In un processo di precarizzazione sempre più accentuato e preoccupante, Maurizio Sacconi, Sottosegretario del Ministero del Welfare, e Michele Tiraboschi, docente universitario di diritto del lavoro, hanno raccolto le loro riflessioni in un libro 'Un futuro da precari?' presentato oggi alla Camera di Commercio di Milano. All'evento hanno partecipato Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, Lorenzo Ornaghi, rettore dell'Università Cattolica di Milano, Stefano Parisi, Amministratore delegato di Fastweb, Maurizio Belpietro, direttore de 'Il giornale'.
Nel libro presentato, Sacconi vuole provocatoriamente sfatare i luoghi comuni sulla precarietà e sulla legge Biagi. L'atto d'accusa verte su quattro direttrici principali: la famiglia, che non stimola percorsi innovativi; l'università, che non prepara adeguatamente e ritarda l'ingresso nel mercato del lavoro; l'impresa, che non investe sui giovani ma solo sui quadri gi�formati; il sindacato, che non difende chi muove i primi passi alla ricerca di lavoro, ma solo chi è già contrattualizzato.
'Il libro nasce per rispondere alle accuse dell'opposizione secondo cui la riforma Biagi ha bruciato un'intera generazione', ha dichiarato Sacconi, che ribadisce invece che l'economista voleva soprattutto offrire 'sulla base delle migliori esperienze straniere, l'ambiente più idoneo ai giovani volonterosi di essere utili a sé, agli altri e al futuro del proprio Paese'.
Infine per rispondere polemicamente ai dati annunciati nei giorni scorsi dall'Istat - secondo cui nel 2005 sarebbero state perse 100.000 unità lavorative a tempo indeterminato - Sacconi puntualizza che le percentuali diffuse sono una 'astrazione teorica', perché l'anno scorso 'i posti di lavoro sono cresciuti e questo è inequivocabile'.
Categorie: sacconi, tiranoschi, libri, futuro, milano, camera_di_commercio, marzo2006, università, confalonieri, ornaghi, welfare, legge30, legge_biagi
atipici flessibili precari casa reddito mobilità licenziamenti repressione rappresentanza lotta sciopero manifestazione presidio assemblea dibattito contratto rinnovo mayday redditoxtutti precog incontrotempo lavoro non lavoro
3.3.06
Palermo: due giorni di dibattito verso la SudMayDay Parade 006
Due giorni di dibattito e confronto in preparazione
Della 4 edizione della Sud May Day PARADE a Palermo
Presso il Centro Sociale ExKarcere , via mongitore nr 77
SABATO 11 MARZO
ORE 16:00
Presentazione di:
Precarity..Video inchiesta sulla precarieta’ a Palermo
ORE 17:00
Assemblea Meridionale
ORE 20:30
Cena Sociale
DOMENICA 12 MARZO
ORE 10:00
Continuazione dell’assemblea meridionale.
ORE 13:00
Pranzo
Precari&Precarie x Diritti Sociali
- PALERMO –
E'garantita l'ospitalità per i compagn@ e gli attivisti che vengono da fuori Palermo
Per riferimenti e adesioni comunicare:
flexworkers@libero.it
www.euromayday.org/palermo
Categorie: palermo, mayday, marzo2006, sudmayday, exkarcere, videoinchiesta, assemblea, dibattito, euromayday
Della 4 edizione della Sud May Day PARADE a Palermo
Presso il Centro Sociale ExKarcere , via mongitore nr 77
SABATO 11 MARZO
ORE 16:00
Presentazione di:
Precarity..Video inchiesta sulla precarieta’ a Palermo
ORE 17:00
Assemblea Meridionale
ORE 20:30
Cena Sociale
DOMENICA 12 MARZO
ORE 10:00
Continuazione dell’assemblea meridionale.
ORE 13:00
Pranzo
Precari&Precarie x Diritti Sociali
- PALERMO –
E'garantita l'ospitalità per i compagn@ e gli attivisti che vengono da fuori Palermo
Per riferimenti e adesioni comunicare:
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La cooperativa Arca di Noè e il diluvio
NEL V° E VI° MUNICIPIO A RISCHIO I SERVIZI DI ASSISTENZA AI DISABILI E AGLI ANZIANI E IL LAVORO DI CENTINAIA DI ASSISTENTI.
PER EVITARE LA LIQUIDAZIONE COATTA LA COOPERATIVA SOCIALE "ARCA DI NOE'" HA CHIESTO AI SUOI SOCI-LAVORATORI IL VERSAMENTO DI 10.800 EURO CADAUNO. PENA IL LICENZIAMENTO.
SONO PIU' DI TRENTA I LAVORATORI CHE HANNO GIA' RISPOSTO NO E OGGI ALLE 13.30 FARANNO UN SIT-IN DI PROTESTA PRESSO LA SEDE DI VIA BELLEGRA.
I COMITATI ROMA NORD: "IL SILENZIO DEL COMUNE E DEI SINDACATI CONFEDERALI IN QUESTA VICENDA E' GRAVISSIMO. IL SINDACO DEVE INTERVENIRE SUBITO AFFIDANDO LA GESTIONE DEI SERVIZI AD UN'AZIENDA MUNICIPALIZZATA".
Visitata dalla Guardia di finanza circa un anno fa, la cooperativa sociale Arca di Noè, affidataria di servizi comunali nel V° e VI° muncipio, si trova oggi nel pieno del suo "diluvio universale". Circa ottocentomila euro di disavanzo, dovuto ad un'allegra gestione del precedente consiglio di amministrazione, hanno indotto l'attuale amministrazione a tentare un recupero di capitali attraverso la richiesta di un contributo di diecimilaottocento euro per ogni socio lavoratore. Pena l'esclusione dalla cooperativa e la perdita del posto di lavoro.
Sono decine coloro che hanno già ricevuto il preavviso di licenziamento per aver rifiutato di sottoscrivere il gravoso onere economico rateizzato.
Ad alcuni, addirittura, non sono stati pagati gli ultimi stipendi. Oggi gli operatori hanno organizzato per le ore 13.30 un Sit-in di protesta davanti alla sede della cooperativa Arca di Noè, in via Bellegra 32.
"Questa situazione è gravissima, oltre che grottesca, e il Comune di Roma non può fare orecchie da mercante" dichiara il Coordinamento Comitati Roma Nord e aggiunge "assistenti domiciliari con 800 euro mensili di stipendio sono in balìa di un ricatto occupazionale da "terzo mondo" a causa di una passata gestione di amministratori senza scrupoli che hanno potuto godere della passività compiacente e disattenta di dirigenti del Comune di Roma e degli organi di controllo della cooperazione".
"Il Sindaco deve prendere atto che, in questo caso, i servizi alle persone svantaggiate non possono essere gestiti con serenità e con la qualità dovuta stante la situazione di indebitamento, di precarietà e di conflitto.
Come già avvenuto nel Municipio XII, a fronte della crisi della cooperativa sociale Conforto, anche in questo caso il Sindaco deve impegnare le aziende municipalizzate a salvaguardia dei livelli occupazionali perchè prendano in carico i servizi della cooperativa Arca di Noè e restituiscano agli utenti il diritto a prestazioni di qualità con meno turn over e lavoratori regolarmente retribuiti."
Categorie: roma, comune, operatori_sociali, arca_di_noè, cooperative_sociali, cooperative, comitati_roma_nord, marzo2006
PER EVITARE LA LIQUIDAZIONE COATTA LA COOPERATIVA SOCIALE "ARCA DI NOE'" HA CHIESTO AI SUOI SOCI-LAVORATORI IL VERSAMENTO DI 10.800 EURO CADAUNO. PENA IL LICENZIAMENTO.
SONO PIU' DI TRENTA I LAVORATORI CHE HANNO GIA' RISPOSTO NO E OGGI ALLE 13.30 FARANNO UN SIT-IN DI PROTESTA PRESSO LA SEDE DI VIA BELLEGRA.
I COMITATI ROMA NORD: "IL SILENZIO DEL COMUNE E DEI SINDACATI CONFEDERALI IN QUESTA VICENDA E' GRAVISSIMO. IL SINDACO DEVE INTERVENIRE SUBITO AFFIDANDO LA GESTIONE DEI SERVIZI AD UN'AZIENDA MUNICIPALIZZATA".
Visitata dalla Guardia di finanza circa un anno fa, la cooperativa sociale Arca di Noè, affidataria di servizi comunali nel V° e VI° muncipio, si trova oggi nel pieno del suo "diluvio universale". Circa ottocentomila euro di disavanzo, dovuto ad un'allegra gestione del precedente consiglio di amministrazione, hanno indotto l'attuale amministrazione a tentare un recupero di capitali attraverso la richiesta di un contributo di diecimilaottocento euro per ogni socio lavoratore. Pena l'esclusione dalla cooperativa e la perdita del posto di lavoro.
Sono decine coloro che hanno già ricevuto il preavviso di licenziamento per aver rifiutato di sottoscrivere il gravoso onere economico rateizzato.
Ad alcuni, addirittura, non sono stati pagati gli ultimi stipendi. Oggi gli operatori hanno organizzato per le ore 13.30 un Sit-in di protesta davanti alla sede della cooperativa Arca di Noè, in via Bellegra 32.
"Questa situazione è gravissima, oltre che grottesca, e il Comune di Roma non può fare orecchie da mercante" dichiara il Coordinamento Comitati Roma Nord e aggiunge "assistenti domiciliari con 800 euro mensili di stipendio sono in balìa di un ricatto occupazionale da "terzo mondo" a causa di una passata gestione di amministratori senza scrupoli che hanno potuto godere della passività compiacente e disattenta di dirigenti del Comune di Roma e degli organi di controllo della cooperazione".
"Il Sindaco deve prendere atto che, in questo caso, i servizi alle persone svantaggiate non possono essere gestiti con serenità e con la qualità dovuta stante la situazione di indebitamento, di precarietà e di conflitto.
Come già avvenuto nel Municipio XII, a fronte della crisi della cooperativa sociale Conforto, anche in questo caso il Sindaco deve impegnare le aziende municipalizzate a salvaguardia dei livelli occupazionali perchè prendano in carico i servizi della cooperativa Arca di Noè e restituiscano agli utenti il diritto a prestazioni di qualità con meno turn over e lavoratori regolarmente retribuiti."
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Stabilizzazione precari, Lumia (Ds), In Sicilia necessario voltare pagina
PALERMO- Il tema della stabilizzazione dei precari è nuovamnete al centro dell’agenda politica siciliana. Sulla questione interviene infatti il deputato dei Ds, Giuseppe Lumia, il quale afferma: “In Sicilia va fatta una scelta chiara a netta per stabilizzare tutto il precariato e porre fine a questa stagione”.
“Il lavoro - aggiunge Lumia- deve essere liberato da una condizione che umilia i lavoratori e frena lo sviluppo produttivo e moderno della nostra regione”.
“Il governo Cuffaro sta giocando in questi giorni l’ennesima beffa a danno dei lavoratori. E l’annunciata stabilizzazione di soli 6mila di loro crea disuguaglianze e discriminazioni e aggrava la condizione di tutti gli altri. Ci auguriamo – conclude Lumia – che nella politica prevalga il senso di responsabilità e che la si smetta definitivamente di utilizzare le legittime aspirazioni di tanti lavoratori per meri fini elettorali”.
Categorie: stabilizzazione, ds, sicilia, palermo, marzo2006
“Il lavoro - aggiunge Lumia- deve essere liberato da una condizione che umilia i lavoratori e frena lo sviluppo produttivo e moderno della nostra regione”.
“Il governo Cuffaro sta giocando in questi giorni l’ennesima beffa a danno dei lavoratori. E l’annunciata stabilizzazione di soli 6mila di loro crea disuguaglianze e discriminazioni e aggrava la condizione di tutti gli altri. Ci auguriamo – conclude Lumia – che nella politica prevalga il senso di responsabilità e che la si smetta definitivamente di utilizzare le legittime aspirazioni di tanti lavoratori per meri fini elettorali”.
Categorie: stabilizzazione, ds, sicilia, palermo, marzo2006
La "questione precari" irrompe a Sanremo
La "questione precari" irrompe a Sanremo
La Federazione della stampa italiana è scesa in piazza ieri a San Remo, davanti al teatro Ariston dove si svolge la terza serata del Festival, per attirare l'attenzione sulla condizione dei giornalisti precari e sul rinnovo del contratto di lavoro e annunciare probabili nuovi scioperi.
'Le vertenze sindacali di altri lavoratori hanno avuto grande rilievo, la nostra invece molto meno', ha detto oggi Paolo Serventi Longhi, segretario nazionale della Fnsi. 'E' paradossale che quella dei giornalisti sia la protesta che ha avuto meno visibilità nell'informazione'.
Serventi Longhi ha ricordato che in Italia ci sono '30.000 giornalisti che hanno uno stipendio da fame', con articoli pagati 5 euro e ricatti nelle redazioni, dettati da condizionamenti commerciali e politici.
Il 17 marzo a Roma ci sar�una nuova assemblea nazionale dei giornalisti, per decidere eventuali nuove giornate di sciopero, dopo le sette già realizzate nel 2005.
Dal canto loro, gli editori sostengono di aver proposto 'una equa e responsabile soluzione dei principali problemi giuridici, economici e previdenziali della categoria, che il Sindacato dei giornalisti si è rifiutato di discutere' e di essersi offerti di riprendere 'il confronto'.
Categorie: precari, sanremo, fnsi, giornalisti, marzo2006
La Federazione della stampa italiana è scesa in piazza ieri a San Remo, davanti al teatro Ariston dove si svolge la terza serata del Festival, per attirare l'attenzione sulla condizione dei giornalisti precari e sul rinnovo del contratto di lavoro e annunciare probabili nuovi scioperi.
'Le vertenze sindacali di altri lavoratori hanno avuto grande rilievo, la nostra invece molto meno', ha detto oggi Paolo Serventi Longhi, segretario nazionale della Fnsi. 'E' paradossale che quella dei giornalisti sia la protesta che ha avuto meno visibilità nell'informazione'.
Serventi Longhi ha ricordato che in Italia ci sono '30.000 giornalisti che hanno uno stipendio da fame', con articoli pagati 5 euro e ricatti nelle redazioni, dettati da condizionamenti commerciali e politici.
Il 17 marzo a Roma ci sar�una nuova assemblea nazionale dei giornalisti, per decidere eventuali nuove giornate di sciopero, dopo le sette già realizzate nel 2005.
Dal canto loro, gli editori sostengono di aver proposto 'una equa e responsabile soluzione dei principali problemi giuridici, economici e previdenziali della categoria, che il Sindacato dei giornalisti si è rifiutato di discutere' e di essersi offerti di riprendere 'il confronto'.
Categorie: precari, sanremo, fnsi, giornalisti, marzo2006
2.3.06
Regione Lazio: gli LSU rimangono fuori
Rappresentanze Sindacali di Base
Federazione del pubblico impiego,servizi,industria e settore privato.
Aderente alla Confederazione Unitaria di Base
LA REGIONE DI TUTTI, NESSUNO ESCLUSO…TRANNE I PRECARI LSU
Il Presidente Marrazzo continua a non ricevere i Lavoratori Socialmente Utili
Dieci giorni di presidio indetto dalle RdB Lavoratori Socialmente Utili, rimasti fuori dalla Regione Lazio anche sotto la pioggia, non sono sufficienti per essere ricevuti dal presidente Marrazzo, che continua ad escludere dai suoi impegni la vertenza di questi lavoratori e non interviene per imporre le assunzioni in tutti gli enti controllati e nelle agenzie regionali, come previsto dalla delibera di giunta.
Il dilagante lavoro nero negli enti non e’ sufficiente a sollecitare la giunta Marrazzo a sanare con la contrattualizzazione il sottoprecariato storico, senza contratto e senza diritti da 10 anni: forse il Presidente ha gia’ dimenticato le dichiarazioni di volonta’ politica sulla precarieta’ espresse nel suo programma elettorale.
Le RdB rilanciano la mobilitazione e continuano il presidio con i lavoratori fino a quando il presidente Marrazzo non si decidera’ ad incontrare i LSU: circa 3600 lavoratori senza contratto, una realta’ sociale del Lazio che non deve e non puo’ essere piu’ elusa.
Roma, 28 febbraio 2006-02-28
Categorie: rdb, cub, rdb_cub, marzo2006, febbraio2006, regione_lazio, lazio, roma, marrazzo, lsu, presidio
Federazione del pubblico impiego,servizi,industria e settore privato.
Aderente alla Confederazione Unitaria di Base
LA REGIONE DI TUTTI, NESSUNO ESCLUSO…TRANNE I PRECARI LSU
Il Presidente Marrazzo continua a non ricevere i Lavoratori Socialmente Utili
Dieci giorni di presidio indetto dalle RdB Lavoratori Socialmente Utili, rimasti fuori dalla Regione Lazio anche sotto la pioggia, non sono sufficienti per essere ricevuti dal presidente Marrazzo, che continua ad escludere dai suoi impegni la vertenza di questi lavoratori e non interviene per imporre le assunzioni in tutti gli enti controllati e nelle agenzie regionali, come previsto dalla delibera di giunta.
Il dilagante lavoro nero negli enti non e’ sufficiente a sollecitare la giunta Marrazzo a sanare con la contrattualizzazione il sottoprecariato storico, senza contratto e senza diritti da 10 anni: forse il Presidente ha gia’ dimenticato le dichiarazioni di volonta’ politica sulla precarieta’ espresse nel suo programma elettorale.
Le RdB rilanciano la mobilitazione e continuano il presidio con i lavoratori fino a quando il presidente Marrazzo non si decidera’ ad incontrare i LSU: circa 3600 lavoratori senza contratto, una realta’ sociale del Lazio che non deve e non puo’ essere piu’ elusa.
Roma, 28 febbraio 2006-02-28
Categorie: rdb, cub, rdb_cub, marzo2006, febbraio2006, regione_lazio, lazio, roma, marrazzo, lsu, presidio
1/3 Napoli, operatori sociali in piazza
COMUNICATO STAMPA 1 MARZO 2006
Oggi 1 Marzo 2006 si è svolta una nuova iniziativa del Collettivo operatori sociali in continuità con l’intervento effettuato Venerdì 17 Febbraio in occasione del forum
programmatico organizzato dal sindaco uscente sulle politiche sociali. I lavoratori del terzo settore sono scesi di nuovo in piazza, stavolta con un presidio presso il 94imo servizio, l’ufficio tecnico dell’assessorato alle politiche sociali, occupando l’edificio senza interrompere le attivitá e ricevendo anche la solidarietà degli astanti. Una delegazione è stata ricevuta dal dott. Attademo al quale sono state poste una serie di problematiche irrisolte in questi anni e che si manifestano oggi in tutta la loro drammatica emergenza:
· Le case famiglia a cui non vengono pagate le rette dovute da 10 mesi sono attualmente costrette ad indebitarsi e/o addirittura a chiudere, licenziando i lavoratori e abbandonando i minori ospitati. Nel corso delle mobilitazioni del mese di Novembre si era ottenuto l’impegno di inserire questo servizio residenziale nella lista di quelli indispensabili, garantendo la puntualità dei pagamenti. Il dott. Attademo ha risposto che il Comune manterrá fede a questo impegno nel corso dell’approvazione della riforma del bilancio in prospettiva della formazione delle nuove municipalità, che verrá approvata nel mese di Marzo. Rimane il problema dei pagamenti arretrati per i quali le case famiglia sono indebitate fino al collo con le conseguenze sopra citate: su questo punto è stato raggiunto un accordo con Banca Etica nel quale il Comune di Napoli si impegna a fare da garante per l’erogazione di
nuovo credito sufficiente a coprire il ritardo accumulato sinora.
Inoltre è stato posto anche il problema politico del pagamento degli interessi passivi che si esige essere sostenuto dallo stesso Comune di Napoli in quanto responsabile dei ritardi e di questo ulteriore indebitamento delle case famiglia.
· Il progetto di Tutoraggio (legge 285/97), servizio strategico per le politiche rivolte ai minori a rischio, in quanto considerato l’ultima chance concessa ai minori prima dell’allontanamento dalle famiglie di provenienza, è scaduto nel mese di Gennaio 2005. Attualmente è in regime di proroga in attesa del nuovo bando di assegnazione: il dott. Attademo ha preso l’impegno di garantire la continuità del servizio fino a Dicembre 2006 attraverso una proroga che mantenga integro il monte ore complessivo del progetto. Entro quest’anno il dirigente del Comune ha garantito la messa in opera della nuova gara d’appalto che dovrebbe consentire la continuità del servizio almeno per tutto il 2007.
· Programmazione delle politiche sociali: Il dott. Attademo ha denunciato l’impotenza effettiva del suo ufficio amministrativo dichiarando che la disponibilità di spesa gli viene comunicata anno per anno in relazione all’erogazione del governo nazionale, questo renderebbe di fatto impossibile qualsiasi forma di programmazione che vada oltre la mera prospettiva dei 12 mesi. Ció equivale a dire che la legge quadro per l’integrazione dei servizi sociosanitari, legge 328/2000, è di fatto vuotata di contenuti reali in quanto prevederebbe la costituzione di un fondo nazionale per la spesa sociale di durata triennale.
· Applicazione del CCNL da parte degli enti appaltatori per i lavoratori dei servizi: Il terzo settore è diventato in questi anni uno dei luoghi privilegiati per la sperimentazione dei contratti atipici con una ricaduta impressionante sulle condizione di precarietà lavorativa ed esistenziale degli operatori sociali. Questo è dovuto da un lato all’insufficiente e discontinua erogazione dei fondi per i progetti
appaltati che rende di fatto impossibile per gli enti il pagamento di tutti i contributi volti a sostenere l’applicazione del CCNL, dall’altro lato le tariffe orarie previste dai progetti e riconosciute ai lavoratori sono insufficienti a coprire i costi previsti per l’applicazione del CCNL. Il dott.Attademo si è impegnato a monitorare, anche attraverso una relazione dettagliata del collettivo operatori
sociali, l’applicazione del CCNL laddove è giá possibile e ad adeguare le tariffe orarie, rialzandole, nei progetti dove si rende necessario.
Martedì 14 marzo alle ore 12 il collettivo operatori sociali incontrerà nuovamente i dirigenti del 94imo servizio per verificare l’effettiva applicazione degli accordi presi e per continuare il percorso di lotta intrapreso nel quadro piú generale di contrasto ai processi di precarizzazione del mondo del lavoro e delle condizioni di vita dei lavoratori, in sinergia con le altre realtà organizzate di lotta alla
precarietà che stamattina hanno sostenuto l’iniziativa del collettivo come la Rete Nazionale Ricercatori Precari – nodo di Napoli, i centri sociali della Campania e il collettivo R.i.s.s.a. di Portici, i precari e le precarie della Napoli May Day.
L'iniziativa di oggi si inscrive infatti dentro il percorso di costruzione dell'appuntamento Europeo per il 1 Maggio contro la preacarietà che si svolgerà nelle principali città Europee tra cui Napoli.
COLLETTIVO OPERATRICI E OPERATORI SOCIALI NAPOLI
foto
Categorie: napoli, marzo2006, operatori_sociali, cooperative_sociali, presidio, occupazione
Oggi 1 Marzo 2006 si è svolta una nuova iniziativa del Collettivo operatori sociali in continuità con l’intervento effettuato Venerdì 17 Febbraio in occasione del forum
programmatico organizzato dal sindaco uscente sulle politiche sociali. I lavoratori del terzo settore sono scesi di nuovo in piazza, stavolta con un presidio presso il 94imo servizio, l’ufficio tecnico dell’assessorato alle politiche sociali, occupando l’edificio senza interrompere le attivitá e ricevendo anche la solidarietà degli astanti. Una delegazione è stata ricevuta dal dott. Attademo al quale sono state poste una serie di problematiche irrisolte in questi anni e che si manifestano oggi in tutta la loro drammatica emergenza:
· Le case famiglia a cui non vengono pagate le rette dovute da 10 mesi sono attualmente costrette ad indebitarsi e/o addirittura a chiudere, licenziando i lavoratori e abbandonando i minori ospitati. Nel corso delle mobilitazioni del mese di Novembre si era ottenuto l’impegno di inserire questo servizio residenziale nella lista di quelli indispensabili, garantendo la puntualità dei pagamenti. Il dott. Attademo ha risposto che il Comune manterrá fede a questo impegno nel corso dell’approvazione della riforma del bilancio in prospettiva della formazione delle nuove municipalità, che verrá approvata nel mese di Marzo. Rimane il problema dei pagamenti arretrati per i quali le case famiglia sono indebitate fino al collo con le conseguenze sopra citate: su questo punto è stato raggiunto un accordo con Banca Etica nel quale il Comune di Napoli si impegna a fare da garante per l’erogazione di
nuovo credito sufficiente a coprire il ritardo accumulato sinora.
Inoltre è stato posto anche il problema politico del pagamento degli interessi passivi che si esige essere sostenuto dallo stesso Comune di Napoli in quanto responsabile dei ritardi e di questo ulteriore indebitamento delle case famiglia.
· Il progetto di Tutoraggio (legge 285/97), servizio strategico per le politiche rivolte ai minori a rischio, in quanto considerato l’ultima chance concessa ai minori prima dell’allontanamento dalle famiglie di provenienza, è scaduto nel mese di Gennaio 2005. Attualmente è in regime di proroga in attesa del nuovo bando di assegnazione: il dott. Attademo ha preso l’impegno di garantire la continuità del servizio fino a Dicembre 2006 attraverso una proroga che mantenga integro il monte ore complessivo del progetto. Entro quest’anno il dirigente del Comune ha garantito la messa in opera della nuova gara d’appalto che dovrebbe consentire la continuità del servizio almeno per tutto il 2007.
· Programmazione delle politiche sociali: Il dott. Attademo ha denunciato l’impotenza effettiva del suo ufficio amministrativo dichiarando che la disponibilità di spesa gli viene comunicata anno per anno in relazione all’erogazione del governo nazionale, questo renderebbe di fatto impossibile qualsiasi forma di programmazione che vada oltre la mera prospettiva dei 12 mesi. Ció equivale a dire che la legge quadro per l’integrazione dei servizi sociosanitari, legge 328/2000, è di fatto vuotata di contenuti reali in quanto prevederebbe la costituzione di un fondo nazionale per la spesa sociale di durata triennale.
· Applicazione del CCNL da parte degli enti appaltatori per i lavoratori dei servizi: Il terzo settore è diventato in questi anni uno dei luoghi privilegiati per la sperimentazione dei contratti atipici con una ricaduta impressionante sulle condizione di precarietà lavorativa ed esistenziale degli operatori sociali. Questo è dovuto da un lato all’insufficiente e discontinua erogazione dei fondi per i progetti
appaltati che rende di fatto impossibile per gli enti il pagamento di tutti i contributi volti a sostenere l’applicazione del CCNL, dall’altro lato le tariffe orarie previste dai progetti e riconosciute ai lavoratori sono insufficienti a coprire i costi previsti per l’applicazione del CCNL. Il dott.Attademo si è impegnato a monitorare, anche attraverso una relazione dettagliata del collettivo operatori
sociali, l’applicazione del CCNL laddove è giá possibile e ad adeguare le tariffe orarie, rialzandole, nei progetti dove si rende necessario.
Martedì 14 marzo alle ore 12 il collettivo operatori sociali incontrerà nuovamente i dirigenti del 94imo servizio per verificare l’effettiva applicazione degli accordi presi e per continuare il percorso di lotta intrapreso nel quadro piú generale di contrasto ai processi di precarizzazione del mondo del lavoro e delle condizioni di vita dei lavoratori, in sinergia con le altre realtà organizzate di lotta alla
precarietà che stamattina hanno sostenuto l’iniziativa del collettivo come la Rete Nazionale Ricercatori Precari – nodo di Napoli, i centri sociali della Campania e il collettivo R.i.s.s.a. di Portici, i precari e le precarie della Napoli May Day.
L'iniziativa di oggi si inscrive infatti dentro il percorso di costruzione dell'appuntamento Europeo per il 1 Maggio contro la preacarietà che si svolgerà nelle principali città Europee tra cui Napoli.
COLLETTIVO OPERATRICI E OPERATORI SOCIALI NAPOLI
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3/3 Roma: sitin davanti alla cooperativa Arca di Noè
Quanto costa un posto di lavoro?
L’Arca di Noè, cooperativa sociale tra le più conosciute a Roma, si trova ormai da tempo in una situazione di grave crisi. Nel corso degli anni, tutti i consigli di amministrazione che si sono succeduti hanno imperversato in gestioni sciagurate, grazie alle quali le risorse della cooperativa sono state man mano polverizzate provocando una sorta di buco finanziario di circa 800 mila euro.
Nonostante questa pesante situazione di indebitamento, la cooperativa, che lavora su commissioni comunali e municipali, quindi con finanziamenti pubblici, ha continuato ad avere assegnati in appalto decine di progetti, laboratori, servizi in affidamento: i suoi amministratori potevano dormire sonni tranquilli, potendo contare sul silenzio complice del Comune di Roma, che pure dovrebbe effettuare controlli periodici per accertare che gli enti coi quali lavora o che sono accreditati al registro comunale, come in questo caso, abbiano tutte le carte in regola per poter prendere in carico un servizio qualsiasi, nel rispetto delle previsioni contenute nella delibera di accreditamento, nella delibera 135/00 e nel regolamento attuativo 259/05.
Dal canto loro i C.d.A. hanno di anno in anno fatto carte false, attraverso “piccoli o grandi aggiustamenti” ai bilanci presentati pur di continuare a gareggiare per appalti e servizi. Una situazione che non poteva durare a lungo: nella testa dei nuovi amministratori si fa largo un idea geniale, l’unica che, sfruttando il modo particolare con cui sono strutturate le cooperative, poteva assicurare impunità
per loro e sacrifici per tutt* gli/le altr*.
Attraverso un piano di ricapitalizzazione, la cooperativa chiede ai propri soci di ripianare il debito: ognun* dovrà sborsare 11 mila euro circa per poter sottoscrivere la sua quota e continuare a lavorare! Una vicenda questa che riassume tutte le contraddizioni della posizione del socio-lavoratore in queste aziende: chiamato a raccolta solo in queste occasioni, il socio di cooperativa è tale solo in modo virtuale, non partecipa ai dividendi, non ha voce in capitolo nelle scelte fatte dall’amministrazione, sempre al riparo dalle critiche e impegnata nell’operazione di rastrellamento dei soldi pubblici (che fine avranno fatto?), si trova per giunta esposto in simili circostanze a causa degli errori commessi da altri che vantano una posizione economica decisamente più vantaggiosa( gli amministratori delle cooperative, misteriosamente, hanno sempre un sacco di soldi…).
Questa volta però la misura è colma, i lavoratori e le lavoratrici non sono affatto intenzionati a sopportare questo ingiusto ricatto: se ne vada chi ha sbagliato!
L’Arca di Noè continua a non rispettare il CCNL, assume atteggiamenti antisindacali, continua ad assumere con contratti precari, che ormai costituiscono la quasi totalità della forza-lavoro impiegata: sono 250 i collaboratori a progetto su poco più di 300 lavoratori/rici. Una precarietà dalla quale i collaboratori non usciranno più, data la completa assenza di garanzie offerte da una cooperativa sul lastrico che non ha alcuna intenzione di assumersi le responsabilità di quanto accaduto. Comincia a diffondersi l’idea che salvaguardare i posti di lavoro, uscire dalla precarietà, siano prospettive totalmente in contrasto con la sopravvivenza di questo ente. Le soluzioni ci sono, ma per raggiungerle occorre l’unità nella lotta!
Venerdì 3 marzo ore 14 assemblea sit-in di protesta davanti alla coop. Arca di Noè via Bellegra 32
No al ricatto della ricapitalizzazione
No alla precarietà
Per la salvaguardia dei livelli occupazionali
Per la continuità dei servizi a chi ne ha bisogno
Comitato Autorganizzato Operatori/rici Sociali (Caos-Usi/Ait)
Cocittos- Coordinamento Cittadino Operatori/rici Sociali
Categorie: roma, marzo2006, arca_di_noè, cooperative_sociali, operatori_sociali, sitin, comune
L’Arca di Noè, cooperativa sociale tra le più conosciute a Roma, si trova ormai da tempo in una situazione di grave crisi. Nel corso degli anni, tutti i consigli di amministrazione che si sono succeduti hanno imperversato in gestioni sciagurate, grazie alle quali le risorse della cooperativa sono state man mano polverizzate provocando una sorta di buco finanziario di circa 800 mila euro.
Nonostante questa pesante situazione di indebitamento, la cooperativa, che lavora su commissioni comunali e municipali, quindi con finanziamenti pubblici, ha continuato ad avere assegnati in appalto decine di progetti, laboratori, servizi in affidamento: i suoi amministratori potevano dormire sonni tranquilli, potendo contare sul silenzio complice del Comune di Roma, che pure dovrebbe effettuare controlli periodici per accertare che gli enti coi quali lavora o che sono accreditati al registro comunale, come in questo caso, abbiano tutte le carte in regola per poter prendere in carico un servizio qualsiasi, nel rispetto delle previsioni contenute nella delibera di accreditamento, nella delibera 135/00 e nel regolamento attuativo 259/05.
Dal canto loro i C.d.A. hanno di anno in anno fatto carte false, attraverso “piccoli o grandi aggiustamenti” ai bilanci presentati pur di continuare a gareggiare per appalti e servizi. Una situazione che non poteva durare a lungo: nella testa dei nuovi amministratori si fa largo un idea geniale, l’unica che, sfruttando il modo particolare con cui sono strutturate le cooperative, poteva assicurare impunità
per loro e sacrifici per tutt* gli/le altr*.
Attraverso un piano di ricapitalizzazione, la cooperativa chiede ai propri soci di ripianare il debito: ognun* dovrà sborsare 11 mila euro circa per poter sottoscrivere la sua quota e continuare a lavorare! Una vicenda questa che riassume tutte le contraddizioni della posizione del socio-lavoratore in queste aziende: chiamato a raccolta solo in queste occasioni, il socio di cooperativa è tale solo in modo virtuale, non partecipa ai dividendi, non ha voce in capitolo nelle scelte fatte dall’amministrazione, sempre al riparo dalle critiche e impegnata nell’operazione di rastrellamento dei soldi pubblici (che fine avranno fatto?), si trova per giunta esposto in simili circostanze a causa degli errori commessi da altri che vantano una posizione economica decisamente più vantaggiosa( gli amministratori delle cooperative, misteriosamente, hanno sempre un sacco di soldi…).
Questa volta però la misura è colma, i lavoratori e le lavoratrici non sono affatto intenzionati a sopportare questo ingiusto ricatto: se ne vada chi ha sbagliato!
L’Arca di Noè continua a non rispettare il CCNL, assume atteggiamenti antisindacali, continua ad assumere con contratti precari, che ormai costituiscono la quasi totalità della forza-lavoro impiegata: sono 250 i collaboratori a progetto su poco più di 300 lavoratori/rici. Una precarietà dalla quale i collaboratori non usciranno più, data la completa assenza di garanzie offerte da una cooperativa sul lastrico che non ha alcuna intenzione di assumersi le responsabilità di quanto accaduto. Comincia a diffondersi l’idea che salvaguardare i posti di lavoro, uscire dalla precarietà, siano prospettive totalmente in contrasto con la sopravvivenza di questo ente. Le soluzioni ci sono, ma per raggiungerle occorre l’unità nella lotta!
Venerdì 3 marzo ore 14 assemblea sit-in di protesta davanti alla coop. Arca di Noè via Bellegra 32
No al ricatto della ricapitalizzazione
No alla precarietà
Per la salvaguardia dei livelli occupazionali
Per la continuità dei servizi a chi ne ha bisogno
Comitato Autorganizzato Operatori/rici Sociali (Caos-Usi/Ait)
Cocittos- Coordinamento Cittadino Operatori/rici Sociali
Categorie: roma, marzo2006, arca_di_noè, cooperative_sociali, operatori_sociali, sitin, comune
Enna: Niente stabilizzazione per i lavoratori del servizio antincendio
Enna: Stabilizzazione lavoratori servizio antincendio Forestale
Enna 01/03/06 – Dura reazione del Coordinamento provinciale ennese dei lavoratori del servizio antincendio, in merito alla loro stabilizzazione, che hanno diramato la seguente nota:
“Dopo anni di attese, di speranze e di promesse, è giunta in queste ore la notizia che la Regione Sicilia non è nelle condizioni di poter procedere alla stabilizzazione dei lavoratori stagionali forestali per mancanza delle risorse finanziarie necessarie.
Anni durante i quali si sono consumati riunioni, manifestazioni, fiumi di parole; si è anche istituito un tavolo tecnico formato da governo e sindacati con l’intento di addivenire ad una soluzione definitiva dell’annoso problema.
Ma la cosa più grave è che nei giorni scorsi sono state liquidate le spettanze ai lavoratori SAB (servizio antincendio boschivo) relative al mese di ottobre 2005 con la spiacevole sorpresa, nonostante il notevole ritardo, di ricevere solamente il 50% circa del dovuto.
Potremmo dire: oltre al danno la beffa !
“Siamo veramente stanchi di essere presi in giro e di essere strumentalizzati al momento opportuno, ovvero in prossimità di appuntamenti elettorali, non ci presteremo più a questo gioco e reagiremo con forza a questo stato di cose perché anche noi abbiamo una dignità personale da difendere ed un diritto rappresentato da un posto di lavoro da preservare, principio sancito tra l’altro dalla nostra costituzione” - è quanto afferma Vincenzo Biondo, uno dei diretti interessati.
“Questo è il risultato di cinque anni di governo Cuffaro che aveva tra le sue priorità la stabilizzazione di tutti i precari in Sicilia” - dichiara il presidente comunale de “La Margherita” Paolo Gargaglione, che tra l’altro si mostra sorpreso dalla presa di posizione dell’assessore al bilancio Cintola il quale parlando un linguaggio diverso dal suo collega di giunta Leontini, ha per l’appunto dichiarato che non è possibile procedere alla stabilizzazione.
“Ancora una volta” – evidenzia l’esponente del partito di Rutelli - “è una maggioranza che dimostra un forte stato confusionale, una sorta di Torre di Babele; fanno a gara a chi la spara più grossa, generando confusione ed incertezza nei cittadini siciliani.
Questo è anche il governo che si è distinto nel corso di questa legislatura per il gran numero di provvedimenti adottati e successivamente impugnati dal commissario dello Stato o per inapplicabilità degli stessi o in altri casi per mancanza di copertura finanziaria, provvedimenti il cui unico esito prodotto è stato quello di fare facile propaganda”.
Categorie: enna, stabilizzazione, antincendio, forestali, precari, sicilia, marzo2006
Enna 01/03/06 – Dura reazione del Coordinamento provinciale ennese dei lavoratori del servizio antincendio, in merito alla loro stabilizzazione, che hanno diramato la seguente nota:
“Dopo anni di attese, di speranze e di promesse, è giunta in queste ore la notizia che la Regione Sicilia non è nelle condizioni di poter procedere alla stabilizzazione dei lavoratori stagionali forestali per mancanza delle risorse finanziarie necessarie.
Anni durante i quali si sono consumati riunioni, manifestazioni, fiumi di parole; si è anche istituito un tavolo tecnico formato da governo e sindacati con l’intento di addivenire ad una soluzione definitiva dell’annoso problema.
Ma la cosa più grave è che nei giorni scorsi sono state liquidate le spettanze ai lavoratori SAB (servizio antincendio boschivo) relative al mese di ottobre 2005 con la spiacevole sorpresa, nonostante il notevole ritardo, di ricevere solamente il 50% circa del dovuto.
Potremmo dire: oltre al danno la beffa !
“Siamo veramente stanchi di essere presi in giro e di essere strumentalizzati al momento opportuno, ovvero in prossimità di appuntamenti elettorali, non ci presteremo più a questo gioco e reagiremo con forza a questo stato di cose perché anche noi abbiamo una dignità personale da difendere ed un diritto rappresentato da un posto di lavoro da preservare, principio sancito tra l’altro dalla nostra costituzione” - è quanto afferma Vincenzo Biondo, uno dei diretti interessati.
“Questo è il risultato di cinque anni di governo Cuffaro che aveva tra le sue priorità la stabilizzazione di tutti i precari in Sicilia” - dichiara il presidente comunale de “La Margherita” Paolo Gargaglione, che tra l’altro si mostra sorpreso dalla presa di posizione dell’assessore al bilancio Cintola il quale parlando un linguaggio diverso dal suo collega di giunta Leontini, ha per l’appunto dichiarato che non è possibile procedere alla stabilizzazione.
“Ancora una volta” – evidenzia l’esponente del partito di Rutelli - “è una maggioranza che dimostra un forte stato confusionale, una sorta di Torre di Babele; fanno a gara a chi la spara più grossa, generando confusione ed incertezza nei cittadini siciliani.
Questo è anche il governo che si è distinto nel corso di questa legislatura per il gran numero di provvedimenti adottati e successivamente impugnati dal commissario dello Stato o per inapplicabilità degli stessi o in altri casi per mancanza di copertura finanziaria, provvedimenti il cui unico esito prodotto è stato quello di fare facile propaganda”.
Categorie: enna, stabilizzazione, antincendio, forestali, precari, sicilia, marzo2006
Povero, frustrato e abusivo. Ecco il (giovane?) giornalista di oggi
Povero, frustrato e abusivo. Ordine e Assostampa frugano nel giornalismo sommerso in Sardegna. Ma l'identikit è quello di ogni precario italiano.
Ha tra i 25 e i 40 anni, spesso è diplomato, talvolta laureato. Lavora almeno otto ore al giorno e quando va bene, ma deve andar bene, porta a casa ottocento euro: altrimenti il suo reddito, e non è un'eccezione, si aggira sui quattrocento euro. A patto che non si prenda l'influenza, perché non avendo né assistenza né malattia pagata, una settimana di letto lo porterebbe a non quadrare i conti del mese: così, racconta, in genere finisce per lavorare anche se ha la febbre a quaranta. Le ferie non se le può permettere, visto che ogni giorno di riposo fa calare drammaticamente i suoi incassi, e nemmeno stacca una volta alla settimana. Aspira al posto fisso ma sa che quasi certamente non lo conquisterà e, manco a dirlo, la sua soddisfazione professionale è molto bassa anche per le numerose ingiustizie che ritiene di subire da parte dei colleghi che quel posto fisso lo hanno ottenuto e che sono diventati i suoi capi pur senza gradi. Ma cosa produce questo lavoratore sfruttato? Sorpresa: produce notizie. A basso costo per le aziende editoriali, che per ogni servizio gli versano una cifra che oscilla tra i cinque e i venti euro, anche se per raccogliere le notizie e scriverle lui ha speso un giorno intero o persino due. Questo è il nuovo giornalismo di casa nostra. Ed è il risultato di una indagine che una commissione mista (presieduta da Celestino Tabasso) tra l'Associazione stampa sarda e l'Ordine dei giornalisti della Sardegna ha condotto su circa 240 giornalisti precari della Sardegna. La Commissione (presieduta da Celestino Tabasso) ha predisposto un questionario, diffuso tra i collaboratori di quotidiani e televisioni della Sardegna, e ha lavorato insieme all'Istituto di sociologia e all'Istituto di statistica della facoltà di scienze politiche dell'Università di Cagliari. Si tratta della prima indagine a tappeto sul precariato nel giornalismo condotta in Italia negli ultimi anni. Dal lavoro è risultato che i precari dell'informazione producono ogni giorno una quota tra il 45 (Giornale di Sardegna) e il 75 per cento (Unione Sarda) delle notizie pubblicate dai tre quotidiani sardi. Un dato che mostra chiaramente il rovescio della medaglia: le redazioni sono ridotte a una sorta di salumifici, con il compito di insaccare il materiale prodotto all'esterno da colleghi che lottano per far quadrare i conti e arrivare in maniera decente alla fine del mese. L'identikit dei circa 240 collaboratori e corrispondenti è fatto da un 55 per cento di uomini e un 45 di donne. Il 58 per cento ha il diploma, il 42 la laurea. L'11 per cento del campione considerato è composto da persone tra i 45 e i 59 anni, il venti per cento tra i 36 e i 44 anni, il cinquantadue per cento tra i 29 e i 35 anni e, infine, c'è una quota del 17 per cento dei collaboratori con una età tra i 23 e i 27 anni. La netta maggioranza è formata da pubblicisti (68 per cento), professionisti e praticanti sono il 14 per cento mentre il 18 per cento non è iscritto all'Ordine dei giornalisti. Appena 10 intervistati su cento guadagnano tra gli 800 e i 1.000 euro al mese, solo il sei per cento va oltre. La stragrande maggioranza (il 73 per cento) incassa meno di 800 euro netti al mese e, tra questi, circa la metà non raggiunge i 500 euro: il tutto in cambio di orari di lavoro che spesso vanno oltre le otto, dieci ore quotidiane. Preoccupante forse più di tutto il resto è l'aspetto dei diritti e dei doveri. Il 68 per cento dei precari racconta di svolgere mansioni tipiche del redattore, talvolta con servizi persino da inviato. Il 33 per cento degli intervistati copre notizie di politica, senza avere la copertura di un contratto o di una qualunque garanzia da parte dell'azienda editoriale. Dall'indagine emergono anche cinque casi di neristi e tre di giudiziaristi senza contratto. L'80 per cento non ha rimborsi di alcun genere (né benzina né telefono), mentre il 90 per cento dei precari dichiara di non vedersi riconosciuto nemmeno un giorno di ferie all'anno. Questo è il quadro emerso dall'indagine condotta in Sardegna. Col timore, che è quasi una certezza, che nel resto d'Italia, se solo si andasse a frugare, la situazione non sarebbe migliore.
Marco Mostallino, Consigliere Ordine dei giornalisti della Sardegna. Chi volesse il testo integrale della relazione può scrivere a marco.mostallino@gds.sm (tratto da www.ilbarbieredellasera.com)
Categorie: precari, giornalisti, sardegna, marzo2006, ordine_dei_giornalisti
Ha tra i 25 e i 40 anni, spesso è diplomato, talvolta laureato. Lavora almeno otto ore al giorno e quando va bene, ma deve andar bene, porta a casa ottocento euro: altrimenti il suo reddito, e non è un'eccezione, si aggira sui quattrocento euro. A patto che non si prenda l'influenza, perché non avendo né assistenza né malattia pagata, una settimana di letto lo porterebbe a non quadrare i conti del mese: così, racconta, in genere finisce per lavorare anche se ha la febbre a quaranta. Le ferie non se le può permettere, visto che ogni giorno di riposo fa calare drammaticamente i suoi incassi, e nemmeno stacca una volta alla settimana. Aspira al posto fisso ma sa che quasi certamente non lo conquisterà e, manco a dirlo, la sua soddisfazione professionale è molto bassa anche per le numerose ingiustizie che ritiene di subire da parte dei colleghi che quel posto fisso lo hanno ottenuto e che sono diventati i suoi capi pur senza gradi. Ma cosa produce questo lavoratore sfruttato? Sorpresa: produce notizie. A basso costo per le aziende editoriali, che per ogni servizio gli versano una cifra che oscilla tra i cinque e i venti euro, anche se per raccogliere le notizie e scriverle lui ha speso un giorno intero o persino due. Questo è il nuovo giornalismo di casa nostra. Ed è il risultato di una indagine che una commissione mista (presieduta da Celestino Tabasso) tra l'Associazione stampa sarda e l'Ordine dei giornalisti della Sardegna ha condotto su circa 240 giornalisti precari della Sardegna. La Commissione (presieduta da Celestino Tabasso) ha predisposto un questionario, diffuso tra i collaboratori di quotidiani e televisioni della Sardegna, e ha lavorato insieme all'Istituto di sociologia e all'Istituto di statistica della facoltà di scienze politiche dell'Università di Cagliari. Si tratta della prima indagine a tappeto sul precariato nel giornalismo condotta in Italia negli ultimi anni. Dal lavoro è risultato che i precari dell'informazione producono ogni giorno una quota tra il 45 (Giornale di Sardegna) e il 75 per cento (Unione Sarda) delle notizie pubblicate dai tre quotidiani sardi. Un dato che mostra chiaramente il rovescio della medaglia: le redazioni sono ridotte a una sorta di salumifici, con il compito di insaccare il materiale prodotto all'esterno da colleghi che lottano per far quadrare i conti e arrivare in maniera decente alla fine del mese. L'identikit dei circa 240 collaboratori e corrispondenti è fatto da un 55 per cento di uomini e un 45 di donne. Il 58 per cento ha il diploma, il 42 la laurea. L'11 per cento del campione considerato è composto da persone tra i 45 e i 59 anni, il venti per cento tra i 36 e i 44 anni, il cinquantadue per cento tra i 29 e i 35 anni e, infine, c'è una quota del 17 per cento dei collaboratori con una età tra i 23 e i 27 anni. La netta maggioranza è formata da pubblicisti (68 per cento), professionisti e praticanti sono il 14 per cento mentre il 18 per cento non è iscritto all'Ordine dei giornalisti. Appena 10 intervistati su cento guadagnano tra gli 800 e i 1.000 euro al mese, solo il sei per cento va oltre. La stragrande maggioranza (il 73 per cento) incassa meno di 800 euro netti al mese e, tra questi, circa la metà non raggiunge i 500 euro: il tutto in cambio di orari di lavoro che spesso vanno oltre le otto, dieci ore quotidiane. Preoccupante forse più di tutto il resto è l'aspetto dei diritti e dei doveri. Il 68 per cento dei precari racconta di svolgere mansioni tipiche del redattore, talvolta con servizi persino da inviato. Il 33 per cento degli intervistati copre notizie di politica, senza avere la copertura di un contratto o di una qualunque garanzia da parte dell'azienda editoriale. Dall'indagine emergono anche cinque casi di neristi e tre di giudiziaristi senza contratto. L'80 per cento non ha rimborsi di alcun genere (né benzina né telefono), mentre il 90 per cento dei precari dichiara di non vedersi riconosciuto nemmeno un giorno di ferie all'anno. Questo è il quadro emerso dall'indagine condotta in Sardegna. Col timore, che è quasi una certezza, che nel resto d'Italia, se solo si andasse a frugare, la situazione non sarebbe migliore.
Marco Mostallino, Consigliere Ordine dei giornalisti della Sardegna. Chi volesse il testo integrale della relazione può scrivere a marco.mostallino@gds.sm (tratto da www.ilbarbieredellasera.com)
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Cagliari: Finisce l’occupazione dei precari antinsetti
Termina la protesta dei 30 lavoratori precari del centro provinciale antinsetti di Cagliari. Dopo una settimana l'assemblea permanente è stata sciolta grazie agli approfondimenti tecnici che sono giunti dagli esperti del Collegio dei Revisori dei Conti dell'Ente. Durante l'ultimo consiglio provinciale vi è stato anche il tempo per un chiarimento tra il presidente Graziano Milia, i consiglieri e i lavoratori precari che erano presenti in aula.
CAGLIARI - L’ennesimo consiglio dedicato alla vertenza precari antinsetti si chiude con le rassicurazioni del presidente della Provincia Graziano Milia e con l’invito rivolto ai precari di tornare al loro lavoro e nelle loro famiglie. Finisce, così, l’assemblea permanente dei precari che occupavano da una settimana il primo piano di viale Ciusa. Il presidente Milia ha dato il via e concluso il dibattito che lascia aperta la strada degli approfondimenti, quella indicata ieri mattina nell’incontro tra la direzione generale della Provincia e i sindacati: ulteriori verifiche dal punto di vista giuridico e amministrativo, e un’interlocuzione con la Regione sarda per chiarire una volta per tutte che i finanziamenti trasferiti alla Provincia di Cagliari non coprono neanche la metà del finanziamento necessario per garantire il funzionamento del centro antinsetti.
Milia ha aperto i lavori del consiglio riconoscendo le proprie colpe, “ma è umanamente impossibile – ha detto – che le responsabilità siano solo mie”, ha ripercorso una settimana difficile, ribadendo di non aver capito l’esasperazione dei precari e di non avere mantenuto un atteggiamento appropriato al suo ruolo. “Registro – ha affermato Milia – che oggi vi è stato un importante incontro a livello sindacale. Non si è raggiunto un accordo definitivo, ma un’intesa procedurale che sottoscrivo e condivido: in questa fase si deve approfondire la questione, fermo restando che il 15 Marzo, data di scadenza del contratto dei lavoratori, si procederà al rinnovo secondo le formule conosciute. Nessuno andrà a casa. Se l’esito delle verifiche dovesse essere negativo, faremo in modo che la Proservice accolga i lavoratori con il massimo delle garanzie. E’ difficile – ha aggiunto – comprendere perché, nel giro di dieci giorni, una trattativa incanalata verso una soluzione pacifica sia improvvisamente precipitata”.
Apprezzamenti per le affermazioni di Milia sono arrivate dai banchi dell’opposizione. Sulla ricerca della soluzione migliore per la stabilizzazione dei precari si registrano, comunque, ancora divergenze tra maggioranza e opposizione: per il centro sinistra il punto da cui partire è l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio che va nella direzione Proservice, per il centro destra, l’accordo siglato nel precedente mandato che parla di attivazione di procedure concorsuali. Intanto ieri, è arrivato anche il parere dei revisori dei conti della Provincia che, articolando il quesito in tre punti, spiegano che “la vigente normativa non consente alla Provincia l’assunzione di personale a tempo indeterminato, non permette la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato e che in ogni caso si dovrà rispettare il principio della selezione mediante concorso pubblico”. D’altra parte, “non risulta che siano state trasferite recentemente nuove funzioni e competenze alla Provincia eccetto che per i centri per l’impiego. Solo nell’ipotesi che lo Stato avesse trasferito oltre i fondi, anche la funzione e non per intero il personale dipendente, potrebbe sussistere l’eventualità di assumere la differenza del personale per lo svolgimento di tali mansioni”. Continueranno comunque le verifiche, prima di assumere una decisione definitiva, per sgombrare il terreno da qualsiasi dubbio.
Categorie: cagliari, antinsetti, occupazione, provincia, marzo2006, precari
CAGLIARI - L’ennesimo consiglio dedicato alla vertenza precari antinsetti si chiude con le rassicurazioni del presidente della Provincia Graziano Milia e con l’invito rivolto ai precari di tornare al loro lavoro e nelle loro famiglie. Finisce, così, l’assemblea permanente dei precari che occupavano da una settimana il primo piano di viale Ciusa. Il presidente Milia ha dato il via e concluso il dibattito che lascia aperta la strada degli approfondimenti, quella indicata ieri mattina nell’incontro tra la direzione generale della Provincia e i sindacati: ulteriori verifiche dal punto di vista giuridico e amministrativo, e un’interlocuzione con la Regione sarda per chiarire una volta per tutte che i finanziamenti trasferiti alla Provincia di Cagliari non coprono neanche la metà del finanziamento necessario per garantire il funzionamento del centro antinsetti.
Milia ha aperto i lavori del consiglio riconoscendo le proprie colpe, “ma è umanamente impossibile – ha detto – che le responsabilità siano solo mie”, ha ripercorso una settimana difficile, ribadendo di non aver capito l’esasperazione dei precari e di non avere mantenuto un atteggiamento appropriato al suo ruolo. “Registro – ha affermato Milia – che oggi vi è stato un importante incontro a livello sindacale. Non si è raggiunto un accordo definitivo, ma un’intesa procedurale che sottoscrivo e condivido: in questa fase si deve approfondire la questione, fermo restando che il 15 Marzo, data di scadenza del contratto dei lavoratori, si procederà al rinnovo secondo le formule conosciute. Nessuno andrà a casa. Se l’esito delle verifiche dovesse essere negativo, faremo in modo che la Proservice accolga i lavoratori con il massimo delle garanzie. E’ difficile – ha aggiunto – comprendere perché, nel giro di dieci giorni, una trattativa incanalata verso una soluzione pacifica sia improvvisamente precipitata”.
Apprezzamenti per le affermazioni di Milia sono arrivate dai banchi dell’opposizione. Sulla ricerca della soluzione migliore per la stabilizzazione dei precari si registrano, comunque, ancora divergenze tra maggioranza e opposizione: per il centro sinistra il punto da cui partire è l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio che va nella direzione Proservice, per il centro destra, l’accordo siglato nel precedente mandato che parla di attivazione di procedure concorsuali. Intanto ieri, è arrivato anche il parere dei revisori dei conti della Provincia che, articolando il quesito in tre punti, spiegano che “la vigente normativa non consente alla Provincia l’assunzione di personale a tempo indeterminato, non permette la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato e che in ogni caso si dovrà rispettare il principio della selezione mediante concorso pubblico”. D’altra parte, “non risulta che siano state trasferite recentemente nuove funzioni e competenze alla Provincia eccetto che per i centri per l’impiego. Solo nell’ipotesi che lo Stato avesse trasferito oltre i fondi, anche la funzione e non per intero il personale dipendente, potrebbe sussistere l’eventualità di assumere la differenza del personale per lo svolgimento di tali mansioni”. Continueranno comunque le verifiche, prima di assumere una decisione definitiva, per sgombrare il terreno da qualsiasi dubbio.
Categorie: cagliari, antinsetti, occupazione, provincia, marzo2006, precari
Toscana: gli impegni della regione sui precari Arpat
La Giunta regionale, entro trenta giorni, dovrà predisporre un atto di indirizzo per costituire un sistema di monitoraggio sulle politiche del personale degli enti strumentali, compresa Arpat. L’obbiettivo è riportare l’utilizzo del lavoro atipico entro parametri fisiologici e garantire forme di tutela specifiche
La Giunta regionale, entro trenta giorni, dovrà predisporre un atto di indirizzo per costituire un sistema di monitoraggio sulle politiche del personale degli enti strumentali, compresa Arpat. L’obbiettivo �riportare l’utilizzo del lavoro atipico entro parametri fisiologici e garantire forme di tutela specifiche, finora riservate al solo personale a tempo indeterminato. In questo processo, per Arpat, dovrà essere garantita la coerenza con gli accordi sindacali già stipulati, finalizzati alla stabilizzazione occupazionale. La giunta regionale, sempre per Arpat, dovrà inoltre cercare le possibili soluzioni positive per i lavoratori che hanno contratti stipulati con altre amministrazioni. Sono questi gli impegni contenuti in una mozione, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale al termine del dibattito sul personale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana. (dp)
Categorie: precari, arpat, marzo2006, regione_toscana
La Giunta regionale, entro trenta giorni, dovrà predisporre un atto di indirizzo per costituire un sistema di monitoraggio sulle politiche del personale degli enti strumentali, compresa Arpat. L’obbiettivo �riportare l’utilizzo del lavoro atipico entro parametri fisiologici e garantire forme di tutela specifiche, finora riservate al solo personale a tempo indeterminato. In questo processo, per Arpat, dovrà essere garantita la coerenza con gli accordi sindacali già stipulati, finalizzati alla stabilizzazione occupazionale. La giunta regionale, sempre per Arpat, dovrà inoltre cercare le possibili soluzioni positive per i lavoratori che hanno contratti stipulati con altre amministrazioni. Sono questi gli impegni contenuti in una mozione, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale al termine del dibattito sul personale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana. (dp)
Categorie: precari, arpat, marzo2006, regione_toscana
Dal 14/3 parte il tavolo su Alitalia
Tavolo azienda-sindacati al ministero il 14 marzo: saliti i debiti a gennaio
Alitalia, c'è l'intesa: Palazzo Chigi dà il via al dialogo
ROMA - Gli accordi di Palazzo Chigi del 2004 su sviluppo, rilancio e unitarietà dell'Alitalia restano validi. Ripristinato questo punto fermo, può ora ripartire un confronto civile fra azienda e sindacati. Che avverrà al ministero delle Attività produttive il 14 marzo prossimo: sino ad allora le parti si sono impegnate ad astenersi da iniziative unilaterali. È, in sintesi, il risultato ottenuto ieri dal ministro Claudio Scajola, che ha ospitato nel suo dicastero il numero uno della compagnia Giancarlo Cimoli e i rappresentanti delle cinque sigle sindacali protagoniste, nel gennaio scorso, di una settimana di scioperi per protestare contro il mancato rispetto di quegli accordi e l'assenza di garanzie sul futuro. L'incontro - cui hanno partecipato rappresentanti della presidenza del consiglio dei ministri, del Welfare (ma non il ministro Roberto Maroni come era previsto), del ministero delle Infrastrutture e Trasporti e delle associazioni dei piloti Anpac e degli assistenti di volo Anpav e Avia - sembra dunque aver scongiurato nuove tensioni. Il riacquistato clima di serenità fra le parti - ad un mese dal precedente incontro a Palazzo Chigi - dovrebbe quindi consentire anche il differimento dello sciopero di sabato prossimo. Su indicazione di Scajola, infatti, oggi rappresentanti di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl e Unione piloti e di Alitalia programmeranno una trattativa sui problemi che riguardano i piloti di Alitalia e Alitalia Express così da permettere il differimento dello stop del 4 marzo ed evitare un ulteriore colpo all'aviolinea che, stando ad indiscrezioni, avrebbe dovuto cancellare circa 400 voli. Il governo ha dunque offerto la sede del ministero delle Attività produttive per garantire il recupero di un dialogo più sereno fra le parti e per favorire un accordo sulle esternalizzazioni delle attività di terra (manutenzione, handling, call center e attività aeroportuali). In particolare, Cimoli potrebbe ribadire la disponibilità a mantenere il business della manutenzione nel perimetro di Alitalia Servizi fino al 2008. Un passaggio delicato che potrà rassicurare i sindacati, che al termine dell'incontro di ieri si sono detti moderatamente ottimisti. A preoccupare i sindacati sono però i conti della compagnia. I risultati di bilancio 2005 diffusi l'altro ieri, secondo il segretario generale della Filt Cgil Fabrizio Solari, sono stati «imbellettati» e sostanzialmente sono ascrivibili solo al lavoro, «praticamente l'unico elemento di discontinuità positiva rispetto al passato». Intanto, ieri l'Alitalia ha diffuso i conti di gennaio, che mostrano un aumento dell'1,3% dell'indebitamento netto (+11 milioni rispetto al 31 dicembre 2005). Su gennaio, come sottolineato l'altro ieri dall'Alitalia, hanno pesato quegli scioperi definiti «maledetti» da Cimoli in occasione di un'audizione al Senato il 2 febbraio scorso, quando parlò di mancati ricavi per 60-80 milioni. Una quantificazione sarà fatta dal cda del 10 marzo prossimo. Oggi, intanto, i lavoratori precari dell'Alitalia manifesteranno davanti la sede del Consiglio regionale del Lazio.
Categorie: alitalia, marzo2006, tavolo, confederali, governo, cimoli
Alitalia, c'è l'intesa: Palazzo Chigi dà il via al dialogo
ROMA - Gli accordi di Palazzo Chigi del 2004 su sviluppo, rilancio e unitarietà dell'Alitalia restano validi. Ripristinato questo punto fermo, può ora ripartire un confronto civile fra azienda e sindacati. Che avverrà al ministero delle Attività produttive il 14 marzo prossimo: sino ad allora le parti si sono impegnate ad astenersi da iniziative unilaterali. È, in sintesi, il risultato ottenuto ieri dal ministro Claudio Scajola, che ha ospitato nel suo dicastero il numero uno della compagnia Giancarlo Cimoli e i rappresentanti delle cinque sigle sindacali protagoniste, nel gennaio scorso, di una settimana di scioperi per protestare contro il mancato rispetto di quegli accordi e l'assenza di garanzie sul futuro. L'incontro - cui hanno partecipato rappresentanti della presidenza del consiglio dei ministri, del Welfare (ma non il ministro Roberto Maroni come era previsto), del ministero delle Infrastrutture e Trasporti e delle associazioni dei piloti Anpac e degli assistenti di volo Anpav e Avia - sembra dunque aver scongiurato nuove tensioni. Il riacquistato clima di serenità fra le parti - ad un mese dal precedente incontro a Palazzo Chigi - dovrebbe quindi consentire anche il differimento dello sciopero di sabato prossimo. Su indicazione di Scajola, infatti, oggi rappresentanti di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl e Unione piloti e di Alitalia programmeranno una trattativa sui problemi che riguardano i piloti di Alitalia e Alitalia Express così da permettere il differimento dello stop del 4 marzo ed evitare un ulteriore colpo all'aviolinea che, stando ad indiscrezioni, avrebbe dovuto cancellare circa 400 voli. Il governo ha dunque offerto la sede del ministero delle Attività produttive per garantire il recupero di un dialogo più sereno fra le parti e per favorire un accordo sulle esternalizzazioni delle attività di terra (manutenzione, handling, call center e attività aeroportuali). In particolare, Cimoli potrebbe ribadire la disponibilità a mantenere il business della manutenzione nel perimetro di Alitalia Servizi fino al 2008. Un passaggio delicato che potrà rassicurare i sindacati, che al termine dell'incontro di ieri si sono detti moderatamente ottimisti. A preoccupare i sindacati sono però i conti della compagnia. I risultati di bilancio 2005 diffusi l'altro ieri, secondo il segretario generale della Filt Cgil Fabrizio Solari, sono stati «imbellettati» e sostanzialmente sono ascrivibili solo al lavoro, «praticamente l'unico elemento di discontinuità positiva rispetto al passato». Intanto, ieri l'Alitalia ha diffuso i conti di gennaio, che mostrano un aumento dell'1,3% dell'indebitamento netto (+11 milioni rispetto al 31 dicembre 2005). Su gennaio, come sottolineato l'altro ieri dall'Alitalia, hanno pesato quegli scioperi definiti «maledetti» da Cimoli in occasione di un'audizione al Senato il 2 febbraio scorso, quando parlò di mancati ricavi per 60-80 milioni. Una quantificazione sarà fatta dal cda del 10 marzo prossimo. Oggi, intanto, i lavoratori precari dell'Alitalia manifesteranno davanti la sede del Consiglio regionale del Lazio.
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1.3.06
8/3 Napoli: Basta precarietà e disoccupazione
BASTA CON LAVORO PRECARIO E DISOCCUPAZIONE
Con la creazione delle società miste, le istituzioni locali e nazionali hanno regalato ai privati (Spa Iacorossi) più di 350 miliardi di vecchie lire e ne hanno sprecati altrettanto per mantenere politiche affaristiche sia di centro sinistra che di centro destra, locali e nazionali.
Con questa logica di spreco di denaro pubblico, l’ambiente, in Campania e non solo, è sempre più devastato e i lavoratori sono sempre più precari, salari bassi, CCNL part-time, crisi continue, salari non pagati (RECAM, PAN, NAPOLI SERVIZI, SETERNA, SMA CAMPANIA, Ecc) e fallimenti (SMARTWAY), i lavoratori a tutto questo dicono:
BASTA
La Campania e la nostra città hanno bisogno di una seria politica del lavoro e di risposte concrete attraverso un progetto politico serio di recupero ambientale, che salvaguardi la qualità della vita e posti di lavoro.
Proponiamo un percorso che ci porti rapidamente verso un “consorzio pubblico” di tutte le società che vivono con finanziamenti pubblici, superando così anche “l’affare cooperative”.
CREIAMO NUOVE OPPORTUNITÀ DI LAVORO STABILE E SICURE IN VISTA DELLA CONCLUSIONE DEI CORSI DI FORMAZIONE DEI DISOCCUPATI LE CUI COMPETENZE ANDRANNO A SOMMARSI ALLA PROFESSIONALITÀ CHE I LAVORATORI HANNO ACQUISITO NEGL’ANNI. RISORSA, QUESTA , DI TUTTA LA COLLETTIVITA’.
Sviluppare questa politica sull’ambiente potrà significare:
LAVORO STABILE E TUTELA DELL’AMBIENTE
PER TUTTI
BASTA CON LA TRUFFA DELLE SOCIETÀ MISTE, “CONSORZIO PUBBLICO”
BASTA CON LA TRUFFA DELLE COOPERATIVE “STABILIZZAZIONE DEI LAVORATORI DELLE COOP.”
LAVORO AI DISOCCUPATI E FINALIZZAZIONE DEI CORSI DI FORMAZIONE
MANIFESTAZIONE A NAPOLI
MERCOLEDÌ 8 MARZO 2006 ORE 11:00
PIAZZA DEL GESÙ
SLL – per il sindacato di classe; Confederazione Cobas; Coordinamento di lotta per il lavoro, Corsisti organizzati zona orientale
Categorie: napoli, marzo2006, sll, cobas, disoccupati, precari, iacorossi, recam, pan, napoli_servizi, seterna, sma, smartway
Con la creazione delle società miste, le istituzioni locali e nazionali hanno regalato ai privati (Spa Iacorossi) più di 350 miliardi di vecchie lire e ne hanno sprecati altrettanto per mantenere politiche affaristiche sia di centro sinistra che di centro destra, locali e nazionali.
Con questa logica di spreco di denaro pubblico, l’ambiente, in Campania e non solo, è sempre più devastato e i lavoratori sono sempre più precari, salari bassi, CCNL part-time, crisi continue, salari non pagati (RECAM, PAN, NAPOLI SERVIZI, SETERNA, SMA CAMPANIA, Ecc) e fallimenti (SMARTWAY), i lavoratori a tutto questo dicono:
BASTA
La Campania e la nostra città hanno bisogno di una seria politica del lavoro e di risposte concrete attraverso un progetto politico serio di recupero ambientale, che salvaguardi la qualità della vita e posti di lavoro.
Proponiamo un percorso che ci porti rapidamente verso un “consorzio pubblico” di tutte le società che vivono con finanziamenti pubblici, superando così anche “l’affare cooperative”.
CREIAMO NUOVE OPPORTUNITÀ DI LAVORO STABILE E SICURE IN VISTA DELLA CONCLUSIONE DEI CORSI DI FORMAZIONE DEI DISOCCUPATI LE CUI COMPETENZE ANDRANNO A SOMMARSI ALLA PROFESSIONALITÀ CHE I LAVORATORI HANNO ACQUISITO NEGL’ANNI. RISORSA, QUESTA , DI TUTTA LA COLLETTIVITA’.
Sviluppare questa politica sull’ambiente potrà significare:
LAVORO STABILE E TUTELA DELL’AMBIENTE
PER TUTTI
BASTA CON LA TRUFFA DELLE SOCIETÀ MISTE, “CONSORZIO PUBBLICO”
BASTA CON LA TRUFFA DELLE COOPERATIVE “STABILIZZAZIONE DEI LAVORATORI DELLE COOP.”
LAVORO AI DISOCCUPATI E FINALIZZAZIONE DEI CORSI DI FORMAZIONE
MANIFESTAZIONE A NAPOLI
MERCOLEDÌ 8 MARZO 2006 ORE 11:00
PIAZZA DEL GESÙ
SLL – per il sindacato di classe; Confederazione Cobas; Coordinamento di lotta per il lavoro, Corsisti organizzati zona orientale
Categorie: napoli, marzo2006, sll, cobas, disoccupati, precari, iacorossi, recam, pan, napoli_servizi, seterna, sma, smartway
28.2.06
Firenze. Lavoratori precari la protesta sale
Undicesimo lunedi contro la precarietà

27 FEBBRAIO 2006
UNDICESIMO LUNEDI CONTRO LA PRECARIETA’
Oggi per l’undicesimo lunedì consecutivo il Coordinamento Lavoratori Precari del Comune di Firenze ha manifestato in Consiglio Comunale, interrompendo con slogan a più riprese i lavori del Consiglio stesso. Sono ormai tre mesi che regolarmente presenziamo ai lavori del Consiglio, sono tre mesi che rivendichiamo il diritto ad un lavoro decente per una vita decente, e l’apertura di un serio confronto sul problema del lavoro, rilanciandone quotidianamente il valore e la centralità. Sono tre mesi che chi Amministra la città fa orecchi da mercante, dando prova di totale disinteresse per chi rivendica il diritto al superamento della precarietà, e dimostrando che il problema lavoro sta all’ultimo posto della loro agenda. E non ci dicano che hanno aperto il confronto, perché le due riunioni che ci sono state, quella sul piano occupazionale e quella sul lavoro atipico, sono state solo un’accademia di numeri, buoni forse per essere giocati al lotto, ma non certo buoni per dare risposte a chi un lavoro non lo ha.
Sperano forse di prenderci per sfinimento, ma non andrà così, perché continueremo lunedì dopo lunedì a tornare in Consiglio e ad essere la loro spina nel fianco.
LUNEDI 6 MARZO ORE 15.00 TUTTI/E
IN CONSIGLIO COMUNALE
PER IL DODICESIMO LUNEDI PRECARIO !
Perché la vita precaria è peggio dell’aviaria !
Coordinamento Lavoratori Precari Comune di Firenze
RdB –CUB
Firenze 27 Febbraio 2006
Categories: precari, firenze, febbraio2006, marzo2006, comune, rdb, cub
27 FEBBRAIO 2006
UNDICESIMO LUNEDI CONTRO LA PRECARIETA’
Oggi per l’undicesimo lunedì consecutivo il Coordinamento Lavoratori Precari del Comune di Firenze ha manifestato in Consiglio Comunale, interrompendo con slogan a più riprese i lavori del Consiglio stesso. Sono ormai tre mesi che regolarmente presenziamo ai lavori del Consiglio, sono tre mesi che rivendichiamo il diritto ad un lavoro decente per una vita decente, e l’apertura di un serio confronto sul problema del lavoro, rilanciandone quotidianamente il valore e la centralità. Sono tre mesi che chi Amministra la città fa orecchi da mercante, dando prova di totale disinteresse per chi rivendica il diritto al superamento della precarietà, e dimostrando che il problema lavoro sta all’ultimo posto della loro agenda. E non ci dicano che hanno aperto il confronto, perché le due riunioni che ci sono state, quella sul piano occupazionale e quella sul lavoro atipico, sono state solo un’accademia di numeri, buoni forse per essere giocati al lotto, ma non certo buoni per dare risposte a chi un lavoro non lo ha.
Sperano forse di prenderci per sfinimento, ma non andrà così, perché continueremo lunedì dopo lunedì a tornare in Consiglio e ad essere la loro spina nel fianco.
LUNEDI 6 MARZO ORE 15.00 TUTTI/E
IN CONSIGLIO COMUNALE
PER IL DODICESIMO LUNEDI PRECARIO !
Perché la vita precaria è peggio dell’aviaria !
Coordinamento Lavoratori Precari Comune di Firenze
RdB –CUB
Firenze 27 Febbraio 2006
Categories: precari, firenze, febbraio2006, marzo2006, comune, rdb, cub
27.2.06
Roma: 1-3/3 Tre giornate di mobilitazione cittadina
1 – 2 – 3 marzo 2006 Tre giornate di Mobilitazione cittadina Contro la precarietà ed i licenziamenti, in difesa dello Statuto dei Lavoratori e dei Diritti
Da mesi a Roma sono stati portate avanti dai lavoratori e dalle lavoratrici dell’UNIONE SINDACALE ITALIANA varie vertenze per opporsi ai tagli ai servizi, alle esternalizzazioni e privatizzazioni, alla precarietà lavorativa, ai tentativi di licenziamenti più o meno mascherati.
Ricordiamo la lotta degli asili nido e delle scuole d’infanzia contro la Morattizzazione applicata dal Comune di Roma, la difesa delle Biblioteche comunali, la battaglia per il riassorbimento dei lavoratori della ALL CLEAN, le vertenze nelle Cooperative sociali e nelle Associazioni che hanno appalti o affidamenti di servizi del terzo settore per conto del Comune di Roma o delle ASL.
Oggi la situazione in alcune vertenze sta diventando veramente “difficile” per il duro attacco portato alle condizioni di lavoro, con tentativi di licenziamento o di repressione, nei confronti di lavoratori e lavoratrici che si sono autorganizzati/e senza piegare la testa di fronte a padroni e dirigenti.
Dirigenti e padroni che hanno in molti casi come riferimento politico quell’area di centro, che vuol costruire il partito democratico.
Per questo l’USI insieme alle strutture dei lavoratori e delle lavoratrici, ad aree sociali autorganizzate, ha deciso di lanciare tre giornate di mobilitazione cittadina dal 1 al 3 marzo 2006, con tre presidi/assemblea ai quali invitiamo a partecipare compagne/i delle realtà di movimento romano.
- MERCOLEDÌ 1 MARZO dinanzi alla Direzione Provinciale del Lavoro, in Via de Lollis 12, dalle 14,30 alle 17, per esprimere il pieno appoggio ad una lavoratrice del Canile Municipale, RSA aziendale, sanzionata disciplinarmente con motivazioni pretestuose a causa della sua attività sindacale e della partecipazione ad Assemblee e iniziative, per ottenere il pagamento di stipendi arretrati e tutelare la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro;
- GIOVEDÌ 2 MARZO dinanzi alla sede della società di call center UNICAB s.p.a., in Via Nazionale 243, contro la precarizzazione estrema ed il tentativo della società di non rinnovare molti contratti di co.co.pro (circa 50) per una diminuzione degli appalti pubblici (ISTAT) e per la mancata applicazione di requisiti minimi garantiti dalla L. 626/94;
- VENERDÌ 3 MARZO dinanzi alla sede della Coop. Sociale ARCA DI NOE’, in Via Bellegra 31, dalle ore 14 alle 17, contro i tentativi del CdA di licenziare soci lavoratori e di rendere ancora più precarie le condizioni di lavoro di oltre 250 collaboratori a progetto sui 380 lavoratori impiegati, per salvare i posti di lavoro e la retribuzione, da un possibile scioglimento della cooperativa e per richiedere l’applicazione di contratti collettivi e le garanzie previste dalla normativa comunale in materia di appalti e affidamenti (le famose delibere consiliari n. 135/2000 e 259/2005).
RICORDIAMOCI CHE SOLO UNITI SI PUO’ VINCERE, SOLO LA LOTTA PAGA
USI AIT – VIA ISIDE 12 – FAX 06/77201444 – TEL. 06/70451981 – E-MAIL: usiaitl@yahoo.com
Categorie: roma, marzo2006, precari, cooperative_sociali, usi_ait, asili_nido, unicab, call_center, autorganizzati, canili
www.usiait.it
Da mesi a Roma sono stati portate avanti dai lavoratori e dalle lavoratrici dell’UNIONE SINDACALE ITALIANA varie vertenze per opporsi ai tagli ai servizi, alle esternalizzazioni e privatizzazioni, alla precarietà lavorativa, ai tentativi di licenziamenti più o meno mascherati.
Ricordiamo la lotta degli asili nido e delle scuole d’infanzia contro la Morattizzazione applicata dal Comune di Roma, la difesa delle Biblioteche comunali, la battaglia per il riassorbimento dei lavoratori della ALL CLEAN, le vertenze nelle Cooperative sociali e nelle Associazioni che hanno appalti o affidamenti di servizi del terzo settore per conto del Comune di Roma o delle ASL.
Oggi la situazione in alcune vertenze sta diventando veramente “difficile” per il duro attacco portato alle condizioni di lavoro, con tentativi di licenziamento o di repressione, nei confronti di lavoratori e lavoratrici che si sono autorganizzati/e senza piegare la testa di fronte a padroni e dirigenti.
Dirigenti e padroni che hanno in molti casi come riferimento politico quell’area di centro, che vuol costruire il partito democratico.
Per questo l’USI insieme alle strutture dei lavoratori e delle lavoratrici, ad aree sociali autorganizzate, ha deciso di lanciare tre giornate di mobilitazione cittadina dal 1 al 3 marzo 2006, con tre presidi/assemblea ai quali invitiamo a partecipare compagne/i delle realtà di movimento romano.
- MERCOLEDÌ 1 MARZO dinanzi alla Direzione Provinciale del Lavoro, in Via de Lollis 12, dalle 14,30 alle 17, per esprimere il pieno appoggio ad una lavoratrice del Canile Municipale, RSA aziendale, sanzionata disciplinarmente con motivazioni pretestuose a causa della sua attività sindacale e della partecipazione ad Assemblee e iniziative, per ottenere il pagamento di stipendi arretrati e tutelare la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro;
- GIOVEDÌ 2 MARZO dinanzi alla sede della società di call center UNICAB s.p.a., in Via Nazionale 243, contro la precarizzazione estrema ed il tentativo della società di non rinnovare molti contratti di co.co.pro (circa 50) per una diminuzione degli appalti pubblici (ISTAT) e per la mancata applicazione di requisiti minimi garantiti dalla L. 626/94;
- VENERDÌ 3 MARZO dinanzi alla sede della Coop. Sociale ARCA DI NOE’, in Via Bellegra 31, dalle ore 14 alle 17, contro i tentativi del CdA di licenziare soci lavoratori e di rendere ancora più precarie le condizioni di lavoro di oltre 250 collaboratori a progetto sui 380 lavoratori impiegati, per salvare i posti di lavoro e la retribuzione, da un possibile scioglimento della cooperativa e per richiedere l’applicazione di contratti collettivi e le garanzie previste dalla normativa comunale in materia di appalti e affidamenti (le famose delibere consiliari n. 135/2000 e 259/2005).
RICORDIAMOCI CHE SOLO UNITI SI PUO’ VINCERE, SOLO LA LOTTA PAGA
USI AIT – VIA ISIDE 12 – FAX 06/77201444 – TEL. 06/70451981 – E-MAIL: usiaitl@yahoo.com
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Catania: forestali in sciopero contro il governo regionale
Sarà sciopero generale. Flai Cgli, Fai Cisl e Uila Uil scenderanno in piazza per protestare contro il Governo regionale a causa del mancato riordino del settore forestale in Sicilia. Intervento dell'on. Gianni Villari (DS).
CATANIA - Varare subito il disegno di legge per riordinare la forestazione siciliana e dare risposte ai lavoratori e al territorio. È questa la richiesta che anche i forestali catanesi fanno al governo nazionale e che li vedrà uniti ai lavoratori delle altre province siciliane, nella manifestazione del 15 marzo a Palermo.
Le segreterie provinciali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil hanno tenuto stamattina un attivo unitario con i forestali dei comparti di Catania e Caltagirone, per fare il punto della situazione e stilare il calendario delle assemblee per preparare la manifestazione regionale. Per il sindacato erano presenti Concetta Raia, Pasquale Timpanaro e Gino Mavica (Flai Cgil), Gaetano Camarda, Paolo Pintabona e Pietro Di Paola (Flai Cisl), Raimondo Cavallaro e Nino Marino (Uila Uil). All’incontro sono intervenuti anche i deputati regionali Gianni Villari (Ds), Beppe Spampinato e Giovanni Barbagallo (Margherita).
«Il governo regionale – spiega Concetta Raia (Flai) – dopo aver siglato l’accordo con le nostre segreterie regionali sul nuovo disegno di legge e averlo approvato anche in giunta, ora per il passaggio all’assemblea scopre di non avere più la copertura finanziaria. Sarebbe una vera beffa. Il disegno prevede tra l’altro la stabilizzazione degli stagionali, l’aumento della superficie boscata, il recepimento automatico del prossimo contratto nazionale».
«Stiamo assistendo a un balletto tra assessorati – aggiunge Gaetano Camarda (Fai) – quando servirebbe invece incrementare la superficie boschiva, dove siamo il fanalino di coda in Italia, e dare produttività vera al comparto dei centocinquantunisti, impiegandoli nelle aree protette abbandonate e nelle zone interne. Questo intervento migliorerebbe il territorio rurale, dando occupazione e sviluppo».
«I lavoratori garantiti e dell’articolo 49 sono a rischio – ricorda Raimondo Cavallaro (Uila) – perché il governo regionale deve recuperare il 50% delle risorse per coprire gli avviamenti di quest’anno. Una situazione che rischia di ripetersi come nel 2005. Devono essere trovati ancora anche i fondi per pagare gli arretrati del contratto vigente».
“Non ci sono fondi, alla Regione, per i lavoratori forestali e per il riordino del comparto – lo afferma l’on. Giovanni Villari (DS) -. Il Governo regionale si è mosso lentamente e questo ci preoccupa. Non si fa campagna elettorale sul lavoro delle persone. La demagogia. E’ una situazione indecente. Il Governo dovrebbe dire come stanno le cose, dire se ha o non ha i soldi per il riordino del comparto. E’ chiaro che se non ci sono fondi la Commissione finanze dell’ARS non potrà continuare l’iter burocratico per la legge di riordino del comparto. I DS hanno una posizione chiara: prima della chiusura dell’ARS devono essere approvati due disegni di legge. Il primo sul riordino del comparto forestale e il secondo relativo ai precari Asu e Puc”.
Le segreterie provinciali unitarie di hanno indetto un attivo dei lavoratori forestali del comparto per domani, lunedì 27 febbraio, alle ore 9,30, nella sala Bonaventura di via A. di Sangiuliano 313. I segretari provinciali di categoria Concetta Raia (Flai/Cgil), Gaetano Camarda (Fai/Cisl) e Raimondo Cavallaio (Uila/Uil) denunciano e richiamano l’attenzione di tutti i parlamentari regionali catanesi «sull’inspiegabile atteggiamento della Giunta di governo che, pur avendo esitato e approvato il riordino della legge regionale 16/96 riguardante la forestazione in Sicilia, non hanno attivato l’iter parlamentare, attraverso le commissioni di merito, per approdare alla discussione definitiva in aula».
Il 15 marzo, Catania sarà presente a Palermo con i suoi cinquemila lavoratori forestali.
G.S.
Categorie: forestali, catania, sicilia, palermo, confederali, sciopero
CATANIA - Varare subito il disegno di legge per riordinare la forestazione siciliana e dare risposte ai lavoratori e al territorio. È questa la richiesta che anche i forestali catanesi fanno al governo nazionale e che li vedrà uniti ai lavoratori delle altre province siciliane, nella manifestazione del 15 marzo a Palermo.
Le segreterie provinciali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil hanno tenuto stamattina un attivo unitario con i forestali dei comparti di Catania e Caltagirone, per fare il punto della situazione e stilare il calendario delle assemblee per preparare la manifestazione regionale. Per il sindacato erano presenti Concetta Raia, Pasquale Timpanaro e Gino Mavica (Flai Cgil), Gaetano Camarda, Paolo Pintabona e Pietro Di Paola (Flai Cisl), Raimondo Cavallaro e Nino Marino (Uila Uil). All’incontro sono intervenuti anche i deputati regionali Gianni Villari (Ds), Beppe Spampinato e Giovanni Barbagallo (Margherita).
«Il governo regionale – spiega Concetta Raia (Flai) – dopo aver siglato l’accordo con le nostre segreterie regionali sul nuovo disegno di legge e averlo approvato anche in giunta, ora per il passaggio all’assemblea scopre di non avere più la copertura finanziaria. Sarebbe una vera beffa. Il disegno prevede tra l’altro la stabilizzazione degli stagionali, l’aumento della superficie boscata, il recepimento automatico del prossimo contratto nazionale».
«Stiamo assistendo a un balletto tra assessorati – aggiunge Gaetano Camarda (Fai) – quando servirebbe invece incrementare la superficie boschiva, dove siamo il fanalino di coda in Italia, e dare produttività vera al comparto dei centocinquantunisti, impiegandoli nelle aree protette abbandonate e nelle zone interne. Questo intervento migliorerebbe il territorio rurale, dando occupazione e sviluppo».
«I lavoratori garantiti e dell’articolo 49 sono a rischio – ricorda Raimondo Cavallaro (Uila) – perché il governo regionale deve recuperare il 50% delle risorse per coprire gli avviamenti di quest’anno. Una situazione che rischia di ripetersi come nel 2005. Devono essere trovati ancora anche i fondi per pagare gli arretrati del contratto vigente».
“Non ci sono fondi, alla Regione, per i lavoratori forestali e per il riordino del comparto – lo afferma l’on. Giovanni Villari (DS) -. Il Governo regionale si è mosso lentamente e questo ci preoccupa. Non si fa campagna elettorale sul lavoro delle persone. La demagogia. E’ una situazione indecente. Il Governo dovrebbe dire come stanno le cose, dire se ha o non ha i soldi per il riordino del comparto. E’ chiaro che se non ci sono fondi la Commissione finanze dell’ARS non potrà continuare l’iter burocratico per la legge di riordino del comparto. I DS hanno una posizione chiara: prima della chiusura dell’ARS devono essere approvati due disegni di legge. Il primo sul riordino del comparto forestale e il secondo relativo ai precari Asu e Puc”.
Le segreterie provinciali unitarie di hanno indetto un attivo dei lavoratori forestali del comparto per domani, lunedì 27 febbraio, alle ore 9,30, nella sala Bonaventura di via A. di Sangiuliano 313. I segretari provinciali di categoria Concetta Raia (Flai/Cgil), Gaetano Camarda (Fai/Cisl) e Raimondo Cavallaio (Uila/Uil) denunciano e richiamano l’attenzione di tutti i parlamentari regionali catanesi «sull’inspiegabile atteggiamento della Giunta di governo che, pur avendo esitato e approvato il riordino della legge regionale 16/96 riguardante la forestazione in Sicilia, non hanno attivato l’iter parlamentare, attraverso le commissioni di merito, per approdare alla discussione definitiva in aula».
Il 15 marzo, Catania sarà presente a Palermo con i suoi cinquemila lavoratori forestali.
G.S.
Categorie: forestali, catania, sicilia, palermo, confederali, sciopero
Progetto Record in Campania: fondi a chi stabilizza i precari
Lunedì 27 Febbraio 2006
Progetto 'Record'. Fondi a chi stabilizza i precari
Napoli – Le prime misure contro la precarietà del lavoro in Campania partono con il progetto Record: che distribuirà fondi alle imprese disposte a stabilizzare i propri precari, attraverso la conversione e dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato.
Presentato dall'assessore regionale all'Istruzione alla Formazione e al Lavoro Corrado Gabriele, è questo il primo tassello di un percorso che dovrebbe culminare con la legge regionale che istituirà il fondo sulla qualità di lavoro: che potrebbe approdare in Consiglio entro l'estate.
Record, che sta per 'Regolamento della Campania per una occupazione regionale duratura', consentirà alle imprese che hanno contratti di lavoro a tempo determinato di utilizzare le risorse messe a disposizione, circa 57 milioni di euro, per stabilizzare i precari. I nuovi contratti non potranno essere inferiori alle 30 ore settimanali, e i contributi saranno versati per ogni singola unità lavorativa: le aziende dovranno inoltre sottoscrivere l'intenzione di mantenere quel posto di lavoro per almeno cinque anni. Fra le condizioni necessarie all'accesso alle risorse da parte delle imprese, il rispetto dei contratti nazionali delle diverse categorie di lavoro.
Le aziende interessate dovranno inoltre dimostrare di non avere eseguito licenziamenti individuali o collettivi nei 12 mesi precedenti alla richiesta, e di non avere pendenze di giudizio o condanne passate in materia di licenziamenti. Sono previsti 4000 euro per lavoratori di età superiore ai 35 anni, 6000 per le donne appartenenti alle stessa fascia; 5000 per gli uomini over 45, che diventano 7000 per le donne; la fase di sperimentazione prevede l'erogazione di 15 milioni di euro, di cui 5 destinati in particolare alle donne.
'Record' è uno strumento previsto nel fondo regionale della qualità del lavoro - ha spiegato Gabriele - che prevede appunto la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo indeterminato: in lavoro stabile e duraturo. Ma il progetto riguarda anche i contratti a tempo determinato: che dovranno avere le stesse condizioni degli altri, così come è scritto nel programma dell'Unione. C'è in questo senso un riferimento al costo lavoro del tempo determinato, che deve essere considerato alla stregua di quello indeterminato'.
L'assessore ha dedicato un passaggio ai tempi di attuazione della legge sulla qualità del lavoro: 'Speriamo di consegnare entro l'estate il nostro lavoro al Consiglio: occorreranno i tempi necessari per un coinvolgimento da parte di tutte le parti sociali. Con i gruppi politici, intanto, la discussione è stata avviata'. 'L'obiettivo - è la conclusione - è quello di arrivare prima della nuova legge nazionale'.
Entrambi i provvedimenti pubblicati rappresentano un’importante innovazione dal punto di vista procedurale. E' infatti previsto l'invio on line delle proposte da parte delle aziende interessate. I progetti dovranno essere presentati, a partire dal 20 febbraio 2006, mediante un'apposita procedura informatica cui è possibile accedere attraverso il portale della Regione Campania.
Per l'Avviso relativo ai contratti di lavoro a tempo indeterminato, digitando l'indirizzo: http://avvisofse.regione.campania.it/record, mentre per l'Avviso relativo alla formazione continua l'indirizzo: http://avvisofse.regione.campania.it/avvisopit.
La procedura predisposta consentirà all'Amministrazione regionale di ridurre notevolmente i tempi per l'esame, la valutazione e l'approvazione delle proposte.
Per informazioni �attivo, dal lunedì al venerdì (dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 14,00 alle 16,30), un servizio di help desk al numero 0817966316.
Fonte : comunicato stampa
Categorie: napoli, campania, progetto_record, precari, imprese
Progetto 'Record'. Fondi a chi stabilizza i precari
Napoli – Le prime misure contro la precarietà del lavoro in Campania partono con il progetto Record: che distribuirà fondi alle imprese disposte a stabilizzare i propri precari, attraverso la conversione e dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato.
Presentato dall'assessore regionale all'Istruzione alla Formazione e al Lavoro Corrado Gabriele, è questo il primo tassello di un percorso che dovrebbe culminare con la legge regionale che istituirà il fondo sulla qualità di lavoro: che potrebbe approdare in Consiglio entro l'estate.
Record, che sta per 'Regolamento della Campania per una occupazione regionale duratura', consentirà alle imprese che hanno contratti di lavoro a tempo determinato di utilizzare le risorse messe a disposizione, circa 57 milioni di euro, per stabilizzare i precari. I nuovi contratti non potranno essere inferiori alle 30 ore settimanali, e i contributi saranno versati per ogni singola unità lavorativa: le aziende dovranno inoltre sottoscrivere l'intenzione di mantenere quel posto di lavoro per almeno cinque anni. Fra le condizioni necessarie all'accesso alle risorse da parte delle imprese, il rispetto dei contratti nazionali delle diverse categorie di lavoro.
Le aziende interessate dovranno inoltre dimostrare di non avere eseguito licenziamenti individuali o collettivi nei 12 mesi precedenti alla richiesta, e di non avere pendenze di giudizio o condanne passate in materia di licenziamenti. Sono previsti 4000 euro per lavoratori di età superiore ai 35 anni, 6000 per le donne appartenenti alle stessa fascia; 5000 per gli uomini over 45, che diventano 7000 per le donne; la fase di sperimentazione prevede l'erogazione di 15 milioni di euro, di cui 5 destinati in particolare alle donne.
'Record' è uno strumento previsto nel fondo regionale della qualità del lavoro - ha spiegato Gabriele - che prevede appunto la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo indeterminato: in lavoro stabile e duraturo. Ma il progetto riguarda anche i contratti a tempo determinato: che dovranno avere le stesse condizioni degli altri, così come è scritto nel programma dell'Unione. C'è in questo senso un riferimento al costo lavoro del tempo determinato, che deve essere considerato alla stregua di quello indeterminato'.
L'assessore ha dedicato un passaggio ai tempi di attuazione della legge sulla qualità del lavoro: 'Speriamo di consegnare entro l'estate il nostro lavoro al Consiglio: occorreranno i tempi necessari per un coinvolgimento da parte di tutte le parti sociali. Con i gruppi politici, intanto, la discussione è stata avviata'. 'L'obiettivo - è la conclusione - è quello di arrivare prima della nuova legge nazionale'.
Entrambi i provvedimenti pubblicati rappresentano un’importante innovazione dal punto di vista procedurale. E' infatti previsto l'invio on line delle proposte da parte delle aziende interessate. I progetti dovranno essere presentati, a partire dal 20 febbraio 2006, mediante un'apposita procedura informatica cui è possibile accedere attraverso il portale della Regione Campania.
Per l'Avviso relativo ai contratti di lavoro a tempo indeterminato, digitando l'indirizzo: http://avvisofse.regione.campania.it/record, mentre per l'Avviso relativo alla formazione continua l'indirizzo: http://avvisofse.regione.campania.it/avvisopit.
La procedura predisposta consentirà all'Amministrazione regionale di ridurre notevolmente i tempi per l'esame, la valutazione e l'approvazione delle proposte.
Per informazioni �attivo, dal lunedì al venerdì (dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 14,00 alle 16,30), un servizio di help desk al numero 0817966316.
Fonte : comunicato stampa
Categorie: napoli, campania, progetto_record, precari, imprese
1 marzo mobilitazione canili roma
Mercoledi 1 marzo ci sarà la seconda difesa sindacale di una lavoratrice del canile, che è anche una rappresentante sindacale, sospesa dal lavoro e multata, per aver partecipato ad una assemblea il 17 Marzo 2005 presso l'assessorato alle Politiche Ambientali ed Agricole del Comune di Roma di Dario Esposito. Quello era uno dei troppi periodi nei quali non ci veniva pagato lo stipendio, inoltre eravamo in stato di mobilitazione permanente el'assemblea sindacale era stata richiesta.
La risposta di AVCPP, la Onlus che gestisce i canili comunali di Roma, non si è fatta attendere e sono stati mandati richiami a 15 lavoratori e lavoratrici dei canili.
I primi 4 arbitrati presso la DPL la AVCPP li ha persi tutti, ora su questo della nostra rappresentante sindacale, il consulente del lavoro sta facendo la voce grossa, minacciando non solo nostri dirigenti sindacali, ma anche il giudice agitando il fatto di ricorrere alla giustizia ordinaria.
Purtroppo questo è solo l'ultimo degli episodi di malagestione che impera ai canili comunali, a partire dalle assurde violazione della legge 626 nel canile di Casa Luca, dove a dire della ASL e dell'associazione non c'è Ethernit sopra le gabbie, ma fibrocemento di amianto! (ossia l'elemento fuorilegge del materiale ethernit) , fino alla mancanza endemica di operatori, per non parlare dei continui episodi di controllo e repressioni ai danni di un solo sindacato, il nostro, che è stato tra l'altro escluso dalle trattative sindacali per decisione unilaterale dell'associazione su una voce che il nostro sindacato stesse facendo ricerche personali su un dirigente di settore. Per non parlare di come i soldi pubblici vengono spesi in cliniche private per visite mediche chieste da volontari dell'associazione che scavalkcano completamente il parere di medici veterinari, o in corsi di formazione che senza alcun credito o riconoscimento ufficiale regalano a tasche amiche una parte del nostro salario accessorio, nonche di soldi di chi paga le tasse, quando la regione spende milioni di euro in voucher formativi.
Spesso più che in canile a noi ci sembra di essere in manicomio! Intanto la campagna elettorale avanza, e i nostri diritti vengono di continuo calpestati. Come vengono calpestati quelli di altre migliaia di persone impiegati nei servizi del comune di Roma, o dei precari che quotidianamente sono costretti ad inseguire la propria vita rapinata da un sistema lavorativo che somiglia ad uno scenario di guerra.
Noi vogliamo riprendere la parola e dire "ora basta".
Noi ci difendiamo da soli, visto che gli assessori ed il sindaco di questa città non ci hanno mai voluto ascoltare e facciamo appello a quella parte di metropoli precaria che è stanca di subire...
Mercoledi 1 Marzo 2006 il comitato dei canili comunali di Roma e l'USI-AIT convocano un presidio pubblico per le 15 e 30 presso la D.P.L. di via Cesare De Lollis 12.
Categorie: marzo2006, canili, precari, roma, usi_ait, legge_626
La risposta di AVCPP, la Onlus che gestisce i canili comunali di Roma, non si è fatta attendere e sono stati mandati richiami a 15 lavoratori e lavoratrici dei canili.
I primi 4 arbitrati presso la DPL la AVCPP li ha persi tutti, ora su questo della nostra rappresentante sindacale, il consulente del lavoro sta facendo la voce grossa, minacciando non solo nostri dirigenti sindacali, ma anche il giudice agitando il fatto di ricorrere alla giustizia ordinaria.
Purtroppo questo è solo l'ultimo degli episodi di malagestione che impera ai canili comunali, a partire dalle assurde violazione della legge 626 nel canile di Casa Luca, dove a dire della ASL e dell'associazione non c'è Ethernit sopra le gabbie, ma fibrocemento di amianto! (ossia l'elemento fuorilegge del materiale ethernit) , fino alla mancanza endemica di operatori, per non parlare dei continui episodi di controllo e repressioni ai danni di un solo sindacato, il nostro, che è stato tra l'altro escluso dalle trattative sindacali per decisione unilaterale dell'associazione su una voce che il nostro sindacato stesse facendo ricerche personali su un dirigente di settore. Per non parlare di come i soldi pubblici vengono spesi in cliniche private per visite mediche chieste da volontari dell'associazione che scavalkcano completamente il parere di medici veterinari, o in corsi di formazione che senza alcun credito o riconoscimento ufficiale regalano a tasche amiche una parte del nostro salario accessorio, nonche di soldi di chi paga le tasse, quando la regione spende milioni di euro in voucher formativi.
Spesso più che in canile a noi ci sembra di essere in manicomio! Intanto la campagna elettorale avanza, e i nostri diritti vengono di continuo calpestati. Come vengono calpestati quelli di altre migliaia di persone impiegati nei servizi del comune di Roma, o dei precari che quotidianamente sono costretti ad inseguire la propria vita rapinata da un sistema lavorativo che somiglia ad uno scenario di guerra.
Noi vogliamo riprendere la parola e dire "ora basta".
Noi ci difendiamo da soli, visto che gli assessori ed il sindaco di questa città non ci hanno mai voluto ascoltare e facciamo appello a quella parte di metropoli precaria che è stanca di subire...
Mercoledi 1 Marzo 2006 il comitato dei canili comunali di Roma e l'USI-AIT convocano un presidio pubblico per le 15 e 30 presso la D.P.L. di via Cesare De Lollis 12.
Categorie: marzo2006, canili, precari, roma, usi_ait, legge_626
Pisa: I precari della ricerca lanciano il referendum per il 29 e 30 marzo
29-30 marzo 2006 consultazione referendaria dei precari e delle precarie della ricerca dell’ateneo pisano.
L’Assemblea dei precari della ricerca dell’Università di Pisa ha avviato da tempo un percorso d’indagine e di confronto sulle condizioni in cui vengono svolte le attività di ricerca e di didattica nella nostra Università da parte delle figure non strutturare e a tempo determinato. Infatti il nostro ateneo eccelle in precarietà: solo grazie al sovraccarico di lavoro sottopagato o gratuito, e senza diritti e tutele, dei precari l’Università di Pisa riesce a garantire corsi di laurea ed insegnamenti sempre più numerosi ed allo stesso tempo a mantenere l’attività scientifica agli attuali livelli di qualità e di avanzamento.
In questi mesi, dopo l’assemblea di ateneo del dicembre 2005, numerose sono state le assemblee decentrate che abbiamo organizzato. Vista l’elevata partecipazione al dibattito nelle diverse l’Assemblea ha quindi deciso di costituirsi in
“Comitato dei precari e delle precarie della ricerca dell’Università di Pisa” allo scopo di organizzare una consultazione referendaria tra tutti i precari della ricerca, con l’allestimento di veri e propri seggi, su una proposta di piattaforma rivendicativa da presentare successivamente all’amministrazione dell’Università di Pisa. Una forma di democrazia partecipata e di consultazione che per la prima volta si svolge nel mondo accademico e che evidenzia il bisogno di tutti i ricercatori precari di riunirsi proponendo rivendicazioni unitarie a partire dalla
propria specifica condizione.
Attraverso tale consultazione, il Comitato intende aprire un tavolo di trattativa con l'Ateneo per ridefinire la politica della ricerca e del reclutamento della nostra università che destini risorse adeguate per un radicale cambiamento delle scelte in materia di precariato universitario
Alla consultazione referendaria parteciperanno tutte le figure che svolgonoi compiti di ricerca e/o di didattica in forme non strutturate e a tempo determinato. Avranno diritto di partecipare alla consultazione coloro che prestano attualmente la loro attività presso l’Ateneo e/o che l'hanno prestata nel corso del 2005, ovverosia borsisti post-laurea e post-dottorato, borsisti in genere, dottori e dottorandi di ricerca (con o senza borsa); assegnisti di ricerca (qualsiasi tipologia/fonte di finanziamento), ricercatori in formazione e/o con contratto a tempo determinato;
professori a contratto (qualsiasi tipologia di contratto a tempo determinato e/o atipico); cultori della materia; contrattisti con incarichi supplementari in collaborazione e/o in conto terzi per le ricerche in corso, per prestazioni d'opera, per prestazioni seminariali, per consulenze occasionali; contrattisti con incarichi di supporto alla didattica per i corsi di laurea di primo e secondo livello, per corsi di perfezionamento, di dottorato e/o per master; collaboratori occasionali, vecchi co.co.co, collaboratori a progetto; altri contrattisti per incarichi di
collaborazione scientifico-didattica non inclusi in quelli elencati.
Il Comitato indica nei giorni 29 e 30 marzo le date della consultazione. La consultazione si terrà mercoledì 29 marzo dalle ore 9.00 alle ore 19.00 e giovedì 30 marzo dalle ore 9.00 alle ore 17.00. A questo proposito il Comitato ha
presentato in questi giorni al governo dell’ateneo una richiesta di incontro per chiedere:1) la concessione di spazi conformi allo svolgimento della consultazione nelle sedi in cui verranno allestiti i seggi, vale a dire: Facoltà di Agraria, Facoltà di Lettere, Facoltà di Ingegneria, Facoltà di Farmacia, Scuola Medica dell’Ospedale di S. Chiara, Palazzo della Sapienza, Polo scientifico ex-Marzotto; 2) la notifica dell’iniziativa referendaria sulle pagine web dell'Ateneo, nonché la sua pubblicizzazione nelle forme elettorali consuete, tramite affissione agli Albi ufficiali di avvisi, manifesti, cartelloni ecc.; 3) la fornitura delle schede e delle urne elettorali.
Riteniamo importante che l’Università ci incontri a breve e che risponda positivamente alle nostre richieste riconoscendo la consultazione e l’esistenza di migliaia di precarie e di precarie senza il cui lavoro la didattica e
la ricerca del nostro ateneo non sarebbe possibile.
Per tutte le informazioni sul referendum http://www.precariunipi.unmondodi.it.
Comitato promotore per una consultazione referendaria dei precari e delle precarie della ricerca dell’Università di Pisa
-------------------------------
Proposta per una piattaforma rivendicativa dei precari della ricerca dell’Università di Pisa (approvata dall’assemblea di ateneo dei precari della ricerca del 13.12.2005)
In Italia sono ormai circa 60000 i soggetti che forniscono a titolo precario almeno il 50% dell’attività scientifica e didattica prodotta negli atenei e negli enti di ricerca. Basse retribuzioni, attività svolte in gran parte gratuitamente, assenza di copertura del welfare, nessuna certezza sulle prospettive di inserimento professionale, contributi scarsi o nulli: ecco le condizioni di vita e di lavoro dei precari della ricerca. L’abbattimento dei costi che deriva dall’aggressione dei diritti si traduce in un pesante peggioramento della qualità complessiva del sistema
pubblico universitario.
La riforma Moratti – in continuità con le precedenti politiche universitarie – non ha fatto che aggravare una situazione già inaccettabile, introducendo ulteriori forme di lavoro a tempo determinato (contratti di ricerca triennali) destinate a sostituire progressivamente la figura del ricercatore a tempo indeterminato.
Pisa, “università dell’eccellenza”, non rappresenta certo una realtà in controtendenza. L’immagine di ateneo d’avanguardia nasconde una verità poco nota all’opinione pubblica: solo grazie al sovraccarico di lavoro sottopagato
dei precari il nostro ateneo riesce a garantire corsi di laurea e insegnamenti sempre più numerosi ed allo stesso tempo a mantenere l’attività scientifica agli attuali livelli di qualità e di avanzamento. Negli ultimi anni il ricorso al lavoro precario si è allargato enormemente e l’introduzione dei cosiddetti ricercatori in formazione ha peggiorato ulteriormente il problema. L’università di Pisa ha un corpo docente di ruolo anziano, composto prevalentemente da professori ordinari e associati, con pochi ricercatori a tempo indeterminato.
Molteplici sono le figure precarie presenti oggi nel nostro ateneo:
•Dottorandi con borsa a finanziamento dell’Università di Pisa;
•Dottorandi con borsa a finanziamento esterno;
•Dottorandi senza borsa;
•Assegnisti di ricerca [Adr] (assegno totalmente finanziato dall’Università di Pisa, cofinanziato o a
finanziamento totalmente esterno);
•Assegnisti di ricerca [Adr] con assegno finanziato dal CNR;
•Borsisti post-lauream e post-dottorato;
•Collaboratori coordinati e continuativi, a progetto ed occasionali;
•Professori a contratto in possesso del titolo di dottore di ricerca;
•Ricercatori in formazione;
•Cultori della materia.
•Specializzandi
Con questa piattaforma integrativa ci poniamo essenzialmente due obiettivi:
1.combattere ed opporsi alla precarietà attraverso una serie di provvedimenti che il nostro ateneo può prendere miranti ad estendere il lavoro a tempo indeterminato e a ridurre considerevolmente le tipologie di lavoro precario;
2.il riconoscimento effettivo dei diritti individuali e collettivi per tutti i precari oggi assunti dal nostro ateneo
CONTRASTARE LA PRECARIETA’
Per quanto riguarda il primo punto chiediamo che l’ateneo:
•nell’ambito della programmazione investa tutte le risorse disponibili per l’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato sia attraverso il Fondo di Finanziamento Ordinario sia utilizzando le risorse derivate dai pensionamenti
del personale docente;
•assuma come criterio prioritario la stabilizzazione del personale per adempiere alle attività didattiche e di ricerca necessarie per il buon funzionamento della struttura universitaria senza surrogare funzioni che dovrebbero essere svolte dal personale di ruolo con lavoro non strutturato;
•non stipuli più contratti per attività di didattica o di ricerca sotto i 12 mesi, e che ogni corso di laurea risponda a dei requisiti minimi per ciò che riguarda il numero di docenti strutturati, al fine di arginare, soprattutto per i corsi triennali di recente attivazione, il fenomeno per cui la quasi totalità dell’attività
didattica è svolta da personale non strutturato.
CONOSCERE PER RIVENDICARE
Chiediamo l’istituzione a carico dell’ateneo di un'anagrafe, aggiornata in tempo reale, dei lavoratori non strutturati impegnati in attività di ricerca e didattica attraverso la quale sia conoscibile il numero e le tipologie delle collaborazioni, i dipartimenti di afferenza e il mansionario delle attività effettivamente svolte e da svolgere da parte del personale non strutturato
CONQUISTARE DIRITTI
Chiediamo che l’ateneo:
•Riconosca ufficialmente e certifichi alle figure precarie tutte le attività didattiche e di ricerca da loro realmente svolte; che queste siano retribuite e che sia applicato il principio per cui a parità di mansione vi sia
una parità di retribuzione;
•Garantisca la cadenza mensile nel pagamento delle retribuzioni al personale non strutturato;
•Assuma il principio dell’equiparazione del personale non strutturato a quello strutturato per ciò che riguarda il trattamento in materia di malattia, maternità e ferie;
•Garantisca a tutti i soggetti precari la possibilità di accedere a un fondo individuale da destinare all’attività connessa alla ricerca e alla formazione;
•Riconosca il diritto per i ricercatori precari di essere titolari di progetti di ricerca
•Riconosca e garantisca per tutto il personale non strutturato il diritto di riunione e di assemblea.
www.precariunipi.unmondodi.it/
Categorie: pisa, marzo2006, ricerca, precari, referendum, università, assemblea
L’Assemblea dei precari della ricerca dell’Università di Pisa ha avviato da tempo un percorso d’indagine e di confronto sulle condizioni in cui vengono svolte le attività di ricerca e di didattica nella nostra Università da parte delle figure non strutturare e a tempo determinato. Infatti il nostro ateneo eccelle in precarietà: solo grazie al sovraccarico di lavoro sottopagato o gratuito, e senza diritti e tutele, dei precari l’Università di Pisa riesce a garantire corsi di laurea ed insegnamenti sempre più numerosi ed allo stesso tempo a mantenere l’attività scientifica agli attuali livelli di qualità e di avanzamento.
In questi mesi, dopo l’assemblea di ateneo del dicembre 2005, numerose sono state le assemblee decentrate che abbiamo organizzato. Vista l’elevata partecipazione al dibattito nelle diverse l’Assemblea ha quindi deciso di costituirsi in
“Comitato dei precari e delle precarie della ricerca dell’Università di Pisa” allo scopo di organizzare una consultazione referendaria tra tutti i precari della ricerca, con l’allestimento di veri e propri seggi, su una proposta di piattaforma rivendicativa da presentare successivamente all’amministrazione dell’Università di Pisa. Una forma di democrazia partecipata e di consultazione che per la prima volta si svolge nel mondo accademico e che evidenzia il bisogno di tutti i ricercatori precari di riunirsi proponendo rivendicazioni unitarie a partire dalla
propria specifica condizione.
Attraverso tale consultazione, il Comitato intende aprire un tavolo di trattativa con l'Ateneo per ridefinire la politica della ricerca e del reclutamento della nostra università che destini risorse adeguate per un radicale cambiamento delle scelte in materia di precariato universitario
Alla consultazione referendaria parteciperanno tutte le figure che svolgonoi compiti di ricerca e/o di didattica in forme non strutturate e a tempo determinato. Avranno diritto di partecipare alla consultazione coloro che prestano attualmente la loro attività presso l’Ateneo e/o che l'hanno prestata nel corso del 2005, ovverosia borsisti post-laurea e post-dottorato, borsisti in genere, dottori e dottorandi di ricerca (con o senza borsa); assegnisti di ricerca (qualsiasi tipologia/fonte di finanziamento), ricercatori in formazione e/o con contratto a tempo determinato;
professori a contratto (qualsiasi tipologia di contratto a tempo determinato e/o atipico); cultori della materia; contrattisti con incarichi supplementari in collaborazione e/o in conto terzi per le ricerche in corso, per prestazioni d'opera, per prestazioni seminariali, per consulenze occasionali; contrattisti con incarichi di supporto alla didattica per i corsi di laurea di primo e secondo livello, per corsi di perfezionamento, di dottorato e/o per master; collaboratori occasionali, vecchi co.co.co, collaboratori a progetto; altri contrattisti per incarichi di
collaborazione scientifico-didattica non inclusi in quelli elencati.
Il Comitato indica nei giorni 29 e 30 marzo le date della consultazione. La consultazione si terrà mercoledì 29 marzo dalle ore 9.00 alle ore 19.00 e giovedì 30 marzo dalle ore 9.00 alle ore 17.00. A questo proposito il Comitato ha
presentato in questi giorni al governo dell’ateneo una richiesta di incontro per chiedere:1) la concessione di spazi conformi allo svolgimento della consultazione nelle sedi in cui verranno allestiti i seggi, vale a dire: Facoltà di Agraria, Facoltà di Lettere, Facoltà di Ingegneria, Facoltà di Farmacia, Scuola Medica dell’Ospedale di S. Chiara, Palazzo della Sapienza, Polo scientifico ex-Marzotto; 2) la notifica dell’iniziativa referendaria sulle pagine web dell'Ateneo, nonché la sua pubblicizzazione nelle forme elettorali consuete, tramite affissione agli Albi ufficiali di avvisi, manifesti, cartelloni ecc.; 3) la fornitura delle schede e delle urne elettorali.
Riteniamo importante che l’Università ci incontri a breve e che risponda positivamente alle nostre richieste riconoscendo la consultazione e l’esistenza di migliaia di precarie e di precarie senza il cui lavoro la didattica e
la ricerca del nostro ateneo non sarebbe possibile.
Per tutte le informazioni sul referendum http://www.precariunipi.unmondodi.it.
Comitato promotore per una consultazione referendaria dei precari e delle precarie della ricerca dell’Università di Pisa
-------------------------------
Proposta per una piattaforma rivendicativa dei precari della ricerca dell’Università di Pisa (approvata dall’assemblea di ateneo dei precari della ricerca del 13.12.2005)
In Italia sono ormai circa 60000 i soggetti che forniscono a titolo precario almeno il 50% dell’attività scientifica e didattica prodotta negli atenei e negli enti di ricerca. Basse retribuzioni, attività svolte in gran parte gratuitamente, assenza di copertura del welfare, nessuna certezza sulle prospettive di inserimento professionale, contributi scarsi o nulli: ecco le condizioni di vita e di lavoro dei precari della ricerca. L’abbattimento dei costi che deriva dall’aggressione dei diritti si traduce in un pesante peggioramento della qualità complessiva del sistema
pubblico universitario.
La riforma Moratti – in continuità con le precedenti politiche universitarie – non ha fatto che aggravare una situazione già inaccettabile, introducendo ulteriori forme di lavoro a tempo determinato (contratti di ricerca triennali) destinate a sostituire progressivamente la figura del ricercatore a tempo indeterminato.
Pisa, “università dell’eccellenza”, non rappresenta certo una realtà in controtendenza. L’immagine di ateneo d’avanguardia nasconde una verità poco nota all’opinione pubblica: solo grazie al sovraccarico di lavoro sottopagato
dei precari il nostro ateneo riesce a garantire corsi di laurea e insegnamenti sempre più numerosi ed allo stesso tempo a mantenere l’attività scientifica agli attuali livelli di qualità e di avanzamento. Negli ultimi anni il ricorso al lavoro precario si è allargato enormemente e l’introduzione dei cosiddetti ricercatori in formazione ha peggiorato ulteriormente il problema. L’università di Pisa ha un corpo docente di ruolo anziano, composto prevalentemente da professori ordinari e associati, con pochi ricercatori a tempo indeterminato.
Molteplici sono le figure precarie presenti oggi nel nostro ateneo:
•Dottorandi con borsa a finanziamento dell’Università di Pisa;
•Dottorandi con borsa a finanziamento esterno;
•Dottorandi senza borsa;
•Assegnisti di ricerca [Adr] (assegno totalmente finanziato dall’Università di Pisa, cofinanziato o a
finanziamento totalmente esterno);
•Assegnisti di ricerca [Adr] con assegno finanziato dal CNR;
•Borsisti post-lauream e post-dottorato;
•Collaboratori coordinati e continuativi, a progetto ed occasionali;
•Professori a contratto in possesso del titolo di dottore di ricerca;
•Ricercatori in formazione;
•Cultori della materia.
•Specializzandi
Con questa piattaforma integrativa ci poniamo essenzialmente due obiettivi:
1.combattere ed opporsi alla precarietà attraverso una serie di provvedimenti che il nostro ateneo può prendere miranti ad estendere il lavoro a tempo indeterminato e a ridurre considerevolmente le tipologie di lavoro precario;
2.il riconoscimento effettivo dei diritti individuali e collettivi per tutti i precari oggi assunti dal nostro ateneo
CONTRASTARE LA PRECARIETA’
Per quanto riguarda il primo punto chiediamo che l’ateneo:
•nell’ambito della programmazione investa tutte le risorse disponibili per l’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato sia attraverso il Fondo di Finanziamento Ordinario sia utilizzando le risorse derivate dai pensionamenti
del personale docente;
•assuma come criterio prioritario la stabilizzazione del personale per adempiere alle attività didattiche e di ricerca necessarie per il buon funzionamento della struttura universitaria senza surrogare funzioni che dovrebbero essere svolte dal personale di ruolo con lavoro non strutturato;
•non stipuli più contratti per attività di didattica o di ricerca sotto i 12 mesi, e che ogni corso di laurea risponda a dei requisiti minimi per ciò che riguarda il numero di docenti strutturati, al fine di arginare, soprattutto per i corsi triennali di recente attivazione, il fenomeno per cui la quasi totalità dell’attività
didattica è svolta da personale non strutturato.
CONOSCERE PER RIVENDICARE
Chiediamo l’istituzione a carico dell’ateneo di un'anagrafe, aggiornata in tempo reale, dei lavoratori non strutturati impegnati in attività di ricerca e didattica attraverso la quale sia conoscibile il numero e le tipologie delle collaborazioni, i dipartimenti di afferenza e il mansionario delle attività effettivamente svolte e da svolgere da parte del personale non strutturato
CONQUISTARE DIRITTI
Chiediamo che l’ateneo:
•Riconosca ufficialmente e certifichi alle figure precarie tutte le attività didattiche e di ricerca da loro realmente svolte; che queste siano retribuite e che sia applicato il principio per cui a parità di mansione vi sia
una parità di retribuzione;
•Garantisca la cadenza mensile nel pagamento delle retribuzioni al personale non strutturato;
•Assuma il principio dell’equiparazione del personale non strutturato a quello strutturato per ciò che riguarda il trattamento in materia di malattia, maternità e ferie;
•Garantisca a tutti i soggetti precari la possibilità di accedere a un fondo individuale da destinare all’attività connessa alla ricerca e alla formazione;
•Riconosca il diritto per i ricercatori precari di essere titolari di progetti di ricerca
•Riconosca e garantisca per tutto il personale non strutturato il diritto di riunione e di assemblea.
www.precariunipi.unmondodi.it/
Categorie: pisa, marzo2006, ricerca, precari, referendum, università, assemblea
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