Prima vittoria dei precari As di Vibo Valentia, picchiato dalla polizia il coordinatore provinciale dello Slai Cobas
Una prima vittoria per i lavoratori precari dell'As dei presidi ospedalieri della provincia di Vibo, che con lo Slai Cobas chiedevano la stablizzazione dei posti di lavoro.
Dei 60 precari i cui contratti scadevano il 31 luglio, 30 continueranno a lavorare all'As e 30 verranno assunti dalla Protezione Civile. Per entrambi i contratti scadranno il 31/12/2006.
Non è ancora la stabilizzazione definitiva, ma un primo passo ottenuto con la lotta, oggi 3. 8. 2006.
Lo Slai Cobas, comunque, denuncia il fatto che nella giornata di ieri 2.8.06, al presidio dei lavoratori dell'As, il proprio coordinatore provinciale è stato spintonato, gettato a terra e picchiato dalla polizia, dovendo poi ricorrere alle cure del pronto soccorso.
Episodio che segue di poco tempo quanto già subito, sempre dallo stesso Piperno, in occasione della protesta dei lavoratori della Proserpina l'11.7.2006, quando è stato ripetutamente ammanettato dalla Digos, per costringere i lavoratori a sciogliere il sit-in.
Lo Slai Cobas ha già dato mandato ai propri legali di intervenire sulla vicenda.
Il Coordinamento nazionale dello Slai Cobas esprime tutta la propria solidarietà a Nazzareno Piperno.
continua con la rassegna stampa
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7.8.06
Né precarietà, né formazione continua
NE’ PRECARIETA’, NE’ FORMAZIONE CONTINUA
-AVVIAMO UN PROGETTO OCCUPAZIONALE CONCRETO-
In questi giorni grande è l’attenzione polemica e mediatica che si concentra intorno al progetto I.SO.LA., progetto che dovrà investire 15000 disoccupati nell’arco di 3 anni con un accordo politico-economico tra il governo Prodi e gli enti locali avvenuto con la firma della convenzione del 25 giugno.
Questo progetto è la continuità della sperimentazione avviata nel 2003 che ha dato vita a percorsi di orientamento e formazione rivolti ai disoccupati di lunga durata, dove allo stato attuale 3500 di essi, oggi corsisti, hanno terminato la loro attività corsuale.
Ancora suona l’eco degli slogan che hanno determinato la campagna elettorale del centro-sinistra, oggi al potere, per rilanciare lo sviluppo e l’occupazione nel Mezzogiorno, partendo da Napoli dove maggiore è la drammaticità della precarietà economica e sociale, iniziando dalle risoluzioni delle tante vertenze specifiche oggi in atto.
Risoluzione delle vertenze specifiche significa anche partire dall’ attuale platea di corsisti che vedono attraverso il progetto I.SO.LA. una prospettiva di sbocco lavorativo, ma anche una esigua risposta alle richieste ed esigenze di un miglioramento delle proprie condizioni economiche e sociali. Dunque il progetto stesso non può essere la soluzione ad una concreta risposta politica alla precarietà, ma ci consente come mezzo di continuare nelle nostre iniziative a rivendicare un percorso occupazionale stabile.
Non è nostra intenzione ad avviarci in una fase di eterna precarietà, né tantomeno finire nei “parcheggi “ dell’assistenzialismo, la nostra ferma volontà politica è determinata dalle rivendicazioni di innescare una nuova stagione di lotte e di mobilitazioni .
IMMEDIATO AVVIO DEL PROGETTO I.SO.LA.
GESTIONE PUBBLICA DELLE AZIENDE INTERESSATE AI SETTORI FORMATIVI DEL PROGETTO
CONTINUITA’ E STABILITA’ OCCUPAZIONALE PER I CORSISTI INVESTITI NEL PROGETTO I.SO.LA.
COORDINAMENTO DI LOTTA X IL LAVORO
Centro sociale-COORDINAMENTO PER I DIRITTI SOCIALI
VIA CESARE ROSAROLL N 48
Categorie: progetto_isola coordinamento_lotta_per_il_lavoro napoli campania formazione disoccupati agosto2006 corsisti
-AVVIAMO UN PROGETTO OCCUPAZIONALE CONCRETO-
In questi giorni grande è l’attenzione polemica e mediatica che si concentra intorno al progetto I.SO.LA., progetto che dovrà investire 15000 disoccupati nell’arco di 3 anni con un accordo politico-economico tra il governo Prodi e gli enti locali avvenuto con la firma della convenzione del 25 giugno.
Questo progetto è la continuità della sperimentazione avviata nel 2003 che ha dato vita a percorsi di orientamento e formazione rivolti ai disoccupati di lunga durata, dove allo stato attuale 3500 di essi, oggi corsisti, hanno terminato la loro attività corsuale.
Ancora suona l’eco degli slogan che hanno determinato la campagna elettorale del centro-sinistra, oggi al potere, per rilanciare lo sviluppo e l’occupazione nel Mezzogiorno, partendo da Napoli dove maggiore è la drammaticità della precarietà economica e sociale, iniziando dalle risoluzioni delle tante vertenze specifiche oggi in atto.
Risoluzione delle vertenze specifiche significa anche partire dall’ attuale platea di corsisti che vedono attraverso il progetto I.SO.LA. una prospettiva di sbocco lavorativo, ma anche una esigua risposta alle richieste ed esigenze di un miglioramento delle proprie condizioni economiche e sociali. Dunque il progetto stesso non può essere la soluzione ad una concreta risposta politica alla precarietà, ma ci consente come mezzo di continuare nelle nostre iniziative a rivendicare un percorso occupazionale stabile.
Non è nostra intenzione ad avviarci in una fase di eterna precarietà, né tantomeno finire nei “parcheggi “ dell’assistenzialismo, la nostra ferma volontà politica è determinata dalle rivendicazioni di innescare una nuova stagione di lotte e di mobilitazioni .
IMMEDIATO AVVIO DEL PROGETTO I.SO.LA.
GESTIONE PUBBLICA DELLE AZIENDE INTERESSATE AI SETTORI FORMATIVI DEL PROGETTO
CONTINUITA’ E STABILITA’ OCCUPAZIONALE PER I CORSISTI INVESTITI NEL PROGETTO I.SO.LA.
COORDINAMENTO DI LOTTA X IL LAVORO
Centro sociale-COORDINAMENTO PER I DIRITTI SOCIALI
VIA CESARE ROSAROLL N 48
Categorie: progetto_isola coordinamento_lotta_per_il_lavoro napoli campania formazione disoccupati agosto2006 corsisti
Call Center, primi passi contro la precarietà
Call Center, primi passi contro la precarietà
Luigina D'Emilio
Call center uguale lavoro precario. Un binomio che per troppo tempo ha rappresentato la normalità nel vasto mercato dei lavoratori temporanei. Ma L'operatore di call center sfruttato e sottopagato "rischia" di scomparire dalla scena lasciando il posto a professionisti regolarizzati.
Parte, infatti, con sedici contratti a tempo indeterminato il piano del ministero del Lavoro per la regolarizzazione dei lavoratori nei call center. Ad essere assunti proprio i dipendenti del dicastero. A dare l´esempio Cesare Damiano, a capo del ministero che ha dichiarato:« Bisogna mettere ordine in casa per riportare il sistema alla massima regolarità».
Che sia dunque un avvio graduale verso un percorso di emersione e di stabilità del lavoro? Queste sembrano essere le intenzioni del ministro Damiano che ha ricordato come per troppo tempo quello dei call center sia stato uno dei settori più minacciati dall´ instabilità e dalla totale mancanza di regole appropriate: «abbiamo scelto i call center per iniziare, un piccolo passo verso la regolarizzazione di un settore che conta 250mila dipendenti e dove la precarietà la fa da padrone».
Ma nelle intenzioni di Damiano non ci sono solo i contratti regolari, si parla anche di più controlli per iniziare quella che il ministro annuncia essere una vera lotta al lavoro sommersoe alla precarietà. Da settembre, infatti, partiranno le ispezioni del ministero in oltre 600 aziende che gestiscono gli operatori di call center con l´intento di far conoscere a tutti i datori di lavoro le nuove regole contenute nella circolare diffusa dal dicastero di Damiano. I controlli verificheranno chi fa lavoro subordinato senza avere un contratto a tempo indeterminato. L´opera di «accompagnamento e persuasione» così definita dal ministro avrà termine il 30 novembre, ma riprenderà a dicembre per verificare se effettivamente le aziende si siano adeguate ai cambiamenti previsti.
Nel frattempo sindacati e imprese siederanno a un tavolo per formulare accordi su una normativa a favore dell´emersione graduale dei lavoratori. Per incentivare un comportamento coerente con la circolare ministeriale sui call center, il ministero ha convocato i rappresentanti di Enel, Acea, Italgas, Telecom, Fs, AirOne, Autostrade, Vodafone e Tiscali e ha contattato i sindaci dei principali comuni e città metropolitane italiane.
Sulle orme del ministero del lavoro, Poste Italiane che nelle prossime settimane procederà alla stabilizzazione dei lavoratori dei call center di Inps, Inail, Consip, Enel, gestiti in appalto. Lo ha affermato l'amministratore delegato dell´azienda Massimo Sarmi «intendiamo procedere in questo percorso che è coerente con la logica industriale di impresa».
«Scoraggiare l´uso sbagliato della flessibilità perché la flessibilità deve esserci quando ce n'è bisogno». Così replica Damiano a chi contesta i provvedimenti, « questo è uno dei punti di forza per la lotta al precariato, abbiamo anche intenzione di ridurre la forbice tra i contributi che si pagano per il lavoro precario, il 33% e quelli che si pagano per il lavoro a tempo indeterminato che pesano per circa il 40% in modo tale da rendere meno vantaggioso il primo». Un esercito di 250mila lavoratori potrebbe dire basta al precariato cronico, ma Damiano ricorda che il progetto è all'inizio anche se non dimentica che questo passo potrà cambiare e di molto la condizione lavorativa di numerose persone.
Pubblicato il 02.08.06
Categorie: poste call_center precari damiano legge30 stabilizzazione enel acea italgas telecom fs airone autostrade vodafone tiscali novembre2006 agosto2006 l'unità
Luigina D'Emilio
Call center uguale lavoro precario. Un binomio che per troppo tempo ha rappresentato la normalità nel vasto mercato dei lavoratori temporanei. Ma L'operatore di call center sfruttato e sottopagato "rischia" di scomparire dalla scena lasciando il posto a professionisti regolarizzati.
Parte, infatti, con sedici contratti a tempo indeterminato il piano del ministero del Lavoro per la regolarizzazione dei lavoratori nei call center. Ad essere assunti proprio i dipendenti del dicastero. A dare l´esempio Cesare Damiano, a capo del ministero che ha dichiarato:« Bisogna mettere ordine in casa per riportare il sistema alla massima regolarità».
Che sia dunque un avvio graduale verso un percorso di emersione e di stabilità del lavoro? Queste sembrano essere le intenzioni del ministro Damiano che ha ricordato come per troppo tempo quello dei call center sia stato uno dei settori più minacciati dall´ instabilità e dalla totale mancanza di regole appropriate: «abbiamo scelto i call center per iniziare, un piccolo passo verso la regolarizzazione di un settore che conta 250mila dipendenti e dove la precarietà la fa da padrone».
Ma nelle intenzioni di Damiano non ci sono solo i contratti regolari, si parla anche di più controlli per iniziare quella che il ministro annuncia essere una vera lotta al lavoro sommersoe alla precarietà. Da settembre, infatti, partiranno le ispezioni del ministero in oltre 600 aziende che gestiscono gli operatori di call center con l´intento di far conoscere a tutti i datori di lavoro le nuove regole contenute nella circolare diffusa dal dicastero di Damiano. I controlli verificheranno chi fa lavoro subordinato senza avere un contratto a tempo indeterminato. L´opera di «accompagnamento e persuasione» così definita dal ministro avrà termine il 30 novembre, ma riprenderà a dicembre per verificare se effettivamente le aziende si siano adeguate ai cambiamenti previsti.
Nel frattempo sindacati e imprese siederanno a un tavolo per formulare accordi su una normativa a favore dell´emersione graduale dei lavoratori. Per incentivare un comportamento coerente con la circolare ministeriale sui call center, il ministero ha convocato i rappresentanti di Enel, Acea, Italgas, Telecom, Fs, AirOne, Autostrade, Vodafone e Tiscali e ha contattato i sindaci dei principali comuni e città metropolitane italiane.
Sulle orme del ministero del lavoro, Poste Italiane che nelle prossime settimane procederà alla stabilizzazione dei lavoratori dei call center di Inps, Inail, Consip, Enel, gestiti in appalto. Lo ha affermato l'amministratore delegato dell´azienda Massimo Sarmi «intendiamo procedere in questo percorso che è coerente con la logica industriale di impresa».
«Scoraggiare l´uso sbagliato della flessibilità perché la flessibilità deve esserci quando ce n'è bisogno». Così replica Damiano a chi contesta i provvedimenti, « questo è uno dei punti di forza per la lotta al precariato, abbiamo anche intenzione di ridurre la forbice tra i contributi che si pagano per il lavoro precario, il 33% e quelli che si pagano per il lavoro a tempo indeterminato che pesano per circa il 40% in modo tale da rendere meno vantaggioso il primo». Un esercito di 250mila lavoratori potrebbe dire basta al precariato cronico, ma Damiano ricorda che il progetto è all'inizio anche se non dimentica che questo passo potrà cambiare e di molto la condizione lavorativa di numerose persone.
Pubblicato il 02.08.06
Categorie: poste call_center precari damiano legge30 stabilizzazione enel acea italgas telecom fs airone autostrade vodafone tiscali novembre2006 agosto2006 l'unità
Rappresaglia del comune di Milano contro 5 lavoratori
GRAVE ATTO DI RITORSIONE ANTISINDACALE DEL SETTORE MANUTENZIONE CONTRO 5 ELETTRICISTI DEL COMUNE DI MILANO
Da anni gli elettricisti comunali hanno in corso un contenzioso sindacale contro l’Amministrazione comunale. I lavoratori, per rivendicare le mansioni superiori svolte in questi anni hanno dovuto intentare varie cause presso il Tribunale del Lavoro.
Il Tribunale, sia in prima istanza che in appello, ha sempre dato loro ragione, costringendo il Comune a pagare le differenze tra il 4° livello (B1) e il 5° (B3). Nonostante questo, il Comune non solo continua a non riconoscere le mansioni superiori svolte, ma punisce i lavoratori.
In una ennesima causa, il 7 giugno un altro giudice del Tribunale del Lavoro di Milano, la Dott.ssa E. Porcelli, riconosceva nuovamente le mansioni superiori svolte dai lavoratori condannando per l’ennesima volta il Comune a pagare gli arretrati delle mansioni e le spese processuali.
A QUESTO PUNTO E’ SCATTATA LA RITORSIONE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE.
5 elettricisti coinvolti sono stati spostati dai loro abituali posti di lavoro, messi “a disposizione”, gli sono state cambiate le mansioni e sono stati fatti rientrare nell’officina di via Amari, su disposizione del settore Risorse Umane e dei Dirigenti del Settore Manutenzione.
Questo atto antisindacale contro i lavoratori ha lo scopo non solo di intimidire e punire coloro che chiedono il rispetto dei loro diritti, ma vuole essere un monito per tutti ad abbassare sempre la testa. Il messaggio che l’Amministrazione manda a tutti i lavoratori è chiaro: chi lotta per il rispetto dei contratti e dei diritti è considerato alla stregua di un nemico, e come tale viene trattato.
Inoltre, la prepotenza di alcuni dirigenti è tale che questi si sentono in diritto di calpestare anche le sentenze emesse dalla magistratura del lavoro, dimostrando che il loro concetto di “democrazia” non è altro che l’arroganza del potere. Questa arroganza fa sì che l’Amministrazione – da anni – spenda decine di migliaia di euro in contenziosi che regolarmente perde contro i lavoratori, dilapidando soldi pubblici che potrebbero invece essere spesi e beneficio della cittadinanza se ci fosse un dialogo tra le parti e corretti rapporti sindacali.
E’ giunto il momento in cui il Sindaco, la Giunta e tutto il Consiglio comunale intervengano a controllare l’operato di questi dirigenti, se non altro per tutelare gli interessi dei cittadini milanesi di fronte a questo spreco di denaro pubblico.
Nonostante la repressione subita, noi non siamo intenzionati a piegare la testa e continueremo a lottare con tutti i mezzi:
- per poter continuare a svolgere il nostro lavoro nell’interesse dell’Amministrazione e dei cittadini milanesi;
- per difendere i nostri diritti,
consapevoli che la nostra lotta è la lotta di tutti coloro che si battono contro i soprusi.
Comitato di Lotta dei lavoratori del Settore Manutenzione
www.slaicobasmilano.org
Categorie: slaicobas milano elettricisti comune comune_di_milano giugno2006 agosto2006 tribunale sottoinquadramento
Da anni gli elettricisti comunali hanno in corso un contenzioso sindacale contro l’Amministrazione comunale. I lavoratori, per rivendicare le mansioni superiori svolte in questi anni hanno dovuto intentare varie cause presso il Tribunale del Lavoro.
Il Tribunale, sia in prima istanza che in appello, ha sempre dato loro ragione, costringendo il Comune a pagare le differenze tra il 4° livello (B1) e il 5° (B3). Nonostante questo, il Comune non solo continua a non riconoscere le mansioni superiori svolte, ma punisce i lavoratori.
In una ennesima causa, il 7 giugno un altro giudice del Tribunale del Lavoro di Milano, la Dott.ssa E. Porcelli, riconosceva nuovamente le mansioni superiori svolte dai lavoratori condannando per l’ennesima volta il Comune a pagare gli arretrati delle mansioni e le spese processuali.
A QUESTO PUNTO E’ SCATTATA LA RITORSIONE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE.
5 elettricisti coinvolti sono stati spostati dai loro abituali posti di lavoro, messi “a disposizione”, gli sono state cambiate le mansioni e sono stati fatti rientrare nell’officina di via Amari, su disposizione del settore Risorse Umane e dei Dirigenti del Settore Manutenzione.
Questo atto antisindacale contro i lavoratori ha lo scopo non solo di intimidire e punire coloro che chiedono il rispetto dei loro diritti, ma vuole essere un monito per tutti ad abbassare sempre la testa. Il messaggio che l’Amministrazione manda a tutti i lavoratori è chiaro: chi lotta per il rispetto dei contratti e dei diritti è considerato alla stregua di un nemico, e come tale viene trattato.
Inoltre, la prepotenza di alcuni dirigenti è tale che questi si sentono in diritto di calpestare anche le sentenze emesse dalla magistratura del lavoro, dimostrando che il loro concetto di “democrazia” non è altro che l’arroganza del potere. Questa arroganza fa sì che l’Amministrazione – da anni – spenda decine di migliaia di euro in contenziosi che regolarmente perde contro i lavoratori, dilapidando soldi pubblici che potrebbero invece essere spesi e beneficio della cittadinanza se ci fosse un dialogo tra le parti e corretti rapporti sindacali.
E’ giunto il momento in cui il Sindaco, la Giunta e tutto il Consiglio comunale intervengano a controllare l’operato di questi dirigenti, se non altro per tutelare gli interessi dei cittadini milanesi di fronte a questo spreco di denaro pubblico.
Nonostante la repressione subita, noi non siamo intenzionati a piegare la testa e continueremo a lottare con tutti i mezzi:
- per poter continuare a svolgere il nostro lavoro nell’interesse dell’Amministrazione e dei cittadini milanesi;
- per difendere i nostri diritti,
consapevoli che la nostra lotta è la lotta di tutti coloro che si battono contro i soprusi.
Comitato di Lotta dei lavoratori del Settore Manutenzione
www.slaicobasmilano.org
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Un ceto politico in cerca di reddito (il manifesto)
Dal Manifesto del 30/7
E' forse il caso di dare un tocco di sano materialismo al dibattito su salario/reddito, tentando una contestualizzazione che individui le origini storico-sociali delle teorizzazioni in questione. Certo, così si rischia di passare per brontosauri (leggi: dinosauri che brontolano), ma bisogna sottrarsi alla tentazione di voler fare a tutti i costi i moderni per non essere etichettati come antiquati.
Per farla breve, vale la pena di considerare l'ipotesi che nell'enfasi sul basic income pesi una vicenda generazionale: i figli della piccola/media borghesia statale, intellettuale e professionale vedono un futuro lavorativo decisamente al di sotto delle loro aspettative, derivanti dal proprio status familiare. Per questi soggetti il lavoro non si è mai presentato come necessità per campare, ma come fonte di autorealizzazione. Di fronte a un mercato del lavoro che offre ben poco, non si rassegnano ad una perdita di status e fantasticano di una via di uscita collettiva che è, in realtà, mero sotterfugio individualistico, per illudersi di poter continuare a cercare, con le terga parate dalla munificenza statale, la via della propria realizzazione. Insomma, come disse Marx a proposito del socialismo borghese, «vogliono le condizioni di vita della società moderna senza le lotte e i pericoli che necessariamente ne derivano». Ovviamente, sto qui facendo riferimento al ceto politico degli attivisti «sanprecaristi», una minoranza certamente capace di trascinarsi dietro una parte, a volte consistente, della massa atomizzata dei lavoratori precari, ma che, al contempo, non è mai riuscita a trasformare la partecipazione a scadenze (rituali e identitarie) in movimento reale, in grado di modificare i rapporti di forza. Di fronte all'astrattezza della proposta politica, prevale il concreto bisogno di mettere insieme il pranzo con la cena.
Anche in considerazione di questa difficoltà, con una verniciatina di «postfordismo», l'autorealizzazione del ceto politico diventa «autovalorizzazione». Che poi, di fatto, significa fare gli imprenditori di se stessi, autosfruttarsi, e per pochi «fortunati», gli imprenditori tout court. Ma in questa scelta si perde l'anelito solidaristico, la connotazione di classe. L'imprenditore è in guerra con tutti, imprenditori o lavoratori che siano. E tanto più l'attività imprenditoriale è marginale tanto più selvaggia ha da essere la concorrenza. Tant'è che, per poter teorizzare un agire collettivo che nella realtà non è dato vedere, ci si è dovuti inventare una spontaneità cooperante e solidale, una sotterranea connessione di menti reticolarmente dialoganti, che sgorgano misticamente dalla monade moltitudinaria.
Ma, con buona pace della moltitudine stessa, non basta «rinunciare all'odiosa rappresentazione» che ci si è fatti del capitalismo per entrare nella «nuova Gerusalemme». Per la massa degli sfortunati autovalorizzantisi, la realtà fa valere la sua cogenza ed allora il tutto si risolve «in un vile piagnisteo» . Noi rivendichiamo soltanto il valore già prodotto, ci dicono i sostenitori del basic income: ma se sfrondiamo questa affermazione dai suoi discutibili presupposti economici, rimane solo la moralistica denuncia dello sfruttamento. D'accordo con la denuncia, ma se bastasse condannarlo per porgli fine il capitalismo sarebbe defunto da molto tempo! Di certo, è bizzarro sentir parlare di ricchezza eccedente a proposito di quelle persone che di sovrabbondante hanno solo gli anni passati in casa con papà e mamma perché, in quanto lavoratori precari, non hanno un soldo per andarsene a vivere da soli.
Infine, due precisazioni. In primo luogo, negare la praticabilità del basic income è cosa diversa dal negare che si debba cercare di ottenere e/o allargare le prestazioni degli ammortizzatori sociali; in secondo luogo, individuare i limiti e gli errori intrinseci ad una pratica politica non significa accusare i soggetti che se ne fanno portatori di non esprimere alcun tipo di conflittualità. Ma se la conflittualità si basa su illusioni, alla fine la realtà fa valere la sua cogenza, magari anche attraverso polizia e magistratura. La realtà si fa beffe delle nostre illusioni. Pur non condividendo una linea politica, in molti casi (e questo è uno di quelli) si deve solidarizzare con chi, perseguendola in buona fede, ne patisce le conseguenze. A chi non è d'accordo resta però il dovere di indicare che ci si sta indirizzando vero un strada senza uscita. Ad altri rimane la responsabilità di aver indicato proprio quella via.
www.ilmanifesto.it
Categorie: reddito il_manifesto luglio2006 marx san_precario precari
E' forse il caso di dare un tocco di sano materialismo al dibattito su salario/reddito, tentando una contestualizzazione che individui le origini storico-sociali delle teorizzazioni in questione. Certo, così si rischia di passare per brontosauri (leggi: dinosauri che brontolano), ma bisogna sottrarsi alla tentazione di voler fare a tutti i costi i moderni per non essere etichettati come antiquati.
Per farla breve, vale la pena di considerare l'ipotesi che nell'enfasi sul basic income pesi una vicenda generazionale: i figli della piccola/media borghesia statale, intellettuale e professionale vedono un futuro lavorativo decisamente al di sotto delle loro aspettative, derivanti dal proprio status familiare. Per questi soggetti il lavoro non si è mai presentato come necessità per campare, ma come fonte di autorealizzazione. Di fronte a un mercato del lavoro che offre ben poco, non si rassegnano ad una perdita di status e fantasticano di una via di uscita collettiva che è, in realtà, mero sotterfugio individualistico, per illudersi di poter continuare a cercare, con le terga parate dalla munificenza statale, la via della propria realizzazione. Insomma, come disse Marx a proposito del socialismo borghese, «vogliono le condizioni di vita della società moderna senza le lotte e i pericoli che necessariamente ne derivano». Ovviamente, sto qui facendo riferimento al ceto politico degli attivisti «sanprecaristi», una minoranza certamente capace di trascinarsi dietro una parte, a volte consistente, della massa atomizzata dei lavoratori precari, ma che, al contempo, non è mai riuscita a trasformare la partecipazione a scadenze (rituali e identitarie) in movimento reale, in grado di modificare i rapporti di forza. Di fronte all'astrattezza della proposta politica, prevale il concreto bisogno di mettere insieme il pranzo con la cena.
Anche in considerazione di questa difficoltà, con una verniciatina di «postfordismo», l'autorealizzazione del ceto politico diventa «autovalorizzazione». Che poi, di fatto, significa fare gli imprenditori di se stessi, autosfruttarsi, e per pochi «fortunati», gli imprenditori tout court. Ma in questa scelta si perde l'anelito solidaristico, la connotazione di classe. L'imprenditore è in guerra con tutti, imprenditori o lavoratori che siano. E tanto più l'attività imprenditoriale è marginale tanto più selvaggia ha da essere la concorrenza. Tant'è che, per poter teorizzare un agire collettivo che nella realtà non è dato vedere, ci si è dovuti inventare una spontaneità cooperante e solidale, una sotterranea connessione di menti reticolarmente dialoganti, che sgorgano misticamente dalla monade moltitudinaria.
Ma, con buona pace della moltitudine stessa, non basta «rinunciare all'odiosa rappresentazione» che ci si è fatti del capitalismo per entrare nella «nuova Gerusalemme». Per la massa degli sfortunati autovalorizzantisi, la realtà fa valere la sua cogenza ed allora il tutto si risolve «in un vile piagnisteo» . Noi rivendichiamo soltanto il valore già prodotto, ci dicono i sostenitori del basic income: ma se sfrondiamo questa affermazione dai suoi discutibili presupposti economici, rimane solo la moralistica denuncia dello sfruttamento. D'accordo con la denuncia, ma se bastasse condannarlo per porgli fine il capitalismo sarebbe defunto da molto tempo! Di certo, è bizzarro sentir parlare di ricchezza eccedente a proposito di quelle persone che di sovrabbondante hanno solo gli anni passati in casa con papà e mamma perché, in quanto lavoratori precari, non hanno un soldo per andarsene a vivere da soli.
Infine, due precisazioni. In primo luogo, negare la praticabilità del basic income è cosa diversa dal negare che si debba cercare di ottenere e/o allargare le prestazioni degli ammortizzatori sociali; in secondo luogo, individuare i limiti e gli errori intrinseci ad una pratica politica non significa accusare i soggetti che se ne fanno portatori di non esprimere alcun tipo di conflittualità. Ma se la conflittualità si basa su illusioni, alla fine la realtà fa valere la sua cogenza, magari anche attraverso polizia e magistratura. La realtà si fa beffe delle nostre illusioni. Pur non condividendo una linea politica, in molti casi (e questo è uno di quelli) si deve solidarizzare con chi, perseguendola in buona fede, ne patisce le conseguenze. A chi non è d'accordo resta però il dovere di indicare che ci si sta indirizzando vero un strada senza uscita. Ad altri rimane la responsabilità di aver indicato proprio quella via.
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Categorie: reddito il_manifesto luglio2006 marx san_precario precari
I precari vincono a Reggio Calabria
Addio precariato!!
Con questa scritta rossa su uno striscione giallo si svolgerà ,stasera, il convegno sulla precarietà al Lido “La Ribba” di Reggio Calabria. Il clima è quello delle grandi occasioni con dirigenti nazionali e locali della CGIL che insieme a 41 lavoratori “ex” precari del call center di poste festeggeranno una storica vittoria ottenuta l’8 luglio di quest’anno: l’assunzione full time e a tempo indeterminato; in una parola ..la stabilizzazione!
Termina così la nostra agonia durata ben 5 anni. Si apre una nuova stagione all’insegna, finalmente, di una certezza economica che, per una generazione segnata dalla precarietà fatta legge, appariva come un miraggio.
Ne abbiamo viste e passate di tutti i colori durante le 15 proroghe avute, ad ognuna delle quali il nostro cuore entrava in palpitazione (ci manderanno a casa? Ci faranno restare? Per quanto tempo ancora?). Abbiamo avuto tanti tipi di contratti: interinale, di somministrazione , a tempo determinato con agenzie diverse: cos, ali, adecco.
Abbiamo subito pressioni di ogni genere. Dalle ferie spesso negate, al “consiglio” di non ammalarci, perché rischiavamo di non essere riconfermati. Due i casi eclatanti: Elisabetta allontanata perché in dolce attesa ( poi grazie all’intervento del sindacato - la Cgil, ma anche della chiesa e delle istituzioni reintegrata) ed il mio caso e quello di Valentina attivisti sindacali che sono stati licenziati in tronco senza alcuna motivazione (anche se si capisce che l’agenzia non gradiva azioni di disturbo che potevano portare –come poi è successo- alla stabilizzazione togliendo le commesse alla stessa) ma poi reintegrati per il clamore che il caso sollevò anche sulla stampa nazionale.
Ci dicevano che eravamo lì per sopperire a picchi di lavoro, a flussi, ondate periodiche: i tre mesi estivi ,i giorni natalizi, la Pasqua. Ed intanto il tempo trascorreva 3 mesi , 6 mesi un anno, ci facevano rimanere a casa un giorno o due , ci cambiavano il contratto facendoci ricominciare da zero. Noi ci chiedevamo:<< ma se il personale manca ed il lavoro c’è perché invece di “umiliarci” in questo modo l’azienda non ci assume definitivamente (spendendo anche meno) >>?
Per trovare risposte ci siamo rivolti al sindacato , ai legali, ai politici, alla stampa locale e nazionale ,alle tv . Dal 2001 le abbiamo provate tutte dagli articoli sui giornali, alle cause legali, alla raccolta firme fino ad arrivare al primo sciopero dei precari della provincia di Reggio. Poi abbiamo continuato con interrogazioni parlamentari , assemblee , sit-in , denuncie varie. Effettivamente , lo possiamo dire con vanto ed orgoglio, ci siamo fatti sentire ribellandoci ad ogni sopruso diventando una vera e propria avanguardia per tutti i precari degli altri call center d’italia. Tant’è che l’Azienda Poste , vuoi per sfiancamento,vuoi per i continui articoli e manifestazioni che “infangavano“ in qualche modo il suo nome,vuoi per le direttive lanciate dal ministro Damiano e dal nuovo Governo, ha deciso il fatidico 8 luglio di assumerci tutti definitivamente. Da sottolineare che ciò è accaduto solo per il sito di Reggio Calabria
Naturalmente , come in tutte le storie, questa vicenda ci insegna che la lotta paga …sempre , che a rivendicare i propri diritti si possono correre dei rischi ma peggio è subire passivamente restando precari a vita. Ci insegna inoltre il valore ancora attuale dell’organizzazione sindacale ( senza la cgil molti di noi sarebbero disoccupati) in difesa dei lavoratori e della loro dignità.
La nostra storia potrebbe ,speriamo, diventare la storia di tutti gli altri precari d’Italia che vivono nelle stesse condizioni. Un grido quindi parte da Reggio : Precari di tutto il Paese ..unitevi!!
Demetrio Delfino
“ex” precario call center poste Rc
www.reggiosud.blogspot.com
Categorie: reggio_calabria precari calabria assemblea sitin agosto2006 luglio2006
Con questa scritta rossa su uno striscione giallo si svolgerà ,stasera, il convegno sulla precarietà al Lido “La Ribba” di Reggio Calabria. Il clima è quello delle grandi occasioni con dirigenti nazionali e locali della CGIL che insieme a 41 lavoratori “ex” precari del call center di poste festeggeranno una storica vittoria ottenuta l’8 luglio di quest’anno: l’assunzione full time e a tempo indeterminato; in una parola ..la stabilizzazione!
Termina così la nostra agonia durata ben 5 anni. Si apre una nuova stagione all’insegna, finalmente, di una certezza economica che, per una generazione segnata dalla precarietà fatta legge, appariva come un miraggio.
Ne abbiamo viste e passate di tutti i colori durante le 15 proroghe avute, ad ognuna delle quali il nostro cuore entrava in palpitazione (ci manderanno a casa? Ci faranno restare? Per quanto tempo ancora?). Abbiamo avuto tanti tipi di contratti: interinale, di somministrazione , a tempo determinato con agenzie diverse: cos, ali, adecco.
Abbiamo subito pressioni di ogni genere. Dalle ferie spesso negate, al “consiglio” di non ammalarci, perché rischiavamo di non essere riconfermati. Due i casi eclatanti: Elisabetta allontanata perché in dolce attesa ( poi grazie all’intervento del sindacato - la Cgil, ma anche della chiesa e delle istituzioni reintegrata) ed il mio caso e quello di Valentina attivisti sindacali che sono stati licenziati in tronco senza alcuna motivazione (anche se si capisce che l’agenzia non gradiva azioni di disturbo che potevano portare –come poi è successo- alla stabilizzazione togliendo le commesse alla stessa) ma poi reintegrati per il clamore che il caso sollevò anche sulla stampa nazionale.
Ci dicevano che eravamo lì per sopperire a picchi di lavoro, a flussi, ondate periodiche: i tre mesi estivi ,i giorni natalizi, la Pasqua. Ed intanto il tempo trascorreva 3 mesi , 6 mesi un anno, ci facevano rimanere a casa un giorno o due , ci cambiavano il contratto facendoci ricominciare da zero. Noi ci chiedevamo:<< ma se il personale manca ed il lavoro c’è perché invece di “umiliarci” in questo modo l’azienda non ci assume definitivamente (spendendo anche meno) >>?
Per trovare risposte ci siamo rivolti al sindacato , ai legali, ai politici, alla stampa locale e nazionale ,alle tv . Dal 2001 le abbiamo provate tutte dagli articoli sui giornali, alle cause legali, alla raccolta firme fino ad arrivare al primo sciopero dei precari della provincia di Reggio. Poi abbiamo continuato con interrogazioni parlamentari , assemblee , sit-in , denuncie varie. Effettivamente , lo possiamo dire con vanto ed orgoglio, ci siamo fatti sentire ribellandoci ad ogni sopruso diventando una vera e propria avanguardia per tutti i precari degli altri call center d’italia. Tant’è che l’Azienda Poste , vuoi per sfiancamento,vuoi per i continui articoli e manifestazioni che “infangavano“ in qualche modo il suo nome,vuoi per le direttive lanciate dal ministro Damiano e dal nuovo Governo, ha deciso il fatidico 8 luglio di assumerci tutti definitivamente. Da sottolineare che ciò è accaduto solo per il sito di Reggio Calabria
Naturalmente , come in tutte le storie, questa vicenda ci insegna che la lotta paga …sempre , che a rivendicare i propri diritti si possono correre dei rischi ma peggio è subire passivamente restando precari a vita. Ci insegna inoltre il valore ancora attuale dell’organizzazione sindacale ( senza la cgil molti di noi sarebbero disoccupati) in difesa dei lavoratori e della loro dignità.
La nostra storia potrebbe ,speriamo, diventare la storia di tutti gli altri precari d’Italia che vivono nelle stesse condizioni. Un grido quindi parte da Reggio : Precari di tutto il Paese ..unitevi!!
Demetrio Delfino
“ex” precario call center poste Rc
www.reggiosud.blogspot.com
Categorie: reggio_calabria precari calabria assemblea sitin agosto2006 luglio2006
Valle d'Aosta: progetto di legge sul reddito sociale
LAVORO: GIOVANI COMUNISTI; PROGETTO LEGGE SU REDDITO SOCIALE
(ANSA) - AOSTA, 5 AGO - Un progetto di legge di iniziativa popolare sul diritto di reddito sociale per l'occupazione in Valle d'Aosta. A presentarlo sono i Giovani Comunisti della Valle d'Aosta.
"L'esigenza del progetto - si legge in una nota - nasce dalle difficili condizioni dell'industria in Valle d'Aosta e dal sempre maggior precariato occupazionale". Il testo è composto da 9 articoli. Il progetto prevede l'istituzione del diritto al reddito sociale "quale misura di contrasto all'esclusione sociale e prestazione concernente un diritto fondamentale riguardante le persone"; inoltre, le prestazioni sono riservate ai maggiorenni residenti in Valle d'Aosta (precari, disoccupati, cassaintegrati) con un reddito individuale imponibile netto non superiore a 6.000 euro.
"Presenteremo il progetto alle forze del centro-sinistra - ha commentato Andrea Padovani, coordinatore regionale dei Giovani Comunisti - e poi, eventualmente, partirà la raccolta firme. Questa è la nostra prima iniziativa dopo tanto tempo e cerca di ovviare alla legge Biagi in attesa che quest' ultima venga modificata. L'obiettivo - ha concluso - è di migliorare la situazione dei precari". (ANSA).
Categorie: val_d'aosta giovani_comunisti prc reddito reddito_sociale precari disoccupati cassintegrati progetto_legge regione agosto2006
(ANSA) - AOSTA, 5 AGO - Un progetto di legge di iniziativa popolare sul diritto di reddito sociale per l'occupazione in Valle d'Aosta. A presentarlo sono i Giovani Comunisti della Valle d'Aosta.
"L'esigenza del progetto - si legge in una nota - nasce dalle difficili condizioni dell'industria in Valle d'Aosta e dal sempre maggior precariato occupazionale". Il testo è composto da 9 articoli. Il progetto prevede l'istituzione del diritto al reddito sociale "quale misura di contrasto all'esclusione sociale e prestazione concernente un diritto fondamentale riguardante le persone"; inoltre, le prestazioni sono riservate ai maggiorenni residenti in Valle d'Aosta (precari, disoccupati, cassaintegrati) con un reddito individuale imponibile netto non superiore a 6.000 euro.
"Presenteremo il progetto alle forze del centro-sinistra - ha commentato Andrea Padovani, coordinatore regionale dei Giovani Comunisti - e poi, eventualmente, partirà la raccolta firme. Questa è la nostra prima iniziativa dopo tanto tempo e cerca di ovviare alla legge Biagi in attesa che quest' ultima venga modificata. L'obiettivo - ha concluso - è di migliorare la situazione dei precari". (ANSA).
Categorie: val_d'aosta giovani_comunisti prc reddito reddito_sociale precari disoccupati cassintegrati progetto_legge regione agosto2006
A Roma nidi in gestione esterna (comunicato USI)
Comunicato stampa
L’annuncio è di quelli balneari, ma stavolta non sono i bagnini o i pulitori degli arenili “stagionali” in via di autorganizzazione sindacale a porre l’esigenza di intervenire, ma il futuro assetto di un servizio rilevante come quello degli asili nido (fascia di età 3 mesi – 3 anni) e del futuro lavorativo e occupazionale del personale educativo e operaio che sarà impiegato, in una città come Roma che nonostante l’aumento di offerta alla cittadinanza, sconta un numero oscillante sulle settemila domande annue di genitori “in attesa” e con i requisiti in regola.
Il Comune di Roma ha già più volte annunciato l’apertura di altri e nuovi asili nido oltre a quelli comunali a gestione diretta e a quelli in convenzione già aperti.
Sui tavoli di confronto sindacale nell’amministrazione capitolina, si discute ancora di modelli organizzativi, dell’applicazione del contratto decentrato stipulato a Ottobre 2005 (e in parte non ancora applicato a favore dell’area scolastica educativa, dei servizi culturali e alla numerosa massa di personale amministrativo) e delle fasce di precariato idoneo o vincitore di concorsi che si stanno stratificando (educatrici di asilo nido, insegnanti, operatori bibliotecari, ma anche amministrativi e assistenti sociali precari o interinali) in una dotazione organica che per mantenere “la linea” anche nel periodo estivo è in via di costante “dimagrimento”, sui servizi pubblici tira aria di gestione all’esterno.
La Farmacap, azienda farmaco socio sanitaria capitolina, è azienda speciale del Comune di Roma che gestisce 40 farmacie comunali, i servizi socio assistenziali di teleassistenza, telecompagnia, sportelli sociali in alcuni municipi, finora due asili nido nel territorio del municipio Roma XII. Il personale educativo è stato assunto con contratti a tempo determinato con scadenza 31 Luglio 2006, inquadrato al 6° livello del CCNL FISM, mentre il personale addetto alle pulizie (non ci sono ausiliari come nei nidi comunali) è part time o a tempo pieno inquadrato al 2° livello del CCNL imprese di pulizie. Il personale delle farmacie e una parte del personale dei servizi sociali e della direzione ha applicato il CCNL Assofarm, altra parte del personale dei servizi socio assistenziali ha il CCNL delle Coop. Sociali.
Uno “spezzatino contrattuale” e una differenziazione di diritti e retribuzioni sul quale la RSA USI AIT ha già aperto con l’azienda e il CdA una controversia in fase di negoziazione all’interno della piattaforma di rivendicazioni, per evitare disparità di trattamento ed eliminare una tendenza disgregatrice negativa per lavoratrici e lavoratori; in un’azienda pubblica della “holding campidoglio” in via di sviluppo, può costituire un precedente in negativo da non sottovalutare per l’impatto lavorativo/occupazionale e sull’assetto dei servizi.
Sulla vicenda degli asili nido, da molti mesi sono stati posti dal sindacato autorganizzato (il 2° come forza in Farmacap, maggioritario come presenza sindacale anche negli asili nido) sia al Comune di Roma sia alla Farmacap, rilievi e osservazioni non solo per la soluzione del crescente precariato (la richiesta è quella di assunzione in pianta stabile) ma anche per la qualità del servizio erogato e l’impegno al rispetto degli standard qualitativi e di realizzazione di una progettualità educativa anche nei nidi affidati all’azienda speciale comunale, rispetto a quelli dei nidi comunali a gestione diretta. Il confronto è ancora aperto, anche se l’assenza di un regolamento comunale per i nidi affidati in convenzione o a gestione “indiretta” analogo a quello in vigore fin dal 1996 per i nidi comunali, una lacuna non ancora colmata dall’amministrazione e dall’ufficio costituito nel 2006 presso il Dipartimento XI del Comune di Roma, aumenta molto i rischi di una gestione tesa a ridurre i costi in maniera generica e non mirata a ridurre gli sprechi, mantenere il servizio ad una forma di “babisitteraggio collettivo” e non verso un servizio educativo integrativo o aggiuntivo ai nidi comunali, tanto per svuotare le graduatorie municipali delle liste di attesa e con l’utilizzo di locali e strutture non sempre in regola con le misure di sicurezza e salute.
Resta ancora irrisolto, il problema di tanto precariato sia nei nidi (e nelle scuole dell’infanzia) del Comune di Roma, tendenza ormai nazionale nelle pubbliche amministrazioni, sia nel settore educativo a gestione “indiretta”, dove pochi sono i controlli reali e le verifiche concrete e dove l’organizzazione di lavoratrici e lavoratori fa fatica a svilupparsi.
Nonostante il quadro di precarietà anche negli assetti dei servizi pubblici e non solo sul piano lavorativo o della qualità della vita, a Luglio 2006 Direzione e Presidenza del CdA hanno sottoscritto un verbale di incontro con la USI AIT e la RSA, disponendo il riutilizzo a settembre di tutto il personale già impiegato nello scorso anno scolastico (che ha superato una selezione pubblica, per andare a fare “la precaria” ...) nelle sedi lavorative disponibili e con l’impegno a garantire ove possibile la continuità didattica, informando inoltre il sindacato in merito alle nuove aperture degli asili nido e all’inizio dei rapporti lavorativi del personale educativo.
A settembre, si prevede una stagione lunga di mobilitazione e di contro informazione per evitare smantellamenti “mascherati” di servizi pubblici a cooperative o associazioni, come già avviene per molti servizi alla persona o la messa in svendita “con il rispetto delle regole del mercato”, alle aziende pubbliche (art. 13 decreto Bersani o Finanziaria 2007 permettendo…).
Unione Sindacale Italiana
USI AIT – Confederazione di sindacati nazionali autogestiti e di federazioni locali intercategoriali
Segreteria provinciale confederale - Federazione di Roma
www.usiait.it
Categorie: usi_ait roma lazio asili_nido nidi esternalizzazioni precari agosto2006
L’annuncio è di quelli balneari, ma stavolta non sono i bagnini o i pulitori degli arenili “stagionali” in via di autorganizzazione sindacale a porre l’esigenza di intervenire, ma il futuro assetto di un servizio rilevante come quello degli asili nido (fascia di età 3 mesi – 3 anni) e del futuro lavorativo e occupazionale del personale educativo e operaio che sarà impiegato, in una città come Roma che nonostante l’aumento di offerta alla cittadinanza, sconta un numero oscillante sulle settemila domande annue di genitori “in attesa” e con i requisiti in regola.
Il Comune di Roma ha già più volte annunciato l’apertura di altri e nuovi asili nido oltre a quelli comunali a gestione diretta e a quelli in convenzione già aperti.
Sui tavoli di confronto sindacale nell’amministrazione capitolina, si discute ancora di modelli organizzativi, dell’applicazione del contratto decentrato stipulato a Ottobre 2005 (e in parte non ancora applicato a favore dell’area scolastica educativa, dei servizi culturali e alla numerosa massa di personale amministrativo) e delle fasce di precariato idoneo o vincitore di concorsi che si stanno stratificando (educatrici di asilo nido, insegnanti, operatori bibliotecari, ma anche amministrativi e assistenti sociali precari o interinali) in una dotazione organica che per mantenere “la linea” anche nel periodo estivo è in via di costante “dimagrimento”, sui servizi pubblici tira aria di gestione all’esterno.
La Farmacap, azienda farmaco socio sanitaria capitolina, è azienda speciale del Comune di Roma che gestisce 40 farmacie comunali, i servizi socio assistenziali di teleassistenza, telecompagnia, sportelli sociali in alcuni municipi, finora due asili nido nel territorio del municipio Roma XII. Il personale educativo è stato assunto con contratti a tempo determinato con scadenza 31 Luglio 2006, inquadrato al 6° livello del CCNL FISM, mentre il personale addetto alle pulizie (non ci sono ausiliari come nei nidi comunali) è part time o a tempo pieno inquadrato al 2° livello del CCNL imprese di pulizie. Il personale delle farmacie e una parte del personale dei servizi sociali e della direzione ha applicato il CCNL Assofarm, altra parte del personale dei servizi socio assistenziali ha il CCNL delle Coop. Sociali.
Uno “spezzatino contrattuale” e una differenziazione di diritti e retribuzioni sul quale la RSA USI AIT ha già aperto con l’azienda e il CdA una controversia in fase di negoziazione all’interno della piattaforma di rivendicazioni, per evitare disparità di trattamento ed eliminare una tendenza disgregatrice negativa per lavoratrici e lavoratori; in un’azienda pubblica della “holding campidoglio” in via di sviluppo, può costituire un precedente in negativo da non sottovalutare per l’impatto lavorativo/occupazionale e sull’assetto dei servizi.
Sulla vicenda degli asili nido, da molti mesi sono stati posti dal sindacato autorganizzato (il 2° come forza in Farmacap, maggioritario come presenza sindacale anche negli asili nido) sia al Comune di Roma sia alla Farmacap, rilievi e osservazioni non solo per la soluzione del crescente precariato (la richiesta è quella di assunzione in pianta stabile) ma anche per la qualità del servizio erogato e l’impegno al rispetto degli standard qualitativi e di realizzazione di una progettualità educativa anche nei nidi affidati all’azienda speciale comunale, rispetto a quelli dei nidi comunali a gestione diretta. Il confronto è ancora aperto, anche se l’assenza di un regolamento comunale per i nidi affidati in convenzione o a gestione “indiretta” analogo a quello in vigore fin dal 1996 per i nidi comunali, una lacuna non ancora colmata dall’amministrazione e dall’ufficio costituito nel 2006 presso il Dipartimento XI del Comune di Roma, aumenta molto i rischi di una gestione tesa a ridurre i costi in maniera generica e non mirata a ridurre gli sprechi, mantenere il servizio ad una forma di “babisitteraggio collettivo” e non verso un servizio educativo integrativo o aggiuntivo ai nidi comunali, tanto per svuotare le graduatorie municipali delle liste di attesa e con l’utilizzo di locali e strutture non sempre in regola con le misure di sicurezza e salute.
Resta ancora irrisolto, il problema di tanto precariato sia nei nidi (e nelle scuole dell’infanzia) del Comune di Roma, tendenza ormai nazionale nelle pubbliche amministrazioni, sia nel settore educativo a gestione “indiretta”, dove pochi sono i controlli reali e le verifiche concrete e dove l’organizzazione di lavoratrici e lavoratori fa fatica a svilupparsi.
Nonostante il quadro di precarietà anche negli assetti dei servizi pubblici e non solo sul piano lavorativo o della qualità della vita, a Luglio 2006 Direzione e Presidenza del CdA hanno sottoscritto un verbale di incontro con la USI AIT e la RSA, disponendo il riutilizzo a settembre di tutto il personale già impiegato nello scorso anno scolastico (che ha superato una selezione pubblica, per andare a fare “la precaria” ...) nelle sedi lavorative disponibili e con l’impegno a garantire ove possibile la continuità didattica, informando inoltre il sindacato in merito alle nuove aperture degli asili nido e all’inizio dei rapporti lavorativi del personale educativo.
A settembre, si prevede una stagione lunga di mobilitazione e di contro informazione per evitare smantellamenti “mascherati” di servizi pubblici a cooperative o associazioni, come già avviene per molti servizi alla persona o la messa in svendita “con il rispetto delle regole del mercato”, alle aziende pubbliche (art. 13 decreto Bersani o Finanziaria 2007 permettendo…).
Unione Sindacale Italiana
USI AIT – Confederazione di sindacati nazionali autogestiti e di federazioni locali intercategoriali
Segreteria provinciale confederale - Federazione di Roma
www.usiait.it
Categorie: usi_ait roma lazio asili_nido nidi esternalizzazioni precari agosto2006
Assuzioni precari: le parole non bastano
Le parole non bastano.
dall'ADPM, AIP Catania, MIIP, 4/8/2006
Lo scorso 26 Luglio la VII Commissione permanente della Camera dei Deputati ha approvato la risoluzione 7-00017 presentata dall’On Titti De Simone e firmata dai deputati dell’Unione Sasso, Rusconi, Poletti, Costantini, Li Causi, Ghizzoni, Benzoni, Guadagno detto Vladimir Luxuria, Martella, Tranfaglia, De Biasi. Essa impegna il governo:
• ad incrementare il numero di immissioni a tempo indeterminato e a predisporre un piano straordinario triennale di assunzioni;
• ad abrogare la lettera h del punto B.3 della tabella di valutazione dei titoli a valere dalle graduatorie dell'anno scolastico 2007/08, nonché ad eliminare la valutazione di master, corsi di perfezionamento e di specializzazione, o quanto meno a limitarne fortemente il numero;
• a delegificare la tabella di valutazione «valorizzando fortemente il servizio specifico», che viene quindi riconosciuto come elemento di rilievo dal punto di vista professionale.
Valutiamo positivamente il fatto che molte delle considerazioni da noi fatte in sede di audizione siano state accolte; il Governo emani ora atti conseguenti e tali da giungere in tempi rapidi al superamento del grave problema del precariato scolastico, che ha raggiunto dimensioni abnormi, cronicizzandosi in talune classi di concorso soprattutto delle secondarie, dove vi sono docenti precari con servizio decennale a causa di meccanismi che ostacolano lo scorrimento delle graduatorie.
Auspichiamo che costituisca solo un primo segnale di cambiamento il legittimo ripristino dell’assegnazione degli spezzoni inferiori alle 7 ore ai docenti precari e ricordiamo che, se deve essere restituita certezza di diritto a tutti gli attuali precari, vi è una precisa emergenza che richiede interventi straordinari, costituita dal precariato cosiddetto storico, come hanno riconosciuto più volte sia il Ministro Fioroni che il Vice Ministro On.le Bastico. Quest’ultima, in una recente intervista pubblicata sulla Gazzetta di Modena ha affermato: «Voglio assicurare che il problema del precariato è una priorità della nostra azione di governo. […] Nell’ambito dei criteri che il Parlamento fisserà per la delegificazione, affronteremo anche il tema dei precari “storici” che costituisce dal punto di vista personale e sociale una situazione di gravità.». Apprezziamo le parole ma, ribadiamo, alle parole devono far seguito atti concreti in tempi rapidi.
Solo collegando servizio specifico e status di precario, e avendo ben presenti questi due elementi congiunti, è possibile strutturare un intervento legislativo oggettivamente valido ed efficace, che non può non tener conto sia della presenza dei docenti di ruolo nelle graduatorie permanenti, sia del forte divario tra organico di diritto e organico di fatto.
Come abbiamo più volte sottolineato, un elemento che impedisce in non poche graduatorie l’assorbimento del precariato è la presenza di migliaia di insegnanti di ruolo blindati nelle prime e seconde fasce: accade così che le prime posizioni delle graduatorie permanenti siano occupate spesso da docenti già assunti a tempo indeterminato e senza servizio specifico; le assunzioni a tempo indeterminato si traducono in tali casi in una sottrazione di posti – o addirittura nella perdita del lavoro – per i precari di terza fascia che in quelle graduatorie effettivamente prestano servizio, magari anche da oltre un decennio. Le graduatorie permanenti non sono il luogo per la mobilità professionale, cui è già riservata un’elevata percentuale dei posti disponibili (ricordiamo che le vecchie graduatorie provinciali erano espressamente riservate ai docenti non di ruolo).
Si ribadisce inoltre che le cattedre computate per le assunzioni a tempo indeterminato sono solo quelle facenti parte del cosiddetto organico di diritto. Il notevole scarto esistente tra organico di diritto e organico di fatto, soprattutto alle superiori, dove la situazione è complessivamente più difficile, come recitano i dati anagrafici dei precari, è un altro elemento che ostacola il loro assorbimento. Se è necessaria una politica degli organici meglio rispondente alle reali esigenze della scuola di ogni ordine e grado, data la straordinarietà della situazione sarebbe necessario che venisse presa in considerazione la possibilità di assumere a tempo indeterminato, magari come DOP, anche sull’organico di fatto o che l’organico di fatto venisse computato nella ripartizione del contingente di assunzioni. Su questa linea ci attendiamo un chiaro impegno anche da parte dei sindacati.
Venerdì 4 Agosto 2006
Movimento Interregionale Insegnanti Precari
Associazione Insegnanti Precari Catania
Associazione Docenti Precari Milano
Categorie: miip aipc adpm precari scuola docenti milano catania dop organici agosto2006 assunzioni
dall'ADPM, AIP Catania, MIIP, 4/8/2006
Lo scorso 26 Luglio la VII Commissione permanente della Camera dei Deputati ha approvato la risoluzione 7-00017 presentata dall’On Titti De Simone e firmata dai deputati dell’Unione Sasso, Rusconi, Poletti, Costantini, Li Causi, Ghizzoni, Benzoni, Guadagno detto Vladimir Luxuria, Martella, Tranfaglia, De Biasi. Essa impegna il governo:
• ad incrementare il numero di immissioni a tempo indeterminato e a predisporre un piano straordinario triennale di assunzioni;
• ad abrogare la lettera h del punto B.3 della tabella di valutazione dei titoli a valere dalle graduatorie dell'anno scolastico 2007/08, nonché ad eliminare la valutazione di master, corsi di perfezionamento e di specializzazione, o quanto meno a limitarne fortemente il numero;
• a delegificare la tabella di valutazione «valorizzando fortemente il servizio specifico», che viene quindi riconosciuto come elemento di rilievo dal punto di vista professionale.
Valutiamo positivamente il fatto che molte delle considerazioni da noi fatte in sede di audizione siano state accolte; il Governo emani ora atti conseguenti e tali da giungere in tempi rapidi al superamento del grave problema del precariato scolastico, che ha raggiunto dimensioni abnormi, cronicizzandosi in talune classi di concorso soprattutto delle secondarie, dove vi sono docenti precari con servizio decennale a causa di meccanismi che ostacolano lo scorrimento delle graduatorie.
Auspichiamo che costituisca solo un primo segnale di cambiamento il legittimo ripristino dell’assegnazione degli spezzoni inferiori alle 7 ore ai docenti precari e ricordiamo che, se deve essere restituita certezza di diritto a tutti gli attuali precari, vi è una precisa emergenza che richiede interventi straordinari, costituita dal precariato cosiddetto storico, come hanno riconosciuto più volte sia il Ministro Fioroni che il Vice Ministro On.le Bastico. Quest’ultima, in una recente intervista pubblicata sulla Gazzetta di Modena ha affermato: «Voglio assicurare che il problema del precariato è una priorità della nostra azione di governo. […] Nell’ambito dei criteri che il Parlamento fisserà per la delegificazione, affronteremo anche il tema dei precari “storici” che costituisce dal punto di vista personale e sociale una situazione di gravità.». Apprezziamo le parole ma, ribadiamo, alle parole devono far seguito atti concreti in tempi rapidi.
Solo collegando servizio specifico e status di precario, e avendo ben presenti questi due elementi congiunti, è possibile strutturare un intervento legislativo oggettivamente valido ed efficace, che non può non tener conto sia della presenza dei docenti di ruolo nelle graduatorie permanenti, sia del forte divario tra organico di diritto e organico di fatto.
Come abbiamo più volte sottolineato, un elemento che impedisce in non poche graduatorie l’assorbimento del precariato è la presenza di migliaia di insegnanti di ruolo blindati nelle prime e seconde fasce: accade così che le prime posizioni delle graduatorie permanenti siano occupate spesso da docenti già assunti a tempo indeterminato e senza servizio specifico; le assunzioni a tempo indeterminato si traducono in tali casi in una sottrazione di posti – o addirittura nella perdita del lavoro – per i precari di terza fascia che in quelle graduatorie effettivamente prestano servizio, magari anche da oltre un decennio. Le graduatorie permanenti non sono il luogo per la mobilità professionale, cui è già riservata un’elevata percentuale dei posti disponibili (ricordiamo che le vecchie graduatorie provinciali erano espressamente riservate ai docenti non di ruolo).
Si ribadisce inoltre che le cattedre computate per le assunzioni a tempo indeterminato sono solo quelle facenti parte del cosiddetto organico di diritto. Il notevole scarto esistente tra organico di diritto e organico di fatto, soprattutto alle superiori, dove la situazione è complessivamente più difficile, come recitano i dati anagrafici dei precari, è un altro elemento che ostacola il loro assorbimento. Se è necessaria una politica degli organici meglio rispondente alle reali esigenze della scuola di ogni ordine e grado, data la straordinarietà della situazione sarebbe necessario che venisse presa in considerazione la possibilità di assumere a tempo indeterminato, magari come DOP, anche sull’organico di fatto o che l’organico di fatto venisse computato nella ripartizione del contingente di assunzioni. Su questa linea ci attendiamo un chiaro impegno anche da parte dei sindacati.
Venerdì 4 Agosto 2006
Movimento Interregionale Insegnanti Precari
Associazione Insegnanti Precari Catania
Associazione Docenti Precari Milano
Categorie: miip aipc adpm precari scuola docenti milano catania dop organici agosto2006 assunzioni
Ricercatori precari contro Mussi e tagli
Società(06/08/2006) - "E' difficile oggi affermare che università e ricerca abbiano guadagnato molto nel passaggio dall'era Moratti al dicastero Mussi". E' quanto sostiene la Rete nazionale ricercatori precari' attraverso un documento-denuncia dal polemico titolo "aridatece Moratti". I ricercatori puntano il dito sul decreto Bersani-Visco: "non riguarda solo la liberalizzazione di taxi e farmacie, ma tra i tagli alla spesa pubblica contenuti nella legge figurano anche notevoli riduzioni di spesa a carico di università e ricerca per i prossimi anni: 10% subito, altrettanto fino al 2009". "Proprio quel settore - continua il documento - che, in campagna elettorale, era stato dipinto come strategico' da ogni schieramento politico, con promesse di rilancio messe per iscritto anche nel programma dell'Unione, oggi viene punito dalla politica economica del governo. Il dietrofront è tale da indurre lo stesso ministro a Mussi a minacciare le dimissioni". Una forma di protesta a cui però "non ha creduto nessuno, infatti non si dimetterà. E, per i precari, la vita sarà ancora tutta un quiz". Stime attendibili quantificano in almeno 50.000 il numero di ricercatori non di ruolo che in qualche modo operano nelle università italiane: secondo la Rete nazionale ricercatori precari' per loro si preannunciano anni difficili. "Il ministro - si legge nel documento - annuncia concorsi straordinari, il suo sottosegretario Modica (Ds) parla di una misera sanatoria che toccherebbe il 10% di loro, e comunque non si vedono all'orizzonte né gli uni né l'altra. Infine i tagli della manovrina': un errore che verrà corretto, dicono al ministero. Ma due ex-normalisti pignoli come Modica e Mussi erano distratti, quando il collega Bersani scriveva? Le accuse dei ricercatori precari non risparmiano nemmeno le visite di Mussi a "molti atenei prospettando un futuroroseo all'istruzione universitaria, alla ricerca e ai precari che ne consentono la sopravvivenza". Secondo la rete nazionale di ricercaotri Mussi "ha guadagnato molti applausi, anche tra i giovani: quelli che da tempo attendono un ricambio generazionale e di poter entrare nell'università e negli enti di ricerca dalla porta principale, e non dai ponti levatoi con cui, quando conviene, i baroni aprono i feudi della cultura. Ma governare comporta oneri, accanto agli onori: oltre agli applausi, la responsabilità".
Categorie: moratti ricercatori precari università ricerca agosto2006 decreto_bersani unione mussi tocci taxi farmacie tagli
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Regione Liguria: accordo con sindacati per regolarizzazione precari
Accordo quadro Regione Liguria-sindacati per regolarizzare il lavoro precario. L’intesa, sottoscritta dagli assessori alle Finanze e Risorse Umane e Politiche Attive del Lavoro G.B. Pittaluga ed Enrico Vesco e da tutte le organizzazioni sindacali, prevede che il piano di assunzione a tempo indeterminato dei precari, già avviato per i lavoratori della Regione Liguria e dell’Arpal (legge approvata dal Consiglio regionale nei giorni scorsi), regolarizzi gradualmente anche le situazioni negli enti strumentali (Agenzia Liguria Lavoro, Arte, Agenzia Regionale di Promozione Turistica ‘In Liguria’, Ersu, enti Parco ecc) e nelle società regionali.
L’accordo arriva dopo che un gruppo di lavoro istituito dalle parti ha cominciato a censire le diverse tipologie di contratti applicati ai lavoratori interessati. Secondo il documento firmato, il piano dovrà completarsi entro la fine della legislatura nel corso della quale non sarà più assunto personale precario. L’accordo è stato sottoscritto da Cgil-Cisl-Uil, Ugl, Confasl, Confederazione Unitaria di base, RdB e Cub.
A. Gu.
Lunedì 07 Agosto 2006 ore 13:22
Categorie: regione liguria regione_liguria arpal agosto2006 rdb cub rdb_cub cgil cisl uil confsal ugl arte ente_parco
L’accordo arriva dopo che un gruppo di lavoro istituito dalle parti ha cominciato a censire le diverse tipologie di contratti applicati ai lavoratori interessati. Secondo il documento firmato, il piano dovrà completarsi entro la fine della legislatura nel corso della quale non sarà più assunto personale precario. L’accordo è stato sottoscritto da Cgil-Cisl-Uil, Ugl, Confasl, Confederazione Unitaria di base, RdB e Cub.
A. Gu.
Lunedì 07 Agosto 2006 ore 13:22
Categorie: regione liguria regione_liguria arpal agosto2006 rdb cub rdb_cub cgil cisl uil confsal ugl arte ente_parco
31.7.06
La Camera dei Deputati approva una risoluzione sul precariato
di G.G.
La VII Commissione Permanente della Camera dei Deputati, cultura, scienze e istruzione, nella seduta di mercoledì 26 luglio, ha approvato a larga maggioranza una risoluzione parlamentare presentata da alcuni deputati dell’Unione, con cui ha chiesto al Governo un particolare impegno sul problema del precariato della scuola.
Al di là delle illusioni, facilmente alimentate da chi, docente o non docente, da anni bussa alle porte della scuola, sembra che le dichiarazioni del Ministro Fioroni, all’atto del suo insediamento sulla scottante poltrona di Viale Trastevere, relative ad un impegno dell’attuale maggioranza governativa per la risoluzione del drammatico problema del precariato della scuola, stiano trovando fondamentali sviluppi anche in altri ambiti.
La VII Commissione Permanente della Camera dei Deputati, cultura, scienze e istruzione, nella seduta di mercoledì 26 luglio, ha approvato a larga maggioranza una risoluzione parlamentare presentata da alcuni deputati dell’Unione, con cui ha chiesto al Governo un particolare impegno sul problema del precariato della scuola.
Più specificamente, la risoluzione parlamentare ha sollecitato un particolare impegno al Governo perché venga incrementato significativamente il numero delle assunzioni da raccordare ai pensionamenti, avvenuti in questi ultimi anni, e per predisporre un piano straordinario triennale di assunzioni.
A questo punto è veramente auspicabile che, dopo tanto dibattito di questi ultimi decenni, dopo le tante disillusioni di migliaia di insegnanti e di non docenti, si passi al più presto, a tutti i livelli, ad individuare soluzioni concrete a partire dal prossimo anno scolastico in vista della concretizzazione di un piano a lunga scadenza ad iniziare dall’autorizzazione, da parte dei Ministro dell’Economia, all’assunzione di precari fin dal prossimo anno scolastico di una quota pari a quella già nominata in questi giorni.
Infatti, il Ministro Fioroni ha reso noto, il 13 luglio scorso nel corso di una risposta ad un’interrogazione parlamentare, di aver chiesto al collega Padoa Schioppa di essere autorizzato all’assunzione a tempo indeterminato di 20.000 docenti e di 3.500 Ata.
31/07/2006
Categorie: scuola precari camera luglio2006 governo commissione_cultura risoluzione fioroni padoa_schioppa
La VII Commissione Permanente della Camera dei Deputati, cultura, scienze e istruzione, nella seduta di mercoledì 26 luglio, ha approvato a larga maggioranza una risoluzione parlamentare presentata da alcuni deputati dell’Unione, con cui ha chiesto al Governo un particolare impegno sul problema del precariato della scuola.
Al di là delle illusioni, facilmente alimentate da chi, docente o non docente, da anni bussa alle porte della scuola, sembra che le dichiarazioni del Ministro Fioroni, all’atto del suo insediamento sulla scottante poltrona di Viale Trastevere, relative ad un impegno dell’attuale maggioranza governativa per la risoluzione del drammatico problema del precariato della scuola, stiano trovando fondamentali sviluppi anche in altri ambiti.
La VII Commissione Permanente della Camera dei Deputati, cultura, scienze e istruzione, nella seduta di mercoledì 26 luglio, ha approvato a larga maggioranza una risoluzione parlamentare presentata da alcuni deputati dell’Unione, con cui ha chiesto al Governo un particolare impegno sul problema del precariato della scuola.
Più specificamente, la risoluzione parlamentare ha sollecitato un particolare impegno al Governo perché venga incrementato significativamente il numero delle assunzioni da raccordare ai pensionamenti, avvenuti in questi ultimi anni, e per predisporre un piano straordinario triennale di assunzioni.
A questo punto è veramente auspicabile che, dopo tanto dibattito di questi ultimi decenni, dopo le tante disillusioni di migliaia di insegnanti e di non docenti, si passi al più presto, a tutti i livelli, ad individuare soluzioni concrete a partire dal prossimo anno scolastico in vista della concretizzazione di un piano a lunga scadenza ad iniziare dall’autorizzazione, da parte dei Ministro dell’Economia, all’assunzione di precari fin dal prossimo anno scolastico di una quota pari a quella già nominata in questi giorni.
Infatti, il Ministro Fioroni ha reso noto, il 13 luglio scorso nel corso di una risposta ad un’interrogazione parlamentare, di aver chiesto al collega Padoa Schioppa di essere autorizzato all’assunzione a tempo indeterminato di 20.000 docenti e di 3.500 Ata.
31/07/2006
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28.7.06
Il governo si impegna ad assumere docenti precari
Liberazione 27-07-2006
Scuola, si volta pagina
Il governo si impegna ad assumere docenti precari
di Giuliano Rosciarelli
La commissione cultura della Camera ha dato, ieri, il via libera ad una risoluzione che impegna il Governo ad incrementare il numero di immissioni in ruolo per il superamento del precariato dei docenti e del personale ATA. Un primo passo verso la stabilizzazione dei rapporti di lavoro nella scuola pubblica, una pietra sul passato nei burrascosi rapporti tra i cosiddetti “precari storici” da venti anni di attesa di una cattedra, e “sissini” i nuovi precari fuoriusciti dai corsi di specializzazione.
Un provvedimento che vede come prima firmataria la deputata Titti de Simone di Rifondazione comunista, capogruppo in commissione Cultura, e sul quale si è (finalmente) ricompattata tutta la maggioranza di Governo. La notizia non è di quelle “estive”, ma attrarrà l’attenzione di migliaia di insegnanti (400mila tra precari storici e specializzati) che da anni premono alle porte della scuola per la pluriennale iscrizione nelle graduatorie degli ultimi concorsi e di quelle permanenti. “Il precariato nel settore scolastico ha raggiunto livelli insostenibili- si legge nel testo della risoluzione- cresciuti a livelli esponenziali nella scorsa legislatura con interventi che hanno portato allo sconvolgimento delle graduatorie rendendo incerte le aspettative e i diritti di decine e decine di migliaia di docenti precari. Una situazione - continua il testo- destinata a crescere in assenza di misure radicali che puntino alla stabilizzazione dei ruoli e al superamento del precariato”. Interventi annunciati in campagna elettorale, ancorati nero su bianco nel programma dell’Unione e da ieri in agenda del ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. «Portiamo a casa un buon risultato» commenta De Simone «frutto del dialogo tra le forze d’opposizione ma anche del confronto con le diverse associazioni di insegnanti precari svolte dalla Commissione cultura; incontri proficui da cui sono emerse indicazioni utili ad una formulazione equilibrata del testo. Non vogliamo punire nessuno - ha aggiunto De Simone - pensiamo che la precedente legislatura abbia creato un clima da “guerra tra poveri” che non faceva bene a nessuno. Docenti specializzati presso le SSIS e quelli nominati da concorso hanno la stessa dignità e gli stessi diritti e come tali vanno tutelati».
Liberazione 27-07-2006
Categorie: liberazione luglio2006 precari scuola governo titti_de_simone ssis commissione_cultura fioroni
Scuola, si volta pagina
Il governo si impegna ad assumere docenti precari
di Giuliano Rosciarelli
La commissione cultura della Camera ha dato, ieri, il via libera ad una risoluzione che impegna il Governo ad incrementare il numero di immissioni in ruolo per il superamento del precariato dei docenti e del personale ATA. Un primo passo verso la stabilizzazione dei rapporti di lavoro nella scuola pubblica, una pietra sul passato nei burrascosi rapporti tra i cosiddetti “precari storici” da venti anni di attesa di una cattedra, e “sissini” i nuovi precari fuoriusciti dai corsi di specializzazione.
Un provvedimento che vede come prima firmataria la deputata Titti de Simone di Rifondazione comunista, capogruppo in commissione Cultura, e sul quale si è (finalmente) ricompattata tutta la maggioranza di Governo. La notizia non è di quelle “estive”, ma attrarrà l’attenzione di migliaia di insegnanti (400mila tra precari storici e specializzati) che da anni premono alle porte della scuola per la pluriennale iscrizione nelle graduatorie degli ultimi concorsi e di quelle permanenti. “Il precariato nel settore scolastico ha raggiunto livelli insostenibili- si legge nel testo della risoluzione- cresciuti a livelli esponenziali nella scorsa legislatura con interventi che hanno portato allo sconvolgimento delle graduatorie rendendo incerte le aspettative e i diritti di decine e decine di migliaia di docenti precari. Una situazione - continua il testo- destinata a crescere in assenza di misure radicali che puntino alla stabilizzazione dei ruoli e al superamento del precariato”. Interventi annunciati in campagna elettorale, ancorati nero su bianco nel programma dell’Unione e da ieri in agenda del ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. «Portiamo a casa un buon risultato» commenta De Simone «frutto del dialogo tra le forze d’opposizione ma anche del confronto con le diverse associazioni di insegnanti precari svolte dalla Commissione cultura; incontri proficui da cui sono emerse indicazioni utili ad una formulazione equilibrata del testo. Non vogliamo punire nessuno - ha aggiunto De Simone - pensiamo che la precedente legislatura abbia creato un clima da “guerra tra poveri” che non faceva bene a nessuno. Docenti specializzati presso le SSIS e quelli nominati da concorso hanno la stessa dignità e gli stessi diritti e come tali vanno tutelati».
Liberazione 27-07-2006
Categorie: liberazione luglio2006 precari scuola governo titti_de_simone ssis commissione_cultura fioroni
27.7.06
Roma, licenziati perché omosessuali
Roma, licenziati perché omosessuali
Alessia Grossi
Galleria Alberto Sordi
Licenziati perché «non in linea con la filosofia del bar» in cui lavoravano, cioè perché gay. Marco Carbonaro, 43 anni, romano e il suo compagno Aldo Pinciroli si trovano così da un momento all´altro senza un posto di lavoro, senza stipendio e dal momento che non hanno la possibilità di assumere un legale a loro spese si rivolgono alla linea «Gay Help line» (il numero verde nazionale di supporto e assistenza per le persone gay e lesbiche, finanziato dal Comune e dalla Provincia di Roma). Il numero verde, ricorda Fabrizio Marrazzo, presidente dell´Arcigay della capitale, «da quando è stato attivato, 4 mesi fa, ha ricevuto oltre 10mila telefonate di denuncia». L´associazione, come in molti altri casi da´ il suo appoggio alla coppia discriminata e denuncia l´accaduto sul sito dell´Arcigay Roma. Marco, lavorava dal primo luglio come direttore dei bar della Galleria Alberto Sordi di Roma con un contratto a progetto. «Quando sono arrivato i bar non avevano un direttore da oltre un anno, racconta Carbonaro, che aggiunge di aver «subito iniziato a lavorare e i risultati non hanno tardato ad arrivare, e il general manager mi ha dimostrato in più di un occasione il suo apprezzamento». «Una settimana fa, continua l´ex direttore, il manager ci comunica la necessità di assumere nuovo personale e ci chiede di presentargli persone di fiducia». A questo punto Marco propone il suo compagno Aldo che da «anni lavora come barman» e il capo lo assume.«Tutto andava benissimo, assicura Carbonaro, poi si deve essere sparsa la voce della nostra relazione e lunedì siamo stati licenziati in tronco». Nessuna giustificazione per i due, neanche una lamentela, né formale, né informale. La sola colpa della coppia sarebbe, a detta dell´imprenditore Fabrizio Gallina, di «non essere in linea con la filosofia del bar» cioè di essere omosessuali. «Io ho 43 anni e ora è difficile per me trovare un altro lavoro, non solo da dirigente, anche da cameriere. Ci hanno lasciato da un momento all'altro in mezzo a una strada, senza una ragione e la cosa più grave è che non c'è nessuno, nessuna legge che ci tutela», conclude Carbonaro.
Immediatamente alla coppia arriva l´appoggio del deputato ds Franco Grillini che con un´interrogazione (leggi il testo sul sito di Franco Grillini) parlamentare si rivolge al ministro per le Pari Opportunità Barbara Polastrini e al ministro del Lavoro Cesare Damiano sottoponendo alla loro attenzione il caso di Marco e Aldo e di tutti coloro che ancora in Italia subiscono sul lavoro discriminazioni per il loro orientamento sessuale. Con una lettera al sindaco di Roma, Walter Veltroni, il deputato si assicura il sostegno dell´amministrazione comunale della capitale. «Richiedo pertanto, si legge in un passaggio della lettera di Grillini al sindaco, un intervento al fine di valutare, data la gravità dell'accaduto, la possibilità di richiedere alla società che gestisce i due bar della Galleria stessa la riassunzione delle persone ingiustamente licenziate e, nel caso di un rifiuto, di ritirare la licenza di gestione ai bar come prevede sia la normativa comunale che la legislazione nazionale». «Conoscendo la tua sensibilità sui temi della lotta alle discriminazioni siamo certi di un tuo interessamento». La risposta del Campidoglio non si è fatta attendere e attraverso l'assessore comunale alle Pari opportunità Mariella Gramaglia, si sta adoperando per giungere «al più presto a una conciliazione concordata e serena» della vicenda. «Con il sostegno del sindaco, che segue il caso da vicino ed è direttamente impegnato contro ogni forma di discriminazione, ho parlato, ha spiegato l'assessore Gramaglia, con tutti i protagonisti della vicenda: l'imprenditore, Fabrizio Gallina, i due lavoratori, Marco Carbonaro e Aldo Panciroli e i vertici romani dell'Arcigay. La mia viva speranza è che si giunga al più presto a una conciliazione concordata e serena. E per questo obiettivo mi sto adoperando, ha conlcuso l'assessore».
Pubblicato il 27.07.06
Categorie: roma luglio2006 licenziati galleria_alberto_sordi baristi camerieri veltroni gramaglia arcigay diritti omosessuali damiano grillini
Alessia Grossi
Galleria Alberto Sordi
Licenziati perché «non in linea con la filosofia del bar» in cui lavoravano, cioè perché gay. Marco Carbonaro, 43 anni, romano e il suo compagno Aldo Pinciroli si trovano così da un momento all´altro senza un posto di lavoro, senza stipendio e dal momento che non hanno la possibilità di assumere un legale a loro spese si rivolgono alla linea «Gay Help line» (il numero verde nazionale di supporto e assistenza per le persone gay e lesbiche, finanziato dal Comune e dalla Provincia di Roma). Il numero verde, ricorda Fabrizio Marrazzo, presidente dell´Arcigay della capitale, «da quando è stato attivato, 4 mesi fa, ha ricevuto oltre 10mila telefonate di denuncia». L´associazione, come in molti altri casi da´ il suo appoggio alla coppia discriminata e denuncia l´accaduto sul sito dell´Arcigay Roma. Marco, lavorava dal primo luglio come direttore dei bar della Galleria Alberto Sordi di Roma con un contratto a progetto. «Quando sono arrivato i bar non avevano un direttore da oltre un anno, racconta Carbonaro, che aggiunge di aver «subito iniziato a lavorare e i risultati non hanno tardato ad arrivare, e il general manager mi ha dimostrato in più di un occasione il suo apprezzamento». «Una settimana fa, continua l´ex direttore, il manager ci comunica la necessità di assumere nuovo personale e ci chiede di presentargli persone di fiducia». A questo punto Marco propone il suo compagno Aldo che da «anni lavora come barman» e il capo lo assume.«Tutto andava benissimo, assicura Carbonaro, poi si deve essere sparsa la voce della nostra relazione e lunedì siamo stati licenziati in tronco». Nessuna giustificazione per i due, neanche una lamentela, né formale, né informale. La sola colpa della coppia sarebbe, a detta dell´imprenditore Fabrizio Gallina, di «non essere in linea con la filosofia del bar» cioè di essere omosessuali. «Io ho 43 anni e ora è difficile per me trovare un altro lavoro, non solo da dirigente, anche da cameriere. Ci hanno lasciato da un momento all'altro in mezzo a una strada, senza una ragione e la cosa più grave è che non c'è nessuno, nessuna legge che ci tutela», conclude Carbonaro.
Immediatamente alla coppia arriva l´appoggio del deputato ds Franco Grillini che con un´interrogazione (leggi il testo sul sito di Franco Grillini) parlamentare si rivolge al ministro per le Pari Opportunità Barbara Polastrini e al ministro del Lavoro Cesare Damiano sottoponendo alla loro attenzione il caso di Marco e Aldo e di tutti coloro che ancora in Italia subiscono sul lavoro discriminazioni per il loro orientamento sessuale. Con una lettera al sindaco di Roma, Walter Veltroni, il deputato si assicura il sostegno dell´amministrazione comunale della capitale. «Richiedo pertanto, si legge in un passaggio della lettera di Grillini al sindaco, un intervento al fine di valutare, data la gravità dell'accaduto, la possibilità di richiedere alla società che gestisce i due bar della Galleria stessa la riassunzione delle persone ingiustamente licenziate e, nel caso di un rifiuto, di ritirare la licenza di gestione ai bar come prevede sia la normativa comunale che la legislazione nazionale». «Conoscendo la tua sensibilità sui temi della lotta alle discriminazioni siamo certi di un tuo interessamento». La risposta del Campidoglio non si è fatta attendere e attraverso l'assessore comunale alle Pari opportunità Mariella Gramaglia, si sta adoperando per giungere «al più presto a una conciliazione concordata e serena» della vicenda. «Con il sostegno del sindaco, che segue il caso da vicino ed è direttamente impegnato contro ogni forma di discriminazione, ho parlato, ha spiegato l'assessore Gramaglia, con tutti i protagonisti della vicenda: l'imprenditore, Fabrizio Gallina, i due lavoratori, Marco Carbonaro e Aldo Panciroli e i vertici romani dell'Arcigay. La mia viva speranza è che si giunga al più presto a una conciliazione concordata e serena. E per questo obiettivo mi sto adoperando, ha conlcuso l'assessore».
Pubblicato il 27.07.06
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Nidil Cgil: Obiettivi sul Lavoro, il nuovo concorso
Dopo l'assegnazione dei premi per la sezione "Il lavoro che non si vede" del premio Ilaria Alpi, NIdiL e Arci rilanciano con un nuovo concorso dedicato a film, fiction e documentari sulla precarietà. Per partecipare invia ENTRO IL 20 SETTEMBRE il tuo film e la scheda di iscrizione che scarichi in fondo alla pagina.
Obiettivi Sul Lavoro è un progetto dedicato a chi racconta il lavoro precario attraverso fiction, film, documentari e inchieste giornalistiche.
Il progetto, realizzato da NIdiL– Cgil, Arci e Ucca (Unione circoli cinematografici Arci), si compone di vari eventi, tra cui un concorso a premi a cui possono partecipare cortometraggi, fiction, documentari, videoinchieste realizzate a partire dall’anno 2004, di una durata massima di 60 minuti.
La richiesta di ammissione al concorso deve essere inoltrata utilizzando la scheda ufficiale di iscrizione e deve pervenire, insieme ai film, entro e non oltre il 20 settembre 2006 all’indirizzo indicato nel bando.
La premiazione dei tre vincitori, che riceveranno un premio di 6.000 euro e due premi di 5.000 euro ciascuno, è prevista per il 6 ottobre a Roma, a conclusione di una rassegna cinematografica di due giorni (5 e 6 ottobre) durante la quale – presso la Casa del Cinema, il Palladium e L’Università La Sapienza- saranno proiettati i filmati selezionati in concorso, lungometraggi sul tema del lavoro, e le inchieste che hanno vinto la sezione Il lavoro che non si vede del premio Ilaria Alpi.
Infine, nel corso della “Settimana d’iniziative sul lavoro precario in Italia”, prevista dal 24 al 31 ottobre, in oltre 250 iniziative organizzate in tutta Italia da Nidil-Cgil e Arci verranno proiettate le opere che hanno vinto il concorso.
In quest’occasione verranno anche resi pubblici i dati, qualitativi e quantitativi, sul lavoro precario in Italia prodotti dall’osservatorio nazionale sulla precarietà istituito da NIdiL-Cgil, Ires e Università La Sapienza.
Obiettivi Sul Lavoro è organizzato da NIdiL Cgil, Arci, Ucca e promosso da: Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Roma, Associazione Centenario Cgil, Sistema Servizi Cgil, Fondazione Di Vittorio, Facoltà di scienze della comunicazione Università degli Studi La Sapienza, Fnsi, Premio giornalistico Ilaria Alpi. In collaborazione con Consumit, Unipol Assicurazioni, Fondazione Mario Moderni.
BANDO E SCHEDA DI CONCORSO
Categorie: nidil_cgil cgil concorso arci ucca cinema attori video inchiesta settembre2006 luglio2006 ires la_sapienza università precari film fiction documentari premio_ilaria_alpi
Obiettivi Sul Lavoro è un progetto dedicato a chi racconta il lavoro precario attraverso fiction, film, documentari e inchieste giornalistiche.
Il progetto, realizzato da NIdiL– Cgil, Arci e Ucca (Unione circoli cinematografici Arci), si compone di vari eventi, tra cui un concorso a premi a cui possono partecipare cortometraggi, fiction, documentari, videoinchieste realizzate a partire dall’anno 2004, di una durata massima di 60 minuti.
La richiesta di ammissione al concorso deve essere inoltrata utilizzando la scheda ufficiale di iscrizione e deve pervenire, insieme ai film, entro e non oltre il 20 settembre 2006 all’indirizzo indicato nel bando.
La premiazione dei tre vincitori, che riceveranno un premio di 6.000 euro e due premi di 5.000 euro ciascuno, è prevista per il 6 ottobre a Roma, a conclusione di una rassegna cinematografica di due giorni (5 e 6 ottobre) durante la quale – presso la Casa del Cinema, il Palladium e L’Università La Sapienza- saranno proiettati i filmati selezionati in concorso, lungometraggi sul tema del lavoro, e le inchieste che hanno vinto la sezione Il lavoro che non si vede del premio Ilaria Alpi.
Infine, nel corso della “Settimana d’iniziative sul lavoro precario in Italia”, prevista dal 24 al 31 ottobre, in oltre 250 iniziative organizzate in tutta Italia da Nidil-Cgil e Arci verranno proiettate le opere che hanno vinto il concorso.
In quest’occasione verranno anche resi pubblici i dati, qualitativi e quantitativi, sul lavoro precario in Italia prodotti dall’osservatorio nazionale sulla precarietà istituito da NIdiL-Cgil, Ires e Università La Sapienza.
Obiettivi Sul Lavoro è organizzato da NIdiL Cgil, Arci, Ucca e promosso da: Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Roma, Associazione Centenario Cgil, Sistema Servizi Cgil, Fondazione Di Vittorio, Facoltà di scienze della comunicazione Università degli Studi La Sapienza, Fnsi, Premio giornalistico Ilaria Alpi. In collaborazione con Consumit, Unipol Assicurazioni, Fondazione Mario Moderni.
BANDO E SCHEDA DI CONCORSO
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Giornalisti: 30 mila i precari a 7mila euro annui
26/07/2006 14.01.00
(ANSA) - ROMA, 26 LUG - Sono circa 30mila i giornalisti precari o free lance e guadagnano in media 7mila euro annui. Cosi' il segretario della Fnsi Serventi Longhi.Oltre il 70% delle nuove assunzioni sono con contratti a termine anche della durata di un mese, osserva il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, tornando a commentare il rapporto reso noto dalla Fieg. Giacche' rimbalzano ancora i dati fasulli della Fieg sull'occupazione -afferma Serventi-, vorrei ricordare nuovamente le cifre reali. PV
Categorie: giornalisti fnsi precari luglio2006 fieg freelance editori contratto
(ANSA) - ROMA, 26 LUG - Sono circa 30mila i giornalisti precari o free lance e guadagnano in media 7mila euro annui. Cosi' il segretario della Fnsi Serventi Longhi.Oltre il 70% delle nuove assunzioni sono con contratti a termine anche della durata di un mese, osserva il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, tornando a commentare il rapporto reso noto dalla Fieg. Giacche' rimbalzano ancora i dati fasulli della Fieg sull'occupazione -afferma Serventi-, vorrei ricordare nuovamente le cifre reali. PV
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Civitavecchia. Pincio, un tavolo per ‘‘salvare’’ i precari
25/07/2006 ore 20:31
Un tavolo per ‘’salvare’’ i lavoratori precari del Pincio. A chiederlo è Uil Fpl, per mezzo del suo segretario Fabio Napoleoni, unica voce per la verità alzatasi finora a difesa della categoria, un’ottantina di persone in tutto tra hostess, vigili urbani e collaboratori,, il cui prossimo ‘’defenestramento’’ era stato annunciato, proprio dalle colonne de la Provincia, dall’assessore al Bilancio Pino Cascianelli. E proprio sulle dichiarazioni di Cascianelli, ed in particolare sui problemi di cassa, si sofferma la Uil.
«In questi giorni – scrive Napoleoni - presso qualche assessorato e in altri servizi abbiamo visto effettuare delle assunzioni secondo le recenti norme vigenti. Perché per questi lavoratori non c’è il problema di bilancio, mentre per altri si? Perché durante la campagna elettorale tutti si sono riempiti la bocca sull’occupazione ed ora tutti questi lavoratori che tra breve perderanno l’unica fonte di reddito? Perché l’amministrazione comunale ancora non avviato un percorso con le OO.SS e rappresentanza sindacale per la stabilizzazione di questi lavoratori?»
Alla luce di questa situazione la Uil chiede «l’apertura nel più breve tempo possibile di un tavolo «altrimenti saranno adottate congiuntamente alle altre OO.SS tutte quelle procedure a tutela del singolo lavoratore (precario) che a tutt’oggi con il suo contributo garantisce l’efficienza e l’efficacia del servizio comunale».
Categorie: civitavecchia pincio precari uil lazio luglio2006
Un tavolo per ‘’salvare’’ i lavoratori precari del Pincio. A chiederlo è Uil Fpl, per mezzo del suo segretario Fabio Napoleoni, unica voce per la verità alzatasi finora a difesa della categoria, un’ottantina di persone in tutto tra hostess, vigili urbani e collaboratori,, il cui prossimo ‘’defenestramento’’ era stato annunciato, proprio dalle colonne de la Provincia, dall’assessore al Bilancio Pino Cascianelli. E proprio sulle dichiarazioni di Cascianelli, ed in particolare sui problemi di cassa, si sofferma la Uil.
«In questi giorni – scrive Napoleoni - presso qualche assessorato e in altri servizi abbiamo visto effettuare delle assunzioni secondo le recenti norme vigenti. Perché per questi lavoratori non c’è il problema di bilancio, mentre per altri si? Perché durante la campagna elettorale tutti si sono riempiti la bocca sull’occupazione ed ora tutti questi lavoratori che tra breve perderanno l’unica fonte di reddito? Perché l’amministrazione comunale ancora non avviato un percorso con le OO.SS e rappresentanza sindacale per la stabilizzazione di questi lavoratori?»
Alla luce di questa situazione la Uil chiede «l’apertura nel più breve tempo possibile di un tavolo «altrimenti saranno adottate congiuntamente alle altre OO.SS tutte quelle procedure a tutela del singolo lavoratore (precario) che a tutt’oggi con il suo contributo garantisce l’efficienza e l’efficacia del servizio comunale».
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Precari scuola: il Ministero convoca sui corsi abilitanti
Il Ministero della pubblica istruzione, dopo le sollecitazioni unitarie, ha convocato le organizzazioni sindacali per affrontare i problemi connessi all’organizzazione dei corsi abilitanti previsti dal DM 85/05 e l’organizzazione, on-line, dei corsi non attivati della precedente tornata (DM 21/05).
La data non è ravvicinata (6 settembre), ma ci auguriamo che in questo lasso di tempo, ci siano le condizioni per trovare un accordo con il Ministero dell’Università e della Ricerca che garantisca l’attivazione e la conclusione dei corsi entro le date stabilite (a.a. 2005/2006), con costi ragionevoli e senza ulteriori selezioni e discriminazioni.
Roma, 25 luglio 2006
-------
testo della convocazione
Roma 21 luglio 2006
Prot.509/UI°
FLC CGIL
CISL SCUOLA
UIL SCUOLA
SNALS-CONFSAL
GILDA UNAMS
Oggetto: comparto scuola –Incontro del 6 settembre 2006, ore 10.00
Le organizzazioni sindacali in indirizzo sono invitate a partecipare all’incontro che si terrà il giorno 6 settembre 2006, alle ore 10.00, presso la stanza n. 474, III piano, con il seguente ordine del giorno:
-Attivazione residui corsi abilitanti speciali DM 21/04 anche on-line;
-Problematiche relative ai corsi abilitanti speciali attivati ai senzi del DM 85/05
Il Direttore Generale
Giuseppe Cosentino
Categorie: precari scuola luglio2006 glida snals cisl uil cgil settembre2006 corsi_abilitanti
La data non è ravvicinata (6 settembre), ma ci auguriamo che in questo lasso di tempo, ci siano le condizioni per trovare un accordo con il Ministero dell’Università e della Ricerca che garantisca l’attivazione e la conclusione dei corsi entro le date stabilite (a.a. 2005/2006), con costi ragionevoli e senza ulteriori selezioni e discriminazioni.
Roma, 25 luglio 2006
-------
testo della convocazione
Roma 21 luglio 2006
Prot.509/UI°
FLC CGIL
CISL SCUOLA
UIL SCUOLA
SNALS-CONFSAL
GILDA UNAMS
Oggetto: comparto scuola –Incontro del 6 settembre 2006, ore 10.00
Le organizzazioni sindacali in indirizzo sono invitate a partecipare all’incontro che si terrà il giorno 6 settembre 2006, alle ore 10.00, presso la stanza n. 474, III piano, con il seguente ordine del giorno:
-Attivazione residui corsi abilitanti speciali DM 21/04 anche on-line;
-Problematiche relative ai corsi abilitanti speciali attivati ai senzi del DM 85/05
Il Direttore Generale
Giuseppe Cosentino
Categorie: precari scuola luglio2006 glida snals cisl uil cgil settembre2006 corsi_abilitanti
24.7.06
E' spuntato un reporter precario
È spuntato un reporter precario
Paolo Andruccioli
Fonte: Il Manifesto 22 luglio 2006
Una volta Humphrey Bogart diceva: è la stampa bellezza. Ora direbbe: non c'è più religione, anche la stampa è diventata precaria. Tra i giornalisti italiani ce ne sono infatti quasi ventimila che risultano attualmente iscritti al fondo previdenziale separato, con redditi medi di 7mila euro l'anno, più o meno la pensione sociale. Nonostante gli stipendi medi, che tradizionalmente sono più alti di altre categorie, ora compare dunque questa nuova figura del giornalista precario: cococo, assunto a tempo determinato (anche unmese di contratto), bassi stipendi, ricatti continui da parte dell'editore, che siccome paga, definisce anche lo spazio di libertà dell'informazione. E nel futuro, pensioni da fame. Non è una scoperta di oggi, visto che proprio sul nuovo lavoro precario la Fnsi ha organizzato vari scioperi e sta preparando una vera e propria mobilitazione per l'autunno. Ma la «scoperta» è stata confermata ieri - involontariamente - dagli editori italiani, che per farsi belli con un documento spedito al ministro del lavoro, Cesare Damiano e al presidente della commissione cultura della camera, Pietro Folena, ammettono che il precariato accertato è limitato solo al 6,22%, mentre si registra un tasso di espansione dell'occupazione del 4% l'anno. I dati sono contestati dal sindacato dei giornalisti che traduce i nuovi occupati in assunzioni precarie e assunzioni stabili solo nel settore degli uffici stampa e dell'emittenza radiotelevisiva locale. Il dato reale sulla quota di precari si deve andare a scovare quindi nelle cifre dell'Inpgi. Ma a parte le solite diatribe sulle cifre, il problema vero, più generale, riguarda proprio la libertà di stampa, che come sappiamo bene anche noi del manifesto si paga a caro prezzo. Più si è precari emeno si è liberi. Più si è precari e più si è sottoposti al ricatto di chi paga. Quanti giornalisti e giornaliste, giovani e meno giovani, si sono dovuti adeguare alle volontà dei loro editori? Boris Biancheri, capo della Fieg, ci rassicura. Di che vi scandalizzate? In fondo il fenomeno della precarietà è assolutamente fisiologico rispetto alle esigenze produttive. È la precarietà bellezza.
Categorie: reporter giornalisti fnsi il_manifesto luglio2006 reddito salari cococo editori
Paolo Andruccioli
Fonte: Il Manifesto 22 luglio 2006
Una volta Humphrey Bogart diceva: è la stampa bellezza. Ora direbbe: non c'è più religione, anche la stampa è diventata precaria. Tra i giornalisti italiani ce ne sono infatti quasi ventimila che risultano attualmente iscritti al fondo previdenziale separato, con redditi medi di 7mila euro l'anno, più o meno la pensione sociale. Nonostante gli stipendi medi, che tradizionalmente sono più alti di altre categorie, ora compare dunque questa nuova figura del giornalista precario: cococo, assunto a tempo determinato (anche unmese di contratto), bassi stipendi, ricatti continui da parte dell'editore, che siccome paga, definisce anche lo spazio di libertà dell'informazione. E nel futuro, pensioni da fame. Non è una scoperta di oggi, visto che proprio sul nuovo lavoro precario la Fnsi ha organizzato vari scioperi e sta preparando una vera e propria mobilitazione per l'autunno. Ma la «scoperta» è stata confermata ieri - involontariamente - dagli editori italiani, che per farsi belli con un documento spedito al ministro del lavoro, Cesare Damiano e al presidente della commissione cultura della camera, Pietro Folena, ammettono che il precariato accertato è limitato solo al 6,22%, mentre si registra un tasso di espansione dell'occupazione del 4% l'anno. I dati sono contestati dal sindacato dei giornalisti che traduce i nuovi occupati in assunzioni precarie e assunzioni stabili solo nel settore degli uffici stampa e dell'emittenza radiotelevisiva locale. Il dato reale sulla quota di precari si deve andare a scovare quindi nelle cifre dell'Inpgi. Ma a parte le solite diatribe sulle cifre, il problema vero, più generale, riguarda proprio la libertà di stampa, che come sappiamo bene anche noi del manifesto si paga a caro prezzo. Più si è precari emeno si è liberi. Più si è precari e più si è sottoposti al ricatto di chi paga. Quanti giornalisti e giornaliste, giovani e meno giovani, si sono dovuti adeguare alle volontà dei loro editori? Boris Biancheri, capo della Fieg, ci rassicura. Di che vi scandalizzate? In fondo il fenomeno della precarietà è assolutamente fisiologico rispetto alle esigenze produttive. È la precarietà bellezza.
Categorie: reporter giornalisti fnsi il_manifesto luglio2006 reddito salari cococo editori
21.7.06
Reddito o lavoro? Sull'inutile dibattito del Manifesto
Riflessioni precarie
"Come collettività possiamo ridistribuire solo la produzione corrente.
Quest'ultima, aggiungiamo, sarà tanto più elevata quanto più alta è, oggi e nel passato, l'occupazione, e l'occupazione stabile; e quanto più alta è, oggi e nel passato, qualità e quantità dei mezzi di produzione. Senza gestione politica della domanda e senza conflitto sociale nella produzione sussidi come il BI sono acqua fresca, perché domanda e produttività non aumentano per magia". (il manifesto, 12 luglio)
"il reddito garantito rischia di spingere tutta la struttura dei salari verso il basso"
"Misure come il reddito garantito possono forse rendere più sopportabile la precarietà nel breve periodo, ma non la eliminano: semmai la cristallizzano e la congelano. [...] rendono più accettabile la frammentazione del lavoro e conducono all'abbandono della lotta per un lavoro vero e garantito per tutti"
(il manifesto, 4 giugno)
"Lungi dal costituire un allargamento delle lotte all'intera società, il reddito garantito significa innanzitutto la messa in mora di ogni discussione sulle forme della messa al lavoro."
(il manifesto, 30 giugno)
Dati alla mano, l'Italia è il paese europeo in cui le disparità fra "ricchi" e "poveri" sono più ampie. Il 20% più ricco è nettamente più ricco del 20% più povero.
Dati alla mano, l'Italia è l'unico paese europeo (insieme alla Grecia) in cui non è prevista nessuna forma di reddito garantito sganciato dalla prestazione lavorativa.
In base a incomprensibili analisi ideologiche prive di verifiche fattuali, alcuni pseudostudiosi si stanno prestando da un mese e mezzo a un'operazione del giornale "il Manifesto" per sostenere la (morente) Fiom Cgil nel suo attacco ai movimenti e alla conquista dell''"egemonia" del presunto neomovimento antiprecarietà, nato con l'assemblea del Brancaccio dell'8 luglio. Un'operazione di bassa lega,
che nessuno, tranne qualche residuo gruppo emmelle, sta prendendo in seria considerazione.
E' evidente che, prendendo spunto dalle analisi dei ricercatori" padovani e bolognesi e volendo essere coerenti, bisognerebbe chiedere lo smantellamento delle ferie pagate (pericoloso "non lavoro", che ruba tempo alla produzione "materiale") e la dissoluzione dei diritti conquistati negli anni '70 (150 ore per lo studio, permessi per esami, malattie, maternità), germi di quella pericolosissima sottocultura che toglie centralità al Lavoro con la L maiuscolissima.
Ciò che stupisce maggiormente è che negli stessi giorni e settimane Il Manifesto abbia lanciato la sua campagna di sostegno, autonominandosi il giornale di tutti quanti, dei movimenti, senza padroni e forte della sua "autonomia".
Stupisce che il Manifesto nello stesso periodo si trovi in una crisi "produttiva" che lo costringe a non pagare i propri lavoratori, molti dei quali sono a rischio (reale) di non avere tra pochi mesi né un lavoro né un reddito.
Dovrebbe partire, un giornale "comunista", dalla valutazione dei propri interessi materiali.
Forse con un reddito di esistenza, di cittadinanza, di base, garantito o sociale che dir si voglia i precari non rovesceranno il mondo, ma almeno potranno comprare e "sostenere" più spesso il quotidiano più caro esistente in Italia.
Categorie: precari reddito reddito_garantito reddito_sociale il_manifesto luglio2006 salari frammentazione
"Come collettività possiamo ridistribuire solo la produzione corrente.
Quest'ultima, aggiungiamo, sarà tanto più elevata quanto più alta è, oggi e nel passato, l'occupazione, e l'occupazione stabile; e quanto più alta è, oggi e nel passato, qualità e quantità dei mezzi di produzione. Senza gestione politica della domanda e senza conflitto sociale nella produzione sussidi come il BI sono acqua fresca, perché domanda e produttività non aumentano per magia". (il manifesto, 12 luglio)
"il reddito garantito rischia di spingere tutta la struttura dei salari verso il basso"
"Misure come il reddito garantito possono forse rendere più sopportabile la precarietà nel breve periodo, ma non la eliminano: semmai la cristallizzano e la congelano. [...] rendono più accettabile la frammentazione del lavoro e conducono all'abbandono della lotta per un lavoro vero e garantito per tutti"
(il manifesto, 4 giugno)
"Lungi dal costituire un allargamento delle lotte all'intera società, il reddito garantito significa innanzitutto la messa in mora di ogni discussione sulle forme della messa al lavoro."
(il manifesto, 30 giugno)
Dati alla mano, l'Italia è il paese europeo in cui le disparità fra "ricchi" e "poveri" sono più ampie. Il 20% più ricco è nettamente più ricco del 20% più povero.
Dati alla mano, l'Italia è l'unico paese europeo (insieme alla Grecia) in cui non è prevista nessuna forma di reddito garantito sganciato dalla prestazione lavorativa.
In base a incomprensibili analisi ideologiche prive di verifiche fattuali, alcuni pseudostudiosi si stanno prestando da un mese e mezzo a un'operazione del giornale "il Manifesto" per sostenere la (morente) Fiom Cgil nel suo attacco ai movimenti e alla conquista dell''"egemonia" del presunto neomovimento antiprecarietà, nato con l'assemblea del Brancaccio dell'8 luglio. Un'operazione di bassa lega,
che nessuno, tranne qualche residuo gruppo emmelle, sta prendendo in seria considerazione.
E' evidente che, prendendo spunto dalle analisi dei ricercatori" padovani e bolognesi e volendo essere coerenti, bisognerebbe chiedere lo smantellamento delle ferie pagate (pericoloso "non lavoro", che ruba tempo alla produzione "materiale") e la dissoluzione dei diritti conquistati negli anni '70 (150 ore per lo studio, permessi per esami, malattie, maternità), germi di quella pericolosissima sottocultura che toglie centralità al Lavoro con la L maiuscolissima.
Ciò che stupisce maggiormente è che negli stessi giorni e settimane Il Manifesto abbia lanciato la sua campagna di sostegno, autonominandosi il giornale di tutti quanti, dei movimenti, senza padroni e forte della sua "autonomia".
Stupisce che il Manifesto nello stesso periodo si trovi in una crisi "produttiva" che lo costringe a non pagare i propri lavoratori, molti dei quali sono a rischio (reale) di non avere tra pochi mesi né un lavoro né un reddito.
Dovrebbe partire, un giornale "comunista", dalla valutazione dei propri interessi materiali.
Forse con un reddito di esistenza, di cittadinanza, di base, garantito o sociale che dir si voglia i precari non rovesceranno il mondo, ma almeno potranno comprare e "sostenere" più spesso il quotidiano più caro esistente in Italia.
Categorie: precari reddito reddito_garantito reddito_sociale il_manifesto luglio2006 salari frammentazione
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