8.3.06

Milano: Licenziate tre cocopro

Licenziate tre «cocopro» Succede nel call center che cerca contratti per Elitel Alla Team promotion i cocopro vogliono essere assunti a tempo indeterminato e si iscrivono alla Cub. L'azienda ne licenzia tre, in tronco MANUELA CARTOSIO MILANO


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Team promotion, call center specializzato nelle promozione di contratti telefonici, ha licenziato in tronco tre lavoratrici «a progetto». «Non hanno rispettato i parametri produttivi fissati dal contratto», afferma l'azienda che ieri ha impedito loro l'ingresso nella sede di via Copernico. La ragione vera è un'altra: le tre cocopro, con l'appoggio della Cub, avevano aperto una vertenza per rivendicare l'assunzione a tempo indeterminato per gli operatori del call center, essendo pacifico che tutti svolgono un lavoro subordinato.Il parametro produttivo fissato - «chiudere» almeno un contratto per ogni ora di lavoro - assomiglia molto da vicino al cottimo. Team promotion lavora per la compagnia telefonica Elitel. Chiudere un contratto significa convincere un abbonato Telecom a passare ad Elitel, tornata nel mirino di Striscia la notizia su segnalazioni di ignari cittadini che ricevono bollette Elitel senza aver firmato alcun contratto. Le tre cocopro licenziate il parametro produttivo non l'hanno rispettato per scelta. «Non avendo altri strumenti di lotta a disposizione, abbiamo attuato uno sciopero bianco», racconta Soriane, quarantunenne brasiliana, contratto a progetto fotocopia rinnovato per la terza volta a dicembre. E comunque, tiene a precisare Soriane, «noi operatrici del call center ci limitiamo a fare i colloqui con le persone elencate sui tabulati». Le registrazioni dei colloqui, che non devono mai superare i 15 minuti, vengono ascoltate e verificate dai dirigenti, «la responsabilità di disservizi ed errori è loro, non nostra». E' ovvio, aggiungiamo noi, che se Elitel paga a sua volta a cottimo Team Promotion, quest'ultima è incentivata a moltiplicare con un po' di fantasia i contratti stipulati.

Nei due call center di Team promotion lavorano circa 45 operatori. Prima erano tutti a ritenuta d'acconto, dopo la legge Biagi tutti cocopro. Il turn over è altissimo, perché molti non riescono a rispettare lo standard «un'ora di lavoro-un contratto per Elitel». La paga lorda è di 7,65 euro l'ora, niente ferie, niente tredicesima e zero soldi se si sta assenti per malattia. I pochi che fanno il full time arrivano a stento a mille euro al mese. Un quarto d'ora di pausa ogni due ore di lavoro, e in quella manciata di minuti deve starci anche il panino.

E' dall'anno scorso che le lavoratrici di Team promotion insistono per essere assunte a tempo indeterminato come lavoratrici subordinate. Per tenerle calme, l'azienda aveva promesso che a dicembre i cocopro sarebbero stati archiviati. Invece, li ha rinnovati per altri sei mesi. Le lavoratrici non si sono date per vinte. «Sfido chiunque a dire dove sia il progetto in quel che facciamo. Gli strumenti che usiamo sono dell'azienda. I tempi li detta l'azienda. Il lavoro lo svolgiamo come ordina l'azienda. Siamo subordinate in tutto e per tutto. Il contratto a progetto serve solo a tenerci precarie a vita», dice Soriane. Come lei, molte si sono iscritte alla Confederazione unitaria di base, hanno distribuito volantini e stavano organizzando l'elezione dei delegati. Deve essere stata questa la goccia che ha fatto scattare i licenziamenti che, trattandosi di cocopro, non necessitano di «giusta causa». I legali della Cub valuteranno la possibilità di impugnarli comunque di fronte alla magistratura. Intanto Soriale e le altre programmano manifestazioni di fronte alle sedi di Team Promotion «e anche di Elitel. Il gabibbo è avvisato.
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Comunicato Stampa

Co Co Pro: promuovono, una vertenza sindacale per il riconoscimento di un contratto di lavoro subordinato, vengono licenziate.
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Questa mattina, lunedì 6 marzo, a tre lavoratrici assunte con contratto a progetto in scadenza a fine luglio, viene impedito l'ingresso nel posto di lavoro al call-center della Team Promotion, sede di via Copernico.

Negli ultimi mesi, le tre lavoratrici licenziate, insieme a diverse altre loro colleghe, avevano più volte denunciato le condizioni di lavoro, con continui ricatti e minacce dei responsabili del call-center, ed erano arrivate a promuovere, una vertenza sindacale per il riconoscimento di un contratto di lavoro subordinato, un'assunzione in piena regola con un contratto a tempo indeterminato..

La direzione dell'azienda ha annunciato l'invio di tre lettere nelle quali “la società recede dal contratto di lavoro in essere con effetto immediato” un vero e proprio licenziamento in tronco con la seguente motivazione: “le lavoratrici sono risultate inadempienti rispetto agli obiettivi produttivi previsti dal contratto”.

La Team Promotion è specializzata infatti nella promozione commericiale di contratti telefonici, in particolare per conto della Elitel, compagnia telefonica concorrente di Telecom, recentemente al centro di grosse polemiche per la denuncia di diversi utenti che lamentano scarsa trasparenza nelle comunicazione, servizio inefficiente.

L'attivazione di un numero minimo di contratti giornalieri è infatti il parametro basilare sul quale vengono valutati i lavoratori e quindi, rinnovati, o revocati, i contratti a tempo delle centraliniste.

Appare quindi chiaro che pur di eliminare la voce scomoda delle lavoratrici stesse, la Team Promotion non ha esitato a licenziarle in tronco, pur sapendo di commettere un atto illecito

Il comitato di lotta della Team Promotion, insieme alla CUB, denunciano questo ennesimo sopruso ai danni di lavoratori e lavoratrici precarie, chiedono l'immediato reintegro delle persone licenziate e la trasformazione degli attuali contratti a progetto (stipulati illegalmente) in contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Nei prossimi giorni, a partire dalle risposte concrete che l'azienda fornirà alle rivendicazioni contrattuali delle lavoratrici, e in particolare a quella di reintegro delle persone licenziate, verranno definite tutte le iniziative di lotta e legali necessarie al raggiungimento di questi obiettivi.
Comitato di lotta Team Promotion
CUB Provincia di Milano

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7.3.06

RadiocopyDOWN incontra Serpica Naro

Serpica Naro liberation front

Dopo un anno di lavoro Serpica Naro, la stilista anglonipponica paladina dei lavoratori precari, ritorna, questa volta con una licenza.


Dodicesima puntata 06.03.2006

Radio copyDOWN incontra Serpica Naro
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copydown.inventati.org

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10/3 Solidarietà con gli operai licenziati di Pomigliano

SERATA DI SOLIDARIETA’ CON GLI OPERAI LICENZIATI DI POMIGLIANO
E CONTRO LA PRECARIZZAZIONE DI TUTTO IL LAVORO DIPENDENTE

ASSEMBLEA VENERDI’ 10 MARZO ALLE ORE 21, PRESSO LA SEDE DELLO SLAI COBAS DI MILANO, IN VIALE LIGURIA 49 (MM2 ROMOLO, FILOBUS 90 E 91)


Il 14 febbraio 2006, 6.000 operai dell’Alfa Sud di Pomigliano a “muso duro” hanno bocciato in assemblea il contratto dei metalmeccanici. I sindacalisti confederali, cui all’assemblea del 2° turno gli operai in massa hanno impedito di parlare, convocano ugualmente il referendum: 1.900 no e 400 sì.

Per la sconfitta scatta subito la rappresaglia: la Fiat (su commissione di Fim, Fiom, Uilm) licenzia 8 operai, tutti dello Slai Cobas, (5 dell’Alfa e 3 della collegata TNT) con l’accusa di “aver capeggiato” la contestazione ai sindacati e all’accordo bidone con cui:
• da un lato si condannano i lavoratori ad una vita di sottosalario e sottodiritti,
• dall’altro si concede mano libera alle aziende su sabato lavorativo, flessibilità e precarietà del lavoro dipendente.

Da subito la Fiom si distingue nelle menzogne, parlando di “un’assemblea impedita da persone non occupate nello stabilimento” e sostenendo che tra i cosiddetti “aggressori” “ci sarebbe stato personale dirigente dello stabilimento”. (Il Manifesto 15.2.06)



Un’assemblea di solidarietà contro la repressione padronale, ma anche per cominciare a costruire assieme un movimento di lotta per forti aumenti egualitari dei salari e delle pensioni, per la stabilizzazione dei lavoratori precari, per abrogare il pacchetto Treu e la legge 30, contro la privatizzazione delle pensioni e i fondi pensione, per i diritti sindacali ai lavoratori.

Interverranno:

• Vittorio Granillo, licenziato dell’Alfa Sud e Mara Malavenda dello Slai Cobas di Napoli.

• Rappresentanti del Collettivo Precari Atesia di Roma che, protagonisti di una lotta di massa per la stabilizzazione del lavoro precario in uno dei più grossi call center díEuropa, sono stati colpiti con 5 licenziamenti.

• Orazio Calì dello Slai Cobas siciliano, esponente del movimento di lotta dei 16.000 precari Asu e Puc, che in questi giorni inizia a essere criminalizzato per le azioni di lotta contro una precarietà che dura da 16 anni (a 480 euro al mese!)

• Lavoratori di cooperative, del lavoro sommerso e in nero del milanese.

Hanno aderito: Centro Autogestito Vittoria, Confederazione Cobas, Movimento Autonomo Lavoratori Ortomercato (Milano).


Nel corso della serata sarà proiettato il video dell’assemblea del 14 febbraio 2006 a Pomigliano, che smentisce le falsità della Fiom e le accuse della Fiat. Questo video, in dvd, è a disposizione di chiunque lo richieda, a sottoscrizione libera.



25 marzo 2006 assemblea nazionale a Napoli in difesa dei licenziati di Pomigliano e di tutti i lavoratori colpiti dalla repressione padronale, per costruire un movimento di massa unitario su salario, precarizzazione e democrazia sindacale.

Slai Cobas - coordinamento provinciale di Milano
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale

www.slaicobasmilano.org

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La lotta dei lavoratori e le lavoratrici del restauro artistico della Fillea Cgil di Napoli

La lotta dei lavoratori e le lavoratrici del restauro artistico della Fillea Cgil di Napoli
Salari di fame e diritti negati per millecinquecento lavoratori del restauro artistico napoletani. Il 90% donne

(7 marzo 2006)

Millecinquecento restauratori napoletani, il 90% donne, sono disoccupati o costretti ad operare nella precarietà.
Intanto continuano a rimanere fermi i cantieri per il recupero dei beni culturali.

Ancora fermi i lavori per il restauro architettonico ed artistico del Teatro S.Carlo, di Palazzo S. Giacomo, del Teatro Mercadante, del Maschio Angioino.
Quattro cantieri, quattro opere pubbliche incompiute nel cuore della Città per le quali sono state stanziate otto milioni di euro.

Altri centocinquanta cantieri finanziati per oltre ottocento milioni di euro nell’ambito del progetto “attrattori culturali” per il recupero di tutti beni culturali e monumentali di Napoli e Provincia non sono mai stati aperti.
Due anni fa, la Regione Campania, l’assessore alla cultura Marco Di Lello, aveva sottoscritto un “protocollo d’intesa” con le organizzazioni sindacali Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil, il CNA, le soprintendenze, le università, le associazioni industriali.

Un accordo che sanciva apertura di centieri, l’assunzione di almeno settemila restauratori ed operai archeologi, corsi di formazione e di aggiornamento professionale finalizzati, l’istituzione di un Istituto Pubblico di Restauro in Campania, affidamento dei lavori di restauro artistico con il sistema dell’appalto concorso.

Le soprintendenze in qualità di enti appaltanti dovevano selezionare le imprese sulla base di progetti di qualità.
Il “protocollo d’intesa” non è mai stato attuato.
Si è rivelato, forse, solo un’operazione d’immagine.

“A Napoli vi sono millecinquecento collaboratori restauratori e restauratrici disoccupati o precari – dice Anna De Biase coordinatrice di Fillea Restauro – Sono costretti da alcuni imprenditori a stipulare contratti di lavoro fittizi ed elusivi, ad aprirsi la partita iva, a fatturare figurando come lavoratori autonomi ed a subire tutti gli oneri pesantissimi che ne derivano oppure ad essere retribuiti con la ritenuta d’acconto o più semplicemente, con il sistema del lavoro nero e dei contratti del settore commercio.

Coloro che lavorano a queste condizioni non conoscono la tredicesima – sottolinea De Biase – Non conoscono le ferie, l’indennità di maternità, la cassa edile, i controlli sanitari, il diritto allo studio e alla formazione.
Sono costretti a pagarsi tutte le tasse, i contributi Inps, Inail.Il tutto, ovviamente, per una paga oraria miserabile che raramente supera sei euro l’ora”.
La carenza normativa e legislativa della figura dei collaboratori restauratori artistici ha fornito un alibi agli imprenditori ed alle soprintendenze per portare avanti progetti e lavori senza mai porsi il problema dei lavoratori, a fronte di un mestiere oltretutto usurante e dannoso per la salute e l’incolumità fisica.

Da un campione di 155 schede di rilevamento personale prelevate durante un’assemblea dei collaboratori restauratori napoletani indetta dalla Fillea Cgil emergono i seguenti dati:
Il 90% sono donne; l’età dei lavoratori e delle lavoratrici è compresa tra i 19 e i 42 anni; il 17% ha prole;il 15% è laureato;solo il 5% è costituito in consorzi, cooperative;il 70% lavora a Partita Iva, ritenuta d’acconto o al nero per una paga oraria lorda che oscilla tra i 5 ed i 6 euro.
Solo il 24% risulta regolarmente assunto, prevalentemente con contratto a tempo determinato, part-time e formazione lavoro, ma in ogni caso con inquadramenti e retribuzioni improprie.

IL 14 MARZO A ROMA PER LO SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI DELLE COSTRUZIONI, I RESTAURATORI E LE RESTAURATRICI DI NAPOLI

Francesco Fanon

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6.3.06

Starline, i precari si organizzano (Il Manifesto)

01 marzo 2006

STARLINE: I PRECARI SI ORGANIZZANO

Il call center si chiama Starline, è poco distante dal carcere di Rebibbia, sulla Tiburtina a Roma: ci lavorano giorno e notte un centinaio di persone, non solo studenti che arrotondano, ma soprattutto massaie over 45 che non hanno nessun altro accesso al mondo del lavoro. La società esiste dal 1995, gli operatori hanno accumulato una certa anzianità, pur non arrivando mai al posto fisso. Anzi, sono obbligati ad aprire la partita Iva e devono pure pagarsi la cuffia: costa una sessantina di euro, un puro escamotage per dimostrare che sei un «libero professionista» e non un dipendente. Nel caso remoto che venisse un controllo.
La Starline è di proprietà di Alfio Simeoni, ex fioraio del Verano che negli anni ha accumulato profitti da capogiro. Basti pensare che una telefonata costa al cliente intorno ai 2,50 euro al minuto, mentre l'operatore viene retribuito 16 centesimi al
minuto più Iva. Solo quando parla al telefono.
Altrimenti lavora gratis. Prima avevano un fisso mensile, che garantiva nel caso di poche telefonate; adesso sono pagati a cottimo, arrivando a prendere il doppio o il triplo nelle ore serali o nei festivi, con l'eccezione di chi fa la notte: in quel caso hai comunque 1,30 euro fissi l'ora. Insomma, le buste paga sono assolutamente fluttuanti: chi lavora meno fa 400 euro al mese, chi dà la disponibilità per 8 ore sei giorni a settimana magari arriva a 1100 euro. Ma senza contributi, ferie, malattie, maternità. E dovendo pagare l'Iva se dichiari tutto al fisco. Gli operatori
della Starline non sono specializzati solo nei tarocchi, fanno anche il servizio erotico: insomma, rispondono a tutti quei clienti che si sentono soli e hanno bisogno di una voce che riscaldi le fredde ore notturne.

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Sicilia: svolta per i precari degli enti locali?

Precari enti locali, il momento della svolta?

Sembrerebbe arrivata ad una svolta la vicenda dei lavoratori degli enti locali, in lotta ormai da diversi mesi contro il Governo regionale per ottenere, dopo oltre 16 anni di precariato, la revisione del contratto di lavoro. Il primo marzo la Regione ha approvato il ddl relativo alla stabilizzazione dei precari. A Vizzini sono oltre 50 i lavoratori coinvolti da questo provvedimento, e nelle scorse settimane avevano anche occupato per protesta l'aula consiliare.

La proposta di legge è stata votata soltanto dalla maggioranza. L'iter di stabilizzazione dovrebbe (condizionale d'obbligo) interessare in un primo momento gli ex art. 23. Le altre categorie non sono però state escluse: i legislatori hanno voluto procedere ad un'assunzione graduale poichè le risorse economiche non permettevano un coinvolgimento di tutti i precari contemporaneamente.

La prossima tappa prevede l'approdo del ddl all'ARS, giorno 9 marzo, dove dovrebbe (anche in questo caso il condizionale è d'obbligo) ricevere l'approvazione definitiva, quindi, trascorsi 60 giorni nei quali verranno attivate le procedure con gli enti locali che utilizzano gli ex art. 23, si dovrebbero formalizzare i contratti.

Il Governatore Cuffaro Per la questione precari, spina nel fianco non solo dell'attuale Governo regionale ma anche di quelli passati, potrebbe quindi giungere finalmente la parola fine proprio in piena "zona Cesarini", quando già da diversi mesi si parla di elezioni e candidature. Cuffaro prova a togliersi un po di ghiaia dalle scarpe (parecchia a dire il vero) che, in vista della battaglia elettorale, non renderebbe di certo agevole la corsa alla poltrona di governatore.

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Roma: L'Itis Einstein boicotta la controriforma Moratti

COMUNICATO STAMPA

"Oggi, 3 marzo, il collegio docenti dell'itis "Einstein" di Roma ha rifiutato ad ampia maggioranza l' ipotesi di anticipare al prossimo anno scolastico l'avvio della controriforma Moratti."

Tale oppportunità offerta dalla Ministra con il colpo di coda del 31 gennaio, smentisce le conclusioni della Conferenza Stato-Regioni, che la rimandavano al 2007/'08.
Nonostante la chiara pressione dell'apparato del miur e della sovrintendenza regionale, il Collegio non ha ritenuto di dover perdere la faccia di fronte ai genitori dei ragazzi già iscritti al 1° anno dell'istituto tecnico per chiedere l'adesione a costituire una sezione "integrata". Cioé a prefigurare un iter di studio dagli sbocchi non ancora definiti, in un quadro normativo assolutamente incerto e suscettibile di imprevedibili mutazioni da qui a tre mesi.
Siamo consapevoli che alcune scuole stanno valutando, in maniera assolutamente opportunistica, con il miraggio di precostituirsi le condizioni per un indirizzo liceale in più, di aderire alla proposta di anticipo, ma rifiutiamo di accellerare l'applicazione di una riforma che riteniamo scellerata per tutti per cercare di accaparrare qualche cliente-studente in più.
E' bene far sapere ai genitori dei ragazzi iscritti per il 2006/07 al primo anno delle superiori che senza la loro adesione in numero sufficiente la costituzione di sezioni che anticipino la riforma non è possibile. Inoltre si facciano spiegare dai dirigenti scolastici che richiedessero a lor tale adesione, quale è esattamente l'attuale situazione normativa.

prof. Franco Maurizi - ITIS Einstein - Roma (cell. 3280214832)
e membro del Coordinamento CUB scuola di Roma

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6/3 sciopero di 4 ore autoferrotranvieri

OGGI SCIOPERO DI 4 ORE PER BUS, METRO E TRAM

ROMA - Trasporto locale a rischio oggi per lo stop nazionale di quattro ore di autobus, tram e metropolitane. Lo sciopero, indetto dai sindacati confederali e dalla Faisa Cisal, non riguarda però Torino nel rispetto della tregua sociale per i giochi paraolimpici.

La protesta degli autoferrotranvieri, che avrà modalità diverse decise nelle varie città e che comunque rispetterà le fasce di garanzia, è stata proclamata a sostegno della vertenza per il rinnovo del secondo biennio economico 2006-2007 (scaduto il 31 dicembre scorso) del contratto 2004-2007.

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14/3 Napoli: sciopero degli edili

(Francesco Fanon) - Operai edili . Facce scavate e bruciate dal sole. Operai edili. Lasciano le loro case quando è ancora buio e ritornano a notte fonda. Lavorano dieci/dodici ore al giorno tra le impalcature o nelle gallerie percependo spesso salari di fame. I contributi previdenziali? Un optional. Almeno cinquemila di loro nella provincia di Napoli sono costretti a subire angherie, ricatti, vessazioni e condizionamenti. “Il mio datore di lavoro mi costringe a sottoscrivere una busta paga che all’apparenza è perfetta, regolare. Nella realtà nelle mie tasche entra un salario dimezzato del cinquanta per cento”. Si chiama Marco, trentenne di Scafati, Moglie e due figli a carico. Da due anni “lavora” alle dipendenze di una piccola azienda di Afragola. Marco ha lavorato per cinque anni a Milano. In un cantiere nei pressi dell’idroscalo. “Anche a Milano il lavoro nero e grigio sono ormai pratiche quotidiane. Bisogna aggiungere l’impossibilità di pagare il fitto di casa e di acquistare i generi di prima necessità. Ho deciso di ritornare a casa”. Marco è stato assunto, per modo di dire, da una piccola azienda edile. Il titolare si è fatto le “ossa” e si è arricchito negli anni ’80 facendo il subappaltatore di grandi aziende edili napoletane. Adesso è diventato “imprenditore”. Acquisisce lavori con le amministrazioni comunali con il sistema del massimo ribasso. Un sistema che sulla carta consente all’ente pubblico di “risparmiare”. Nei fatti a pagare le conseguenze sono i lavoratori: diritti inesistenti, sicurezza antinfortunistica e cassa edile neanche a parlarne. “I lavori vengono fatti in fretta senza utilizzare materiali di qualità. L’opera viene consegnata in maniera scadente all’amministrazione comunale”. Operai. Di loro non si parla quasi più sulla stampa o in televisione. Sono snobbati. Negli ambienti e nei partiti del centro-sinistra vengono considerati “figure sociali in via di estinzione”. Il 14 marzo hanno deciso di scioperare. “Le Segreterie Provinciali di Feneal-UIL, Filca-CISL e Fillea CGIL di Napoli si associano e sostengono la decisione della delegazione nazionale di abbandonare la trattativa per il rinnovo del Biennio Economico del Contratto Nazionale di Lavoro del settore delle costruzioni e per la definizione del tetto nazionale d’incremento retributivo per i rinnovi dei Contratti Integrativi Territoriali”. E’ la sintesi, lo stralcio di un comunicato che sarà distribuito in migliaia di copie nei cantieri di Napoli e Provincia. Il segretario provinciale della Fillea Cgil di Napoli Giovanni Sannino:
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“Dopo cinque mesi di confronto, le componenti più oltranziste e retrive dell’Associazione Nazionale dei Costruttori, non eccessivamente contrastate pretendono un mercato del lavoro ancora più destrutturato e precario, con la richiesta di modificare l’istituto della trasferta pretendendo di applicare le norme contrattuali del territorio dove ha sede l’azienda e non invece dove è aperto il cantiere, una sorta di Bolkstein nostrana, abbassando ancora di più, quindi, il controllo della regolarità in un settore già fortemente pervaso da lavoro nero e illegalità contributiva e contrattuale e determinando una giungla retributiva e normativa tra aree forti e aree deboli, tra lavoratore e lavoratore su uno stesso cantiere”. I costruttori, la loro associazioni, pretendono altra flessibilità e riduzione dei diritti.
“il vero obiettivo dei costruttori è sostanzialmente quello di indebolire il controllo sindacale sui processi produttivi e realizzativi dei lavori – sottolinea Gianni Sannino - Questi “moderni imprenditori” stanno chiedendo di annullare anche quelle poche norme che nel contratto nazionale consentono di contrastare il lavoro nero ed irregolare e le aziende che non applicano i contratti collettivi e non pagano regolarmente i lavoratori in particolare quelli stranieri a cui vengono destinate ogni sorta di arbitrio discriminatorio, o come succede nel restauro attraverso l’uso furbesco e truffaldino delle atipicità dei rapporti di lavoro offerti dalla legge 30”
E’ infatti fin troppo noto che in questi cantieri le ragazze e i ragazzi assunti in co.co.pro lavorano regolarmente 8 ore e anche di più con retribuzioni decurtate e senza diritti e sicurezza.
“Da tempo denunciamo il triste meccanismo delle buste paga “pro formi” che nasconde l’abusivismo retributivo e contributivo all’Inps e alla Cassa Edile o ritardi odiosi nel pagamento delle retribuzioni come se il salario fosse per gli edili un optional – dice Sannino - Ed è da tempo, e noiosamente come qualcuno afferma cinicamente, che stiamo denunciando l’estrema precarietà della sicurezza sui cantieri, è della scorsa settimana l’ennesimo incidente a Torre Annunziata e pochi giorni fa ancora due nella laboriosa e “civile” Brianza seppelliti vivi dallo smottamento di terreno.
Proprio come si moriva 50 e 100 anni fa, e ancora cadendo dall’alto come a Caivano e Pozzuoli”
I costruttori continuano a lamentarsi e chiedere flessibilità…”Così come hanno continuato a richiedere l’abolizione della “responsabilità in solido” prevista dal contratto – ribadisce Sannino - e cioè l’obbligo da parte dell’azienda appaltante di intervenire nei casi d’inadempienze gravi nei confronti dei lavoratori dipendenti d’aziende in sub appalto che non pagano, non versano la Cassa Edile e l’Inps, abbassando in tal modo ed in maniera grave il grado di tutela dei diritti dei lavoratori, che hanno in questo articolo (22) del contratto di lavoro l’unico strumento di tutela delle proprie retribuzioni e contribuzioni. stante la grande frammentazione del settore, soprattutto nella nostra provincia.
I costruttori hanno assunto queste posizioni inaccettabili- sostiene Sannino - anche per nascondere una loro indisponibilità a riconoscere le richieste d’adeguamento salariale e cioè 81 euro per il recupero dell’inflazione reale sul biennio del contratto nazionale e 79 euro per il recupero salariale affidato al contratto integrativo provinciale.
E non sono aumenti ingiustificati visti i profitti e la crescita che negli ultimi anni e ancora oggi il settore ha consegnato agli imprenditori – ribadisce Gianni Sannino -Di fatto, stanno impedendo a 1.200.000 lavoratori in Italia e a 50.000 nella provincia di Napoli di avere il proprio contratto rinnovato, in un settore che tira ancora e che ha bisogno di regole e qualità. La situazione del settore richiederebbe invece un atteggiamento di maggio responsabilità delle imprese che a chiacchiere- dice Sannino - dicono di volersi impegnare sulla moralizzazione del settore, contrastare lavoro nero e infortuni, magari aiutando il processo di espulsione dal mercato le imprese non sane e irregolari e invece poi nei fatti si attardano a lesinare sugli aumenti richiesti e si intestardiscono nel voler meno regole e meno responsabilità per loro, per i loro subappaltatori, fornitori e di tutti coloro che attraverso la sub contrattazione lavorano nei cantieri”
Il contratto integrativo è scaduto lo scorso 31 dicembre e alla stessa data anche il biennio economico del contratto nazionale. I lavoratori continuano a perdere soldi e diritti. Lo sciopero. Lo sciopero per difendere la propria dignità. Lo sciopero per difendere i propri diritti.
Il 14 marzo a Roma, lo stato di agitazione sui cantieri complessi, assemblee e d’informazione su tutti i cantieri edili, per richiedere l’apertura del tavolo di trattativa locale. La macchina organizzativa è già partita. IL 9 marzo assemblea dei delegati e delle delegate presso il New Europe Hotel che vedrà la partecipazione delle segreterie nazionali e territoriali.
“L’azione del Sindacato a livello nazionale e articolata sui territori è fortemente motivata e giustificata sia sul piano delle ragioni di esigenze salariali è pesante lo scarto tra il lavoro che si svolge e le retribuzioni che si percepiscono – conclude Sannino - il tutto aggravato da politiche sociali e fiscali penalizzanti per il lavoro dipendente e per i pensionati, ma anche e soprattutto sul versante della sicurezza, della regolarità e della legalità in un settore che è cresciuto, cresce, ma senza migliorare le condizioni di lavoro di chi opera materialmente sui cantieri.
Lo sciopero riguarda tutti i lavoratori edili delle imprese private, delle cooperative, delle piccole imprese e dell’artigianato.
A Napoli la lotta per il contratto si fonde con la battaglia per il lavoro, per una vera formazione e sicurezza, contro il lavoro nero, il “moderno e antico” caporalato sugli immigrati e la morsa camorristica sugli appalti e sui cantieri”.

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7/3 Napoli: Processo a 8 militanti per l'autoriduzione all'Ipercoop

Il prossimo 7 Marzo, a Napoli, 8 compagni ed attivisti dei movimenti sociali saranno processati dal Tribunale con il reato di estorsione aggravata.
I compagni, assieme ad altre centinaia di disoccupati, precari e lavoratori, furono protagonisti, nell’autunno del 2004, di un episodio di lotta al carovita e di autoriduzione dei prezzi nell’ Ipercoop di Afragola.
In quella giornata di mobilitazione - svolta nell’ambito di una campagna nazionale contro l’aumento dei prezzi e delle tariffe e per il diritto al Reddito/Salario che culminò in una grande manifestazione nazionale a Roma - i movimenti strapparono alla direzione dell’Ipercoop una grossa donazione gratuita di generi alimentari di prima necessità che furono distribuiti a Piazza Matteotti in un presidio di disoccupati.
Questo risultato, ottenuto senza alcuna violenza, ma, esclusivamente, sulla base della contrattazione sociale con la direzione dell’Ipercoop è stato ritenuto, dalla Procura della Repubblica, una estorsione aggravata per cui si richiede un processo ed una eventuale condanna penale per alcuni compagni.
L’assurdità di questa tesi della Magistratura è dimostrata dai fatti accaduti successivamente che hanno visto questi stessi compagni e numerosi altri organismi di lotta, centri sociali e sindacati di base aprire con la Ipercoop e con altri centri della grande distribuzione una Vertenza Prezzi attraverso i numerosi Carovita Day e la formalizzazione di un tavolo di confronto e trattativa con i Comitati della Quarta Settimana.
Questo processo è il primo di una serie che, a Napoli come altrove, riguardano episodi di lotta e di mobilitazione che hanno visto esplodere una questione sociale che attiene alle condizioni di vita di larghissimi strati della popolazione penalizzati dalle politiche finanziarie ed economiche del governo.

Martedì 7 Marzo, alle ore 9, presidio presso il Tribunale di Napoli, al Centro Direzionale

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USI AIT: Resoconto di 3 giorni di lotta

Le iniziative messe in cantiere dall’USI AIT dal primo al tre marzo, alla DPL di Roma, al Call Center della UNICAB spa, alla Coop. Sociale ARCA DI NOE’, hanno avuto l’imprevista aggiunta del presidio al Campidoglio il 2 marzo dei lavoratori e delle lavoratrici ex ALL CLEAN, in mobilitazione per ottenere il definitivo passaggio del servizio e il loro assorbimento alla ZETEMA PROGETTO CULTURA.
Oltre 150 lavoratrici e lavoratori hanno partecipato attivamente alle iniziative di mobilitazione.
Un riscontro positivo per i primi risultati ottenuti, perché la sanzione disciplinare di sospensione comminata alla RSA USI AIT del Canile Comunale di Roma è stata annullata il 1° Marzo, con presidio del Comitato Autonomo lavoratori e lavoratrici canili comunali/USI AIT e con la solidarietà del Laboratorio sociale Acrobax davanti alla sede della Direzione Provinciale del Lavoro nel quartiere di S. Lorenzo.
Il Comitato lavoratrici e lavoratori Unicab Italia SpA aderente alla USI AIT, il 2 Marzo dopo tre ore di assemblea/presidio sotto la sede aziendale in Via Nazionale, ha pacificamente proseguito la mobilitazione all’interno della sede lavorativa con più di 50 partecipanti tutti cocopro della Unicab, ottenendo un incontro con il responsabile aziendale De Falco, sia sulle condizioni di lavoro sia sulla questione della possibile ricollocazione dei collaboratori “in esubero”.
Quasi in contemporanea, la rappresentanza sindacale aziendale USI AIT e i dipendenti ex ALL CLEAN (azienda del Gruppo A.M.A.) hanno manifestato al Campidoglio sede del Consiglio comunale di Roma, per sbloccare gli ultimi ed ennesimi intralci burocratici e contabili che si frappongono al loro assorbimento per cambio di affidamento, dalla società ALL CLEAN che li ha nel frattempo licenziati e la società comunale che li dovrebbe riassumere nel servizio dei Beni Culturali, la Zètema Progetto Cultura.
Il 3 Marzo, davanti alla sede legale della Soc. Coop. Sociale Arca di Noè sulla Prenestina, ha avuto luogo il presidio con assemblea sindacale retribuita indetto dal C.A.O.S. (comitato Autorganizzato Operatori e operatrici sociali) nome della RSA USI AIT alla Coop., con circa 60 presenze tra soci lavoratori e collaboratori in assemblea e la partecipazione in solidarietà di delegati sindacali di altre cooperative, associazioni del terzo settore, del Cocittos. E’ intervenuto anche l’Assessore alle Politiche sociali del VI Municipio Vannisanti, che ha chiesto la parola, confermando il suo impegno per la positiva soluzione della vicenda che coinvolge circa 380 lavoratori e lavoratrici, di cui oltre 250 con contratti precari.
Sulla situazione della Cooperativa Sociale Arca di Noè, il 14 marzo il sindacato USI AIT è stato convocato ad un incontro con gli Assessori alle Politiche sociali e al Lavoro, con i responsabili dell’Osservatorio comunale sul lavoro e il CdA della Coop., in relazione alla procedura attivata dall’USI AIT e prevista dalla regolamentazione comunale in materia di appalti, affidamenti e convenzioni di servizi pubblici affidati a terzi, trattandosi di finanziamenti pubblici e di servizi all’utenza.
E’ stata inoltre data la solidarietà dell’USI AIT, anche con la sottoscrizione dell’appello con molte altre forze politiche e sindacali, relativo alle recenti vicende che hanno visto loro malgrado coinvolti militanti e attivisti di spazi sociali autogestiti o occupati, su accuse pretestuose e non ben chiare operate da estremisti di destra.
Alcuni dei soggetti coinvolti in questa fase repressiva, sono pure attivi nelle lotte sul lavoro e sui diritti, anche come delegati sindacali, il che fa il paio con l’antica e tragica “strategia” di associare manovre in campagna elettorale ai danni di lavoratori e di persone attive nei conflitti sociali e sindacali.
Alle strutture USI AIT è bastato già Pino Pinelli, nel 1969, ora patrimonio di tutto il movimento.
In tutte queste iniziative di mobilitazione, è uscita fuori oltre al proseguimento delle lotte specifiche, la necessità di costruire a breve momenti comuni e solidali di azione, per ribadire la centralità dei diritti di lavoratrici e lavoratori, il rispetto della dignità nei luoghi di lavoro e la prosecuzione e sviluppo del conflitto sociale in tutte le sue manifestazioni pubbliche e trasparenti.

I comitati autorganizzati/RSA USI AIT e la segreteria dell’Unione Sindacale Italiana

Roma, 4 Marzo 2006

Via Iside Roma – Tel. 06/70451981 Fax 06/77201444

www.usiait.it

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4.3.06

Precari zooprofilattico Roma

E' PRECARIO IL 50% DEI/LLE lavoratori/ici
CHE SI OCCUPANO DI AVIARIA

E QUESTA MATTINA HANNO INCONTRATO I TECNICI DEGLI ASSESSORATI AL LAVORO, SANITÀ E BILANCIO, LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI E LA DIREZIONE GENERALE DELL’ISTITUTO ZOOPROFILATTICO PER DISCUTERE DEL LORO FUTURO.

Le RdB/CUB, che avevano già incontrato il coordinamento dei precari e successivamente la Direzione Generale – da subito orientata ad un processo di stabilizzazione – ha ribadito sul tavolo regionale la necessità di riconvertire i contratti a tempo (co.co.co., co.co.pro., ex art. 16, ecc.) in rapporti di lavoro veri a prescindere dalla validazione regionale della pianta organica che ormai da due mesi è in attesa della firma dell’Assessore alla Sanità.

“… Pur riconoscendo la necessità di un intervento complessivo sul problema del precariato nella sanità del Lazio – ha dichiarato Sabino Venezia del Coordinamento RdB/CUB – la vicenda dello Zooprofilattico Lazio e Toscana va immediatamente risolta al pari di quella del 118 (altra importante Azienda Sanitaria ancora priva di pianta organica ma già in procinto di assumere personale per l’emergenza) trattandosi di un insieme di servizi di importante impatto sanitario e sociale, anche per evitare il ripetersi delle manovre del Governo nazionale che ha utilizzato i soldi del decreto per l’aviaria per assumere carabinieri dei NAS a tempo indeterminato e continua ad assumere veterinari con contratto a scadenza triennale”.

Le garanzie degli assessorati presenti si concretizzeranno con un tavolo tecnico per verificare le compatibilità tra la pianta organica in via di certificazione e le necessità occupazionali dei precari coinvolti, solo successivamente si studieranno soluzioni “giuridicamente ed economicamente compatibili con le aspettative”.

“le uniche compatibilità da verificare sono i tempi di stabilizzazione, – ha aggiunto Venezia – la pianta organica non può essere un vincolo, i precari attualmente in servizio garantiscono risposte adeguate ad uno stato di emergenza che dura ormai da prima della vicenda mucca pazza (che riveste ancora caratteristiche di sorveglianza continua) e le risposte occupazionali devono essere immediate anche al fine di evitare la probabile fuga di figure professionali ormai specializzate verso risposte occupazionali di più ampio respiro” .

Per questo le RdB/CUB invitano il coordinamento dei precari dello Zooprofilattico, ad unirsi al movimento dei precari della sanità su un percorso di lotta volto al superamento delle politiche di compatibilità che non stanno portando a soluzione le vertenze dei precari-LSU attualmente sui tavoli della Regione Lazio, un movimento di lotta che sta orientando le scelte della regione Abruzzo in tema di precariato ed ha conquistato con la lotta una legge in Puglia che permetterà la deprecarizzazione di oltre 2000 lavoratori/ici della sanità.

Roma, 2/3/’06

Coord. RdB/CUB Sanità - Lazio

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Arca di noè, si salvi chi può!

ARCA DI NOE’…
SI SALVI CHI PUO’!

Oggi, 3 marzo 2006, si è tenuto davanti ai locali della cooperativa sociale Arca di Noè di Roma, appaltatrice di numerosi servizi sociali e culturali finanziati dalle amministrazioni locali, un’as-semblea/sit-in di protesta per ri-spondere al tentativo della coope-rativa di licenziare circa 40 soci lavoratori. Queste persone sono ree di non aver sottoscritto la quota sociale di ca. 11.000 €, di cui 10.000 a fondo perduto, pretesa dall’attuale C.d.A. per ripianare il debito di circa 800 mila € che le diverse amministrazioni hanno creato in almeno 10 anni di malagestione. Nonostante il rilevamento di ipotizzabili reati penali in bilancio da parte delle dirigenze si è preferito, anziché avviare un’azione di responsabilità sociale, pretendere dai soci tale copertura del deficit economico. E’ il solito meccanismo, già verificatosi in passato, con il quale si cerca l’impunità facendo pagare ad altri le proprie responsabilità. Inoltre in questa come in altre cooperative:
- non vengono applicati i CCNL e le disposizioni a tutela di chi lavora, a partire dalla tutela della salute e sicurezza;
- vige una situazione di illegalità anche per quanto riguarda il criterio di mutualità prevalente, dato che la maggioranza dei lavoratori sono precari, collaboratori a progetto e occasionali, ca. 270 rispetto ad una cinquantina di dipendenti e circa 70 soci, di cui la metà stanno rischiando il posto di lavoro;
- si perpetuano notevoli disservizi denunciati più volte dai beneficiari dei servizi e dagli stessi operatori sociali.
Nel corso del sit-in, dopo mesi d’interruzione delle trattative sindacali, anche oggi il C.d.A. ha annullato l’incontro già concordato con i lavoratori della cooperativa e le loro rappresentanze. La pressione della mobilitazione ha indotto l’Assessore alle Politiche Sociali del Municipio 6 Vannisanti ad intervenire all’iniziativa, impegnandosi per la convocazione di un incontro che coinvolga le diverse parti in causa. Lo stesso Municipio, come molte altre amministrazioni locali, compreso il Comune di Roma, non ha mai predisposto le verifiche ordinarie previste dalla Delibera comunale n.135/2000 e Delibera di accreditamento degli enti gestori dei servizi sociali. Nei giorni scorsi è stata avviata una richiesta di procedura di controllo presso l’Osservatorio comunale sul lavoro affinché siano salvaguardati tutti i posti di lavoro bloccando gli atti unilaterali di licenziamento. Gli operatori e le operatrici dell’Arca di Noè intendono:
· aprire, in caso di liquidazione della società, per tutta la forza-lavoro impiegata una vertenza di riassorbimento lavorativo presso gli enti che prenderanno in gestione i servizi in cui sono inseriti;
· l’abbattimento del regime di precarietà tramite la stabilizzazione dei circa 270 collaboratori, la cui attività in realtà consiste in lavoro subordinato camuffato;
· l’applicazione del CCNL e di tutte le norme a tutela dei lavoratori;
· la continuità dei servizi sociali con reale garanzia di qualità, non tramite vuote certificazioni;

C.A.O.S./U.S.I. AIT Comitato Autorganizzato Operatori Sociali Arca di Noè
COCITTOS Coordinamento Cittadino Operatori Sociali

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Lombardia:Operai, uno su due lavora in nero (il Corriere)

Cantieri: è allarme legalità e sicurezza. Un operaio edile su due è irregolare. E il resto dichiara la metà delle ore lavorate. Il quadro è della Fillea Cgil. La Asl conferma: «Non c'è cantiere senza lavoro nero». Sulla stessa linea Assimpredil: «Finché le aziende saranno scelte solo sul prezzo, le persone saranno scelte solo sul costo».
Prima conseguenza dell'illegalità è la mancanza di sicurezza. Emblematico, secondo il sindacato, che i due operai morti ieri in un cantiere fuori regola di Ceriano Laghetto fossero un pensionato e un albanese senza permesso di soggiorno, entrambi in nero. Il prefetto annuncia la convocazione delle parti sociali già settimana prossima. Mentre la Camera del lavoro propone: «Stipuliamo un accordo territoriale per selezionare le imprese affidabili».


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Le imprese: problema grave, ma fino a quando le ditte saranno scelte sul prezzo, le persone saranno scelte sul costo. L'Asl: non esistono cantieri senza lavoro nero.
«Illegalità diffusa». Ogni anno evasi mille miliardi di vecchie lire.

«Si salvi chi può». Nei cantieri milanesi è ormai questa l'unica legge rimasta in vigore. Dopo le morti, giovedì scorso, dei due operai sepolti vivi a Ceriano Laghetto, la denuncia dell'illegalità nell'edilizia è unanime. A gridare più forte sono i sindacati. Ma anche Asl, Ispettorato del lavoro e perfino le imprese del settore non nascondono la gravità del problema.
Lavoro nero e sicurezza negata: sono questi i frutti di una situazione conosciuta a tutti gli attori della partita. «Un carpentiere su due lavora in nero», denuncia Marco Di Girolamo, segretario generale della Fillea Cgil di Milano. Gli edili in provincia sono 55 mila, ma si stima che altrettanti siano irregolari. E anche i cosiddetti «regolari» nascondono qualche sorpresa. La Fillea fa notare come le ore di lavoro dichiarate in media in provincia da ciascun lavoratore siano molte meno del minimo contrattuale: 957 quelle dichiarate, 2.070 quelle da contratto. «Nella maggioranza dei cantieri le ore a libro paga sono solo una minima parte — denuncia il sindacato —. Secondo le nostre stime, solo con questo stratagemma ogni anno in provincia di Milano si evadono mille miliardi di vecchie lire. Visto che nel resto d'Italia si lavora allo stesso modo, sono dodici mila miliardi di vecchie lire l'anno in meno nelle casse dello Stato ogni anno. Il valore di una Finanziaria».
«L'irregolarità complica l'accertamento degli infortuni: molti negano di essersi fatti male sul lavoro — fa notare Susanna Cantoni, responsabile servizio sicurezza sul lavoro dell'Asl —. Ormai non esiste cantiere senza lavoro nero».
Le imprese edili si guardano dal negare l'evidenza. Anzi, si uniscono al coro di denuncia. «Il problema è gravissimo — ammette Piero Torretta, presidente di Assimpredil di Milano e Lodi —. Ma finché le aziende saranno scelte solo sul prezzo, le persone saranno scelte solo sul costo. E chi non si adegua all'illegalità viene buttato fuori dal mercato. E' quanto sta succedendo a molte imprese storiche».
Come intervenire? Gli incontri, gli accordi e i protocolli che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno impedito il peggiorare della situazione. Ma la prefettura non si arrende. «Il problema della sicurezza nei cantieri è reale. Già da settimana prossima metterò attorno a un tavolo gli operatori del settore. E' necessario potenziare i controlli e far rispettare le regole», promette il prefetto, Gian Valerio Lombardi.
In attesa che l'illegalità venga arginata, a pagare il prezzo più alto sono spesso i lavoratori extracomunitari. «La manodopera straniera si adegua a condizioni di lavoro inaccettabili per gli italiani. La mancanza di permesso di soggiorno li tiene sotto ricatto. Non è un caso se negli ultimi otto anni gli stranieri sono passati dall'8 al 40 per cento della manodopera regolare. E tra gli irregolari sono la maggioranza», fa il punto Di Girolamo della Fillea.
Di tanto in tanto qualcuno si ribella a un sistema malato. A proprio rischio e pericolo. «Il rappresentante per la sicurezza nei cantieri della Brianza è stato malmenato — racconta Ferdinando Lioi, segretario generale della Feneal Uil provinciale —. Come presidente dell'associazione per la sicurezza dei lavoratori edili di Milano e Lodi ho presentato un esposto alla procura di Monza: siamo convinti che l'aggressione sia da collegare all'attività di ispezione fatta negli ultimi mesi. E alle denunce presentate alla Asl».

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Precari, Cgil appiattita sull 'Unione (il manifesto)

Il programma dell'Unione ha fatto il suo effetto: giudicato «positivo» da Guglielmo Epifani in apertura del Congresso, ha attirato come una calamita temi forti della Cgil, e li ha diluiti. Prendiamo ad esempio il tema del lavoro precario, che riguarda ormai più di quattro milioni e mezzo di persone in Italia, di cui almeno un milione e mezzo cococò e a progetto: utilizzati come dipendenti ma con diritti, tutele e compensi dimezzati. Ebbene, rileggendo attentamente la relazione introduttiva di Epifani, si vedono sparire alcune parole chiave contenute nelle tesi in discussione allo stesso Congresso, sulle quali hanno votato - lo ha ricordato il segretario generale - più di 1 milione e 600 mila iscritti, approvandole a larga maggioranza. Ci riferiamo in particolare alla tesi 5, «Un'occupazione solida e stabile», quella che offre appunto delle proposte per riqualificare il lavoro. Tenuto conto che Epifani non poteva certo recitare interamente le tesi, e che ha necessariamente sintetizzato nella sua relazione, ci è sembrato però di vedere un avvicinamento alla versione «al ribasso» offerta dall'Unione sui temi della precarietà. Un peccato, perché invece le tesi congressuali della Cgil, e le quattro proposte di legge votate nel 2002 (l'anno dell'articolo 18) da cinque milioni e mezzo di persone sono molto più avanzate e condivisibili rispetto al programma del centrosinistra.

Ci spieghiamo. Innanzitutto è scomparsa la richiesta della cancellazione della legge 30. Nella tesi 5 è vero che si usa la formula ripresa fedelmente due giorni fa dalla relazione: «andare oltre la legge 30, ribaltandone la filosofia: vanno cancellate le norme che precarizzano il rapporto di lavoro». Ma poco più avanti, sempre nella tesi 5, si dice anche: «questo significa per noi cancellare la legge 30 e sostituirla con un sistema di norme e diritti complessivamente alternativo». Certo il futuro governo di centrosinistra - se ci sarà - non si può bloccare sulle dispute nominalistiche, «cancellare tutto» o «superare cancellando parti», ma bisogna capire la sostanza delle modifiche richieste, altrimenti rinunciare alla cancellazione tout court di una legge che ha aggravato la precarietà può essere deleterio.

E qui passiamo al secondo corno del problema, più sostanziale. Che ne sarà dei cococò e cocoprò? Nella tesi 5 la Cgil propone «un concetto allargato della dipendenza economica come fondamento dei diritti, delle tutele e dei costi cui deve far fronte l'impresa, attraverso una ridefinizione di "lavoratore economicamente dipendente" cui far corrispondere l'equiparazione dei diritti e dei costi». E', in pratica, una delle quattro proposte di legge Cgil: riformare l'articolo 2094 del codice civile, separando nettamente gli economicamente dipendenti dagli economicamente autonomi, e sopprimendo così l'area grigia dei «parasubordinati» (i cococò e cocoprò). Nella relazione di apertura del Congresso, di questo prezioso progetto non si fa menzione: si dice che «bisogna tornare a fare del contratto a tempo indeterminato la normale forma di lavoro, limitando altre forme di contratto all'eccezione», aggiungendo poi che «non si dovranno più avere costi diversi e più bassi per le forme di lavoro flessibili». Dunque si è preso in pieno quello che propone l'Unione: 1) Non si chiede l'eliminazione dei cocoprò; 2) Ci si accontenta di una equiparazione dei costi (il «non devono costare meno» del testo del centrosinistra), dimenticando purtroppo l'equiparazione dei diritti, sicuramente un grosso risparmio per le aziende.

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Sacconi e Tiraboschi presentano "Un futuro da precari?"

In un processo di precarizzazione sempre più accentuato e preoccupante, Maurizio Sacconi, Sottosegretario del Ministero del Welfare, e Michele Tiraboschi, docente universitario di diritto del lavoro, hanno raccolto le loro riflessioni in un libro 'Un futuro da precari?' presentato oggi alla Camera di Commercio di Milano. All'evento hanno partecipato Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, Lorenzo Ornaghi, rettore dell'Università Cattolica di Milano, Stefano Parisi, Amministratore delegato di Fastweb, Maurizio Belpietro, direttore de 'Il giornale'.

Nel libro presentato, Sacconi vuole provocatoriamente sfatare i luoghi comuni sulla precarietà e sulla legge Biagi. L'atto d'accusa verte su quattro direttrici principali: la famiglia, che non stimola percorsi innovativi; l'università, che non prepara adeguatamente e ritarda l'ingresso nel mercato del lavoro; l'impresa, che non investe sui giovani ma solo sui quadri gi�formati; il sindacato, che non difende chi muove i primi passi alla ricerca di lavoro, ma solo chi è già contrattualizzato.

'Il libro nasce per rispondere alle accuse dell'opposizione secondo cui la riforma Biagi ha bruciato un'intera generazione', ha dichiarato Sacconi, che ribadisce invece che l'economista voleva soprattutto offrire 'sulla base delle migliori esperienze straniere, l'ambiente più idoneo ai giovani volonterosi di essere utili a sé, agli altri e al futuro del proprio Paese'.

Infine per rispondere polemicamente ai dati annunciati nei giorni scorsi dall'Istat - secondo cui nel 2005 sarebbero state perse 100.000 unità lavorative a tempo indeterminato - Sacconi puntualizza che le percentuali diffuse sono una 'astrazione teorica', perché l'anno scorso 'i posti di lavoro sono cresciuti e questo è inequivocabile'.

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3.3.06

Palermo: due giorni di dibattito verso la SudMayDay Parade 006

Due giorni di dibattito e confronto in preparazione
Della 4 edizione della Sud May Day PARADE a Palermo

Presso il Centro Sociale ExKarcere , via mongitore nr 77

SABATO 11 MARZO
ORE 16:00
Presentazione di:
Precarity..Video inchiesta sulla precarieta’ a Palermo

ORE 17:00
Assemblea Meridionale

ORE 20:30
Cena Sociale

DOMENICA 12 MARZO

ORE 10:00
Continuazione dell’assemblea meridionale.

ORE 13:00
Pranzo

Precari&Precarie x Diritti Sociali
- PALERMO –

E'garantita l'ospitalità per i compagn@ e gli attivisti che vengono da fuori Palermo

Per riferimenti e adesioni comunicare:
flexworkers@libero.it
www.euromayday.org/palermo

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La cooperativa Arca di Noè e il diluvio

NEL V° E VI° MUNICIPIO A RISCHIO I SERVIZI DI ASSISTENZA AI DISABILI E AGLI ANZIANI E IL LAVORO DI CENTINAIA DI ASSISTENTI.
PER EVITARE LA LIQUIDAZIONE COATTA LA COOPERATIVA SOCIALE "ARCA DI NOE'" HA CHIESTO AI SUOI SOCI-LAVORATORI IL VERSAMENTO DI 10.800 EURO CADAUNO. PENA IL LICENZIAMENTO.
SONO PIU' DI TRENTA I LAVORATORI CHE HANNO GIA' RISPOSTO NO E OGGI ALLE 13.30 FARANNO UN SIT-IN DI PROTESTA PRESSO LA SEDE DI VIA BELLEGRA.
I COMITATI ROMA NORD: "IL SILENZIO DEL COMUNE E DEI SINDACATI CONFEDERALI IN QUESTA VICENDA E' GRAVISSIMO. IL SINDACO DEVE INTERVENIRE SUBITO AFFIDANDO LA GESTIONE DEI SERVIZI AD UN'AZIENDA MUNICIPALIZZATA".

Visitata dalla Guardia di finanza circa un anno fa, la cooperativa sociale Arca di Noè, affidataria di servizi comunali nel V° e VI° muncipio, si trova oggi nel pieno del suo "diluvio universale". Circa ottocentomila euro di disavanzo, dovuto ad un'allegra gestione del precedente consiglio di amministrazione, hanno indotto l'attuale amministrazione a tentare un recupero di capitali attraverso la richiesta di un contributo di diecimilaottocento euro per ogni socio lavoratore. Pena l'esclusione dalla cooperativa e la perdita del posto di lavoro.
Sono decine coloro che hanno già ricevuto il preavviso di licenziamento per aver rifiutato di sottoscrivere il gravoso onere economico rateizzato.
Ad alcuni, addirittura, non sono stati pagati gli ultimi stipendi. Oggi gli operatori hanno organizzato per le ore 13.30 un Sit-in di protesta davanti alla sede della cooperativa Arca di Noè, in via Bellegra 32.

"Questa situazione è gravissima, oltre che grottesca, e il Comune di Roma non può fare orecchie da mercante" dichiara il Coordinamento Comitati Roma Nord e aggiunge "assistenti domiciliari con 800 euro mensili di stipendio sono in balìa di un ricatto occupazionale da "terzo mondo" a causa di una passata gestione di amministratori senza scrupoli che hanno potuto godere della passività compiacente e disattenta di dirigenti del Comune di Roma e degli organi di controllo della cooperazione".

"Il Sindaco deve prendere atto che, in questo caso, i servizi alle persone svantaggiate non possono essere gestiti con serenità e con la qualità dovuta stante la situazione di indebitamento, di precarietà e di conflitto.
Come già avvenuto nel Municipio XII, a fronte della crisi della cooperativa sociale Conforto, anche in questo caso il Sindaco deve impegnare le aziende municipalizzate a salvaguardia dei livelli occupazionali perchè prendano in carico i servizi della cooperativa Arca di Noè e restituiscano agli utenti il diritto a prestazioni di qualità con meno turn over e lavoratori regolarmente retribuiti."

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Stabilizzazione precari, Lumia (Ds), In Sicilia necessario voltare pagina

PALERMO- Il tema della stabilizzazione dei precari è nuovamnete al centro dell’agenda politica siciliana. Sulla questione interviene infatti il deputato dei Ds, Giuseppe Lumia, il quale afferma: “In Sicilia va fatta una scelta chiara a netta per stabilizzare tutto il precariato e porre fine a questa stagione”.
“Il lavoro - aggiunge Lumia- deve essere liberato da una condizione che umilia i lavoratori e frena lo sviluppo produttivo e moderno della nostra regione”.
“Il governo Cuffaro sta giocando in questi giorni l’ennesima beffa a danno dei lavoratori. E l’annunciata stabilizzazione di soli 6mila di loro crea disuguaglianze e discriminazioni e aggrava la condizione di tutti gli altri. Ci auguriamo – conclude Lumia – che nella politica prevalga il senso di responsabilità e che la si smetta definitivamente di utilizzare le legittime aspirazioni di tanti lavoratori per meri fini elettorali”.

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La "questione precari" irrompe a Sanremo

La "questione precari" irrompe a Sanremo

La Federazione della stampa italiana è scesa in piazza ieri a San Remo, davanti al teatro Ariston dove si svolge la terza serata del Festival, per attirare l'attenzione sulla condizione dei giornalisti precari e sul rinnovo del contratto di lavoro e annunciare probabili nuovi scioperi.

'Le vertenze sindacali di altri lavoratori hanno avuto grande rilievo, la nostra invece molto meno', ha detto oggi Paolo Serventi Longhi, segretario nazionale della Fnsi. 'E' paradossale che quella dei giornalisti sia la protesta che ha avuto meno visibilità nell'informazione'.

Serventi Longhi ha ricordato che in Italia ci sono '30.000 giornalisti che hanno uno stipendio da fame', con articoli pagati 5 euro e ricatti nelle redazioni, dettati da condizionamenti commerciali e politici.

Il 17 marzo a Roma ci sar�una nuova assemblea nazionale dei giornalisti, per decidere eventuali nuove giornate di sciopero, dopo le sette già realizzate nel 2005.

Dal canto loro, gli editori sostengono di aver proposto 'una equa e responsabile soluzione dei principali problemi giuridici, economici e previdenziali della categoria, che il Sindacato dei giornalisti si è rifiutato di discutere' e di essersi offerti di riprendere 'il confronto'.

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2.3.06

Regione Lazio: gli LSU rimangono fuori

Rappresentanze Sindacali di Base
Federazione del pubblico impiego,servizi,industria e settore privato.
Aderente alla Confederazione Unitaria di Base

LA REGIONE DI TUTTI, NESSUNO ESCLUSO…TRANNE I PRECARI LSU

Il Presidente Marrazzo continua a non ricevere i Lavoratori Socialmente Utili

Dieci giorni di presidio indetto dalle RdB Lavoratori Socialmente Utili, rimasti fuori dalla Regione Lazio anche sotto la pioggia, non sono sufficienti per essere ricevuti dal presidente Marrazzo, che continua ad escludere dai suoi impegni la vertenza di questi lavoratori e non interviene per imporre le assunzioni in tutti gli enti controllati e nelle agenzie regionali, come previsto dalla delibera di giunta.

Il dilagante lavoro nero negli enti non e’ sufficiente a sollecitare la giunta Marrazzo a sanare con la contrattualizzazione il sottoprecariato storico, senza contratto e senza diritti da 10 anni: forse il Presidente ha gia’ dimenticato le dichiarazioni di volonta’ politica sulla precarieta’ espresse nel suo programma elettorale.

Le RdB rilanciano la mobilitazione e continuano il presidio con i lavoratori fino a quando il presidente Marrazzo non si decidera’ ad incontrare i LSU: circa 3600 lavoratori senza contratto, una realta’ sociale del Lazio che non deve e non puo’ essere piu’ elusa.


Roma, 28 febbraio 2006-02-28

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1/3 Napoli, operatori sociali in piazza

COMUNICATO STAMPA 1 MARZO 2006

Oggi 1 Marzo 2006 si è svolta una nuova iniziativa del Collettivo operatori sociali in continuità con l’intervento effettuato Venerdì 17 Febbraio in occasione del forum
programmatico organizzato dal sindaco uscente sulle politiche sociali. I lavoratori del terzo settore sono scesi di nuovo in piazza, stavolta con un presidio presso il 94imo servizio, l’ufficio tecnico dell’assessorato alle politiche sociali, occupando l’edificio senza interrompere le attivitá e ricevendo anche la solidarietà degli astanti. Una delegazione è stata ricevuta dal dott. Attademo al quale sono state poste una serie di problematiche irrisolte in questi anni e che si manifestano oggi in tutta la loro drammatica emergenza:
· Le case famiglia a cui non vengono pagate le rette dovute da 10 mesi sono attualmente costrette ad indebitarsi e/o addirittura a chiudere, licenziando i lavoratori e abbandonando i minori ospitati. Nel corso delle mobilitazioni del mese di Novembre si era ottenuto l’impegno di inserire questo servizio residenziale nella lista di quelli indispensabili, garantendo la puntualità dei pagamenti. Il dott. Attademo ha risposto che il Comune manterrá fede a questo impegno nel corso dell’approvazione della riforma del bilancio in prospettiva della formazione delle nuove municipalità, che verrá approvata nel mese di Marzo. Rimane il problema dei pagamenti arretrati per i quali le case famiglia sono indebitate fino al collo con le conseguenze sopra citate: su questo punto è stato raggiunto un accordo con Banca Etica nel quale il Comune di Napoli si impegna a fare da garante per l’erogazione di
nuovo credito sufficiente a coprire il ritardo accumulato sinora.
Inoltre è stato posto anche il problema politico del pagamento degli interessi passivi che si esige essere sostenuto dallo stesso Comune di Napoli in quanto responsabile dei ritardi e di questo ulteriore indebitamento delle case famiglia.
· Il progetto di Tutoraggio (legge 285/97), servizio strategico per le politiche rivolte ai minori a rischio, in quanto considerato l’ultima chance concessa ai minori prima dell’allontanamento dalle famiglie di provenienza, è scaduto nel mese di Gennaio 2005. Attualmente è in regime di proroga in attesa del nuovo bando di assegnazione: il dott. Attademo ha preso l’impegno di garantire la continuità del servizio fino a Dicembre 2006 attraverso una proroga che mantenga integro il monte ore complessivo del progetto. Entro quest’anno il dirigente del Comune ha garantito la messa in opera della nuova gara d’appalto che dovrebbe consentire la continuità del servizio almeno per tutto il 2007.
· Programmazione delle politiche sociali: Il dott. Attademo ha denunciato l’impotenza effettiva del suo ufficio amministrativo dichiarando che la disponibilità di spesa gli viene comunicata anno per anno in relazione all’erogazione del governo nazionale, questo renderebbe di fatto impossibile qualsiasi forma di programmazione che vada oltre la mera prospettiva dei 12 mesi. Ció equivale a dire che la legge quadro per l’integrazione dei servizi sociosanitari, legge 328/2000, è di fatto vuotata di contenuti reali in quanto prevederebbe la costituzione di un fondo nazionale per la spesa sociale di durata triennale.
· Applicazione del CCNL da parte degli enti appaltatori per i lavoratori dei servizi: Il terzo settore è diventato in questi anni uno dei luoghi privilegiati per la sperimentazione dei contratti atipici con una ricaduta impressionante sulle condizione di precarietà lavorativa ed esistenziale degli operatori sociali. Questo è dovuto da un lato all’insufficiente e discontinua erogazione dei fondi per i progetti
appaltati che rende di fatto impossibile per gli enti il pagamento di tutti i contributi volti a sostenere l’applicazione del CCNL, dall’altro lato le tariffe orarie previste dai progetti e riconosciute ai lavoratori sono insufficienti a coprire i costi previsti per l’applicazione del CCNL. Il dott.Attademo si è impegnato a monitorare, anche attraverso una relazione dettagliata del collettivo operatori
sociali, l’applicazione del CCNL laddove è giá possibile e ad adeguare le tariffe orarie, rialzandole, nei progetti dove si rende necessario.

Martedì 14 marzo alle ore 12 il collettivo operatori sociali incontrerà nuovamente i dirigenti del 94imo servizio per verificare l’effettiva applicazione degli accordi presi e per continuare il percorso di lotta intrapreso nel quadro piú generale di contrasto ai processi di precarizzazione del mondo del lavoro e delle condizioni di vita dei lavoratori, in sinergia con le altre realtà organizzate di lotta alla
precarietà che stamattina hanno sostenuto l’iniziativa del collettivo come la Rete Nazionale Ricercatori Precari – nodo di Napoli, i centri sociali della Campania e il collettivo R.i.s.s.a. di Portici, i precari e le precarie della Napoli May Day.

L'iniziativa di oggi si inscrive infatti dentro il percorso di costruzione dell'appuntamento Europeo per il 1 Maggio contro la preacarietà che si svolgerà nelle principali città Europee tra cui Napoli.

COLLETTIVO OPERATRICI E OPERATORI SOCIALI NAPOLI

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3/3 Roma: sitin davanti alla cooperativa Arca di Noè

Quanto costa un posto di lavoro?

L’Arca di Noè, cooperativa sociale tra le più conosciute a Roma, si trova ormai da tempo in una situazione di grave crisi. Nel corso degli anni, tutti i consigli di amministrazione che si sono succeduti hanno imperversato in gestioni sciagurate, grazie alle quali le risorse della cooperativa sono state man mano polverizzate provocando una sorta di buco finanziario di circa 800 mila euro.
Nonostante questa pesante situazione di indebitamento, la cooperativa, che lavora su commissioni comunali e municipali, quindi con finanziamenti pubblici, ha continuato ad avere assegnati in appalto decine di progetti, laboratori, servizi in affidamento: i suoi amministratori potevano dormire sonni tranquilli, potendo contare sul silenzio complice del Comune di Roma, che pure dovrebbe effettuare controlli periodici per accertare che gli enti coi quali lavora o che sono accreditati al registro comunale, come in questo caso, abbiano tutte le carte in regola per poter prendere in carico un servizio qualsiasi, nel rispetto delle previsioni contenute nella delibera di accreditamento, nella delibera 135/00 e nel regolamento attuativo 259/05.
Dal canto loro i C.d.A. hanno di anno in anno fatto carte false, attraverso “piccoli o grandi aggiustamenti” ai bilanci presentati pur di continuare a gareggiare per appalti e servizi. Una situazione che non poteva durare a lungo: nella testa dei nuovi amministratori si fa largo un idea geniale, l’unica che, sfruttando il modo particolare con cui sono strutturate le cooperative, poteva assicurare impunità
per loro e sacrifici per tutt* gli/le altr*.
Attraverso un piano di ricapitalizzazione, la cooperativa chiede ai propri soci di ripianare il debito: ognun* dovrà sborsare 11 mila euro circa per poter sottoscrivere la sua quota e continuare a lavorare! Una vicenda questa che riassume tutte le contraddizioni della posizione del socio-lavoratore in queste aziende: chiamato a raccolta solo in queste occasioni, il socio di cooperativa è tale solo in modo virtuale, non partecipa ai dividendi, non ha voce in capitolo nelle scelte fatte dall’amministrazione, sempre al riparo dalle critiche e impegnata nell’operazione di rastrellamento dei soldi pubblici (che fine avranno fatto?), si trova per giunta esposto in simili circostanze a causa degli errori commessi da altri che vantano una posizione economica decisamente più vantaggiosa( gli amministratori delle cooperative, misteriosamente, hanno sempre un sacco di soldi…).
Questa volta però la misura è colma, i lavoratori e le lavoratrici non sono affatto intenzionati a sopportare questo ingiusto ricatto: se ne vada chi ha sbagliato!
L’Arca di Noè continua a non rispettare il CCNL, assume atteggiamenti antisindacali, continua ad assumere con contratti precari, che ormai costituiscono la quasi totalità della forza-lavoro impiegata: sono 250 i collaboratori a progetto su poco più di 300 lavoratori/rici. Una precarietà dalla quale i collaboratori non usciranno più, data la completa assenza di garanzie offerte da una cooperativa sul lastrico che non ha alcuna intenzione di assumersi le responsabilità di quanto accaduto. Comincia a diffondersi l’idea che salvaguardare i posti di lavoro, uscire dalla precarietà, siano prospettive totalmente in contrasto con la sopravvivenza di questo ente. Le soluzioni ci sono, ma per raggiungerle occorre l’unità nella lotta!

Venerdì 3 marzo ore 14 assemblea sit-in di protesta davanti alla coop. Arca di Noè via Bellegra 32

No al ricatto della ricapitalizzazione
No alla precarietà
Per la salvaguardia dei livelli occupazionali
Per la continuità dei servizi a chi ne ha bisogno

Comitato Autorganizzato Operatori/rici Sociali (Caos-Usi/Ait)
Cocittos- Coordinamento Cittadino Operatori/rici Sociali

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Enna: Niente stabilizzazione per i lavoratori del servizio antincendio

Enna: Stabilizzazione lavoratori servizio antincendio Forestale

Enna 01/03/06 – Dura reazione del Coordinamento provinciale ennese dei lavoratori del servizio antincendio, in merito alla loro stabilizzazione, che hanno diramato la seguente nota:
“Dopo anni di attese, di speranze e di promesse, è giunta in queste ore la notizia che la Regione Sicilia non è nelle condizioni di poter procedere alla stabilizzazione dei lavoratori stagionali forestali per mancanza delle risorse finanziarie necessarie.
Anni durante i quali si sono consumati riunioni, manifestazioni, fiumi di parole; si è anche istituito un tavolo tecnico formato da governo e sindacati con l’intento di addivenire ad una soluzione definitiva dell’annoso problema.
Ma la cosa più grave è che nei giorni scorsi sono state liquidate le spettanze ai lavoratori SAB (servizio antincendio boschivo) relative al mese di ottobre 2005 con la spiacevole sorpresa, nonostante il notevole ritardo, di ricevere solamente il 50% circa del dovuto.
Potremmo dire: oltre al danno la beffa !
“Siamo veramente stanchi di essere presi in giro e di essere strumentalizzati al momento opportuno, ovvero in prossimità di appuntamenti elettorali, non ci presteremo più a questo gioco e reagiremo con forza a questo stato di cose perché anche noi abbiamo una dignità personale da difendere ed un diritto rappresentato da un posto di lavoro da preservare, principio sancito tra l’altro dalla nostra costituzione” - è quanto afferma Vincenzo Biondo, uno dei diretti interessati.
“Questo è il risultato di cinque anni di governo Cuffaro che aveva tra le sue priorità la stabilizzazione di tutti i precari in Sicilia” - dichiara il presidente comunale de “La Margherita” Paolo Gargaglione, che tra l’altro si mostra sorpreso dalla presa di posizione dell’assessore al bilancio Cintola il quale parlando un linguaggio diverso dal suo collega di giunta Leontini, ha per l’appunto dichiarato che non è possibile procedere alla stabilizzazione.
“Ancora una volta” – evidenzia l’esponente del partito di Rutelli - “è una maggioranza che dimostra un forte stato confusionale, una sorta di Torre di Babele; fanno a gara a chi la spara più grossa, generando confusione ed incertezza nei cittadini siciliani.
Questo è anche il governo che si è distinto nel corso di questa legislatura per il gran numero di provvedimenti adottati e successivamente impugnati dal commissario dello Stato o per inapplicabilità degli stessi o in altri casi per mancanza di copertura finanziaria, provvedimenti il cui unico esito prodotto è stato quello di fare facile propaganda”.

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Povero, frustrato e abusivo. Ecco il (giovane?) giornalista di oggi

Povero, frustrato e abusivo. Ordine e Assostampa frugano nel giornalismo sommerso in Sardegna. Ma l'identikit è quello di ogni precario italiano.

Ha tra i 25 e i 40 anni, spesso è diplomato, talvolta laureato. Lavora almeno otto ore al giorno e quando va bene, ma deve andar bene, porta a casa ottocento euro: altrimenti il suo reddito, e non è un'eccezione, si aggira sui quattrocento euro. A patto che non si prenda l'influenza, perché non avendo né assistenza né malattia pagata, una settimana di letto lo porterebbe a non quadrare i conti del mese: così, racconta, in genere finisce per lavorare anche se ha la febbre a quaranta. Le ferie non se le può permettere, visto che ogni giorno di riposo fa calare drammaticamente i suoi incassi, e nemmeno stacca una volta alla settimana. Aspira al posto fisso ma sa che quasi certamente non lo conquisterà e, manco a dirlo, la sua soddisfazione professionale è molto bassa anche per le numerose ingiustizie che ritiene di subire da parte dei colleghi che quel posto fisso lo hanno ottenuto e che sono diventati i suoi capi pur senza gradi. Ma cosa produce questo lavoratore sfruttato? Sorpresa: produce notizie. A basso costo per le aziende editoriali, che per ogni servizio gli versano una cifra che oscilla tra i cinque e i venti euro, anche se per raccogliere le notizie e scriverle lui ha speso un giorno intero o persino due. Questo è il nuovo giornalismo di casa nostra. Ed è il risultato di una indagine che una commissione mista (presieduta da Celestino Tabasso) tra l'Associazione stampa sarda e l'Ordine dei giornalisti della Sardegna ha condotto su circa 240 giornalisti precari della Sardegna. La Commissione (presieduta da Celestino Tabasso) ha predisposto un questionario, diffuso tra i collaboratori di quotidiani e televisioni della Sardegna, e ha lavorato insieme all'Istituto di sociologia e all'Istituto di statistica della facoltà di scienze politiche dell'Università di Cagliari. Si tratta della prima indagine a tappeto sul precariato nel giornalismo condotta in Italia negli ultimi anni. Dal lavoro è risultato che i precari dell'informazione producono ogni giorno una quota tra il 45 (Giornale di Sardegna) e il 75 per cento (Unione Sarda) delle notizie pubblicate dai tre quotidiani sardi. Un dato che mostra chiaramente il rovescio della medaglia: le redazioni sono ridotte a una sorta di salumifici, con il compito di insaccare il materiale prodotto all'esterno da colleghi che lottano per far quadrare i conti e arrivare in maniera decente alla fine del mese. L'identikit dei circa 240 collaboratori e corrispondenti è fatto da un 55 per cento di uomini e un 45 di donne. Il 58 per cento ha il diploma, il 42 la laurea. L'11 per cento del campione considerato è composto da persone tra i 45 e i 59 anni, il venti per cento tra i 36 e i 44 anni, il cinquantadue per cento tra i 29 e i 35 anni e, infine, c'è una quota del 17 per cento dei collaboratori con una età tra i 23 e i 27 anni. La netta maggioranza è formata da pubblicisti (68 per cento), professionisti e praticanti sono il 14 per cento mentre il 18 per cento non è iscritto all'Ordine dei giornalisti. Appena 10 intervistati su cento guadagnano tra gli 800 e i 1.000 euro al mese, solo il sei per cento va oltre. La stragrande maggioranza (il 73 per cento) incassa meno di 800 euro netti al mese e, tra questi, circa la metà non raggiunge i 500 euro: il tutto in cambio di orari di lavoro che spesso vanno oltre le otto, dieci ore quotidiane. Preoccupante forse più di tutto il resto è l'aspetto dei diritti e dei doveri. Il 68 per cento dei precari racconta di svolgere mansioni tipiche del redattore, talvolta con servizi persino da inviato. Il 33 per cento degli intervistati copre notizie di politica, senza avere la copertura di un contratto o di una qualunque garanzia da parte dell'azienda editoriale. Dall'indagine emergono anche cinque casi di neristi e tre di giudiziaristi senza contratto. L'80 per cento non ha rimborsi di alcun genere (né benzina né telefono), mentre il 90 per cento dei precari dichiara di non vedersi riconosciuto nemmeno un giorno di ferie all'anno. Questo è il quadro emerso dall'indagine condotta in Sardegna. Col timore, che è quasi una certezza, che nel resto d'Italia, se solo si andasse a frugare, la situazione non sarebbe migliore.

Marco Mostallino, Consigliere Ordine dei giornalisti della Sardegna. Chi volesse il testo integrale della relazione può scrivere a marco.mostallino@gds.sm (tratto da www.ilbarbieredellasera.com)

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Cagliari: Finisce l’occupazione dei precari antinsetti

Termina la protesta dei 30 lavoratori precari del centro provinciale antinsetti di Cagliari. Dopo una settimana l'assemblea permanente è stata sciolta grazie agli approfondimenti tecnici che sono giunti dagli esperti del Collegio dei Revisori dei Conti dell'Ente. Durante l'ultimo consiglio provinciale vi è stato anche il tempo per un chiarimento tra il presidente Graziano Milia, i consiglieri e i lavoratori precari che erano presenti in aula.

CAGLIARI - L’ennesimo consiglio dedicato alla vertenza precari antinsetti si chiude con le rassicurazioni del presidente della Provincia Graziano Milia e con l’invito rivolto ai precari di tornare al loro lavoro e nelle loro famiglie. Finisce, così, l’assemblea permanente dei precari che occupavano da una settimana il primo piano di viale Ciusa. Il presidente Milia ha dato il via e concluso il dibattito che lascia aperta la strada degli approfondimenti, quella indicata ieri mattina nell’incontro tra la direzione generale della Provincia e i sindacati: ulteriori verifiche dal punto di vista giuridico e amministrativo, e un’interlocuzione con la Regione sarda per chiarire una volta per tutte che i finanziamenti trasferiti alla Provincia di Cagliari non coprono neanche la metà del finanziamento necessario per garantire il funzionamento del centro antinsetti.

Milia ha aperto i lavori del consiglio riconoscendo le proprie colpe, “ma è umanamente impossibile – ha detto – che le responsabilità siano solo mie”, ha ripercorso una settimana difficile, ribadendo di non aver capito l’esasperazione dei precari e di non avere mantenuto un atteggiamento appropriato al suo ruolo. “Registro – ha affermato Milia – che oggi vi è stato un importante incontro a livello sindacale. Non si è raggiunto un accordo definitivo, ma un’intesa procedurale che sottoscrivo e condivido: in questa fase si deve approfondire la questione, fermo restando che il 15 Marzo, data di scadenza del contratto dei lavoratori, si procederà al rinnovo secondo le formule conosciute. Nessuno andrà a casa. Se l’esito delle verifiche dovesse essere negativo, faremo in modo che la Proservice accolga i lavoratori con il massimo delle garanzie. E’ difficile – ha aggiunto – comprendere perché, nel giro di dieci giorni, una trattativa incanalata verso una soluzione pacifica sia improvvisamente precipitata”.

Apprezzamenti per le affermazioni di Milia sono arrivate dai banchi dell’opposizione. Sulla ricerca della soluzione migliore per la stabilizzazione dei precari si registrano, comunque, ancora divergenze tra maggioranza e opposizione: per il centro sinistra il punto da cui partire è l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio che va nella direzione Proservice, per il centro destra, l’accordo siglato nel precedente mandato che parla di attivazione di procedure concorsuali. Intanto ieri, è arrivato anche il parere dei revisori dei conti della Provincia che, articolando il quesito in tre punti, spiegano che “la vigente normativa non consente alla Provincia l’assunzione di personale a tempo indeterminato, non permette la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato e che in ogni caso si dovrà rispettare il principio della selezione mediante concorso pubblico”. D’altra parte, “non risulta che siano state trasferite recentemente nuove funzioni e competenze alla Provincia eccetto che per i centri per l’impiego. Solo nell’ipotesi che lo Stato avesse trasferito oltre i fondi, anche la funzione e non per intero il personale dipendente, potrebbe sussistere l’eventualità di assumere la differenza del personale per lo svolgimento di tali mansioni”. Continueranno comunque le verifiche, prima di assumere una decisione definitiva, per sgombrare il terreno da qualsiasi dubbio.

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Toscana: gli impegni della regione sui precari Arpat

La Giunta regionale, entro trenta giorni, dovrà predisporre un atto di indirizzo per costituire un sistema di monitoraggio sulle politiche del personale degli enti strumentali, compresa Arpat. L’obbiettivo è riportare l’utilizzo del lavoro atipico entro parametri fisiologici e garantire forme di tutela specifiche

La Giunta regionale, entro trenta giorni, dovrà predisporre un atto di indirizzo per costituire un sistema di monitoraggio sulle politiche del personale degli enti strumentali, compresa Arpat. L’obbiettivo �riportare l’utilizzo del lavoro atipico entro parametri fisiologici e garantire forme di tutela specifiche, finora riservate al solo personale a tempo indeterminato. In questo processo, per Arpat, dovrà essere garantita la coerenza con gli accordi sindacali già stipulati, finalizzati alla stabilizzazione occupazionale. La giunta regionale, sempre per Arpat, dovrà inoltre cercare le possibili soluzioni positive per i lavoratori che hanno contratti stipulati con altre amministrazioni. Sono questi gli impegni contenuti in una mozione, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale al termine del dibattito sul personale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana. (dp)

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Dal 14/3 parte il tavolo su Alitalia

Tavolo azienda-sindacati al ministero il 14 marzo: saliti i debiti a gennaio

Alitalia, c'è l'intesa: Palazzo Chigi dà il via al dialogo

ROMA - Gli accordi di Palazzo Chigi del 2004 su sviluppo, rilancio e unitarietà dell'Alitalia restano validi. Ripristinato questo punto fermo, può ora ripartire un confronto civile fra azienda e sindacati. Che avverrà al ministero delle Attività produttive il 14 marzo prossimo: sino ad allora le parti si sono impegnate ad astenersi da iniziative unilaterali. È, in sintesi, il risultato ottenuto ieri dal ministro Claudio Scajola, che ha ospitato nel suo dicastero il numero uno della compagnia Giancarlo Cimoli e i rappresentanti delle cinque sigle sindacali protagoniste, nel gennaio scorso, di una settimana di scioperi per protestare contro il mancato rispetto di quegli accordi e l'assenza di garanzie sul futuro. L'incontro - cui hanno partecipato rappresentanti della presidenza del consiglio dei ministri, del Welfare (ma non il ministro Roberto Maroni come era previsto), del ministero delle Infrastrutture e Trasporti e delle associazioni dei piloti Anpac e degli assistenti di volo Anpav e Avia - sembra dunque aver scongiurato nuove tensioni. Il riacquistato clima di serenità fra le parti - ad un mese dal precedente incontro a Palazzo Chigi - dovrebbe quindi consentire anche il differimento dello sciopero di sabato prossimo. Su indicazione di Scajola, infatti, oggi rappresentanti di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl e Unione piloti e di Alitalia programmeranno una trattativa sui problemi che riguardano i piloti di Alitalia e Alitalia Express così da permettere il differimento dello stop del 4 marzo ed evitare un ulteriore colpo all'aviolinea che, stando ad indiscrezioni, avrebbe dovuto cancellare circa 400 voli. Il governo ha dunque offerto la sede del ministero delle Attività produttive per garantire il recupero di un dialogo più sereno fra le parti e per favorire un accordo sulle esternalizzazioni delle attività di terra (manutenzione, handling, call center e attività aeroportuali). In particolare, Cimoli potrebbe ribadire la disponibilità a mantenere il business della manutenzione nel perimetro di Alitalia Servizi fino al 2008. Un passaggio delicato che potrà rassicurare i sindacati, che al termine dell'incontro di ieri si sono detti moderatamente ottimisti. A preoccupare i sindacati sono però i conti della compagnia. I risultati di bilancio 2005 diffusi l'altro ieri, secondo il segretario generale della Filt Cgil Fabrizio Solari, sono stati «imbellettati» e sostanzialmente sono ascrivibili solo al lavoro, «praticamente l'unico elemento di discontinuità positiva rispetto al passato». Intanto, ieri l'Alitalia ha diffuso i conti di gennaio, che mostrano un aumento dell'1,3% dell'indebitamento netto (+11 milioni rispetto al 31 dicembre 2005). Su gennaio, come sottolineato l'altro ieri dall'Alitalia, hanno pesato quegli scioperi definiti «maledetti» da Cimoli in occasione di un'audizione al Senato il 2 febbraio scorso, quando parlò di mancati ricavi per 60-80 milioni. Una quantificazione sarà fatta dal cda del 10 marzo prossimo. Oggi, intanto, i lavoratori precari dell'Alitalia manifesteranno davanti la sede del Consiglio regionale del Lazio.

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1.3.06

8/3 Napoli: Basta precarietà e disoccupazione

BASTA CON LAVORO PRECARIO E DISOCCUPAZIONE

Con la creazione delle società miste, le istituzioni locali e nazionali hanno regalato ai privati (Spa Iacorossi) più di 350 miliardi di vecchie lire e ne hanno sprecati altrettanto per mantenere politiche affaristiche sia di centro sinistra che di centro destra, locali e nazionali.

Con questa logica di spreco di denaro pubblico, l’ambiente, in Campania e non solo, è sempre più devastato e i lavoratori sono sempre più precari, salari bassi, CCNL part-time, crisi continue, salari non pagati (RECAM, PAN, NAPOLI SERVIZI, SETERNA, SMA CAMPANIA, Ecc) e fallimenti (SMARTWAY), i lavoratori a tutto questo dicono:

BASTA

La Campania e la nostra città hanno bisogno di una seria politica del lavoro e di risposte concrete attraverso un progetto politico serio di recupero ambientale, che salvaguardi la qualità della vita e posti di lavoro.

Proponiamo un percorso che ci porti rapidamente verso un “consorzio pubblico” di tutte le società che vivono con finanziamenti pubblici, superando così anche “l’affare cooperative”.

CREIAMO NUOVE OPPORTUNITÀ DI LAVORO STABILE E SICURE IN VISTA DELLA CONCLUSIONE DEI CORSI DI FORMAZIONE DEI DISOCCUPATI LE CUI COMPETENZE ANDRANNO A SOMMARSI ALLA PROFESSIONALITÀ CHE I LAVORATORI HANNO ACQUISITO NEGL’ANNI. RISORSA, QUESTA , DI TUTTA LA COLLETTIVITA’.

Sviluppare questa politica sull’ambiente potrà significare:

LAVORO STABILE E TUTELA DELL’AMBIENTE
PER TUTTI

BASTA CON LA TRUFFA DELLE SOCIETÀ MISTE, “CONSORZIO PUBBLICO”
BASTA CON LA TRUFFA DELLE COOPERATIVE “STABILIZZAZIONE DEI LAVORATORI DELLE COOP.”
LAVORO AI DISOCCUPATI E FINALIZZAZIONE DEI CORSI DI FORMAZIONE

MANIFESTAZIONE A NAPOLI
MERCOLEDÌ 8 MARZO 2006 ORE 11:00
PIAZZA DEL GESÙ

SLL – per il sindacato di classe; Confederazione Cobas; Coordinamento di lotta per il lavoro, Corsisti organizzati zona orientale

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