAPPON: «SODDISFATTO»
«Dare un futuro certo ai precari Rai è una soddisfazione prima di tutto per l’Azienda. L’aver raggiunto, nell’arco di pochi giorni, due accordi fondamentali con i lavoratori che da tempo collaborano con la Rai (il riferimento è all'accordo firmato con il sindacato giornalisti, ndr) è il risultato migliore che potessimo ottenere in chiusura di mandato ed è un risultato frutto di una strategia attuata sin dall’inizio con determinazione, correttezza e trasparenza».

«Dare un futuro certo ai precari Rai è una soddisfazione prima di tutto per l’Azienda. L’aver raggiunto, nell’arco di pochi giorni, due accordi fondamentali con i lavoratori che da tempo collaborano con la Rai è il risultato migliore che potessimo ottenere in chiusura di mandato ed è un risultato frutto di una strategia attuata sin dall’inizio con determinazione, correttezza e trasparenza».
É soddisfatto Claudio Cappon, direttore generale della Rai, per l’intesa raggiunta con i sindacati per la stabilizzazione dei lavoratori precari, intesa che giunge a due settimane da quella analoga siglata con le rappresentanze sindacali dei giornalisti. «Sin dall’inizio, il mio obiettivo è stato quello di cessare con la "fabbrica" dei precari, di non illudere nessuno, di essere chiaro con tutti: per questo, da quando sono arrivato, ho chiesto che venissero bloccati i cosiddetti primi utilizzi, quei contratti che andavano solo ad ampliare la platea dei precari, giornalisti e non. Abbiamo chiuso il "rubinetto" che alimentava un sistema destinato a crollare per la sua insostenibilità. Da oggi chi lavora per la Rai, anche a tempo determinato, ha un percorso professionale tracciato e definito e anche l’Azienda sa esattamente ciò a cui andrà incontro in termini di organico», ha aggiunto Cappon. Il Direttore Generale rivendica i due accordi siglati e «il primo concorso per neolaureati tenuto nel 2007 in Rai dopo 10 anni». «Da oggi la Rai è una casa più trasparente, più corretta con i suoi lavoratori e con chi paga il canone. E questo, lasciatemelo dire, grazie anche e soprattutto all’impegno della Direzione Risorse Umane che ha lavorato duramente e coerentemente su un progetto condiviso con la Direzione Generale sin dal primo momento», ha concluso Cappon.

29.5.08

Precari, sempre precari…

Se ne parla da così tanto tempo che qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che i precari siano nati con la stessa Rai. Non è proprio così ma la situazione, dopo anni, è lontana dall’essere risolta.

Rimane in sospeso (chissà fino a quando) l’infinita questione dei precari Rai. Stiamo parlando di almeno 1.500 lavoratori dei quali la Tv di Stato ha bisogno per realizzare i suoi programmi, nonostante l’enorme “battaglione” di dipendenti a contratto, ben 13.000 circa. I rinnovi contrattuali dei precari Rai ora sono a rischio (ironia della sorte) a causa della nuova legge del Welfare che, tentando di regolarizzare proprio i precari, prevede che i lavoratori siano assunti a titolo definitivo dopo 36 mesi di contratti a termine. Dopo i 36 mesi può esserci solo un ultimo contratto a termine (con accordo delle parti), poi l’assunzione.

Secondo i calcoli effettuati, la Rai dovrebbe iniziare ad assumere, applicando la legge, da aprile 2009 all’incirca 1185 lavoratori tra quadri, impiegati e operai che hanno raggiunto i 36 mesi di contratto a termine. Altri 416 dovrebbero raggiungere la meta nella primavera del 2009.
Una situazione intricata e dall’esito incerto, perché a quel punto l’azienda tende a non rinnovare i contratti dei precari, per non doverli assumere, provocando ‘terrore’ in questi ultimi, che magari lavorano per la Rai (e lavorano sul serio) da molti anni. La Rai ha bisogno dei precari per realizzare quotidianamente i suoi programmi ma non può “permettersi di assumerli”, quindi tende al “congelamento” dei contratti o a dare spazio ad altri precari; del resto, senza questi lavoratori (e anche la loro esperienza’!) molti programmi sono a rischio (e questo nonostante le molte migliaia di dipendenti ricordate prima).

Un primo risultato è invece stato raggiunto per i giornalisti, che possono probabilmente contare su un sindacato più forte. La Rai in questo caso è addivenuta ad accordi impegnandosi ad assumere in via definitiva circa 160 redattori che fino ad ora hanno avuto contratti a termine; ma le assunzioni saranno graduali e si concluderanno nel 2013. Nel frattempo i 160 avranno ancora dei contratti a termine.

Per gli altri precari, nonostante l’incontro dei rappresentanti Rai con i sindacati la soluzione è ancora in stallo. Se ne riparlerà a breve.

7.6.07

La precaria RAI

di Betta Bertozzi

Sono giorni duri, in Rai. Oltre alla solita paralisi del Consiglio d’Amministrazione, oltre alle attese sul caso Petroni, oltre al disagio per i sommovimenti governativi, in Rai anche fare le cose più semplici è diventata un’impresa. Entrare, per esempio, non è così semplice come si potrebbe pensare. Alla chetichella, non attesi e invitati solo ai piani alti per una pacifica riunione di routine, i radicali hanno deciso che, in fondo, il palazzo del cavallo non è poi tanto male, e si sono installati in alcune stanze del palazzo. Protestare contro la pena di morte, essere contrari alla sua applicazione in troppi Paesi, voler attirare l’attenzione delle nazioni Unite sull’argomento, non è affatto una cattiva idea. Ma farlo impedendo agli altri di lavorare, costringendo chiunque volesse entrare in Rai a lunghe file per l’accredito e poi a lunghe attese, per essere raccattati dalle persone con le quali si aveva un colloquio, si trattasse pure del Direttore Generale, non è sembrato utile alla causa. Finalmente, ogni sospetto di raccomandazione è caduto nel vuoto. Molto democraticamente, si attende tutti nell’atrio, a poca distanza dal giardino zen, che qualcuno passi a prelevarti.

Ed è così per tutti. Per il grande produttore che deve piazzare una fiction, come per il neolaureato che cerca un posto, precario, di lavoro. Il tesserino blu, quello con la farfallina e il nome del dipendente da incontrare, sono stati la nuova livella di questi giorni. O, forse, solo l’ultimo approdo di una incapacità di farsi ascoltare, di una impossibilità di farsi capire che paralizza l’azienda.

La Rai è un’ottima madre di precari. Una matrigna, a tratti. In Rai è entrato di tutto, negli anni buoni delle raccomandazioni Politiche, quelle serie. Bastava essere un po’ indecisi sul proprio futuro, magari dotati di una laurea in lettere classiche con specializzazione non spendibile e si poteva procedere alla ricerca del padrino. Il Padrino, il Postulatore della causa, avrebbe chiamato Chisapevalui dentro al palazzo del cavallo e il gioco sarebbe stato fatto.

Si entrava, così, a lavorare per la più grande azienda di comunicazione del Paese. Per sopperire a questo danno, è cominciata l’esternalizzazione. Così adesso per lavorare con la Rai ti basta aver già lavorato con la Rai. Ti serve un Precedente, e non un Postulatore. Non bastano le scuole per autori, quella di Mediaset o quella della Rai, serve un Sacrificio. Serve accontentarsi per un pochino di un contrattino da pochi spiccioli, che ti verranno liquidati a babbo morto, perché quelli che in Rai ci sono entrati col Postulatore, spesso fanno i Burocrati, con la B maiuscola.

E allora un contrattino da due lire, magari quello di un bravo inviato che anticipa anche i soldi dei viaggi, è il passaporto per l’ingresso nel meraviglioso mondo del precariato televisivo, una sorta di limbo dove non incontrerai mai un dirigente, dove non capirai mai chi sia il tuo referente, un luogo dal quale l’Azienda ti sembrerà un grande, infinito, limaccioso pantano.

Eppure, di gente entrata senza raccomandazione, di frequentatori del tempio del Sacrificio, in Rai ce ne sono molti. Ce ne sono tanti. E sono quelli che in queste mattine, quelle in cui la pacifica ma guerrafondaia occupazione Radicale ha reso impossibile il lavoro, sono entrati a fatica, ma sono andati a lavorare. Sono andati a sedersi al loro posto, in una redazione, uno studio o un ufficio, anche senza sapere chi avrebbe firmato il loro stipendio a fine mese.

E non è bello saperlo dalle voci di corridoio, dall’aria che tira nel governo e dall’orientamento delle correnti di partito, se la tua azienda ci sarà ancora, l’anno prossimo. Non è bello essere precari nel proprio posto di lavoro a tempo indeterminato, senza sapere se fra una settimana, dieci giorni o un mese la tua sedia sarà occupata da altri, solo perché è cambiato un dirigente, solo perché il tuo gruppo di lavoro non esiste più, solo perché non hai occupato altro, se non la tua sedia, se non il posto che ti permette di portare soldi a casa.

Tutto questo è ancora meno bello se precario lo sei sul serio, se lavori a consulenza, e se il prossimo contratto te lo sudi facendo del tuo maledetto meglio, in un’Azienda in cui ignori i volti dei Dirigenti, i loro nomi, le loro mansioni. Il lavoro precario, la precarietà del posto di lavoro, sono la tomba dei desideri, sono la morte del futuro, sono un atto di guerra contro la forza lavoro di un Paese.
E così, mentre ci s’interroga sul futuro del Governo, in Rai dipendenti e precari si chiedono la stessa cosa, un mucciniano “che ne sarà di noi?”. Mentre piovono articoli sulla sorte dei Consiglieri, sulla loro indignazione per le conferenze stampa in trasferta del Direttore Generale, sulle opinioni di Fiorello sulla Guardia di Finanza, nessuno si chiede cosa diavolo abbiano in mente le persone che la Rai la fanno e la vivono, ogni giorno. Come si fa a trovare una motivazione seria, per uscire di casa e trascinarsi in un palazzo anche squallido, di un beige insipido, dove il lavoro è spesso un ripetitivo passaggio di carte, senza la richiesta di un apporto o un’opinione personali, perché non si sa se il Capo sarà lo stesso, nemmeno fra poche ore?

Il fatto che alla riunione degli Azionisti si sia presentato il solo Ministro delle Finanze non è forse, e prima di tutto, una mancanza di rispetto mostruosa nei confronti dei lavoratori? Alle 11.30 i Radicali hanno disoccupato la Rai, sono usciti com’erano entrati, alla chetichella. La fila è terminata, la situazione è tornata normale. Per tutti, ma non per chi in Rai lavora.

12.5.07

Rai, la ''selezione'' per nuove assunzioni è anticostituzionale

di www.unirai.org

“Alcune centinaia di lavoratori Rai appartenenti alla libera associazione UniRai (autori, registi, produttori esecutivi, programmisti, giornalisti, assistenti ai programmi dell’area editoriale) hanno manifestato di fronte alla sede di Viale Mazzini 14. Le ragioni della protesta che ha visto presenziare anche alcuni parlamentari tra cui la senatrice Tana De Zulueta, e’ quello che evidenzia lo sfascio del servizio pubblico e l’ingovernabilita’ (affatto momentanea ma sistematica da anni) che produce sulla pelle dei dipendenti interni e precari il calpestio dei piu’ elementari diritti di lavoratori, e verso gli utenti lo sperpero di denari dei contribuenti e lo scadimento generalizzato dei programmi radiotelevisivi.

Il presidente Petruccioli che si e’ fermato alcuni minuti tra i dipendenti del sit in, ha evidenziato come alcune importanti ma inquietanti e contraddittorie decisioni dell’azienda non fossero di sua conoscenza. Petruccioli ha ammesso candidamente di “non sapere assolutamente nulla” -per esempio- della “selezione” per nuove assunzioni indetta e pubblicizzata nei giorni scorsi dalla Rai. “Selezione” che oltre a fare carta straccia di recentissimi accordi coi sindacati, secondo noi (ed i nostri legali) e’ anticostituzionale e mortifica e lede la dignita’ e i diritti di centinaia di colleghi professionisti che dopo il precariato (anche da 25 anni) speravano in una assunzione promessa piu’ volte dall’azienda. Cosi’ come le altre centinaia di colleghi reintegrati dopo aver vinto una causa di lavoro (oltre 160 all’anno), che sono sottoutilizzati, sottopagati (1100 euro al mese) quando non mobbizzati e costretti a buttare a mare quella professionalita’ che anche la Rai negli anni ha contribuito a formare.

Chiediamo quindi all’azienda nelle veste del direttore generale Cappon (che oggi ha preferito non riceverci), dello stesso presidente Petruccioli che dovrebbe essere meglio informato su cio’ che accade sulla pelle dei propri dipendenti, al Cda tutto (anche i consiglieri inquisiti dalla magistratura a cui per il bene della Rai e del Paese chiediamo irrevocabili dimissioni) e alla societa’ civile che ha interesse nel salvare il servizio pubblico, di farsi portavoce delle nostre rivendicazioni e revocare immediatamente la “selezione”, nuovo ed elegante metodo di lottizzazione sulla pelle dei lavoratori.

Se questo non accadra’ e se sugli altri nodi scoperti che denunceremo presto alla commissione di Vigilanza non ci saranno interventi urgenti e risolutori, annunceremo presto nuove iniziative.

30.4.07

Licenziata Tiziana Boari: quando la Rai utilizza pesi e misure diverse!

di Senza Bavaglio

E´ la prima volta che accade in ambito RAI. Tiziana Boari, giornalista, già collaboratrice di Limes e del Manifesto, già addetto stampa per ONU e OSCE, approdata in RAI nel 1999 con contratti a tempo determinato dopo aver messo piede a Saxa Rubra la prima volta in qualità di « ospite in studio » in una trasmissione radiofonica che parlava di Balcani (materia della quale è esperta riconosciuta ben oltre i confini nazionali), e dunque stretta nelle maglie del precariato forzato di Viale Mazzini, ha ricevuto una bella lettera di licenziamento (vedi sotto) a seguito del ricorso in appello della Rai contro la sentenza di primo grado che, nel giugno 2005, le ha riconosciuto il diritto all´assunzione a tempo indeterminato.

La Boari la conosciamo bene : per averla incontrata varie volte sul terreno di conflitti e perché è stata consigliere nazionale della FNSI dal 2001 al 2004.

La RAI dunque incassa la sua prima vittoria in appello e, prima ancora della pubblicazione delle motivazioni di una sentenza tanto inedita, mette alla porta la collega che ha utilizzato fino al giorno stesso nel turno notturno di Rainews24.

Questo malgrado una diffida ricevuta dall´avvocato Del Vecchio a estromettere dal posto di lavoro la collega sulla sola base del dispositivo (vedi art.431 c.p.c.) e nonostante la collega (che parla 4 lingue e gode di ampia stima professionale e personale in vari ambiti) sia altamente qualificata, abbia un curriculum al di sopra della media, che però - si sa
- purtroppo in RAI non ha peso.

Il direttore Corradino Mineo ha chiesto al direttore del personale Braccialarghe di tenerla nel suo organizo, vista la drammatica carenza di organico della testata. Ma non c'è stato verso: è scattata la vendetta.

Il sindacato dei giornalisti Rai, ha tentato di aprire una minima trattativa che è fallita sull'inaccettabilità dei termini proposti dalla RAI. Secondo l'azienda, il caso Boari, sulla pelle viva della collega, deve diventare d´esempio e monito per tutti quei precari che hanno deciso di far valere la giustizia e hanno fatto causa alla RAI o intendono farlo, per vedersi riconosciuto un diritto semplice: un posto di lavoro fisso a stipendio pieno.

Di fatto, la brutalità delle modalità di estromissione e lo stesso licenziamento rappresentano violazioni pesantissime del diritto e della decenza.

Ma che corte dei miracoli è questa RAI che reintegra con alta qualifica e stipendio l´ex direttore Meocci e lascia in brache di tela, a 1.600-2.000 euro al mese i professionisti che costringe al precariato?

Che RAI è quella che per dare una lezione, dimostrare che sa anche licenziare, sceglie goffamente come capro espiatorio il primo caso disponibile, la persona meno adatta, una collega che ha servito il paese in missioni internazionali, è entrata per merito ed ha avuto cariche sindacali a livello nazionale?

Non ci si rifa la verginità sulla pelle di una persona, estromettendola, come nel caso Boari, senza probabilmente neanche rispettare i termini di legge. E´ immorale, indecente, ingiusto e non chiede ma urla vendetta.