31.12.07

Le proteste dei lavoratori precari del Comune di Firenze

29/12/2007 - Tensione in Palazzo Vecchio a Firenze, dove i dipendenti del Comune protestano per la situazione di precariato che riguarda i loro contratti che nel 2008 prevedono un ulteriore indebolimento.

Dure le critiche, oltre che al sindaco Leonardo Domenici, accusato dai sindacati di comportarsi da squalo, alla Finanziaria che, scritta male, rischia di vanificare le poche possibilita' che restano per garantire stabilita' lavorativa e continuita' della gestione diretta dei servizi. Le proteste riguardano soprattutto la scelta di esternalizzare i servizi, di privatizzare a danno di una riduzione dei diritti, delle condizioni di lavoro e della retribuzione. Sul fronte della riduzione della qualita' dei servizi si parla di un meccanismo perverso delle gare al ribasso, della formazione, della sicurezza sul lavoro. Si chiede il rinnovo dei contratti e non nuovi contratti piu' svantaggiosi, si combatte contro l'eterna precarieta' mascherata: ad ogni cambio di appalto, infatti, anche per i lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle cooperative o dalle imprese, verrebbe compromessa la continuita' lavorativa.

22.12.07

Perugia - Lavoratori in scadenza

YouTube - Lavoratori in scadenza
I lavoratori precari della Provincia di Perugia incontrano l'assessore al personale e chiedono garanzie e sicurezza per il proprio futuro

4.12.07

Call Center - I precari in sciopero

Torino, Lingotto. Interinali, co.co.pro., ormai i nuovi contratti di lavoro hanno tutti la stessa natura, la precarietà. Questa mattina hanno protestato con uno sciopero i "dipendenti" a tempo determinato della società Telegate, l'azienda dei servizi 89.24.24, di pagine gialle, e 1240, di pagine bianche. I motivi sono molteplici e vanno dallo stipendio troppo basso (5-600 euro al mese) all'insicurezza lavorativa, passando per le preoccupazioni di un futuro incerto.
Il problema è che ci sono, si, leggi che "tutelano" i lavoratori come ad esempio l'obbligo, da parte dell'impresa, ad assumere lavoratori che prestano servizio per più di un tot di tempo (in genere due anni), oppure per coloro che "subiscono" un certo numero di proroghe consecutive... ma, purtroppo, i "datori di lavoro" hanno anche scoperto l'escamotage per aggirare l'ostacolo dell'obbligo d'assunzione. Infatti, basta che ogni tot mesi il contratto venga modificato, oppure che dopo un tot di rinnovi si interrompa il rapporto di lavoro per una quindicina di giorni per poi ricominciare da zero, dove zero tende a infinito... o, ancora, basta far firmare al dipendente un documento dove dichiara le proprie dimissioni, con la promessa di essere nuovamente assunto con contratti "nuovi", ben più convenienti agli imprenditori. Un circolo vizioso che colpisce molti giovani e non più tanto giovani; un meccanismo perverso che spesso colpisce soprattutto le donne, costrette a rimandare il progetto di formare una famiglia, avere dei figli (una donna co.co.pro, per contratto, può essere esclusa dall'impiego in qualsiasi momento, senza preavviso e senza motivazione, a discrezione dell'azienda); un comportamento aziendale verso il quale il governo chiude un occhio, se non tutti e due...

03 / 12 / 2007

Articolo tratto da:
http://www.ecoditorino.org

30.11.07

Caccia al precario... peggiore

Caccia al precario... peggiore

La notizia è riportata dal Corriere della Sera: in Spagna hanno indetto un concorso per eleggere il peggior... ops, il miglio precario.

Vincerà il precario che guadagna meno, ha il contratto più breve e alle peggiori condizioni.
Ovviamente, trattandosi di precari, non si vince nulla (o quasi): una copia dello Statuto dei lavoratori, un’immagine di San Precario “patrono della temporaneità e martire della fine del mese”, e un pacco di libri del valore di 60 euro.

E noi italiani siamo da meno? Vogliamo raccontare la realtà lavorativa di chi deve barcamenarsi con la provvisorietà di un lavoro precario?
Chi vuole raccontare la sua esperienza (attuale o passata) da precario può scrivere un commento qui sotto, o mandare una e-mail (dalMondo.info @ gmail.com).

Tanto, partecipare non costa nulla, e non si vince nulla (però possiamo fare una bella fotografia del lavoro precario in Italia!)

26.11.07

Le Giornate Militari secondo i Precari Esistenziali

E' stata una sei giorni di dibattiti, proiezioni, conferenze, ma anche sei giorni in cui la polizia, secondo il Coordinamento, ha usato metodi di forza nei confronti degli oppositori che, nel contesto delle Giornate dell'esercito, dimostrano quanto l'uso della violenza sia la logica della nostra società.


LUGANO - Oggi il Comitato Precari Esistenziali (CPE) ha indetto una conferenza stampa per presentare un bilancio delle Giornate dell'Esercito che hanno avuto come gran finale la parata di mezzi e uomini delle forze armate svizzere.

A raccontarci come è andata è il portavoce del Comitato che parla di una sei giorni antimilitarista in cui sono molte le persone, anche non legate strettamente ai circoli antagonisti, che hanno partecipato alle serate dibattito organizzate al Centro Sociale Autogestito "Il Molino". Ma non solo. Proiezioni, conferenze, riflessioni sulle conseguenze che inevitabilmente portano ogni conflitto, hanno trovato spazio in una Lugano che osservava il via vai di mezzi militari e di uomini in divisa. I dispositivi di controllo della polizia comunque hanno preso di mira venerdì sera dei conferenzieri intervenuti al "Molino" per parlare della situazione delle basi militari in Italia: "La polizia ha fermato e perquisito per più di un'ora i conferenzieri con pretesti molto discutibili: dapprima hanno accampato la scusa di avere dato un passaggio a uno spacciatore del Luganese, poi hanno addirittura detto che, essendo italiani, per loro le Giornate dell'Esercito erano proibite".

Ma che cosa è il CPE? Il Cpe è il coordinamento in cui affluiscono tutta una serie di associazione e collettivi che vanno dai partiti politici (come per esempio il Partito Comunista o i Giovani dell'MPS) alle associazioni anarchiche e terzomondiste come per esempio il Circolo Vanza e il Movimento dei Senza Voce.

Ai dibattiti il Coordinamento è anche sceso per le piazze e per le strade. Ed è in queste occasioni che la loro presenza ha destato a volte alcuni episodi di intolleranza: "Sabato davanti all'entrata del padiglione Conza una fotografa francese che stava lavorando per un reportage riguardante i Clown Army è stata ferita da una ginocchiata di un militare". Il clown army, sostenitori goliardici dell'antiguerra, volevano entrare sulla passarella durante la sfilata di moda che si è tenuta al padiglione Conza sabato mattina.

A questo episodio si aggiungono i fatti accaduti ieri in cui poliziotti hanno usato le maniere forti per disperdere una manifestazione sarcastica dei Clown Army. Non è piaciuto sia il tentativo di disturbo alla parata, sia "l'inchino all'incontrario" al quale i poliziotti hanno risposto con la violenza.
"E' vero - ammette il portavoce del CPE - l'azione di disturbo è stata sarcastica, ma è stata svolta all'insegna della pace". I militari si sono calati i pantaloni mostrando il proprio posteriore - continua il portavoce - un atto ironico, non c'era nulla di male e di violento".

Quel tipo di saluto ha scatenato la reazione della polizia che ha caricato i manifestanti. Secondo il portavoce del CPE la carica della polizia è stata sproporzionata, anche perché non vi è stato nessun preavviso: "La polizia è uscita dalle file all'improvviso caricando violentemente i clown e altre persone. Nessuno si aspettava una reazione di queste dimensioni. Un cameraman ha perfino riportato una frattura al braccio. altre persone sono state coinvolte e una decina di persone sono rimaste ferite".

p.d'a.

6.11.07

7/11: conferenza stampa sullo sciopero generale

COMUNICATO STAMPA

CONFERENZA STAMPA


SCIOPERO GENERALE DEL SINDACALISMO DI BASE



Roma, mercoledì 7 novembre, ore 11.30

Sala della Provincia

Piazza Giuseppe Gioacchino Belli n. 11





Le organizzazioni sindacali di base - CUB Confederazione Unitaria di Base, Confederazione Cobas e SdL Intercategoriale - insieme ai movimenti sociali che hanno promosso la generalizzazione dello sciopero nazionale di 24 ore proclamato per il 9 novembre prossimo, indicono una conferenza stampa per illustrare le ragioni dell’imminente mobilitazione.



Intervengono:

Pierpaolo Leonardi – CUB

Piero Bernocchi – Conf. COBAS

Fabrizio Tomaselli – SdL

Esponenti di Acrobax, Action e Global Project



Roma, 5 novembre 2007

Prima bamboccioni, ora persino "illegali"

COMUNICATO STAMPA

PRIMA BAMBOCCIONI, ORA PERSINO “ILLEGALI”:

I PRECARI PUBBLICI RISPONDERANNO CON LO SCIOPERO AGLI ATTACCHI

CONTRO LA STABILIZZAZIONE


“Prima fannulloni, poi bamboccioni, ora persino “illegali”: non sono accettabili le dichiarazioni di Nicola Rossi, apparse oggi sul Corriere della sera, in cui la stabilizzazione dei precari viene configurata come un licenziamento dello stato di diritto”, dichiara Carmela Bovino delle RdB-CUB.



“Senza dati alla mano e con il classico metodo di chi vuole creare le lotte tra poveri che lascino in pace i potenti, Rossi fa finta di non sapere che i precari nelle pubbliche amministrazioni sono lavoratori sfruttati e ricattati. Si nasconde volutamente - prosegue Bovino - che i contratti di tipo flessibile sono stati usati in questi anni per coprire forti carenze di organico, nascondere nei bilanci pubblici sotto la voce “servizi” quello che di fatto è una “spesa del personale”, ed avere a disposizione lavoratori qualificati e sempre disponibili per il continuo ricatto del mancato rinnovo dei contratti”.



“Inoltre un precario che ha un contratto fintamente interinale o parasubordinato per conto di un’Amministrazione Pubblica in Italia non può giustizia proprio in virtù di una legge dello Stato (il D.lgs n. 165/01, Art. 36, Comma 2), che fa salve le Pubbliche Amministrazioni dal dover convertire a tempo indeterminato i contratti precari stipulati in violazione delle norme”, precisa ancora Bonvino. “Infine moltissimi lavoratori precari sono stati avviati nelle pubbliche amministrazioni secondo procedure concorsuali, ed il ricorso alle agenzie interinali è stato consentito proprio dalle leggi Treu e 30, che le RdB-CUB non hanno mai accettato, e che invece Rossi difende a spada tratta”.



“La risposta più adeguata a chi è contro la stabilizzazione verrà il 9 novembre dalle piazze di tutta Italia, quando in occasione dello sciopero generale, proclamato dal sindacalismo di base, i precari della Pubblica Amministrazione affermeranno con forza che uno Stato può dirsi veramente “di diritto” se garantisce il diritto al lavoro ed il diritto al reddito per chi un lavoro non ce l’ha”, conclude l’esponente RdB-CUB.



Roma, 5 novembre 2007

4 Novembre. Iniziate presso la sede Ikea Anagnina le riprese del Film documentario

"La Scommessa dei Bamboccioni: esci di casa se ci riesci":
spronati dalle dichiarazioni del ministro Padoa Schioppa alcuni bamboccioni si sono messi insieme per andare via di casa.

Una produzione Vida Loca.

La prima scommessa non ha avuto successo.
Ma i bamboccioni non si sono certo afflitti e non si fermeranno finchè non riusciranno ad andare via di casa Le proveranno tutte.
Partecipa alla sfida o seguila sul sito.
Intanto per far sentire la loro voce parteciperanno allo sciopero generalizzato del 9 Novembre. Appuntamento dunque venerdi 9 Novembre alle ore 10 alla facoltà di lettere di Roma Tre.
Se Roma è precaria...vivi la Vida Loca!
www.romaprecaria.org
FOTO

San Precario partecipa allo sciopero generalizzato del 9 novembre.

Chiama a raccolta i devoti (laici), insieme al sindacalismo di base, per ribadire ancora una volta la necessità di superare la condizione di precarietà, forma generalizzata del lavoro contemporaneo. Lo sciopero del 9 novembre non sarà uno sciopero "normale" ma piuttosto manifestazione concreta e immaginifica di un nuovo modo di comunicare e creare conflitto.

Un nuovo modo di comunicare perché durante la giornata del 9 si materializzerà e verrà diffuso gratuitamente il n. 4 di City of Gods, la "free, free press dei precari e delle precarie", giornale sofisticato e popolare a un tempo, in cui i precari e le precarie prendono parola per affermare che:

· l'accordo del 23 luglio è l'ennesimo pacco: a parole parla di welfare, ma di fatto concede sconti sullo straordinario, favorisce la contrattazione integrativa a scapito di quella collettiva, fa finta di occuparsi di pensionati e disoccupati, ma nulla dice di coloro che, pur lavorando, hanno reddito intermittente e non riescono ad arrivare a fine mese;

· la vera sicurezza è quella sociale. Le politiche sicuritarie sono la versione moderna della disciplina del lavoro e della vita, oggi tese a colpire un gruppo di migranti, ma domani (e già oggi) finalizzate a creare repressione preventiva per tutti noi;

· è necessaria una nuova politica di welfare. La sicurezza si ottiene garantendo continuità di reddito, salari decenti, rispetto dell'eco-sistema e libero accesso ai beni comuni, dalla casa, alla formazione, alla mobilità, al credito, alla conoscenza.

Lo diciamo chiaramente. Il Santo è nervoso, soprattutto se viene evocato a sproposito da questo governo. "Prodi chiede aiuto a San Precario" scrive l'Espresso del 1 Novembre. "Non deliriamo con certe richieste, Romano Prodi", risponde il Santo, "io non ti riconosco. In ogni caso, d'un colpo hai deluso ogni speranza". Un grido d'indignazione che si trasforma in un'imprecazione.

Il sinistro centro sinistra non si spacci per amico nostro. La parola dei precari si esprime in piena autonomia di azione e comunic/azione, verso lo sciopero generalizzato del 9novembre 007

City of Gods, SanPrecario sono l'Intelligenza dei precari/e

www.sanprecario.info

www.intelligence.precaria.org

www.city.precaria.org

www.chainworkers.org

4.11.07

Vita precaria? Casa garantita!

VITA PRECARIA? CASA GARANTITA!

Questa mattina più di cinquanta precari, giovani, famiglie e migranti, organizzate nel Blocco Precario Metropolitano, hanno liberato una palazzina ristrutturata e abbandonata da più di un anno nel quartiere di Vigne Nuove, nella periferia nord est di Roma. Un'azione di riappropriazione di reddito in una zona della città che vede l'invasione di cemento del Piano di recupero urbano, 650 mila metri cubi di edilizia privata e commerciale. Di case popolari, invece, neanche l'ombra.


Centri commerciali, abitazioni a prezzi di mercato esorbitanti, meganegozi di grandi catene nazionali. Un consumo di suolo eccezionale e un’organizzazione del lavoro dove la precarietà è la norma.

I redditi e i salari sono sempre più bassi, l’accesso agli affitti sempre più complicato, soprattutto in presenza di un lavoro precario. Migliaia di famiglie rischiano lo sfratto e molte altre, che hanno stipulato mutui, sono sull’orlo del pignoramento. La graduatoria per una casa popolare ha superato le trentamila unità. I disperati che vivono nelle baraccopoli sono in costante aumento. Per i giovani e i precari è completamente preclusa la possibilità di costruirsi un futuro, laddove la casa dovrebbe essere invece una forma di reddito indiretto.

Le riposte del governo sono ridicole: 550 milioni di euro in Finanziaria (di questi a Roma ne arriveranno 40) serviranno, forse, per risanare alloggi pubblici da destinare alle famiglie sfrattate o a rischio di sfratto. E tutte le altre? Se è vero che in Italia sono 3 milioni e 600mila i nuclei nella soglia di povertà relativa e le case popolari solo 800mila, possiamo ben dire che c’è qualcosa che non va.

Mentre l’emergenza diventava sempre più drammatica c’è chi si è arricchito. I signori del mattone hanno fatto grandi speculazioni finanziarie e le banche hanno svolto un ruolo di rilievo nella dismissione di patrimonio pubblico. Migliaia di alloggi degli enti, dell’Ater e del Comune sono stati svenduti, senza produrre nessun vantaggio per chi aveva bisogno di casa, anzi la situazione è continuamente peggiorata.

Il sindaco di questa città, leader del partito democratico e forse futuro presidente del consiglio, sta gestendo l’emergenza senza dare prospettive e respiro a chi vive il disagio abitativo. Tampona la situazione con i residence e con il sostegno all’affitto, non blocca gli sfratti con una sua ordinanza diretta, coltiva i rapporti con Caltagirone, strizza l’occhio all’Acer (associazione costruttori romani) e alle cooperative, parla di fondi etici e alloggi sociali, tollera le occupazioni perché comunque danno un tetto a migliaia di famiglie, spende i soldi dell’emergenza finanziando carrozzoni come Risorse per Roma e l’Agenzia degli affitti per gli universitari fuorisede, non ha nessuna conoscenza del proprio patrimonio residenziale abbandonato al degrado e alla capacità degli inquilini di autogestirlo e di difenderlo.

Il piano che prevede 10mila nuovi alloggi popolari non è certo un piano delle certezze. Con quali soldi e in quali aree verranno costruiti? Rischiamo nuove colate di cemento in cambio di poche case popolari? La delibera 110/05 servirà solo a governare l’emergenza o riuscirà a dare un ruolo concreto all’amministrazione comunale nelle politiche abitative cittadine?

Vogliamo sottrarre cemento alla speculazione e costruire dal basso un nuovo diritto all’abitare, inteso come bene comune da difendere e affermare. Il governo e le amministrazioni locali devono decidere se far parte del problema o della soluzione: con gli squali del mattone o con i precari, le famiglie, i giovani e i migranti.

Chiediamo

Al municipio: un tavolo di trattativa sull’emergenza abitativa e un piano per il diritto all’abitare.

Al sindaco: il blocco degli sfratti e degli sgomberi tramite ordinanza pubblica, la definizione chiara del piano abitativo comunale legato al fabbisogno reale, lo stop alla vendita del patrimonio residenziale pubblico.

Alla Regione: un finanziamento adeguato delle politiche abitative, la chiusura dell’Ater, il blocco delle vendite degli alloggi popolari, la tutela dell’ambiente e del piano paesaggistico minacciato dalle richieste dei costruttori che puntano alla deregolamentazione dei piani regolatori.

Al governo: 3 miliardi annui per affrontare l’emergenza e iniziare la programmazione di un piano di edilizia popolare all’altezza della situazione, la tassazione della rendita fondiaria, l’abrogazione della legge 431/98.


B.P.M.------->Blocco Precario Metropolitano
segui il battito precario...

>>9 NOVEMBRE 07 SCIOPERO GENERALIZZATO
APPUNTAMENTO ORE 8,30 PIAZZA SEMPIONE<<

2.11.07

RomaPrecaria: la scommessa dei bamboccioni



Precari di RFI bloccano le navi traghetto

Nuova protesta oggi dei precari di RFI. I lavoratori a partire dalle 10 sono tornati a bloccare le navi traghetto alla stazione marittima. I precari improvvisamente hanno raggiunto le invasature ed hanno impedito la partenza a quattro traghetti che si trovavano attraccati e stavano imbarcando auto e treni.
La decisione è maturata mentre i lavoratori stavano decidendo le modalità dello sciopero già proclamato per il 9 novembre. La lotta dei precari va avanti ormai da mesi ma si è intensificata nelle ultime settimane dopo la pubblicazione del bando che dovrebbe sbloccare le assunzioni. Il bando –sostengono le organizzazioni sindacali- va rimodulato nella parte che pone il limite d’età a 40 anni, escludendo di fatto la maggior parte dei precari che da anni vivono una situazione molto difficile e che ora si vedono svanire la possibilità di un'assunzione. I sindacati richiedono modifiche anche alla maggior parte dei requisiti richiesti dall’azienda dei quali pochi lavoratori sono in possesso. Il 9 novembre il bando diventerà ufficiale ed i precari rischiano di restare quasi tutti senza lavoro. Da qui la decisione stamani di avviare la nuova protesta.

26.10.07

La legge 30 condannata anche dall’Onu

L’Agenzia per il lavoro (Ilo) convoca l’Italia per discuterne: le forme di precarietà esistenti da noi sono contro la Convenzione 122
Vittorio Longhi

«Con il pretesto della flessibilità per modernizzare il mercato del lavoro, la legge 30 del 2003 ha creato una situazione di precarietà preoccupante. Secondo le statistiche ufficiali, i contratti a termine sono diventati quasi l’unico modo che hanno i giovani di trovare un impiego ma poi è raro che questi si traducano in lavori stabili, con un rapporto di uno a 25. Stanno aumentando le distorsioni del mercato del lavoro, specialmente nel sud del paese dove la diminuzione del tasso di occupazione ha raggiunto livelli allarmanti». Non sono le considerazioni note della sinistra radicale o dei metalmeccanici Fiom, critici sul Protocollo del governo perché conserva gran parte della legge 30, ma le osservazioni della Commissione di esperti dell’International labour organisation, Ilo, agenzia delle Nazioni unite per i diritti del lavoro, che ha preso in esame il caso italiano.
È passata quasi inosservata la notizia che il nostro governo, tramite il ministro Damiano, è stato convocato in un’audizione speciale nel corso della 96° Conferenza internazionale del lavoro, a giugno a Ginevra, per discutere della situazione in Italia e degli effetti della legge 30, che ha suscitato non poche perplessità nella comunità internazionale. L’Ilo, lo ricordiamo, ha un ruolo normativo e di controllo sull’applicazione delle norme internazionali, oltre che di sostegno ai governi impegnati nel perseguimento del «Lavoro dignitoso», Decent work, contro la deregolamentazione dell’occupazione e la negazione dell’intervento pubblico di protezione sociale. Dai verbali dell’audizione italiana, emerge con chiarezza «l’incompatibilità» delle riforme del governo Berlusconi rispetto alla Convenzione 122 sulle politiche del lavoro. La Convenzione, ratificata dall’Italia nel 1971, impone agli Stati membri l’adozione di «programmi diretti a realizzare un impiego pieno, produttivo e liberamente scelto» e in generale «l’elevazione dei livelli di vita, attraverso la lotta alla disoccupazione e la garanzia di un salario idoneo».
Invece, secondo la Commissione composta da 20 giuslavoristi di tutto il mondo, «l’unico fine perseguito dal vecchio governo è la liberalizzazione del mercato del lavoro secondo un modello di contrattazione sempre più individualizzata, a discapito di politiche territoriali di sviluppo nell’industria e nella ricerca, fondamentali per assicurare competitività nei settori innovativi, anziché cercare di competere con le economie emergenti sul costo del lavoro». Pertanto, dopo avere ascoltato sindacati e imprese, dopo una valutazione della legge 30 e delle sue forme contrattuali, dopo un’analisi dei dati sull’andamento dell’occupazione italiana, la Commissione ha dato le sue indicazioni, individuando alcune priorità da seguire per rimediare ai danni dell’ultima riforma e rispettare la Convenzione 122. In sintesi, è stato richiesto «un ritorno alla centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato come forma tipica di occupazione», attraverso una concertazione che vada a beneficio dei lavoratori, in termini di condizioni salariali e di vita, e non solo delle imprese. Inoltre, sono da affrontare con urgenza i problemi del lavoro irregolare, le persistenti disparità territoriali e di genere nell’occupazione, la dispersione scolastica, la disoccupazione di lunga durata, i bassi livelli di istruzione e, come indicato dal sindacato, la questione dell’età pensionabile, non risolvibile con scaloni più o meno alti, ma con forme migliori di flessibilità in entrata e in uscita. Il governo dovrà presentare un rapporto dettagliato sulle misure prese in questa direzione e sul loro impatto.
Tuttavia, a parte un’effettiva ripresa del dialogo sociale, non sembra che il Protocollo sul welfare sia in linea con le osservazioni dell’Ilo riguardo alle modifiche radicali della legge 30, che poi coincidono con le posizioni iniziali del sindacato e della sinistra, tutta, ai tempi del governo Berlusconi. «Anche se le indicazioni non vanno nel dettaglio degli strumenti da adottare, con il Protocollo siamo ancora molto lontani dalle raccomandazioni che la Commissione di esperti ha dato», conferma Leopoldo Tartaglia del dipartimento internazionale Cgil e delegato del sindacato confederale alla Conferenza, coerente con i contenuti della piattaforma sindacale Cgil, Cisl e Uil di giugno. È interessante notare che «i rappresentanti della Confindustria presenti a Ginevra non hanno fatto commenti sulla descrizione della situazione italiana - racconta Tartaglia -, anzi hanno detto di apprezzare le intenzioni del governo attuale di combattere il lavoro precario e irregolare». All’audizione dell’Ilo non ha partecipato il ministro Damiano, seppure convocato formalmente, ma Lea Battistoni, che al ministero è direttore generale del mercato del Lavoro. Dopo avere premesso che il nuovo esecutivo è in carica da troppo poco tempo per mostrare già i risultati delle proprie politiche, Battistoni ha rassicurato la Commissione spiegando che le richieste dei sindacati erano state prese in considerazione e che non c’è motivo di preoccuparsi per il mancato rispetto delle convenzioni internazionali da parte dell’Italia: «Questa discussione – ha detto – sembra appartenere al passato, a un altro governo».
dal Manifesto

26-27 Ottobre Dal bisogno dell’emergenza abitativa… verso il sogno di una citta' dei diritti”

ImageDue anni or sono occupammo con le nostre tende e le nostre speranze i cortili dei palazzi abbandonati dell’IPAB San Michele. Si sapeva ancora poco del grande scandalo legato a “Lady Asl” e degli 80 milioni di euro rubati dalle casse della sanità laziale grazie alla grande truffa delle cliniche fantasma.
Dopo due anni, tante manifestazioni, picchetti antisgombero, notti in bianco, abbiamo occupato quei palazzi lasciati al degrado e alle ruberie e infine strappato uno straccio di diritto ad essere riconosciuti come emergenza abitativa… e da qui ripartiamo.
Siamo emergenza abitativa, lo dice la delibera del Comune di Roma n°110 del 2005, ma cosa significa e cosa significa nella testa di chi amministra la città e le sue trasformazioni garantire il diritto alla casa?
In questo quartiere si parla di cementificare con oltre 200.000 m3 di nuova edilizia residenziale privata sull’area dell’ex Fiera di Roma in aggiunta ai centri commerciali e alberghi di lusso che già sono stati realizzati. E questo per rimanere dentro la sola Tormarancia ma se attraversiamo la Colombo scopriamo che stanno creando il Campidoglio 2 nell’area degli ex mercati generali, sedi della Terza università su tutta via Ostiense, piscine per i mondiali di nuoto del 2009 e relative foresterie su quelli che ora sono campi di calcio e strutture pubbliche per lo sport.
Un nuovo processo come quello già avvenuto nel centro storico e che ha provocato l’espulsione, tra le altre cose, dei ceti popolari verso una periferia estrema, senza servizi e senza collegamenti.
Mentre nel frattempo i grandi costruttori (quei vari Coppola, Ricucci, Caltagirone…) si arricchiscono a dismisura trasformando le case e i palazzi di questa città in quelle che sono state definite “case di carta” per il fatto di essere ormai solo un prodotto finanziario.
Questo processo è indirizzato solo dalle logiche della speculazione e per questo la popolazione ne è esclusa, tagliata fuori.
Noi invece vogliamo partecipare, vogliamo innanzitutto che venga garantito un diritto ad essere informati su quali sono i progetti che stanno per calare sulle nostre teste. In secondo luogo vogliamo delle garanzie sulla città di domani: se è vero che oggi la precarietà abitativa caratterizza larghissime fasce di popolazione, quali sono gli strumenti che domani garantiranno quel diritto all’abitare che oggi a Roma è negato? Dai mutui a tasso variabile che strozzano i bilanci di famiglie sempre più precarie, agli affitti saliti del 150% in soli 10 anni, il mercato immobiliare romano dimostra di non essere in grado di garantire una CASA PER TUTTI/E!
I movimenti di lotta per la casa portano avanti da anni la battaglia per un rilancio dell’edilizia residenziale pubblica (E.R.P.) dal punto di vista degli investimenti e della qualità della vita.
Tra le proposte che le lotte hanno prodotto c’è quella dell’autorecupero, da anni divenuta legge regionale, che nasce dalla necessità di partire dai territori e valorizzare i beni immobiliari pubblici in esso presenti, abbandonati al degrado, che vengono ristrutturati e trasformati in case per chi non trova, e non può trovare, nel mercato dei mutui e degli affitti la soluzione.

Per questo invitiamo tutta la popolazione di quartiere a partecipare alla

ASSEMBLEA PUBBLICA
Venerdì 26 ottobre
Ore 17.30
presso l’occupazione abitativa di via del Casale de Merode, 6A

Parteciperanno:

Andrea Catarci Presidente XI Municipio
Gianluca Peciola Assessore alle Politiche Abitative, XI Municipio
Dante Pomponi Assessore per le Politiche per le Periferie ed il Lavoro del Comune di Roma

Con Celestini i precari di Atesia

Alla presentazione domani alla Festa del Cinema di Parole Sante, di Ascanio Celestini, saranno presenti anche i veri protagonisti del documentario: i lavoratori precari riuniti nel collettivo Atesia del call center romano di Cinecittà, una realtà lavorativa divenuta un simbolo del mondo del lavoro nell'era del precariato.

Dopo la proiezione e il dibattiro di domani sera all'Auditorium, si terrà un concerto con Ascanio Celestini e i musicisti del disco di Parole Sante, edito da Radiofandango.

Statali, venerdì sciopero

Statali, venerdì sciopero: i sindacati chiedono soldi
per i contratti e meno precari nel pubblico impiego

Una manifestazioni di dipednenti pubbliciROMA (25 ottobre) - I dipendenti pubblici tornano a scioperare. Gli statali di tutti i comparti si asterranno dal lavoro venerdì per 8 ore. L'agitazione è stata proclamata dalle federazioni del settore di Cgil, Cisl e Uil per il mancato stanziamento in Finanziaria delle risorse necessarie al rinnovo dei contratti per il biennio 2008-2009, ma anche per «la diffusione sempre più estesa della precarietà» in tutti i settori dell'amministrazione pubblica. Prevista anche una manifestazione nella mattinata a Roma: il corteo partirà alle 10 da piazza della Repubblica e si concluderà a Piazza San Giovanni con i comizi dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. «Mi aspetto tanta gente combattiva, colorata e numerosa», dice Carlo Podda, segretario della Fp-Cgil.

Tre motivi per scioperare. Lo sciopero, spiega Podda, è stato indetto «per tre ordini di questioni». Primo per la riproposizione nella Finanziaria della volontà di «ridurre gli organici, bloccare le assunzioni ed esternalizzare le amministrazioni pubbliche. In secondo luogo, per l'aumento della precarizzazione del lavoro pubblico, visto che, tra le altre cose, viene contraddetta la norma della Finanziaria dell'anno scorso che dopo tre anni di precariato prevedeva l'assunzione». Ultimo punto, sottolinea ancora il sindacalista, i rinnovi contrattuali: «E' inutile che i ministri Nicolais e Padoa-Schioppa dicano che ci sediamo a un tavolo e poi le risorse verranno. Nella Finanziaria stanziamenti per il 2008-2009 non ci sono». Senza contare che enti locali e sanità, aggiunge Podda, circa 1,5 milioni di lavoratori, «aspettano ancora il biennio 2006-2007».

«I contratti non sono opzionali, non sono premi o gratifiche. - insiste Rino Tarelli, segretario generale della Cisl-Fp -. Tutto aumenta: pane, pasta, energia», ma i 101 euro previsti dall'accordo di luglio «non si sa più che fine hanno fatto e mancano anche le risorse per il prossimo biennio. Tre milioni e mezzo di famiglie sono lasciate a se stesse, però poi si vuole che gli statali siano efficienti e produttivi».

Arrivano le multe per gli inefficienti. Proprio a una maggiore efficienza è infatti mirato l'ultimo ddl per la modernizzazione e semplificazione della pubblica amministrazione approvato dalla Camera. Il provvedimento prevede anche multe per gli uffici inadempienti nei confronti di cittadini e imprese. Una novità su cui il ministro per le Riforme nella pubblica amministrazione, Luigi Nicolais, insiste particolarmente in uno sforzo complessivo per ridurre i tempi dei procedimenti amministrativi, per aumentarne la trasparenza e per «cambiare profondamente il rapporto tra le amministrazioni e i cittadini».

Sciopero anche nella scuola e all'università. Le agitazioni non si fermano però alla giornata di domani. Sabato 27 toccherà alla scuola (a eccezione della materna che sciopererà domani). Anche in questo caso la rivendicazione sono le risorse per il rinnovo del contratto di lavoro del biennio 2008-2009. Un'altra manifestazione sarà organizzata a Roma alle 14. Lunedì 29, infine, sarà la volta dei dipendenti del settore Università e Ricerca che organizzeranno un presidio davanti al ministero della Funzione pubblica.

25.10.07

Mobilitazione sindacati sardi il 1 dicembre

mercoledì, 24 ottobre 2007

Sciopero sindacati
Tutti in piazza il primo dicembre per chiedere più lavoro e politiche adeguate per lo sviluppo economico e sociale dell'Isola. E' questo l'obiettivo dei sindacati confederali sardi che contano di portare a Cagliari almeno 30mila persone tra lavoratori dipendenti, precari e pensionati. La giornata di mobilitazione avrà il suo culmine in un corteo che si snoderà per le vie del capoluogo isolano. I dettagli del percorso e l'articolazione della protesta verranno forniti dai sindacati in una conferenza stampa in programma il prossimo 12 novembre. Nel frattempo, i leader delle tre organizzazioni sindacali hanno completato un documento unitario con le rivendicazioni al governo nazionale e regionale.

CAGLIARI – Sarà una “iniziativa straordinaria di mobilitazione e lotta” quella annunciata dalle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, nel documento unitario in vista della manifestazione che si terrà il primo dicembre a Cagliari. “Una giornata di mobilitazione e lotta per richiamare le responsabilità della Regione, del Governo e del sistema delle imprese. Sono infatti necessarie politiche di sviluppo economico capaci di incontrare la forte domanda di lavoro di qualità e di coesione sociale, che ormai riguardano tutti i territori – scrivono Mario Medde, Giampaolo Diana e Francesca Ticca – La Sardegna è attraversata da una profonda crisi che interessa l’intero sistema produttivo e, più in generale, il sistema economico con riflessi di forte disagio sociale. Cgil, Cisl e Uil – è scritto ancora - da tempo impegnate per contrastare il continuo depauperamento del sistema produttivo, ritengono indispensabile un impegno concreto della Regione e del Governo per rimuovere le cause della crisi e rilanciare le attività produttive e il sistema economico”.

Molti i settori su cui si chiede un intervento “tempestivo, se si vuole recuperare fiducia nel futuro anche da parte di tutti gli operatori economici”: energia, continuità territoriale delle persone e delle merci, industria, servitù militari, istruzione e formazione professionale, lavoro e precariato, zone franche urbane, trasporto pubblico locale, politiche del credito turismo, beni culturali e ambiente, senza dimenticare il comparto agricolo ed ittico.

Le tre segreterie, rimarcando “l’urgenza di modernizzare la pubblica amministrazione”, auspicano infine che il Piano paesaggistico ''restituisca ai Comuni la facoltà di pianificare il proprio territorio e
programmare lo sviluppo” e “ribadiscono le critiche sulla legge statutaria relativamente al ruolo delle parti sociali e del mondo del lavoro, di cui - nel testo di legge - non si trova riscontro”.

Liguria - Sciopero vietato per i vigili del fuoco

- 25/10/2007
www.quotidianoligure.it

Vigili del fuoco sul sentiero di guerra per il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da 22 mesi. Riceviamo questa comunicazione delle RdB CUB e volentieri lo pubblichiamo:
"Il Ministro dell’Interno fa intervenire la Commissione di Garanzia per vietare lo sciopero dei Vigili del Fuoco proclamato per il 25 ottobre. Le RdB-CUB comunque confermano la manifestazione nazionale, che si terrà il 25 ottobre a Roma, presso il Ministero della Funzione Pubblica, in Corso Vittorio Emanuele 116 dalle ore 10.30.
In continuità con il precedente esecutivo, il Governo persegue una politica di militarizzazione del Corpo nazionale e di restringimento dei diritti dei lavoratori dei Vigili del Fuoco. Dopo aver impedito lo svolgimento delle elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie previste per il mese di novembre, tenta ora di mettere il bavaglio anche alla protesta.
Ma la condizione dei lavoratori ha ormai raggiunto livelli inaccettabili: il contratto di lavoro è scaduto da oltre 22 mesi, il servizio di soccorso alla popolazione viene garantito attraverso l’impiego dei 15.000 precari, a cui tra l’altro viene negata la stabilizzazione, e svolto con mezzi e strutture insufficienti.
Le tragedie annunciate dell’estate passata hanno definitivamente messo in luce come l’attuale sistema di protezione civile sia al Collasso. La manifestazione del 25 ottobre intende impedire che il paese si ritrovi privo di una struttura di salvaguardia della incolumità dei cittadini, e rivendicare un Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco composto non da manovali, né da militari, ma vero asse portante della Protezione Civile".