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12.5.08

Cepu, i precari si ribellano


10-05-2008

Antonio Sciotto

Li potremmo prendere a paradigma degli sfruttari italiani, almeno di quelli che hanno passato anni a studiare: alta scolarizzazione, contratto cocoprò, retribuzione di pochi euro l'ora, zero diritti e tutele, mentre intanto il padrone di Cepu e Grandi Scuole - gli istituti che ti promettono la promozione assicurata - macina lauti profitti. I due marchi - molto pubblicizzati, conosciuti in passato anche per gli spot di Alex Del Piero - sono stati fondati da Francesco Polidori: nel 1969 aveva dato vita alla Marcon - casa editrice di materiale didattico per il recupero degli anni scolastici - evolutasi poi in Grandi Scuole nel 1986, a cui nel 1991 si affiancò la Cepu (e tra l'altro nel 1995 il gruppo acquisì la storica Scuola Radio Elettra di Torino). Ebbene, oggi l'azienda di Polidori macina 120 milioni di fatturato annui, ha 120 sedi e 3200 collaboratori a servizio.
Tutti lavoratori super-sfruttati, ovviamente: rigorosamente cocoprò (tranne le receptionist, a termine rinnovate ogni anno, con pause di qualche mese), guadagnano circa 11 euro l'ora, ma la «tariffa» riconosciuta per la prestazione è variabile; cambia a seconda delle città, o della materia che insegni (quelle scientifiche, tipo matematica o fisica, possono arrivare anche a 15 euro). Il recupero di Grandi Scuole - riservato agli istituti superiori - vede corsi con 4-7 studenti per classe, tutti tenuti in sede: ma se gli studenti non si presentano, l'ora non ti viene retribuita; lo stesso quando sei malato, e pure da giugno a settembre, quando la scuola è chiusa, e con essa il tuo contratto.
La Cepu, che opera con gli universitari, invece offre lezioni individuali, e il meccanismo di pagamento è più «perverso»: un pacchetto di ore per la preparazione all'esame ti viene retribuito 310 euro in tutto, che però ti vengono erogati a tranches (il 40% in ogni caso; il 30% se l'allievo si presenta all'esame; il restante 30% solo se viene promosso; altrimenti, per guadagnarti quel «maledetto» 30%, devi continuare a prepararlo, e lavorare altre ore gratis).
A spiegarci le condizioni di lavoro degli insegnanti iper-precari è Simone Vecchi, Nidil Cgil di Bologna, che ha organizzato il primo sciopero Cepu in Italia, limitato per il momento alla sola provincia emiliana. «I lavoratori si sono rivolti a noi perché erano stremati dallo sfruttamento - spiega - A questo punto abbiamo risposto: muoviamoci perché siate regolarizzati, non facciamo una lotta solo per passare da 11 a 13 euro l'ora». Tra l'altro, proprio a Bologna, in una vertenza autorganizzata i precari avevano già ottenuto la retribuzione delle ore non lavorate per il fatto che gli studenti non si presentavano. «Se si è compatti, i risultati si ottengono», conclude Vecchi. E dal sito iprecaridicepu.net, i lavoratori ipotizzano già uno stop nazionale.

28.5.07

«Precari, è arrivata l’ora di unirci»

Maria Giovanna Fossati
La responsabile Nidil, Carla Zirottu: il 31 maggio troviamoci alla Satta
NUORO. Arriva al coordinamento del Nidil a 6 anni dalla sua fondazione: Carla Zirottu, nuorese, lavoratrice a progetto all’amministrazione provinciale, nonché assicuratrice in un’azienda privata sempre con un contratto Co.co.co, è la nuova coordinatrice del sindacato dei precari della Cgil: «Faccio due lavori non per ingordigia - spiega Carla Zirottu - ma perché non avendo la sicurezza di un rinnovo contrattuale con il pubblico, ne tengo un altro, per avere continuità nel caso rimanessi senza lavoro».
Per lei si preannuncia un battesimo di fuoco: giovedì 31 maggio il Nidil promuove una grande manifestazione alla Biblioteca Satta dal titolo «Contiamoci». In quell’occasione un movimento trasversale di precari, diversi senza sigle sindacali alle spalle, daranno vita a una manifestazione atipica. Niente introduzioni, nessuno che capeggia il movimento. Chi vorrà parlare salirà alla presidenza sposterà la pietra dalla sedia e si accomoderà per dire la sua: «Il lavoratore atipico non ha identità - spiega Carla Zirottu - non ha un ruolo sociale, siamo tutti sullo stesso piano, eterni ragazzi, persone da proteggere perché potrebbero perdere da un momento all’altro il lavoro. Abbiamo dormito a lungo visto che nel giro di dieci anni sono stai abbattuti tutti i diritti dei lavoratori, faticosamente conquistati da decenni di lotte. È ora di incontrarci e di contarci. In Sardegna non esiste un movimento dei precari che è vivo e in buona salute in diverse regioni d’Italia. Lo spunto ce lo ha dato Giovanni Floris quando ha presentato il suo ultimo libro a Nuoro. Spero che il capoluogo barbaricino sia il punto di partenza di un grande movimento sardo». Carla Zirottu sostituisce Franca Brotzu che ha guidato per 6 anni il Nidil provinciale. Dal suo nuovo ruolo sottolinea alcune difficoltà: «Un precario ha paura - prosegue la neo coordinatrice del Nidil - iscrivendosi a un sindacato potrebbe perdere quelle due lire che guadagna. I datori di lavoro se vedono che rivendichi diritti ti danno il ben servito. Siamo una categoria che ha paura a fare gruppo. Dopo la manifestazione faremo partire un censimento per dare vita a un’organizzazione capace di difendere i nostri diritti».
(28 maggio 2007)

28/5 Roma. Il lavoro che non si vede

Premiazione il 28 maggio a Roma. Con Serena Dandini, Ascanio Celestini e la Banda Osiris

Scelti i finalisti di “Il Lavoro che non si vede” il concorso giornalistico televisivo sul lavoro organizzato da Nidil Cgil, Ucca, Arci, Articolo 21 e Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi e promosso da Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Roma, Cgil Roma e Lazio, Sistema Servizi Cgil, Fondazione Di Vittorio, Facoltà di Scienze della Comunicazione Università degli Studi La Sapienza e FNSI, federazione nazionale stampa italiana. In collaborazione con Consum.it, e Unipol Assicurazioni. “Il lavoro che non si vede”, che rientra nel progetto “Obiettivi sul lavoro – racconti di precarietà”, è una sezione del Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi giunto quest’anno alla XIII edizione.
Sette i servizi in corsa per il premio 2007 che sarà consegnato lunedì 28 maggio a Roma in un appuntamento speciale di “Parla con Me”, nota trasmissione di Serena Dandini. Partecipano Ascanio Celestini e la Banda Osiris. La serata si svolgerà al teatro Ambra Jovinelli di Roma (via Guglielmo Pepe 43/47) ore 21. L’ingresso è gratuito su invito, fino ad esaurimento posti.


Questi i nomi dei 7 finalisti e le sinossi dei servizi:
Santo Della Volpe, VITA DA OPERAIO (TG3 Primo Piano - Rai Tre). La vita, i problemi, la giornata ed il lavoro di un operaio dal risveglio alla linea di montaggio della Carrozzeria Fiat Mirafiori.
Paolo Zagari, Fabio Trappolini, IL MERCATO DELLE BRACCIA. (Un Mondo a Colori – Rai Educational). Inchiesta nei cantieri edili italiani, dove sempre maggiore è la presenza dei lavoratori immigrati, molto spesso irregolari, sottopagati e vittime di incidenti sul lavoro, anche mortali.
Donato Placido, MORIRE PER UN GIORNO DI LAVORO (Tg2 Dossier – Rai Due). Cento morti al mese. Quasi un milione di feriti all’anno. Sono queste le cifre degli incidenti sul lavoro. Terribili, eppure non suscitano l’attenzione del grande pubblico. L’inchiesta di Tg2 Dossier ha tentato di raccontare questa realtà attraverso alcune storie emblematiche.
Michele Buono, Piero Riccardi, GLI ESTERNALIZZATI (Report – Rai Tre). Infermieri, centralinisti, archivisti, impiegati, sono diventati tutti lavoratori co.co.co., a progetto, interinali, noleggiati a ore, esternalizzati. Lavoratori pagati trecento, cinquecento, o se fortunati, ottocento euro al mese. E senza avere diritto alle ferie, ai giorni di malattia, e neppure alla pensione.
Vincenzo Guerrizio, PIAZZA DELLE BRACCIA ( Ballarò - Rai Tre). Ogni notte, nella piazza principale di Canicattì, centinaia di persone, quasi tutte rumene, attendono la chiamata per una giornata di lavoro. Il mercato delle braccia, per il lavoro nei campi e nei cantieri, si ripete ogni giorno, tra sfruttamento, mancanza di garanzia e di sicurezza, sotto gli occhi di tutti.
Alessandro Sortino e Francesca Biagiotti “L’INFERNO DEI CALL CENTER” (Le Iene _ Italia Uno). Alcune fondamentali attività che tengono in piedi marchi delle imprese di telecomunicazioni, (assistenza ai clienti, vendita dei servizi) sono svolti in luoghi totalmente anonimi, da lavoratori sottopagati e privi di garanzie, ingaggiati da imprese locali. Mister Bianco, un comune in provincia di Catania, si è trasformato in un vero e proprio distretto dei call center, nella zona industriale, in capannoni anonimi lavorano i giovani precari.
Giovanni Anversa e Elio Mazzacane, MATTEO VALENTI, (Racconti di Vita – Rai Tre). Il filmato da voce alla testimonianza della madre di Matteo Valenti, morto a 23 anni in una fabbrica di cere dove lavorava come apprendista. In sua memoria è nato a Viareggio il Comitato popolare Matteo Valenti, per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.

A giudicare i servizi è una giuria composta da: Italo Moretti, Presidente giuria Premio Ilaria Alpi, Fulvio Fammoni, Segretario Confederale Cgil, Filippo Ottone Vice coordinatore Sistema Servizi Cgil, Davide Imola, segretario nazionale NIdiL-Cgil, Alessandra Tibaldi, assessore al lavoro Regione Lazio, Dante Pomponi, assessore al lavoro Comune di Roma, Renzo Santelli della Fnsi e Gerardo Bombonato, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna.
I vincitori saranno due, uno per i servizi brevi e uno per gli approfondimenti.
Per i giornalisti interessati, da mercoledì 23 maggio, sono disponibili su DVD gli estratti di 3 minuti delle inchieste finaliste.
La XIII edizione del Premio Ilaria Alpi si terrà dal 3 al 9 giugno al Palazzo del Turismo di Riccione.


26/05/2007

3.4.07

Spezia: La Rete Contro la precarietà "chiude" il Nidil

I precari spezzini proseguono le loro iniziative simboliche contro confederali e istituzioni

(23 marzo 2007)

La Spezia - Ieri con un'azione simbolica la "Rete contro la precarietà" della Spezia ha ostretto alla chiusura la sede locale del Nidil (il sindacato dei lavoratori atipici della CGIL) : dopo aver occupato l'assessorato alla Buona Occupazione, l'attenzione della rete si ora rivolta alla CGIL, che secondo i promotori dell'iniziativa sarebbe ormai diventata "mera parvenza di se stessa e strumento di pacificazione sociale, dannosa solo per quanti lavorano e sono sfruttati". In particolare secondo i "precari spezzini" proprio il NIDIL, rappresenterebbe palesemente un ulteriore tentativo di gestire e soffocare un conflitto, vale a dire quello tra dipendenti precari e datori di lavoro.

"Con la nostra azione - dicono dalla Rete contro la precarietà - vogliamo sottolineare l'atteggiamento connivente con il padronato manifestato sempre più spesso da parte dei sindacati locali". A mo' di esempio di tale atteggiamento la rete cita il caso dell'accordo di Cgil, Cisl, e Uil con ComData oppure il licenziamento politico di un lavoratore della Call&Call, il call center spezzino di proprietà di Umberto Costamagna.

"Con la nostra azione vogliamo anche sottolineare - proseguono i precari - come in un desolante panorama di perdita di diritti e di dignità della classe lavoratrice, la posizione dei sindacati locali non faccia altro che avvallare le logiche della imprenditoria locale sempre più legata all'utilizzo di manodopera atipica".

18.1.07

“Stabilizzare i lavoratori precari del Comune di Firenze”

A chiederlo sono Cgil Funzione Pubblica e Nidil Firenze. Assemblea dei lavoratori il 16 gennaio scorso

Lo scorso 16 gennaio si è tenuta l’assemblea dei lavoratori precari del Comune di Firenze (al 31 dicembre 2005 circa 300 a tempo determinato, 70 interinali e oltre 200 co.co.co.) indetta da Cgil Funzione Pubblica e Nidil di Firenze. Scopo dell’assemblea era illustrare le novità della Finanziaria 2007 riguardo alla stabilizzazione dei lavoratori precari nel pubblico impiego e la posizione del sindacato in materia.

“La Legge Finanziaria 2007 – spiega una nota sindacale - contiene delle importanti novità normative che possono permettere di avviare nella Pubblica amministrazione quel processo di stabilizzazione da noi auspicato da tempo. Il blocco delle assunzioni attuato negli ultimi anni ha determinato che la PA svolga molte attività strutturali con personale precario mettendo così a rischio la qualità del lavoro e quella del servizio. L’Amministrazione si deve impegnare ad utilizzare tutti gli strumenti che la Finanziaria mette per avviare il processo di stabilizzazione nel Comune di Firenze, sapendo che ciò non si potrà risolvere in un’unica soluzione, ma richiede la definizione di un percorso pluriennale. Anche perché sarà necessario coniugare l’applicazione delle norme previste in Finanziaria con l’attività concorsuale già espletata e futura. In tal senso è necessario un impegno nostro, ma anche degli enti locali, affinché le prossime leggi finanziarie continuino ad affrontare il problema”.

Cgil Funzione Pubblica e Nidil di Firenze chiedono l’avvio immediato della trattativa per l’applicazione di tutte le norme della Finanziaria a disposizione, e dunque “la trasformazione da contratto a termine in contratto a tempo indeterminato di tutti i lavoratori che hanno le caratteristiche previste dalla Finanziaria; la trasformazione delle collaborazioni coordinate e continuative, che abbiano acquisito carattere di stabilità, con almeno 12 mesi di lavoro, in contratti di lavoro a tempo determinato possibilmente triennali, per essere avviati a percorsi di stabilizzazione. Per i lavoratori in somministrazione (ex interinali) – prosegue la nota sindacale - che coprono posizioni in organico, per i quali non sussistono norme in Finanziaria, è necessario comunque avviare un confronto circa il loro futuro, al fine di garantire prospettive di lavoro stabile. Nel caso in cui poi “si dovesse intervenire a coprire attività con appalti o concessioni che attualmente sono effettuate da lavoratori precari, l’Amministrazione si impegna a vincolare tali appalti o concessioni all’obbligo dell’assorbimento dei lavoratori che oggi svolgono il servizio, alla loro assunzione come lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e all’applicazione di un CCNL comparabile a quello degli enti locali, affinché non vi sia un peggioramento delle condizioni materiali dei lavoratori. Infine, i sindacati chiedono “l’impegno dell’Amministrazione a non utilizzare dopo l’accordo contratti di collaborazione e contratti interinali per coprire fabbisogno strutturale, ma di limitarne l’uso ad eventi eccezionali in coerenza con il CCNL e con l’accordo di Ente, così che non si ricreino condizioni di precariato consolidato; e uno strumento di monitoraggio costante sulle forme contrattuali utilizzate con l’esplicito obiettivo di controllare l’uso del lavoro flessibile, incluse le forme di rapporto finalizzato alla formazione (tempo determinato, co.co.co., somministrazione, borse di studio, tirocinio, stage)”.

(18/01/2007)

Ecco il rapporto dei sindacati sul precariato nell'Università

Carlo ha 36 anni, è ricercatore alla Sapienza, ha una fidanzata e vorrebbe sposarsi. Ma non riesce a comprare casa, né può permettersi di pagare un affitto. Francesca anche. Ricercatrice da cinque anni, spera un giorno di diventare mamma. Ma per ora non può permetterselo: la gravidanza e poi la maternità la allontanerebbero dal giro. Intanto gli anni passano. Maria, dopo anni di ricerca, alla fine è stata costretta ad una difficile scelta: ha deciso di cambiare lavoro e rinunciare al sogno della sua vita.

Tre storie, tre esempi di come vivono oggi i ricercatori precari nel mondo della scienza. Con stipendi che variano dagli 800 ai 1200 euro al mese e l’impossibilità di programmare la propria vita o di pensare a metter su famiglia. La conferma arriva da un rapporto curato dalla Nidil-Cgil sul mondo della precarietà nei settori dell’Università e della ricerca secondo il quale si tratta di stipendi molto inferiori alla media europea. Ma per i ricercatori scientifici il problema della precarietà è ancora più grave poiché spesso, trascorso un certo numero di anni, non possono rinnovare i contratti da ricercatore e ciò li spinge ad accettare altri tipi di contratti di collaborazione, con il risultato di allontanarsi dal percorso di carriera cui si sono dedicati interi anni. Una situazione che la Cgil definisce “allarmante”, se si considera che in Italia “il 60% di chi lavora nelle università nel settore ricerca non ha un contratto a tempo indeterminato.

Dal rapporto emerge anche che un ricercatore su quattro ha più di 35 anni e il 65% si lamenta della propria condizione economica. A fronte di stipendi minimi, i tempi lavorativi sono però notevoli: il 50% dei ricercatori, rileva la Nidil-Cgil, lavora oltre 38 ore alla settimana, con punte anche di 45 ore. Condizioni che spingono la maggioranza a scelte forzate sul piano della vita privata, tanto che l’82% degli interpellati non ha figli.

9.1.07

Atipici, meno di 800 euro a un lavoratore precario su tre

Più della metà dei ricercatori scientifici, assunti con contratti di collaborazione e quindi "precari", guadagna tra gli 800 e i 1.200 euro al mese. E possono anche ritenersi fortunati: un ex «co.co.co.» su tre, infatti, guadagna meno di 800 euro netti al mese. È quanto si evince da un rapporto promosso da Nidil Cgil e realizzato dal Cer. Non solo però il guadagno è basso (il 65% degli interpellati si lamenta della propria condizione economica), ma anche la qualità della vita lascia a desiderare. Il lavoro infatti impegna il tempo della gran parte della giornata. Va considerato infatti che il 50%, e quindi un ex co.co.co. su due, lavora più di 38 ore alla settimana, con punte anche di 45 ore.

Anche il 20% dei ricercatori che guadagna più della media (più di 1.200 euro al mese) lavora più di 38 ore alla settimana. Ed è lo stesso orario che fa anche il 56% di chi guadagna tra 800 e 1.000 euro al mese e quasi il 60% tra i 1.000 e i 1.200 euro. Diverso è il caso degli orari di lavoro più bassi che permettono a stento di arrivare a 800 euro al mese. Tra chi ha un reddito inferiore a 800 euro al mese, poco meno del 40% lavora meno di 30 ore. Tra questi, più del 50% in realtà lavora meno di 20 euro per una retribuzione netta inferiore ai 400 euro.

Ad ogni modo, il 31% degli intervistati guadagna meno di 800 euro netti al mese. Se si somma anche il 26% di coloro che hanno una retribuzione mensile tra gli 800 e i 1.000 euro, il risultato è che un collaboratore su due guadagna meno di 1.000 euro al mese. E tra chi svolge le professioni più qualificate in ambito scientifico, il 52% guadagna tra gli 800 e i 1.200 euro al mese. Poco più del 20% ha stipendi un po´ più elevati, superiori comunque ai 1.200 euro. Tra quelli che eseguono professioni più esecutive, più del 65% guadagna meno di 800 euro al mese.

Analizzando gli orari di lavoro, emerge inoltre che il 72% dei tirocinanti lavora più di 38 ore alla settimana. Chi svolge lavori più esecutivi ha invece un orario tra le 30 e le 38 ore a settimana. Tra questi tuttavia, ben il 26% lavora con orario part-time (sono prevalentemente dei lavoratori e delle lavoratrici dei call center). Va ricordato infatti che il part-time è di fatto quasi un dato strutturale nei call center, perché adattandosi alla natura del lavoro, viene incontro ai bisogni dei datori di lavoro, permettendo di mantenere sempre alto il livello di attenzione degli operatori e consentendo di gestire i turni con un alto grado di flessibilità.

E il futuro? Non tutti vedono "rosa" anche perché si è precari sempre più in là con gli anni: uno su 4 ha più di 35 anni (26% del campione) e di questi circa la metà ha più di 40 anni. Le ripercussioni sulla famiglia sono immediate: basta pensare che l'82% degli interpellati non ha figli.

Pubblicato il: 06.01.07
Modificato il: 07.01.07